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RELAZIONEPARTE INDIVIDUALE

Morganti Edoardo

Created on February 21, 2025

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Transcript

RELAZIONEPARTE INDIVIDUALE

EDOARDO MORGANTI 4G

AVANTI

Pagine 380-381

LE DILUIZIONI IN OMEOPATIA

AVANTI

TIPI DI DILUIZIONI:

L’omeopatia utilizza diluizioni seriali per preparare i rimedi, esprimendo la loro concentrazione con lettere e numeri, come Arnica 6 DH o Natrum muriaticum 15 CH. Questi numeri e lettere indicano il tipo e il numero di diluizioni effettuate. Le due principali scale di diluizione sono: Diluizioni decimali di Hahnemann (DH) → Ogni passaggio diluisce il principio attivo in un rapporto di 1:10. Diluizioni centesimali di Hahnemann (CH) → Ogni passaggio diluisce il principio attivo in un rapporto di 1:100.

ESEMPIO

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IL LIMITE IMPOSTO DAL N. DI AVOGADRO:

Il numero di Avogadro (6,022 × 10²³) rappresenta il numero di molecole presenti in una mole di sostanza. Considerando una soluzione iniziale 1M di NaCl: Con la prima diluizione (C1), si ottengono 6,022 x 1020 particelle di soluto. Con la seconda diluizione (C2), le particelle diventano 6,022 x 1018. Con la terza diluizione (C3), le particelle diventano 6,022 x 1016. Con la undicesima diluizione (C11), le particelle diventano 6,022 x 100. Questo processo continua, e con C12 si arriva a circa 0,06 particelle per soluzione. Dopo questa soglia (C12 o D24), la probabilità di trovare anche solo una molecola del principio attivo è praticamente zero. Ciò significa che le diluizioni omeopatiche più alte contengono solo il solvente (acqua o alcol), senza più traccia della sostanza originale.

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L'IMPORTANZA DELLE DILUIZIONI SERIALI:

Le diluizioni scalari sono fondamentali perché permettono di ottenere concentrazioni estreme in modo pratico. Se si volesse ottenere direttamente una soluzione di Arnica D6 (diluizione decimale 6), bisognerebbe prendere 1 mL di tintura madre e diluirlo in 1 milione di mL di acqua, un processo poco pratico. Allo stesso modo, se si volesse ottenere Natrum muriaticum 15 CH senza diluizioni seriali, bisognerebbe misurare 1 mL di NaCl e diluirlo in un volume d’acqua pari a 1000 volte il volume della Terra.

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RIASSUNTO SITI

APPROFONDIMENTO OMEOPATIA

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Origini e Definizione dell’Omeopatia

L'omeopatia è un sistema terapeutico ideato nel 1796 dal medico tedesco Samuel Hahnemann, il quale si oppose alla medicina del suo tempo, caratterizzata da pratiche invasive come il salasso e la somministrazione di sostanze tossiche. Il termine "omeopatia" deriva dal greco hómoios ("simile") e pathos ("sofferenza"). La sua teoria si basa sulla convinzione che il simile cura il simile (similia similibus curantur), ovvero che una sostanza che provoca determinati sintomi in una persona sana possa curare gli stessi sintomi in una persona malata, se opportunamente diluita.

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PRINCIPI OMEOPATIA

IL PRINCIPIO DELLA SIMILITUDINE

IL PRINCIPIO DELLA "FORZA VITALE"

IL PROCESSO DI DILUIZIONE E LA "MEMORIA DELL'ACQUA"

Hahnemann sosteneva che, per curare una malattia, fosse necessario somministrare al paziente una sostanza che in un individuo sano avrebbe provocato sintomi simili a quelli della malattia stessa.Questo principio non ha alcuna base fisiologica o biochimica riconosciuta dalla scienza moderna.

Secondo Hahnemann, la malattia sarebbe dovuta a uno squilibrio della forza vitale (vis vitalis), un concetto non dimostrabile scientificamente.La guarigione avverrebbe quindi attraverso rimedi omeopatici che stimolano la forza vitale del corpo.

I rimedi omeopatici sono ottenuti attraverso diluizioni estreme della sostanza di partenza in acqua o alcool, spesso così ripetute da non lasciare alcuna traccia della molecola originaria.Ogni diluizione è accompagnata da succussioni (agitazioni vigorose), che secondo gli omeopati conferirebbero all'acqua una “memoria” della sostanza attiva.

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Le Classificazioni dei Pazienti

L’omeopatia suddivide i pazienti in base a tipologie reattive, che non trovano riscontro nella medicina basata sulle evidenze: Ipotonico o ipofunzionale → predisposto a malattie croniche, lento nelle reazioni. Iperfunzionale → predisposto a malattie infiammatorie acute. Disfunzionale → caratterizzato da una risposta biologica alterata.

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Criticità:

Prima parte

1) Mancanza di Prove di Efficacia:- Gli studi clinici controllati non dimostrano che i rimedi omeopatici abbiano un effetto superiore al placebo.- Le revisioni sistematiche (come quelle condotte dalla Cochrane Collaboration) confermano che non esistono prove affidabili dell’efficacia dell’omeopatia. 2) Le Diluizioni e il Numero di Avogadro:-Quando una sostanza viene diluita oltre 12 CH, la probabilità di trovare una singola molecola della sostanza originaria nella soluzione è praticamente nulla.Le diluizioni omeopatiche più comuni (es. 30 CH) superano di gran lunga il numero di Avogadro, il che significa che non rimane più alcuna molecola attiva nel rimedio.

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Criticità:

Prima parte

3)La “Memoria dell’Acqua”:- Gli omeopati sostengono che l'acqua possa “ricordare” le sostanze con cui è entrata in contatto. Tuttavia, nessun esperimento scientifico ha mai confermato l’esistenza di questo fenomeno. L’acqua è una sostanza con proprietà chimico-fisiche ben definite, e l’ipotesi della memoria dell’acqua è incompatibile con le conoscenze della chimica e della fisica. 4)Riferimenti Impropri alla Fisica Quantistica: - Alcuni sostenitori dell’omeopatia cercano di giustificare la sua efficacia utilizzando concetti vaghi di fisica quantistica. Tuttavia, questi concetti sono spesso mal interpretati e applicati in modo errato, senza alcun fondamento scientifico.

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Perché alcune persone riferiscono miglioramenti con l’omeopatia?

Molti pazienti dichiarano di sentirsi meglio dopo aver assunto rimedi omeopatici, ma questo può essere spiegato da diversi fenomeni: - Effetto placebo: La convinzione che un trattamento funzioni può portare a un miglioramento soggettivo dei sintomi, anche se il rimedio non contiene principi attivi. - Remissione spontanea: Alcune malattie migliorano naturalmente nel tempo, indipendentemente dal trattamento. - Cambiamenti nello stile di vita: I pazienti che usano l’omeopatia spesso adottano abitudini più salutari, contribuendo al loro benessere. - Errore di attribuzione: Se una persona assume un rimedio omeopatico durante una fase di miglioramento naturale, potrebbe erroneamente credere che sia stato il rimedio a guarirla.

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FASI DIAPPROVAZIONE DI UN FARMACO

Prima che un farmaco venga commercializzato, deve superare diverse fasi di sperimentazione clinica per verificarne efficacia e sicurezza: Fase 1: Test su un piccolo numero di volontari sani (20-80 persone) per valutare la sicurezza e individuare possibili effetti collaterali. Fase 2: Il farmaco viene somministrato a pazienti con la malattia target (100-300 persone) per osservare l’efficacia e continuare il monitoraggio della sicurezza. Fase 3: Studio su un numero maggiore di pazienti (1000-3000), confrontando il farmaco con trattamenti standard o placebo per confermare l’efficacia su larga scala. Fase 4: Monitoraggio post-commercializzazione per raccogliere dati su effetti collaterali rari e utilizzo a lungo termine. I rimedi omeopatici, non essendo regolamentati come farmaci veri e propri, non devono superare queste rigorose fasi di sperimentazione prima di essere venduti.

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CONCLUSIONI:

Gli articoli sottolineano che l’omeopatia non ha basi scientifiche e che la sua efficacia non è supportata da dati sperimentali affidabili. Le teorie su cui si basa sono in contrasto con le conoscenze chimiche, fisiche e mediche moderne. Sebbene alcune persone possano percepirne benefici, questi sono attribuibili a effetti psicologici piuttosto che a una reale azione terapeutica. L’uso dell’omeopatia come unica terapia può essere pericoloso, specialmente quando ritarda o sostituisce trattamenti medici efficaci, dato che non necessita di tutti i controlli di un farmaco.

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Eureka!

FINE

Edoardo Morganti 4G

INIZIO

DILUIZIONE C15

NaCl CH15

Un esempio di diluizione centesimale è Natrum muriaticum 15 CH, un rimedio omeopatico a base di cloruro di sodio (NaCl). La preparazione segue una procedura in cui si parte da una soluzione madre (1M) e si effettuano diluizioni seriali: Si prende 1 mL della soluzione madre e si mescola con 99 mL di acqua, ottenendo la prima diluizione C1 (10⁻² M). Si preleva 1 mL della C1 e si diluisce in 99 mL di acqua, ottenendo C2 (10⁻⁴ M). Si preleva 1 mL della C2 e si diluisce in 99 mL di acqua, ottenendo C3(10-6 M). Questo processo si ripete fino alla diluizione C15, in cui la concentrazione del soluto diventa 10⁻³⁰ M.

Ad ogni passaggio, la quantità di principio attivo diminuisce drasticamente, fino a raggiungere livelli estremamente bassi.