Comunità pastorale "Santo Crocifisso" e Decanato di Gallarate
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1. Avere familiarità con Lui
Gesù sceglie i dodici
Salì poi sul monte, chiamò a sé quelli che voleva ed essi andarono da lui. Ne costituì Dodici – che chiamò apostoli –, perché stessero con lui e per mandarli a predicare con il potere di scacciare i demòni.
Essere catechista significa dare testimonianza della fede; essere coerente nella propria vita. Ed essere catechisti chiede amore, amore sempre più forte a Cristo, amore al suo popolo santo. E questo amore viene da Cristo! E' un regalo di Cristo! E se viene da Cristo, noi dobbiamo ripartire da Cristo, da questo amore che Lui ci dà.
Che cosa significa, allora,questo ripartire da Cristoper un catechista?
Ripartire da Cristo significa avere familiarità con Lui: Gesù lo raccomanda con insistenza ai discepoli nell’Ultima Cena, quando si avvia a vivere il dono più alto di amore, il sacrificio della Croce. Rimanere in Gesù! È un rimanere attaccati a Lui, dentro di Lui, con Lui, parlando con Lui: rimanere in Gesù.
La prima cosa, per un discepolo, è stare con il Maestro, ascoltarlo, imparare da Lui. E questo vale sempre, è un cammino che dura tutta la vita.
È uno stare alla presenza del Signore, lasciarsi guardare da Lui. Come stai alla presenza del Signore? Quando vai dal Signore, guardi il Tabernacolo? Ma tu ti lasci guardare dal Signore? Lasciarci guardare dal Signore: Lui ci guarda e questa è una maniera di pregare. Ti lasci guardare dal Signore?
Come vivo io questo “stare” con Gesù?Ho dei momenti in cui rimango alla sua presenza, in silenzio, mi lascio guardare da Lui? Lascio che il suo fuoco riscaldi il mio cuore? Se nel nostro cuore non c’è il calore di Dio, del suo amore, della sua tenerezza, come possiamo noi, poveri peccatori, riscaldare il cuore degli altri?
2. Aperti all'incontro con l'altro
Ripartire da Cristo significa imitarlo nell’uscire da sé e andare incontro all’altro. Questa è un’esperienza bella, perché chi mette al centro della propria vita Cristo, si decentra! Più ti unisci a Gesù e Lui diventa il centro della tua vita, più Lui ti fa uscire da te stesso, ti decentra e ti apre agli altri.
Il catechista deve uscire continuamente da sé per amore, per testimoniare Gesù e parlare di Gesù, predicare Gesù; è cosciente di aver ricevuto un dono, il dono della fede e lo dà in dono agli altri.
Maria, una catechista davvero speciale
Il più bell'esempio di catechista è Maria!! L'11 febbraio, nella Chiesa si celebra la memoria della Beata Vergine Maria di Lourdes ed è proprio in Lei che possiamo trovare un esempio da seguire: quale catechista è stata Maria per Bernadette!Bernadette, piccola, povera, considerata poco intelligente, definita allora "la petite merdeuse" tanto poco era considerata.
Eppure, Maria la degna di considerazione, riconoscendone il valore e, così facendo, la conquista. Bernadette dirà: - mi guardava come nessuno mi aveva mai guardata - mi sorrideva, trasmettendomi tanta gioia nel cuore - per la prima volta, qualcuno mi aveva dato del "Voi" Maria riconosce il valore di Bernadette e la considera come "unica"!
Ebbene, è proprio questo quello a cui è chiamato il catechista:- deve riconoscere il valore di ogni bambino - deve donare gioia - deve considerare ogni bambino come unico
Ed allora, chiediamoci: per chi batte il mio cuore di
catechista? Si alimenta realmente nel rapporto con Lui, per portarlo agli altri e non per ritenerlo per sè?
3. Andare nelle periferie
Ripartire da Cristo significa non aver paura di andare con Lui nelle periferie, non aver paura di uscire dai nostri schemi per seguire Dio, perché Dio va sempre oltre. Dio non ha paura! È sempre oltre i nostri schemi! Dio non ha paura delle periferie. Ma se voi andate alle periferie, lo troverete lì. Dio è sempre fedele, è creativo. Un catechista deve essere creativo. E la creatività è come la colonna dell’essere catechista.
È per adeguarmi alle circostanze nelle quali devo annunziare il Vangelo. Per rimanere con Dio bisogna saper uscire, non aver paura di uscire.
Dio è creativo, non è chiuso, e per questo non è mai rigido. Ci accoglie, ci viene incontro, ci comprende. Per essere fedeli, per essere creativi, bisogna saper cambiare. E perché devo cambiare?
Quando un cristiano è chiuso nel suo gruppo, nella sua parrocchia, nel suo movimento, è chiuso, si ammala. Se un cristiano esce per le strade, nelle periferie, può succedergli quello che succede a qualche persona che va per la strada: un incidente. Tante volte abbiamo visto incidenti stradali. Ma è meglio mille volte una Chiesa incidentata che una Chiesa ammalata! Una Chiesa, un catechista che abbia il coraggio di correre il rischio per uscire, e non un catechista che studi, sappia tutto, ma chiuso sempre!
L'incontro di Don Bosco con Bartolomeo Garelli
Nella festa dell'Immacolata Concezione di Maria (8 dicembre 1841), nell'ora che mi era stata fissata, stavo indossando i paramenti per celebrare la santa Messa. II sacrestano, Giuseppe Comotti, vedendo un ragazzo in un angolo, lo invitò a servire la Messa.
– Non sono capace – rispose tutto mortificato.
– Dai, vieni a servire questa Messa – insistette.
– Ma non sono capace, non l'ho mai servita.
– Allora sei un bestione! – si infuriò il sacrestano. – Se non sai servire Messa, perché vieni in sacrestia? –
Sempre in furia, afferrò la canna che gli serviva per accendere le candele e la menò sulle spalle e sulla testa del povero ragazzo, che scappò a gambe levate.
Allora gridai al sacrestano:
– Ma cosa fa? Perché picchia quel ragazzo? Che male le ha fatto?
– Viene in sacrestia e non sa nemmeno servir Messa!
– E per questo bisogna picchiarlo?
– A lei cosa importa?
– Importa molto, perché è un mio amico. Lo chiami subito. Ho bisogno di parlare con lui.
Il sacrestano gli corse dietro gridando: «Ehi, ragazzo! ». Lo raggiunse, lo tranquillizzò e lo riportò accanto a me. Mortificato e tremante stava lì a guardarmi. Gli domandai con amorevolezza:
– Hai già ascoltato la Messa?
– No.
– Vieni ad ascoltarla. Dopo ho da parlarti di un affare che ti farà piacere.
Me lo promise. Desideravo far dimenticare a quel poveretto le botte ricevute e cancellare la pessima impressione che doveva avere sui preti di quella chiesa. Celebrai la santa Messa, recitai le preghiere di ringraziamento, poi lo condussi in una cappellina.
Con la faccia allegra gli assicurai che più nessuno l'avrebbe picchiato, e gli parlai:
– Mio caro amico, come ti chiami?
– Bartolomeo Garelli.
– Di che paese sei?
– Di Asti.
– È vivo tuo papà?
– No, è morto.
– E tua mamma?
– Anche lei è morta.
– Quanti anni hai?
– Sedici.
– Sai leggere e scrivere?
– Non so niente.
– Hai fatto la prima Comunione?
– Non ancora.
– E ti sei già confessato?
– Sì, ma quando ero piccolo.
– E vai al catechismo?
– Non oso.
– Perché?
– Perché i ragazzi più piccoli sanno rispondere alle domande, e io che sono tanto grande non so niente. Ho vergogna.
– Se ti facessi un catechismo a parte, verresti ad ascoltarlo?
– Molto volentieri.
– Anche in questo posto?
– Purché non mi prendano a bastonate.
– Stai tranquillo, nessuno ti maltratterà. Anzi, ora sei mio amico, e ti rispetteranno. Quando vuoi che cominciamo il nostro catechismo?
Quando lei vuole.
– Stasera?
– Va bene.
– Anche subito?
– Con piacere.
Mi alzai e feci il segno della santa Croce per cominciare. Mi accorsi però che Bartolomeo non lo faceva, non ricordava come doveva farlo.
In quella prima lezione di catechismo gli insegnai a fare il segno di Croce, gli parlai di Dio Creatore e del perché Dio ci ha creati.
Non aveva una buona memoria, tuttavia, con l'attenzione e la costanza, in poche lezioni riuscì a imparare le cose necessarie per fare una buona confessione e, poco dopo, la sua santa Comunione.
A Bartolomeo si aggiunsero altri giovani. Durante quell'inverno radunai anche alcuni adulti che avevano bisogno di lezioni di catechismo adatte per loro. Pensai soprattutto a quelli che uscivano dal carcere. Toccai con mano che i giovani che riacquistano la libertà, se trovano un amico che si prenda cura di loro, sta loro accanto nei giorni festivi, trova per loro un lavoro presso un padrone onesto, li va a trovare qualche volta lungo la settimana, dimenticano il passato e cominciano a vivere bene. Diventano onesti cittadini- e buoni cristiani.
Don Bosco, un altro catechista davvero speciale
Don Cafasso disse un giorno a don Bosco, allora prete novello: "Va’ per la città e guardati attorno". Don Bosco prende sul serio l’invito. Con slancio si mette ad attraversare le strade e le piazze di quella città che gli è ancora così estranea e sconosciuta, ma che diverrà, da lì a poco, la sua Torino. Comincia a guardare e a guardarsi attorno. Ragazzi. Tanti, tantissimi, in ogni dove.
Alcuni sfruttati in mille lavori. Molti altri oziosi. Tutti perennemente affamati. Eccoli, mentre corrono vocianti dietro chissà quale avventura, o intenti a giocare alle carte in un angolo di una piazza, o seduti da soli in disparte, vinti dalla nostalgia di casa. La gente che li osserva ha imparato a conoscerli e ad evitarli. Li chiamano vagabondi, delinquenti da spedire al più presto nelle patrie galere.
E guardando a don Bosco quante cose catechisti e educatori possono imparare!Bisogna - conoscere le situazioni: è importante, anzi è indispensabile conoscere chi abbiamo davanti, il suo vissuto - valorizzare i talenti piccoli o grandi che siano, tanti o pochi che siano - non perdere tempo: non bisogna rimandare a domani ciò che si può fare oggi, perchè è l'oggi della salvezza
Ed allora, chiediamoci: Ci impegnamo per conoscere i bambini che ci sono affidati, le loro famiglie, le loro situazioni di vita? Siamo capaci di valorizzare i talenti che ciascuno ha o pretendiamo che siano gli altri ad adeguarsi a noi? Facciamo davvero tutto ciò che capiamo essere necessario per accompagnare nella vita e nella fede chi incontriamo, senza paura, senza esitazioni?
Testimonianze
Domenica 9 Febbraio 2025 ci siamo recati all’oratorio di Meda per il ritiro catechiste/i e successivamente alla Messa e poi ad un pranzo insieme e un momento di incontro e condivisione. Ho scelto di partire proprio da questa foto alla quale sono molto legata che rappresenta Maria Bambina perché mi fu regalata più di 20 anni fa da una Suora di Monza-Milano in occasione della mia Prima Comunione.
Per anni mi sono chiesta se questa Suora sia ancora in vita poiché già abbastanza anziana allora e se ci sia una Chiesa dedicata a Maria Bambina ... ed ecco che Domenica 9 Febbraio, alla fine della messa, desiderosa di accendere un lumino alla Madonna, mi accorgo che era rappresentata proprio Maria Bambina.
Fino all’ultimo sono stata indecisa se andare o no a questo incontro, ma c’è stata una voce che mi ha spinto ad andarci e dopo aver incontrato la Madonnina so il perché di quella chiamata che veniva da dentro, tra l’altro molto legata a quell’immagine e in particolare alla provincia di Monza-Brianza perché racchiude un periodo particolare della mia vita.
Inoltre, partecipando, ho capito che sia la Madonna sia Gesù e Giuseppe sia tanti altri Santi hanno avuto come me momenti di sconforto ma che non si sono mai arresi perché hanno seguito la voce dello Spirito Santo di continuare sia quando sulla nostra strada si presenta il bene sia quando la vita ci fa incontrare il male ma se rimaniamo legati alla fede c’è una risposta non sempre chiara alla nostra mente umana ma che Gesù sa e ci da la forza di continuare.
Inoltre è stato molto bello anche l’incontro con il Sacramento dell’Altissimo ho pensato e visto davanti a me tanti momenti che pensando al passato non avrei mai pensato potessi arrivare da dove tutto o in parte è incominciato con l’incontro con Gesù eucaristia e ora da grande capisco quell’immaginetta regalatomi da una Suora tanti anni fa. Sono stati momenti molto belli; soprattutto toccante è stato il momento finale con le preghiere rivolte ai bambini e alle loro famiglie affinché possano davvero comprendere la scelta del PERCORSO DI FEDE che fanno, che intraprendono per accompagnarli a proseguire anche dopo
Il momento conclusivo che mi è piaciuto di più è stato quando ci siamo scambiati un abbraccio e mi è venuto subito in mente la preghiera del Padre Nostro e Gesù sulla croce con le braccio aperte, segno di un Padre che abbraccia e perdona tutti, salvando l’umanità intera: volesse Dio che da quell' abbraccio possa partire anche la PACE a cui tutti noi aspiriamo;
Per ultima cosa, ma non come meno importante, ci siamo lasciati con la promessa di rifare questi ritiri spirituali dei catechisti perché ogni tanto è bene allontanarsi dai soliti luoghi e ritrovarsi in se stessi; la promessa anche di poterci ritrovare un giorno ad ASSISI che è il luogo per eccellenza di Spiritualità! Sara
GIORNATA DI SOSTA SPIRITUALE: IL CATECHISTA, L'INNAMMORATO DI CRISTO
Consuelo Maria Brach
Created on February 10, 2025
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Comunità pastorale "Santo Crocifisso" e Decanato di Gallarate
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1. Avere familiarità con Lui
Gesù sceglie i dodici
Salì poi sul monte, chiamò a sé quelli che voleva ed essi andarono da lui. Ne costituì Dodici – che chiamò apostoli –, perché stessero con lui e per mandarli a predicare con il potere di scacciare i demòni.
Essere catechista significa dare testimonianza della fede; essere coerente nella propria vita. Ed essere catechisti chiede amore, amore sempre più forte a Cristo, amore al suo popolo santo. E questo amore viene da Cristo! E' un regalo di Cristo! E se viene da Cristo, noi dobbiamo ripartire da Cristo, da questo amore che Lui ci dà.
Che cosa significa, allora,questo ripartire da Cristoper un catechista?
Ripartire da Cristo significa avere familiarità con Lui: Gesù lo raccomanda con insistenza ai discepoli nell’Ultima Cena, quando si avvia a vivere il dono più alto di amore, il sacrificio della Croce. Rimanere in Gesù! È un rimanere attaccati a Lui, dentro di Lui, con Lui, parlando con Lui: rimanere in Gesù. La prima cosa, per un discepolo, è stare con il Maestro, ascoltarlo, imparare da Lui. E questo vale sempre, è un cammino che dura tutta la vita.
È uno stare alla presenza del Signore, lasciarsi guardare da Lui. Come stai alla presenza del Signore? Quando vai dal Signore, guardi il Tabernacolo? Ma tu ti lasci guardare dal Signore? Lasciarci guardare dal Signore: Lui ci guarda e questa è una maniera di pregare. Ti lasci guardare dal Signore?
Come vivo io questo “stare” con Gesù?Ho dei momenti in cui rimango alla sua presenza, in silenzio, mi lascio guardare da Lui? Lascio che il suo fuoco riscaldi il mio cuore? Se nel nostro cuore non c’è il calore di Dio, del suo amore, della sua tenerezza, come possiamo noi, poveri peccatori, riscaldare il cuore degli altri?
2. Aperti all'incontro con l'altro
Ripartire da Cristo significa imitarlo nell’uscire da sé e andare incontro all’altro. Questa è un’esperienza bella, perché chi mette al centro della propria vita Cristo, si decentra! Più ti unisci a Gesù e Lui diventa il centro della tua vita, più Lui ti fa uscire da te stesso, ti decentra e ti apre agli altri.
Il catechista deve uscire continuamente da sé per amore, per testimoniare Gesù e parlare di Gesù, predicare Gesù; è cosciente di aver ricevuto un dono, il dono della fede e lo dà in dono agli altri.
Maria, una catechista davvero speciale
Il più bell'esempio di catechista è Maria!! L'11 febbraio, nella Chiesa si celebra la memoria della Beata Vergine Maria di Lourdes ed è proprio in Lei che possiamo trovare un esempio da seguire: quale catechista è stata Maria per Bernadette!Bernadette, piccola, povera, considerata poco intelligente, definita allora "la petite merdeuse" tanto poco era considerata.
Eppure, Maria la degna di considerazione, riconoscendone il valore e, così facendo, la conquista. Bernadette dirà: - mi guardava come nessuno mi aveva mai guardata - mi sorrideva, trasmettendomi tanta gioia nel cuore - per la prima volta, qualcuno mi aveva dato del "Voi" Maria riconosce il valore di Bernadette e la considera come "unica"!
Ebbene, è proprio questo quello a cui è chiamato il catechista:- deve riconoscere il valore di ogni bambino - deve donare gioia - deve considerare ogni bambino come unico
Ed allora, chiediamoci: per chi batte il mio cuore di catechista? Si alimenta realmente nel rapporto con Lui, per portarlo agli altri e non per ritenerlo per sè?
3. Andare nelle periferie
Ripartire da Cristo significa non aver paura di andare con Lui nelle periferie, non aver paura di uscire dai nostri schemi per seguire Dio, perché Dio va sempre oltre. Dio non ha paura! È sempre oltre i nostri schemi! Dio non ha paura delle periferie. Ma se voi andate alle periferie, lo troverete lì. Dio è sempre fedele, è creativo. Un catechista deve essere creativo. E la creatività è come la colonna dell’essere catechista.
È per adeguarmi alle circostanze nelle quali devo annunziare il Vangelo. Per rimanere con Dio bisogna saper uscire, non aver paura di uscire.
Dio è creativo, non è chiuso, e per questo non è mai rigido. Ci accoglie, ci viene incontro, ci comprende. Per essere fedeli, per essere creativi, bisogna saper cambiare. E perché devo cambiare?
Quando un cristiano è chiuso nel suo gruppo, nella sua parrocchia, nel suo movimento, è chiuso, si ammala. Se un cristiano esce per le strade, nelle periferie, può succedergli quello che succede a qualche persona che va per la strada: un incidente. Tante volte abbiamo visto incidenti stradali. Ma è meglio mille volte una Chiesa incidentata che una Chiesa ammalata! Una Chiesa, un catechista che abbia il coraggio di correre il rischio per uscire, e non un catechista che studi, sappia tutto, ma chiuso sempre!
L'incontro di Don Bosco con Bartolomeo Garelli
Nella festa dell'Immacolata Concezione di Maria (8 dicembre 1841), nell'ora che mi era stata fissata, stavo indossando i paramenti per celebrare la santa Messa. II sacrestano, Giuseppe Comotti, vedendo un ragazzo in un angolo, lo invitò a servire la Messa. – Non sono capace – rispose tutto mortificato. – Dai, vieni a servire questa Messa – insistette. – Ma non sono capace, non l'ho mai servita. – Allora sei un bestione! – si infuriò il sacrestano. – Se non sai servire Messa, perché vieni in sacrestia? – Sempre in furia, afferrò la canna che gli serviva per accendere le candele e la menò sulle spalle e sulla testa del povero ragazzo, che scappò a gambe levate.
Allora gridai al sacrestano: – Ma cosa fa? Perché picchia quel ragazzo? Che male le ha fatto? – Viene in sacrestia e non sa nemmeno servir Messa! – E per questo bisogna picchiarlo? – A lei cosa importa? – Importa molto, perché è un mio amico. Lo chiami subito. Ho bisogno di parlare con lui. Il sacrestano gli corse dietro gridando: «Ehi, ragazzo! ». Lo raggiunse, lo tranquillizzò e lo riportò accanto a me. Mortificato e tremante stava lì a guardarmi. Gli domandai con amorevolezza: – Hai già ascoltato la Messa? – No. – Vieni ad ascoltarla. Dopo ho da parlarti di un affare che ti farà piacere. Me lo promise. Desideravo far dimenticare a quel poveretto le botte ricevute e cancellare la pessima impressione che doveva avere sui preti di quella chiesa. Celebrai la santa Messa, recitai le preghiere di ringraziamento, poi lo condussi in una cappellina.
Con la faccia allegra gli assicurai che più nessuno l'avrebbe picchiato, e gli parlai: – Mio caro amico, come ti chiami? – Bartolomeo Garelli. – Di che paese sei? – Di Asti. – È vivo tuo papà? – No, è morto. – E tua mamma? – Anche lei è morta. – Quanti anni hai? – Sedici. – Sai leggere e scrivere? – Non so niente. – Hai fatto la prima Comunione? – Non ancora. – E ti sei già confessato? – Sì, ma quando ero piccolo. – E vai al catechismo? – Non oso. – Perché? – Perché i ragazzi più piccoli sanno rispondere alle domande, e io che sono tanto grande non so niente. Ho vergogna. – Se ti facessi un catechismo a parte, verresti ad ascoltarlo? – Molto volentieri. – Anche in questo posto? – Purché non mi prendano a bastonate. – Stai tranquillo, nessuno ti maltratterà. Anzi, ora sei mio amico, e ti rispetteranno. Quando vuoi che cominciamo il nostro catechismo?
Quando lei vuole. – Stasera? – Va bene. – Anche subito? – Con piacere. Mi alzai e feci il segno della santa Croce per cominciare. Mi accorsi però che Bartolomeo non lo faceva, non ricordava come doveva farlo. In quella prima lezione di catechismo gli insegnai a fare il segno di Croce, gli parlai di Dio Creatore e del perché Dio ci ha creati. Non aveva una buona memoria, tuttavia, con l'attenzione e la costanza, in poche lezioni riuscì a imparare le cose necessarie per fare una buona confessione e, poco dopo, la sua santa Comunione.
A Bartolomeo si aggiunsero altri giovani. Durante quell'inverno radunai anche alcuni adulti che avevano bisogno di lezioni di catechismo adatte per loro. Pensai soprattutto a quelli che uscivano dal carcere. Toccai con mano che i giovani che riacquistano la libertà, se trovano un amico che si prenda cura di loro, sta loro accanto nei giorni festivi, trova per loro un lavoro presso un padrone onesto, li va a trovare qualche volta lungo la settimana, dimenticano il passato e cominciano a vivere bene. Diventano onesti cittadini- e buoni cristiani.
Don Bosco, un altro catechista davvero speciale
Don Cafasso disse un giorno a don Bosco, allora prete novello: "Va’ per la città e guardati attorno". Don Bosco prende sul serio l’invito. Con slancio si mette ad attraversare le strade e le piazze di quella città che gli è ancora così estranea e sconosciuta, ma che diverrà, da lì a poco, la sua Torino. Comincia a guardare e a guardarsi attorno. Ragazzi. Tanti, tantissimi, in ogni dove.
Alcuni sfruttati in mille lavori. Molti altri oziosi. Tutti perennemente affamati. Eccoli, mentre corrono vocianti dietro chissà quale avventura, o intenti a giocare alle carte in un angolo di una piazza, o seduti da soli in disparte, vinti dalla nostalgia di casa. La gente che li osserva ha imparato a conoscerli e ad evitarli. Li chiamano vagabondi, delinquenti da spedire al più presto nelle patrie galere.
E guardando a don Bosco quante cose catechisti e educatori possono imparare!Bisogna - conoscere le situazioni: è importante, anzi è indispensabile conoscere chi abbiamo davanti, il suo vissuto - valorizzare i talenti piccoli o grandi che siano, tanti o pochi che siano - non perdere tempo: non bisogna rimandare a domani ciò che si può fare oggi, perchè è l'oggi della salvezza
Ed allora, chiediamoci: Ci impegnamo per conoscere i bambini che ci sono affidati, le loro famiglie, le loro situazioni di vita? Siamo capaci di valorizzare i talenti che ciascuno ha o pretendiamo che siano gli altri ad adeguarsi a noi? Facciamo davvero tutto ciò che capiamo essere necessario per accompagnare nella vita e nella fede chi incontriamo, senza paura, senza esitazioni?
Testimonianze
Domenica 9 Febbraio 2025 ci siamo recati all’oratorio di Meda per il ritiro catechiste/i e successivamente alla Messa e poi ad un pranzo insieme e un momento di incontro e condivisione. Ho scelto di partire proprio da questa foto alla quale sono molto legata che rappresenta Maria Bambina perché mi fu regalata più di 20 anni fa da una Suora di Monza-Milano in occasione della mia Prima Comunione.
Per anni mi sono chiesta se questa Suora sia ancora in vita poiché già abbastanza anziana allora e se ci sia una Chiesa dedicata a Maria Bambina ... ed ecco che Domenica 9 Febbraio, alla fine della messa, desiderosa di accendere un lumino alla Madonna, mi accorgo che era rappresentata proprio Maria Bambina.
Fino all’ultimo sono stata indecisa se andare o no a questo incontro, ma c’è stata una voce che mi ha spinto ad andarci e dopo aver incontrato la Madonnina so il perché di quella chiamata che veniva da dentro, tra l’altro molto legata a quell’immagine e in particolare alla provincia di Monza-Brianza perché racchiude un periodo particolare della mia vita.
Inoltre, partecipando, ho capito che sia la Madonna sia Gesù e Giuseppe sia tanti altri Santi hanno avuto come me momenti di sconforto ma che non si sono mai arresi perché hanno seguito la voce dello Spirito Santo di continuare sia quando sulla nostra strada si presenta il bene sia quando la vita ci fa incontrare il male ma se rimaniamo legati alla fede c’è una risposta non sempre chiara alla nostra mente umana ma che Gesù sa e ci da la forza di continuare.
Inoltre è stato molto bello anche l’incontro con il Sacramento dell’Altissimo ho pensato e visto davanti a me tanti momenti che pensando al passato non avrei mai pensato potessi arrivare da dove tutto o in parte è incominciato con l’incontro con Gesù eucaristia e ora da grande capisco quell’immaginetta regalatomi da una Suora tanti anni fa. Sono stati momenti molto belli; soprattutto toccante è stato il momento finale con le preghiere rivolte ai bambini e alle loro famiglie affinché possano davvero comprendere la scelta del PERCORSO DI FEDE che fanno, che intraprendono per accompagnarli a proseguire anche dopo
Il momento conclusivo che mi è piaciuto di più è stato quando ci siamo scambiati un abbraccio e mi è venuto subito in mente la preghiera del Padre Nostro e Gesù sulla croce con le braccio aperte, segno di un Padre che abbraccia e perdona tutti, salvando l’umanità intera: volesse Dio che da quell' abbraccio possa partire anche la PACE a cui tutti noi aspiriamo;
Per ultima cosa, ma non come meno importante, ci siamo lasciati con la promessa di rifare questi ritiri spirituali dei catechisti perché ogni tanto è bene allontanarsi dai soliti luoghi e ritrovarsi in se stessi; la promessa anche di poterci ritrovare un giorno ad ASSISI che è il luogo per eccellenza di Spiritualità! Sara