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Dario

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Transcript

H.P. Lovecraft

Terrore insondabile e soprannaturale, inquietanti e apocalittiche visioni: tutto l'immaginario di follia e orrore di Howard Phillips Lovecraft. Interi universi prendono forma dalla sua sapiente penna, governati da leggi fisiche ignote, popolati da creature inimmaginabili e da terrificanti minacce. L'uomo è solo al centro di un cosmo nel quale il terrore proviene dagli abissi della mente come dai più remoti recessi dello spazio, un mondo nel quale la paura è la dimensione dell'essere. Tutto ciò sottintende la teoria lovecraftiana secondo cui smascherare e affrontare i propri incubi più angoscianti è l'unico modo per esorcizzarli. Incubi, sogni e miti creati da un maestro dell'orrore e del fantasy per turbare le notti dei lettori. La produzione del "Solitario di Providence" comprende capolavori famosi che ancora oggi ispirano scrittori e sceneggiatori, come Le montagne della Follia, Lo strano caso di Charles Dexter Ward, L'orrore di Dunwich, La ricerca onirica dello sconosciuto Kadath, I racconti del Necronomicon.

Il Solitario di Providence: lo strano fascino di una vita vuota

Il Solitario di Providence: lo strano fascino di una vita vuota

Vivere per sognare: l'infanzia di Howard Phillips Lovecraft

Vivere per sognare: l'infanzia di Howard Phillips Lovecraft

Un Pantheon di Tenebra

Un Pantheon di Tenebra

L'eredità di Lovecraft

L'eredità di Lovecraft

Il Solitario di Providence: lo strano fascino di una vita vuota

H.P. Lovecraft, nato a Providence nel 1890, ebbe una vita segnata da lutti e difficoltà economiche. Crebbe isolato a causa della malattia mentale dei genitori e delle ristrettezze economiche familiari. Nonostante ciò, divenne un punto di riferimento per molti, grazie alla sua vasta cultura e alla sua umanità. La sua produzione letteraria, incentrata sull'horror cosmico, fu inizialmente poco apprezzata, ma col tempo ha influenzato generazioni di scrittori. La sua corrispondenza, composta da oltre 100.000 lettere, testimonia la sua intelligenza e il suo spirito di supporto verso gli altri. La sua vita, apparentemente monotona, fu in realtà ricca di stimoli intellettuali e di relazioni umane significative. Lovecraft morì nel 1937, lasciando un'eredità letteraria e umana di grande valore. Il suo fascino, ancora oggi, risiede nella sua capacità di aver trasformato le sue fragilità in una straordinaria fonte di ispirazione per sé stesso e per gli altri.

100.000 lettere

Vivere per sognare: l'infanzia di H.P. Lovecraft

La casa di Angell Street a Providence, dove Lovecraft trascorse l'infanzia, era un luogo ricco di storia e mistero, con oggetti e ricordi del passato accumulati nella soffitta. Cresciuto in un ambiente isolato e con una madre iperprotettiva, Lovecraft trovò rifugio nella vasta biblioteca della casa, sviluppando un amore per la lettura e una fervida immaginazione. Dalle letture gotiche e scientifiche, il giovane Lovecraft sviluppò un'originale spiritualità neo-pagana, ma anche un senso di estraneità e una profonda inquietudine. L'incubo, elemento ricorrente nei suoi racconti, irrompe nella sua vita, segnando un'impronta indelebile nella sua psiche. Lovecraft elabora le sue paure attraverso la scrittura, dando forma e nome ai suoi mostri interiori. È Lovecraft stesso a raccontarlo. La sua opera è un costante bilanciamento tra il rifiuto del mondo reale e la paura di abbandonarsi alla follia.

È Lovecraft stesso a raccontarlo

Un Pantheon di Tenebra

L'infanzia di Lovecraft ha avuto un impatto profondo sulla sua vita. Da adulto, si sentiva solo e incapace di affrontare le normali situazioni della vita. Per superare questa angoscia, ha trasformato le sue paure e debolezze in divinità di un universo oscuro e popolato da mostri. Le sue creature più famose includono: Shub-Niggurath, simbolo della sua sessualità repressa. Il Grande Cthulhu, che rappresenta la sua difficoltà ad affermarsi nella vita. Nyarlathotep, che incarna il potere seduttivo dell'irrazionale. Yog-Sothoth, simbolo dell'impulso all'affermazione del Sé. Azathoth, metafora del terrore di riconoscere la propria immagine nascosta nell'inconscio.

Shub-Niggurath
Il Grande Cthulhu
Nyarlathotep
Yog-Sothoth
Azathoth

Lovecraft ha trovato un modo per esorcizzare le sue paure attraverso la scrittura e l'immaginazione. Ha teorizzato che le passioni che ci travolgono possono essere dominate se riusciamo a esteriorizzarle e analizzarle con distacco. Il Necronomicon, un libro immaginario scritto da un folle, rappresenta la chiave per affrontare i nostri terrori. Solo il coraggio intellettuale e l'evocazione dei nostri terrori possono aiutarci a superarli. Il fascino di Lovecraft risiede nella sua capacità di toccare le paure più profonde dell'animo umano. Il suo messaggio è che l'immaginazione e la conoscenza scientifica possono aiutarci a superare i nostri limiti e ad affrontare l'ignoto.

Il Necronomicon

L'eredità di Lovecraft

Il Solitario di Providence ha lasciato un'impronta che a distanza di quasi novant'anni, continua ad essere una fonte inesauribile di ispirazione. Oltre ai numerosi giochi (da tavolo, di carte, di ruolo e videogame) basati sulle straordinarie e terribili vicende tratte dai suoi racconti, di seguito è stilata una lista di alcuni famosi autori e registi che tuttora si ispirano al maestro H.P. Lovecraft. Scrittori Registi e produttori

Scrittori

Registi e produttori

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Grazie per l'attenzione!

Ascolta alcuni dei suoi racconti più famosi

H.P. Lovecraft

Unfathomable and supernatural terror, disturbing and apocalyptic visions: all the imagery of madness and horror of Howard Phillips Lovecraft. Entire universes take shape from his skillful pen, governed by unknown physical laws, populated by unimaginable creatures and terrifying threats. Man is alone at the center of a cosmos in which terror comes from the depths of the mind as from the most remote recesses of space, a world in which fear is the dimension of being. All this implies the Lovecraftian theory according to which unmasking and facing one's most distressing nightmares is the only way to exorcise them. Nightmares, dreams and myths created by a master of horror and fantasy to disturb the nights of readers. The production of the "Solitary of Providence" includes famous masterpieces that still inspire writers and screenwriters today, such as At the Mountains of Madness, The Strange Case of Charles Dexter Ward, The Dunwich Horror, The Dream-Quest of Unknown Kadath, The Tales of the Necronomicon.
  • The Solitary of Providence: the strange charm of an empty life
  • Living to dream: the childhood of Howard Phillips Lovecraft
  • A Pantheon of Darkness
  • Lovecraft's literary heritage

The Solitary of Providence: the strange charm of an empty life

Lovecraft: a brief overview

Asked shortly before his death to write an autobiography, Lovecraft managed only a few pages, stating that he had lived such a monotonous existence that he had practically nothing to say. In fact, a few words are enough to tell his story. Born in 1890 in Providence, in the heart of Puritan America, he had a father and mother who were both insane, both of whom died in an asylum. His father was locked up when the writer was three years old and died five years later, without having any influence on him. His mother, on the other hand, died in 1921 after having had plenty of time to stifle her son's personality, who grew up isolated, introverted, insecure, unable to finish his studies or find a job. Misfortune also played its part: born into wealth, the writer was unable to enjoy it, because the wrong speculations of an uncle squandered the family's assets, leaving him penniless. He spent a desolate existence in rented rooms in Providence, cared for by two elderly aunts, his mother's widowed sisters. He learned to live on $15 a week, and often not even that: what he earned from the only job he managed to get, namely "ghostwriting" for less gifted writers than himself, whose manuscripts he fixed up.
From time to time he would write a story, mostly to have it read by friends with whom he corresponded. For some of them, he found an outlet in Weird Tales, a monthly magazine of horror stories whose payments were among the lowest in America, and which, moreover, often rejected his texts. The only parenthesis in this monotonous existence was two years of marriage (to a woman much older than him), spent in New York during Prohibition. It was a period that added nightmare to nightmare: unable even there to find work, and humiliated by having to be supported by his wife (a milliner by trade, and aspiring writer), he was also disgusted - he who came from one of the cleanest and most orderly towns in the American province - by the great babel of races, classes, and trades of the metropolis. He returned to his aunts, and resumed his usual life, allowing himself as his only distraction, when he could, some bus trips to the historical sites of America. He died at 46 of cancer, with his stomach and kidneys ruined by a diet bordering on the absurd. So far the meager data of an empty existence. To these, however, must be added some unexpected and surprising notes. This extraordinary self-taught, lonely and unlucky man, author of stories with rejected subjects, was at the center of the existence of dozens of people who hung on his lips as if on an oracle; he wove an incredibly vast correspondence, sending extraordinary letters, rich in humanity, humor, and a sense of the marvelous, to hundreds of acquaintances in America and abroad: 100,000 missives, often very long, which form the largest epistolary collection known since the invention of writing.
writing
In these letters, he displayed such vast erudition and memory that it left people astonished: the Frenchman Jacques Bergier - a nuclear physicist by profession, and himself a famous "monster" of intelligence and culture - stated that "never in my life have I happened to correspond with such an omniscient creature." With encouragement, example, and advice, he helped dozens of his correspondents to forge a literary career, especially in the field of the Fantastic, but not only in this (in many cases, he helped their beginnings by completely rewriting their first stories, and never wanting to appear or be compensated); he elicited, even from people who had never met him, an extraordinary measure of affection: Robert Bloch (the author of Psycho) wrote, for example, that he would have crossed the United States on his knees to be at his bedside, had he known that he was ill; he gave new form to the horror genre, overturning its point of view in a cosmic sense, and thus providing new reasons for inspiration for entire generations of writers. Of all these things we have testimony through the writings of those who came into contact with Lovecraft, in person or by letter, and from this encounter had their lives marked. From the "students" who opened a path for themselves in the world of fantastic literature, such as the aforementioned Bloch, and then August Derleth, Fritz Leiber, Frank Belknap Long, Henry Kuttner, Joseph Payne Brennan, Donald Wandrei, to name just a few, to the clients for the revision work; to the members of the various amateur journalism circles of which the writer was a part; to the correspondents who had no literary interests, but were fascinated by Lovecraft's personality as a man, and not as an author. For many of these latter, the portrait of the deceased friend was the only thing they ever wrote.
Thus, we find ourselves, once again, facing the question from which we started: what can be the root of the inexplicable fascination exerted by the figure of the "Solitary of Providence", a fascination so impalpable, yet so powerful as to be exercised decades after his death, and on such diverse subjects? To answer, we must better focus on Lovecraft's personality: and for this we must go back to his childhood, lived in a singular territory, between myth and nightmare.

Living to dream: the childhood of H.P. Lovecraft

The source of nightmare and madness

Number 194 Angell Street, in Providence, in 1890 is a beautiful "colonial" style villa, in the best neighborhood of the city, not far from the countryside; it has three floors, large sloping roofs, and is surrounded by a large garden with trees. Mr. Whipple V. Phillips, Lovecraft's maternal grandfather, lives there with his wife Robin. The writer was born there, and went to live with his mother in 1893, after his father was admitted to a mental hospital. It is a strange house, full of shadows from the past. Mr. Whipple, a gentleman descended from an old English family, at the time lived on income after having conducted various businesses and having traveled the world. His house is full of memories of times gone by. Furniture, paintings, objects accumulated by the family over the years, or brought back from abroad: such as, for example, souvenirs of a stay in Italy - and in particular in Rome - of the old Whipple. In the large attic these memories accumulate. Many date back to the 18th century, the period of the Colonies, before the Declaration of Independence of 1772. There are clothes preserved in large trunks, paintings, antique weapons, trinkets, everyday objects set aside in favor of more "modern" ones. In those rooms, among those shadows, little Lovecraft wanders alone. He has no cousins of his age, he has no real friendships among his schoolmates, because his mother decides to have him attend elementary school only occasionally, preferring to entrust his education to private tutors. He goes out of the house little: his mother does not want him to, due to a misunderstood sense of protection that over time is deformed to reach pathological connotations. According to J. Vernon Shea, correspondent and then biographer of Lovecraft, Sarah Susan Phillips, perhaps unbalanced in turn by the madness of her husband, comes to cultivate towards her son a distorted feeling, in which love ends up taking on the connotations of sadism: to prevent him from going out, she can think of nothing better than to convince him (without any justification, however) that he is so ugly as to inspire repugnance in others, so it is better that he stay locked up in the house, entrusted to her care.
In many of Lovecraft's stories, the protagonist lives an abnormal and solitary childhood, eventually discovering that he is marked by a monstrous "diversity," from which one escapes only with oblivion or madness. It is all too easy to link the obsessive repetition of these themes with the writer's personal experience, indelibly etched in the formative period of his psyche. Lovecraft, however, quickly found the means to escape the shadows that surrounded him. In the house on Angell Street there were not only trinkets and old furniture: there were also shelves and shelves of books. The culture of generations, both of the Whipples and the Lovecrafts, was accumulated there: manuals, digests, encyclopedias, poetic chrestomathies, treatises on natural sciences, compendiums of classical authors, novels, dictionaries, pandects. Books that covered the entire history of the United States, from the Colonial period to the end of the nineteenth century, and books that came from further back in time and space, from the England of two centuries earlier, the land of origin of the Whipple family. Alone, without external stimuli, surrounded by elderly people, limited in his anxiety to know, the young Lovecraft, with his precocious intellect and lively curiosity, finds in those books nourishment for his imagination. His interests quickly take well-defined directions: his grandfather, passionate about Gothic literature, opens the way for him towards the Fantastic; his grandmother, a student of astronomy, introduces him to the wonders of the heavens and natural sciences. On his own, the boy adds an original note. Fascinated by the classical world, which came to him through eighteenth-century translations and compendiums for children written at the time of Queen Anne, he develops a singular neo-pagan spirituality: he honors the gods of Olympus, secretly watches the springs to spy on the naiads, adorns - like a character from Steinbeck - the trees with wreaths of flowers in homage to the dryads and the great god Pan. In this world suspended in a no man's land between present and past, between reality and fantasy, and also (it is necessary to admit it) between reason and madness, one day the nightmare erupts suddenly and unexpectedly. It is Lovecraft himself who tells it.
It is Lovecraft himself who tells it
The cited passages, taken from letters written even shortly before Lovecraft's death, show how precocious and, above all, how lasting the imprint of the unreal was in him, in a fantasy already marked by the loss of some fundamental certainties: trust in his parents, security in religion (let us remember that we are in the heart of Puritan America, at the end of the nineteenth century), economic stability. For the rest of his life, Lovecraft oscillated between two opposite extremes: the rejection of a world to which he - a neo-pagan nourished by eighteenth-century readings - felt totally alien, up to repugnance, and the equally radical rejection of complete abandonment to fantasy, which in his case, as he was well aware, would have been identified with abandonment to madness. Faced with the call of the Night Gaunts, Lovecraft did not want to either close his eyes or flee. He chose a third way: he rationalized the nightmare itself, gave it precise connotations and well-measured valences; to every horror he assigned a name, an origin, a function. Having thus identified the enemy, he also found the means to fight it.
Night Gaunts

A Pantheon of Darkness

The genesis of the Lovecraft myths

A childhood like Lovecraft's leaves an indelible mark. Arriving at adulthood, the writer finds himself alone: he is not used to relationships with strangers, he does not possess an educational qualification, he does not know any trade, he has only literary notions of sex. What for ordinary people are the normal conditions of everyday life, for him are distressing situations. The path chosen by Lovecraft to sublimate this anguish is of extraordinary originality: to each of his nightmares, to each of his weaknesses, he gave a symbolic form and a supernatural location. He made them as many obscene divinities of a Pantheon of horror and absurdity, grotesque and repugnant entities, miasmic exhalations of an elsewhere in which all abominations ferment. Shub-Niggurath, "The Black Goat of the Woods with a Thousand Young", became for him the image of repressed sexuality, experienced with torment and pain; the Great Cthulhu, who sleeps in the abyss ready to resume dominion of the world, embodied the symbol of affirmation in life and society, constantly frustrated; Nyarlathotep, "the Crawling Chaos", was the image of the seductive power of the irrational, always lurking; Yog-Sothoth, "The All-in-One and One-in-All", represented the impulse to the affirmation of the Self; Azathoth, the blind and idiot god who gurgles and blasphemes at the center of infinity, was the most atrocious metaphor of all: the mirror of the supreme terror that is felt in recognizing the true image of ourselves removed in the depths of the unconscious. Having thus assigned precise connotations to his nightmares - which are those of all of us - Lovecraft proceeded to identify the means to exorcise them. For a man born among books and always lived among books, in reality the means is only one: the creative power of the imagination. "Imagination is the great refuge" is the first sentence of his unfinished novel Azathoth. And it is also the key phrase to understanding not only the method of overcoming the Self adopted by Lovecraft, but also the reasons for the fascination of his narrative, which transcends expressive limits and ideological barriers, to be radically etched in the depths.
Azathoth
Nyarlathotep, "il Caos Strisciante"
il Grande Cthulhu
Yog-Sothoth, "Il Tutto in Uno e Uno in Tutto"
Schub-Niggurath, "Il Capro Nero dei Boschi dai Mille Cuccioli"
Le passioni che ci travolgono - teorizzò lo scrittore - possono essere dominate se, con un supremo atto immaginativo, riusciamo ad esteriorizzarle, a contemplarle in tutta la loro grottesca vanità, ad analizzarle con il freddo distacco del naturalista che osserva due insetti ripugnanti nell'atto di divorarsi l'un l'altro. Le chiavi dell'abisso - scrisse Lovecraft con una trasparente metafora - sono racchiuse in un libro, il Necronomicon, scritto da un folle e messo al bando da tutti coloro che preferiscono volgere le spalle all'incubo, piuttosto che guardarlo negli occhi. È dunque il coraggio intellettuale, la deliberata evocazione dei nostri terrori, a fornirci il mezzo per esorcizzarli. Non meraviglia più, allora, che i giovani contestatori sentano il fascino di Lovecraft: loro, alle storture di una società deviata, hanno da tempo dato connotazioni simboliche ben precise, seppure di senso diverso a seconda della radice ideologica. Altrettanto hanno fatto quelli fra gli intellettuali che hanno avuto il coraggio di superare le schematizzazioni più banali della cultura corrente. Il commento più bello all'opera di Lovecraft l'ha scritto forse Jacques Bergier: <<La chiave d'argento che ci consegna lo scrittore ci addita un cammino che porta fuori dal nostro universo, nei continua dell'infinito. È un cammino che segue , fino ad un certo punto, la via della Scienza, Ma si separa nettamente, peraltro, dall'occultismo. È un cammino che si addentra così tanto nell'ignoto, che lo spirito umano non può seguirlo se non Grazie all'immaginazione, sostenuta da profonde conoscenze scientifiche e storiche. È una strada aperta a tutti nel mondo, compreso il malato prigioniero della sua malattia e della sua povertà che fu Lovecraft. E il deportato che io fui si accorse bene che è una via d'evasione concreta, che porta molto lontano, ben al di là dei fili spinati.>>
il Necronomicon

L'eredità di Lovecraft

Nella sua troppo breve e triste vita, il Solitario di Providence ha lasciato un'impronta indelebile. Ancora oggi, a distanza di quasi novant'anni, le sue opere immortali continuano ad essere una fonte inesauribile di ispirazione per scrittori, sceneggiatori, fumettisti e per migliaia di lettori. Oltre ai numerosi giochi (da tavolo, di carte, di ruolo e videogame) basati sulle straordinarie e terribili vicende tratte dai suoi racconti, di seguito è stilata una lista di alcuni famosi autori e registi che tuttora si ispirano ad H.P. Lovecraft per le loro creazioni. Scrittori: Stephen King: ha spesso citato Lovecraft come una delle sue maggiori influenze. Neil Gaiman: ha creato diverse storie che richiamano l'atmosfera lovecraftiana. China Miéville: autore di "new weird fiction", spesso esplora temi lovecraftiani, come l'orrore cosmico e l'alienazione. Thomas Ligotti: maestro dell'horror filosofico, con storie che spesso riflettono la visione pessimistica e nichilista di Lovecraft. Ramsey Campbell: autore britannico di horror che ha scritto numerose storie ispirate ai miti di Cthulhu. Caitlín R. Kiernan: scrittrice di horror e dark fantasy che spesso utilizza elementi lovecraftiani nelle sue opere. Victor LaValle: autore contemporaneo che esplora temi razziali e sociali attraverso l'horror lovecraftiano. Paul Tremblay: autore di horror che spesso gioca con le aspettative del lettore, creando storie inquietanti e imprevedibili. Josh Malerman: autore del famoso romanzo "Bird Box", che presenta elementi lovecraftiani come l'orrore invisibile e la follia. Bentley Little: autore di horror che spesso utilizza elementi lovecraftiani, come mostri antichi e culti occulti. Robert Bloch: scrittore di horror e thriller, noto per il suo romanzo "Psycho" e per i suoi racconti ispirati a Lovecraft. Clark Ashton Smith: scrittore e poeta, era amico di Lovecraft e ha contribuito al ciclo dei miti di Cthulhu. August Derleth: scrittore e editore, ha reso popolare i miti di Cthulhu e ha fondato la casa editrice Arkham House. Fritz Leiber: scrittore di fantasy e horror, ha scritto numerosi racconti ispirati a Lovecraft. Shirley Jackson: scrittrice di horror, è nota per il suo romanzo "The Haunting of Hill House", che presenta elementi lovecraftiani.
Registi e produttori di film e Serie tv: John Carpenter: regista di horror, ha realizzato film come "La cosa" e "Il seme della follia", che omaggiano Lovecraft, inoltre, ha realizzato film come "Essi vivono" e "Il signore del male", che presentano elementi lovecraftiani. Guillermo del Toro: ha realizzato film come "La forma dell'acqua" e "Hellboy", che presentano elementi lovecraftiani. Stuart Gordon: regista di horror, ha diretto adattamenti cinematografici di opere di Lovecraft, come "Re-Animator" e "From Beyond". David Lynch: ha realizzato film come "Eraserhead" e "Mulholland Drive", che presentano atmosfere oniriche, tipiche di Lovecraft. Ridley Scott: ha diretto film come "Alien" e "Prometheus", che presentano elementi lovecraftiani come l'orrore cosmico. Dan Harmon: creatore della serie TV "Rick and Morty", dichiarato fan di Lovecraft, ha inserito elementi lovecraftiani nella serie. Mike Flanagan: ha diretto serie TV come "The Haunting of Hill House" e "Midnight Mass", che presentano elementi lovecraftiani. Jordan Peele: regista di horror, ha realizzato film come "Get Out" e "Us", che esplorano temi sociali attraverso l'horror lovecraftiano. Justin Benson e Aaron Moorhead: hanno realizzato film come "The Endless" e "Spring", che presentano elementi lovecraftiani. Tobe Hooper: regista di horror, ha diretto film come "Non aprite quella porta" e "Poltergeist", che presentano elementi lovecraftiani. Sam Raimi: ha diretto film come "La casa" e "L'armata delle tenebre", che presentano elementi lovecraftiani. Wes Craven: regista di horror, ha diretto film come "Nightmare on Elm Street" e "Scream", che presentano elementi lovecraftiani. David Cronenberg: ha realizzato film come "La mosca" e "Videodrome", che presentano elementi lovecraftiani. Brian Yuzna: produttore e regista di horror, ha prodotto film come "Re-Animator" e "From Beyond" ed ha diretto film come "Society" e "Progeny", che presentano elementi lovecraftiani. Richard Stanley: regista di horror, ha diretto film come "Hardware" e "Dust Devil", che presentano elementi lovecraftiani. Clive Barker: scrittore e regista di horror, ha realizzato film come "Hellraiser" e "Candyman", che presentano elementi lovecraftiani. Matt e Ross Duffer: sceneggiatori e registi della famosa serie "Stranger Things", che presenta elementi lovecraftiani. Dario Argento: ha realizzato film come "Inferno" e "Suspiria", che presentano elementi lovecraftiani.

Grazie per l'attenzione!

Ascolta alcuni dei suoi racconti più famosi

Chi era Howard Phillips Lovecraft

Richiesto, poco prima della morte, di scrivere un'autobiografia, Lovecraft se la cavò in poche paginette, affermando di aver vissuto un'esistenza così monotona da non avere praticamente nulla da dire. In effetti, basta qualche parola per raccontare la sua vita. Nato nel 1890 a Providence, nel cuore dell'America puritana, ebbe padre e madre pazzi, entrambi morti in manicomio. Il primo fu rinchiuso quando lo scrittore aveva tre anni, e morì cinque anni dopo, senza aver esercitato alcun influsso su di lui. La seconda invece morì nel 1921 dopo aver fatto largamente in tempo a soffocare la personalità del figlio, che crebbe isolato, introverso, insicuro, incapace di terminare gli studi o di trovarsi un lavoro. Anche la sfortuna fece la sua parte: nato nell'agiatezza, lo scrittore non poté goderne, perché le speculazioni sbagliate di uno zio dissolsero le sostanze familiari, gettandolo sul lastrico. Passò un'esistenza desolata in camere d'affitto a Providence, accudito da due anziane zie, sorelle vedove della madre. Imparò a vivere con 15 dollari la settimana, e spesso neppure quelli: quanto gli veniva dall'unico lavoro che gli riuscì di fare, cioè il "negro" per conto di scrittori meno dotati di lui, dei quali rimetteva in sesto i manoscritti.
Di tanto in tanto scriveva un racconto, più che altro per farlo leggere agli amici con i quali era in corrispondenza. Per alcuni di essi trovò uno sbocco su Weird Tales, mensile di storie dell'orrido i cui compensi erano tra i più bassi d'America, e che per di più spesso respingeva i suoi testi. Unica parentesi in questa esistenza monocorde, due anni di matrimonio (con una donna molto più anziana di lui), trascorsi nella New York del Proibizionismo. Fu un periodo che aggiunse incubo a incubo: incapace anche lì di trovare lavoro, ed umiliato da doversi far mantenere dalla moglie (di mestiere modista, e aspirante scrittrice), era inoltre disgustato - lui che proveniva da una delle più linde e ordinate cittadine della provincia americana - dalla gran babele di razze, ceti, traffici della metropoli. Se ne tornò dalle zie, e riprese la solita vita, concedendosi come unica distrazione, quando poteva, qualche viaggio in pullman nei luoghi storici d'America. Morì a 46 anni di cancro, con lo stomaco e i reni rovinati da un regime alimentare ai limiti dell'assurdo. Fin qui gli scarni dati di un'esistenza vuota. Ad essi vanno aggiunte però alcune notazioni inattese e sorprendenti. Questo straordinario autodidatta, solo e sfortunato, autore di storie dai soggetti repulsi, fu al centro dell'esistenza di decine di persone che pendevano dalle sue labbra come da un oracolo; intrecciò una corrispondenza incredibilmente vasta, inviando lettere straordinarie, ricche di umanità, di humour, di senso del meraviglioso, a centinaia di conoscenti in America e fuori: 100.000 missive, spesso lunghissime, che formano l'epistolario più vasto che si conosca dall'invenzione della scrittura.
scrittura
In queste lettere, fece mostra di un'erudizione e di una memoria talmente vaste da lasciare sbigottiti: il francese Jacques Bergier - di professione fisico nucleare, e lui stesso famoso "mostro" di intelligenza e cultura - affermò che <<mai nella mia vita mi era capitato di corrispondere con una creatura altrettanto onnisciente>>. Con l'incitamento, l'esempio, i consigli, aiutò decine di suoi corrispondenti a formarsi una carriera letteraria, specialmente nel campo del Fantastico, ma non solo in questo (in molti casi, né aiutò gli esordi riscrivendone completamente i primi racconti, e senza mai voler apparire né essere compensato); sollecitò, anche da parte di persone che non lo avevano mai incontrato, una misura d'affetto straordinaria: Robert Bloch (l'autore di Psycho) scrisse per esempio che avrebbe attraversato gli Stati Uniti in ginocchio per essere al suo capezzale, se avesse saputo che era malato; diede nuova forma al genere horror, ribaltandone il punto di vista in senso cosmico, e fornendo così nuovi motivi di ispirazione per intere generazioni di scrittori. Di tutte queste cose abbiamo testimonianza attraverso gli scritti di coloro che vennero in contatto con Lovecraft, di persona o per lettera, e da questo incontro ebbero segnate le loro vite. Dagli "allievi" che si aprirono una strada nel mondo della letteratura fantastica, come il già citato Bloch, e poi August Derleth, Fritz Leiber, Frank Belknap Long, Henry Kuttner, Joseph Payne Brennan, Donald Wandrei, per nominarne solo alcuni, ai clienti per il lavoro di revisione; ai membri dei diversi circoli di giornalisti dilettanti di cui lo scrittore fece parte; ai corrispondenti che non avevano interessi letterari, ma erano affascinati dalla personalità di Lovecraft come uomo, e non come autore. Per molti di questi ultimi, il ritratto dell'amico scomparso fu l'unica cosa che scrissero.
Ci ritroviamo così, ancora, di fronte alla domanda dalla quale eravamo partiti: quale può essere la radice dell'innesplicabile fascino esercitato dalla figura del "Solitario di Providence", un fascino tanto impalpabile, ma pure tanto potente da esercitarsi decine d'anni dopo la sua morte, e su soggetti tanto diversi? Per rispondere, dobbiamo mettere meglio a fuoco la personalità di Lovecraft: e per questo dobbiamo risalire alla sua infanzia, vissuta in un singolare territorio, fra il mito e l'incubo.

Le radici dell'incubo e della follia

Il civico n. 194 di Angell Street, a Providence, nel 1890 è una bella villa in stile "coloniale", nel quartiere migliore della città, non lontano dalla campagna; ha tre piani, i grandi tetti a spiovente, ed è circondata da un ampio giardino alberato. Vi abita il signor Whipple V. Phillips, nonno materno di Lovecraft, con la moglie Robin. Lì lo scrittore nasce, e va a vivere con la madre nel 1893, dopo il ricovero del padre in manicomio. Si tratta di una strana casa, piena di ombre venute dal passato. Il signor Whipple, gentiluomo discendente da una famiglia di antico ceppo inglese, all'epoca viveva di rendita dopo aver condotto diversi affari ed aver viaggiato il mondo. La sua casa è piena di ricordi dei tempi andati. Mobili, quadri, oggetti accumulati dalla famiglia nel corso degli anni, o riportati dall'estero: come, per esempio, i souvenir di un soggiorno in Italia - e in particolare a Roma - del vecchio Whipple. Nell'ampia soffitta questi ricordi si accumulano. Molti risalgono al XVIII secolo, il periodo delle Colonie, prima della Dichiarazione d'Indipendenza del 1772. Ci sono vestiti conservati in grandi bauli, dipinti, armi antiche, ninnoli, oggetti d'uso messi da parte in favore di altri più "moderni". In quelle stanze, fra quelle ombre, il piccolo Lovecraft si aggira da solo. Non ha cugini della sua età, non ha vere amicizie fra i compagni di scuola, perché la madre decide di fargli frequentare solo saltuariamente le elementari, preferendo affidarne l'educazione a tutori privati. Dalla casa, esce poco: la madre non vuole, per un malinteso senso di protezione che col tempo si deforma fino a raggiungere connotati patologici. Secondo J. Vernon Shea, corrispondente e poi biografo di Lovecraft, Sarah Susan Phillips, forse squilibrata a sua volta dalla follia del marito, giunge a coltivare nei confronti del figlio un sentimento distorto, nel quale l'amore finisce per assumere i connotati del sadismo: per impedirgli di uscire, non trova di meglio che convincerlo (senza peraltro alcuna giustificazione) di essere talmente brutto da ispirare ripugnanza negli altri, per cui è meglio che se ne stia chiuso in casa, affidato alle sue cure.
In molti racconti di Lovecraft, il protagonista vive un'infanzia anormale e solitaria, scoprendo alla fine di essere segnato da una mostruosa "diversità", alla quale si sfugge soltanto con l'oblio o la follia. È fin troppo facile legare il ripetersi ossessivo di queste tematiche con l'esperienza personale dello scrittore, incisa indelebilmente nel periodo formativo della sua psiche. Lovecraft, peraltro, trovò da solo, e rapidamente, i mezzi per sfuggire alle ombre che lo circondavano. Nella casa di Angell Street non c'erano soltanto ninnoli e vecchi mobili: c'erano anche scaffali e scaffali di libri. Vi era accumulata la cultura di generazione, sia dei Whipple che dei Lovecraft: manuali, regesti, enciclopedie, crestomazie poetiche, trattati di scienze naturali, compendi di autori classici, romanzi, dizionari, pandette. Libri che percorrevano tutta la storia degli Stati Uniti, dal periodo delle Colonie alla fine dell'Ottocento, e libri che venivano da più lontano nel tempo e nello spazio, dall'Inghilterra di due secoli prima, terra d'origine della famiglia Whipple. Solo, privo di stimoli dall'esterno, circondato da persone anziane, limitato nella sua ansia di conoscere, il piccolo Lovecraft, dall'intelletto precoce e dalla sveglia curiosità, trova in quei libri l'alimento per la sua fantasia. I suoi interessi prendono rapidamente direzioni ben definite: il nonno, appassionato di letteratura gotica, gli apre la strada verso il Fantastico; la nonna, studiosa di astronomia, gli fa conoscere le meraviglie dei cieli e delle scienze naturali. Di suo, il ragazzo mette una nota originale. Affascinato dal mondo classico, giunto a lui attraverso traduzioni settecentesche e compendi per l'infanzia scritti all'epoca della regina Anna, sviluppa una singolare spiritualità neo-pagana: onora gli dei dell'Olimpo, sorveglia di nascosto le fonti per spiare le naiadi, orna - come un personaggio di Steinbeck - gli alberi di corone di fiori in omaggio alle driadi ed al gran dio Pan. In questo mondo sospeso in una terra di nessuno fra presente e passato, fra realtà e fantastico, ed anche (è giocoforza ammetterlo) fra ragione e follia, un giorno irrompe subitaneo e inatteso l'incubo. È Lovecraft stesso a raccontarlo.
È Lovecraft stesso a raccontarlo
I brani citati, tratti da lettere scritte anche poco prima della morte di Lovecraft, fanno capire quanto precoce e soprattutto quanto durevole sia stata in lui l'impronta dell'irreale, in una fantasia di per sé già segnata dalla perdita di alcune certezze fondamentali: la fiducia nei genitori, la sicurezza nella religione (ricordiamoci che siamo nel cuore dell'America puritana, alla fine dell'Ottocento), la stabilità economica. Per tutto il resto della sua vita, Lovecraft oscillò fra due estremi opposti: il rifiuto di un mondo al quale lui - un neo-pagano nutrito di letture settecentesche - si sentiva totalmente estraneo, fino alla ripugnanza, e l'altrettanto radicale rifiuto dell'abbandono completo alla fantasia, che nel suo caso, come si rendeva ben conto, si sarebbe identificato con l'abbandono alla follia. Di fronte al richiamo dei Magri Notturni, Lovecraft non volle né chiudere gli occhi, né fuggire. Scelse una terza via: razionalizzò l'incubo stesso, gli diede dei precisi connotati e delle ben misurate valenze; ad ogni orrore assegnò un nome, un'origine, una funzione. Individuato così il nemico, trovò anche il mezzo per combatterlo.
Magri Notturni

La nascita dei Miti di Lovecraft

Un'infanzia come quella di Lovecraft segna indelebilmente. Giunto alla maturità, lo scrittore si ritrova solo: non è abituato al rapporto con gli estranei, non possiede un titolo di studio, non conosce alcun mestiere, ha del sesso nozioni unicamente letterarie. Quelle che per le persone comuni sono le condizioni normali della vita di tutti i giorni, per lui sono situazioni angosciose. La strada scelta da Lovercraft per sublimare quest'angoscia è di straordinaria originalità: ad ognuno dei suoi incubi, ad ognuna delle sue debolezze, diede una veste simbolica ed una collocazione ultraterrena. Ne fece altrettante oscene divinità di un Pantheon dell'orrore e dell'assurdo, entità grottesche e ripugnanti, esalazioni miasmatiche di un altrove nel quale fermentano tutte le abominazioni. Schub-Niggurath, "Il Capro Nero dei Boschi dai Mille Cuccioli", divenne per lui l'immagine della sessualità repressa, vissuta con tormento e dolore; il Grande Cthulhu, che dorme negli abissi pronto a riprendere il dominio del mondo, incarnò il simbolo dell'affermazione nella vita e nella società, costantemente frustrata; Nyarlathotep, "il Caos Strisciante", fu l'immagine del potere seduttivo dell'irrazionale, sempre in agguato; Yog-Sothoth, "Il Tutto in Uno e Uno in Tutto", raffigurò l'impulso all'affermazione del Sé; Azathoth, il dio cieco e idiota che gorgoglia e bestemmia al centro dell'infinito, fu la metafora più atroce di tutte: lo specchio del terrore supremo che si prova nel riconoscere la vera immagine di noi stessi rimossa nel profondo dell'inconscio. Assegnati così dei precisi connotati ai suoi incubi - che sono quelli di tutti noi - Lovecraft passò ad individuare i mezzi per esorcizzarli. Per un uomo nato fra i libri e fra i libri sempre vissuto, in realtà il mezzo è uno solo: il potere creativo dell'immaginazione. <<L'immaginazione è il grande rifugio>> è la prima frase del suo romanzo incompiuto Azathoth. Ed è anche la frase-chiave per comprendere non soltanto il metodo di superamento del Sé adottato da Lovecraft, ma anche le ragioni del fascino della sua narrativa, che supera i limiti espressivi e gli steccati ideologici, per incidersi radicalmente nel profondo.
Schub-Niggurath, "Il Capro Nero dei Boschi dai Mille Cuccioli"
il Grande Cthulhu
Nyarlathotep, "il Caos Strisciante"
Yog-Sothoth, "Il Tutto in Uno e Uno in Tutto"
Azathoth
Le passioni che ci travolgono - teorizzò lo scrittore - possono essere dominate se, con un supremo atto immaginativo, riusciamo ad esteriorizzarle, a contemplarle in tutta la loro grottesca vanità, ad analizzarle con il freddo distacco del naturalista che osserva due insetti ripugnanti nell'atto di divorarsi l'un l'altro. Le chiavi dell'abisso - scrisse Lovecraft con una trasparente metafora - sono racchiuse in un libro, il Necronomicon, scritto da un folle e messo al bando da tutti coloro che preferiscono volgere le spalle all'incubo, piuttosto che guardarlo negli occhi. È dunque il coraggio intellettuale, la deliberata evocazione dei nostri terrori, a fornirci il mezzo per esorcizzarli. Non meraviglia più, allora, che i giovani contestatori sentano il fascino di Lovecraft: loro, alle storture di una società deviata, hanno da tempo dato connotazioni simboliche ben precise, seppure di senso diverso a seconda della radice ideologica. Altrettanto hanno fatto quelli fra gli intellettuali che hanno avuto il coraggio di superare le schematizzazioni più banali della cultura corrente. Il commento più bello all'opera di Lovecraft l'ha scritto forse Jacques Bergier: <<La chiave d'argento che ci consegna lo scrittore ci addita un cammino che porta fuori dal nostro universo, nei continua dell'infinito. È un cammino che segue , fino ad un certo punto, la via della Scienza, Ma si separa nettamente, peraltro, dall'occultismo. È un cammino che si addentra così tanto nell'ignoto, che lo spirito umano non può seguirlo se non Grazie all'immaginazione, sostenuta da profonde conoscenze scientifiche e storiche. È una strada aperta a tutti nel mondo, compreso il malato prigioniero della sua malattia e della sua povertà che fu Lovecraft. E il deportato che io fui si accorse bene che è una via d'evasione concreta, che porta molto lontano, ben al di là dei fili spinati.>>
il Necronomicon

L'eredità di Lovecraft

Nella sua troppo breve e triste vita, il Solitario di Providence ha lasciato un'impronta indelebile. Ancora oggi, a distanza di quasi novant'anni, le sue opere immortali continuano ad essere una fonte inesauribile di ispirazione per scrittori, sceneggiatori, fumettisti e per migliaia di lettori. Oltre ai numerosi giochi (da tavolo, di carte, di ruolo e videogame) basati sulle straordinarie e terribili vicende tratte dai suoi racconti, di seguito è stilata una lista di alcuni famosi autori e registi che tuttora si ispirano ad H.P. Lovecraft per le loro creazioni. Scrittori: Stephen King: ha spesso citato Lovecraft come una delle sue maggiori influenze. Neil Gaiman: ha creato diverse storie che richiamano l'atmosfera lovecraftiana. China Miéville: autore di "new weird fiction", spesso esplora temi lovecraftiani, come l'orrore cosmico e l'alienazione. Thomas Ligotti: maestro dell'horror filosofico, con storie che spesso riflettono la visione pessimistica e nichilista di Lovecraft. Ramsey Campbell: autore britannico di horror che ha scritto numerose storie ispirate ai miti di Cthulhu. Caitlín R. Kiernan: scrittrice di horror e dark fantasy che spesso utilizza elementi lovecraftiani nelle sue opere. Victor LaValle: autore contemporaneo che esplora temi razziali e sociali attraverso l'horror lovecraftiano. Paul Tremblay: autore di horror che spesso gioca con le aspettative del lettore, creando storie inquietanti e imprevedibili. Josh Malerman: autore del famoso romanzo "Bird Box", che presenta elementi lovecraftiani come l'orrore invisibile e la follia. Bentley Little: autore di horror che spesso utilizza elementi lovecraftiani, come mostri antichi e culti occulti. Robert Bloch: scrittore di horror e thriller, noto per il suo romanzo "Psycho" e per i suoi racconti ispirati a Lovecraft. Clark Ashton Smith: scrittore e poeta, era amico di Lovecraft e ha contribuito al ciclo dei miti di Cthulhu. August Derleth: scrittore e editore, ha reso popolare i miti di Cthulhu e ha fondato la casa editrice Arkham House. Fritz Leiber: scrittore di fantasy e horror, ha scritto numerosi racconti ispirati a Lovecraft. Shirley Jackson: scrittrice di horror, è nota per il suo romanzo "The Haunting of Hill House", che presenta elementi lovecraftiani.
Registi e produttori di film e Serie tv: John Carpenter: regista di horror, ha realizzato film come "La cosa" e "Il seme della follia", che omaggiano Lovecraft, inoltre, ha realizzato film come "Essi vivono" e "Il signore del male", che presentano elementi lovecraftiani. Guillermo del Toro: ha realizzato film come "La forma dell'acqua" e "Hellboy", che presentano elementi lovecraftiani. Stuart Gordon: regista di horror, ha diretto adattamenti cinematografici di opere di Lovecraft, come "Re-Animator" e "From Beyond". David Lynch: ha realizzato film come "Eraserhead" e "Mulholland Drive", che presentano atmosfere oniriche, tipiche di Lovecraft. Ridley Scott: ha diretto film come "Alien" e "Prometheus", che presentano elementi lovecraftiani come l'orrore cosmico. Dan Harmon: creatore della serie TV "Rick and Morty", dichiarato fan di Lovecraft, ha inserito elementi lovecraftiani nella serie. Mike Flanagan: ha diretto serie TV come "The Haunting of Hill House" e "Midnight Mass", che presentano elementi lovecraftiani. Jordan Peele: regista di horror, ha realizzato film come "Get Out" e "Us", che esplorano temi sociali attraverso l'horror lovecraftiano. Justin Benson e Aaron Moorhead: hanno realizzato film come "The Endless" e "Spring", che presentano elementi lovecraftiani. Tobe Hooper: regista di horror, ha diretto film come "Non aprite quella porta" e "Poltergeist", che presentano elementi lovecraftiani. Sam Raimi: ha diretto film come "La casa" e "L'armata delle tenebre", che presentano elementi lovecraftiani. Wes Craven: regista di horror, ha diretto film come "Nightmare on Elm Street" e "Scream", che presentano elementi lovecraftiani. David Cronenberg: ha realizzato film come "La mosca" e "Videodrome", che presentano elementi lovecraftiani. Brian Yuzna: produttore e regista di horror, ha prodotto film come "Re-Animator" e "From Beyond" ed ha diretto film come "Society" e "Progeny", che presentano elementi lovecraftiani. Richard Stanley: regista di horror, ha diretto film come "Hardware" e "Dust Devil", che presentano elementi lovecraftiani. Clive Barker: scrittore e regista di horror, ha realizzato film come "Hellraiser" e "Candyman", che presentano elementi lovecraftiani. Matt e Ross Duffer: sceneggiatori e registi della famosa serie "Stranger Things", che presenta elementi lovecraftiani. Dario Argento: ha realizzato film come "Inferno" e "Suspiria", che presentano elementi lovecraftiani.

Stephen King, Neil Gaiman, China Miéville, Thomas Ligotti, Ramsey Campbell, Caitlín R. Kiernan, Victor LaValle, Paul Tremblay, Josh Malerman, Bentley Little, Robert Bloch, Clark Ashton Smith, August Derleth, Fritz Leiber, Shirley Jackson, ecc.

<<Nel gennaio del 1896, la morte di mia nonna gettò la casa in un'atmosfera cupa, dalla quale non uscì mai più. Le vesti nere di mia madre e delle mie zie mi riuscivano paurose e ripugnanti... Fu allora che la mia vivacità naturale si spense. Cominciai ad avere gli incubi più odiosi, popolati di cose che chiamai Night Gaunts ("Magri Notturni"), con un'espressione inventata da me. I Night Gaunts erano cose nere, magre, rugose, con code lunghe e pelose, ali di pipistrello, e nessuna traccia di un volto... Non avevano voce, e la loro unica forma di vera tortura era l'abitudine di solleticarmi lo stomaco prima di afferrarmi e portarmi via con loro... In sogno, mi trascinavano nello spazio a velocità paurosa, e mi tormentavano e trafiggevano con i loro detestabili tridenti. A volte, avevo la vaga idea che abitassero in nere caverne che traforavano come un favo le vette di montagne inaccessibili. Venivano in stormi di venticinque o cinquanta, e a volte mi facevano volare dall'uno all'altro... Ancora oggi, quando sono mezzo addormentato e mi capita di lasciarmi andare all'onda dei ricordi d'infanzia, sento un brivido di paura, e istintivamente lotto per tenermi sveglio. Questa era la mia sola preghiera, ogni notte: restare sveglio, e lontano dai Night Gaunts!>>
Si fanno ammontare a circa 118.000 le lettere scritte da Lovecraft ad amici, conoscenti e persone con le quali era in rapporto professionale. Questa enorme mole di corrispondenza è più rimarchevole, ove si pensi che moltissime di queste lettere superano le venti pagine, per arrivare in taluni casi a 60/70. In quest'ultimo caso sovente si tratta di veri e propri saggi o addirittura racconti.

John Carpenter, Guillermo del Toro, Stuart Gordon, David Lynch, Ridley Scott, Dan Harmon, Mike Flanagan, Jordan Peele, J. Benson e A. Moorhead, Tobe Hooper, Sam Raimi, Wes Craven, David Cronenberg, Brian Yuzna, Richard Stanley, Clive Barker, Matt e Ross Duffer, Dario Argento, ecc.

Si fanno ammontare a circa 118.000 le lettere scritte da Lovecraft ad amici, conoscenti e persone con le quali era in rapporto professionale. Questa enorme mole di corrispondenza è più rimarchevole, ove si pensi che moltissime di queste lettere superano le venti pagine, per arrivare in taluni casi a 60/70. In quest'ultimo caso sovente si tratta di veri e propri saggi o addirittura racconti.
<<Nel gennaio del 1896, la morte di mia nonna gettò la casa in un'atmosfera cupa, dalla quale non uscì mai più. Le vesti nere di mia madre e delle mie zie mi riuscivano paurose e ripugnanti... Fu allora che la mia vivacità naturale si spense. Cominciai ad avere gli incubi più odiosi, popolati di cose che chiamai Night Gaunts ("Magri Notturni"), con un'espressione inventata da me. I Night Gaunts erano cose nere, magre, rugose, con code lunghe e pelose, ali di pipistrello, e nessuna traccia di un volto... Non avevano voce, e la loro unica forma di vera tortura era l'abitudine di solleticarmi lo stomaco prima di afferrarmi e portarmi via con loro... In sogno, mi trascinavano nello spazio a velocità paurosa, e mi tormentavano e trafiggevano con i loro detestabili tridenti. A volte, avevo la vaga idea che abitassero in nere caverne che traforavano come un favo le vette di montagne inaccessibili. Venivano in stormi di venticinque o cinquanta, e a volte mi facevano volare dall'uno all'altro... Ancora oggi, quando sono mezzo addormentato e mi capita di lasciarmi andare all'onda dei ricordi d'infanzia, sento un brivido di paura, e istintivamente lotto per tenermi sveglio. Questa era la mia sola preghiera, ogni notte: restare sveglio, e lontano dai Night Gaunts!>>
<<Nel gennaio del 1896, la morte di mia nonna gettò la casa in un'atmosfera cupa, dalla quale non uscì mai più. Le vesti nere di mia madre e delle mie zie mi riuscivano paurose e ripugnanti... Fu allora che la mia vivacità naturale si spense. Cominciai ad avere gli incubi più odiosi, popolati di cose che chiamai Night Gaunts ("Magri Notturni"), con un'espressione inventata da me. I Night Gaunts erano cose nere, magre, rugose, con code lunghe e pelose, ali di pipistrello, e nessuna traccia di un volto... Non avevano voce, e la loro unica forma di vera tortura era l'abitudine di solleticarmi lo stomaco prima di afferrarmi e portarmi via con loro... In sogno, mi trascinavano nello spazio a velocità paurosa, e mi tormentavano e trafiggevano con i loro detestabili tridenti. A volte, avevo la vaga idea che abitassero in nere caverne che traforavano come un favo le vette di montagne inaccessibili. Venivano in stormi di venticinque o cinquanta, e a volte mi facevano volare dall'uno all'altro... Ancora oggi, quando sono mezzo addormentato e mi capita di lasciarmi andare all'onda dei ricordi d'infanzia, sento un brivido di paura, e istintivamente lotto per tenermi sveglio. Questa era la mia sola preghiera, ogni notte: restare sveglio, e lontano dai Night Gaunts!>>
The letters written by Lovecraft to friends, acquaintances, and people with whom he had professional relationships are estimated to number around 118,000. This enormous volume of correspondence is all the more remarkable considering that many of these letters exceed twenty pages, reaching in some cases 60 or 70. In the latter case, they are often true essays or even stories.