Il dono di
scienza
Jaques Maritain, Breve trattato dell'esistenza e dell'esistente.
Cartesio e tutta la filosofia razionalistica derivata dalla rivoluzione cartesiana hanno
posto un’inimicizia insormontabile tra l’intelligenza e il mistero e in questo,
senza dubbio, si deve vedere l’origine più profonda della profonda inumanità
nella civiltà a base razionalistica. San Tommaso riconcilia l’intelligenza e il mistero
nell’intimo dell’essere e dell’esistenza.
Con ciò egli libera la nostra intelligenza e la restituisce alla sua natura, rendendola
al suo oggetto. Il pensiero di Tommaso ci mette in grado di compiere in noi stessi
l’unità e di conquistare la libertà e la pace, senza dover ripudiare la ragione e la
filosofia, ma in regioni che trascendono la filosofia, e che nessuna via filosofica
può raggiungere. […]
La natura e la grazia, la fede e la ragione, la teologia e la filosofia, le virtù soprannaturali,
le virtù naturali, la sapienza e la scienza, le energie speculative e quelle
pratiche, il mondo della metafisica e quello dell’etica, il mondo della conoscenza
e quello della poesia, e quello del silenzio mistico, sono costellazioni del nostro
cielo umano alle quali san Tommaso riconosce un proprio dominio e diritti propri,
ma non le separa.
Nella sua prospettiva esistenziale, egli fonda sulla distinzione
un’unità, che è quella dell’immagine di Dio e fa convergere tutte le nostre
potenze in una sinergia che salva e stimola il nostro essere.
Egli è dalla parte opposta di Hegel, che ha disgiunto e messo in lotta tutto, assumendo
l’universalità dell’essere nella prospettiva antiesistenziale di un idealismo
assoluto
e volendo sottomettere ogni cosa all’unità del Grande Idolo cosmogonico
in cui i contraddittori si accoppiano per generare dei mostri in cui l’Essere e il
Nulla si identificano.
Siamo grati a Kierkegaard e ai suoi successori per avere, contro Hegel, insegnato
di nuovo ai filosofi la grande lezione dell’angoscia; e in particolare per avere ricordato questa grande lezione ai discepoli di san Tommaso. Coloro la cui dottrina
si dirige verso l’unità e la pace corrono il rischio di credersi arrivati quando hanno
appena cominciato il cammino e di dimenticare che per l’uomo e il suo pensiero
la pace è sempre una vittoria sulla discordia e l’unità il prezzo della dilacerazione
sofferta e disperata.
La pace e l’unità tomiste non hanno niente a che vedere con quel facile equilibrio
e quelle conciliazioni dialettiche di una ragione che si ritiene sicura trovandosi in
un meccanismo di risposte già pronte allo scattare di ogni domanda. Esse esigono
da parte dell’uomo una tensione e una estensione che, a dire il vero, sono possibili
solo nell’angoscia della croce. […]
L’esperienza spirituale del filosofo è l’alimento della filosofia e senza di essa non
c’è filosofia, benché non entri o non debba entrare nella trama intelligibile della
filosofia stessa: la polpa del frutto deve consistere solo nella verità.
Ora, se è vero che la filosofia tende a superarsi per attingere il silenzio dell’unità
in cui raccoglie quanto sa in una luce più trasparente e pura, in quale esperienza
può fare approdare lo spirito dell’uomo, se non nell’esperienza del dono di scienza,
essa il cui primo oggetto è il mondo e l’uomo? […]
Il dono di scienza produce un’esperienza o gusto delle creature, che ci stacca da esse,
un’esperienza spirituale del creato che ci dà la nostalgia di Dio. A quale scienza più
vera potrebbe aspirare il filosofo? Egli sarà pago quando scoprirà, non con i discorsi
della ragione, ma con un’intima e semplice esperienza in cui sembra che si dica tutto
e in cui la compassione è una cosa sola con il distacco, che gli enti, con tutta la loro
bellezza,
più che rassomigliare, differiscono dall'Essere infinito.
Antologia_Maritain_Pace
Luciano Pace
Created on January 31, 2025
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Transcript
Il dono di
scienza
Jaques Maritain, Breve trattato dell'esistenza e dell'esistente.
Cartesio e tutta la filosofia razionalistica derivata dalla rivoluzione cartesiana hanno posto un’inimicizia insormontabile tra l’intelligenza e il mistero e in questo, senza dubbio, si deve vedere l’origine più profonda della profonda inumanità nella civiltà a base razionalistica. San Tommaso riconcilia l’intelligenza e il mistero nell’intimo dell’essere e dell’esistenza.
Con ciò egli libera la nostra intelligenza e la restituisce alla sua natura, rendendola al suo oggetto. Il pensiero di Tommaso ci mette in grado di compiere in noi stessi l’unità e di conquistare la libertà e la pace, senza dover ripudiare la ragione e la filosofia, ma in regioni che trascendono la filosofia, e che nessuna via filosofica può raggiungere. […]
La natura e la grazia, la fede e la ragione, la teologia e la filosofia, le virtù soprannaturali, le virtù naturali, la sapienza e la scienza, le energie speculative e quelle pratiche, il mondo della metafisica e quello dell’etica, il mondo della conoscenza e quello della poesia, e quello del silenzio mistico, sono costellazioni del nostro cielo umano alle quali san Tommaso riconosce un proprio dominio e diritti propri, ma non le separa.
Nella sua prospettiva esistenziale, egli fonda sulla distinzione un’unità, che è quella dell’immagine di Dio e fa convergere tutte le nostre potenze in una sinergia che salva e stimola il nostro essere.
Egli è dalla parte opposta di Hegel, che ha disgiunto e messo in lotta tutto, assumendo l’universalità dell’essere nella prospettiva antiesistenziale di un idealismo assoluto
e volendo sottomettere ogni cosa all’unità del Grande Idolo cosmogonico in cui i contraddittori si accoppiano per generare dei mostri in cui l’Essere e il Nulla si identificano.
Siamo grati a Kierkegaard e ai suoi successori per avere, contro Hegel, insegnato di nuovo ai filosofi la grande lezione dell’angoscia; e in particolare per avere ricordato questa grande lezione ai discepoli di san Tommaso. Coloro la cui dottrina si dirige verso l’unità e la pace corrono il rischio di credersi arrivati quando hanno appena cominciato il cammino e di dimenticare che per l’uomo e il suo pensiero la pace è sempre una vittoria sulla discordia e l’unità il prezzo della dilacerazione sofferta e disperata.
La pace e l’unità tomiste non hanno niente a che vedere con quel facile equilibrio e quelle conciliazioni dialettiche di una ragione che si ritiene sicura trovandosi in un meccanismo di risposte già pronte allo scattare di ogni domanda. Esse esigono da parte dell’uomo una tensione e una estensione che, a dire il vero, sono possibili solo nell’angoscia della croce. […]
L’esperienza spirituale del filosofo è l’alimento della filosofia e senza di essa non c’è filosofia, benché non entri o non debba entrare nella trama intelligibile della filosofia stessa: la polpa del frutto deve consistere solo nella verità.
Ora, se è vero che la filosofia tende a superarsi per attingere il silenzio dell’unità in cui raccoglie quanto sa in una luce più trasparente e pura, in quale esperienza può fare approdare lo spirito dell’uomo, se non nell’esperienza del dono di scienza, essa il cui primo oggetto è il mondo e l’uomo? […]
Il dono di scienza produce un’esperienza o gusto delle creature, che ci stacca da esse, un’esperienza spirituale del creato che ci dà la nostalgia di Dio. A quale scienza più vera potrebbe aspirare il filosofo? Egli sarà pago quando scoprirà, non con i discorsi della ragione, ma con un’intima e semplice esperienza in cui sembra che si dica tutto e in cui la compassione è una cosa sola con il distacco, che gli enti, con tutta la loro bellezza,
più che rassomigliare, differiscono dall'Essere infinito.