Storia della fotografia
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Pionieri
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3. Il dagherrotipo di Daguerre
1.Camera Obscura
1839
Utilizzata dai pittori del 1600 e 1700
4. La scoperta del negativo (da parte del botanico Talbot)
2.Prima fotografia di Nicephore Niépce
1826
1841
Camera Obscura assai diffusa specie nel Seicento e nel Settecento tra i pittori vedutisti, tra i quali anche il Canaletto, che la utilizzavano per rilevare la strut- tura prospettica delle vedute, ma era utilissima anche per riprodurre i più minuti particolari.
Vista dalla finestra a Le Gras, riproduzione realizzata dallo storico della fotografia Helmut Gernsheim nel 1952 circa.
Dagherrotipo
Il primo prototipo di fotocamera messa in commercio nel 1840 circa, fu il Daguerreotype costruito nel 1839 dalla Susse Frères di Parigi, che si serviva di un sistema di cassette scorrevoli l'una dentro l'altra per ricreare la messa a fuoco sulla lastra fotografica posta sulla rete opposta all'obiettivo.
Il dagherrotipo è un processo che fornisce un'unica copia positiva, non riproducibile, su supporto in argento o rame argentato, precedentemente sensibilizzato in camera oscura, mediante esposizione ai vapori di iodio.Il dagherrotipo è un tipo di immagine che contiene nella stessa copia il positivo e il negativo. Infatti, a seconda dell’angolazione con il quale viene colpito dalla luce, l’immagine appare sia positiva che negativa, creando l’effetto della tridimensionalità.
Al contrario della fotografia, in cui da un negativo si possono ricavare diverse stampe, ogni dagherrotipo è unico: se l’immagine sbiadisce, è perduta per sempre.Per realizzare una esposizione con un dagherrotipo ci volevano molti secondi ed il soggetto doveva rimanere immobile. Dato sia il costo che la novità, possedere un dagherrotipo colorato divenne rapidamente uno “status symbol“.
Boulervard du Temple
Calotipo di Fox Talbot
William Henry Fox Talbot brevettò la calotipia l’8 febbraio 1841. Il calotipo rispondeva più efficacemente alle richieste del momento, in quanto racchiudeva le caratteristiche dell’immagine “disegnata dalla luce”, con la richiesta della riproducibilità della stampa.
Lace, salted paper print, by William Henry Fox Talbot, early 1840s, Britain
Talbot aveva capito che poteva ottenere da un’immagine negativa un positivo ponendo il negativo a contatto di un foglio di carta sensibilizzato, esponendolo alla luce e ottenendo una nuova immagine “diritta”. In questo modo potevano ottenersi un numero illimitato di copie. Talbot cominciò già nel 1833 i primi esperimenti utilizzando dei fogli di carta cosparsi di nitrato d’argento avendo posto degli oggetti sulla carta in modo da ricavare delle impronte sui fogli stessi: i cosiddetti disegni fotogenici. Il passaggio fondamentale per la nascita del calotipo avvenne quando Talbot dedusse che un foglio di carta sensibilizzata con acido gallico e nitrato d’argento si esponeva, se umido, anche in una camera oscura.
Hippolyte Bayard: inventore della fotografia con il metodo della stampa positiva diretta
Hippolyte Bayard «Le Noyé (l’Annegato)». Autoritratto, 1840.
John Frederick William Herschel
La cianotipia, conosciuta in Inghilterra anche con il nome di sunprinting o blueprinting, nasce nella prima metà dell' 800 grazie all' astronomo e scienziato Sir John Herschel, il quale la brevetta come tecnica di riproduzione utile per realizzare più copie di appunti e diagrammi. Fu però la botanica e fotografa inglese Anna Atkins (1799-1871) ad avvalersene per creare quello che possiamo definire come il primo libro fotografico della storia.
https://www.horniman.ac.uk/story/celebrating-women-in-science-anna-atkins/
Sistemi
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Lastra al collodio umido
Se al posto della carta resa lucida mediante paraffina usiamo una lastra di vetro, otteniamo un negativo di qualità molto elevata. La difficoltà da superare consiste nel far aderire stabilmente la soluzione d’argento al vetro, e all’inizio ci si riuscì utilizzando dell’albume d’uovo, che fungeva da aggrappante. L’inventore della fotografia all’albumina su vetro è Abel Niépce de Saint-Victor, nipote di Nicéphore, ed è datata 1848.
Dalla lastra al collodio secco alla pellicola
Le lastre al collodio secco vengono introdotte nel 1958, ma richiedevano un'esposizione più lunga rispetto a quelle a collodio umido. Si diffondono a partir dal 1871 grazie all'innovazione di Richard Maddox che le rende più pratiche: le lastre vengono infatti sensibilizzate con bromuro d’argento al posto del collodio, noto per renderle sensibili. Dal 1880 le foto alla gelatina al bromuro soppiantano definitivamente quelle al collodio. Le nuove lastre si possono preparare in anticipo e lo svi- luppo non deve essere eseguito imme- diatamente dopo lo scatto. I tempi di posa si riducono a 1/25 di secondo.
Da allora i miglioramenti riguardarono la sostituzione della lastra di vetro con un supporto flessibile, più leggero e in grado di consentire al fotografo di effettuare più scatti: la carta per un breve periodo, e dal 1888 la pellicola.
Apparecchi fotografici
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Reflex biottica - il fotografo inquadrava dall'alto - ciò che viene visto tramite il mirino equivale al risultato (non c'è il telemetro)
Kodak prima macchina fotografica 1888
La Leica 35 mm del 1925 - telemetro - ottica intercambiabile
Funzionamento Rolleirflex
La fotografia a colori dal 1930 migliora fino al 1942
Refelex a obiettivo singolo metà anni '30
Polaroid
Il flash ca. 1960 - ca. 1980 Inserita su un apparecchio fotografico, emette lampi di luce per un breve intervallo di tempo, in sincronia con il periodo di apertura dell'otturatore. utilizzato con apparecchi fotografici automatici e di uso amatoriale.
Prima macchina digitale 1975
Linguaggi della fotografia
Ritratto e Reportage
Il ritratto
Fin dagli albori del ritratto fotografico i fotografi si sono posti il problema di come esprimere in una singola immagine un presunto essere interiore. L’arte del ritratto prende origine dalle basi pittoriche, le quali fissavano il significato mediante codici e simboli.
C’era molta diffidenza verso il ritratto fotografico. Honoré de Balzac non volle farsi fotografare perché pensava che gli avrebbe portato via una parte del cervello. Hermann Melville fu dello stesso avviso. A volte, i primi ritrattisti, senza troppi scrupoli, utilizzavano questa paura per una serie di trucchi (far comparire la testa del marito in un ritratto di una vedova, ecc.) creando vere allegorie e creazioni posticce.
Se andiamo ad osservare le opere di Julia Margaret Cameron ritroveremo molti dei codici del periodo nel modo e nella scelta delle inquadrature; per esempio i soggetti maschili guardavano sempre verso la camera e l’inquadratura racchiude quasi esclusivamente la testa, escludendo quasi del tutto lo sfondo, ciò fa si che la testa diventi una presenza iconica simbolo di intelletto.
Dal lato tecnico il ritratto è una ripresa ravvicinata del soggetto, ma attenzione a non ridurlo solo a questo, è interessante notare come in un ritratto, più di ogni altro tipo di fotografia, siano molteplici le implicazioni semiotiche e simboliche che attirano la nostra attenzione. Un ritratto è sempre più del volto che rappresenta.
La carte de visite
La moda dei cosiddetti carte de visite (che tradurre in italiano come biglietti da visita non è corretto così come fototessera) iniziò grazie all'invenzione di André-Adolphe-Eugène Disdéri che riuscì ad impressione in una lastra ben 8 pose, abbassando i costi e facilitando la diffusione di queste piccole immagini nel corso degli anni '50 e '60 dell'Ottocento divenendo in fretta delle vere e proprie collezioni molto ambite, in special modo di personaggi dell'aristocrazia e del mondo dello spettacolo, della politica, della cultura di tutta Europa e di gran parte dell'America.
Già intorno al 1870, la moda delle cartes de visite comincia ad affievolirsi. Il pubblico sembra volere qualcosa di più importante e particolare, di più individuale. Non basta esigere uno “sguardo piacevole” come in genere dicevano i fotografi ai loro soggetti, prima di scattare. Bisogna creare delle pose più intriganti, un rapporto diverso tra il viso e il corpo. Perché è sul viso, sempre di più, che si combatte la “battaglia” dell’individualità.
Il procedimento ha il pregio di ridurre il costo dei singoli ritratti e, venduti a dozzine o addirittura a centinaia. I biglietti vengono offerti ai familiari, agli amici, inviati magari alle persone lontane e destinati a venire appesi al muro a o a completare gli album di famiglia. Oppure ci si può sempre procurare, presso il fotografo, i ritratti delle grandi personalità, dei politici o degli attori di turno.
Già nell’Ottocento, avere un ritratto realizzato da un grande fotografo equivale a rientrare in un circolo di pochi fortunati e privilegiati. Nessuno come Nadar, grande ritrattista, ha rappresentato il fotografo per eccellenza.
Lo studio di Nadar comincia a diventare un luogo sempre più frequentato e alla moda. Si dice che i signori che andavano al suo studio per farsi fare un ritratto, chiedessero ai cocchieri di portarli semplicemente in “rue saint-Nadar”. È nello studio che si creano le immagini ma anche dove ci si incontra, si dibattono i temi della giornata e della cronaca. È un ritrovo di intellettuali, spesso antigovernativi, di amici letterati e pittori; è il posto di incontro quasi come un caffè ma anche una impresa commerciale, piena di collaboratori.
Il tedesco August Sander realizza invece una antropologia questa volta incredibilmente volontaria, nel suo lungo e appassionato lavoro di ricognizione fotografica: I tedeschi del XX secolo testimonia la volontà di raccontare un popolo attraverso i suoi tanti volti.
La fotografia per documentare
Di origini inglesi, Fenton è considerato il primo fotoreporter di guerra. Documentò la guerra in Crimea. Siamo nel 1853. Il conflitto durato circa 3 anni fu combattuto fra l’impero russo e un’allean- za composta da Impero ottomano, Francia, Regno Unito e Regno di Sardegna. Fenton, che usava il procedimento del collodio umido, si procurò un carro coperto e lo allestì come camera oscura. Il suo scopo era fotografare i campi di battaglia. Anche se la maggior parte dei suoi negativi sono ritratti di ufficiali che lo assillavano affinchè lui li fotografasse.
Guerra di Secessione Americana
Mathew Brady è considerato uno dei padri del fotogiornalismo ed è conosciuto per aver documentato la Guerra Civile o Guerra di Secessione Americana (1861 - 1865). Lui e i suoi collaboratori hanno prodotto migliaia di foto tra campi di battaglia e ritratti di alcuni famosissimi personaggi dell’epoca. Tra cui Abraham Lincoln and Robert E. Lee. Da giovane Brady lavorava con il daguerrotipo e dipingeva ritratti in miniatura. Con l’inizio della Guerra Civile, Brady crea una squadra di foto-documentaristi pronti a immortalare la guerra. A sue spese organizzo una troupe pronta a seguire i soldati sul campo.
Prima Guerra Mondiale
Nel 1924 il tedesco, Ernst Friedrich, rivelò al mondo il vero volto della guerra, pubblicò una raccolta di fotografie terrificanti e commoventi che raccontavano cos’era successo davvero durante il Primo conflitto mondiale. All’interno del testo, la sezione “Il volto della guerra” comprende 24 primi piani di soldati con la faccia sfigurata da enormi ferite. Ogni fotografia è accompagnata da un’appassionata didascalia in quat- tro lingue e la malvagità dell’ideologia militare viene condannata e sbeffeggiata in ogni pagina.
Guerra Civile Spagnola
Vù - 1936 Fotografie di Hans Namuth, Gerda Taro, Robert Capa
Guerra Civile Spagnola
Fotografia di Robert Capa
I ritratti della resistenza rappresentano una quotidianità poco eroica. I fotografi erano spesso anche combattenti, sono poche le immagini di battaglie perché in quei momenti, il partigiano doveva combattere con le armi e non poteva fermarsi a fotografare.Luciano Giachetti è uno di questi fotografi partigiani.
Resistenza
La fotografia spontanea durante la resistenza aveva due tipologie:la registrazione di eventi e il ritratto. Il ritratto era per lo più di gruppo. Si legge l’affiatamento e solitamente è un gruppo di cui il fotografo fa parte.
Steve McCurry
Storia della fotografia
Irene Carmina
Created on December 2, 2024
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Storia della fotografia
I’m an awesome subtitle, ideal for giving more context about the topic at hand
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Pionieri
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3. Il dagherrotipo di Daguerre
1.Camera Obscura
1839
Utilizzata dai pittori del 1600 e 1700
4. La scoperta del negativo (da parte del botanico Talbot)
2.Prima fotografia di Nicephore Niépce
1826
1841
Camera Obscura assai diffusa specie nel Seicento e nel Settecento tra i pittori vedutisti, tra i quali anche il Canaletto, che la utilizzavano per rilevare la strut- tura prospettica delle vedute, ma era utilissima anche per riprodurre i più minuti particolari.
Vista dalla finestra a Le Gras, riproduzione realizzata dallo storico della fotografia Helmut Gernsheim nel 1952 circa.
Dagherrotipo
Il primo prototipo di fotocamera messa in commercio nel 1840 circa, fu il Daguerreotype costruito nel 1839 dalla Susse Frères di Parigi, che si serviva di un sistema di cassette scorrevoli l'una dentro l'altra per ricreare la messa a fuoco sulla lastra fotografica posta sulla rete opposta all'obiettivo.
Il dagherrotipo è un processo che fornisce un'unica copia positiva, non riproducibile, su supporto in argento o rame argentato, precedentemente sensibilizzato in camera oscura, mediante esposizione ai vapori di iodio.Il dagherrotipo è un tipo di immagine che contiene nella stessa copia il positivo e il negativo. Infatti, a seconda dell’angolazione con il quale viene colpito dalla luce, l’immagine appare sia positiva che negativa, creando l’effetto della tridimensionalità.
Al contrario della fotografia, in cui da un negativo si possono ricavare diverse stampe, ogni dagherrotipo è unico: se l’immagine sbiadisce, è perduta per sempre.Per realizzare una esposizione con un dagherrotipo ci volevano molti secondi ed il soggetto doveva rimanere immobile. Dato sia il costo che la novità, possedere un dagherrotipo colorato divenne rapidamente uno “status symbol“.
Boulervard du Temple
Calotipo di Fox Talbot
William Henry Fox Talbot brevettò la calotipia l’8 febbraio 1841. Il calotipo rispondeva più efficacemente alle richieste del momento, in quanto racchiudeva le caratteristiche dell’immagine “disegnata dalla luce”, con la richiesta della riproducibilità della stampa.
Lace, salted paper print, by William Henry Fox Talbot, early 1840s, Britain
Talbot aveva capito che poteva ottenere da un’immagine negativa un positivo ponendo il negativo a contatto di un foglio di carta sensibilizzato, esponendolo alla luce e ottenendo una nuova immagine “diritta”. In questo modo potevano ottenersi un numero illimitato di copie. Talbot cominciò già nel 1833 i primi esperimenti utilizzando dei fogli di carta cosparsi di nitrato d’argento avendo posto degli oggetti sulla carta in modo da ricavare delle impronte sui fogli stessi: i cosiddetti disegni fotogenici. Il passaggio fondamentale per la nascita del calotipo avvenne quando Talbot dedusse che un foglio di carta sensibilizzata con acido gallico e nitrato d’argento si esponeva, se umido, anche in una camera oscura.
Hippolyte Bayard: inventore della fotografia con il metodo della stampa positiva diretta
Hippolyte Bayard «Le Noyé (l’Annegato)». Autoritratto, 1840.
John Frederick William Herschel
La cianotipia, conosciuta in Inghilterra anche con il nome di sunprinting o blueprinting, nasce nella prima metà dell' 800 grazie all' astronomo e scienziato Sir John Herschel, il quale la brevetta come tecnica di riproduzione utile per realizzare più copie di appunti e diagrammi. Fu però la botanica e fotografa inglese Anna Atkins (1799-1871) ad avvalersene per creare quello che possiamo definire come il primo libro fotografico della storia.
https://www.horniman.ac.uk/story/celebrating-women-in-science-anna-atkins/
Sistemi
Sections like this help you create order
Lastra al collodio umido
Se al posto della carta resa lucida mediante paraffina usiamo una lastra di vetro, otteniamo un negativo di qualità molto elevata. La difficoltà da superare consiste nel far aderire stabilmente la soluzione d’argento al vetro, e all’inizio ci si riuscì utilizzando dell’albume d’uovo, che fungeva da aggrappante. L’inventore della fotografia all’albumina su vetro è Abel Niépce de Saint-Victor, nipote di Nicéphore, ed è datata 1848.
Dalla lastra al collodio secco alla pellicola
Le lastre al collodio secco vengono introdotte nel 1958, ma richiedevano un'esposizione più lunga rispetto a quelle a collodio umido. Si diffondono a partir dal 1871 grazie all'innovazione di Richard Maddox che le rende più pratiche: le lastre vengono infatti sensibilizzate con bromuro d’argento al posto del collodio, noto per renderle sensibili. Dal 1880 le foto alla gelatina al bromuro soppiantano definitivamente quelle al collodio. Le nuove lastre si possono preparare in anticipo e lo svi- luppo non deve essere eseguito imme- diatamente dopo lo scatto. I tempi di posa si riducono a 1/25 di secondo.
Da allora i miglioramenti riguardarono la sostituzione della lastra di vetro con un supporto flessibile, più leggero e in grado di consentire al fotografo di effettuare più scatti: la carta per un breve periodo, e dal 1888 la pellicola.
Apparecchi fotografici
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Reflex biottica - il fotografo inquadrava dall'alto - ciò che viene visto tramite il mirino equivale al risultato (non c'è il telemetro)
Kodak prima macchina fotografica 1888
La Leica 35 mm del 1925 - telemetro - ottica intercambiabile
Funzionamento Rolleirflex
La fotografia a colori dal 1930 migliora fino al 1942
Refelex a obiettivo singolo metà anni '30
Polaroid
Il flash ca. 1960 - ca. 1980 Inserita su un apparecchio fotografico, emette lampi di luce per un breve intervallo di tempo, in sincronia con il periodo di apertura dell'otturatore. utilizzato con apparecchi fotografici automatici e di uso amatoriale.
Prima macchina digitale 1975
Linguaggi della fotografia
Ritratto e Reportage
Il ritratto
Fin dagli albori del ritratto fotografico i fotografi si sono posti il problema di come esprimere in una singola immagine un presunto essere interiore. L’arte del ritratto prende origine dalle basi pittoriche, le quali fissavano il significato mediante codici e simboli.
C’era molta diffidenza verso il ritratto fotografico. Honoré de Balzac non volle farsi fotografare perché pensava che gli avrebbe portato via una parte del cervello. Hermann Melville fu dello stesso avviso. A volte, i primi ritrattisti, senza troppi scrupoli, utilizzavano questa paura per una serie di trucchi (far comparire la testa del marito in un ritratto di una vedova, ecc.) creando vere allegorie e creazioni posticce.
Se andiamo ad osservare le opere di Julia Margaret Cameron ritroveremo molti dei codici del periodo nel modo e nella scelta delle inquadrature; per esempio i soggetti maschili guardavano sempre verso la camera e l’inquadratura racchiude quasi esclusivamente la testa, escludendo quasi del tutto lo sfondo, ciò fa si che la testa diventi una presenza iconica simbolo di intelletto.
Dal lato tecnico il ritratto è una ripresa ravvicinata del soggetto, ma attenzione a non ridurlo solo a questo, è interessante notare come in un ritratto, più di ogni altro tipo di fotografia, siano molteplici le implicazioni semiotiche e simboliche che attirano la nostra attenzione. Un ritratto è sempre più del volto che rappresenta.
La carte de visite
La moda dei cosiddetti carte de visite (che tradurre in italiano come biglietti da visita non è corretto così come fototessera) iniziò grazie all'invenzione di André-Adolphe-Eugène Disdéri che riuscì ad impressione in una lastra ben 8 pose, abbassando i costi e facilitando la diffusione di queste piccole immagini nel corso degli anni '50 e '60 dell'Ottocento divenendo in fretta delle vere e proprie collezioni molto ambite, in special modo di personaggi dell'aristocrazia e del mondo dello spettacolo, della politica, della cultura di tutta Europa e di gran parte dell'America.
Già intorno al 1870, la moda delle cartes de visite comincia ad affievolirsi. Il pubblico sembra volere qualcosa di più importante e particolare, di più individuale. Non basta esigere uno “sguardo piacevole” come in genere dicevano i fotografi ai loro soggetti, prima di scattare. Bisogna creare delle pose più intriganti, un rapporto diverso tra il viso e il corpo. Perché è sul viso, sempre di più, che si combatte la “battaglia” dell’individualità.
Il procedimento ha il pregio di ridurre il costo dei singoli ritratti e, venduti a dozzine o addirittura a centinaia. I biglietti vengono offerti ai familiari, agli amici, inviati magari alle persone lontane e destinati a venire appesi al muro a o a completare gli album di famiglia. Oppure ci si può sempre procurare, presso il fotografo, i ritratti delle grandi personalità, dei politici o degli attori di turno.
Già nell’Ottocento, avere un ritratto realizzato da un grande fotografo equivale a rientrare in un circolo di pochi fortunati e privilegiati. Nessuno come Nadar, grande ritrattista, ha rappresentato il fotografo per eccellenza.
Lo studio di Nadar comincia a diventare un luogo sempre più frequentato e alla moda. Si dice che i signori che andavano al suo studio per farsi fare un ritratto, chiedessero ai cocchieri di portarli semplicemente in “rue saint-Nadar”. È nello studio che si creano le immagini ma anche dove ci si incontra, si dibattono i temi della giornata e della cronaca. È un ritrovo di intellettuali, spesso antigovernativi, di amici letterati e pittori; è il posto di incontro quasi come un caffè ma anche una impresa commerciale, piena di collaboratori.
Il tedesco August Sander realizza invece una antropologia questa volta incredibilmente volontaria, nel suo lungo e appassionato lavoro di ricognizione fotografica: I tedeschi del XX secolo testimonia la volontà di raccontare un popolo attraverso i suoi tanti volti.
La fotografia per documentare
Di origini inglesi, Fenton è considerato il primo fotoreporter di guerra. Documentò la guerra in Crimea. Siamo nel 1853. Il conflitto durato circa 3 anni fu combattuto fra l’impero russo e un’allean- za composta da Impero ottomano, Francia, Regno Unito e Regno di Sardegna. Fenton, che usava il procedimento del collodio umido, si procurò un carro coperto e lo allestì come camera oscura. Il suo scopo era fotografare i campi di battaglia. Anche se la maggior parte dei suoi negativi sono ritratti di ufficiali che lo assillavano affinchè lui li fotografasse.
Guerra di Secessione Americana
Mathew Brady è considerato uno dei padri del fotogiornalismo ed è conosciuto per aver documentato la Guerra Civile o Guerra di Secessione Americana (1861 - 1865). Lui e i suoi collaboratori hanno prodotto migliaia di foto tra campi di battaglia e ritratti di alcuni famosissimi personaggi dell’epoca. Tra cui Abraham Lincoln and Robert E. Lee. Da giovane Brady lavorava con il daguerrotipo e dipingeva ritratti in miniatura. Con l’inizio della Guerra Civile, Brady crea una squadra di foto-documentaristi pronti a immortalare la guerra. A sue spese organizzo una troupe pronta a seguire i soldati sul campo.
Prima Guerra Mondiale
Nel 1924 il tedesco, Ernst Friedrich, rivelò al mondo il vero volto della guerra, pubblicò una raccolta di fotografie terrificanti e commoventi che raccontavano cos’era successo davvero durante il Primo conflitto mondiale. All’interno del testo, la sezione “Il volto della guerra” comprende 24 primi piani di soldati con la faccia sfigurata da enormi ferite. Ogni fotografia è accompagnata da un’appassionata didascalia in quat- tro lingue e la malvagità dell’ideologia militare viene condannata e sbeffeggiata in ogni pagina.
Guerra Civile Spagnola
Vù - 1936 Fotografie di Hans Namuth, Gerda Taro, Robert Capa
Guerra Civile Spagnola
Fotografia di Robert Capa
I ritratti della resistenza rappresentano una quotidianità poco eroica. I fotografi erano spesso anche combattenti, sono poche le immagini di battaglie perché in quei momenti, il partigiano doveva combattere con le armi e non poteva fermarsi a fotografare.Luciano Giachetti è uno di questi fotografi partigiani.
Resistenza
La fotografia spontanea durante la resistenza aveva due tipologie:la registrazione di eventi e il ritratto. Il ritratto era per lo più di gruppo. Si legge l’affiatamento e solitamente è un gruppo di cui il fotografo fa parte.
Steve McCurry