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Storia dell'arte

Antonio Donato

Created on November 28, 2024

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Transcript

Da Guarini al Neoclassicismo e Goya

Storia dell'arte

Elaborato di Aiello jessica, Donato Antonio,Gallucci Celeste, Palermo Riccardo e Pisarro Demetra

Guarino guarini

Tra i protagonisti del rinnovamento culturale della città di Torino, troviamo Guarino Guarini (1624-1683), una tra le figure più interessanti e singolari del mondo barocco. SAN LORENZO Nel 1666 su richiesta di Carlo Emanuele II di Savoia, realizzò la chiesa di San Lorenzo, con il quale esaltò la composizione geometrica e matematica della scienza costruttiva. La pianta della chiesa ha una forma di base quadrata, su ogni lato si apre uno spazio andando a creare sei cappelle, che si aggiungono a quelle dell’ingresso e dell’altare. Fra una cappella e l’altra si apre una nicchia nera che contiene una statua bianca e nel tamburo troviamo dei pennacchi che sorreggono la cupola. Le cupole di Guarini sono ricche di suggestioni e mostrano uno spirito profondamente eclettico. LA CUPOLA DELLA SACRA SINDONE Fu costruita per volontà dei Savoia. La pianta della cappella della Sindone segue uno schema molto semplice. Nell’alzato, invece, l’architettura della cappella si rivela sorprendente: il volume cilindrico è articolato da un ordine di pilastri giganti uniti a due a due da tre grandi archi. Una cupola così ardita gli fu suggerita dagli studi dell’architettura gotica ispirandosi alle strutture spagnole moresche.

antonio canova

La corrente artistica del neoclassicismo si sviluppò tra la metà del XVIII secolo e l’inizio del XIX secolo (DAL 1750 al 1820). Questa corrente rappresenta una reazione allo sfarzo e all’eccessiva decorazione del Rococò, proponendo un ritorno all’ordine, alla chiarezza e alla semplicità dell’arte e della cultura dell’antichità classica greca e romana. Antonio Canova nacque nei pressi di Treviso e già da piccolo dimostrò un grande talento, infatti egli diventò il più grande esponente del Neoclassicismo italiano e l’ultimo grande artista di fama internazionale che l’Italia abbia avuto. Grazie a Canova la bellezza tornò a essere: ideale, universale, eterna. Le prime opere, ancora di gusto barocco, assicurarono all’artista un grande successo.

Nel 1781 creò il suo primo capolavoro neoclassico, dove il successo fu clamoroso. Teseo è seduto sul corpo del mostro, che a guardar bene tanto mostro non è, poiché ha la testa di toro e il corpo di un atleta. L’enorme clava che il vincitore tiene in mano testimonia che la lotta è stata brutale: ma questo è il punto,la brutalità non si nota. Teseo medita sul cadavere del Minotauro, sembra quasi che provi pietà per quell’essere che solo il destino aveva voluto crudele.

TESEO TRIONFANDO SUL MINOTAURO

Monumento funebre a clemente xiv

Nel 1781 Canova ottiene la sua prima grande commissione romana: il monumento funebre a papa Clemente XIV nella basilica dei Santi Apostoli. La scelta suscitò critiche perché si affidava un incarico così prestigioso a un artista giovane, straniero e ancora agli inizi. L’opera è costruita con un impianto molto razionale e neoclassico: una base architettonica a volumi semplici culmina in una sorta di edicola con apertura centrale che, riprendendo il linguaggio scenografico berniniano, allude simbolicamente al passaggio alla morte. Ai lati dell’ingresso si trovano le due figure allegoriche: la Temperanza, appoggiata con compostezza, e la Mansuetudine, più dolente, che piange il papa. In alto, su un gradino superiore, è collocata la statua del pontefice, rappresentato mentre benedice con il braccio non completamente disteso: un gesto misurato che vuole mettere in risalto il carattere mite e moderato di Clemente XIV.

Monumento funebre a clemente xIII

Nel 1783-84 Canova riceve l’incarico per il monumento funebre a papa Clemente XIII (basilica di San Pietro). Rispetto al monumento per Clemente XIV la composizione è più solenne e più saldamente neoclassica: la struttura è impostata su un forte asse centrale con il pontefice inginocchiato in preghiera sopra i gradini, davanti al sarcofago. Ai lati Canova colloca due figure allegoriche: la Religione, che regge la croce, e la Fortezza (o un’allegoria affine), seduta, più massiva. Alla base, i due leoni addormentati richiamano la vigilanza e la forza contenuta, non tanto la “forza spirituale del papa”, quanto la dignità e la maestà del monumento. Canova si distacca dal linguaggio berniniano soprattutto nel trattamento del tema della morte: al posto di rappresentare il genio della morte con uno scheletro, esso viene idealizzato seconodo lo spirito neoclassico di riprendere i canoni di bellezza classici.

Monumento funebre a maria cristina d'austria

Nel 1798 Antonio Canova riceve dal duca Alberto di Sassonia-Teschen l’incarico di realizzare il monumento funebre per la moglie, l’arciduchessa Maria Cristina d’Austria. L’opera viene progettata a Roma ed è collocata poi nella chiesa degli Agostiniani a Vienna (Augustinerkirche). Il monumento è uno dei capolavori del suo linguaggio neoclassico: è costruito come una grande piramide funeraria con una porta aperta e oscura, verso la quale avanza un corteo funebre. In alto, sopra l’ingresso, c’è il medaglione con il ritratto di Maria Cristina, sorretto da due figure alate, un putto e la felicità, racchiuso da un serpente che si mangia la coda: Oroburo, simbolo della vita eterna . Davanti alla piramide troviamo un corteo, collegato all'interno del monumento da un drappo, raffigurante: la pietà accompagnata da due ancelle e dietro un vecchio cieco aiutato dalla beneficienza . Sul lato destro, seduto, troviamo il leone, simbolo di forza e dignità, accanto troviamo Thatanos, ovvero la personificazione della morte per i Greci. L’assenza quasi totale di simboli cristiani e la scelta di un linguaggio “antico” fanno pensare che Canova volesse proporre una riflessione laica e universale sulla morte. Per questo monumento gli studiosi danno due letture: o come cerimonia funebre antica oppure come allegoria del cammino della vita umana che inevitabilmente conduce alla morte.

Antonio Canova e l'antico

Amore e pSiche

La venere italica

Canova raffigura una scena in particolare del mito, raccontato da Lucio Apuleio, della relazione tra Amore, figlio di Afrodite, e Psiche. Le figure sono rappresentate nell'attimo prima di baciarsi in una maniera tale da fermare l'azione in un attimo eternamente sospeso, come si può intuire dalla posizione parallela delle labbra e degli occhi. Inoltre i corpi delle due figure si intersecano formando una X. Il desiderio di baciarsi è dato dalla mano di Amore che sfiora il seno di Psiche. I corpi sono quelli di due adolescenti idealizzati per rispondere ad un principio di bellezza spirituale.

Nel 1804 Canova, sotto ordine del re d'Etruria Ludovico I di Borbone, di realizzare una copia dell'Afrodite Medici, eseguì un'opera completamente originale. La figura è rappresentata in una posizione pudica, infatti si copre il corpo con un lungo panno. Canova cercò di far trasparire in quest'opera le sue intime sensazioni. Infatti la Venere Italica fu apprezzata da molti intellettuali, tra cui Ugo Foscolo che la definì come più bella dell'originale.

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Canova ritrattista

Nel 1802, su richiesta della famiglia Bonaparte, Canova si trasferì a Parigi per raffigurare Napoleone e altri membri della famiglia.A questo periodo, durato dal 1802 a circa il 1810, risalgono dunque il busto dell'imperatore, la colossale statua ritraente quest'ultimo nelle veci di Marte pacificatore, la raffigurazione di Paolina Borghese nelle veci della Venere vincitrice e, infine, la raffigurazione della madre di Napoleone, Letizia Ramolino, nelle veci di Agrippina. La prima opera, ovvero il busto di Napoleone, è stata scolpita da Canova sul modello del saggio antico, in virtù del fatto che, secondo le testimonianze dell'epoca, tra le quali il pittore David, la fisionomia di Napoleone ispirava un senso di purezza e bellezza antica. Per quanto riguarda la seconda statua, alta quasi quattro metri, Napoleone è ritratto sul modello di Marte pacificatore, nudo e con in mano un globo alla cui sommità è posta la Vittoria. La statua venne accolta da Napoleone, per la sua nudità, con imbarazzo e fu quindi ordinato che fosse coperta da un telo. Non era casuale la scelta di ritrarre l'imperatore nudo, essendo, per Canova, la nudità un mezzo per elevare la figura rappresentata scardinandola dal solo tempo presente e, quindi, eternandola. Per questa funzione che Canova intendeva raggiungere, anche nella scultura ritraente Paolina Bonaparte, nelle sembianze della dea della bellezza e dell'amore carnale Venere vincitrice, il soggetto rappresentato è nudo. La Paolina-Venere è, quindi, rappresentata nuda, con nella mano sinistra il pomo donatole da Paride per proclamarla la più bella delle dee, e distesa su un divano munito di un rialzamento che le consente di poggiare il busto e il braccio destro. Non è qui solo la nudità a svolgere la funzione di sublimare ed eternare, ma anche il realismo con il quale sono rappresentati gli oggetti con cui Paolina interagisce. Il rapporto tra il realismo dell'ambiente circostante e la figura idealizzata di Paolina consente di creare un distacco tra questa e il mondo circostante, sublimandola.

Jacques-lOuis david

Jacques-Louis David nasce a Parigi nel 1748, in una famiglia borghese e benestante. Fin dai primi anni mostra un'affinità e interesse per il disegno, divenendo prima allievo del pittore Joseph-Marie Vien e, poi, entrando nella École Royale des Élèves Protégés. Rappresenta una svolta nella sua vita l'ottenimento del Prix de Rome, una sorta di borsa di studio che gli dà la possibilità di andare a studiare a Roma. È lì che abbandona le influenze derivanti dal periodo rococò per adottare uno stile classicista. Tra gli artisti che lo hanno più impressionato figura Caravaggio. Tornato a Parigi, si ambienta nel nuovo contesto neoclassicista diffusosi tra gli artisti e si pone come fine quello di, attraverso la pittura, esaltare la virtù. Così, facendo uso di un'ampia conoscenza archeologica per curare le ambientazioni dei suoi dipinti, David comincia a produrre opere ambientate nella Roma e nella Grecia antica incentrate sulla caducità della fortuna uman, il perseguimento del bene pubblico anziché quello personale e l'esaltazione di personaggi storici eccezionali e virtuosi, ritratti con grande dignità. A seguito della Repubblica Francese, David ha modo di svolgere ruoli politici importanti: prima membro dell'assemblea costituente, poi portavoce del governo rivoluzionario per le questioni relative all'arte. In virtù di ciò, le opere di David sono considerate icone emblematiche del periodo rivoluzionario. Muore nel 1825.

Giuramento degli orazi

Tra le prime opere di David figura il celebre "Giuramento degli Orazi", di cui la realizzazione era stata pensata dal pittore fin dal suo ritorno a Parigi nel 1781. Dopo quattro anni, nel 1785, e dopo lo studio dell'episodio narrato da Livio e Corneille, un altro viaggio a Roma per trovare la giusta ispirazione e la conseguente decisione di rappresentare il momento del giuramento dei tre Orazi di lottare per la patria; il dipinto viene realizzato ed esposto nel Salon, la più importante esposizione d'arte parigina, ottenendo il successo sperato. Il dipinto è ambientato in un atrio simile a un nudo palcoscenico, dal pavimento diviso tra fasce marmoree e grandi riquadri di laterizi disposti a spina di pesce, dal fondale articolato da un portico di colonne tuscaniche sormontate da tre archi che dividono l'opera in tre parti, e da tre gruppi di personaggi, disposti ognuno davanti a un portico sostenendo la tripartizione suddetta: a sinistra gli Orazi con le braccia tese, al centro il padre che invoca il giuramento tenendo verso l'alto una spada, e al centro un gruppo di donne piangenti, individuabili nella madre e la sorella degli Orazzi, e la moglie del maggiore degli Orazi, una Curiazia. Caratteristica dell'opera è la semplicità priva di virtuosismi riconducibili al rococò. Le figure in primo piano sono disposte in posizioni ferme, con un contorno attentamente delineato e dei colori sobri che consentono un'immediata visibilità ed esaltazione. Ogni elemento dell'opera converge prospetticamente verso il pugno chiuso del padre degli Orazi, su cui si fonda l'intero giuramento. Si nota un contrasto tra le figure maschili e le figure femminile del dipinto, essendo le prime rappresentate ferme, decise e vigorose, mentre queste ultime sono rappresentate languide, abbandonate alla disperazione. Il contrasto serve a veicolare il messaggio etico del dipinto, ovvero che esistono valori più importanti di altri a cui bisogna sottomettersi nonostante tutto, anche, nel caso del dipinto, quando si tratta di perdere i propri cari in battaglia. Nonostante il dipinto sia stato prodotto ed esposto qualche anno prima della rivoluzione francese e sia stato commissionato dal re di Francia, è stato con l'instaurazione della Repubblica che è divenuto emblema dell'importanza di vivere e morire per la patria.

La morte di marat

Il dipinto del 1793, oggi conservato a Bruxelles, celebra la memoria di Marat, uno dei più grandi eroi della rivoluzione francese, assassinato proprio quell’anno da un’aristocratica per via del suo impavido attivismo. Il dipinto mostra il cadavere dell’uomo subito dopo la morte, non vediamo infatti la faccia dell’assassina. Marat nella mano sinistra tiene ancora la lettera di presentazione della donna e nella mano destra la penna con cui scriveva. L’espressione sul volto risulta distesa e controllata proprio come nella statuaria classica. A terra troviamo l’arma del delitto e una semplice cassetta in legno grezzo che è adattata come piano di appoggio, poiché l’esponente rivoluzionario aveva scelto di vivere in povertà. Inoltre, il braccio destro abbandonato di Marat ci ricorda in qualche modo lo schema iconografico del braccio del Cristo morto.

David napoleonico

Dopo il periodo rivoluzionario, David divenne il pittore ufficiale di Napoleone. Egli vedeva in Napoleone un vero e proprio idolo, infatti ebbe fede prima nella rivoluzione poi nell’impero, legando il suo destino a quello di Bonaparte. A differenza delle critiche ricevute da molti storici, il suo non fu opportunismo politico ma una vera e propria ammirazione nei confronti di Napoleone. BONAPARTE AL SAN BERNARDO Ritratto nel 1801, presenta il giovane Napoleone mentre valica il passo del Gran San Bernardo. Con il braccio teso verso l’orizzonte e l’ampio mantello gonfiato dal vento, egli incarna l’immagine di un eroe romantico, impaziente, teso e fremente come il suo destriero. Incidendo inoltre in primo piano sulle rocce il suo nome insieme a quello di Annibale e Carlo Magno, Napoleone viene paragonato ai più grandi condottieri della storia. L'INCORONAZIONE DI NAPOLEONE E GIUSEPPINA La composizione con quasi 10 m di base raffigura fedelmente i tanti invitati alla cerimonia dell’incoronazione di Napoleone. Possiamo subito notare che i colori della tavolozza sono sempre più caldi, questo sta ad indicare la sfarzosità dell’evento. David con questo dipinto vuole celebrare la gloria di un imperatore quasi sacralizzato. MARTE DISARMATO DA VENERE E LE GRAZIE Dopo la caduta di Napoleone David iniziò a dipingere soggetti mitologici, concentrandosi sul tema della bellezza ideale e sulla rappresentazione della perfezione fisica. In questo dipinto Marte e Venere sono sdraiati sopra un letto mentre la dea dell’amore porge a Marte una corona di fiori, il Dio della guerra a questo punto consegna le sue armi alle Grazie.

Jean-Auguste-Dominique Ingres

L’odalisca

la bagnante di Valpinçon

Dipinta nel 1814, la grande odalisca rappresenta una donna di un harem con i capelli raccolti in un turbante e sensualmente adagiata sui morbidi tessuti di un letto. La figura è appena contenuta nel perimetro della tela che ne tocca la testa, il gomito e il piede, la donna inoltre si allunga per tutta la diagonale del rettangolo. I critici accusarono più volte Ingres di aver abbandonato la strada già segnata da David per adottare una pittura priva di volume e di profondità, caratterizzata da una stesura cromatica debole e piatta e da una sostanziale mancanza di naturalismo. Insomma, Ingres fu considerato come una sorta di ribelle dai neoclassicisti più ortodossi. Egli però rispose ai critici affermando che l’arte doveva essere solo bellezza e doveva insegnare solo la bellezza.

Allievo prediletto di David, fu il più grande pittore del neoclassicismo dopo il suo maestro. Durante il primo soggiorno romano trovò un modello insuperato nella pittura di Raffaello e dei manieristi italiani esprimendosi in opere di grande equilibrio compositivo come la bagnante di Valpinçon. Il dipinto mostra una donna seduta mentre si appresta a calarsi in una vasca, ben poco è rappresentato dello spazio intorno: da un tondino a bocca di leone sgorga uno zampillo d’acqua e la luce fredda riflette la vasca piena che si intravede dietro la tenda. La donna è vista di spalle ferma, sospesa ma non bloccata sembra quasi consapevole che gli occhi dello spettatore stanno scorrendo sulla sua schiena.

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ARCHITETTURA NEOCLASSICA IN FRANCIA E ITALIA

IN ITALIA

IN FRANCIA

In Italia, in particolare a Milano, l'architetto Giuseppe Piermarini realizzò il. "Teatro alla Scala", tra il 1776 e il 1778, che si contraddistingue tutto oggi per i suoi servizi e il suo emiciclo della sala ferro di cavallo, con molteplici palchi sovrapposti. La facciata è costituita da tre corpi progressivamente sporgenti, ed è ornata da coppie di semicolonne e di lesene. Invece, l'avancorpo centrale era destinato all'arrivo e alla partenza delle carrozze. Ci furono molti progetti urbanistici, a cura di Giovanni Antonio Antolini, che progettò anche il "Foro Bonaparte", che prometteva una struttura rivoluzionaria e molto curata, ma che non fu mai realizzata per colpa del costo insormontabile necessario. A Napoli, invece, il progetto era di farla diventare una città moderna; questo risultò in tanti progetti urbanistici, come eleganti case borghesi e il collegamento tra il "Palazzo Reale" e la "Reggia di Capodimonte", ma anche la famosa "Piazza del Plebiscito", progettata da Leopoldo Laperuta, una delle più scenografiche piazze d'Italia. La piazza è caratterizzata da un enorme emiciclo dorico in pietra lavica e marmo, con una facciata centrale della basilica di San Francesco di Paola, ornata da due statue equestri di bronzo di Antonio Canova.

In Francia, in particolare a Parigi, l'obiettivo era celebrare la nuova grandezza imperiale. Ciò avvenne grazie ai progetti della "Chiesa della Madeleine", che fu ricostruita con la forma di un tempio classico, per onorare i soldati della grande armata. Fu progettato "L'Arc du carrousel", dedicato all'imperatore e realizzato da Charles Percier e Pierre-François Fontaine; il progetto consisteva in un arco di trionfo con delle statue di bronzo abbigliate modernamente e dei marmi policromi.

Francesco goya

La famiglia di Carlo IV

Francisco Goya fu un pittore e incisore spagnolo molto importante nel periodo del primo Romanticismo. La sua carriera culmina nel ruolo di pittore da camera, per la corte di Carlo IV, come ritrattista. Il ritratto più celebre è sicuramente "La famiglia di Carlo IV", realizzato tra il 1800 e il 1801; in quest'opera Goya dimostra il suo talento eccellente, non solo nell'abilità della distribuzione dei colori, ma anche e soprattutto nel giudizio dei personaggi, che denota un'incredibile osservazione e introspezione dell'autore.Difatti, tutta la famiglia reale è ritratta in modo da mettere in risalto le parti negative; fanno eccezione soltanto i figli piccoli del re e la giovane coppia che sono ritratti al meglio e che regalano un tocco di dolcezza ed innocenza a un ritratto altrimenti molto cupo.

Francesco goya

Nel 1792 l'artista diventa sordo a causa di una grave malattia. Ciò ebbe delle ripercussioni importanti sul suo carattere e sulla sua visione dell'arte; infatti, cominciò a manifestare un'assoluta indipendenza e il desiderio che tutti gli artisti potessero manifestare il proprio genio individuale. Lo esprime con la frase "Non ci sono regole nella pittura", scritta in una nota sulla riforma dell'insegnamento. Questo lo porterà a realizzare una raccolta di 80 incisioni, dette "Capricci", che fungevano da denuncia dei vizi e delle tare sociali. Queste opere sono caratterizzate da un violento espressionismo; la più importante è "Il sonno della ragione genera mostri", un'opera che rappresenta i pericoli dovuti alla cessione agli impulsi irrazionali dell'essere umano ed era un riflesso del mondo in quel periodo.

Segue poi un periodo di assoluto rifiuto dei canoni classici, che risulta in 83 incisioni, dette "I disastri di guerra", che denunciano le contraddizioni terribili del contemporaneo con una grande passione romantica. La sua carriera termina con le 14 "Pitture nere", affrescate sulle pareti della "Quinta del sordo", che rappresentano figure mitologiche mostruose che si lasciano andare alla follia per via della devozione ai sabba. Tra queste emerge "Saturno", che rappresenta l'omonimo protagonista mentre divora uno dei suoi figli per paura di essere usurpato.

TESEO TRIONFANDO SUL MINOTAURO

LA FUCILAZIONE

Una delle opere più importanti della raccolta dei "Disastri della guerra" è "La fucilazione" o "3 maggio 1808: fucilazione alla montagna del principe Pio", realizzata nel 1814; essa rappresenta alcuni patrioti madrileni in procinto di essere giustiziati da un plotone di esecuzione, che appare rigido e meccanico. Il punto centrale è occupato da un condannato in ginocchio che spalanca le braccia, dimostrando così una vasta gamma di emozioni che Goya riesce a catturare perfettamente. Quest'uomo non è altro che un antieroe, una persona che non ha scelto di essere lì ma che è costretta a subire le conseguenze di un'accusa inventata. Attorno a lui si scorge una fila di persone che procedono mano a mano verso l'esecuzione e un cadavere a terra colpito ripetutamente, e un monaco che dedica le ultime preghiere al defunto.