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Presentazione Storica
Alessandra Dagostino
Created on November 26, 2024
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Transcript
ORAZIO
LAVORO A CURA DI DAGOSTINO ALESSANDRAGIANNELLA GLORIA PIAPREZIOSO CARMELA
Start
Indice argormenti
4. Analisi delle opere di Orazio
1. Analisi biografica di Virgilio
5. Confronto tra i due autori
2. Analisi biografica di Orazio
3. Tema dell'amore in Virgilio e in Orazio
6. Attualizzazione dei temi trattati
VIRGILIO
Publio Virgilio Marone nacque il 15 ottobre del 70 a.C. ad Andes. Suo padre era un piccolo proprietario terriero, il quale poi migliorò la sua condizione dedicandosi all'apicoltura; per questo Virgilio dedica un'ampia sezione delle sue GEORGICHE all'allevamento delle api. Il padre lo fece studiare a Cremona. Da Cremona si trasferì a perfezionare gli studi a Milano, quindi si recò a Roma. Seguì le lezioni del famoso maestro Epidio e presso il poeta Partenio di Nicea. Un evento fondamentale della vita di Virgilio fu l'incontro con l'epicureismo, dal quale fu particolarmente affascinato. Al termine della guerra civile, nel 41 a.C., una parte delle terre dell'Italia settentrionale fu assegnata ai veterani di Ottaviano. Grazie alle sue amicizie in particolare con Asinio Pollione, Virgilio poté recuperare i terreni confiscati. L'attività poetica rese ricco Virgilio in particolare grazie ai donativi di Mecenate, tanto che arrivò a possedere una casa a Roma e un villa a Napoli. Virgilio morì il 21 settembre del 19 a.C sulla via del ritorno dalla Grecia, a Brindisi.
CHI É ORAZIO?
Orazio è considerato uno dei maggiori poeti dell’età antica. Dotato di un’ironia inusuale, viene ancora oggi riconosciuto come un maestro di eleganza stilistica, capace di affrontare le questioni sociali e politiche del suo tempo da amante dei piaceri della vita. Orazio cercava risposte ai grandi temi esistenziali, e la morte per lui sarà sempre percepita come angosciante e immanente.
BIOGRAFIA DI ORAZIO
Orazio, poeta lirico e scrittore satirico dell'antica Roma, nasce l'8 dicembre del 65 a.C. a Venosa; è un seguace di Epicuro: «un porcellino del gregge di Epicuro» si definisce ironicamente. Orazio si trasferisce a Roma per seguire il padre che aveva scelto di diventare un esattore delle aste pubbliche. Orazio cresce in condizioni economiche agiate avendo anche la possibilità di studiare. All'età di 20 anni, Orazio va ad Atene, in cui studia la filosofia e la lingua greca. Ritornato a Roma, Orazio si arruola, in seguito alla morte di Cesare, nell'esercito di Bruto dopo l'esplosione della guerra civile. Simpatizza con Bruto e Cassio. I valori di Orazio sono: l'αὐτάρκεια ("autosufficienza del saggio") e la μετριότης ("la virtù del giusto mezzo").
LE EPISTOLE
COMPOSIZIONE
TEMATICHE
CONTENUTO
CONCLUSIONE
ARS POETICA
INTRODUZIONE
RICERCA DELLO STILE
TECNICA
FORMA
EPODI
Sono 17 componimenti composti con uno stile vario, scritti tra il 41 e il 30 a.C. e pubblicati nel 30 a.C. Si tratta di una delle prime opere di Orazio, il quale si ispira ad Ipponatte e Archiloco (giambografi greci, cioé scrittori di giambo, verso composto da una sillaba lunga e una breve). Si erano entrambi distinti in questo genere per la loro vis polemica. Un altro modello che segue é Callimaco, a cui si ispira per la varietas e l'ideale di una poesia raffinata ed elegante. Pur essendo di spirito piú aspro rispetto ai sermones (cioè alle satire), gli Epodi non raggiungono l'aggressivitá dei modellli greci. Gli argomenti degli Epodi sono molto vari, tanto da comprendere anche la critica alle guerre civili.
SATIRE
VALORI E STILE
È un'opera in 2 libri, composti tra il 35-33 a.C., e scritta in esametri. Orazio non segue la polimetria come i suoi predecessori, ma perfeziona l'esametro.
MODELLI GRECI E ROMANI
FILOSOFIA STOICO-CINICA ED EPICUREA
TEMI
LE ODI
Dal 23 a.C. al 13 a.C: una lunga fase compositiva
I MODELLI
LE TECNICHE COMPOSITIVE
I TEMI
CONCEZIONE DELL'AMORE IN VIRGILIO
ENEIDE
Il III libro è interamente dedicato alla grande storia d'amore e di morte di Didone. La regina fenicia si unisce ad Enea, abbandonandosi a una folle passione che si trasforma in odio e in rancore disperato quando l'eroe, sollecitato dagli dei, riprende il viaggio verso l'Italia: dopo aver maledetto Enea e la sua stirpe, Didone si toglie la vita. Nel VI libro è narrata la discesa di Enea negli inferi. Nella sede dei morti suicidi per amore egli incontra Didone, che oppone alle sue parole un ostinato e ostile silenzio. la regina cartaginese viene raffigurata secondo il codice della poesia erotica, l'eroe troiano invece ubbidisce al codice epico. Il presupposto concettuale dell’episodio di Didone è costituito dalla nozione negativa che Virgilio ha dell'amore. L'irrompere dell'amore porta a una distruzione di quella che è la figura di Didone, abbandonando ogni dignità, disinteressandosi dei propri compiti.
BUCOLICHE
L’amore è al tempo stesso elevato e dolente, un tema che incarna il dualismo tra gioia e sofferenza. Virgilio riesce a combinare il pathos personale con una riflessione più ampia sul destino umano e sull’armonia con la natura, rendendo l’amore non solo un’esperienza individuale, ma anche una forza che trascende l’individuo per inserirsi nell’ordine universale.
GEORGICHE
Virgilio presenta l'amore non solo come un sentimento umano, ma anche come una forza che permea tutta la natura, regolando le leggi della vita e del destino. Sebbene quest'opera sia rincipalmente agricola, l'amore emerge come un tema che travalca i confini del mondo umanoe diventa un principio naturale universale.
CONCEZIONE DELL'AMORE DI ORAZIO
La concezione dell’amore in Orazio è raffinata e moderata, influenzata dalla filosofia epicurea e dal carpe diem. Egli celebra l’amore come piacere fugace e leggero, un gioco da vivere nel presente senza ossessioni o legami opprimenti.L’amore, per Orazio, è parte della vita sociale e mondana, legato a feste e momenti di gioia. Tuttavia, si accompagna anche a una riflessione sulla caducità della vita, con un atteggiamento malinconico verso la bellezza destinata a svanire. Il suo ideale è un amore equilibrato: appagante, ma consapevole della sua natura effimera. L'amore oraziano si distingue per il suo equilibrio tra il piacere sensuale e una visione filosofica serena. Non c'è spazio per l'eccesso o la sofferenza passionale, ma piuttosto per un godimento moderato, consapevole della natura effimera della vita. La sua poesia, con il suo tono raffinato e misurato, riflette un ideale di amore che celebra il presente senza dimenticare la saggezza.
DIDONE CONFIDA ALLA SORELLA L’AMORE PER ENEA
Ma ormai la regina piagata da un grave affanno alimenta la ferita nelle vene ed è consumata da un fuoco nascosto. Le torna spesso in mente il grande valore dell’eroe e il grande onore della sua famiglia; le restano impressi nel petto il volto e le parole e l’affanno non concede alle membra il placido sonno. L’Aurora seguente illuminava le terre con la luce di Febo e aveva allontanato dal cielo l’umida ombra, quando Didone fuori di sé così parlò alla sorella concorde. «“Anna, sorella mia, che sogni mi atterriscono rendendomi inquieta! Che ospite straordinario è questo che è giunto in casa nostra, quale si presenta nell’aspetto, che animo forte e che spalle! Credo senza dubbio, e non è una convinzione vana, che sia figlio di dèi. La paura rende manifesti gli animi. Ahimè! Da quali fati quello è stato sospinto! Quali guerre affrontate cantava!”»
At regina gravi iamdudum saucia cura volnus alit venis et caeco carpitur igni. Multa viri virtus animo multusque recursat gentis honos; haerent infixi pectore voltus verbaque nec placidam membris dat cura quietem. Postera Phoebea lustrabat lampade terras umentemque Aurora polo dimoverat umbram, cum sic unanimam adloquitur male sana sororem: «Anna soror, quae me suspensam insomnia terrent! Quis novos hic nostris successit sedibus hospes, quem sese ore ferens, quam forti pectore et armis! Credo equidem, nec vana fides, genus esse deorum. Degeneres animos timor arguit. Heu, quibus ille iactatus fatis! Quae bella exhausta canebat!»
DIDONE CONFIDA ALLA SORELLA L’AMORE PER ENEA
ANALISI DEL TESTO
PARADIGMI
I MODELLI LETTERARI
COSTRUZIONE
ROMA E CARTAGINE
TRADUZIONE
LA MUTEVOLE PIRRA
Quis multa gracilis te puer in rosa perfusus liquidis urget odoribus grato, Pyrrha, sub antro? cui flavam religas comam, simplex munditiis? Heu quotiens fidem mutatosque deos flebit et aspera nigris aequora ventis emirabatur insolens, qui nunc te fruitur credulus aurea, qui semper vacuam, semper amabilem sperat, nescius aurae fallacis. Miseri, quibus intemptata nites. Me tabula sacer votiva paries indicat uvida suspendisse potenti vestimenta maris deo.
Quale giovane agile ti chiama tra molte rose e puri aromi, Pirra, nella grotta felice? Per chi annodi la chioma bionda in eleganza pura? E molte volte piangerà l'inganno e la grazia perduta degli dei, contemplerà incredulo, inesperto, l'acqua inasprita sotto il vento nero: ora egli ha fede, gode del tuo oro, e pensa che tu sia la sua di sempre, sempre degna d'amore. Il vento muta. Infelice chi vede la tua luce e non ti sa. L'ex voto alla parete del tempio dice come io appesi le mie vesti umidedi naufragio al Dio del mare.
DIDONE SI RIVOLGE AD ENEA IN PROCINTO DI ABBANDONARLA
Ma la regina presentí - chi ingannerebbe un' amante? - e colse per prima le trame e le mosse future, già temendo perché troppo sicura. La stessa empia Fama! riporta alla furente che armavano la flotta, pronti a partire. Infuria smarrita nell'animo e ardente delira per tutta la città, come una Tiade eccitata al destarsi dei riti, quando udito Bacco la stimolano le orge triennali e la richiama con grida il notturno Citerone. Infine si rivolge per prima ad Enea con queste parole: «Speravi, o perfido, di poter dissimulare una tale infamia, e di allontanarti senza parole dalla mia terra? Non ti trattiene il nostro amore e la mano che un giorno mi desti, e Didone ostinata a morire amaramente? Sotto le stelle invernali prepari la flotta, e ti appresti a prendere il largo in mezzo agli aquiloni, o spietato? Se tu non cercassi terre straniere e ignote dimore, e sopravvivesse l'antica Troia, andresti a Troia con le navi sul mare tempestoso?
At regina dolos - quis fallere possit amantem? -praesensit, motusque excepit prima futuros, omnia tuta timens. Eadem impia Fama furenti detulit armari classem cursumque parari Saevit inops animi, totamque incensa per urbem bacchatur, qualis commotis excita sacris Thyias, ubi audito stimulant trieterica Baccho orgia, nocturnusque vocat clamore Cithaeron. Tandem his Aenean compellat vocibus ultro: «Dissimulare etiam sperasti, perfide, tantum posse nefas, tacitusque mea decedere terra? Nec te! noster amor, nec te data dextera quondam, nec moritura tenet crudeli funere Dido? Quin etiam hiberno moliris sidere classem, et medis properas aquilonibus ire per altum, crudelis? Quid, si non arva aliena domosque ignotas peteres, sed Troia antiqua maneret, Troia per undosum peteretur classibus aequor?
DIDONE SI RIVOLGE A ENEA IN PROCINTO DI ABBANDONARLA
ANALISI DEL TESTO
Due modi diversi di vivere l'amore Dopo aver lungamente esitato, Didone, sostenuta e incoraggiata anche dalla sorella Anna, ha ceduto alla folle passione per Enea, pur consapevole del fatto che un diverso destino attende l'eroe nel Lazio. Anche per Enea l'amore per Didone è una follia, ma una follia temporanea e, per così dire, rimediabile; a differenza di lei, infatti, l'eroe, benché sia addolorato quando Mercurio lo rimprovera aspramente e gli ingiunge di riprendere il viaggio, riesce a mantenere il controllo di sé e, fedele ai doveri imposti dalla sua missione, si prepara alla partenza. L'epos rivendica qui i suoi diritti, anche contro le ragioni "tragiche" e femminili di cui Didone è portatrice e che agli occhi della nostra sensibilità sembrano conferire al suo personaggio una statura e uno spessore incommensurabilmente maggiori di quelli di Enea: la verità è che Virgilio pone Enea e Didone su due differenti piani di realtà e rende l'uno e l'altra portatori di ragioni diverse, ugualmente legittime, ma inconciliabili.
PARADIGMI
COSTRUZIONE
DIDONE SI RIVOLGE A ENEA IN PROCINTO DI ABBANDONARLA
ANALISI DEL TESTO
Due modi diversi di vivere l'amore Dopo aver lungamente esitato, Didone, sostenuta e incoraggiata anche dalla sorella Anna, ha ceduto alla folle passione per Enea, pur consapevole del fatto che un diverso destino attende l'eroe nel Lazio. Anche per Enea l'amore per Didone è una follia, ma una follia temporanea e, per così dire, rimediabile; a differenza di lei, infatti, l'eroe, benché sia addolorato quando Mercurio lo rimprovera aspramente e gli ingiunge di riprendere il viaggio, riesce a mantenere il controllo di sé e, fedele ai doveri imposti dalla sua missione, si prepara alla partenza. L'epos rivendica qui i suoi diritti, anche contro le ragioni "tragiche" e femminili di cui Didone è portatrice e che agli occhi della nostra sensibilità sembrano conferire al suo personaggio una statura e uno spessore incommensurabilmente maggiori di quelli di Enea: la verità è che Virgilio pone Enea e Didone su due differenti piani di realtà e rende l'uno e l'altra portatori di ragioni diverse, ugualmente legittime, ma inconciliabili.
PARADIGMI
COSTRUZIONE
25 novembre: giornata della violenza sulle donne
La violenza sulle donne è una violazione grave dei diritti umani, che si manifesta in diverse forme, tra cui fisica, psicologica, sessuale, economica e verbale. È una problematica globale che colpisce donne di tutte le età, origini, e condizioni sociali. La violenza contro le donne è spesso radicata in disuguaglianze di genere e nelle dinamiche di potere diseguali che perpetuano la discriminazione. Le forme più comuni di violenza includono:
- Violenza fisica: abusi fisici come botte, schiaffi, e altre aggressioni violente.
- Violenza psicologica: intimidazioni, minacce, isolamento sociale, e manipolazione mentale.
- Violenza sessuale: stupri, molestie sessuali, e altre forme di abuso sessuale non consensuale.
- Violenza economica: controllo delle risorse finanziarie, impedire alle donne di lavorare o di avere accesso a denaro.
- Stalking e molestie: comportamenti ossessivi che mirano a controllare o intimidire la donna.
Le conseguenze della violenza sulle donne sono devastanti, non solo per la vittima diretta, ma anche per le sue famiglie e per la società nel suo complesso. In molti casi, la violenza può portare a traumi psicologici, danni fisici permanenti e, nei casi più estremi, alla morte. La violenza può anche impedire alle donne di partecipare pienamente alla vita sociale, economica e politica. È essenziale che vengano attuate politiche pubbliche efficaci, che includano prevenzione, sostegno alle vittime e punizione severa per gli aggressori. Anche la sensibilizzazione e l'educazione alla parità di genere sono fondamentali per prevenire la violenza e cambiare le mentalità e le culture che la perpetuano. Organizzazioni internazionali come le Nazioni Unite e molte ONG lavorano per combattere la violenza sulle donne, promuovendo leggi, risorse di supporto, e iniziative per sensibilizzare la società.
GIULIA TRAMONTANO: UN URLO DI GIUSTIZIA
Il caso di Giulia Tramontano, uccisa brutalmente dal suo compagno mentre era incinta nel maggio 2023, evidenzia la tragica realtà della violenza sulle donne. Nonostante avesse denunciato le aggressioni, Giulia non è riuscita a scappare dal suo carnefice, segno di quanto sia difficile per le vittime liberarsi da relazioni violente. Questo femminicidio dimostra l’urgenza di rafforzare le politiche di protezione e supporto per le donne in pericolo. La violenza di genere è radicata in una cultura patriarcale che spesso minimizza gli abusi. È fondamentale che le istituzioni adottino misure più efficaci e che la società, attraverso l’educazione, promuova la parità di genere. La morte di Giulia deve essere un richiamo per un cambiamento profondo e urgente nella nostra cultura.Ricordiamo Giulia non solo come vittima, ma come simbolo di una lotta che deve continuare. La nostra responsabilità è AGIRE affinchè simili tragedie non accadano mai più.
MIA: OLTRE IL SILENZIO
Il film Mia del 2023, diretto da Ivano De Matteo, affronta il dramma della violenza di genere raccontando la storia di una ragazza adolescente intrappolata in una relazione tossica, che subisce violenze psicologiche e fisiche dal suo compagno Marco. Nonostante sia consapevole del suo dolore, Mia non riesce a trovare la forza di uscire da questa situazione. La pellicola esplora le dinamiche di manipolazione emotiva, controllo e isolamento tipiche delle relazioni abusive, evidenziando la difficoltà per le vittime di chiedere aiuto.La tragedia culmina tragicamente con il suicidio di Mia, un gesto estremo che mette in luce le devastanti conseguenze psicologiche della violenza domestica. La sua morte rappresenta non solo un fallimento individuale, ma il sintomo di una società che non riesce a sostenere adeguatamente le vittime di abusi. La pellicola denuncia quanto sia difficile, per le donne intrappolate in relazioni violente, trovare il coraggio di chiedere aiuto. Mia invita a riflettere sul ruolo delle istituzioni nella lotta contro la violenza domestica, sottolineando l’urgenza di educare alla parità di genere e di offrire sostegno concreto per prevenire simili tragedie.
GRAZIE PER L'ATTENZIONE!
Le tematiche sono varie, comprendendo riflessioni morali ed esortazioni spesso rivolte agli amici, incentrate sul motivo del carpe diem e della ricchezza dell'equilibrio interiore, che si raggiunge con la moderazione e la libertà dei beni materiali.
COMPELLAT= compello, compellas, compellavi, compellatum, compellāre DISSIMULARE= dissĭmŭlo, dissĭmŭlas, dissimulavi, dissimulatum, dissĭmŭlāre SPERASTI= spēro, spēras, speravi, speratum, spērāre DECEDERE= dēcēdo, dēcēdis, decessi, decessum, dēcēdĕre DATA= do, das, dedi, datum, dāre TENET= tĕnĕo, tĕnes, tenui, tentum, tĕnēre SIDERE= sīdo, sīdis, sidi, sessum, sīdĕre IRE= ĕo, is, ii, itum, ire PETERES= pĕto, pĕtis, petii, petitum, pĕtĕre MANERET= mănĕo, mănes, mansi, mansum, mănēre
FALLERE= fallo, fallis, fefelli, falsum, fallĕre POSSIT= possum, potes, potui, posse PRAESENSIT= praesentĭo, praesentis, praesensi, praesensum, praesentīre EXCEPIT= excĭpĭo, excĭpis, excepi, exceptum, excĭpĕre TIMENS= tĭmĕo, tĭmes, timui, tĭmēre FURENTI= fŭro, fŭris, fŭrĕre DETULIT= dēfĕro, dēfĕrs, detuli, delatum, dēfĕrre ARMARI= armo, armas, armavi, armatum, armāre PARARI= păro, păras, paravi, paratum, părāre SAEVIT= saevĭo, saevis, saevii, saevitum, saevīre BACCHATUR= bacchor, bacchāris, bacchatus sum, bacchāri AUDITO= audĭo, audis, audii, auditum, audīre STIMULANT= stĭmŭlo, stĭmŭlas, stimulavi, stimulatum, stĭmŭlāre VOCAT= vŏco, vŏcas, vocavi, vocatum, vŏcāre
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Dopo una notte insonne e tormentata, Didone, sopraffatta dalla passione per Enea, si confida con la sorella Anna, che la ascolta e la consiglia. La regina esprime il suo conflitto interiore tra il ricordo del marito defunto e il desiderio di vivere una nuova passione con l’eroe troiano. Didone apre il suo ampio discorso, denso di pathos, descrivendo prima l’aspetto fisico di Enea e poi confrontandosi con la memoria del marito, sentendosi colpevole per il suo innamoramento. Nonostante la consapevolezza del suo cuore, cerca di respingere i sentimenti, preferendo la morte piuttosto che violare il Pudore. La sua confessione si conclude con le lacrime, segno del dolore che provava. Questo passo anticipa il tragico destino della regina.
La storia d’amore tra Enea e Didone ha anche una valenza ideologica: Virgilio la utilizza per spiegare le origini mitiche del conflitto tra Roma e Cartagine. La passione di Didone per Enea diventa simbolo della causa remota della rivalità tra le due città. Con il tragico epilogo della loro storia, Virgilio conferisce a Cartagine una dignità tragica, avvicinando le due città e riconoscendo anche alla nemica un certo spessore umano. In questo modo, le sofferenze di Didone richiamano l’attenzione sul destino dei vinti e sulle loro ragioni.
ALIT: ălo, ălis, alui, altum, ălĕre CARPITUR: carpo, carpis, carpsi, carptum, carpĕre HAERENT: haereo, haeres, haesi, haesum, haerēre DAT: do, das, dedi, datum, dāre LUSTRABAT: lustro, lustras, lustravi, lustratum, lustrāre DIMOVERAT: dīmŏvĕo, dīmŏves, dimovi, dimotum, dīmŏvēre ADLOQUITUR: adlŏquor, adlŏquĕris, adlocutus sum, adlŏquĕre SUSPENSAM: suspendo, suspendis, suspendi, suspensum, suspendĕre SUCCESSIT: succēdo, succēdis, successi, successum, succēdĕre FERENS: fĕro, fĕrs, tuli, latum, fĕrre ESSE: sum, es fui, esse CREDO: crēdo, crēdis, credidi, creditum, crēdĕre ARGUIT: argŭo, argŭis, argui, argutum, argŭĕre EXHAUSTA: exhaurĭo exhauris, exhausi, exhaustum, exhaurīre CANEBAT: căno, cănis, cecini, cantum, cănĕre IACTATUS: iăcĭo, iăcis, ieci, iactum, iăcĕre
Il libro di Virgilio non segue strettamente la tradizione omerica o epica, ma piuttosto si ispira a una dimensione lirica e tragica. Dietro la sua opera si trova l’influenza del teatro tragico greco, in particolare di Euripide, noto per aver dato voce a eroine travolte dalle passioni, come Medea. Un altro modello importante è Apollonio Rodio, che aveva trattato la passione di Medea per Giasone. Inoltre, Virgilio si ispira anche all’elegia erotica greca e alla poesia romana, come nel carme 64 di Catullo, che racconta l’abbandono di Arianna da parte di Teseo. Tuttavia, il personaggio di Didone e il suo amore per Enea sono frutto di una creazione originale di Virgilio.
Sono composte da 2 libri e riprendono per tanti altri aspetti le Satire, infatti Orazio le definiva sermones. Tuttavia, esse si differenziano per il tono malinconico e per una maggiore raffinatezza formale.
...
Un colloquio drammatico Nel testo che segue assistiamo alla prima parte del colloquio fra la regina e il suo amato ospite: Didone, che è stata informata dei preparativi per la partenza, affronta Enea, al tempo stesso accusandolo, pregandolo e rammaricandosi della propria sorte. La situazione di Didone abbandonata, i toni, gli stessi termini da lei impiegati richiamano da vicino un illustre precedente poetico: la storia dell'amore di Teseo e Arianna e l'abbandono di quest'ultima a Nasso, raccontati da Catullo nel carme 64. Tuttavia, nonostante le accorate parole pronunciate da Didone, Enea è già lontano, non ancora fisicamente, ma idealmente, proiettato verso ciò che la regina non può né comprendere, né accettare.
Il nome "Mia" scelto per la protagonista del fim porta con sé un significato profondo e simbolico. Esso evoca intimità e possesso, evidenziando la vulnerabilità delle vittime di relazioni tossiche. Esso rappresenta molte donne intrappolate in situazioni simili, invitando a riconoscerle come individui con sogni e desideri. Inoltre, sottolinea l'urgenza di sensibilizzare la società sull'importanza di offrire supporto a chi vive nella violenza, trasformando "Mia" in un potente richiamo a rompere il silenzio e proteggere le vittime.
Le Epistole ci offrono uno spaccato della vita di Roma, proponendoci la descrizione di una vera umanità, che viene filtrata dallo sguardo di Orazio, restituendoci i suoi stati d'animo e i suoi moti interiori, la sua sensibilità.
La forma più alta di poesia è il genere tragico, essendo più vicina alla realtà, in quanto per Orazio, sulla scia degli antichi, l'arte è imitazione della realtà.
L'opera è basata su uno studio attento della scelta lessicale - che costituisce la caratteristica di Orazio - attraverso l'unione di parole che assumono un significato inedito (callida iunctura ⮕"bella unione"). Il riferimento ai modelli greci veniva colto dai lettori che si compiacevano di riconoscere le opere a cui Orazio si ispirava basandosi su una tecnica allusiva.
Nel I libro mette in luce i comportamenti negativi di alcuni personaggi in preda ai vizi, peró il suo atteggiamento risulta sempre bonario e insulgente, in quanto molto spesso l'autore si pone sullo stesso piano dell'uomo comune, non pretendendo il raggiungimento della virtú . Nel II libro invece, é piú presente la struttura dialogica, di carattere riflessivo.
Riflettono la concezione di vita dell'autore: l'amore, il simposio e l'amicizia. Per Orazio la felicità si raggiunge coltivando gli affetti e godendo delle piccole cose che la vita ci offre. Non mancano i temi politici che prendono il nome di ODI ROMANE, esaltando i valori tradizionali ed esempi di virtù che avevano consentito l'affermazione di Roma.
Sono l'opera più importante di Orazio, alla quale ha dedicato tutta la sua vita e dalla quale si attendeva la fama. Vengono concepite dal 23 al 13 a.C. L'elemento prezioso della composizione non è costituito dall'originalità dei contenuti, ma dalla capacità di Orazio di elaborare argomenti già trattati e per questo famosi e riconoscibili.
Nel II libro sono contenute 3 importanti Epistole: l'epistola a Floro, l'epistola ad Augusto e quella ad Pisones (un'importante famiglia aristocratica), meglio nota come Ars poetica
LO STILE DI ORAZIO
Mentre lo stile di Virgilio è più omogeneo, dalle Bucoliche all'Eneide, lo stile di Orazio è sintetico, asciutto, ma fortemente espressivo, e soprattutto si modifica a seconda delle composizioni, quindi è anche più vario rispetto allo stile di Virgilio.
Principio fondamentale da seguire è la ricerca dell'equilibrio e dell'armonia in una composizione poetica, rispettando lo stile adeguato per ogni genere letterario in modo da evitare anche la mescolanza degli stili.
Contenuti principali:
- Temi: Gli Epodi riflettono le tensioni politiche e sociali del tempo, come le guerre civili e la crisi della Repubblica romana. Orazio esprime spesso sarcasmo, invettiva e critica sociale.
- Stile: Il tono è satirico, talvolta feroce, e mostra l'influenza di Archiloco, un poeta greco noto per i suoi componimenti polemici e aggressivi.
- Argomenti: Si spazia dalla politica all’osservazione dei costumi, dalle invettive personali (contro nemici o figure ridicole) a temi più universali come la natura e la magia.
At regina, praesensit - quis possit fallere amantem?-, excepit dolos motusque prima futuros, timens omnia tuta. Eadem impia Fama detulit furenti armari classem cursumque parari. Inops saevit animi, incensa bacchatur totamque per urbem, qualis Thyias excita commotis sacris, ubi audito Baccho stimulant orgia trieterica, vocat clamore noctusque Cithaeron. "Sperasti, perfide, posse dissimulare tantum nefas, decedere tacitusque mea terra? Tenet noster amor, nec data te dextera quondam, nec Dido moritura funere crudeli? Quin etiam moliris hiberno sideere classem, et preperas ire per altum aquilonibus mediis, crudelis? Quid, si non peteres arva aliena domosque ignotas, se maneret antiqua Troia, peteretur Troia classibus per undosum aequor?
At regina, praesensit - quis possit fallere amantem?-, excepit dolos motusque prima futuros, timens omnia tuta. Eadem impia Fama detulit furenti armari classem cursumque parari. Inops saevit animi, incensa bacchatur totamque per urbem, qualis Thyias excita commotis sacris, ubi audito Baccho stimulant orgia trieterica, vocat clamore noctusque Cithaeron. "Sperasti, perfide, posse dissimulare tantum nefas, decedere tacitusque mea terra? Tenet noster amor, nec data te dextera quondam, nec Dido moritura funere crudeli? Quin etiam moliris hiberno sideere classem, et preperas ire per altum aquilonibus mediis, crudelis? Quid, si non peteres arva aliena domosque ignotas, se maneret antiqua Troia, peteretur Troia classibus per undosum aequor?
At regina saucia gravi iamdudum cura alit volnus venis et carpitur caeco igni. Recursat animo multa virtus viri et multushonos gentis: haerent infixi pectore voltus verbaque cura nec dat membris placidam quietem. Postera Aurora lustrabat terra Phoebea lampade et dimoverat polo umentem umbram, cum male sama sic adloquitur unanimam sororem: «Anna soror, quae insomnia me terrent suspensam! Quis hospes novos hic successit nostribus sedibus, quem sese ferens ore, quam forti pectore et armis! Credo equidem, nec vana fides, genus esse deorum. Timor arguit degeneros animos. Heu, quibus fatis ille iactatus! Quae bella exhausta canebat!»
Un'opera particolare è il Carmen saeculare, richiesto da Augusto e composto da Orazio nel 17 a.C. Questo Carmen fu realizzato per celebrare i ludi Saeculares e fu pronunciato da un coro di 27 ragazzi e 27 ragazze, che esaltavano le due divinità palatine, Apollo e Diana.
Un bravo poeta deve sapere unire l'ingenium, cioè la sua ispirazione naturale, con l'ars, ovvero la tecnica che si acquisisce studiando gli autori del passato. Inoltre, la finalità dell'opera dev'essere quella di educare, oltre che divertire e commuovere.
L’amore nell’Eneide è poliedrico e si manifesta in diverse forme, spesso strettamente intrecciate con il destino e la volontà divina:Amore e pietas: Eneide esplora il conflitto tra amore personale e dovere verso gli dèi e il destino. Amore come forza distruttiva: Virgilio descrive l’amore come una potenza travolgente e distruttrice. Spesso rappresentato come un’arma degli dèi, l’amore può portare alla rovina, come accade nell’episodio di Didone.Amore e ordine cosmico: amore è anche rappresentato come una forza naturale, ma subordinata all’ordine cosmico voluto da Giove. Le passioni umane devono piegarsi al disegno divino: l’amore personale non può prevalere sul destino.
I valori predicati da Orazio sono: αὐτάρκεια (l'autosufficienza del saggio), μετριότης (il giusto mezzo, ció che é piú difficile da ragiungere). I valori devono essere adatti alla realtá in cui si vive (morale pragmatica). Le satire sono considerate dei sermones (discorsi), l'opera risulta molto elaborata, adattandosi al criterio del labor limae di matrice ellenistica.
PERFUSUS: perfundo, is, perfudi, perfusum, perfundere URGET: urgĕo, urges, ursi, urgēreSUSPENDISSE: suspendo,is,suspendi, suspensum, suspendĕre RELIGAS: religo,as,avi,atum,are FLEBIT: fleo,es, flevi, fletum, flere EMIRABITUR: emiror, ēmīrāris, emiratus sum, ēmīrāri INSOLENS: insoleo, insoles, insolere FRUITUR: frŭor, frŭĕris, fructus sum, frŭi SPERAT: spero,as,avi,atum,are NITES: nĭtĕo, nĭtes, nitui, nĭtēre INDICAT: indico,as,avi,atum,are
È l'opera poetica più importante. Essa è il manifesto della poetica di Orazio, ispirandosi alla Poetica di Aristotele, definendo i principi essenziali, su cui si basa tutta l'opera di Orazio.
Per le Odi il modello è greco e si riconduce ai lirici arcaici Alceo, Saffo e Pindaro. Orazio vuole gareggiare con i lirici greci, presentando una poesia colta e raffinata, includendo anche elementi di carattere autobiografico.
Si ispira anche alla fiosofia stoico-cinica, cioé quei filosofi che applicavano alla filosofia i problemi della vita quotidiana. Si riflette la filosofia epicurea, l'atteggiamento di Orazio é quello di consigliare il raggiungimento della virtù attraverso la conoscenza di sé stessi, unico metodo per poter conquistare la felicitá.
COMPELLAT= compello, compellas, compellavi, compellatum, compellāre DISSIMULARE= dissĭmŭlo, dissĭmŭlas, dissimulavi, dissimulatum, dissĭmŭlāre SPERASTI= spēro, spēras, speravi, speratum, spērāre DECEDERE= dēcēdo, dēcēdis, decessi, decessum, dēcēdĕre DATA= do, das, dedi, datum, dāre TENET= tĕnĕo, tĕnes, tenui, tentum, tĕnēre SIDERE= sīdo, sīdis, sidi, sessum, sīdĕre IRE= ĕo, is, ii, itum, ire PETERES= pĕto, pĕtis, petii, petitum, pĕtĕre MANERET= mănĕo, mănes, mansi, mansum, mănēre
FALLERE= fallo, fallis, fefelli, falsum, fallĕre POSSIT= possum, potes, potui, posse PRAESENSIT= praesentĭo, praesentis, praesensi, praesensum, praesentīre EXCEPIT= excĭpĭo, excĭpis, excepi, exceptum, excĭpĕre TIMENS= tĭmĕo, tĭmes, timui, tĭmēre FURENTI= fŭro, fŭris, fŭrĕre DETULIT= dēfĕro, dēfĕrs, detuli, delatum, dēfĕrre ARMARI= armo, armas, armavi, armatum, armāre PARARI= păro, păras, paravi, paratum, părāre SAEVIT= saevĭo, saevis, saevii, saevitum, saevīre BACCHATUR= bacchor, bacchāris, bacchatus sum, bacchāri AUDITO= audĭo, audis, audii, auditum, audīre STIMULANT= stĭmŭlo, stĭmŭlas, stimulavi, stimulatum, stĭmŭlāre VOCAT= vŏco, vŏcas, vocavi, vocatum, vŏcāre
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Un colloquio drammatico Nel testo che segue assistiamo alla prima parte del colloquio fra la regina e il suo amato ospite: Didone, che è stata informata dei preparativi per la partenza, affronta Enea, al tempo stesso accusandolo, pregandolo e rammaricandosi della propria sorte. La situazione di Didone abbandonata, i toni, gli stessi termini da lei impiegati richiamano da vicino un illustre precedente poetico: la storia dell'amore di Teseo e Arianna e l'abbandono di quest'ultima a Nasso, raccontati da Catullo nel carme 64. Tuttavia, nonostante le accorate parole pronunciate da Didone, Enea è già lontano, non ancora fisicamente, ma idealmente, proiettato verso ciò che la regina non può né comprendere, né accettare.
Un ragazzo innamorato stringe a sè la mutevole Pirra, dai capelli fulvi e dal carattere capriccioso e incostante. La sua bellezza abbaglia molti ammiratori, destinati a sperimentare la sua volubilità, ma il poeta, come un mare in tempesta pensa solo alla gratitudine da esprimere per essersi salvato dal naufragio. In quest'ode Orazio raffigura se stesso come il sapiens epicureo di Lucrezio, che contempla sereno e sicuro dalla riva gli infelici che si dibattono fra le tempeste della vita
Il tema tipicamente virgiliano è quelllo della passione amorosa intesa come follia, forza irrazionale e incontrollabile, che travolge l'uomo irresistibilmente e dolorosamente. L'amore è presentato come una forma di pazzia, infatti, la passione amorosa priva chi ama del suo equilibrio interiore e lo condanna a una tormentosa inquietudine.
Si ispira a Lucilio, eliminando dalla sua composizione gli elementi troppo aggressivi e aspri che caratterizzavano il suo genere. Si ispira, inoltre, anche alla commedia greca.
COSTRUZIONE
Quis puer gracilis te urget in multa rosa perfusus liquidis, Pyrra, odoribus grato, sub antro? cui religas flavam comam, simplex munditiis? Heu flebit fidem mutatosque deos et aspera nigris emirabatur insolens aequor ventis. Nunc qui fruitur credulus te aurea, qui sperat semper vacuam, semper amabilem, nescius fallacis aurae. Miseri nites intemptata quibus. Me votiva paries tabula sacer indicat uvida suspendisse vestimenta potenti deo maris.