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Da Marx a Lenin a Stalin.pdf
Andrea
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Da Marx a Lenin a Stalin: dal pensiero alla rivoluzione alla dittatura
Nel 1848 Karl Marx (1818-1883) e Friedrich Engels (1820-1895) pubblicano il “Manifesto del Partito Comunista”: un libretto di 50 pagine nel quale i due pensatori tedeschi espongono le loro teorie. In seguito, nel 1867, Marx scriverà quello che è il suo libro più importante “Il Capitale”. Con le idee di Marx e Engels nasce il “socialismo scientifico” (ciò basato su dati e fatti che si vogliono dimostrabili, cioè “scientifici”) che avrà un influsso su tutto il movimento socialista e
Karl Marx “proletari di tutto il mondo unitevi” L’arricchimento del borghese in una vignetta del 1892
comunista del XIX e XX secolo.
Concezione materialistica della realtà
Per Marx e Engels il centro della realtà è l’economia (cioè le necessità vitali, la possibilità di mangiare, di produrre il cibo, di venderlo e di Tutto il resto (la religione, la politica, la filosofia…) non sono altro che “fantasie” in mano a coloro che hanno il controllo dell’economia (dei
comprarlo).
La lotta di classe come motore della storia
mezzi di produzione).La storia è il risultato di un continuo scontro tra classi sociali. Durante la storia si sono scontrate varie classi sociali (nobili/non nobili; Dopo la rivoluzione industriale la storia è una lotta di classe tra coloro che hanno in mano i mezzi di produzione (i borghesi) e coloro che invece non li hanno e sono sfruttati dai borghesi (gli operai o proletari). I borghesi sfruttano il lavoro dei proletari per arricchirsi.Ciò che divide le classi è il concetto di proprietà. La proprietà crea Per avere uguaglianza bisogna abolire la proprietà privata e istaurare la proprietà collettiva (ognuno avrà secondo i suoi bisogni).La ricchezza sarà sempre più in mano ai borghesi, che diventeranno sempre meno, mentre i proletari saranno sempre di più. L’unione dei proletari porterà alla rivoluzione e all’abbattimento dei “pochi” borghesi che sfruttano la classe operaia. L’ultimo scontro di classe tra proletari e borghesi porterà alla Rivoluzione. La rivoluzione abolirà la proprietà privata e istaurerà un sistema comunista, una società giusta, dove non ci saranno più classi ma regnerà
• •
ricchi/poveri).
Idee di Marx e Engels
La negazione della proprietà privata
divisioni tra le persone.
• La rivoluzione proletaria
• •
l’ugualianza.
Per Marx era scientificamente sicuro che ci sarebbe stata la rivoluzione. La rivoluzione, inoltre, partita da un paese ricco, si sarebbe propagata in tutto il mondo, ci sarebbe stata la rivoluzione mondiale, che avrebbe portato la pace in tutto il mondo. I successori di Marx si trovarono però di fronte ad alcuni problemi lasciati insoluti. 1. Come doveva organizzarsi il proletariato per fare la rivoluzione? Chi doveva guidarlo? 2. La rivoluzione doveva avvenire con la violenza o attraverso delle riforme progressive 3. Dopo la rivoluzione, chi avrebbe governato in nome del “proletariato”? Come sarebbe
pacifiche? organizzata la “società comunista”? Le risposte date a questo quesito avrebbero diviso il socialismo in tre grandi tronconi:
Socialisti (o socialdemocratici)
Sindacalisti
Comunisti
1. Attraverso un partito aperto a tutti coloro che hanno un pensiero socialista, sia che fossero operai o
1. Attraverso i sindacati: l’unione degli operai in gruppi di mestiere (I degli
1. “avanguardia” rivoluzionari di professione, fedeli al loro capo e irreggimentati con una disciplina militare. 2. Il partito comunista aveva il rivoluzione, attraverso ogni mezzo, anche quello violento. Non si poteva fare una rivoluzione senza 3. Il partito comunista, con il avrebbe una proletariato fino a quando il non
Attraverso
un partito composto
di da
sindacati contadini, ecc). 2. Attraverso una serie di scioperi che avrebbe bloccato la produzione e messo in grave difficoltà la borghesia. Questo avrebbe causato
operai,
dei
no. 2. La rivoluzione poteva avvenire democraticamente, credevano di poter convincere la maggioranza della popolazione a votare per un governo di stampo 3. I socialisti rinviavano questa preferendo momento migliorando la situazione degli operai e dei poveri. I socialisti volevano inoltre “nazionalizzare” le imprese, cioè metterle in mano
socialisti
compito
di
preparare
la
la rivoluzione. 3.I sindacalisti credevano che la società comunista si sarebbe basata su organizzazioni di base che riunivano in cooperative gli operai, gli artigiani e i contadini. Prima della rivoluzione gli operai dovevano fare opposizione con gli
socialista. risposta
la violenza. consenso contadini, istaurando passaggio comunista realizzato.
agire
al
degli
operai dittatura una si
e governato, del società sarebbe
dei
ad
allo Stato.
scioperi.
Occupiamoci ora della terza risposta, quella dei comunisti. In Russia i seguaci di Marx, riuniti in un primo tempo nel Partito socialdemocratico russo, si divise in due parti: i menscevichi (che avevano idee socialiste) e i bolscevichi (di tendenza comunista). I menscevichi erano il gruppo più moderato. Essi sostenevano che occorreva tentare una politica di riforme politiche e sociali alleandosi con la borghesia. Questo allo scopo di portare il Partito socialdemocratico ad essere legalmente riconosciuto e poi ad ottenere il successo in libere elezioni I bolscevichi invece ritenevano che ciò non sarebbe mai stato possibile in un paese arretrato e quasi privo di una borghesia liberale come la Russia. Quindi, a loro modo di vedere, per realizzare qualsiasi tipo di cambiamento sarebbe stato indispensabile realizzare una rivoluzione e
politiche.
prendere il potere con la forza.
La differenza nelle idee politiche si rispecchiava nella diversa composizione sociale della base dei due partiti. I menscevichi raccoglievano i loro seguaci fra gli operai specializzati, i tipografi, i ferrovieri e anche fra i piccoli borghesi; i bolscevichi avevano largo seguito soprattutto fra gli
operai meno qualificati e fra i più poveri. Il contrasto fra i due partiti, in sostanza, riproduceva quello dei movimenti socialisti dell'Europa C’era un'assoluta diversità di condizioni fra i paesi dell'Europa occidentale e la Russia: in Europa si erano affermati e diffusi il liberalismo e la borghesia: il movimento sindacale e i partiti socialisti, anche se a prezzo di dure lotte, avevano infine ottenuto la libertà di esistere e di agire. In Russia, invece, il potere era in gran parte in mano alla nobiltà zarista, mentre scarsa per numero e per peso politico era la classe borghese. Tutt'altro che diffusa era l'adesione al liberalismo, mentre i divieti contro l'attività politica e sindacale dei lavoratori erano fatti rispettare dalla polizia
occidentale, fra riformisti e massimalisti.
con spietata durezza. Il capo dei comunisti era Vladimir Il’ic Ulianov detto Lenin (1870-1924). Lenin seguendo le idee di Marx arrivò a considerare l’imperialismo come l’ultima fase del capitalismo, cioè il momento
ultimo prima della rivoluzione comunista. Lenin diede una propria interpretazione politica del pensiero di Marx, interpretazione che venne poi chiamata marxismo-leninismo. Egli capovolse l’idea centrale di Marx sostenendo che, in realtà, la rivoluzione sarebbe scoppiata nei paesi più arretrati, proprio perché in tali paesi erano insostenibili le condizioni di vita dei lavoratori. Secondo la sua convinzione, il minuscolo Partito bolscevico (che aveva, prima della Rivoluzione, poco più di 50.000 iscritti, per di più clandestini) avrebbe dovuto rappresentare la guida e l’avanguardia rivoluzionaria di una nuova società comunista. Questa doveva fondarsi sulla dittatura del proletariato, cioè sul dominio di tale classe sociale sulle altre, che avrebbero finito con lo scomparire, e sulla proprietà collettiva dei mezzi di produzione (campi, miniere, fabbriche). Tra i mezzi di produzione da collettivizzare erano comprese quelle terre che non pochi contadini avevano riscattato a caro prezzo e coprendosi La piccola dimensione del suo partito non costituiva per Lenin un problema; al contrario lo rendeva più determinato ed efficiente nel suo compito, che era quello di guidare le masse, scegliendo per esse i metodi da adottare e gli obiettivi da raggiungere anche a costo di imporli con la forza. La nuova organizzazione della società avrebbe dovuto comportare l’abolizione della religione, della proprietà privata e delle distinzioni fra classi e gruppi sociali. Per Lenin, i paesi imperialisti si sarebbero scontrati per avere l’egemonia del mondo. I comunisti, riuniti in un partito deciso e pronto a tutto, dovevano sfruttare questo momento di guerra per
di debiti nel 1867.
scatenare la rivoluzione comunista. DOC. 1: La lotta anticoloniale è anch'essa una forma della lotta di classe internazionale Mentre leggi il testo sottolinea le idee anticoloniali che prendono le mosse dall’ideologia di Lenin e
cerca di sintetizzare gli articoli con parole tue. Il problema coloniale nelle sue caratteristiche strutturali fu affrontato nel secondo congresso dell'Internazionale comunista o Comintern del 1920. Lenin vi espresse le tesi che la lotta anticoloniale altro non fosse che una forma della lotta di classe internazionale. Come il proletariato degli Stati industrializzati lottava per la propria emancipazione sociale, così i popoli coloniali erano impegnati a rivendicare la propria indipendenza politica; i loro sforzi dovevano necessariamente confluire in un unico sforzo, divenire un'unica lotta.
1. L'impostazione astratta e formale del problema dell'uguaglianza - ivi compresa l'uguaglianza delle nazionalità - è tipica della democrazia borghese. Sotto il principio dell'uguaglianza delle "persone umane" in generale la democrazia borghese proclama l'uguaglianza formale e giuridica dei proprietari e dei proletari, degli sfruttati e degli sfruttatori, inducendo così le classi sfruttate in un grave errore [...]. Il vero significato della richiesta dell'uguaglianza può consistere soltanto nella richiesta dell'abolizione delle classi.
2. Quale espressione cosciente della lotta di classe per il rovesciamento del giogo della borghesia, il partito comunista [...] non deve proporre principi astratti e formali sul problema nazionale, ma deve intraprendere in primo luogo un'analisi della situazione data dal punto di vista storico e soprattutto economico; in secondo luogo deve distinguere in maniera specifica gli interessi delle classi oppresse, dei lavoratori e degli sfruttati dal concetto generale dei cosiddetti "interessi nazionali", che in effetti sono solo gli interessi della classe padronale; in terzo luogo deve distinguere con altrettanta precisione le nazioni oppresse, dipendenti, prive di uguaglianza di diritti dalle nazioni che opprimono e sfruttano e godono della pienezza dei diritti, al fine di combattere le menzogne democratico-borghesi che nascondono la schiavitù coloniale e finanziaria della grande maggioranza dell'umanità ad opera della piccola minoranza [degli abitanti] dei paesi capitalistici più avanzati e ricchi, tipica dell'epoca del capitale finanziario e dell'imperialismo. [...]
4. Da questi principi deriva che tutta la strategia dell'Internazionale comunista sul problema nazionale e coloniale deve essere fondata in primo luogo sulla necessità di unire il proletariato e le classi lavoratrici di tutte le nazioni ed i paesi nella comune lotta rivoluzionaria per il rovesciamento dei proprietari terrieri e della borghesia. Soltanto tale azione unitaria infatti assicurerà la vittoria sul capitalismo, senza la quale è impossibile abolire l'oppressione nazionale e l'inuguaglianza dei diritti. [...]
12. La secolare schiavizzazione dei popoli coloniali e deboli da parte delle grandi potenze imperialistiche ha lasciato tra le masse lavoratrici dei paesi schiavi un retaggio non solo di risentimento, ma anche di diffidenza verso le nazioni oppressive, nel complesso, e quindi anche verso il proletariato di questi paesi. Il vile tradimento del socialismo - commesso dai dirigenti ufficiali del proletariato durante il periodo 1914-1918, quando i dirigenti socialpatrioti nascosero dietro il principio della "difesa della patria" la difesa del "diritto" della "loro" borghesia a schiavizzare le colonie ed a saccheggiare i paesi economicamente dipendenti - non poteva non rafforzare quella diffidenza. Poiché quella sfiducia e quel pregiudizio nazionale possono essere sradicati soltanto con la distruzione dell'imperialismo nei paesi avanzati e con la radicale trasformazione di tutti i fondamenti della vita economica nei paesi arretrati, il superamento di questi pregiudizi potrà essere solo molto lento. Da ciò consegue che è dovere del proletariato comunista dotato di coscienza di classe di tutti i paesi di essere particolarmente cauto ed attento di fronte ai sentimenti nazionali - in sé anacronistici - nei paesi e nei popoli che sono stati a lungo schiavi. E anche suo dovere fare concessioni perché quella sfiducia e quei pregiudizi siano rimossi più prontamente. Se il proletariato e le masse lavoratrici di tutti i paesi e delle nazioni del mondo intero non combatteranno per allearsi ed unirsi, la vittoria sul capitalismo
non potrà essere condotta a buon fine.
Cerchiamo ora di capire quale fosse la situazione socio-economica in Russia tra la fine dell’Ottocento e il primo decennio del Novecento. Di seguito ti sono dati una serie di documenti. Dopo aver individuato in ognuno le informazioni più importanti crea uno schema che riassuma le caratteristiche di quel periodo.
DOC. 2:
DOC. 3 : Un impero multinazionale sterminato; una popolazione contadina molto povera. L'impero russo era lo stato più vasto del mondo. Si estendeva dalle coste del mar Baltico fino all'oceano Pacifico e comprendeva popoli appartenenti a più di cento nazionalità diverse, con differenti lingue e culture. Il paese era quasi totalmente agricolo. La terra apparteneva agli zar e a un piccolo numero di nobili proprietari; milioni (i nove decimi della popolazione) erano i contadini che la coltivavano. Per gran parte del XIX secolo i contadini russi furono servi della gleba, legati come proprietà (allo stesso modo degli altri elementi della proprietà, casa, attrezzi e animali) alla terra e al padrone per tutta la vita, privi di diritti e costretti a un'esistenza miserabile. Neppure l'abolizione della servitù della gleba, la riforma agraria fatta dallo zar Alessandro II nel 1861 riuscì a migliorarne le condizioni. I contadini ottennero nel 1861 la libertà, ma la terra loro assegnata fu scarsa e sterile o costava troppo cara, perché potessero acquistarla. Solo i contadini più agiati (i kulaki) che erano riusciti a mettere da parte qualche risparmio, trassero vantaggio dalla riforma. Ma i kulaki erano una minoranza. Gli altri contadini, ridotti al rango di lavoratori a giornata e spesso disoccupati, nella maggior parte furono
più oppressi e più miseri di prima. DOC. 4: L’autocrazia dello Zar Nicola II La Russia era un'autocrazia, cioè una monarchia assoluta il cui sovrano aveva un potere senza limiti. Non esistevano né costituzione, né parlamento, né partiti politici. Nella seconda metà del XIX secolo si formarono, fra gli studenti e gli intellettuali delle città, gruppi di opposizione al regime zarista, come i populisti, che si misero al servizio delle masse contadine, per soccorrerle e istruirle. Più tardi, quando il movimento acquistò un carattere rivoluzionario, le Gruppi clandestini di populisti e di anarchici organizzarono attentati e azioni terroristiche, con lo scopo di abbattere l'autocrazia zarista. Di un attentato fu vittima, nel 1881, lo stesso zar Alessandro I successori di Alessandro II, gli zar Alessandro III e Nicola II, furono di tendenze reazionarie: si opposero, cioè, a qualunque concessione di maggiori diritti alle classi popolari. Temendo nuovi attentati terroristici, essi tentarono di indirizzare il malcontento popolare contro gli ebrei, accusati di essere la causa prima della miseria del paese. Fu quello il periodo dei pogrom, le sommosse antisemite tollerate o assecondate dalle autorità, di cui abbiamo parlato. Contemporaneamente gli zar cercarono l'appoggio della popolazione russa e in particolare dei movimenti nazionalisti, contro le minoranze etniche,cioè contro le popolazioni non russe, alle quali furono imposti con la forza la lingua e i costumi russi. Questa russificazione forzata accrebbe e diffuse dappertutto nell'impero l'ostilità contro gli zar. La Russia muove i primi passi sulla via dell'industrializzazione. Sorgevano intanto a Mosca, a San Pietroburgo, a Baku sul mar Nero, industrie che sfruttavano la grande disponibilità di manodopera e le abbondanti risorse di ferro, carbone, petrolio del territorio. Ma nel complesso l'industrializzazione rimase limitata. Mancavano, infatti, i capitali e fu necessario ricorrere ad investimenti stranieri (francesi e belgi soprattutto) per costruire fabbriche e ferrovie. Proprio per raccogliere capitali il governo russo decise di vendere agli Stati Uniti nel 1867 la penisola dell'Alaska. Inoltre, il mercato interno russo fu sempre debole: a causa della povertà della popolazione i compratori erano pochi e avevano poco denaro da spendere. Perciò, fin dall'inizio, la Russia puntò sull'espansione coloniale, che, con la conquista, apriva l'accesso a più vasti mercati.
incitarono alla rivolta.
Il.
DOC. 5: L’espansione coloniale russa Già da tempo gli zar si erano impadroniti dei vasti e spopolati territori della Siberia, che erano divenuti mèta, nella seconda metà dell'Ottocento, di ripetute ondate di emigrazione contadina (dalla Russia, dall'Ucraina e dalla Bielorussia), spinte dalla miseria e dalle carestie. Fra il 1860 e il 1870 l'impero russo si era esteso a sud, annettendosi le regioni di Taskent, Bukhara e Samarcanda. Le grandi distese di campi coltivati a cotone di quelle regioni asiatiche da allora in poi rifornirono le industrie tessili della Russia europea di abbondante materia prima venduta a buon prezzo. Nel 1860 fu fondata, sul Pacifico, una città dal nome significativo di Vladivostok («dominatrice dell'Oriente»), che nel 1903, quando fu inaugurata la ferrovia transiberiana, ne diventò il capolinea estremo orientale. Nel 1898 fu occupato Port Arthur, in territorio cinese, poi L'espansione verso l'oceano Pacifico portò la Russia allo scontro con il Giappone (Guerra russo-giapponese del 1904-1905). La guerra si risolse in un disastro per la Russia, clamorosamente sconfitta dai Giapponesi per terra (a Port Arthur) e per mare (battaglia delle isole Tsushima). Fu la prima guerra vinta da uno stato asiatico contro uno stato europeo: essa rivelò al mondo la debolezza dell'impero russo, vero «gigante dai piedi d'argilla». Nello stesso tempo il Giappone si affermò
tutta la Manciuria.
come una nuova grande potenza militare. DOC. 6: La domenica di sangue e la rivoluzione del 1905. La domenica 22 gennaio 1905 una gran folla si radunò davanti al palazzo reale, a San Pietroburgo, chiedendo riforme democratiche. Non fu ascoltata: la guardia imperiale fece fuoco sul popolo disarmato, provocando un migliaio di morti e un numero doppio di feriti. Questa carneficina, che doveva passare alla storia come la «domenica di sangue» distrusse rapidamente le speranze residue
di molti lavoratori nello Zar. La repressione del 1905
In tutto il paese scoppiarono scioperi giganteschi; fra gli stessi intellettuali borghesi e gli industriali le richieste della fine dell'autocrazia e di concessione di istituzioni liberali vennero avanzate in modo scoperto. Intanto la ribellione penetrò fra le stesse forze armate e i contadini misero in atto una rivolta vera e propria saccheggiando e distruggendo in massa beni dei ricchi proprietari. Lo zar, intimorito, promise assai completamente fuori gli operai, di una Duma, un'assemblea a carattere meramente consultivo. Ma il fermento aumentò ancora. Si arrivò a Pietroburgo allo sciopero generale, a nuovi ammutinamenti fra le truppe e a crescenti violenze nelle campagne.
l'elezione,
su
basi
ristrette,
che
tagliavano
Nell'ottobre dello stesso anno lo zar annunciò con un proclama la sua volontà di concedere alla Russia una «legge fondamentale». La monarchia autocratica sembrava così sul punto di compiere il primo passo verso la sua trasformazione in monarchia costituzionale.
La convocazione di un Soviet in una fabbrica
Nell'ottobre si fecero palesi gli orientamenti contrapposti. Pochi giorni dopo che gli operai della capitale, al fine di provvedere alla direzione delle lotte in mancanza di organismi come i sindacati e di fronte alla difficoltà di rivoluzionari, spontaneamente vita a un Sovíet (Consiglio) di mezzo migliaio di delegati in rappresentanza di circa 200.000
azione
dei
partiti
avevano
dato
lavoratori, di cui diventò presidente il rivoluzionario russo Trockij (organismi consimili sorsero anche a Mosca e in altre località), lo zar, dietro pressione del ministro Wítte, si decise a emettere, il 17 ottobre, un «manifesto». Il Manifesto di ottobre prometteva libertà civili e politiche (inviolabilità della persona, libertà di coscienza, di parola, di riunione, di associazione); l'estensione della base elettorale della Duma in direzione del suffragio universale; la norma che tutte le leggi per essere Mentre da un lato prometteva riforme, dall'altro lo zar preparava la repressione. Lo zar aveva infatti fatto queste concessioni spinto e costretto dalle agitazioni popolari. Non appena la pressione si allentò, nello stesso anno 1906, Nicola Il sciolse la Duma e revocò ogni promessa di Costituzione.
valide dovessero essere approvate dalla Duma.
1914
Il 1917: un anno cruciale
La rivoluzione di febbraio Coinvolto nella prima guerra mondiale, il grande impero russo aveva dimostrato la fragilità e la debolezza della sua organizzazione politica e militare. In particolare, mentre le numerose sconfitte mettevano a nudo l'impreparazione dell'esercito, la produzione agricola si riduceva sempre di più, anche perché la maggior parte dei soldati proveniva dalle campagne, che restarono alle Durante l'inverno 1916-17 vi fu una dura carestia e molte città rimasero addirittura prive di generi alimentari. La fame provocò sollevazioni popolari e disordini. Nel febbraio 1917 violente dimostrazioni operaie contro il governo imperiale scoppiarono a Pietrogrado. Fu questa la prima fase della rivoluzione, la cosiddetta rivoluzione di Febbraio. L'imperatore Nicola II fu costretto ad abdicare a favore del fratello Michele, il quale tuttavia rifiutò di assumere il potere.
cure delle donne e dei vecchi.
Cessò così di esistere l'impero degli zar. Dopo il crollo della monarchia zarista, due furono le forze che spontaneamente si organizzarono per prendere in mano le sorti della Russia: da una parte la borghesia liberale, dall'altra gli operai e, in parte minore, i contadini. Si formò un governo provvisorio, guidato da un principe liberale che aveva l'appoggio della borghesia. Gli operai delle fabbriche, i contadini delle zone prossime alle città e i soldati si organizzarono in soviet che avrebbero dovuto governare le fabbriche, le città, i villaggi e i reparti dell'esercito. Quella dei soviet non era un'esperienza nuova: se ne erano formati anche durante la Rivoluzione del 1905 ed erano stati sciolti quando il governo zarista aveva ripreso il controllo della situazione. Il governo borghese e il popolo dei soviet erano divisi da un profondo disaccordo su molti punti, ma in particolare sulla condizione della guerra: il governo infatti intendeva proseguire la guerra a fianco degli alleati dell'Intesa, mentre le classi popolari, quelle che avevano subito le sofferenze
più dure, desideravano una pace immediata. La rivoluzione d’ottobre A metà del giugno 1917 un'offensiva dell'esercito russo fu fermata dai tedeschi e si risolse in un ennesimo disastro militare. La guarnigione di Pietrogrado si rivoltò contro il governo invitando il soviet della città a prendere tutto il potere. La rivolta fallì e molti esponenti del partito bolscevico furono arrestati. Lenin fuggì in Finlandia. La guida del governo fu affidata al socialista Kerenskij nella speranza che questi potesse riconquistare il consenso popolare. La politica di Kerenskij fu ambigua su un punto che invece era ormai decisivo per il popolo russo: la pace. Egli prese tempo, rimandando ogni decisione. Debole fu inoltre la sua posizione nei confronti di un colpo di stato tentato dal generale Kornilov, comandante supremo dell'esercito per stabilire una dittatura militare. Il colpo di stato fu sventato dai bolscevichi che organizzarono la resistenza armata contro il generale e decisero di prendere il potere. Durante la notte fra il 6 e il 7 novembre 1917 formazioni armate bolsceviche occuparono tutti i punti strategici di Pietrogrado. L'8 novembre presero d'assalto e conquistarono il palazzo d'inverno, un'antica residenza imperiale dove era riunito il governo Kerenskij. Istituirono poi il nuovo governo rivoluzionario: il soviet dei commissari del popolo. Secondo il calendario allora in uso in Russia la data del 7 novembre corrispondeva al 25 ottobre. E' per questo che la rivoluzione iniziata in quel giorno è nota come la Rivoluzione d'Ottobre. Le prime iniziative prese dal governo rivoluzionario furono l'impegno a firmare una pace immediata con la Germania (pace di Brest- Litovsk) e un decreto che confiscava le grandi
proprietà terriere. Con un altro decreto fu stabilito il controllo degli operai sulla produzione
industriale. DOC. 7: Il «Decreto sulla terra» e il “Mandato contadino” Leggi i due documenti e rispondi alle domande. Il giorno 8 novembre 1917, cioè appena 24 ore dopo la rivoluzione d’Ottobre, il congresso dei soviet varò due leggi che ebbero risonanza storica. I due decreti in questione sono quello relativo alla pace, che porta la Russia fuori dalla Prima guerra mondiale, e quello relativo alla terra, che definisce le linee generali di condotta del nuovo governo nel settore agricolo.
Estratto del “Decreto sulla terra” 1. La Grande proprietà fondiaria è abolita totalmente senza indennizzo. 2. Le tenute dei grandi proprietari fondiari, come tutte le terre demaniali, dei monasteri, della Chiesa, con tutte le foro scorte vive e morte, gli immobili e le suppellettili sono posti a disposizione dei Comitati agricoli di volost e dei soviet distrettuali dei contadini 3. Qualunque danno arrecato ai beni confiscati è dichiarato delitto grave ricadente nella competenza del tribunale rivoluzionario. l soviet distrettuali dei contadini prenderanno tutte le misure per il più rigoroso adempimento dell'ordine di confisca, per individuazione di chi è competente a confiscare, per inventariare esattamente i beni confiscati, per la più ferma difesa rivoluzionaria di tutte le proprietà, passate al popolo, ivi compresi gli immobili, gli strumenti, il bestiame, le provviste alimentari e il resto. 5. Le terre dei semplici contadini e dei semplici cosacchi non vengono confiscate.
4. (…)
Estratto del “Mandato contadino”: 1. Il diritto alla proprietà privata della terra è abolito per sempre; la terra non può essere né venduta né comprata, né data in affitto, né ipotecata Tutta la terra è patrimonio dell'intera comunità popolare e viene ceduta a coloro che la
lavorano... 2. Tutto il sottosuolo, il carbone, il petrolio, i minerali, il sale, ecc., e così pure i boschi e le acque e, importanza sociale passano all'esclusivo sfruttamento da parte dello Stato. l fiumi, i laghi, i boschi di piccole colo dimensioni passano alla gestione sociale esercitata dagli organi locali di autogoverno. Quali considerazioni puoi trarre dalla lettura di questi due documenti? A chi veniva confiscata la proprietà privata? A chi veniva data? A chi invece non veniva confiscata e perché?
La guerra civile: l’armata rossa contro le armate bianche e l’intervento straniero Dopo la pace con la Germania la situazione continuò ad essere drammatica: in tutto il paese Contro il governo rivoluzionario si schierarono i generali rimasti fedeli all’imperatore, con le loro armate che furono dette armate bianche. La controrivoluzione trovò l’appoggio delle regioni che volevano costituirsi in repubbliche indipendenti come l’Ucraina, la Georgia, il Caucaso e Le grandi potenze: Francia, Inghilterra, Stati Uniti, Giappone, per evitare che la rivoluzione si allargasse fuori dai confini russi, inviarono truppe a sostegno delle armate bianche. Lenin e Lev Davidovic Trotzkij, suo strettissimo collaboratore, agirono con grande durezza e decisione. Trotzkij in persona organizzò un esercito fedele alla rivoluzione, l’Armata rossa. Lo zar, già imprigionato in una località di campagna, Ekaterinenburg, venne fucilato con tutta la sua famiglia (1918). Lenin istituì una polizia politica, la Ceka, che perseguitò in modo spietato la borghesia, i contadini e perfino gli esponenti socialisti, rivoluzionari e anarchici che non avevano La guerra civile fu crudele e sanguinosa, tanto che si è parlato di "terrore bianco" e "terrore rosso". Moltissimi pagarono con la vita , fucilati o impiccati, la scelta di sostenere l’una o l’altra parte. Il 1921 segnò la vittoria dell’Armata rossa: le truppe straniere vennero ritirate, si arresero i generali zaristi, furono sconfitti i governi autonomi che si erano formati in Ucraina, Georgia, Il 30 dicembre 1922 nasce l’URSS ( Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche).
infuriava infatti la guerra civile.
l'Armenia.
aderito al partito bolscevico.
Armenia.
La nuova politica economica Problemi enormi attendevano il nuovo governo sovietico, che aveva confiscato tutti i mezzi di produzioni (terre, industrie, macchinari, miniere) e li aveva dichiarati di proprietà collettiva. La produzione agricola era nel frattempo calata al 55% rispetto a quella degli anni precedenti la guerra, mentre quella industriale era crollata addirittura al 10% e il commercio estero quasi non
esisteva più. Lenin stesso si rese conto che non era possibile creare da un giorno all'altro una vera economia comunista. Trovò quindi una soluzione di compromesso che chiamò Nuova Politica Economica (abbreviato in NEP). I contadini furono autorizzati a mantenere una certa quantità di terre in proprietà privata e solo le proprietà che superavano certe dimensioni divennero collettive. Nei settori dell'industria e del commercio lo Stato si limitò ad appropriarsi di tutte quelle aziende che impiegavano più di 20 dipendenti per un totale di circa 37000 imprese. Restarono private quelle di dimensioni inferiori. In sostanza, restarono in mano ai privati molte proprietà contadine di dimensioni medio-piccole, gran parte del commercio interno, la piccole aziende famigliari. Nonostante i severi limiti posti alle attività private, la NEP diede subito fiato alla disastrata economia sovietica: negli anni 1923-24 solo il 38,5% della produzione totale era frutto del lavoro del settore statale, mentre tutto il resto provenne dalle libere attività dei privati. La percentuale della produzione privata sul totale salì a oltre il 98% nell'agricoltura, grazie soprattutto all'intraprendenza
dei Kulàki, i contadini benestanti
1917-1922
1922
Dalla Rivoluzione al regime del terrore staliniano
Nel 1924, alla morte di Lenin, il potere passò a Stalin, che si sbarazzò con la forza di ogni rivale. Negli anni successivi egli affermò con spietata durezza il suo potere personale. Rivale di Stalin per il potere, ma anche sul piano politico, era stato Trotzkij, l'eroe della difesa contro le armate bianche. Trotzkij avrebbe voluto l'esportazione del modello rivoluzionario sovietico, Stalin invece voleva mantenere il socialismo in Russia senza impegnarsi per il socialismo
nel resto del mondo. Trotzkij , espulso dal Partito Comunista nel 1927, fu costretto a scappare dalla Russia, ma Stalin lo fece uccidere da un sicario in Messico. Stalin, eliminato il più pericoloso concorrente con l'appoggio degli altri dirigenti bolscevichi, volle costruire "il socialismo in un Paese solo" facendo diventare l'arretrata Unione Sovietica una grande potenza industriale. Per centrare questo obiettivo organizzò rigidamente l'economia secondo piani di sviluppo stabiliti dallo Stato, i cosiddetti piani quinquennali. Il piano di sviluppo economico guidato dallo Stato, impostato su 5 anni con inizio nel 1928, doveva avere il completo controllo di ogni attività produttiva. Per questo fu subito abbandonata la NEP, la nuova politica economica voluta da Lenin per uscire dalla crisi del "comunismo di guerra" che prevedeva anche la libera iniziativa dei contadini proprietari di terre e Con Stalin, nelle campagne fu abolita la proprietà individuale e venne attuato un piano di collettivizzazione forzata della terra. Nacquero i kolchoz, grandi aziende agricole affidate a cooperative di contadini, e i sovchoz, aziende gestite direttamente dallo Stato che salariava gli agricoltori come operai delle campagne. I contadini che possedevano terre, i kulaki, si opposero al passaggio allo Stato di ogni loro proprietà e alla trasformazione in operai. Molti reagirono non seminando più i campi e macellando il bestiame per vivere: nel 1931 i bovini erano diminuiti di quasi 30 milioni di capi e i cavalli della metà. La Russia ritornò ad una situazione simile al "comunismo di guerra". La reazione del governo comunista fu durissima: quasi due milioni di kulaki furono deportati nei campi di lavoro in Siberia o uccisi in caso di resistenza armata. Nel 1934, al termine del primo piano quinquennale, i 25 milioni di poderi della piccola e media proprietà contadina non esistevano più, sostituiti da 200 000 aziende collettive. Questo programma attuato con la forza non raggiunse però i risultati produttivi sperati da Stalin, dato che i contadini impiegati contro la loro volontà nelle fattorie statali lavoravano con il minimo impegno. La produzione industriale invece quasi triplicò nel quinquennio, in particolare i settori dell'industria pesante (metallurgica, meccanica, mineraria) su cui si concentrarono La produzione di beni di consumo (alimentari, vestiti, scarpe, casalinghi, automobili ecc.) venne lasciata in secondo piano e penalizzata: i prodotti erano di qualità scadente e spesso insufficienti di fronte alle richieste, e questo alimentava il malcontento tra la gente. L'obiettivo di Stalin fu comunque raggiunto: nel 1939 l'URSS si era trasformata in un Paese altamente industrializzato; la sua produzione era più che quadruplicata in soli dieci anni e Ma per raggiungere tale risultato fu creato un regime fortemente centralizzato, autoritario e repressivo nei confronti di ogni dissenso. Stalin ebbe un immenso potere, un potere assoluto superiore a quello dei sovrani dell'antichità perché molto più capillare organizzato ed efficiente nel punire e anche nel prevenire ogni Il regime staliniano era oppressivo, bastava un semplice sospetto un'accusa di frazionismo (= volontà di dividere il partito) o di deviazionismo (= allontanamento, deviazione della linea politica ufficiale) per essere processati, torturati, costretti a confessare colpe mai commesse, e poi giustiziati La potente e temutissima polizia politica e i funzionari dello Stato Sovietico e del partito comunista, pretesero di regolare ogni aspetto della vita quotidiana dei cittadini. Fu imposto il culto della personalità di Stalin "geniale" erede di Lenin e "padre" del popolo sovietico. Centinaia di migliaia e forse ancora di più (è difficile calcolarle, perché molte semplicemente scomparvero senza lasciare traccia) furono le vittime del periodo compreso fra il 1934 e il 1939, che fu detto del terrore
dei piccoli industriali.
investimenti e sforzi produttivi.
corrispondeva al 17% di quella mondiale.
possibile forma di opposizione.
o inviati nei campi di lavoro forzato.
staliniano o delle grandi purghe.
DOC. 8: Le "grandi purghe" e il Gulag Stalin aveva progressivamente accentrato il potere nella sua persona, grazie al pieno controllo della potente nomenklatura, la burocrazia del Partito comunista. Servendosi della potentissima polizia segreta, eliminò tutti gli oppositori, tra i quali molti protagonisti della rivoluzione d'ottobre del 1917. Nel 1934 Stalin prese a pretesto la misteriosa uccisione del suo collaboratore Kirov per scatenare le "grandi purghe", che ebbero il culmine tra il 1936 e il 1939: centinaia di migliaia di militanti comunisti e soldati dell'Armata Rossa furono messi sotto accusa come "nemici dello Stato", incarcerati, costretti a confessare colpe inesistenti e Bukharin, Kamenev, Rykov e Zinoviev, condannati alla fucilazione, furono le più celebri vittime delle epurazioni staliniane. Trotskij, acerrimo oppositore di Stalin anche dall'esilio, fu rintracciato in Messico da agenti della polizia segreta sovietica e assassinato nel 1940. È difficile calcolare quanti morti provocò il terrore scatenato da Stalin negli anni Trenta in tutti i settori della società, ma si può parlare di alcune centinaia di migliaia di persone. Tra i 15 e i 20 milioni furono invece i deportati nell'arcipelago dei campi di lavoro, il Gulag. Questo sistema carcerario, controllato direttamente dalla polizia segreta, era formato da almeno 160 campi di prigionia dislocati prevalentemente nella Russia siberiana. Vi furono rinchiusi oppositori veri o presunti del regime, trotskisti, kulaki; alcuni milioni erano i deportati di nazionalità non russa, appartenenti a popoli che reclamavano maggiore autonomia da Mosca, come i Cosacchi del Don, i Tatari di Crimea e gli Ucraini. Con identica brutalità il regime staliniano eliminò ogni forma di libertà religiosa: fu imposto l'insegnamento dell'ateismo, le Chiese cristiane e le comunità ebraiche vennero perseguitate. Il Gulag fornì a Stalin una massa di manodopera forzata impiegata nella costruzione di grandi opere - canali, strade, ferrovie - e nelle industrie, impegnate a centrare gli
condannati a morte o al lavoro forzato.
obiettivi prefissati dai piani quinquennali.
DOC. 9: Il culto della personalità
Il clima di terrore che caratterizzò lo stalinismo contrasta con l'immagine pubblica che il dittatore volle dare di sé. Nei manifesti Stalin è al fianco di minatori e contadini sorridenti, felici di contribuire alla riuscita dei piani quinquennali. I bambini lo adorano e gli offrono fiori in segno di omaggio e riconoscenza per il bene che ha fatto alla nazione. Grandi ritratti di Stalin bonario e rassicurante si vedevano negli uffici pubblici e sulle piazze. La propaganda comunista alimentò un vero e proprio "culto della personalità" staliniana: la sua immagine fu esaltata ed egli fu celebrato come la guida salda e ferma del Paese, che aveva aperto la via dello sviluppo e avviato l'URSS a divenire una grande potenza mondiale.
Stalin così indubbiamente riuscì a crearsi un vasto strato di consenso nella società, per molte persone la staliniana dell'impetuosa crescita economica e della imponente industrializzazione, ignorando che tutto ciò era dovuto in larga misura allo sfruttamento coatto di milioni di lavoratori ed ignorando i drammi della collettivizzazione, una Russia nella quale tuttavia per alcune vita diventare davvero migliore il che bastava a renderli fedeli a Stalin.
Russia
era
quella
persone
la
cominciava