IL ||| CANTO
dell' inferno
IL ||| CANTO
Dante e Virgilio giungono davanti alla porta dell'Inferno, ma invece della tradizionale descrizione di un luogo oscuro e tortuoso, si trovano di fronte a un abisso sterminato, senza forma né confini, un vuoto che sembra inghiottire ogni cosa.
Non ci sono fiamme, né gelo, né pioggia incessante. Non c'è nulla che possa solleticare i sensi, niente da vedere o da sentire, solo un silenzio profondo e impenetrabi.
IL ||| CANTO
Sulla porta, l'iscrizione che recita "Lasciate ogni speranza, voi ch'intrate" assume un significato diverso. In questo vuoto, la speranza non è semplicemente negata: essa non esiste. Non c'è nemmeno la possibilità di sperare, perché qui non c'è nulla da desiderare, né da temere. L'Inferno, in questo caso, non è un luogo dove le anime vengono tormentate o punite fisicamente, ma è un luogo dove la condanna è quella di non esistere davvero più, dove l'individuo perde la propria identità, la propria memoria, la propria umanità.
IL ||| CANTO
Virgilio, che guida Dante, gli spiega che l'Inferno è riservato a chi ha vissuto senza alcuna direzione, senza un senso, senza mai aver cercato di dare un significato alla propria esistenza. Qui non ci sono anime che soffrono per colpe particolari, ma solo esseri che, una volta morti, sono dissolti in questo nulla infinito, incapaci di riconoscere se stessi o di sentire dolore. Non c'è tormento nel senso tradizionale, ma l'inferno più terribile: il completo annichilimento dell'anima.
Nel cammino attraverso questo spazio senza confini, Dante non vede figure, ma solo sensazioni di vuoto e di perdita. Le anime che avrebbe incontrato, se l'Inferno fosse stato un luogo di tormento fisico, sono ora assenti. Non sono più nemmeno ombre, ma solo tracce vaghe di qualcosa che è stato. La punizione non è più il fuoco o il gelo, ma la completa assenza di sé, il dissolversi nell'infinito e nell'indistinto.
IL ||| CANTO
A mano a mano che avanzano, la sensazione di smarrimento cresce. Dante si rende conto che l'Inferno, in questa forma, è una prigione del pensiero, dove il più grande dolore non è il corpo che soffre, ma l'anima che non sa più chi è, né cosa è stato, né cosa sarebbe potuto essere. Non c'è memoria, non c'è consapevolezza, solo il vuoto che avvolge ogni cosa. In questo Inferno immenso, le anime perdute non sono più in grado di riflettere sulla loro esistenza passata o di provare rimorso. Il rimorso stesso è impossibile, poiché in questo spazio non c'è più spazio per il pensiero. La condanna più grande non è il tormento fisico, ma il fatto che queste anime sono state dimenticate dal tempo e dallo spazio, e vivono per l'eternità in una sospensione totale, senza senso né redenzione.
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Created on November 19, 2024
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IL ||| CANTO
dell' inferno
IL ||| CANTO
Dante e Virgilio giungono davanti alla porta dell'Inferno, ma invece della tradizionale descrizione di un luogo oscuro e tortuoso, si trovano di fronte a un abisso sterminato, senza forma né confini, un vuoto che sembra inghiottire ogni cosa.
Non ci sono fiamme, né gelo, né pioggia incessante. Non c'è nulla che possa solleticare i sensi, niente da vedere o da sentire, solo un silenzio profondo e impenetrabi.
IL ||| CANTO
Sulla porta, l'iscrizione che recita "Lasciate ogni speranza, voi ch'intrate" assume un significato diverso. In questo vuoto, la speranza non è semplicemente negata: essa non esiste. Non c'è nemmeno la possibilità di sperare, perché qui non c'è nulla da desiderare, né da temere. L'Inferno, in questo caso, non è un luogo dove le anime vengono tormentate o punite fisicamente, ma è un luogo dove la condanna è quella di non esistere davvero più, dove l'individuo perde la propria identità, la propria memoria, la propria umanità.
IL ||| CANTO
Virgilio, che guida Dante, gli spiega che l'Inferno è riservato a chi ha vissuto senza alcuna direzione, senza un senso, senza mai aver cercato di dare un significato alla propria esistenza. Qui non ci sono anime che soffrono per colpe particolari, ma solo esseri che, una volta morti, sono dissolti in questo nulla infinito, incapaci di riconoscere se stessi o di sentire dolore. Non c'è tormento nel senso tradizionale, ma l'inferno più terribile: il completo annichilimento dell'anima.
Nel cammino attraverso questo spazio senza confini, Dante non vede figure, ma solo sensazioni di vuoto e di perdita. Le anime che avrebbe incontrato, se l'Inferno fosse stato un luogo di tormento fisico, sono ora assenti. Non sono più nemmeno ombre, ma solo tracce vaghe di qualcosa che è stato. La punizione non è più il fuoco o il gelo, ma la completa assenza di sé, il dissolversi nell'infinito e nell'indistinto.
IL ||| CANTO
A mano a mano che avanzano, la sensazione di smarrimento cresce. Dante si rende conto che l'Inferno, in questa forma, è una prigione del pensiero, dove il più grande dolore non è il corpo che soffre, ma l'anima che non sa più chi è, né cosa è stato, né cosa sarebbe potuto essere. Non c'è memoria, non c'è consapevolezza, solo il vuoto che avvolge ogni cosa. In questo Inferno immenso, le anime perdute non sono più in grado di riflettere sulla loro esistenza passata o di provare rimorso. Il rimorso stesso è impossibile, poiché in questo spazio non c'è più spazio per il pensiero. La condanna più grande non è il tormento fisico, ma il fatto che queste anime sono state dimenticate dal tempo e dallo spazio, e vivono per l'eternità in una sospensione totale, senza senso né redenzione.