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IL SATYRICON

Stefano Tagliente

Created on November 17, 2024

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Transcript

IL SATYRICON

Un'opera unica nel panorama della letteratura latina

"Uno dei massimi capolavori della narrativa mondiale che con le sue avventure paradossali, comiche e satiriche ha influenzato lo sviluppo del romanzo europeo. Si tratta di un isolato e impressionante esperimento della narrativa antica che continua ad essere oggetto di interrogativi molteplici e sovrapposti "

(Conte-Pianezzola)

UN'OPERA "MISTERIOSA"
Difficilmente si incontra un’altra opera paragonabile a questa perché i misteri da cui è avvolta sembrano essere più numerosi dei dati certi a disposizione. Incerti sono l’autore, l’età di composizione, l’estensione, il titolo, il genere letterario di appartenenza. Eppure nessuna opera mutila e isolata ha dato tanta fama al suo autore.

L'AUTORE

Chi ha scritto il Satytricon?

Quasi tutti i codici che tramandano il testo, lo attribuiscono a Petronio Arbitro. Una parte della critica lo ha voluto identificare nel Gaio Petronio di cui parla Tacito nei suoi Annales (XVI 18-19): un personaggio elegante e ironico, colto e raffinato, beffardo e dissacratore, capace di percorrere la carriera politica mostrando buone doti di comando, ma anche di parodiare la morte dei filosofi. Un dandy amante dei piaceri, un gaudente alla corte di Nerone che, in punto di morte, non si piega alle adulazioni, ma agisce con spregiudicatezza e accortezza.

Perchè il personaggio di Tacito può essere l'autore del Satytricon?

- Il profilo del personaggio tacitiano collima con i caratteri dell’opera tanto che sembra non si possa immaginare un uomo più adatto a comporre il Satyricon per la sua raffinatezza, per la sua ironia e per la sua originalità. - Il Satyricon sarebbe da ricondurre all’epoca neroniana (anche se non tutti gli studiosi sono concordi) come dimostrerebbero tanti elementi interni (la parodia di una composizione del princeps su Troia e del Bellum Civile; alcuni personaggi citati; aspetti del diritto e dell’economia)

Perchè il personaggio di Tacito può essere l'autore del Satytricon?

- L’espressione nel testo tacitiano elegantiae arbiter richiama il cognomen indicato dai codici accanto al nome Petronio. - L’espressione presente in Tacito “in speciem simplicitatis accipiebantur” (riuscivano gradevoli come segno di naturalezza) richiama in modo significativo quanto l’autore del Satyricon dice della propria opera: “novae simplicitatis opus” opera di straordinaria naturalezza (Sat.132)

A contrastare l’identificazione stanno la mancanza di una testimonianza antica che la espliciti, ma soprattutto il fatto che Tacito non menzioni il Satyricon.

1I

Quando è stato scritto il Satyricon?

Una parte della critica colloca questa opera tra II e III secolo d.C. dunque in una fase storica lontana dal principato di Nerone. Ad oggi però si propende per collocare l’opera in età neroniana. E questo conferma indirettamente l’identificazione dell’autore del Satyricon con il personaggio degli Annales tacitiani.

In favore di una datazione dell’opera in età neroniana stanno alcuni elementi interni, cioè desunti dal testo stesso del Satyricon: - i presupposti sociali della trama (economia, diritto, istituzioni, e l’ambientazione in genere) sono tutti compatibili con l’epoca neroniana;

- Un passo poetico in trimetri sulla caduta di Troia richiama una tragedia scritta da Nerone sullo stesso argomento - I nomi di due cantanti famosi ai tempi di Caligola e Claudio - Un lungo inserto poetico, il Bellum civile, affidato alla voce di un personaggio, il poeta Eumolpo, conterrebbe dei precisi riferimenti alla Pharsalia di Lucano (una questione molto discussa)

- La lingua utilizzata nell’opera è uno degli elementi più importanti per la datazione. Infatti è una lingua diversa dal latino classico, punteggiata da irregolarità sintattiche e lessicali. Per questo è stata considerata una lingua di età tarda.

LA LINGUA DEL SATYRICON

Premesso che quella del Satyricon è una forma linguistica originalissima, che mescola registri differenti e caratterizza i personaggi in funzione della classe sociale di appartenenza, va sottolineato che in questa opera si incontra un linguaggio profondamente diverso dal latino letterario che conosciamo. Si tratta di un sermo plebeius o vulgaris una lingua d’uso nelle classi popolari, che noi possiamo confrontare solo con i graffiti di Pompei o con rare ricorrenze in Plauto o Catullo. Non si tratta perciò necessariamente di una lingua tarda, ma piuttosto di una lingua che non trova mai spazio nella letteratura. Tranne che qui, perché è funzionale al realismo dell’opera tanto che essa è posta in contrasto con la lingua colta usata da alcuni personaggi ed è utilizzata come lingua dei liberti illetterati e dei ceti sociali più bassi.

1II

IL TESTO E LA SUA ESTENSIONE

Cosa resta?

Impossibile precisare l’esatta estensione del testo e delineare nei particolari la trama (ne possiamo ricostruire solo le linee generali): non sappiamo di quanti libri fosse composto perché l’opera, ancora oggi mutila, è giunta a noi solo in parte. Abbiamo ampi frammenti dei libri XIV e XVI e l’intero libro XV.

la tradizione manoscritta

L’opera ebbe vita difficile perché il suo contenuto e le sue caratteristiche la escludevano dal circuito scolastico dell’antichità e le procurarono la fama di testo immorale nei secoli successivi. La trasmissione del testo è stata molto travagliata. Esso fu antologizzato in età tardoantica, subendo qua e là dei tagli, forse anche delle interpolazioni e degli spostamenti di sezioni narrative. Circolava in frammenti pubblicati in due raccolte separate. Presentava un solo libro intero, il XV, che riportava l’episodio più celebre, la Cena di Trimalchione, la parte oggi più popolare e che già anticamente doveva aver esercitato un’attrattiva particolare.

La tradizione manoscritta

Il libro XV era stato ritrovato in un unico esemplare da Poggio Bracciolini nel 1423 all’interno di un codice manoscritto conservato a Colonia che riprendeva un codice precedente (rinvenuto poi nel 1654 in una biblioteca della cittadina dalmata di Traù). Solo nel XVII fu realizzata una pubblicazione complessiva di tutti i frammenti e del libro XV.

Cosa ci resta?

Le particolari vicende della trasmissione del testo si riflettono anche nella nostra conoscenza dell’intreccio. Di sicuro, il testo che abbiamo era preceduto da un lunghissimo antefatto (narrato in quattordici libri, stando alle indicazioni tramandate dai codici) e seguito da una parte di lunghezza per noi imprecisabile.

LA TRAMA

Presenta due nuclei la graeca urbs e Crotone, tra cui si pone la Cena. Il presupposto è la persecuzione di un dio (il protagonista profana una cerimonia sacra della sacerdotessa Quartilla), ricavato da allusioni in analessi (flashback). Prima sezione: avventure nella graeca urbs. Seconda sezione: la cena a casa del liberto Trimalchione. Terza sezione: altre avventure nella graeca urbs. Quarta sezione: il viaggio per mare. Quinta sezione: avventure a Crotone. L’opera si interrompe senza che sia possibile prevederne la conclusione.

1V

IL TITOLO

SATYRICON

Il titolo è un genitivo alla greca che sottintende libri. Il riferimento può essere ai Satiri, creature mitologiche lascive e inclini alla gozzoviglia come i personaggi del romanzo; ovvero al carattere satirico e licenzioso dell’opera.

Le caratteristiche

Le stesse caratteristiche che fanno del Satyricon un’opera unica ed originalissima, ne hanno ostacolato la diffusione e la conservazione nell’antichità

Aderenza al reale

L’intento di Petronio è riprodurre la realtà in tutti i suoi aspetti, specialmente quelli più degradati. Ne deriva un affresco vivido e coloratissimo della società di età neroniana, corrotta e abietta, in cui eleganza, buon gusto, decoro, misura e cultura sono soverchiati dalla brama di denaro e dall’ostentazione della ricchezza, dall’ambizione e dalla ricerca del piacere. Significativi in tal senso sono i personaggi che compaiono alla tavola di Trimalchione e molte figure femminili.

Linguaggio mimetico

L’adesione alla realtà è pienamente realizzata attraverso la mimesi del linguaggio che riproduce il modo di parlare della gente comune. Dal punto di vista formale, il Satyricon è un pastiche linguistico, poiché l’autore mescola tanti registri stilistici. Notevole è soprattutto l’apertura alla lingua comune non diversamente attesta, in cui compaiono strutture sintattiche errate, volgarismi linguistici, barbarismi.

Assenza di giudizi morali

Non solo Petronio non si cura di promuovere nella sua opera i valori del mos maiorum, ma presenta un mondo in cui quei valori sono largamente disattesi. La sua descrizione è condotta in modo lucidamente spregiudicato, con totale disincanto. L’autore non ha la pretesa di condurre un’indagine sociale ed economica nè intende scrivere una satira di denuncia dei mali del suo tempo sorretta dall’invettiva o dallo sdegno morale. Non ha fini educativi: non viene offerta una prospettiva etica, anzi quando viene espèressa una condanna morale è sempre un personaggio inaffidabile a formularla.

Ciò non toglie che il suo punto di vista sia implicito nel disprezzo che Encolpio nutre e manifesta verso le manifestazioni del cattivo gusto e della mancanza di cultura; un disprezzo non esente da un vago e amaro senso di nostalgia per il passato davanti al naufragio del suo presente.

La sua poetica

Consapevole della portata innovativa dell’opera, ad un certo punto Petronio si rivolge ai lettori che immagina scandalizzati per quanto hanno letto. E ribattendo alle accuse di moralisti e benpensanti, fa una dichiarazione di poetica affermando di voler riprodurre fedelmente la realtà quotidiana in tutti i suoi aspetti con un linguaggio schietto.

"Perché mi guardate con la fronte corrugata o Catoni e condannate un’opera come questa di moderna semplicità? Qui sorride la grazia per nulla astiosa di uno stile schietto e la lingua verace rispecchia le azioni e le parole della gente"

Petronio Arbitro, sat, 132

Il carattere parodico

Nel Satyricon il realismo si incontra con la parodia (non con la satira che presuppone una prospettiva morale assente dall'opera). Difatti non è necessario usare il sarcasmo per mettere in luce l'arroganza unita alla crassa ignoranza dei liberi arricchiti come Trimalchione. Basta una accurata descrizione. In tal modo il realismo trova un limite che quello moderno non sempre ha: la descrizione degli ambienti degradati non attinge mai a livelli tragici, ma resta nella cornice del "comico".

Una difficile catalogazione

Il Satyricon sfugge ad ogni classificazione e codificazione poiché riprende e mescola elementi derivati da altri generi letterari talvolta stravolgendone la natura. È un’opera complessa - per la varietà stilistica, - per le tante allusioni che contiene, - per l’alternanza di prosa e versi, - per le ripetizioni e i rimandi interni.

Un confronto a 4..

Il romanzo ellenistico: il Satyricon è naturalmente una narrazione che intreccia amore e peripezie, ma diverso appare tanto il livello stilistico quanto la preparazione culturale dell’autore. Inoltre la vicenda del terzetto omosessuale è stata interpretata come una parodia della coppia ellenistica prima divisa e poi ricomposta nel lieto fine. Se vi è un rovesciamento non è però nell’amore omosessuale (che non sarebbe neppure un motivo originale), ma nella visione dell’amore, che, nel Satyricon, ha una esibita dimensione sessuale ed erotica; è privo di valori morali; è espressione di vitalità, ma anche di degradazione; è sempre univoco e non è mai fonte di gioia.

Un confronto a 4..

L’epica: le citazioni poetiche in chiave parodistica sono tratte soprattutto dalle grandi opere epiche. In particolare, sembra di poter ravvisare nell’Odissea un modello che viene rovesciato (il tema dell’ira della divinità, il naufragio, il viaggio per mare) creando una sorta di “Odissea di pitocchi” (G.B. Conte).

Un confronto a 4..

Le fabulae milesiae: si tratta di narrazioni realistiche e disinvolte di beffe, adulteri, amori irregolari, situazioni buffe, che trovano il loro più rilevante esempio in Aristide di Mileto (II a.C.). Tuttavia il Satyricon appare una narrazione di portata assai più ampia e più complessa e con una finalità non riconducibile alla sola comicità. Vi sono in esso esempi di Milesie; si può individuare un legame nel materiale comico-realstico; ma l’operazione letteraria dell'autore del Satyricon si pone su un livello molto diverso.

Un confronto a 4..

La satira menippea: un tratto comune è l’alternanza di prosa e versi, ma diversa è l’estensione del racconto. Inoltre, nel Satyricon non è rintracciabile alcun intento moralistico, né attacchi a singoli personaggi. .

Una possibile chiave di lettura

Il tempo lento e lo spazio labirintico hanno suggerito una possibile interpretazione dell'opera, che supera l’aspetto “comico” . Ad esempio per Fedeli il Satyricon fa emergere una concezione amara della vita: le peripezie, le ricorsività, le trappole, gli errori, le disillusioni di Encolpio sarebbero la rappresentazione di un percorso di ricerca della verità nella degradazione del mondo contemporaneo. Risulta tuttavia impossibile stabilire l’approdo della ricerca del protagonista, che poteva essere anche una verità di senso rovesciato.