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L'amore cortese e l'amore di oggi

VINCENZO GIACALONE

Created on November 14, 2024

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L'amore cortesee l'amore di oggi

Amore nel medioevo

Nel Medioevo, l'amore era vissuto e inteso in modi molto diversi rispetto a oggi, spesso influenzato dalla religione, dalla cultura cortese e dalle convenzioni sociali. Ecco una panoramica delle principali forme e pratiche dell'amore in quel periodo: Amore Cortese L'amore cortese era un tipo di amore idealizzato che si sviluppò nelle corti medievali, particolarmente nel sud della Francia, durante il periodo dei trovatori (XI-XIII secolo). Questo amore era platonico e spirituale, spesso tra un cavaliere e una dama di rango superiore, e non richiedeva un rapporto fisico. Il cavaliere era devoto alla dama, dimostrando la sua fedeltà attraverso gesti nobili, come imprese eroiche, senza aspettarsi un ritorno fisico dell'amore. L'amore cortese era visto come una forma di purificazione dell'animo e veniva idealizzato come una sofferenza dolce, simbolo di sacrificio e desiderio non corrisposto. Il Matrimonio e Famiglia Nel contesto del matrimonio medievale, l'amore romantico non era il principale fondamento. Il matrimonio era visto principalmente come una unione sociale e economica, spesso combinata per motivi politici, economici o familiari. Le famiglie nobili combinavano matrimoni per rafforzare alleanze, mentre le classi popolari consideravano il matrimonio come una necessità per procreare e garantire la stabilità economica. Nonostante ciò, molte coppie, anche in queste circostanze, sviluppavano affetto e legami più profondi. L'amore Religioso Il cristianesimo medievale influenzava profondamente la concezione dell'amore. L'amore di coppia era spesso subordinato all'idea di amore divino, che doveva essere il centro della vita spirituale. Il matrimonio stesso era visto come un sacramento, un modo per raggiungere la salvezza, piuttosto che come un atto romantico. L'amore coniugale era quindi visto come una virtù, ma non necessariamente una passione ardente.

Scuole Poetiche

Stilnovo

Lo Stilnovismo (o Stilnovo) è un movimento poetico che si sviluppò in Italia nel XIII secolo, principalmente a Firenze, e che ebbe una grande influenza sulla poesia italiana, specialmente nella sua fase iniziale. Il termine "Stilnovo" significa letteralmente "stile nuovo", un concetto che allude alla rinnovata concezione della poesia d'amore, lontana dai modelli tradizionali e cortesi. Gli autori stilnovisti cercavano di esprimere l'amore in modo più puro, spirituale ed elevato, rifuggendo dalla visione materiale e terrena che dominava la lirica cortese

Scuola poetica siciliana

Lirica Cortese

In questo periodo è molto presente l’idea dell’amore che vediamo diffondersi nelle corti,. In particolare l’idea dell’amore cortese, che viene teorizzata. Vengono enunciati i principi dell’amore cortese. Il più importante principio dell’amore cortese è che la donna venga rivalutata (nell’alto Medioevo infatti la donna era percepita come un essere diabolico) e che venga considerata anche superiore all’uomo. In questo contesto nascono i trovatori. I trovatori sono gli autori delle liriche cortesi, questi scrivevano anche in versi e in musica. Quello del trovatore era un vero e proprio mestiere e prevedeva molti viaggi presso le corti, infatti il loro compito era quello di intrattenere i cortigiani. Corti molto celebri in Francia erano quelle provenzali. A noi sono giunti oltre 2500 testi di opere provenzali e abbiamo notizie di oltre 460 autori. In Francia, però, esistevano delle corti anche a nord. In queste corti si trovavano altri poeti che però erano conosciti come trovieri. I trovieri si differenziavano dai trovatori perché scrivevano in lingua d'oil, mentre i trovatori scrivevano in lingua d'oc. Non bisogna confondere i trovatori con i menestrelli e i giullari. I menestrelli e i giullari recitavano opere composte da altre persone, mentre i trovatori cantavano opere composte da loro. I trovatori sono i più importanti esponenti dell'amor cortese.

La Scuola Poetica Siciliana è una delle correnti letterarie più significative del XIII secolo in Italia, e rappresenta l'inizio della grande tradizione della poesia volgare in lingua italiana. Nacque alla corte di Federico II di Svevia in Sicilia, dove si riunirono numerosi poeti che, sotto l'influenza dell'imperatore, svilupparono una nuova forma di poesia in volgare. Questo movimento è considerato un passaggio fondamentale nell'evoluzione della lingua e della letteratura italiana.

Scelta dell'immagine

per me quest'immagine oggi simboleggia due persone legate dentro che non riescono ad andare avanti per colpa del loro legame così intenso

Jacopo da Lentini

gIl rimatore più autorevole della Scuola Siciliana fiorita nel XIII secolo presso la corte di Federico II di Svevia, nasce a lentini intorno al 1210 e muore verso il 1260. È conosciuto anche come Jacopo da Lentini - «Jacobus de Lentino domini imperatoris notarius»: così si firma in un documento messinese del 1240 il funzionario della corte di Federico II che Dante poi chiamerà il "Notaro" per antonomasia. Al "Notaro" si attribuiscono 16 canzoni di vario schema, 22 sonetti (egli è considerato l'inventore di questa forma strofica); 2 dei sonetti sono in "tenzone" con l'Abate di Tivoli, uno risponde a Jacopo Mostacci. Si deve alla sua iniziativa la rivisitazione in lingua volgare dei temi e delle forme della poesia provenzale, dando così inizio alla lirica d'arte italiana. È considerato il "caposcuola" dei rimatori siciliani, ruolo che gli fu assegnato da Dante (Purg. citato) e che trova riscontro nella collocazione delle sue Canzoni in apertura del Canzoniere Vaticano latino 3793. Nel De vulgari eloquentia è citato per una sua canzone che viene portata quale esempio di uno stile limpido e quanto mai ornato. I suoi componimenti coprono un arco temporale che va dal 1233 al 1241. Nella lingua in cui gli illustri della Scuola scrivono, si riscopre un siciliano colto depurato dagli elementi troppo municipalizzanti e idiomatici, che rappresentarono, invece, per i poeti siculo-toscani motivo d'esclusione da parte di Dante. Jacopo da Lentini, decanta l'amor cortese, alla sua donna, con grande originalità e creatività, utilizzando il sonetto con grande ingegno. Nella sue liriche il Notaro, analizza l'amore come vicenda interiore, con grande acutezza psicologica, conservando in se un grande senso di prodigio. Di Jacopo, purtroppo si hanno poche notizie, la sua attività svolta all'interno della Magna Corte, oltre quella amministrativa, rappresentò per il Regno, un momento di rinascita culturale della Sicilia, tanto che per le successive generazioni, erano "degni" del magistero dell'arte poetica.

Testo antico (Jacopo da lentini, "Or come pote sì gran donna entrare")

Testo Originale

Parafrasi

Come può una donna così grande entrare nei miei occhi, che sono così piccoli? E come può stare nel mio cuore, che porto sempre con me ovunque vada? Il luogo in cui entra non sembra neppure esserci, ed è per questo che mi meraviglio tanto. Ma voglio che lei somigli alla luce, e i miei occhi diventino come un vetro su cui si posa. Il fuoco che è dentro di me poi passa davanti, senza distruggere nulla; così, attraverso i miei occhi, non è la sua persona a entrare nel mio cuore, ma solo la sua immagine. Desidero rinnovarmi nell'amore, e portare con me il segno di questa straordinaria creatura.

Or come pote sì gran donna entrare per gli ochi mei che sì piccioli sone? e nel mio core come pote stare, che ’nentr’esso la porto là onque i’ vone? Lo loco là onde entra già non pare, ond’io gran meraviglia me ne dòne; ma voglio lei a lumera asomigliare, e gli ochi mei al vetro ove si pone. Lo foco inchiuso, poi passa difore lo suo lostrore, sanza far rotura: Così per gli ochi mi pass’a lo core, no la persona, ma la sua figura. Rinovellare mi voglio d’amore, poi porto insegna di tal crïatura.

Canzone moderna (Na catena - Geolier)

E m'arricord a primma vot Pareva bell' ma er"a morte Lloco so' fredd', te fann' male Però già ssaje ca nun tengo colpe E perd"o tiempo si te 'mparo 'a vita Tu vuò bene, ma t'hanno tradit' Te desse tutte cose tranne 'o male Sapesse ca c"o tiempo tu t'accedisse Nun ce stesse niente ccà mmiezzo Nun stesse stu bene Si l'ammore stesse a tutt"e parti Pecché nu cumpagno lloco te tradisce pe' sold' E l'amicizia se l'ha jucat' 'O ssaje ca c"o tiempo te guardo E m'accorgo ca lloco nisciun' assumiglia e sî rara Si pecché l'ammore è comm'a 'na pistola Può accidere 'a gente ccà, si viene usata Nun teng' niente Ma teng' chell' ca tu hê semp' cercato Pecché 'int"o niente truov' tutt"e cose E chell' che teng' nun hê maije pruvato T"o giuro ca te vogl' bene E scus' si mo nun se vede T"o giuro ca chell' che provo È forte assaje comme na catena T"o giuro ca te vogl' bene E scus' si mo nun se vede T"o giuro ca chell' che provo È forte assaje e t"o giuro ch"è over' T"o giuro ca te vogl' bene E scus' si mo nun se vede T"o giuro ca chell' che provo È forte assaje e t"o giuro ch"è over'

Mo n'ata lacrima t'affoga Cu té vicino perd"o suonno Pens' ca chesto nun è 'o bene Secondo me è 'na punizione Miette diritt"e cose storte Miette 'e ragione dint"e colpe A me nisciun' ca m'aspetta Pure si sto sfidann"a sorte Miett"e cose ca t'aggio ditt' 'Nt"o posto che ssaje solo tu Sta vita ce cagna c"o tiempo 'O ssaje simme diverse E mo tu nun t'arricuorde cchiù Si scrivo tutt' chell' ca mo teng' adint' Tu nun fuss' in grad"e te sentere meglio Si song' sbagliato e te rongo tutt"e cose Primm' ca me stennen' dint'a stu legn' T"o giuro ca te vogl' bene E scus' si mo nun se vede T"o giuro ca chell' che provo È forte assaije comme na catena T"o giuro ca te vogl' bene E scus' si mo nun se vede T"o giuro ca chell' che provo È forte assaije e t"o giuro ch"è over' T"o giuro ca te vogl' bene E scus' si mo nun se vede T"o giuro ca chell' che provo È forte assaije e t"o giuro ch"è over'