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Pietro Leone - Delocalizzazione: beni e servizi low cost

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Created on November 14, 2024

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Transcript

Delocalizzazione:

alla ricerca del salario minore

Aziende in fuga dai paesi di origine, alla ricerca della mano d'opera a basso costo.

Mercati a basso costo che si sono evoluti e delocalizzano a propria volta.

+ CONSIDERAZIONI

CONSIDERAZIONI

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Il "made in China"

La Cina è stato il primo paese verso il quale le aziende manufatturiere hanno spostato la produzione.

La Cina ha rappresentato il primo bacino cui si sono rivolte le aziende alla ricerca di "manodopera low cost".

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India

Da uno dei più grandi bacini di "manodopera low cost", l'India ha saputo trasformarsi nel più importante fornitore di servizi informatici.

L' India gioca un ruolo importante nell'economia mondiale legata ai servizi IT (Internet Technology).

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Vietnam

Il Vietnam offre manodopera (anche di qualità) a costi nettamente inferiori a equivalenti localizzazioni in Cina e parchi industriali ben organizzati.

Il Vietnam è stato il bacino di manodopera low cost cui si è rivolta la Cina per delocalizzare a sua volta.

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Malesia

I lavoratori migranti sono il carburante che guida il boom dell'elettronica della Malesia. Gli attivisti ritengono che fino al 40% della forza lavoro della Malesia sia composta da lavoratori migranti, fino a un terzo dei quali sono privi di documenti.

"La Malesia è un enorme impianto di assemblaggio", ha detto Bruno Pereira, del Malaysian Trades Union Congress. Non vi è alcun salario minimo, nessuna tariffa per gli straordinari e nessuna ispezione. Operano sotto il radar. "

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Indonesia

“Le aziende del tabacco stanno facendo profitti sulle spalle dei bambini indonesiani e a scapito della loro salute”, dice Margaret Wurth, co-autrice del rapporto di HRW.

Migliaia di bambini e adolescenti, dagli 8 ai 17 anni, sono impiegati nella filiera che rifornisce le multinazionali.

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Madagascar

Mica, il minerale scintillante estratto dai bambini. Il loro lavoro è estrarla dal suolo, pulirla e spezzettarla. Quel minerale scintillante, che si può ridurre a scaglie, è molto richiesto dall’industria dei cavi, e in genere dall’elettronica, perché è molto resistente al calore.

Il guadagno è misero, non più di 20 centesimi di dollaro al giorno.

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Marocco

Il Paese ha investito nello sviluppo di infrastrutture moderne, inclusi parchi tecnologici, zone franche e centri commerciali. Queste infrastrutture offrono strutture e servizi di qualità per le società di delocalizzazione, comprese diverse regioni del paese.

Nel comparto agricolo italiano, il salario varia fra i 7,2 e i 12,9 euro l'ora. In Marocco è di un euro l'ora.

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Turchia

Il salario minimo legale copre solo un quarto di quello necessario per l'essenziale. 1,5 milioni di lavoratori in Turchia realizzano capi per molti marchi di moda globali, tra cui: Adidas, Benetton, C&A, Esprit, GAP, Hugo Boss, H&M, Zara, Levi's, Nike, Puma.

I salari dei lavoratori turchi per la moda non bastano per vivere.

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Tunisia

La Tunisia è il nono importatore di abbigliamento dall'Ue, dopo la Cambogia, secondo uno studio del Centro tecnico tessile del 2022. Sono oltre 1.530 le aziende ufficialmente insediate, che rappresentano il 31 per cento del tessuto nazionale.

Un settore costruito su una forza lavoro prevalentemente femminile e sottopagata.

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Russia

Un caso differente?
Si chiamano Zes-Zone economiche speciali: sono 28 aree distribuite in tutta la Russia dove si può investire a condizioni molto favorevoli dal punto di vista fiscale, doganale e infrastrutturale.

Non si viene in Russia per pagare meno la manodopera o l'energia, ma per conquistare nuovi mercati e rafforzare le unità produttive italiane e le Zes sono delle occasioni interessanti.

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Messico

Anche la Cina si sta espandendo in Messico. Ad esempio, Hisense Group, uno dei maggiori produttori cinesi di elettrodomestici, sta costruendo un parco industriale da 260 milioni di dollari a Monterrey, con l’obiettivo di produrre frigoriferi, lavatrici e condizionatori per il mercato statunitense.

Molte società statunitensi vi si sono trasferite negli anni Novanta, dopo l’adozione dell’Accordo nordamericano per il libero scambio (NAFTA).

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Filippine

Un luogo con grande disponibilità di manodopera a basso costo, dove delocalizzare produzioni ad alto impiego di manodopera, soprattutto dagli Stati Uniti.

Offrono una manodopera affidabile, con costo del lavoro inferiore alla stessa Cina, nonché su un’ampia disponibilità di manager, tecnici e quadri, spesso con esperienza internazionale.

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Thailandia

La Thailandia si presenta come un hub strategico per le imprese che desiderano espandere la propria presenza nel Sud-est Asiatico, offrendo un mercato in crescita, infrastrutture moderne, un clima favorevole agli investimenti.

I costi di produzione competitivi e la manodopera qualificata fanno del Paese un’opzione interessante per la delocalizzazione produttiva.

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Romania

Tra la fine degli anni ’90 e i primi dieci anni del nuovo millennio tante piccole e grandi aziende hanno spostato la produzione in questo paese attirati dal costo della mano d’opera competitivo (allora per le figure professionali del comparto manifatturiero addirittura un decimo di quelli italiani).

La Romania è stata per diversi anni il luogo simbolo della delocalizzazione italiana.

Delocalizzazione:

alla ricerca del salario minore

la ricerca della competitività sul mercato ha spinto le aziende manufatturiere a spostare la produzione verso paesi ove la manodopera ha costi inferiori.

Purtroppo il minor costo della manodopera spesso non è legato solo al costo della vita inferiore ma può significare che i lavoratori si trovano in condizioni precarie, senza garanzie di una sanità adeguata e che molto probabilmente sono sottopagati.

L'India è riuscita a mutare la propria condizione. Se in passato ha rappresentato un bacino di manodopera low cost, ora gioca un ruolo determinante nello sviluppo del settore informatico ed ha quasi sconfitto la soglia di povertà passando in meno di 15 anni da 12% al 2%.

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