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La stampa a caratteri mobili
alessandro cesare buzzetta
Created on November 14, 2024
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Transcript
Stampa a Caratteri Mobili
La Stampa a Caratteri Mobili
Dal 500 al 700
realizzato da: Alessandro Buzzetta
La censura
Nel XV secolo, l'evoluzione dei materiali per la scrittura ha compiuto enormi progressi, passando dalle incisioni su pietra e tavolette lignee, alla pergamena, al papiro e infine alla carta, che ha migliorato progressivamente la qualità e la produzione. Tuttavia, la necessità di scrivere e trascrivere a mano è rimasta costante, limitando la diffusione della cultura, che era confinata a pochi centri con biblioteche di volumi rari e costosi da produrre.
La Borghesia
Nel contesto del tardo Medioevo, sta emergendo una nuova classe sociale: la borghesia, composta da individui non nobili che vivono nei borghi e svolgono attività commerciali o artigianali. Con il crescente sviluppo economico e il cambiamento sociale, questa classe desidera una maggiore istruzione e partecipazione alla vita culturale.
In questo clima di trasformazione, prende piede una delle invenzioni più importanti della storia: la stampa a caratteri mobili. Prima del XV secolo, in Cina e Corea erano stati sviluppati sistemi di caratteri mobili, ma questi non giunsero mai in Europa. In Occidente, i tentativi di riproduzione a stampa erano legati alla xilografia, ma questa tecnica era lenta, macchinosa e difficilmente correggibile.
L'invenzione dei caratteri mobili non è stata il frutto di un'idea improvvisa, ma il risultato di necessità storiche e sociali. Sebbene la paternità della scoperta venga rivendicata da diversi autori in varie zone d'Europa, si attribuisce generalmente a Johannes Gutenberg l'invenzione dei caratteri mobili intorno al 1440.
La matrice
Johannes Gutemberg
Johannes Gutemberg
Orafo e precursore della tipografia (nato a Magonza tra il 1394 e il 1399 - morto nella stessa città nel 1468), appartenente alla nobile famiglia dei Gensfleisch (il nome "Gutenberg" deriva da un antico possedimento di famiglia, "Höfe zum Gutenberg"), è celebrato come l'inventore della stampa a caratteri mobili.
Per matrice si intende la struttura da riprodurre, ovvero la composizione manuale o meccanica costituita dall'insieme di elementi in rilievo (caratteri) che, una volta inchiostrati, verranno trasferiti sulla carta.
Case Editrici
Nel Cinquecento, con l'aumento delle piccole tipografie, nascono anche le prime grandi case editrici in Europa, come quelle di Aldo Manuzio a Venezia, i Clunti, i Ciolito, gli Estienne a Parigi e Christophe Plantin in Olanda. Queste aziende si strutturano come moderne imprese editoriali, con dipendenti e progetti editoriali definiti, e collaborano con i principali eruditi dell'epoca.
Inoltre, emerge una nuova figura professionale: il progettista e incisore di caratteri tipografici. Tra i nomi più importanti di questi progettisti ci sono Francesco Griffo (1450-1518 circa), che inventò il corsivo aldino per Aldo Manuzio; Claude Garamond (1499-1561), che lavorò con gli Estienne a Parigi; e Robert Granjon, che creò caratteri per Plantin e la tipografia vaticana.
Il Frontespizio
Con la nascita di queste grandi imprese, cresce anche la consapevolezza del ruolo sociale e professionale degli editori e stampatori. Se nei manoscritti il nome dell'autore non era mai visibile, ora si diffonde l'uso del frontespizio, che riporta il nome dell'autore, il titolo, la data e il luogo di stampa, nonché il nome dell'editore. Gli autori e gli stampatori cominciano a proteggere le proprie opere attraverso la "patente di privilegio", un documento rilasciato dalle autorità locali che garantisce diritti esclusivi di stampa o vendita per un certo periodo di tempo. Aldo Manuzio, ad esempio, chiese di tutelare il tipo di carattere realizzato da Francesco Griffo.
Tuttavia, la "patente di privilegio" si scontra con la varietà di leggi tra i vari stati. Solo il papato rilasciava privilegi che avevano valore universale, ma la loro applicazione dipendeva dall'influenza locale del clero. Nonostante ciò, la crescente diffusione della stampa permette una maggiore circolazione delle idee, anche quelle radicali. La Riforma protestante di Lutero in Germania ne è un esempio evidente: grazie alla stampa, anche le opere tradotte in volgare, come la Bibbia, arrivano a un pubblico più ampio, compreso quello analfabeta, che prima era escluso dalle discussioni sociali e religiose.
A partire dal Cinquecento e per i secoli successivi, i libri stampati diventeranno un potente strumento di diffusione di idee, anche le più radicali, in tutta Europa. Molte volte la circolazione di questi libri avverrà in modo ufficiale, ma altrettanto spesso in forma clandestina, sfidando la censura che i vari Stati imponevano per limitarne la diffusione.
Un esempio emblematico di censura è l'Indice dei Libri Proibiti, un elenco creato nel 1558 dalla Chiesa cattolica attraverso l'Inquisizione, che rimarrà in vigore fino al 1966. Questo primo indice fu affisso a Roma il 30 dicembre 1558 sotto Papa Paolo IV e minacciava la scomunica a chiunque scrivesse, pubblicasse, stampasse, vendesse o leggesse i libri inclusi nell'elenco.
Tra i libri proibiti c’erano quelli di autori non cattolici, diverse edizioni della Bibbia, in particolare quelle tradotte in lingue volgari come il tedesco, il francese, lo spagnolo, l’italiano, l’inglese e il fiammingo, e opere pubblicate da tipografi ritenuti eretici, soprattutto svizzeri e tedeschi. Anche intere categorie di libri venivano bandite, come quelli senza indicazione dell’autore, senza data o luogo di pubblicazione, o che trattavano di astrologia e magia. Tra gli autori proibiti figuravano Dante Alighieri, Giovanni Boccaccio, Niccolò Machiavelli e Guglielmo di Ockham.
L'indice veniva periodicamente aggiornato con nuovi autori e opere, mentre altre forme di censura come le "espurgazioni" venivano applicate per correggere in modo discreto i passi delle opere considerate sconvenienti, spesso alterando non solo il testo, ma anche il pensiero originale dell'autore. Un esempio famoso di espurgazione riguarda il "Decamerone" di Boccaccio.
Questa censura, innescata dalla paura della diffusione di idee eretiche, portava a un forte controllo sulla circolazione dei libri in tutta Europa. Le università, per esempio, non potevano più ricevere libri provenienti dalla Germania, e tutti i testi che non aderivano all’interpretazione aristotelico-scolastica della natura venivano considerati pericolosi e contrari alle Scritture. Nel 1616, venivano messi al bando anche i lavori di Copernico, che circolavano già da oltre settant’anni.
Questo clima di severo controllo portò molti scrittori e librai a praticare l'autocensura, evitando di pubblicare idee controverse e orientandosi verso temi più sicuri e devozionali. Tuttavia, la diffusione delle idee non si fermò. Un esempio significativo è quello di Galileo Galilei. Nel 1633, Galileo fu processato per le tesi scientifiche contenute nel suo libro Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo, che era stato pubblicato l'anno precedente con l’autorizzazione ecclesiastica. Nonostante fosse stato condannato al carcere e costretto ad abiurare le sue teorie, la sua opera continuò a circolare: venne tradotta in latino e distribuita a Strasburgo poco dopo la sua condanna.
Inoltre, nel 1610, Galileo pubblicò il Sidereus Nuncius a Venezia, un trattato di astronomia che descriveva le sue scoperte con il telescopio. La prima edizione venne stampata in 550 copie, tutte esaurite in una settimana, e il contenuto del libro, che includeva istruzioni su come costruire un cannocchiale, fu divulgato in Europa e anche in Cina in breve tempo. Nonostante gli sforzi per fermare la diffusione delle idee "pericolose", i libri continuarono a essere un veicolo potente per la circolazione del sapere, spesso in modo subdolo o clandestino.