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VISIONI D'EPOCA

Tommaso Casodi

Created on November 10, 2024

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Transcript

Visioni d'epoca

Come il vedutismo ha catturato l'anima delle città

cosa si intende per "vedutismo"?

VEDUTISMO REALISTICO E CAPRICCIO

GASPAR VAN WITTEL

Canaletto

Sitografia

Il vedutismo, viaggio visivO tra realtà e sogno

Il vedutismo è un genere pittorico che si sviluppa nel XVIII secolo e si concentra sulla rappresentazione realistica e dettagliata di paesaggi naturalistici, monumenti e vedute cittadine. Il termine deriva proprio da “veduta”, cioè una rappresentazione panoramica di una scena urbana o paesaggistica. Vari fattori ne determinarono il successo: innanzitutto, influì il clima culturale illuministico che, con le sue esigenze di verità, obiettività e razionale semplicità, trovò la precisione e la chiarezza della riproduzione naturalistica, propria del Vedutismo, scevra da idealizzazioni; altro motivo determinante fu la committenza: il Settecento è l'epoca del Grand Tour.

il vedutismo realistico

Il Vedutismo ha due filoni: il vedutismo realistico ed il capriccio.Le caratteristiche principali del vedutismo realistico sono: 1. Realismo dettagliato 2. Luce e atmosfera 3. Vedute di città e monumenti famosi 4. Uso della prospettiva 5. Composizione scenografica 6. Influenza della Camera Ottica Tra i massimi esponenti, nei quali possiamo ritrovare queste caratteristiche, abbiamo Canaletto (Giovanni Antonio Canal), Francesco Guardi, Luigi Van Vitelli (che realizzò vedute realistiche delle sue architetture), Antonio Joli, Pietro Antonio Novelli e Bernardo Bellotto.

IL CAPRICCIO

Nella pittura per “capriccio” si intende un’opera d’arte frutto della fantasia dell’autore, che non trova un suo corrispettivo in natura o che diverge dalle norme compositive artistiche esistenti. Spesso utilizzato, più in generale, per indicare la pittura di paesaggio, il capriccio a partire dai primi del Seicento verrà identificato come un vero e proprio genere artistico, basato sulla composizione di paesaggi immaginari realizzati attraverso giustapposizioni di rovine dell’antichità rielaborate oppure di vedute con edifici mai costruiti. Le prime testimonianze di capriccio le possiamo trovare nelle opere di Alessandro Salucci e Viviano Codazzi, a Roma nel XVII secolo. Tuttavia, il più noto promotore di questo genere sarà il pittore piacentino Giovanni Paolo Pannini. Il capriccio si affermerà nella pittura veneziana del XVIII secolo come genere caratterizzato da riproduzioni di architetture fantastiche o di edifici reali integrati con pezzi mancanti, secondo i canoni della prospettiva. A questa tradizione guarda un grande vedutista veneziano, Francesco Guardi, che interpreta il capriccio in maniera originale, anticipando il "paesaggio - stato d'animo" di carattere romantico.

I PROTAGONISTI DEL GENERE

Nel cuore del XVIII secolo, nello sviluppo del vedutismo, contribuiscono alla crescita e allo sviluppo di questa corrente due artisti emblematici: Gaspar Van Wittel e Giovanni Antonio Canal, detto Canaletto.

GASPAR VAN WITTEL

CANALETTO

GASPAR Van wittel

Gaspar van Wittel o Caspar van Wittel o, con il suo nome italianizzato, Gaspare Vanvitelli o anche Gaspare degli Occhiali è un pittore tanto noto, quanto poco conosciuto. In realtà è un innovatore, uno dei più grandipittori del Vedutismo, forse il primo vero vedutista della storia dell’arte. Viene infatti spesso ricordato anche come anticipatore di Giovanni Antonio Canal, detto Canaletto. Vanvitelli è noto per le sue vedute esatte di molte città e paesaggi italiani a cui lo stesso Canaletto farà riferimento.

Biografia
Caratteristiche
Analisi dell'opera

Le origini e la formazione

Gaspar Van Wittel nasce ad Amersfoort presso Utrecht, presumibilmente tra il 1652 e il 1653. La data di nascita si deduce dalla lapide fatta apporre dai figli sulla tomba nella quale si legge che era morto a 83 anni il 13 settembre del 1736. Nell’atto, tuttavia, si legge che van Wittel è morto ad 80 anni, posticipando la nascita al 1656. Inoltre, gli Stati d’Anime della parrocchia di San Giovanni dei Fiorentini, dove egli risedette dal 1708, riportano un’età tale da spostare la sua data di nascita al 1658. Tra il 1668 e il 1674, studia in patria nella bottega di Mathias Withoos. Dopodiché, come molti altri artisti olandesi nel corso del XVII secolo, si reca a Roma.

Arriva a Roma tra il 1674 e il 1675, poiché sentiva il bisogno di immergersi nella bellezza delle rovine della civiltà romana e nei capolavori dei maestri del Rinascimento ed entra a far parte, secondo un documento del 3 gennaio 1675, della Schildersbent con il nome di De Toorts (la Torcia). La Schildersbent (clan dei pittori) fu un'associazione di pittori, principalmente olandesi e fiamminghi, che prosperò per un secolo tra il 1620 e il 1720 circa a Roma. Era famosa per i suoi rituali bacchici e per l'opposizione all'Accademia di San Luca.Tra il 1680 e il 1699 diviene famoso a Roma per le sue vedute della città eterna e per i suoi paesaggi con soggetto il Tevere, che gli valgono il favore delle più importanti famiglie aristocratiche. Il maggior committente è stata infatti la famiglia romana dei Colonna, in particolare Lorenzo e Filippo II. Proprio grazie a loro conoscerà poi il viceré di Napoli, per il quale lavorerà. Nel 1699 Gaspar van Wittel abbandona temporaneamente Roma per trasferirsi a Napoli, al servizio del viceré Luis de la Cerda duca di Medinaceli, per il quale dipingerà trentacinque diverse vedute. A Napoli nel 1700 nasce il figlio Luigi, che diventerà architetto, celebre per la Reggia di Caserta.

Il viaggio a Roma e il soggiorno napoletano

Dopo il soggiorno a Napoli torna a Roma ma visita anche Firenze, Verona e Venezia dove è proposta e accettata la candidatura alla Assemblea dell’Accademia di San Luca. In questo periodo, oltre alle splendide vedute del Canal Grande e di paesaggi veneziani, dipinge magnifici scorci di Roma e dintorni. Per esempio una meravigliosa “Veduta di palazzo Farnese” a Caprarola, del 1715. Come recita la scritta sul retro del supporto, la veduta raffigura un angolo del palazzo e a destra la chiesa di santa Maria Suburbana, fondata nel 1621 dal cardinale Odoardo Farnese. Questa veduta è nota in sei versioni che differiscono sostanzialmente solo nelle dimensioni. Nel 1735 si trasferisce a Campo de’ Fiori e nel 1736, il 13 settembre, muore a Roma ed è sepolto in un primo momento a San Lorenzo in Damaso per poi essere trasferito insieme alla moglie, morta pochi mesi dopo, a Santa Maria in Vallicella.

Gli ultimi anni

La prospettiva

La sua caratteristica distintiva rispetto ad altri pittori contemporanei è la capacità di usare la prospettiva come strumento per creare vedute estremamente accurate e dettagliate delle città. Le sue composizioni non sono semplici rappresentazioni artistiche, ma veri e propri “spazi percettivi” che permettono di “camminare” dentro le città da una distanza elevata. In molte delle sue vedute, come nelle serie dedicate alla Piazza San Pietro o alle vedute di Napoli, Van Wittel utilizza un punto di vista a volo d’uccello, che fornisce una visione complessiva della città. Questa scelta tecnica consente di coniugare una prospettiva accurata con la spettacolarità delle architetture urbane, rappresentate con una minuzia che riflette il desiderio di restituire una visione esatta della città

I dettagli

Van Wittel era molto abile nell’uso della tecnica della pittura ad olio, con una pennellata che, pur essendo precisa e minuziosa, non rinuncia a una certa morbidezza. Nei suoi dipinti, la superficie è spesso ricoperta da uno strato sottile di pittura che permette una definizione minuziosa dei dettagli architettonici, come i mosaici delle piazze, i dettagli delle finestre e le strutture in lontananza. La sua attenzione ai dettagli non si limita agli edifici, ma si estende anche agli elementi paesaggistici circostanti, come il cielo e le nuvole, che sono resi con un realismo che anticipa alcune caratteristiche tipiche della pittura settecentesca.

La resa della luce

Sebbene non utilizzi la luce drammatica tipica dei pittori barocchi, come Caravaggio, è evidente che l’artista lavora con una gestione meticolosa della luminosità per esaltare i volumi degli edifici e le profondità spaziali. In alcune sue vedute, come "Il porto di Napoli", la luce gioca un ruolo fondamentale nell’accentuare la tridimensionalità delle strutture e nel conferire un senso di movimento alla scena. La resa atmosferica, pur essendo meno teatrale, è molto efficace nel creare un’immersione visiva nell’ambiente urbano rappresentato.

La sua pittura attraverso l'opera "Veduta di piazza Navona"

Giovanni AntonioCanal

Giovanni Antonio Canal, meglio noto con il soprannome di Canaletto (Venezia, 1697 - 1768), è uno dei più celebri pittori italiani del XVIII secolo, noto per le sue vedute precise e dettagliate di Venezia, che lo hanno consacrato come uno dei maestri della “veduta” veneziana. Il suo stile unico ha lasciato un’impronta indelebile sulla pittura europea, influenzando il corso della pittura paesaggistica e il gusto dell’epoca.

Biografia
La sua arte
Caratteristiche
Analisi delle opere

Le origini e il viaggio a Roma

Giovanni Antonio Canal nacque a Venezia nel 1697, probabilmente il 17 o 18 ottobre, dal pittore Bernardo Cesare Canal e da Artemisia Barbieri. Fu la figura paterna a trasmettere la sensibilità pittorica al figlio Giovanni con cui infatti collaborò alla messinscena di alcuni spettacoli melodrammatici preparando i fondali dipinti. Già in questo contesto sembra cominciare a praticare la pittura di “veduta dal naturale”, sotto la suggestione del pittore paesaggista Marco Ricci. Nel 1719 si recò a Roma con il padre, e il soggiorno fu essenziale per la sua decisione di dedicarsi alla rappresentazione paesaggistica, abbandonando l'ambiente del teatro. Questo viaggio è importante perché entra in contatto con il Vedutismo: Viviano Codazzi e Giovanni Ghisolfi con la pittura di rovine, Giovanni Paolo Pannini con le vedute fantastiche delle antichità romane e Gaspar Van Wittel per il vedutismo olandese. Tornato a Venezia, si dedica alla pittura a tempo pieno.

Un documento del 1720 attesta il ritorno di Canaletto a Venezia, poiché il suo nome risulta fra quelli dei “pittori della fraglia”, (la corporazione delle arti e dei mestieri). Nel 1722 il Canaletto risultò impegnato nell’esecuzione delle prospettive e dei paesaggi, in un “capriccio” raffigurante la Tomba di Lord Somers. Il suo nome appare in una lettera del committente, Owen McSwiney, un irlandese impegnato da Lord March nell’ambizioso progetto di fare eseguire ai più celebri pittori italiani una serie di tombe allegoriche dei personaggi più illustri della storia inglese del Seicento e Settecento. La crescente fortuna di Canaletto fu testimoniata da alcune opere significative, che ora fanno parte delle collezioni del Liechtenstein: Il Canal Grande verso il ponte di Rialto, Piazza San Marco, che fu une delle prime raffigurazioni delle piazza e il soggetto preferito del pittore, e il Rione dei Mendicanti, oltre che le commissioni della collezione del lucchese Stefano Conti. Nello stesso periodo lavora per il futuro console e mecenate inglese Joseph Smith con lavori che vanno a impreziosire le residenze inglesi.

Le prime committenze

Gli anni Trenta furono molto impegnativi per il pittore a cui vennero commissionate molte opere, per la maggior parte da committenti inglese come il duca di Bedford, il duca di Buckingham e il principe di Liechtenstein. Pur avendolo privato, la guerra di successione austriaca, dei viaggiatori committenti inglesi, Joseph Smith affidò al pittore cinque vedute di Roma e alcuni capricci. Nel 1746 si reca a Londra e qui la fama londinese di cui beneficò fu talmente vasta che subito ricevette molte commissioni da collezionisti d’arte ma anche politici inglesi. Raffigurò molte vedute del Tamigi, non dissimili da quella di Canal Grande a Venezia, ma anche architetture londinesi e paesaggi. Nel 1755 ritorna nella Serenissima, e le sue opere diminuirono, focalizzandosi principalmente in "capricci architettonici". Eletto, nel 1763, membro dell'Accademia di Arte di Venezia, muore nella città natale il 19 aprile 1768.

Il viaggio in Inghilterrae gli ultimi anni

Tra le varie opere artistiche del Canaletto troviamo principalmente:

  • I disegni
  • Le vedute veneziane
  • Le vedute londinesi
  • I capricci

Le diverse opere d'arte

Info

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Info

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Luce e ombre

Altra tecnica utilizzata dal Canaletto è il giusto contrasto di luci ed ombre fedeli alla realtà ed anche un'attenzione precisa nei dettagli, come ad esempio la descrizione dell'atmosfera lagunare, umida e palpabile; il cielo a volte rappresentato luminoso, altre volte temporalesco e altre volte scuro, cupo. Insomma lo rappresentava come veramente lo vede in quel momento, come se fosse un'immagine fotografata nella sua mente.

La prospettiva

L'attenzione topografica

Una delle principali innovazioni di Canaletto fu la sua straordinaria attenzione ai dettagli topografici. I suoi dipinti non erano solo opere artistiche, ma anche documenti visivi di città e paesaggi, che mostravano con assoluta fedeltà l’architettura, la disposizione delle piazze, dei canali e dei monumenti. A tale scopo, Canaletto si avvaleva spesso di strumenti come la camera oscura, con vedute tecnicamente accurate e fotografiche. Canaletto, pur rimanendo un pittore estremamente realistico, sapeva come usare la grandiosità degli edifici e dei paesaggi per dare una certa solennità e monumentalità alla scena. Crea quindi una maestosità difficile da raggiungere con il semplice realismo fotografico

La tecnica Canaletto per produrre delle viste "grandangolari", oltre ad utilizzare la camera ottica portatile e anche grazie alle sue conoscente tecniche sulla prospettiva, colloca il punto di vista rialzato rispetto all'occhio, ancora più alto nei luoghi poco accessibili. Esattamente la sua tecnica consisteva di utilizzare due particolari sistemi di ripresa: mantenere fermo il punto di vista e disegnare due o più prospettive ruotando il quadro prospettico gradualmente. In questo caso si ottiene un unico punto di vista e diversi punti principali, uno per ciascuna prospettiva di base. Il risultato della composizione è l'insieme delle diverse prospettive, in questo modo l'osservatore non riesce a percepire il vero punto ma viene ingannato dalla rappresentazione prospettica della veduta.

La sua pittura attraverso due delle sue opere: "Canal Grande da Palazzo Balbi" e "Il Ponte di Westminster da nord"

  • https://www.lospessore.com/07/02/2021/gaspar-van- wittel-il-primo-vvero-vedutista/
  • https:correr.visitmuve.it/it/mostre/archivio-mostre/gaspare-vanvitelli-e-le-origini-del-vedutismo/2011/10/4082/gaspar-van-wittel/
  • https://www.museodiroma.it/sites/default/files/f_file/Saggio%20Bozena.pdf
  • https://www.ghilli.it/il-capriccio/
  • https://proffrana.altervista.org/la-camera-ottica/
  • https://grandtour.bncf.firenze.sbn.it/racconto/tradizione-del-grand-tour/la-nascita-del-grand-tour
  • https://www.finestresullarte.info/arte-base/canaletto-vita-e-opere-maestro-vedutismo-veneziano
  • https://www.treccani.it/enciclopedia/
  • Libro di testo in uso
  • "I GRANDI MAESTRI DELL'ARTE. L'ARTISTA E IL SUO TEMPO. Canaletto e la veduta", M. Campigli, I. Di Majo, A. Galli, G. Uzzani, 2007, iIl Sole 24 ORE

BIBLIOGRAFIA E SITOGRAFIA

Lavoro realizzato da:

Tommaso CasodiAlessia Chiriac Emma Franchi Alice Giacchi

Le vedute di Venezia di Canaletto sono senza dubbio il cuore della sua produzione artistica. In queste opere, l’artista cattura l’essenza della città, con una resa quasi matematica degli elementi, infondendo una sensazione di vita e movimento.

La camera oscura

Canaletto fu tra i primi a sfruttarla per ottenere un alto grado di precisione nei dettagli architettonici, per raggiungere fedeltà e realismo. Questa precisione conferisce alle sue opere anche un aspetto documentaristico che le rende preziose non solo da un punto di vista estetico, ma anche storico. Le vedute di Canaletto, come quelle del Canal Grande o del Ponte di Westminster, sono testimonianze visive di un’epoca che ci permettono di osservare i luoghi e l’architettura di quel tempo con una chiarezza che pochi altri artisti sono riusciti a raggiungere.

Giovanni Paolo Pannini fu il maggiore artista nel campo del "capriccio di rovine”. Il pittore si dedicò a differenti tipi di veduta, ma quello a cui legò il suo nome maggiormente fu la "veduta ideata", nella quale vari monumenti dell'antica Roma, accuratamente raffigurati, venivano con grande libertà montati in composizioni di fantasia.

La camera ottica, o camera obscura, è uno strumento fondamentale utilizzato da molti vedutisti per ottenere la precisione prospettica e il realismo caratteristici delle loro opere. Si tratta di un dispositivo ottico che proietta su una superficie un’immagine rovesciata e ridotta della realtà. Ecco come veniva usata e perché era così importante nel vedutismo: 1. Proiezione dell’immagine: La camera ottica consisteva in una scatola scura con un piccolo foro e una lente. La luce entrava attraverso il foro e, grazie alla lente, proiettava l’immagine esterna su una superficie interna. In alcuni casi, l’immagine poteva essere proiettata su un foglio di carta, che l’artista usava come base per tracciare le linee principali della veduta. 2. Accuratezza prospettica: La camera ottica aiutava a ottenere una prospettiva lineare impeccabile, che era essenziale per rappresentare edifici e spazi urbani con precisione. Questo strumento consentiva di riprodurre le proporzioni e le dimensioni in modo molto realistico, contribuendo alla caratteristica fedeltà delle vedute. 3. Dettagli minuziosi: Grazie alla proiezione dell’immagine, i vedutisti potevano osservare e catturare piccoli dettagli con grande facilità, come ornamenti architettonici, finestre, tetti e altri elementi decorativi. Questo livello di dettaglio è uno dei tratti distintivi del vedutismo. 4. Riduzione del tempo di preparazione: Con la camera ottica, l’artista poteva creare rapidamente una bozza precisa della scena, per poi completarla in studio. Ciò riduceva il tempo necessario per la composizione e permetteva di concentrarsi maggiormente sulla colorazione e sull’effetto della luce. L’uso della camera ottica non era considerato un modo per “facilitare” il lavoro, ma piuttosto come un mezzo per ottenere risultati che l’occhio umano avrebbe trovato difficile riprodurre a mano libera. Per questo motivo, la camera ottica ha contribuito a dare al vedutismo quel realismo accurato e quell’illusione di profondità che affascinavano il pubblico dell’epoca.

Il suo “Capriccio con arco rovinato è una villa nello sfondo” mostra una veduta che potrebbe essere dell'entroterra veneziano; tuttavia, la combinazione di elementi paesaggistici la allontanano dalla descrizione di una realtà riconoscibile. L'effetto complessivo è quello di un luogo irreale, una scenografia spettrale che richiama il senso di disfacimento,di silenzio e di solitudine. Pertanto, i capricci di Guardi sono piuttosto dei paesaggi interiori, luoghi che raffigurano visivamente sensazioni e stati d'animo.

IL GRAND TOUR

Con questo nome si indicò il viaggio di istruzione, intrapreso dai rampolli delle case aristocratiche di tutta Europa, che aveva come fine la formazione del giovane gentiluomo e completare l'educazione culturale e artistica . Il termine "tour" chiarisce come la moda di questo viaggio si specifichi in un "giro" - con partenza e arrivo nello stesso luogo - che può attraversare anche i paesi continentali ma ha come traguardo prediletto l'Italia. Non più l'Italia degli itineraria medievali, ma l'Italia delle cento città la cui trama urbana diventa la meta prediletta di un nuovo pellegrinaggio. Il viaggio in Italia ha radici lontanissime:il viaggio a Roma, in particolare, restò una tappa fondamentale nella vita di molti viaggiatori, divenendo occasione mondana e, nel corso del XV secolo, viaggio laico ed erudito. A Roma si affiancarono presto città nuove: Milano, Venezia, FIrenze, Bologna. L'idea del Grand Tour iniziò a diffondersi soprattutto tra i giovani inglesi, spinti dal desiderio di esplorare il continente e di acquisire una prospettiva più cosmopolita. Questa tradizione prese piede in un periodo in cui l'Europa stava riscoprendo l'antichità classica, in particolare grazie agli studi archeologici e al fascino per l'architettura greca e romana. Il Grand Tour era pensato per approfondire la conoscenza delle arti, della storia e della cultura classica, rinascimentale e barocca. Questo viaggio consentiva ai partecipanti di vedere dal vivo opere d'arte, rovine antiche e città storiche.Tuttavia,perse rilevanza a partire dalla fine del XIX secolo con lo sviluppo delle ferrovie e l'industrializzazione, che resero i viaggi più accessibili e meno esclusivi.

Per capricci si intendono le opere che dipinse il Canaletto negli ultimi anni della sua vita. Come contrasto alle opere vedutiste così realistiche e dettagliate, i capricci sono opere bizzarre e di fantasia dell’artista. Sono combinati insieme in modo spesso stravagante elementi come edifici, rovine archeologiche e altri elementi architettonici in combinazioni immaginarie e spesso bizzarre. Questi dipinti possono comprendere anche figure di persone ma senza che siano il soggetto principale.

Le persone

L’opera non è priva di vita. Le persone che affollano la piazza, seppur piccole rispetto all’insieme, aggiungono un senso di movimento e quotidianità alla scena. L’interazione tra l’uomo e lo spazio architettonico evidenzia come la città non sia solo un insieme di pietre, ma un luogo vissuto e popolato. Una folla di dame, frati, gentiluomini e mercanti si aggira per la piazza. Sul lato destro numerosi banchi sono sistemati all’aperto o coperti da tendaggi. La definizione architettonica resta comunque l’elemento fondante delle composizioni vanvitelliane.

La luce

Con l'attento uso della luce, l’atmosfera che riesce a creare è quella di un ambiente luminoso e vibrante. La luce solare, che inonda la scena, gioca sulle superfici degli edifici e delle persone, dando vita a un senso di realtà e immediatezza. L’abilità nell’uso della luce è una delle caratteristiche distintive del Barocco, e van Wittel riesce a gestirla in modo tale da rendere le sue vedute estremamente realistiche e vivide.

La prospettiva

La piazza, come vediamo in “Veduta su Piazza Navona”, è rappresentata con una profondità spaziale che guida lo sguardo dell’osservatore attraverso la scena. La piazza è vista da un angolo elevato (La veduta è presa dal palazzo Lancellotti. Le variazioni rispetto alla sistemazione attuale della piazza sono poche) consentendo una visione d’insieme che mette in evidenza sia la grandezza dello spazio urbano che i dettagli architettonici. La prospettiva, che è precisa e scientifica, è una delle componenti fondamentali dello stile vedutista, che si concentra su una riproduzione fedele del mondo visibile.

Luce e prospettiva

In "Il Canal Grande da Palazzo Balbi", Canaletto ci offre una veduta straordinariamente dettagliata e realistica del più celebre canale di Venezia, con una prospettiva che sembra quasi infinita, tanto che l’occhio dello spettatore viene catturato dal movimento del canale che si estende verso l’orizzonte. In questo lavoro la precisione topografica e la bellezza della città si fondono in un’unica visione.Canaletto padroneggia l’uso della prospettiva lineare, fondamentale in tutta la sua produzione. Ogni elemento nel dipinto è posizionato in modo da guidare l’occhio dello spettatore lungo la linea del canale. I palazzi si allineano con una simmetria perfetta e le linee convergenti dei loro bordi si incontrano in un punto di fuga all’orizzonte. La precisione prospettica che caratterizza questa composizione fa sembrare la scena così realistica che sembra di poter camminare lungo il canale. La sua abilità nel rendere gli effetti di luce è altrettanto straordinaria. La luce del sole che si riflette sull’acqua, generando brillanti riflessi dorati, diventa una componente essenziale della scena, conferendo tridimensionalità all’immagine. Canaletto usa i riflessi sull’acqua come un mezzo per giocare con la percezione dello spazio, creando una sensazione di movimento e dinamismo.

I capricci di Salucci sono fantasiosi e creativi, il suo approccio è libero da vincoli stilistici: per conseguire i propri obiettivi artistici riorganizza con maestria i monumenti reali aggiungendo particolari inesistenti; le vedute di Codazzi, più realistiche di quelli di Salucci, raffigurano invece rovine romane oppure immaginarie, ma sempre sul piano della verosimiglianza.

Nei primi anni della sua carriera, molte dipinti realizzati dal Canaletto sono disegnati "dal vero" cioè direttamente sul posto. Diciamo che è stato l'anticipatore della pittura en plein air, utilizzerà molto la camera ottica e questo lo si può notare nelle figure in lontananza perché sono delle macchie di colore poiché un difetto della camera era che gli oggetti, cose o figure poste fuori dal suo fuoco d'azione risultavano essere un po’ confuse. Numerosi, infatti, sono i suoi disegni realizzati tra il 1728 e il 1730 in un quaderno, “Taccuino”, che lui stesso definiva “scaraboti”,dove annotava i materiali, elementi architettonici e non, scorci di viste, ne studiava la struttura geometrica e la volumetria delle abitazioni e, spesso, scriveva anche i colori reali delle cose, in modo tale, da tenerne in considerazione durante la fase pittorica. Insomma i dipinti del Canaletto si distinguono per la loro visione reale e la accuratezza dei particolari.

Grandezza monumentale

La veduta ci mostra il Ponte di Westminster e il Palazzo di Westminster sullo sfondo, con il fiume Tamigi che attraversa la scena. Anche in questa opera, Canaletto utilizza una straordinaria precisione topografica e l’uso della prospettiva che avevamo visto nelle sue vedute veneziane. Tuttavia, ciò che è interessante in "Il Ponte di Westminster da nord" è la maestosità monumentale con cui Canaletto cattura gli edifici e i luoghi di Londra. L’uso della prospettiva qui è altrettanto rigoroso, ma l’inquadratura più ampia della scena ci consente di osservare la majestà della città con una nuova luce. Non solo vediamo i dettagli architettonici, ma anche le proporzioni e il gioco di edifici che suggeriscono una città potente e solenne, proprio come quella di Venezia. La prospettiva non è mai solo un mezzo per riprodurre fedelmente la realtà, ma un modo per restituire la grandezza e l’imponenza degli edifici, che sono quasi dei monumenti viventi nel quadro.

Il quadro e il soggetto

Per dimensioni e per qualità, questa è una delle più significative vedute romane di Gaspar van Wittel. Non si conosce la provenienza originaria di questo dipinto, ma per le dimensioni era presumibilmente destinata a una collezione importante a Roma. Il tema di piazza Navona è certamente uno dei più apprezzati nell’iconografia romana. La piazza, che ripropone con la sua forma quasi il perimetro dello stadio di Domiziano, era al tempo, dopo piazza San Pietro, la più vasta della città ed era famosa per il mercato e per le giostre che vi si svolgevano. Ancora nel Settecento si riempiva il fondo concavo per la “naumachia” che avveniva in estate. Della veduta di piazza Navona si conoscono altre nove diverse versioni datate tra il 1688 e il 1721.

Quando si spostò a Londra, Canaletto si trovò a dipingere una città completamente diversa da Venezia, ma il suo stile si adattò perfettamente anche alla rappresentazione della capitale britannica. A Londra, Canaletto affrontò il paesaggio urbano con lo stesso approccio scientifico, rappresentando anche la vita cittadina, i battelli sul Tamigi e i palazzi in modo dettagliato.

I colori

Un aspetto che lega entrambe le opere di Canaletto è l’uso dei colori. In "Il Canal Grande da Palazzo Balbi", Canaletto gioca con una tavolozza che alterna toni caldi e freddi, dove il blu dell’acqua e del cielo si contrappone ai toni dorati dei palazzi e dei riflessi, creando un contrasto che rende la scena vivida e vibrante. Il colore non è mai solo un elemento decorativo, ma diventa funzionale nel costruire la profondità della scena, nel separare i vari piani spaziali e nel suggerire l’atmosfera di Venezia. In "Il Ponte di Westminster da nord", Canaletto adotta una tavolozza che gioca sul contrasto tra le nuvole e il cielo azzurro del tardo pomeriggio, con i riflessi del Tamigi che sfumano dai toni verdi e grigi a quelli più caldi dei palazzi. La luminosità del dipinto è diversa rispetto alla luce veneziana, più morbida e diffusa, ma non meno vibrante. Qui, la luce non solo colora l’acqua, ma definisce anche l’architettura, enfatizzando la solidità e l’imponenza delle strutture urbane.