REALIZZATO DA CARFORA GIULIA, PESCE RAFFAELA, BOVE ANDREA VINCENZO,PROCINO ZAIRA,E BERNARDO ANNA
TOALBUM
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Lorem ipsum dolor sit amet
INdice Purgatorio
1. Contesto storico
6. Personaggi
2. Struttura
7. Versi e parafrasi
3. Temi e argomenti princiali
Realizzato da Carfora Giulia,Pesce Raffaela,Bove Andrea Vincenzo,Procino Zaira e Bernardo Anna
4. Scrittura
5. Trama Canto 1
9. Lorem ipsum dolor
10. Lorem ipsum dolor
La composizione del “Purgatorio” di Dante avviene tra il 1308 e il 1312. Il periodo storico è segnato da instabilità politica e dal tentativo dell’imperatore Arrigo VII di pacificare l’Italia, un’impresa che Dante sperava avrebbe riportato stabilità. La delusione per il fallimento di questa impresa influenza l’opera. Dante, ospite di Cangrande Della Scala a Verona, conclude qui la stesura del “Purgatorio”, che verrà pubblicato nel 1315. La sua scrittura riflette la complessità dei rapporti politici dell’epoca e la speranza per una rinascita politica e morale.
IL Contesto storico
STRUTTURA
La struttura della seconda cantica rispecchia specularmente l’“Inferno”, essendo collocata simbolicamente agli antipodi di Gerusalemme. Dante immagina il Purgatorio come una montagna nell’oceano, in opposizione alla cavità dell’Inferno. È suddiviso in varie sezioni, che rappresentano stadi di purificazione morale, dove le anime progrediscono verso la salvezza guidate dall’angelo nocchiero. L’obiettivo è la purificazione e la conquista della virtù attraverso un processo di riflessione e pentimento.
Sottotitolo
TEMI E ARGOMENTI
4. L’elegia del corpo: il Purgatorio riflette sulla fragilità umana, dove il corpo e lo spirito affrontano prove di sofferenza e purificazione. 5. La luce: simboleggia la guida spirituale e il divino, culminando nell’apparizione della luce paradisiaca. 6. La politica: la visione politica di Dante nel “Purgatorio” si tinge di speranza e denuncia la corruzione politica e della Chiesa, proponendo un ideale di rigenerazione morale e spirituale. Il “Purgatorio” quindi non solo descrive un viaggio di redenzione personale, ma riflette una profonda aspirazione di Dante per la rinascita morale e politica del suo tempo.
1. Gli affetti: il tema dell’amicizia è centrale, evidenziato dagli incontri con vari personaggi come Casella e Belacqua, e simboleggia una forma di solidarietà nel cammino di redenzione. 2. Coralità: l’unità tra i penitenti e il senso di comunità li sostengono nel viaggio di purificazione. 3. L’uomo pellegrino: il percorso di Dante rappresenta un pellegrinaggio verso Dio, spinto dal desiderio di redenzione.
1. Gli affetti: il tema dell’amicizia è centrale, evidenziato dagli incontri con vari personaggi come Casella e Belacqua, e simboleggia una forma di solidarietà nel cammino di redenzione. 2. Coralità: l’unità tra i penitenti e il senso di comunità li sostengono nel viaggio di purificazione. 3. L’uomo pellegrino: il percrso di Dante rappresenta un pellegrinaggio verso Dio, spinto dal desiderio di redenzione. 4. L’elegia del corpo: il Purgatorio riflette sulla fragilità umana, dove il corpo e lo spirito affrontano prove di sofferenza e purificazione.
Sottotitolo
Nel Purgatorio, Dante sviluppa uno stile che unisce toni comici e tragici, utilizzando una lingua ricca e plurilinguistica, che integra elementi popolari, elevati e retorici. La sua scrittura attinge a tradizioni diverse, come quella latina, stilnovistica e provenzale, per creare un’espressione complessa e armoniosa. Le descrizioni dei paesaggi e le similitudini sostengono il tema del pellegrinaggio e della crescita spirituale. La struttura metrica della terzina, con la rima incatenata, simboleggia il cammino razionale e linguistico di Dante nel tentativo di trasmettere il linguaggio divino.
LA SCRITTURA:
CANTO 1
Nel primo canto del Purgatorio, Dante e Virgilio giungono sulla spiaggia dell’Isola del Purgatorio, dove il paesaggio è luminoso e sereno, in contrasto con l’oscurità dell’Inferno. Dante, ancora smarrito, è rassicurato da Virgilio che gli spiega che sono arrivati all’ingresso del Purgatorio, dove le anime si purificano per salire al Paradiso. I due incontrano Catone Uticense, il guardiano del Purgatorio, che inizialmente li rimprovera, ma dopo aver ascoltato Virgilio, permette loro di proseguire, ammonendo Dante sull’importanza della purificazione. Il canto si conclude con i due che si preparano a salire verso la montagna del Purgatorio, simbolo di speranza e redenzione.
Titolo 2
Titolo 2
Titolo 2
Sottotitolo
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a li occhi miei ricominciò diletto, tosto ch’io usci’ fuor de l’aura morta che m’avea contristati li occhi e ‘l petto. 18 Lo bel pianeto che d’amar conforta faceva tutto rider l’oriente, velando i Pesci ch’erano in sua scorta. 21 I’ mi volsi a man destra, e puosi mente a l’altro polo, e vidi quattro stelle non viste mai fuor ch’a la prima gente. 24 Goder pareva ‘l ciel di lor fiammelle: oh settentrional vedovo sito, poi che privato se’ di mirar quelle! 27
Per correr miglior acque alza le vele omai la navicella del mio ingegno, che lascia dietro a sé mar sì crudele; 3 e canterò di quel secondo regno dove l’umano spirito si purga e di salire al ciel diventa degno. 6 Ma qui la morta poesì resurga, o sante Muse, poi che vostro sono; e qui Caliopè alquanto surga, 9 seguitando il mio canto con quel suono di cui le Piche misere sentiro lo colpo tal, che disperar perdono. 12 Dolce color d’oriental zaffiro, che s’accoglieva nel sereno aspetto del mezzo, puro infino al primo giro, 15
Com’io da loro sguardo fui partito, un poco me volgendo a l ‘altro polo, là onde il Carro già era sparito, 30 vidi presso di me un veglio solo, degno di tanta reverenza in vista, che più non dee a padre alcun figliuolo. 33 Lunga la barba e di pel bianco mista portava, a’ suoi capelli simigliante, de’ quai cadeva al petto doppia lista. 36 Li raggi de le quattro luci sante fregiavan sì la sua faccia di lume, ch’i’ ’l vedea come ’l sol fosse davante. 39
Chi siete voi che contro al cieco fiume fuggita avete la pregione etterna?», diss’el, movendo quelle oneste piume. 42 «Chi v’ha guidati, o che vi fu lucerna, uscendo fuor de la profonda notte che sempre nera fa la valle inferna? 45 Son le leggi d’abisso così rotte? o è mutato in ciel novo consiglio, che, dannati, venite a le mie grotte?». 48 Lo duca mio allor mi diè di piglio, e con parole e con mani e con cenni reverenti mi fé le gambe e ‘l ciglio. 51 Poscia rispuose lui: «Da me non venni: donna scese del ciel, per li cui prieghi de la mia compagnia costui sovvenni. 54
Ma da ch’è tuo voler che più si spieghi di nostra condizion com’ell’è vera, esser non puote il mio che a te si nieghi. 57 Questi non vide mai l’ultima sera; ma per la sua follia le fu sì presso, che molto poco tempo a volger era. 60 Sì com’io dissi, fui mandato ad esso per lui campare; e non lì era altra via che questa per la quale i’ mi son messo. 63
Mostrata ho lui tutta la gente ria; e ora intendo mostrar quelli spirti che purgan sé sotto la tua balìa. 66 Com’io l’ho tratto, saria lungo a dirti; de l’alto scende virtù che m’aiuta conducerlo a vederti e a udirti. 69 Or ti piaccia gradir la sua venuta: libertà va cercando, ch’è sì cara, come sa chi per lei vita rifiuta. 72 Tu ‘l sai, ché non ti fu per lei amara in Utica la morte, ove lasciasti la vesta ch’al gran dì sarà sì chiara. 75
Ma se donna del ciel ti muove e regge, come tu di’, non c’è mestier lusinghe: bastisi ben che per lei mi richegge. 93 Va dunque, e fa che tu costui ricinghe d’un giunco schietto e che li lavi ‘l viso, sì ch’ogne sucidume quindi stinghe; 96 ché non si converria, l’occhio sorpriso d’alcuna nebbia, andar dinanzi al primo ministro, ch’è di quei di paradiso. 99 Questa isoletta intorno ad imo ad imo, là giù colà dove la batte l’onda, porta di giunchi sovra ‘l molle limo; 102 null’altra pianta che facesse fronda o indurasse, vi puote aver vita, però ch’a le percosse non seconda. 105
Non son li editti etterni per noi guasti, ché questi vive, e Minòs me non lega; ma son del cerchio ove son li occhi casti 78 di Marzia tua, che ‘n vista ancor ti priega, o santo petto, che per tua la tegni: per lo suo amore adunque a noi ti piega. 81 Lasciane andar per li tuoi sette regni; grazie riporterò di te a lei, se d’esser mentovato là giù degni». 84 «Marzia piacque tanto a li occhi miei mentre ch’i’ fu’ di là», diss’elli allora, «che quante grazie volse da me, fei. 87 Or che di là dal mal fiume dimora, più muover non mi può, per quella legge che fatta fu quando me n’usci’ fora. 90
Poscia non sia di qua vostra reddita; lo sol vi mosterrà, che surge omai, prendere il monte a più lieve salita». 108 Così sparì; e io sù mi levai sanza parlare, e tutto mi ritrassi al duca mio, e li occhi a lui drizzai. 111 El cominciò: «Figliuol, segui i miei passi: volgianci in dietro, ché di qua dichina questa pianura a’ suoi termini bassi». 114 L’alba vinceva l’ora mattutina che fuggia innanzi, sì che di lontano conobbi il tremolar de la marina. 117 Noi andavam per lo solingo piano com’om che torna a la perduta strada, che ‘nfino ad essa li pare ire in vano. 120
Quando noi fummo là ‘ve la rugiada pugna col sole, per essere in parte dove, ad orezza, poco si dirada, 123ambo le mani in su l’erbetta sparte soavemente ‘l mio maestro pose: ond’io, che fui accorto di sua arte, 126 porsi ver’ lui le guance lagrimose: ivi mi fece tutto discoverto quel color che l’inferno mi nascose. 129 Venimmo poi in sul lito diserto, che mai non vide navicar sue acque omo, che di tornar sia poscia esperto. 132 Quivi mi cinse sì com’altrui piacque: oh maraviglia! ché qual elli scelse l’umile pianta, cotal si rinacque subitamente là onde l’avelse. 136
I protagonisti del Purgatorio (+Beatrice) nell’era moderna: cosa accadrebbe? 1 Accendi il tuo cellulare 2 Apri l’app Instagram 3 Nella barra di ricerca trova questi profili: publio_virgilio.marone il_realcatone d_alighieri.official beatrice.portinari_
VIRGILIO
Virgilio, il poeta latino autore dell’Eneide, continua ad accompagnare Dante come guida. Rappresenta la ragione e la saggezza umana, ed è stato scelto da Beatrice per assistere Dante nel percorso nell’Inferno e nel Purgatorio. Nonostante sia dotato di profonda conoscenza e moralità, Virgilio è limitato dal fatto di essere un’anima pagana e, dunque, non potrà entrare nel Paradiso. Nel primo canto del Purgatorio, la sua saggezza si manifesta quando intercede con Catone per permettere a Dante di proseguire, e quando segue le istruzioni del custode lavando il volto di Dante e cingendogli i fianchi con un giunco, simbolo di umiltà. Virgilio rappresenta un maestro paziente e un punto di riferimento saldo, ma consapevole dei suoi limiti davanti alla dimensione divina.
PARAFRASI
65-67 e ora intendo mostrar quelli spirti
che si purificano sotto la tua giurisdizione.
Come l’ho trattato, sarebbe lungo da spiegare; 68-71 una virtù dall’alto che mi aiuta a condurlo a vederti e a udirti.
Ora ti piaccia accogliere la sua venuta:
la libertà sta cercando, che è così preziosa, 72-74
come sa chi ha rifiutato la vita per essa.
Lo sai, perché per essa non ti fu amara
la morte a Utica, dove lasciasti
56- 58
la nostra condizione come è veramente,
non è possibile che io ti nasconda nulla.
Questi non ha mai visto l’ultima notte (la morte), 59-61
ma per la sua follia le fu così vicino,
che era questione di poco tempo.
Come ti ho detto, fui mandato a lui 62-64
per salvarlo; e non c’era altra via
se non questa attraverso la quale sono venuto.
Gli ho mostrato tutta la gente malvagia;
CATONE L'UTICENSE
Catone è la figura che Dante e Virgilio incontrano appena giunti sulle sponde del Purgatorio. Nella vita terrena, Marco Porcio Catone fu un politico e militare romano, celebre per la sua onestà, integrità e incorruttibilità. Fiero oppositore di Giulio Cesare, si tolse la vita piuttosto che vivere sotto il governo imperiale, sacrificandosi per la libertà repubblicana. Nel poema, nonostante Catone sia un’anima pagana, Dante lo pone come guardiano dell’Antipurgatorio, in riconoscimento del suo sacrificio morale per la libertà. Il ruolo di Catone simboleggia la forza interiore e la volontà di rinunciare a ogni legame terreno per la libertà e la virtù. Apparendo come un uomo anziano ma vigoroso, Catone ordina a Virgilio di purificare Dante con l’acqua e di cingerlo con il giunco, un rituale che simbolizza il distacco dalle impurità e la preparazione al percorso di espiazione. Il suo compito è proteggere l’accesso al monte del Purgatorio e assicurarsi che chi vi entri sia realmente disposto alla redenzione.
MARZIA
Marzia è nominata indirettamente da Virgilio nel dialogo con Catone. Storicamente, Marzia fu la moglie di Catone, nota per il suo amore e la sua devozione. Virgilio la menziona con l’intento di ricordare a Catone il legame affettivo che li univa, sperando di sollecitare un gesto di indulgenza verso Dante. Tuttavia, Catone risponde con fermezza, affermando di non essere più legato a sentimenti terreni e di essere completamente votato alla sua funzione spirituale come custode del Purgatorio. Marzia, quindi, rappresenta un amore terreno ormai superato, un affetto che Catone ha lasciato dietro di sé, sottolineando il suo distacco da qualsiasi attaccamento umano in nome della virtù e della libertà.
PARAFRASI
28-30 Come io fui distolto dallo sguardo di quelle stelle, girandomi per un momento verso l’altro polo,
dove già il Carro (costellazione) era sparito, 31-33 vidi vicino a me un vecchio solo, degno di tale rispetto per il suo aspetto, che non deve più nulla a nessun figlio (indica un uomo che non ha bisogno di nessun altro, per la sua grandezza). 34-36 Portava una lunga barba mista di peli bianchi, simile ai suoi capelli, di cui cadevano due ciocche sul petto. 37-39 I raggi delle quattro luci sante (le quattro stelle)
illuminavano così la sua faccia, che lo vedevo come se fosse il sole davanti.
40-42 Chi siete voi che contro al fiume cieco (il fiume dell’Inferno, avete fuggito la prigione eterna,
disse lui, muovendo quelle oneste piume (le sue vesti). 43-45 “Chi vi ha guidato, o chi è stato la luce, uscendo fuori dalla profonda notte che rende sempre nera la valle infernale?” 46-48 Le leggi dell’abisso (Inferno) sono così violate?
o è cambiato in cielo un nuovo consiglio, che, dannati, venite nelle mie grotte? 49-51 Il mio duca allora mi prese per mano, e con parole, mani e gesti mi fece abbassare le gambe e il viso in segno di rispetto. 52-54 Poi rispose lui: “Non venni da me: una donna scese dal cielo, per le cui preghiere
venni in aiuto di costui, per la sua salvezza.
4 dal cielo, per le cui preghirevenni in aiuto di costui, per la sua salvezza.
PARAFRASI
1-3 Ora sollevo le vele della mia barca per navigare acque migliori, ormai la piccola nave della mia mente, che lascia dietro di sé il mare così crudele (l’Inferno). 4-6 E canterò del secondo regno (il Purgatorio), dove l’anima umana si purifica e diventa degna di salire al cielo. 7-9 Ma qui la poesia morta risorge o sante Muse, poiché sono vostro, e qui Caliopè (la musa della poesia epica) sorga un po’, 10-12 continuando il mio canto con quel suono di cui le Poetesse misere (le Muse) sentirono il colpo tale che le fece disperare di ottenere il perdono. 13-15 ILdolce colore dell’orientale zaffiro, che si accoglieva nel sereno aspetto del mezzo cielo, purissimo fino al primo cerchio (dell’orizzonte),
16-18 rincominciò a dare piacere agli occhi miei, subito che uscii fuori dall’aura mortache mi aveva rattristato gli occhi e il petto (l’aria oscura dell’Inferno).19-21Il bel pianeta (Venere) che conforta con l’amorefaceva sorridere tutto l’oriente, velando i Pesci che erano nella sua scia. 22-25 Mi voltai a destra e prestai attenzione all’altro polo (del cielo), e vidi quattro stelle mai viste prima, se non dalla prima gente (gli antichi, cioè gli uomini più antichi che avevano visto costellazioni diverse). Sembrava che il cielo si rallegrasse delle loro fiamme (le stelle), 26-27 oh luogo settentrionale, privo di quelle stelle,poiché sei stato privato di vederle!
Questo è un paragrafo pronto a contenere creatività, esperienze e storie geniali.
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PARAFRASI
75-77
la tunica che nel grande giorno sarà così luminosa.
Non sono stati annullati gli editti eterni per noi,
perché questi (Catone) vive, e Minòs non mi lega; 78- 81
ma sono nel cerchio dove sono gli occhi puri
di Marzia, la tua donna, che ti prega ancora con il suo sguardo,
o santo cuore che la custodisci,
per il suo amore quindi piega il tuo cuore verso di noi. 82-84
Lasciaci passare per i tuoi sette regni;
porterò a lei grazie per te,
se saremo degni di essere ricordati laggiù .
85-87
“Marzia piacque tanto ai miei occhi
mentre ero là”, disse lui allora,
che tutte le grazie che lei volle da me, le feci .
88-90
Ora che dimoro al di là del male fiume (dell’Inferno),
più non posso muovermi, a causa di quella legge
che fu stabilita quando uscii da lì.
91-93
Ma se una donna del cielo ti muove e ti guida,
come tu dici, non ci sono necessità di lusinghe:
basta che per lei mi chiedi questo favore.
94-96
Va dunque, e fai che tu cingi costui
con un giunco puro e che gli lavi il viso,
così che ogni impurità venga eliminata da lui; 97-99
perché non sarebbe conveniente che l’occhio, ancora coperto
da qualche nebbia, andasse davanti al primo
ministro che è tra quelli del Paradiso. 100-102
Questa isoletta, intorno in basso, intorno,
là giù dove le onde la battono,
porta giunchi sopra il morbido limo (fango); 103-105
non vi cresce alcuna pianta che faccia fronde
o che possa svilupparsi, perché la vita non resiste
perché le percosse delle onde non la sostengono.
DANTE ALIGHIERI
Dante è il protagonista del poema e, nel primo canto del Purgatorio, si presenta affaticato ma profondamente speranzoso. Dopo il viaggio nei gironi dell’Inferno, inizia il suo cammino nel Purgatorio cercando un percorso di espiazione e redenzione. Al centro della narrazione, Dante è l’uomo che rappresenta ogni essere umano desideroso di purificazione spirituale. In questo canto, si mostra umile e consapevole delle sue mancanze, e si rivolge alle Muse chiedendo la forza necessaria per completare il racconto di quest’ulteriore parte del viaggio. La figura di Dante evolve verso una nuova consapevolezza e una nuova volontà di purificazione, abbandonando le “ombre” dell’Inferno per cercare la luce divina, che troverà solo alla fine del viaggio.
LE MUSE
Le Muse, divinità dell’ispirazione poetica e artistica nella mitologia greca, vengono invocate da Dante all’inizio del canto. Esse simboleggiano l’ispirazione e l’aiuto divino per la riuscita dell’opera poetica. Tra loro, Dante invoca in particolare Calliope, la Musa della poesia epica, associata alle grandi narrazioni eroiche, per ottenere la forza creativa necessaria a completare la descrizione del suo viaggio attraverso il Purgatorio. L’invocazione alle Muse sottolinea la consapevolezza di Dante riguardo alla grandezza e alla difficoltà del compito che sta per affrontare, e richiama l’idea che il racconto della purificazione e della redenzione sia una missione importante e universale. Le Muse rappresentano, quindi, l’ispirazione e il sostegno spirituale indispensabili per il poeta.
PARAFRASI
106-108
Poi non sia più da questa parte la vostra ricompensa;
il sole vi indicherà, che sorge ormai
per salire sul monte con salita più dolce. 109- 111
Così sparì; e io mi alzai
senza parlare, e mi ritirai tutto
verso il mio duca, e fissai gli occhi su di lui. 112-115
Egli cominciò: “Figlio, segui i miei passi,
giriamo indietro, perché da qui la pianura declina
verso i suoi estremi bassi.”
L’alba superava l’ora del mattino 116-118 che fuggia innanzi, sì che di lontano
conobbi il tremolio del mare.
Noi camminavamo per il piano solitario 119-121
come un uomo che torna sulla strada perduta,
che sembra andare in vano fino a ritrovarla.
Quando arrivammo là dove la rugiada
122-124
lotta con il sole, per essere in un luogo
dove, all’alba, poco si disperde,
entrambi le mani sulla erbetta sparse 125-127
il mio maestro pose delicatamente
per cui, consapevole della sua arte,
misi verso di lui le guance bagnate di lacrime. 128-129
Lì mi fece scoprire completamente
quello che l’Inferno mi aveva nascosto.130-132Poi arrivammo sulla riva deserta, che mai vide navigare le sue acque da un uomo che abbia mai avuto esperienza di tornare. 133-136 Lì mi cinsi, come a qualcun altro piacque, oh meraviglia! perché quando egli scelse la pianta umile, così rinacque subito là dove l’aveva strappata.
Il Purgatorio, nella Divina Commedia di Dante, è un monte simbolico di purificazione per le anime che devono espiare i propri peccati prima di poter accedere al Paradiso. È diviso in tre zone principali:1. L’Antipurgatorio: alla base, dove sostano le anime che devono attendere prima di iniziare la vera espiazione. 2. Le Sette Cornici del Purgatorio: qui le anime espiano i sette peccati capitali (superbia, invidia, ira, accidia, avarizia, gola, lussuria) con pene specifiche per ogni cornice, salendo progressivamente verso la cima. 3. Il Paradiso Terrestre: in cima al monte, dove le anime purificate sono pronte per il Paradiso. Ogni cornice rappresenta un peccato da purificare e comprende angeli che aiutano le anime nel loro cammino. Il Purgatorio è quindi un percorso ascensionale di redenzione e crescita spirituale.
PURGATORIO CANTO 1
Andrea Bove
Created on November 10, 2024
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Transcript
REALIZZATO DA CARFORA GIULIA, PESCE RAFFAELA, BOVE ANDREA VINCENZO,PROCINO ZAIRA,E BERNARDO ANNA
TOALBUM
Vintage
Lorem ipsum dolor sit amet
INdice Purgatorio
1. Contesto storico
6. Personaggi
2. Struttura
7. Versi e parafrasi
3. Temi e argomenti princiali
Realizzato da Carfora Giulia,Pesce Raffaela,Bove Andrea Vincenzo,Procino Zaira e Bernardo Anna
4. Scrittura
5. Trama Canto 1
9. Lorem ipsum dolor
10. Lorem ipsum dolor
La composizione del “Purgatorio” di Dante avviene tra il 1308 e il 1312. Il periodo storico è segnato da instabilità politica e dal tentativo dell’imperatore Arrigo VII di pacificare l’Italia, un’impresa che Dante sperava avrebbe riportato stabilità. La delusione per il fallimento di questa impresa influenza l’opera. Dante, ospite di Cangrande Della Scala a Verona, conclude qui la stesura del “Purgatorio”, che verrà pubblicato nel 1315. La sua scrittura riflette la complessità dei rapporti politici dell’epoca e la speranza per una rinascita politica e morale.
IL Contesto storico
STRUTTURA
La struttura della seconda cantica rispecchia specularmente l’“Inferno”, essendo collocata simbolicamente agli antipodi di Gerusalemme. Dante immagina il Purgatorio come una montagna nell’oceano, in opposizione alla cavità dell’Inferno. È suddiviso in varie sezioni, che rappresentano stadi di purificazione morale, dove le anime progrediscono verso la salvezza guidate dall’angelo nocchiero. L’obiettivo è la purificazione e la conquista della virtù attraverso un processo di riflessione e pentimento.
Sottotitolo
TEMI E ARGOMENTI
4. L’elegia del corpo: il Purgatorio riflette sulla fragilità umana, dove il corpo e lo spirito affrontano prove di sofferenza e purificazione. 5. La luce: simboleggia la guida spirituale e il divino, culminando nell’apparizione della luce paradisiaca. 6. La politica: la visione politica di Dante nel “Purgatorio” si tinge di speranza e denuncia la corruzione politica e della Chiesa, proponendo un ideale di rigenerazione morale e spirituale. Il “Purgatorio” quindi non solo descrive un viaggio di redenzione personale, ma riflette una profonda aspirazione di Dante per la rinascita morale e politica del suo tempo.
1. Gli affetti: il tema dell’amicizia è centrale, evidenziato dagli incontri con vari personaggi come Casella e Belacqua, e simboleggia una forma di solidarietà nel cammino di redenzione. 2. Coralità: l’unità tra i penitenti e il senso di comunità li sostengono nel viaggio di purificazione. 3. L’uomo pellegrino: il percorso di Dante rappresenta un pellegrinaggio verso Dio, spinto dal desiderio di redenzione.
1. Gli affetti: il tema dell’amicizia è centrale, evidenziato dagli incontri con vari personaggi come Casella e Belacqua, e simboleggia una forma di solidarietà nel cammino di redenzione. 2. Coralità: l’unità tra i penitenti e il senso di comunità li sostengono nel viaggio di purificazione. 3. L’uomo pellegrino: il percrso di Dante rappresenta un pellegrinaggio verso Dio, spinto dal desiderio di redenzione. 4. L’elegia del corpo: il Purgatorio riflette sulla fragilità umana, dove il corpo e lo spirito affrontano prove di sofferenza e purificazione.
Sottotitolo
Nel Purgatorio, Dante sviluppa uno stile che unisce toni comici e tragici, utilizzando una lingua ricca e plurilinguistica, che integra elementi popolari, elevati e retorici. La sua scrittura attinge a tradizioni diverse, come quella latina, stilnovistica e provenzale, per creare un’espressione complessa e armoniosa. Le descrizioni dei paesaggi e le similitudini sostengono il tema del pellegrinaggio e della crescita spirituale. La struttura metrica della terzina, con la rima incatenata, simboleggia il cammino razionale e linguistico di Dante nel tentativo di trasmettere il linguaggio divino.
LA SCRITTURA:
CANTO 1
Nel primo canto del Purgatorio, Dante e Virgilio giungono sulla spiaggia dell’Isola del Purgatorio, dove il paesaggio è luminoso e sereno, in contrasto con l’oscurità dell’Inferno. Dante, ancora smarrito, è rassicurato da Virgilio che gli spiega che sono arrivati all’ingresso del Purgatorio, dove le anime si purificano per salire al Paradiso. I due incontrano Catone Uticense, il guardiano del Purgatorio, che inizialmente li rimprovera, ma dopo aver ascoltato Virgilio, permette loro di proseguire, ammonendo Dante sull’importanza della purificazione. Il canto si conclude con i due che si preparano a salire verso la montagna del Purgatorio, simbolo di speranza e redenzione.
Titolo 2
Titolo 2
Titolo 2
Sottotitolo
Sottotitolo
Sottotitolo
Sottotitolo
Sottotitolo
Sottotitolo
a li occhi miei ricominciò diletto, tosto ch’io usci’ fuor de l’aura morta che m’avea contristati li occhi e ‘l petto. 18 Lo bel pianeto che d’amar conforta faceva tutto rider l’oriente, velando i Pesci ch’erano in sua scorta. 21 I’ mi volsi a man destra, e puosi mente a l’altro polo, e vidi quattro stelle non viste mai fuor ch’a la prima gente. 24 Goder pareva ‘l ciel di lor fiammelle: oh settentrional vedovo sito, poi che privato se’ di mirar quelle! 27
Per correr miglior acque alza le vele omai la navicella del mio ingegno, che lascia dietro a sé mar sì crudele; 3 e canterò di quel secondo regno dove l’umano spirito si purga e di salire al ciel diventa degno. 6 Ma qui la morta poesì resurga, o sante Muse, poi che vostro sono; e qui Caliopè alquanto surga, 9 seguitando il mio canto con quel suono di cui le Piche misere sentiro lo colpo tal, che disperar perdono. 12 Dolce color d’oriental zaffiro, che s’accoglieva nel sereno aspetto del mezzo, puro infino al primo giro, 15
Com’io da loro sguardo fui partito, un poco me volgendo a l ‘altro polo, là onde il Carro già era sparito, 30 vidi presso di me un veglio solo, degno di tanta reverenza in vista, che più non dee a padre alcun figliuolo. 33 Lunga la barba e di pel bianco mista portava, a’ suoi capelli simigliante, de’ quai cadeva al petto doppia lista. 36 Li raggi de le quattro luci sante fregiavan sì la sua faccia di lume, ch’i’ ’l vedea come ’l sol fosse davante. 39
Chi siete voi che contro al cieco fiume fuggita avete la pregione etterna?», diss’el, movendo quelle oneste piume. 42 «Chi v’ha guidati, o che vi fu lucerna, uscendo fuor de la profonda notte che sempre nera fa la valle inferna? 45 Son le leggi d’abisso così rotte? o è mutato in ciel novo consiglio, che, dannati, venite a le mie grotte?». 48 Lo duca mio allor mi diè di piglio, e con parole e con mani e con cenni reverenti mi fé le gambe e ‘l ciglio. 51 Poscia rispuose lui: «Da me non venni: donna scese del ciel, per li cui prieghi de la mia compagnia costui sovvenni. 54
Ma da ch’è tuo voler che più si spieghi di nostra condizion com’ell’è vera, esser non puote il mio che a te si nieghi. 57 Questi non vide mai l’ultima sera; ma per la sua follia le fu sì presso, che molto poco tempo a volger era. 60 Sì com’io dissi, fui mandato ad esso per lui campare; e non lì era altra via che questa per la quale i’ mi son messo. 63
Mostrata ho lui tutta la gente ria; e ora intendo mostrar quelli spirti che purgan sé sotto la tua balìa. 66 Com’io l’ho tratto, saria lungo a dirti; de l’alto scende virtù che m’aiuta conducerlo a vederti e a udirti. 69 Or ti piaccia gradir la sua venuta: libertà va cercando, ch’è sì cara, come sa chi per lei vita rifiuta. 72 Tu ‘l sai, ché non ti fu per lei amara in Utica la morte, ove lasciasti la vesta ch’al gran dì sarà sì chiara. 75
Ma se donna del ciel ti muove e regge, come tu di’, non c’è mestier lusinghe: bastisi ben che per lei mi richegge. 93 Va dunque, e fa che tu costui ricinghe d’un giunco schietto e che li lavi ‘l viso, sì ch’ogne sucidume quindi stinghe; 96 ché non si converria, l’occhio sorpriso d’alcuna nebbia, andar dinanzi al primo ministro, ch’è di quei di paradiso. 99 Questa isoletta intorno ad imo ad imo, là giù colà dove la batte l’onda, porta di giunchi sovra ‘l molle limo; 102 null’altra pianta che facesse fronda o indurasse, vi puote aver vita, però ch’a le percosse non seconda. 105
Non son li editti etterni per noi guasti, ché questi vive, e Minòs me non lega; ma son del cerchio ove son li occhi casti 78 di Marzia tua, che ‘n vista ancor ti priega, o santo petto, che per tua la tegni: per lo suo amore adunque a noi ti piega. 81 Lasciane andar per li tuoi sette regni; grazie riporterò di te a lei, se d’esser mentovato là giù degni». 84 «Marzia piacque tanto a li occhi miei mentre ch’i’ fu’ di là», diss’elli allora, «che quante grazie volse da me, fei. 87 Or che di là dal mal fiume dimora, più muover non mi può, per quella legge che fatta fu quando me n’usci’ fora. 90
Poscia non sia di qua vostra reddita; lo sol vi mosterrà, che surge omai, prendere il monte a più lieve salita». 108 Così sparì; e io sù mi levai sanza parlare, e tutto mi ritrassi al duca mio, e li occhi a lui drizzai. 111 El cominciò: «Figliuol, segui i miei passi: volgianci in dietro, ché di qua dichina questa pianura a’ suoi termini bassi». 114 L’alba vinceva l’ora mattutina che fuggia innanzi, sì che di lontano conobbi il tremolar de la marina. 117 Noi andavam per lo solingo piano com’om che torna a la perduta strada, che ‘nfino ad essa li pare ire in vano. 120
Quando noi fummo là ‘ve la rugiada pugna col sole, per essere in parte dove, ad orezza, poco si dirada, 123ambo le mani in su l’erbetta sparte soavemente ‘l mio maestro pose: ond’io, che fui accorto di sua arte, 126 porsi ver’ lui le guance lagrimose: ivi mi fece tutto discoverto quel color che l’inferno mi nascose. 129 Venimmo poi in sul lito diserto, che mai non vide navicar sue acque omo, che di tornar sia poscia esperto. 132 Quivi mi cinse sì com’altrui piacque: oh maraviglia! ché qual elli scelse l’umile pianta, cotal si rinacque subitamente là onde l’avelse. 136
I protagonisti del Purgatorio (+Beatrice) nell’era moderna: cosa accadrebbe? 1 Accendi il tuo cellulare 2 Apri l’app Instagram 3 Nella barra di ricerca trova questi profili: publio_virgilio.marone il_realcatone d_alighieri.official beatrice.portinari_
VIRGILIO
Virgilio, il poeta latino autore dell’Eneide, continua ad accompagnare Dante come guida. Rappresenta la ragione e la saggezza umana, ed è stato scelto da Beatrice per assistere Dante nel percorso nell’Inferno e nel Purgatorio. Nonostante sia dotato di profonda conoscenza e moralità, Virgilio è limitato dal fatto di essere un’anima pagana e, dunque, non potrà entrare nel Paradiso. Nel primo canto del Purgatorio, la sua saggezza si manifesta quando intercede con Catone per permettere a Dante di proseguire, e quando segue le istruzioni del custode lavando il volto di Dante e cingendogli i fianchi con un giunco, simbolo di umiltà. Virgilio rappresenta un maestro paziente e un punto di riferimento saldo, ma consapevole dei suoi limiti davanti alla dimensione divina.
PARAFRASI
65-67 e ora intendo mostrar quelli spirti che si purificano sotto la tua giurisdizione. Come l’ho trattato, sarebbe lungo da spiegare; 68-71 una virtù dall’alto che mi aiuta a condurlo a vederti e a udirti. Ora ti piaccia accogliere la sua venuta: la libertà sta cercando, che è così preziosa, 72-74 come sa chi ha rifiutato la vita per essa. Lo sai, perché per essa non ti fu amara la morte a Utica, dove lasciasti
56- 58 la nostra condizione come è veramente, non è possibile che io ti nasconda nulla. Questi non ha mai visto l’ultima notte (la morte), 59-61 ma per la sua follia le fu così vicino, che era questione di poco tempo. Come ti ho detto, fui mandato a lui 62-64 per salvarlo; e non c’era altra via se non questa attraverso la quale sono venuto. Gli ho mostrato tutta la gente malvagia;
CATONE L'UTICENSE
Catone è la figura che Dante e Virgilio incontrano appena giunti sulle sponde del Purgatorio. Nella vita terrena, Marco Porcio Catone fu un politico e militare romano, celebre per la sua onestà, integrità e incorruttibilità. Fiero oppositore di Giulio Cesare, si tolse la vita piuttosto che vivere sotto il governo imperiale, sacrificandosi per la libertà repubblicana. Nel poema, nonostante Catone sia un’anima pagana, Dante lo pone come guardiano dell’Antipurgatorio, in riconoscimento del suo sacrificio morale per la libertà. Il ruolo di Catone simboleggia la forza interiore e la volontà di rinunciare a ogni legame terreno per la libertà e la virtù. Apparendo come un uomo anziano ma vigoroso, Catone ordina a Virgilio di purificare Dante con l’acqua e di cingerlo con il giunco, un rituale che simbolizza il distacco dalle impurità e la preparazione al percorso di espiazione. Il suo compito è proteggere l’accesso al monte del Purgatorio e assicurarsi che chi vi entri sia realmente disposto alla redenzione.
MARZIA
Marzia è nominata indirettamente da Virgilio nel dialogo con Catone. Storicamente, Marzia fu la moglie di Catone, nota per il suo amore e la sua devozione. Virgilio la menziona con l’intento di ricordare a Catone il legame affettivo che li univa, sperando di sollecitare un gesto di indulgenza verso Dante. Tuttavia, Catone risponde con fermezza, affermando di non essere più legato a sentimenti terreni e di essere completamente votato alla sua funzione spirituale come custode del Purgatorio. Marzia, quindi, rappresenta un amore terreno ormai superato, un affetto che Catone ha lasciato dietro di sé, sottolineando il suo distacco da qualsiasi attaccamento umano in nome della virtù e della libertà.
PARAFRASI
28-30 Come io fui distolto dallo sguardo di quelle stelle, girandomi per un momento verso l’altro polo, dove già il Carro (costellazione) era sparito, 31-33 vidi vicino a me un vecchio solo, degno di tale rispetto per il suo aspetto, che non deve più nulla a nessun figlio (indica un uomo che non ha bisogno di nessun altro, per la sua grandezza). 34-36 Portava una lunga barba mista di peli bianchi, simile ai suoi capelli, di cui cadevano due ciocche sul petto. 37-39 I raggi delle quattro luci sante (le quattro stelle) illuminavano così la sua faccia, che lo vedevo come se fosse il sole davanti.
40-42 Chi siete voi che contro al fiume cieco (il fiume dell’Inferno, avete fuggito la prigione eterna, disse lui, muovendo quelle oneste piume (le sue vesti). 43-45 “Chi vi ha guidato, o chi è stato la luce, uscendo fuori dalla profonda notte che rende sempre nera la valle infernale?” 46-48 Le leggi dell’abisso (Inferno) sono così violate? o è cambiato in cielo un nuovo consiglio, che, dannati, venite nelle mie grotte? 49-51 Il mio duca allora mi prese per mano, e con parole, mani e gesti mi fece abbassare le gambe e il viso in segno di rispetto. 52-54 Poi rispose lui: “Non venni da me: una donna scese dal cielo, per le cui preghiere venni in aiuto di costui, per la sua salvezza.
4 dal cielo, per le cui preghirevenni in aiuto di costui, per la sua salvezza.
PARAFRASI
1-3 Ora sollevo le vele della mia barca per navigare acque migliori, ormai la piccola nave della mia mente, che lascia dietro di sé il mare così crudele (l’Inferno). 4-6 E canterò del secondo regno (il Purgatorio), dove l’anima umana si purifica e diventa degna di salire al cielo. 7-9 Ma qui la poesia morta risorge o sante Muse, poiché sono vostro, e qui Caliopè (la musa della poesia epica) sorga un po’, 10-12 continuando il mio canto con quel suono di cui le Poetesse misere (le Muse) sentirono il colpo tale che le fece disperare di ottenere il perdono. 13-15 ILdolce colore dell’orientale zaffiro, che si accoglieva nel sereno aspetto del mezzo cielo, purissimo fino al primo cerchio (dell’orizzonte),
16-18 rincominciò a dare piacere agli occhi miei, subito che uscii fuori dall’aura mortache mi aveva rattristato gli occhi e il petto (l’aria oscura dell’Inferno).19-21Il bel pianeta (Venere) che conforta con l’amorefaceva sorridere tutto l’oriente, velando i Pesci che erano nella sua scia. 22-25 Mi voltai a destra e prestai attenzione all’altro polo (del cielo), e vidi quattro stelle mai viste prima, se non dalla prima gente (gli antichi, cioè gli uomini più antichi che avevano visto costellazioni diverse). Sembrava che il cielo si rallegrasse delle loro fiamme (le stelle), 26-27 oh luogo settentrionale, privo di quelle stelle,poiché sei stato privato di vederle!
Questo è un paragrafo pronto a contenere creatività, esperienze e storie geniali.
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75-77 la tunica che nel grande giorno sarà così luminosa. Non sono stati annullati gli editti eterni per noi, perché questi (Catone) vive, e Minòs non mi lega; 78- 81 ma sono nel cerchio dove sono gli occhi puri di Marzia, la tua donna, che ti prega ancora con il suo sguardo, o santo cuore che la custodisci, per il suo amore quindi piega il tuo cuore verso di noi. 82-84 Lasciaci passare per i tuoi sette regni; porterò a lei grazie per te, se saremo degni di essere ricordati laggiù . 85-87 “Marzia piacque tanto ai miei occhi mentre ero là”, disse lui allora, che tutte le grazie che lei volle da me, le feci . 88-90 Ora che dimoro al di là del male fiume (dell’Inferno), più non posso muovermi, a causa di quella legge che fu stabilita quando uscii da lì.
91-93 Ma se una donna del cielo ti muove e ti guida, come tu dici, non ci sono necessità di lusinghe: basta che per lei mi chiedi questo favore. 94-96 Va dunque, e fai che tu cingi costui con un giunco puro e che gli lavi il viso, così che ogni impurità venga eliminata da lui; 97-99 perché non sarebbe conveniente che l’occhio, ancora coperto da qualche nebbia, andasse davanti al primo ministro che è tra quelli del Paradiso. 100-102 Questa isoletta, intorno in basso, intorno, là giù dove le onde la battono, porta giunchi sopra il morbido limo (fango); 103-105 non vi cresce alcuna pianta che faccia fronde o che possa svilupparsi, perché la vita non resiste perché le percosse delle onde non la sostengono.
DANTE ALIGHIERI
Dante è il protagonista del poema e, nel primo canto del Purgatorio, si presenta affaticato ma profondamente speranzoso. Dopo il viaggio nei gironi dell’Inferno, inizia il suo cammino nel Purgatorio cercando un percorso di espiazione e redenzione. Al centro della narrazione, Dante è l’uomo che rappresenta ogni essere umano desideroso di purificazione spirituale. In questo canto, si mostra umile e consapevole delle sue mancanze, e si rivolge alle Muse chiedendo la forza necessaria per completare il racconto di quest’ulteriore parte del viaggio. La figura di Dante evolve verso una nuova consapevolezza e una nuova volontà di purificazione, abbandonando le “ombre” dell’Inferno per cercare la luce divina, che troverà solo alla fine del viaggio.
LE MUSE
Le Muse, divinità dell’ispirazione poetica e artistica nella mitologia greca, vengono invocate da Dante all’inizio del canto. Esse simboleggiano l’ispirazione e l’aiuto divino per la riuscita dell’opera poetica. Tra loro, Dante invoca in particolare Calliope, la Musa della poesia epica, associata alle grandi narrazioni eroiche, per ottenere la forza creativa necessaria a completare la descrizione del suo viaggio attraverso il Purgatorio. L’invocazione alle Muse sottolinea la consapevolezza di Dante riguardo alla grandezza e alla difficoltà del compito che sta per affrontare, e richiama l’idea che il racconto della purificazione e della redenzione sia una missione importante e universale. Le Muse rappresentano, quindi, l’ispirazione e il sostegno spirituale indispensabili per il poeta.
PARAFRASI
106-108 Poi non sia più da questa parte la vostra ricompensa; il sole vi indicherà, che sorge ormai per salire sul monte con salita più dolce. 109- 111 Così sparì; e io mi alzai senza parlare, e mi ritirai tutto verso il mio duca, e fissai gli occhi su di lui. 112-115 Egli cominciò: “Figlio, segui i miei passi, giriamo indietro, perché da qui la pianura declina verso i suoi estremi bassi.” L’alba superava l’ora del mattino 116-118 che fuggia innanzi, sì che di lontano conobbi il tremolio del mare. Noi camminavamo per il piano solitario 119-121 come un uomo che torna sulla strada perduta, che sembra andare in vano fino a ritrovarla. Quando arrivammo là dove la rugiada
122-124 lotta con il sole, per essere in un luogo dove, all’alba, poco si disperde, entrambi le mani sulla erbetta sparse 125-127 il mio maestro pose delicatamente per cui, consapevole della sua arte, misi verso di lui le guance bagnate di lacrime. 128-129 Lì mi fece scoprire completamente quello che l’Inferno mi aveva nascosto.130-132Poi arrivammo sulla riva deserta, che mai vide navigare le sue acque da un uomo che abbia mai avuto esperienza di tornare. 133-136 Lì mi cinsi, come a qualcun altro piacque, oh meraviglia! perché quando egli scelse la pianta umile, così rinacque subito là dove l’aveva strappata.
Il Purgatorio, nella Divina Commedia di Dante, è un monte simbolico di purificazione per le anime che devono espiare i propri peccati prima di poter accedere al Paradiso. È diviso in tre zone principali:1. L’Antipurgatorio: alla base, dove sostano le anime che devono attendere prima di iniziare la vera espiazione. 2. Le Sette Cornici del Purgatorio: qui le anime espiano i sette peccati capitali (superbia, invidia, ira, accidia, avarizia, gola, lussuria) con pene specifiche per ogni cornice, salendo progressivamente verso la cima. 3. Il Paradiso Terrestre: in cima al monte, dove le anime purificate sono pronte per il Paradiso. Ogni cornice rappresenta un peccato da purificare e comprende angeli che aiutano le anime nel loro cammino. Il Purgatorio è quindi un percorso ascensionale di redenzione e crescita spirituale.