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emigrazione italiana

SILVIA SGUBBI

Created on November 7, 2024

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Transcript

Anima in Viaggio

L’identità spezzata e ricostruita dei migranti italiani

INDICE

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Mappa

L'addio

Nuova identità

Nostalgia

2 Mondi

Il rifiuto

Resilienza

Sitografia

Fine

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mappa delle migrazioni

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Costruire una Nuova Identità
La migrazione non è solo un viaggio fisico che porta da una terra a un’altra. È anche un cammino interiore che segna il passaggio da un'identità a un'altra, dalla familiarità di casa alla scoperta di un nuovo mondo. Il migrante affronta il dolore della separazione e la speranza di una nuova vita, ma porta con sé anche il ricordo della propria terra, dei propri affetti e della propria cultura. Questo viaggio può essere visto come un'eterna lotta per trovare un equilibrio tra la cultura d'origine e quella d'adozione, tra il passato e il futuro.

"O Italia, che sei la terra dei padri, ma anche la patria della sofferenza, chi può dimenticarti nel cuore?"

Cit. "Italy" Pascoli

Il Dolore dell'Addio

La separazione dai luoghi e dagli affetti più cari è uno degli aspetti più dolorosi della migrazione. Quando una persona lascia la propria casa per trasferirsi in un Paese straniero, non solo affronta l’incertezza del futuro, ma vive anche il trauma emotivo di un addio che potrebbe rivelarsi definitivo. Il migrante porta con sé il dolore di non sapere se, e quando, rivedrà la propria famiglia, la propria terra, i propri ricordi. Questo distacco può sembrare un vuoto che si fa sempre più grande con il passare del tempo.

Un ricordo tangibile della propria terra, il volto degli affetti che restano lontani. Le parole scritte che sono l'unico legame con casa, in attesa di una risposta che arriva troppo lentamente.

La Nostalgia: Un Esilio Interiore

La nostalgia è una delle condizioni psicologiche più comuni tra i migranti. Questo sentimento di mancanza e desiderio di tornare a casa è spesso accompagnato da un senso di smarrimento, di esilio interiore, dove la casa non è solo un luogo fisico, ma un’entità che vive nei ricordi, nei suoni e nelle sensazioni. La nostalgia è l’eco di un mondo che sembra lontano, ma che resta vivo nella mente e nel cuore di chi è costretto a viverne l’assenza. L’esilio, dunque, non è solo geografico, ma anche emotivo: è il distacco da un’identità che non può più essere raggiunta, ma solo rivissuta nei sogni e nei ricordi.

"O Italia, madre che aspetti, che chiami i figli lontani, come la madre che nella sua casa attende, spera e piange."

Cit. "Italy" Pascoli

Tra Due Mondi

L’arrivo in un nuovo Paese può scatenare una profonda crisi identitaria. Immersi in una cultura sconosciuta, i migranti affrontano il difficile compito di adattarsi a nuove abitudini e valori, senza però voler rinunciare completamente alla propria lingua, alle proprie tradizioni e alla propria identità. Questa dualità culturale porta spesso a un senso di disorientamento, in cui il migrante si sente “a metà” tra due mondi: quello d'origine e quello che deve imparare a conoscere e a vivere. La lingua, in particolare, diventa il simbolo di questo conflitto interiore. La perdita della lingua è percepita non solo come una difficoltà pratica, ma come una perdita di identità e appartenenza.

Igiaba Scego, nel suo scritto Lingua e identità, descrive il dolore della perdita della lingua come una ferita profonda nell’anima del migrante: "La lingua è la chiave della mia identità. Quando la perdo, mi sento come se perdessi una parte di me stesso, un pezzo della mia storia, della mia cultura. Non sono più intero."

Il Dolore del Rifiuto

I migranti italiani, durante le ondate migratorie verso l'America e l'Argentina, sono stati spesso vittime di pregiudizi e stereotipi. Etichette come “mafioso”, “sporco”, o “ignorante” venivano attribuite agli italiani, generando un clima di diffidenza e ostilità. Questi pregiudizi non solo riflettevano la paura e l'ignoranza dei nativi, ma avevano un impatto devastante sulla psicologia del migrante. Sentirsi rifiutati e stereotipati, oltre a compromettere l’autostima, alimentava un senso di estraneità e impotenza, che rendeva difficile integrarsi e costruire una nuova vita.

La resilienza

Sitografia e Bibliografia

http://www.memoriaemigrazioni.it/prt_lettere_singola.asp?idSez=248 https://youtu.be/Dptc9HlzJJw http://www.memoriaemigrazioni.it/upload/13_mu.MA_Archivio_Ellis_Island.jpg http://www.memoriaemigrazioni.it/upload/33_Mu.MA_Ellis_Island.jpg http://www.altreitalie.it/ http://www.archiviodiari.it/ http://www.francescoguccini.it/ http://www.antiwarsongs.org/ http://www.youtube.com/ http://www.treccani.it/ Macaronì. Romanzo di santi e delinquenti

grazie per l'attenzione

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"Nonostante gli sforzi per adattarsi alla nuova vita, molti emigranti italiani cercavano di mantenere vive le tradizioni della loro terra, creando piccoli angoli di Italia nei loro nuovi ambienti."

Motivo e significato del brano

"Santa Lucia Luntana" racconta il desiderio di ritorno di chi è lontano dalla propria città natale, spesso interpretata come Napoli. La figura di Santa Lucia, santa protettrice della città, diventa simbolo di quella terra tanto amata e mai dimenticata, un richiamo costante per il migrante. Nonostante la separazione fisica, il legame emotivo con la propria terra resta vivo, e il sentimento di nostalgia per il luogo d’origine diventa centrale nel brano. La melodia del mandolino, con il suo suono struggente, rinforza questo legame affettivo, esprimendo la solitudine e il dolore del migrante. Il contrasto tra il presente di solitudine e il passato di serenità evidenzia come la distanza fisica diventi anche una separazione emotiva, un esilio che non può essere colmato se non con il ricordo e il sogno di tornare a casa.

Vivere tra due mondi è una condizione di continua tensione. Da un lato, c’è la cultura e la lingua della propria terra d’origine, che rappresentano un ancoraggio all’identità, alle tradizioni e ai ricordi affettivi. Dall’altro, la necessità di adattarsi alla nuova cultura impone di confrontarsi con nuove usanze, leggi e valori, spesso diversi da quelli di partenza. Questo processo di adattamento, pur essendo necessario, porta con sé una sensazione di frattura, poiché il migrante si trova a metà strada, senza sentirsi completamente a casa né nel Paese d'origine né nel nuovo.

La lingua è l’essenza di chi siamo. Non è solo un mezzo per comunicare, ma il veicolo attraverso cui esprimiamo pensieri, emozioni e tradizioni. Quando un migrante è costretto a perdere o modificare la propria lingua per integrarsi nella nuova cultura, subisce una frattura profonda. Non si tratta solo di parlare in un’altra lingua, ma di sentirsi privati di un pezzo della propria identità, di quella parte di sé che è intrinsecamente legata alla propria cultura. Questo crea una sensazione di smarrimento e di isolamento, poiché la lingua non è solo uno strumento, ma un legame vitale con le radici e la comunità d’origine.

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"Ci chiamavano 'macaronì' perché per loro eravamo tutti uguali: mangiaspaghetti, ignoranti, e disposti a fare lavori che nessun altro avrebbe accettato. Non importava se venivamo dal Nord o dal Sud, se eravamo contadini o artigiani, per loro eravamo una massa indistinta, buona solo a sgobbare."

Cit. Macaronì (guccini e macchiavelli)

Il termine macaronì, usato in modo dispregiativo, ridicolizzava gli italiani, riducendoli a un'immagine stereotipata legata alla pasta, simbolo superficiale della loro cultura. Questo soprannome non era solo un insulto, ma esprimeva un disprezzo profondo, associando gli emigranti italiani a ignoranza, arretratezza e servilismo. La citazione mette in luce due aspetti centrali dell’esperienza migratoria: da un lato, la disumanizzazione, in cui gli italiani non erano visti come individui, ma come un gruppo omogeneo e inferiore; dall’altro, le dinamiche di sfruttamento lavorativo, poiché molti erano costretti ad accettare impieghi umilianti e faticosi, spesso gli unici disponibili. Questa discriminazione non solo feriva sul piano personale, ma alimentava un senso di esclusione e inferiorità culturale, rendendo ancora più difficile il processo di integrazione. Il linguaggio dispregiativo, come l’uso di termini quali macaronì, dimostra come le parole possano essere uno strumento potente di oppressione e marginalizzazione sociale.

"Emigranti - I Canti dei Pionieri Italiani" è un progetto musicale che raccoglie canti tradizionali e popolari legati all'esperienza dell'emigrazione italiana. Questi brani testimoniano le emozioni, le sfide e le storie degli italiani che lasciarono il loro paese alla ricerca di un futuro migliore, offrendo una prospettiva autentica e toccante di una delle più grandi migrazioni della storia