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Presentazione Storica

Giorgia Mariangela Tiberini

Created on November 3, 2024

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Transcript

la lirica corale

Giorgia Tiberini

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la melica corale

Raggruppa una vasta gamma di canti accompagnati da musica per un'esecuzione corale. Tra il VI e il V secolo a.C. si sviluppa una nuova lirica corale, che amplia il suo raggio d'azione non limitandosi più ai simposi aristocratici, ma celebrando eventi e figure importanti per tutta la Grecia

I canti presentano una lingua particolarmente complessa, che univa alla base dialettale dorica elementi provenienti dalla tradizione poetica epica e dalla melica monodica lesbia.

poeti

LE OCCASIONI

3. IBICO

4. SIMONIDE

1. ALCMANE

5. PINDARO

2. STESICORO

6. BACCHILIDE

ALCMANE

Nacque a Sparta nella seconda metà del VII secolo. Proprio lì trovò un ambiente favorevole per la creazione di carmi corali, dedicati in particolare ai momenti sociali dell'educazione femminile. Le sue odi furono raccolte in sei libri, dei quali i primi due sono dedicati ai parteni

STESICORO

Visse in Sicilia tra la fine del VII e l'inizio del VI secolo a.C. I moderni nutrono dubbi sulla natura corale della sua poesia per due motivi principali:

  • l'ampio spazio dedicato al mito;
  • la notevole lunghezza di alcuni dei suoi componimenti.

Il suo nome è parlante, e significa "istitutore del coro". Il suo vero nome è Tisia.

L'Ode a Pollicrate, che appartiene al genere dell'encomio, combina l'elogio del tiranno con una digressione narrativa sul mito epico.

IBICO

Nacque a Reggio nella prima metà del VI secolo a.C. e nel 560 a.C. si trasferì alla corte tirannica di Samo. La sua produzione è suddivisa in sette libri e i generi spaziavano dai componimenti epico-lirici agli encomi, dagli epinici ai ditirambi.

SIMONIDE

Nacque a Ceo poco prima della metà del VI secolo a.C. e intrattenne relazioni con diverse corti tiranniche, inclusa quella dei Pisistratidi. Morì ad Agrigento nel 468 a.C.Simonide contribuì a professionalizzare la sua arte poetica introducendo forme contrattuali per la vendita delle sue prestazioni.

Per quanto riguarda la melica corale, è noto per gli epinici, i ϑρῆνοι e i diritambi.

PINDARO

La sua produzione era suddivisa in 17 libri, con la parte più consistente costituita dagli epinici. Pindaro deve gran parte della sua fama a questi componimenti, nei quali celebrava le vittorie atletiche. L'epinicio includeva:

  • una sezione di attualità,
  • una parte mitologica
  • una γνώμη conclusiva.

Nacque a Cinoscefale poco dopo il 520 a.C. La sua notorietà nell'antica Grecia derivava da un'intensa attività poetica che gli consentì di acquisire commesse aristocratiche in tutto il mondo ellenico. Vendeva le sue opere e le faceva recapitare tramite un suo emissario, oppure si recava come ospite dai suoi committenti per curare personalmente l'esecuzione del carme.

BACCHILIDE

Fu contemporaneo di Pindaro e nipote di Simonide, da cui apprese l’arte poetica. Compose epinici, ditirambi, peani ed encomi. Fu rivale di Pindaro, e in più occasioni composero epinici per gli stessi committenti. Avevano stili diversi però di trattare il mito: Pindaro era più difficile e ricco di allusioni, Bacchilide più fluido, disteso e narrativo.

occasioni...

Il simposio e il tiaso non erano gli unici spazi per la quale fu prodotta la poesia lirica. La melica trovò infatti luogo anche in feste relogiose e civili.

1. FESTE PER LE DIVINITà

Le feste in onore di Dioniso venivano celebrate con il DITIRAMBO. L' εξάρχων pronunciava una strofa del canto e il coro rispondeva, mentre accompagnavano in processione un bue e si dispondevano in cerchio intorno all'altare per il sacrificio.Con il tempo all'εξάρχων venne concesso sempre più spazio, e cominciò a rendere sempre più complessi i suoi interventi fino a comporre un intero inno. Questo cambiamento fu attribuito ad Arione di Metimna.

Vari generi erano dedicati alla celebrazione degli dei durante le proprie festività.Nell strofe dei canti il coro narra il mito che vede protagonista il dio, e i fedeli compiono azioni rituali che riconducono alle vicende narrate.

διτυράμβος fa riferimento alla "duplice nascita" di Dioniso

Ma dedicati agli dei sono anche :

  • PROSODIO
  • PEANA
  • LITIENZE

2. CELEBRAZIONE DEGLI AGONI

I committenti erano di alto prestigio sociale, e l'ostentazione della ricchezza ottenuta era diventata parte integrante della gloria che si acquistava.

Anche le vittorie atletiche venivano celebrate attraverso la poesia lirica, in particolare attraverso l'EPINICIO.

Per far sì che, in caso gli atleti avessero gareggiato lontani dalla patria, ci fosse un'adeguata percezione del successo

Il vincitore contattava poeti specializzati per la composizione di un carme celebrativo. Inoltre l'impresa agonistiva veniva esaltata al pubblico che non aveva assistito alla gara attraverso una performance di danza.

In loco il vincitore veniva celebrato con il ritornello di vittoria che suonava Τήνελλα καλλίνικε

FUNERALE

il rito

3. RITI DI PASSAGGIO

Il funerale avvia il morto ad una nuova condizione. Dal VI secolo a.C. nelle famiglie aristocratiche si sviluppò l'usanza di affidare a poeti famosiil compito di trovare le parole più adatte per compensare il dolore legato alla perdita.

Gli antichi greci sancivano i cambiamenti di status attraverso dei riti, cosiddetti riti di passaggio.

MATRIMONIO

Comportava il cambiamento della condizione sociale degli sposi, e l'entrata della donna in un nuovo gruppo familiare.

Erano sfruttati principalmente i ϑρῆνοι, ovvero i lamenti funebri

Durante la processione serale che scortava gli sposi nella nuova dimore veniva intonato l'IMENEO.

Davanti la camera da letto dei novellini coniugi veniva cantato l'EPITALAMIO.

4. attività lavorative nei campi

5. NAVI

La lirica corale greca veniva eseguita anche sulle navi, specialmente durante le spedizioni e i viaggi.

Nell'antica Grecia erano svariate le manifestazioni popolari di canto che accompagnavano le attività lavorative nei campi.

Un esempio è l'ἰμάιον

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IL RITO FUNEBRE

Il cadavere veniva collocato sul letto funebre per la πρόσθεσις, ovvero l'esposizione. I congiunti del morto erano disposti intorno al letto a seconda del grado di parentela, pronunciano un lamento funebre e tenendo la mano sulla testa o sul petto del defunto.

La fase del rito in cui il lamento assumeva l'aspetto di un discorso disteso era quella che seguiva il planctus, ovvero il momento in cui il cordoglio si manifestava attraverso gesti esagerati e sconvolgenti.