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La quiete dopo la tempesta
jake
Created on October 17, 2024
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Transcript
"La quiete dopo la tempesta"
Giacomo Leopardi
start
Index
introduzione
collegamenti
TEMATICHE
analisi del canto
pessimismo cosmico
METRICA, LESSICO E SINTASSI
struttura della canzone
link ai compiti
La quiete dopo la tempesta
Canti
Scritto nel 1829, fa parte dei
Metafora della vita dell'uomo caratterizzata da una continua alternanza di dolori e momenti di quiete. La vera quiete si trova solo dopo la morte. Scenario storico - età della Restaurazione - crisi degli ideali illuministici Pensiero - rifiuto del progresso - individuo e società
collegamenti
Kant
Schopenhauer
Ugo Foscolo
JUAN RAMÓN JIMÉNEZ
collegamenti
kant
ugo foscolo
Nella Critica della ragion pratica Kant parla della legge morale e ci dice che la virtù è il bene supremo. La felicità è il premio della virtù e quando coincidono, nell'aldilà, si arriva al sommo bene. Anche secondo Kant, quindi, la felicità è presente solo dopo la morte, anche se per motivi diversi da Leopardi.
Nelle Ultime lettere di Jacopo Ortis è presente un passaggio che descrive il ritorno del bel tempo dopo la tempesta. Anche in questo caso la riflessione è posta sull'effetto vivificante delle passioni forti. Leopardi lo prende come punto di partenza per sviluppare la sua teoria del piacere
collegamenti
schopenhauer
juan ramón jiménez
Ha scritto la poesia "El viaje definitivo" in cui riflette sulla vita e la morte, sottolineando il fatto che, quando saremo morti, tutto andrà avanti come se niente fosse.
Il filosofo crede che la vita sia governata dalla "volontà" che provoca in ogni uomo il desiderio, ma anche la sofferenza. "La vita umana è come un pendolo che oscilla incessantemente tra dolore e noia, passando attraverso l’intervallo fugace, e per di più illusorio, del piacere e della gioia."
ANALISIPRIMA STROFA
parafrasi
METAFORA
La tempesta è passata, sento gli uccelli far festa, e la gallina, tornata sulla strada che ripete il suo verso. Ecco che il sereno ritorna là da ponente, verso la montagna; la campagna si sgobra dalla nebbia e nella valle si torna a vedere il fiume scorrere limpido. Ogni uomo si rallegra, ovunque riprendono i soliti rumori e ricominciano le solite occupazioni. L'artigiano si affaccia sulla soglia, con il lavoro in mano, cantando, a guardare il cielo umido per la pioggia; una fanciulla, velocemente, esce a raccogliere l'acqua della pioggia appena caduta; e l'erbivendolo torna a ripetere per le strade il consueto richiamo.Ecco il sole che ritorna e splende per poggi e casolari. La servitù apre le finestre di balconi, terrazzi e logge: e dalla strada si sente in lontananza il tintinnio delle sonagliere dei cavalli; il carro del viandante che riprende il suo viaggio, cigola.
ONOMATOPEA
PERSONIFICAZIONE
ENJAMBEMENT
analisiseconda strofa
PARAFRASI
SINEDDOCHE
Ogni cuore si rallegra. Quand’è che la vita è tanto piacevole e gradita come in questo momento? Quando l’uomo si dedica a tutte le proprie occupazioni con così tanta passione? O ritorna alle attività consuete? O intraprende qualcosa di nuovo? Quando si ricorda meno delle proprie sofferenze? Il piacere proviene dal dolore; è una gioia solamente illusoria, che nasce dalla paura che è appena passata, a causa della quale coloro che odiavano la vita presero paura e temettero la morte; a causa di questa le persone agghiacciate, mute e bianche per lo spavento, sudarono e furono turbate, vedendo scagliati contro di noi allo scopo di danneggiarci fulmini, nubi e vento.
Si rallegra ogni core. Sì dolce, sì gradita Quand’è, com’or, la vita? Quando con tanto amore L’uomo a’ suoi studi intende? O torna all’opre? o cosa nova imprende? Quando de’ mali suoi men si ricorda? Piacer figlio d’affanno; Gioia vana, ch’è frutto Del passato timore, onde si scosse E paventò la morte Chi la vita abborria; Onde in lungo tormento, Fredde, tacite, smorte, Sudàr le genti e palpitàr, vedendo Mossi alle nostre offese Folgori, nembi e vento.
METAFORA
ANAFORA
CLIMAX
analisi terza strofa
PARAFRASI
APOSTROFE
O natura cortese, Son questi i doni tuoi, Questi i diletti sono Che tu porgi ai mortali. Uscir di pena E’ diletto fra noi. Pene tu spargi a larga mano; il duolo Spontaneo sorge: e di piacer, quel tanto Che per mostro e miracolo talvolta Nasce d’affanno, è gran guadagno. Umana Prole cara agli eterni! assai felice Se respirar ti lice D’alcun dolor: beata Se te d’ogni dolor morte risana.
O generosa natura, questi sono i tuoi doni, questi i piaceri che offri agli uomini. Sfuggire alla sofferenza è per noi ragione di piacere.Distribuisci con generosità sofferenze; il dolore ne deriva in modo spontaneo: e quella piccola quantità di piacere che, qualche volta, per prodigio o per miracolo nasce dalla cessazione della sofferenza è un grande vantaggio.Specie umana cara agli dei! Sei assai contenta se hai il permesso di tirare un sospiro di sollievo dopo un dolore: felice, anche, se la morte ti guarisce da ogni male.
ANASTROFE
CHIASMO
ANTIFRASI
TEMATICHE PRINCIPALI
Il contrasto tra il caos e la serenità: La poesia descrive il ritorno alla calma e alla pace dopo una tempesta violenta, simbolo di una rigenerazione temporanea della vita e della natura.
Le gioie effimere: La gioia derivante dal termine della tempesta è però di natura temporanea e fugace. Il piacere non è altro che la cessazione della sofferenza, e per questo è di breve durata e illusorio.
Riflessione filosofica sulla condizione umana: Leopardi sottolinea la condizione infelice e tragica dell’essere umano, che cerca costantemente la felicità ma può sperimentarla solo in modo fugace. L’uomo è destinato a soffrire, e la natura, indifferente alle sue pene, procede ciclicamente nel suo corso.
La natura matrigna: Leopardi non concepisce la natura come un’entità benevola. Sebbene sembri regalare momenti di sollievo dopo le tempeste, essa è in realtà indifferente e, in fondo, ostile.
PESSIMISMO COSMICO
Leopardi non vede nella natura una forza benigna o consolatoria, bensì un’entità che non si cura dell’essere umano, né del suo dolore. Il titolo stesso, “La quiete dopo la tempesta”, allude all’illusione di una pace duratura. La quiete, infatti, è solo momentanea, una pausa nel flusso ininterrotto di sofferenza e difficoltà che caratterizza l’esistenza. Negli ultimi versi della poesia Leopardi esprime una sua considerazione: l’ “umana prole” si dimostra felice se le è concesso un solo attimo di riposo dai mali incessanti della vita. Infine il poeta si rassegna a considerare il destino dell’uomo inevitabile ed eguale per tutti, il cui rimedio non è altro che la morte.
STRUTTURA METRICA, LESSICO E SINTASSI
SINTASSI
- Varia
- Piana e scorrevole (parte decrittiva idillica)
- Filosofica e contemplativa (seconda parte)= complessa e articolata
Lessico
STRUTTURA METRICA
- Parole comuni
- Parole "peregrine"
- Latinismi
- Canzone libera
- Composta da tre strofe di lunghezza differente
- versi settenari e endecasillabi
STRUTTURA DELLA CANZONE
PRIMA PARTE / descrittiva (1°strofa, v.1-24)
La prima parte è idilliaca e descrittiva. Leopardi descrive un frammento della vita recanatese nel momento in cui cessa un temporale e ritorna il sereno e con esso la piccola comunità paesana riprende le consuete attività.
IMMAGINI
sECONDA PARTE / meditativa (2°-3°STROFA, V.25-54)
La seconda parte è riflessiva e speculativa : La seconda strofa (vv.25-41) è incentrata sul concetto che il piacere è figlio dell’affanno (piacer figlio d’affanno), cioè solo una momentanea cessazione del dolore. Nella terza strofa (vv.42-54) con ironia Leopardi definisce la Natura "cortese" in quanto generosa nel dispensare agli uomini i dolori e avara nel dare momentanei momenti di piacere e gioia. La vera quiete, il vero e definitivo riposo non potranno essere che nel nulla dopo la morte.
DOLORE
MORTE
CLIMAX ASCENDENTE e discendente
Fredde, tacite, smorte, (v. 38) ascendente Folgori, nembi e vento. (v. 41) discendente
I FIORI DI CILIEGIO(sakura)
I fiori di ciliegio hanno molti significati, il primo dei quali è che la vita è effimera. Sono meravigliosi da ammirare nel pieno della fioritura, ma i fiori (e gli alberi) hanno vita breve e fioriscono solo per qualche settimana prima di cadere al suolo e appassire.
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ANAFORA
Quand’è, com’or, la vita? (v. 27) Quando con tanto amore L’uomo a’ suoi studi intende? (v. 28) O torna all’opre? o cosa nova imprende? Quando de’ mali suoi men si ricorda? (v. 31)
onomatopea
"Odo augelli far festa" (v.2)= richiama i suoni festosi degli uccelli "Che ripete il suo verso" (v.4) =richiama il canto ritmico della gallina
BUFERA DI NEVE:Annibale e il suo esercito attraversano le alpi
Ospitato oggi alla Tate Britain, Bufera di neve: Annibale e il suo esercito attraversano le Alpi fu dipinto nel 1812 dal grande pittore romantico inglese William Turner (1775-1851). Rappresenta Annibale con il suo esercito in un momento molto particolare della traversata, cioè alle prese con una terribile nevicata.
enjambement
"Ecco il sereno, /Rompe là da ponente" (v.4-5)=crea una pausa tra le due immagini, rafforzando l'attesa del cambiamento
morte
Solo la morte può condurre l’uomo alla beatitudine coincidendo con la fine di tutte le sue sofferenze.
CHIASMO
Son questi i doni tuoi, (v. 43, 44) Questi i diletti sono =spostamente del verbo essere e del aggettivo dimostrativo "questi"
IMMAGINI
Questa parte è ricca di immagini realistiche e quadretti di vita paesana: descrizioni della natura che riprende i propri ritmi e degli uomini che riprendono le loro varie attività.
YIN E YANG
Il simbolo del Tao raffigura la realtà di tutte le cose. La parte nera rappresenta il principio yin (阴), quella bianca il principio yang (阳). Allo yang è associato il maschile, il positivo e l’ordine, mentre allo yin il femminile, il negativo e il caos.
METAFORA
Piacer figlio d’affanno (v. 32) = piacere è figlio dell'affanno, cioè nasce nel momento in cui cessa un dolore o una preoccupazione, quindi non esiste un piacere in sé, un piacere autentico ma solo una momentanea cessazione del dolore.
metafora
"Ecco il sol che ritorna, ecco sorride per li poggi e le ville. Apre i balconi" (v.19-20) =rinascita quotidiana e speranza che accompagna ogni giorno dove il sole è ciò che ci trasmette la ciclicità della vita. "Ecco il sereno,/ Rompe là da ponente" (v.4-5) =metafora per la fine della tempesta
sineddoche
Si rallegra ogni core. (v. 25) =ogni essere vivente
personificazione
"odo augelli far festa" (v.2)= personificazione degli uccelli "Ecco il Sol che ritorna, ecco sorride" (v.19) =personificazione del Sole
DOLORE
le brevi gioie di cui l’uomo può godere sono solo interruzioni momentanee del dolore in quanto la condizione umana è una condizione di dolore continuo.
ANASTROFE
Pene tu spargi a larga mano; (v. 47) =Tu spargi pene
ANTIFRASI
O natura cortese (v. 42) Questi i diletti sono che tu porgi ai mortali. (v. 44) Umana prole cara agli eterni! (v. 50)
-Nel verso 42 qualifica la natura con l'aggettivo cortese, ma per Leopardi è totalmente l'opposto. Il poeta è ironico.
-Nel v.44 il termine "diletti" è stato scelto per ironizzare, dal momento che si sta riferendo al dolore causato dalla natura
-Nel verso 50-51 ironizza dicendo che gli eterni (gli Dei) ci tengono a noi esseri umani.
LE ULTIME LETTERE DI JACOPO ORTIS (Ugo Foscolo)
In "Ortis", Jacopo non può realizzare i propri ideali né essere felice in amore; in "La quiete dopo la tempesta" Leopardi rivela che la pace che segue la sofferenza non è altro che un’illusione momentanea. Entrambi gli autori mostrano quindi una concezione dell’esistenza come segnata dal dolore, in cui la speranza e la felicità sono brevi pause destinate a essere spezzate dalla realtà della condizione umana.
APOSTROFE
O natura cortese (v. 42) Umana prole cara agli eterni! (v. 50)
=Leopardi si rivolge direttamente alla natura. =Leopardi si rivolge all'umanità intera, descivendola cara agli dei.