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IMMORTALITA'

serena

Created on October 16, 2024

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L'IMMORTALITA'

L’essere immortale, condizione di chi, o di ciò che, è immortale.per la religione l’immortalità viene indicata dal passaggio che avviene dopo la morte a un’altra forma di esistenza,all’interno di molte religioni è intesa come la prosecuzione della vita terrena in forme più o meno mutate,ció dipende dalla vita che il defunto aveva sulla terra…in altre religioni vi è più un concetto di immortalità fisica,ad esempio la credenza induista e buddista che credono nella trasmigrazione ciclica delle anime.La bibbia nell’antico testamento parla di “Sheoul”parola ebraica, in termini molto chiari dandoci indicazioni riguardo alla condizione dell'uomo alla morte. Lo Sheòl nell'antico testamento è la fine della vita, lo stesso termine viene usato negli Atti degli Apostoli per parlare della condizione di Cristo, dalla quale fu resuscitato.

Secondo un'ulteriore interpretazione della concezione biblica, «l'essere umano, per propria natura, ha una relazione con Dio. Tale relazione con Dio è addirittura in grado di superare la morte. L'Antico Testamento non conosce la dottrina greca dell'immortalità dell'anima,pertanto arriva alla conclusione che l’immortalità dell’essere umano non sta nella sua natura,ma nella fedeltà in dio.Papa Benedetto XVI precisó che il cristianesimo delle origini si concentrava sul concetto di resurrezione della carne,più che sull’immortalità dell’anima;essa infatti sarebbe diventata argomento di studio soltanto dei teologi successivi che dissero “la chiesa antica ci tiene a specificare che essa non affermava l’immortalitá dell’anima”.Il problema dello "stato intermedio" tra la morte e la resurrezione finale che ne risulta, ha condotto il cristianesimo ad approfondirne lo studio…l’uomo dopo la morte continua a esistere, anche se è in una condizione di incompletezza, si trova già in una situazione di gioia o di dolore, questa vita tende comunque ad arrivare alla reintegrazione al corpo nella risurrezione finale, con la conseguente beatitudine o dannazione eterna.Secondo invece la dottrina dell'immortalità condizionale dell'anima,essa cesserebbe di esistere con la morte del corpo. I teologi contemporanei cercano di dare una risposta a ció viene detto sullo stato intermedio,ma ad oggi non vi è ancora una risposta certa su esso.

L’Epopea di Gilgamesh contiene anche un episodio in cui appaiono vicende simili a quelle narrate nella Genesi. Dopo la morte del suo amico Enkidu, Gilgamesh, re di Uruk, sprofonda nella disperazione. Decide allora d’intraprendere un viaggio alla ricerca di Utnapishtim, suo antenato e sovrano di Shuruppak, che era stato salvato dagli dei dal diluvio e aveva ricevuto il dono dell’immortalità. Dopo aver superato pericoli d’ogni sorta, Gilgamesh giunge alla dimora di Utnapishtim, sulle rive di un grande lago. Sollecitato a rivelargli il segreto dell’immortalità e dopo essersi rifiutato una prima volta, Utnapishtim, seguendo i consigli di sua moglie, decide di aiutare Gilgamesh. Riferisce quindi all’eroe che il talismano dell’immortalità altro non è se non una pianta che cresce nel fondo del lago e che è dotata di spine che lacerano chiunque provi ad afferrarla.Lungi dall'intimorirsi e dopo aver legato delle pietre ai suoi piedi, Gilgamesh s'immerge nel lago, dal quale riemerge con la pianta magica. «La porterò a Uruk e la darò da mangiare ai vecchi, che torneranno giovani e forti. Io stesso ne mangerò e riavrò tutta la perduta gioventù». Tuttavia, Gilgamesh si addormenta sulla riva del lago e un serpente gli si avvicina e divora la pianta. Ormai persa la possibilità di diventare immortale, il re ritorna in patria arrendendosi al suo inesorabile epilogo.

L’immortalità è il concetto di sopravvivere all’infinito senza affrontare la morte o superando la morte stessa. Essere immortali significa poter provare qualsiasi tipo di esperienza senza la paura di morire e vivere la propria vita senza essere schiavi del timore della morte. Fin dai tempi antichi l’uomo ha riflettuto sul tema della morte del corpo e sulla possibilità che la vita non finisca con essa. Non potendo negare la morte corporale dell’individuo si dovette ipotizzare l’esistenza di una realtà ulteriore e complementare a quella, in cui all’anima fosse concesso il privilegio dell’immortalità.Le prime tombe, apparse verso il 90.000 a.C., e la grande quantità di tombe dell' uomo di Neanderthal, a partire dall' 80.000 a.C., mostrano che nella preistoria i vivi credevano a una sopravvivenza dei loro defunti, dal momento che le tombe contenevano tracce di alimenti e di utensili destinati ad essere usati dai defunti. A questo, a partire dal Paleolitico Superiore (40.000 a.C.), si aggiunse un trattamento speciale del corpo del defunto, che veniva coperto di ocra rossa, simbolo del sangue e dunque della vita, e l' applicazione di conchiglie nelle orbite oculari, segni di una nuova visione, e strumenti sempre più numerosi accanto al corpo del defunto, il che sta a indicare che non si doveva entrare nell' aldilà privi di “bagagli”.Nella antica Mesopotamia i defunti dovevano necessariamente essere sepolti nelsottosuolo, ove si trovava l'oltretomba, e bisognava garantire loro un accesso che li conducesse agli Inferi, altrimenti lo spirito sarebbe rimasto intrappolato nel mondo dei vivi e avrebbe sfogato la sua disperazione sui vivi stessi.Gli antichi Egizi credevano fermamente nella vita ultraterrena, e per questo avevanosviluppato una serie di riti complessi per consentire la continuazione della vita oltre la morte. Per vivere nell'Aldilà era necessario preservare il corpo del defunto con la mummificazione, per consentire all'anima di vivere nel corpo imbalsamato. Nella tomba venivano lasciati oggetti, cibi, profumi e vestiti e anche un modellino di barca per il trasporto nell'aldilà.Per gli antichi Etruschi i defunti continuavano la vita dopo la morte nelle loro stessetombe, che quindi venivano attrezzate con tutto il necessario come una replica delle loro stesse abitazioni; vi si deponevano oggetti, cibo, e tutti i simboli dello status sociale dell'individuo, ad esempio armi per gli uomini e gioielli per le donne, e le pareti erano decorate con affreschi che illustravano scene di vita come banchetti, danze o giochi. Di qui la nascita delle Necropoli etrusche, vere e proprie cittadine tombali.

Nel contesto dell’Epopea di Gilgamesh, il concetto di immortalità si evolve attraverso il viaggio del protagonista. All’inizio, Gilgamesh cerca l’immortalità fisica, spinto dalla paura della morte, soprattutto dopo la perdita dell’amico Enkidu. Quindi l’immortalità all’inizio viene vista da Gilgamesh (ma del resto come da tutti gli antichi) come una luce che porta la speranza di una vita e manda via la paura della morte (intesa come la fine di ogni cosa e una sorta di buio più totale).Questa ricerca lo porta a esplorare il mondo e a confrontarsi con Utnapishtim, il quale ha ottenuto la vita eterna.Tuttavia, nel corso della storia, Gilgamesh realizza che l’immortalità non è solo una questione di vita eterna. La vera immortalità, si trova nell’eredità lasciata dalle azioni compiute e nell’impatto sulle vite degli altri. Gilgamesh comprende che le gesta eroiche, il servizio al suo popolo e l’amore condiviso sono ciò che lo renderanno “immortale” nella memoria collettiva.Dal punto di vista filosofico, l’immortalità nell’Epopea di Gilgamesh affronta temi esistenziali e riflessioni profonde sulla condizione umana, come aspetti riguardanti la natura della mortalità, dove Gilgamesh rappresenta l’umanità nella sua lotta contro la morte e la ricerca di significato riguardante l’immortalità, che non risiede nell’assenza di morte ma bensì nel lasciare un segno nel mondo. Inoltre Utnapishtim offre una lezione fondamentale: accettare la mortalità è essenziale per una vita piena. Questo porta a una comprensione che la vita deve essere vissuta con pienezza, in contrapposizione alla ricerca di una vita eterna priva di significato. Il desiderio di vita eterna e il concetto stesso lo vediamo sin dall’antichità quando gli uomini seppellivano insieme ai cadaveri vari oggetti usati durante la vita di questi ultimi che gli sarebbero serviti per la loro vita dopo la morte. Inoltre il cosa c’è dopo la morte e l’immortalità sono alcune delle domande fondamentali che hanno messo in moto la nascita della filosofia e la morte, per ciascuno di noi, viene vista in modo diverso. Per esempio Platone indica che l’anima VIVE dopo la morte quindi è immortale. Per lui è questo il concetto di immortalità. Invece per esempio per gli Stoici l’immortalità può essere conferita attraverso la reputazione e la memoria lasciata nella comunità (vediamo che anche Gilgamesh pensa lo stesso). L’immortalità è quindi un concetto che si rappresenta in diverse condizioni (tra cui quelle filosofiche e religiose) sotto aspetti diversi ma fondamentali. Nell’epopea di Gilgamesh è intesa in un modo mentre per esempio nel pensiero platonico lo è in un altro. In linea generale possiamo dire che l’immortalità è una domanda a cui mai nessuno è riuscito a dare una risposta universale e definitiva ma che è un tema ricco di significato che attraversa vari ambiti della riflessione umana offrendo spunti per esplorare il valore della vita, le relazioni e il significato dell’esistenza.

Nell'antica tappezzeria del pensiero umano, la ricerca dell'immortalità ha intessuto fili attraverso culture diverse. L'Epopea di Gilgamesh, una meraviglia sumera, svela questo desiderio secolare. Gilgamesh, il leggendario re di Uruk, si scontra con la mortalità dopo la morte del suo amato amico Enkidu. Il suo viaggio alla scoperta della vita eterna lo porta a Utnapishtim, una figura che riecheggia il biblico Noè, che ha raggiunto l'immortalità dopo essere sopravvissuto al grande diluvio-una narrazione che si interseca con il racconto della Genesi, simboleggiando il favore divino e la fragilità umana.Similmente, nel regno dell'antico Egitto, il concetto di immortalità permeava la loro civiltà. I faraoni, venerati come mediatori divini, costruirono grandi tombe e incisero intricati geroglifici per assicurare il passaggio delle loro anime nell'aldilà. Il "Libro dei morti", un testo funerario cruciale, riecheggiava temi di risurrezione, sottolineando la convinzione che si potesse trascendere i confini della morte attraverso rituali e condotta morale corretti-un'aspirazione non dissimile da quella di Gilgamesh.Così, dalla Sumera all'Egitto e al racconto biblico, la ricerca dell'immortalità riflette il profondo desiderio dell'umanità di sfidare l'effimero dell'esistenza, unendo le culture nella loro ricerca dell'eterno.