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divina commedia inferno
YELLY YT
Created on October 16, 2024
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Transcript
le tre fiere
Caronte
minosse
cerbero
Pluto
flegias
le furie
medusa
erinni
le arpie
centauro
minotauro
gerione
malacoda
barba
caco
nembrot
lucifero
Caronte
Caronte è il traghettatore delle anime dannate nell Inferno di Dante, descritto nel Canto III della Divina Commedia. È un vecchio demone con capelli bianchi e occhi di fuoco, che guida una barca attraverso il fiume Acheronte. Il suo compito è trasportare le anime dei peccatori appena giunti nell’Inferno, portandole alla loro punizione eterna.Quando Dante e Virgilio arrivano all’Acheronte, Caronte inizialmente si rifiuta di far salire Dante sulla sua barca, poiché egli è ancora vivo. Tuttavia, su comando di Virgilio, Caronte accetta, poiché il viaggio di Dante è voluto dal destino. Caronte rappresenta la figura che introduce le anime alla sofferenza infernale, simboleggiando la transizione tra la vita e l’eterno tormento.
Pluto
Pluto è una figura mitologica che appare nel Canto VII dell'Inferno nella Divina Commedia di Dante. Egli è il guardiano del quarto cerchio, dove vengono puniti gli avari e i prodighi. Descritto come un essere feroce, con un linguaggio incomprensibile, Pluto rappresenta la cupidigia e l'avidità. All'inizio del canto, egli pronuncia una frase enigmatica: “Papé Satàn, papé Satàn aleppe!”, che però non riesce a spaventare Dante, grazie all'intervento di Virgilio, che lo calma e lo fa tacere. Il ruolo di Pluto nel poema è quello di incarnare il potere distruttivo della ricchezza mal gestita, sorvegliando le anime tormentate per i loro eccessi in vita.
le tre fiere
Nel Canto I dell’Inferno, Dante incontra tre fiere che bloccano il suo cammino nella selva oscura: La lonza (leopard), simbolo della lussuria e della concupiscenza. Il leone, rappresentante della superbia e della violenza. La lupa, emblema dell'avidità e della avarizia. Queste creature rappresentano diverse forme di peccato e ostacolano Dante nel suo tentativo di ascendere verso la salvezza. La lonza è la prima che incontra, seguita dal leone, che incute timore, e infine la lupa, che appare come la più minacciosa e vorace. In questo contesto, le fiere simboleggiano le difficoltà e le tentazioni che l'anima umana deve affrontare nel suo cammino verso la redenzione. L’apparizione delle tre fiere segna l’inizio del viaggio di Dante nell’Inferno, dove dovrà confrontarsi con i peccati e le conseguenze delle azioni umane. Alla fine, Dante viene salvato dall'arrivo di Virgilio, che lo guiderà attraverso il regno dei morti.
cerbero
Cerbero è il guardiano dell'Inferno di Dante, descritto nel Canto VI. È un enorme cane a tre teste, che simboleggia la voracità e la brutalità. Cerbero sorveglia i dannati del terzo cerchio, dove sono puniti i golosi, coloro che hanno ceduto all’eccesso nel cibo e nel bere durante la loro vita. Nel canto, Dante e Virgilio si avvicinano a Cerbero, che abbaia e ringhia, minacciando i peccatori. Virgilio, per placarlo, getta della terra nel suo boccone, distraendolo e permettendo così ai due poeti di passare. La figura di Cerbero rappresenta non solo la punizione dei golosi, ma anche la loro condizione di sofferenza eterna, costretti a subire l’agonia della fame e della sete in un contesto di infinito desiderio insoddisfatto. Cerbero incarna quindi l'idea che la smodata ricerca del piacere porta a una punizione inesorabile nell'aldilà.
lucifero
Lucifero è il protagonista del Canto XXXIV dell’Inferno di Dante, dove rappresenta il male assoluto e il tradimento. Si trova nel nono cerchio dell’Inferno, nel lago ghiacciato di Cocito, ed è descritto come una gigantesca creatura con tre facce e sei ali di pipistrello. Le sue tre bocche masticano eternamente i traditori più noti: Giuda Iscariota (traditore di Cristo), Bruto e Cassio (traditori di Giulio Cesare). Lucifero, un tempo l’angelo più bello, è ora prigioniero nel ghiaccio, simbolo della sua impotenza e della punizione eterna per il suo tradimento a Dio. Le sue ali generano un vento gelido che congela il lago, accentuando il freddo e l’oscurità del luogo. La sua figura rappresenta la caduta e la perversione del bene, mostrando come il tradimento conduca alla completa separazione da Dio e alla dannazione eterna. Lucifero è, quindi, il culmine della giustizia divina nell’Inferno, incarnando il destino dei ribelli e dei peccatori
caco
Caco è un mostro dell'Inferno di Dante, descritto nel Canto XXV. Si trova nel settimo bolgia dell'ottavo cerchio, dove sono puniti i ladri. Caco è un centauro, metà uomo e metà cavallo, con un aspetto spaventoso: coperto di serpenti e un drago sulla schiena che sputa fuoco. Sebbene, nella mitologia, fosse famoso per il furto di bestiame, Dante lo inserisce tra i ladri per la sua natura ingannevole e violenta.
Le Arpie
Le Arpie, nella mitologia greca, sono creature mostruose con corpo di uccello e volto di donna. Erano originariamente viste come spiriti del vento, ma nei miti più tardi sono descritte come esseri malvagi e predatori. Le Arpie erano note per rapire persone e portarle via, oppure per rubare il cibo, lasciando dietro di sé sporcizia e caos. Nel mito di Fineo, le Arpie tormentavano il re cieco rubandogli il cibo ogni volta che tentava di mangiare, finché non furono cacciate dagli eroi Giasone e i suoi Argonauti. Nella Divina Commedia di Dante, le Arpie sono descritte come guardiane della selva dei suicidi nel girone dei violenti, nutrendosi delle foglie degli alberi che rappresentano le anime dannate.
barba riccia
Barbariccia è un demone dell'Inferno di Dante, apparso nel Canto XXI. È il capo dei Malebranche, un gruppo di diavoli che sorveglia i barattieri, peccatori puniti nell'ottavo cerchio, quinta bolgia. Questi peccatori sono immersi in una pece bollente, e Barbariccia, con la sua barba riccia, guida i suoi compagni diavoli nel tormentare i dannati. È descritto come astuto e beffardo, rappresentando la brutalità e l'inganno di questi custodi infernali
malacoda
Malacoda è un demone dell'Inferno di Dante, apparso nel Canto XXI. È il capo dei diavoli chiamati Malebranche, che sorvegliano i barattieri, ossia i peccatori corrotti, nel quinto bolgia dell'ottavo cerchio. Malacoda accoglie Dante e Virgilio con falsità, dicendo loro che possono procedere in sicurezza, ma le sue informazioni sono ingannevoli. Il suo nome significa "coda malvagia" e simboleggia l'inganno e la malizia. I Malebranche tormentano i dannati immergendoli nella pece bollente
flegias
Flegias è un personaggio dell'Inferno di Dante, descritto nel Canto VIII. È il custode della fossa dei violenti, un traghettatore che guida Dante e Virgilio attraverso il fiume Stige, che circonda la città di Dite. Nella mitologia, Flegias è un personaggio legato alla vendetta e al risentimento, noto per aver bruciato il tempio di Apollo. Nel poema, Flegias si presenta come un demone arrabbiato e vendicativo, rimproverando Dante e Virgilio per il loro arrivo. La sua figura simboleggia l’ira e la vendetta, elementi che caratterizzano il settimo cerchio dell’Inferno, dove sono puniti i violenti. Flegias traghetta i peccatori sull'acqua torbida dello Stige, contribuendo a sottolineare l'atmosfera di tormento e sofferenza presente in questa parte dell'Inferno.
medusa
La Medusa appare nell’Inferno di Dante nel Canto IX. È uno dei simboli del peccato e della punizione, rappresentando il terrore e la trasformazione in pietra di chiunque la guardi. Dante e Virgilio si avvicinano alle mura di Dite, la città infernale, e la Medusa viene evocata come una minaccia per proteggere la città. Virgilio, consapevole del suo potere distruttivo, copre gli occhi di Dante per proteggerlo dal suo sguardo. La Medusa è descritta come un mostro con serpenti al posto dei capelli e rappresenta la capacità del male di paralizzare e corrompere. La sua presenza nel canto sottolinea il tema del timore e dell’orrore, collegandosi alla punizione dei dannati e all'idea che il peccato possa trasformare la realtà in qualcosa di terribile. La figura della Medusa si collega alla tradizione classica, dove era già simbolo di morte e distruzione.
Le furie
Le Furie, nella mitologia romana (equivalenti alle Erinni nella mitologia greca), erano divinità della vendetta, temute per il loro ruolo nel punire i colpevoli di crimini gravi, soprattutto contro la famiglia. Le tre principali Furie erano Aletto, Megera e Tisifone, ognuna associata a un tipo specifico di colpa, come l'omicidio o il tradimento. Queste creature terrificanti venivano spesso raffigurate come figure femminili con serpenti al posto dei capelli e brandenti fruste.Il loro compito principale era quello di perseguitare chi aveva commesso atti malvagi, specialmente crimini legati al sangue, come l'uccisione di parenti, tormentando le anime dei colpevoli fino a portarle alla follia. Essendo divinità legate all'ira e alla giustizia divina, le Furie agivano per mantenere l'ordine morale e sociale..
gerione
Gerione è un mostro dell'Inferno di Dante, descritto nel Canto XVII. Ha il volto di un uomo onesto ma il corpo di un serpente, simboleggiando la frode. Gerione è il custode dell'ottavo cerchio e viene chiamato da Dante e Virgilio per trasportarli dal settimo all'ottavo cerchio dell'Inferno. La sua figura rappresenta l’inganno e la duplicità, poiché il suo aspetto ingannevole cela la sua natura pericolosa
Minotauro
Il **Minotauro** è una figura mitologica della Grecia antica, un mostro con il corpo umano e la testa di toro. Secondo la leggenda, il Minotauro era il figlio della regina di Creta, Pasifae, e di un toro inviato dal dio Poseidone. A causa della sua natura feroce e pericolosa, il re Minosse lo fece rinchiudere nel Labirinto, una struttura intricata progettata dall’architetto Dedalo.Ogni anno, Atene doveva inviare sette giovani uomini e sette giovani donne come sacrificio al Minotauro. Tuttavia, l’eroe Teseo si offrì volontario per porre fine a questa tragedia. Con l'aiuto di Arianna, la figlia di Minosse, che gli diede un filo per ritrovare la strada nel Labirinto, Teseo riuscì a uccidere il Minotauro e a fuggire, ponendo fine ai sacrifici.
centauro
I centauri nell'Inferno di Dante compaiono nel Canto XII e rappresentano una figura mitologica con il corpo di un cavallo e la parte superiore di un uomo. Questi esseri simboleggiano la violenza e sono posti nel settimo cerchio dell'Inferno, dove sono puniti i violenti in vari modi. I centauri sorvegliano i dannati e, in particolare, puniscono coloro che hanno commesso atti di violenza contro altri e quelli che si sono inflitti danno da soli. Tra i centauri, il più noto è Nesso, che guida Dante e Virgilio attraverso il settimo cerchio. Nesso è descritto come un centauro feroce ma giusto, e utilizza la sua forza per mantenere l'ordine tra i peccatori, colpendo con le frecce chi tenta di scappare dalla punizione. I centauri, in generale, sono rappresentati come figure che incutono timore, riflettendo la loro natura violenta e la loro funzione di custodi delle anime dannate. La loro presenza sottolinea il tema della giustizia divina nell’Inferno di Dante, dove ogni peccato riceve una punizione adeguata.
minosse
Minosse è una figura dell'Inferno di Dante, presente nel Canto V. È il giudice degli inferi, rappresentato come un gigante che si trova all'ingresso del secondo cerchio dell'Inferno, dove sono puniti i lussuriosi. Minosse ascolta le confessioni delle anime in arrivo e, avvolgendo la sua coda attorno al corpo un numero di volte che corrisponde al cerchio in cui il peccatore sarà condannato, indica il luogo della loro punizione. La figura di Minosse simboleggia la giustizia divina e il suo potere di discernere e assegnare le pene appropriate in base ai peccati commessi in vita. La sua presenza sottolinea il tema della giustizia e dell'ordine nell'Inferno, mostrando come ogni anima riceva una punizione che riflette il suo comportamento terreno
erinni
Le Erinni nell'Inferno di Dante compaiono nel Canto IX. Sono tre figure mitologiche che rappresentano la vendetta e il rimorso. Vengono descritte come mostri con corpi di donne, serpenti al posto dei capelli e mani insanguinate. Le Erinni, che corrispondono alle Furie della mitologia greca, appaiono sulle mura della città di Dite, all'interno del sesto cerchio, e minacciano Dante e Virgilio quando cercano di entrare. Queste creature evocano il terrore e la punizione per i peccati, cercando di far evocare la Medusa per trasformare Dante in pietra. Simboleggiano la vendetta eterna e il tormento inflitto alle anime dannate, legate alla colpa e al rimorso che non si estingue mai nell'Inferno
nembrot
Nembrot (Nimrod) appare nel Canto XXXI dell'Inferno di Dante, all'interno del Pozzo dei Giganti, che separa l'ottavo dal nono cerchio. Nembrot è punito qui per il suo tentativo di costruire la Torre di Babele, nella tradizione biblica, con l’intento di sfidare Dio. Questo peccato di superbia ha portato alla confusione delle lingue, evento che Dante associa direttamente a Nembrot. Nella sua descrizione, Nembrot è un gigante enorme e muto, incapace di comunicare, simbolo della punizione per aver causato la confusione linguistica. Egli emette suoni incomprensibili, parlando una lingua caotica, il che riflette il suo ruolo nel racconto della Bibbia. La sua figura rappresenta la superbia e la ribellione contro il divino, punita con l’isolamento e l’incomunicabilità eterna.