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Compianto su Cristo Morto

Mariarosaria Tedesco

Created on October 5, 2024

Descrizione affresco del Ciclo di Cristo di Giotto "Compianto su Cristo Morto"

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Transcript

"COMPIANTO SU CRISTO MORTO"

Ciclo di Cristo
Giotto
(Cappella degli Scrovegni)

Qui vi è rappresentata tutta la disperazione dell'umano dolore. Ma il dolore non è solo in terra, rimbalza anche in cielo da un angelo all'altro.Il dipinto di Giotto rappresenta l'episodio, tratto dal Vangelo, che descrive il momento quando il corpo di Gesù, dopo essere stato deposto dalla croce, viene avvolto in un lenzuolo bianco, non prima, però, di essere stato cosparso di unguenti profumati, per poi sistemarlo nel sepolcro. Tutto avviene sullo sfondo di un desolante paesaggio, dove un albero spoglio fa da richiamo alla morte di Cristo e testimonia il dolore universale conseguente al suo sacrificio. C'è una altissima sensazione di drammaticità, in questo dipinto, che Giotto realizza attraverso una sapiente composizione e distribuzione degli elementi rappresentati, convergenti tutti verso la Madonna che abbraccia Cristo, suo figlio. Le linee, le figure, ogni gesto e sguardo convogliano l’osservatore verso quell'ultimo, interminabile, abbraccio. Lo sguardo dell’osservatore è guidato dalla linea obliqua della collina, dove in cima al pendio giace l'albero spoglio, giù verso l’abbraccio disperata della mamma. Ma è anche una linea che invita il mondo mortale verso il cielo, dove è riposta la speranze della vita eterna indicata dalle piccole gemme che spuntano tra quei rami spogli dell’albero.

Il dolore umano si esplica in diverse interpretazioni. Da quello misto a pietà della Madonna che abbraccia Cristo come a non volerlo più lasciare, a quello sconsolato della Maddalena che umilmente e delicatamente ne sostiene i piedi segnati dai chiodi. Dalla donna, Maria di Cleofa, che sostiene per le mani Gesù, in un tentativo di risveglio, come a non voler credere che sia morto, a quello rassegnato e muto delle figure immobili rappresentate di spalle.

Sono, forse, Pietro e Paolo - o più probabilmente Nicodemo e Giuseppe di Arimatea che, secondo il racconto evangelico, deposero Gesù dalla Croce dopo averne chiesto il corpo a Pilato. L'uno con espressione desolata e dolente, l'altro, seppur rassegnato, in posa calma e rilassata attende alla volontà di Dio. Cristo è morto, come è stata la Sua volontà.

Giotto non fa mancare però elementi positivi e di speranza. A parte la gamma chiara degli splenditi colori dei vestiti, rosa, verde, lilla, giallo, arancione, delicati e luminosi, che lasciano pensare a una luce interiore che dà speranza al dramma, in verticale all'albero spoglio, ma con piccole gemme affioranti, soggiacciono, in piedi e in silenzio due personaggi, come in disparte e in attesa.

Novità

-Prospettiva.-Uso dei colori. -Chiaroscuro. -Dinamicità. Nespresso vita dei volti. -Utilizzo sfondi: non vi è più lo sfondo dorato, ma il cielo azzurro. -Presentazione più veritiera della realtà.

"Compianto su cristo morto"

Di Giotto di Bondone

-Datazione: 1304-1306.-Collocazione: Cappella degli Scrovegni, Padova. -Tecnica: tempera ad affresco. -Tema iconografico: ha origine nella cultura bizantina del IX secolo d.C. ed è una rappresentazione di natura culturale. + Raffigura a pieno quello che è il christus patiens della cultura bizantina, che si contrappone al christus triumphas.

Differenze tra:
Christus patiens
Christus triumphas

Altre opere

Tra le più importanti

-Croce di Santa Maria Novella.-Ciclo di Assisi (di cui fa parte la "rinuncia agli averi"). -Predica agli uccelli. -Ciclo di Cristo (tra cui uno degli affreschi è proprio il "compianto su Cristo Morto")

Anche il dolore degli angeli, che come nuvole punteggiano il cielo, è indagato da Giotto come quello umano, facendoli compartecipi dell'evento: c'è un piccolo angelo colpito da un dolore così insopportabile da inarcarsi all'indietro; c'è chi congiunge le mani ai lati del volto in un atteggiamento di meraviglia e di incredulità, come se non possa credere alla morte di Cristo; c'è chi per la disperazione porta le mani tra i capelli e chi, infine, come gli uomini, prorompe in un pianto liberatorio del dolore.

Emblematica è la figura di Giovanni che, allargando le braccia in segno di profonda disperazione, piangendo, grida il suo dolore. Con il suo gesto compone, rispetto al pendio obliquo della collina, il simbolo della croce. La posa al centro della scena drammatica, viene quindi a saldare il dolore umano a quello celeste e al tempo stesso a confortare l'umana speranza di salvezza, che è rappresentata proprio dalla croce quale simbolo del sacrificio supremo.

I due mondi sono legati da un unico tema, quello del dolore che diventa, così, universale. Il dolore umano delle donne e degli apostoli è unito al dolore divino che si manifesta, attraverso gli angeli, in modo altrettanto forte e, forse, anche più disperato per quella gestualità accentuata degli angeli che, impazziti, sembrano contorcersi sotto la spinta di un dolore eccessivo che, trasalendo da quell'umanità sofferente fino al cielo, vi rimbalza da un punto all'altro.