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primo volo

Letizia Bicchi

Created on October 3, 2024

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Transcript

Tommaso Masini e il primo volo

Inizia

Tommaso Masini

Nome: Tommaso Cognome: di Giovanni Masini Nato a: Peretola (borgo di Firenze) Anno di nascita: 1485 Soprannome: Zoroastro da Peretola (chiamato così solo dal 1513) Professione: ortolano, chimico, orefice, meccanico, astrologo, negromante, pilota di macchine volanti Anno nel quale avviene l’incontro con Leonardo da Vinci: 1503-1504 Lavori come collaboratore di Leonardo: Battaglia di Anghiari, esperienze come costruttore e pilota di macchine volanti nel 1504-1506 Anno di morte: 1550 ca. Sepoltura: prima nella Chiesa di Sant’Agata a Roma, ora esiste una targa commemorativa nel suo borgo nativo.

Noto come Zoroastro, era un giovane ortolano di Peretola, un borgo dove oggi sorge l’aeroporto di Firenze. Nasce nel 1485, di umili origini, dal carattere scapestrato e la sua indole geniale. Nel 1503, attira l’attenzione di Leonardo, durante una visita al borgo fiorentino che lo assume come allievo, avvicinandolo alla lettura di Plinio il Vecchio. Tommaso apprende la lavorazione dei metalli, la conformazione del cosmo e le arti applicate tra le quali prediligeva l’oreficeria. È tra gli allievi nella stesura del cartone preparatorio della Battaglia di Anghiari il 29 giugno del 1504, dove Leonardo sperimenta nuove tecniche chimiche per l’affresco, cosa che sicuramente fece a fianco di Tommaso Masini, fresco di studi sui materiali e sulla chimica. Egli si interessò anche di magia, era anche chiamato negromante all’epoca, paragonata alla superstizione, alla cabala. Nonostante l’esperienza nelle arti applicate, il nome di Tommaso Masini è ricordato come quello di primo pilota di una sperimentale macchina. L’ esperimento non si cocluse bene, Tommaso Masini fu ritrovato intrecciato alle canne della macchina volante.

Con il fallimento dell’esperimento e della Battaglia di Anghiari, Leonardo va a Roma, seguito da Tommaso Masini. Qui termina il rapporto di lavoro e collaborazione tra Tommaso e Leonardo, nel 1513. A Roma, Tommaso, chiamato definitivamente Zoroastro da Peretola, ottiene commissioni per lavori di oreficeria e decorazione di gioie. Tommaso frequentava Giovanni di Bernardo Rucellai, spacciandosi per il figliastro di Bernardo e quindi fratellastro di Giovanni, il quale muore nel 1525. Perduto l’amico protettore, Tommaso rientra a Firenze, dove sei anni dopo perde il padre. Nel decennio 1530-40 viene attestato a Firenze e diventa protagonista di alcune novelle del Lasca, interessato al carattere colorito e scherzoso di Zoroastro. Nel 1540, ormai benestante, Tommaso fa rientro a Roma, dove muore nel 1550. Il suo grado sociale e la sua agiatezza economica sono riconducibili alla tomba monumentale che gli viene scolpita nella chiesa di Sant’Agata a Roma, collocata a fianco a quella del poeta Trissino, amico di Giovanni Rucellai. Purtroppo della chiesa non rimane più niente e oggi la tomba di Tommaso Masini è persa. Rimane solo una lapide a Firenze, nel suo borgo natio, a ricordare questa figura eclettica e geniale.

Il primo volo

Dove: Monte Ceceri (450 m), Fiesole, (Firenze) Quando: 17 Aprile 1506 Macchina: il Grande Nibbio, uccello meccanico Collaboratore: Tommaso Masini Parti costruite dai collaboratori: ali meccaniche e forma di uccello della macchina Obiettivo: far volare l’uomo in quota come i rapaci, galleggiare sul cielo di Firenze e con un minimo battito d’ali traversare l’intera vallata della città planando sulle colline opposte a quelle di Fiesole per “riempire l’universo di stupore” Conclusioni: rovesciamento della macchina volante e caduta del pilota Conseguenze sul pilota: contusione ad una gamba Conseguenze sugli esperimenti di Leonardo: in mancanza di un pilota incurante delle conseguenze degli esperimenti, smise di costruire macchine volanti.

L'esperimento

Spinto dalla passione irrefrenabile di Tommaso e dalla sua inclinazione per la pratica più che per la teoria, Leonardo si lasciò trasportare nell’impresa di costruire un “grande uccello” meccanico, capace di galleggiare nell’aria e con pochi battiti d’ali raggiungere le colline opposte a quelle di Fiesole, sorvolando la città di Firenze e suscitando lo stupore universale dei suoi cittadini. La macchina prendeva spunto dal volo di un corrione, un rapace, che Leonardo osservava volteggiare durante il suo soggiorno nel suo podere di Fiesole. Scelse il 17 di aprile, giorno vicino alla Pasqua e al suo compleanno per tentare questo grande esperimento che avrebbe dato la gloria eterna al genio di Vinci. Scelse quello che oggi è un Belvedere sul Monte Ceceri. La scelta cadde su questo luogo in quanto molto ventilato. Leonardo per l’occasione scrisse questo epitaffio: “Piglierà il primo volo il grande uccello sopra il suo magno Cècero e empiendo l’universo di stupore, empiendo di sua fama tutte le scritture e gloria eterna al nido dove nacque”.

Monte Ceceri

Monte Ceceri è noto anche per essere un luogo leonardiano, infatti, Leonardo da Vinci lo menziona disegnandone il profilo nel foglio 20v del Codice di Madrid II, e, principalmente, lo ricorda, nella terza di coperta del Codice sul volo degli uccelli che si conserva nella Biblioteca Reale di Torino, legandolo alla profezia del volo dal Monte del Cigno, l’originario nome del monte. In passato nidificavano nella zona questi volatili, che, data l’escrescenza presente sul becco, erano stati ribattezzati dai locali quali ceceri, da cecio).