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Ginevra Lucarelli

Created on September 25, 2024

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CARMEN ARVALE

"Enos Lases iuvateneve lue rue Marmar sins incurrere in pleoris neve lue rue Marmar "

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NASCITA' DELLA SCRITTURA E LETTERATURA

La nascita della scrittura e della letteratura latina avviene in un momento importante per la storia di Roma, che cresce in costante scambio con la cultura greca.Anche se la letteratura latina ha caratteristiche proprie, si è sviluppata ispirandosi molto ai modelli greci, che hanno influenzato la sua struttura, i generi e il linguaggio. La scrittura è una delle più grandi invenzioni umane, nata in diverse parti del mondo in modo indipendente. La scrittura latina deriva dall'alfabeto greco ed etrusco, a loro volta influenzati dall'alfabeto fenicio. Questo sistema di scrittura permise ai Romani di mettere per iscritto leggi, registri storici e, successivamente, opere letterarie. Gli Etruschi funsero da tramite per una rapida assimilazione di elementi greci presso i Romani. Da quel momento, la Grecia divenne una presenza fondamentale per conoscenze, saperi, arti e tecniche. Infatti, la letteratura latina iniziò più tardi rispetto a quella greca. Mentre poeti greci come Omero ed Esiodo erano già attivi, la letteratura latina si sviluppò solo dal III secolo a.C., quando Roma divenne una potenza culturale e militare. Il 240 a.C. fu l'anno in cui Livio Andronico, uno schiavo liberato proveniente dalla città greca di Taranto, fece rappresentare per la prima volta un testo teatrale in lingua latina, presumibilmente una tragedia. Prima di questa data significativa, vi era stato solo un periodo vuoto e oscuro, durato per più di cinque secoli. Ciò non significa, però, che i Romani abbiano iniziato a scrivere in latino soltanto nel 240 a.C.: alfabetizzazione e letteratura, infatti, sono due fenomeni distinti.

Esiodo

Livio Andronico

NASCITA DELLASCRITTURA E LETTERATURA

Del resto, i Romani fissavano l'inizio della loro letteratura non tanto con lo sviluppo della pratica della scrittura, quanto piuttosto con la produzione di testi in latino modellati deliberatamente sulle forme e sui generi della letteratura greca.Per questo motivo, il primo testo significativo veniva individuato nella prima traduzione in latino di un'opera teatrale greca. I Romani, inoltre, cercavano di identificare un inizio preciso per la loro letteratura, creando un parallelo con il modo in cui gli studiosi greci avevano definito la nascita della propria letteratura. Nella cultura greca abbiamo Omero, considerato il primo e al contempo il più grande poeta, padre di tutti i generi letterari (dell'epica, con l'Iliade, del racconto d'avventura, con l'Odissea) e creatore della lingua e dei miti. Nella cultura romana, invece, mancava un poeta "primo" paragonabile a Omero. I Romani cercarono di colmare questa lacuna in due modi. Da un lato, tentarono con Livio Andronico, una figura meno complessa di Omero, ma utile per creare un punto di partenza. Dall'altro lato, ci fu la ricerca di un autore capace di rappresentare la versione latina di Omero (per lungo tempo fu Ennio, autore del primo poema epico latino composto in esametri, in seguito oscurato da Virgilio, il grande autore dell'Eneide). Tra le più antiche iscrizioni latine vi è la Cista Ficoroni. I più antichi monumenti della lingua latina sono testimonianze epigrafiche e archeologiche, come il Cippo del Foro (o Lapis Niger), la Fibula Praenestina (di dubbia autenticità, ritenuta falsa perché postuma) e la Coppa di Civita Castellana. Si tratta di iscrizioni su bronzo o su pietra.

FORME PRELETTERARIE

Cippo del Foro

La fabula Praenestina

La coppa di Civita Castellana

Con l'espressione età preletteraria latina si indica quella fase della storia della letteratura latina che va dalla fondazione di Roma fino ci al 240 a.C., età in cui Livio Andronico, uno schiavo liberato, aveva fatto rappresentare per la prima volta una tragedia teatrale in lingua latina. I più antichi monumenti della lingua latina sono testimonianze epigrafiche e archeologiche, come il Cippo del Foro, la Fibula Praenestina (di dubbia autenticità) e la coppa di Civita Castellana. Si tratta di iscrizioni su bronzo o su pietra, che attestano un uso della scrittura legato alle occasioni della vita pratica. Ad esempio la Cista Ficoroni è un contenitore cilindrico di bronzo trovato a Preneste nel 1738 e ora conservato nel Museo di Villa Giulia a Roma. Sopra il suo coperchio è incisa la seguente iscrizione, con il nome della committente e dell'artefice, quindi la finalità del testo è essenzialmente privata: indicare il nome dell'artigiano che ha realizzato un oggetto di lusso e quello della donna che lo ha donato a sua figlia.

FORME PRELETTERARIE

Ma l'uso della scrittura non era solo legato a momenti della vita privata: fin dai tempi più antichi la scrittura era necessaria anche a livello ufficiale, per leggi, trattati e patti. un’importante categoria di documenti scritti sono i Fasti: Una sorta di calendario che ogni anno i pontefici e le massime autorità di Roma divulgavano in cui i giorni dell’anno erano divisi in fasti e nefasti, ovvero quando era lecito o meno amministrare la giustizia e sbrigare gli affari pubblici. Successivamente i fasti iniziarono ad arricchirsi di altre informazioni: dalle liste dei magistrati nominati anno per anno (fasti consulares, fasti pontificales) a quelle dei trionfi militari ottenuti dai magistrati in carica (fasti triumphales). Progressivamente, i fasti finirono per diventare la sede dove i magistrati registravano i loro atti ufficiali.Un importante passo verso la creazione di forme testuali più complesse è rappresentato dalla cosiddetta tabula dealbata, una «tavola bianca» che il pontefice massimo usava esporre pubblicamente e sulla quale annotava, nel corso dell'anno, gli avvenimenti di pubblica rilevanza, come stipule di trattati, dichiarazioni di guerra, fatti prodigiosi o cataclismi naturali. Queste registrazioni, depositandosi anno per anno, presero il nome collettivo di annales e formarono una vera e propria memoria collettiva dello stato romano. Gli annales ebbero un'enorme importanza, perché offrirono un modello di organizzazione del racconto storiografico; i maggiori storici di Roma, come Livio e Tacito, basarono sullo schema 'anno per anno' la narrazione della storia di Roma. Così la tradizione degli annales pontificali contribuì allo sviluppo di un modello originale di storiografia latina, che non trovava esatti paralleli in nessuna forma della storiografia greca. I Commentarii. Annotazioni degli eventi politici, civili e religiosi più importanti. i Foedera. Patti e alleanze stipulate di cui non ci è pervenuto alcun frammento. All’interno delle forme preletterarie latine orali rientrano i carmina (termine che deriva da canere, ovvero cantare). I carmina racchiudono quella parte di produzione preletteraria che veniva cantata o recitata. Vi erano carmina riguardanti la poesia religiosa e quelli riguardanti la poesia celebrativa.

QUANDO NASCONO?

Nei 500 anni prima della nascita della letteratura latina i Romani pur non scrivendo opere letterarie , utilizzavano la scrittura per fini pragmatici. Tra le opere cosiddette “pragmatiche” troviamo i Carmina. Tra i più antichi troviamo il Carmen Saliare che risale al VI secolo a.C.

Carmen salari

Carmen Burana

Carmen triumphalia

COSA SONO I CARMINA?

Sono testi religiosi e giuridici, comprendono preghiere, profezie, giuramenti ,sentenze, ma anche precetti pratici, proverbi, e scongiuri.La loro forma è misteriosa e quasi incomprensibile, sono in lingua arcaica. Sono prose ritmate perché sono molto brevi sia in lunghezza che in larghezza e contengono ripetizioni foniche come allitterazioni, anafore e accenti( che definiscono il ritmo) e morfologiche. I Carmina arcaici si articolano in sequenze ritmiche minori, queste sono chiamate “cola” (dal greco= «membra») sono veri e propri membri del discorso; quelle che hanno quasi lo stesso numero di sillabe (isosillabismo) e presentano un ritmo basato sul ricorrere degli accenti nelle stesse posizioni, tendono ad essere accostati in parallelo a due a due al fine di ottenere particolari effetti ritmici. Questo parallelismo dei cola è rafforzato spesso da figure di suono come: allitterazioni, omoteleuto ecc. I Carmina sono importanti perché rendono più facile la memorizzazione, quindi venivano tramandati più facilmente. Stile dei Carmina La traduzione stilistica dei Carmina è fortemente espressiva e unisce il periodo delle origini alla storia letteraria di roma. Lo stile è solenne e monumentale.

STILI DEI CARMINA

Gli elogia, alla fine del Settecento furono scoperti gli elogia degli Scipioni a Roma, dove sorgeva il sepolcro della potente famiglia. Anche se in forma ancora embrionale, gli elogia propongono elementi caratteristici di un genere che avrà grande rilievo nella letteratura latina, l’encomio ( una composizione in prosa o in poesia volta a celebrare un personaggio o un evento).

-Le leggi delle XII Tavole, Cicerone definisce I carmen anche le XII Tavole, la raccolta di leggi redatte negli anni 451-450 da dieci magistrati, i decemviri legibus scribundis, e messe per iscritto su dodici tavole di bronzo esposte nel Foro.

Il carmen Saliare, che è il canto del collegio sacerdotale dei Salii, che ogni anno, nel mese di marzo, recavano in processione i dodici scudi (ancilia) a Marte con l’accompagnamento di formule rituali.

-Il carmen Arvale ( o carmen fratrum Arvalium)

DIVERSE TIPOLOGIE DI CARMINA

La tradizione stilistica dei carmina è il più potente tratto di continuità che unisce il periodo delle origini alla storia letteraria di Roma. Quello dei carmina è un modo di scrivere espressivo e “a effetto “ che non pratica nette distinzioni fra versi e prosa, ma che si contrappone allo stile informale della conversazione quotidiana. Infatti, questo voler parlare in modo solenne quando si fa letteratura è un atteggiamento accostato alla sensibilità dei Romani, che la grecità non conosce. Leggendo infatti con orecchio attento non solo Plauto ed Ennio, ma anche Catullo e Virgilio, certe cadenze si potranno ancora ricondurre alla tradizione dei carmina

STLI DEI CARMINA

Il Carmen Arvale è l'unico frammento sopravvissuto del canto liturgico tradizionale degli Arvali (Fratres Arvales), un antico collegio sacerdotale romano (che la tradizione vuole sia stato fondato da Romolo). Per questo motivo ci si riferisce ad esso anche con il nome di carmen fratrum Arvalium (letteralmente: carme dei fratelli Arvali). I 12 sacerdoti Arvali si dedicavano al culto ogni anno nel mese di maggio e officiavano sacrifici agli dei perché continuassero ad assicurare la fertilità dei campi coltivati (in latino arva). La cerimonia era eseguita con cura scrupolosa, proprio perché faceva parte di una precisa e immutabile liturgia. Ha conservato negli anni la sua forma originale, fortemente arcaica. Il Carmen Arvale di cui disponiamo è stato ritrovato su un'iscrizione rinvenuta in territorio vaticano durante alcuni scavi nel 1778; l'iscrizione è datata 29 maggio 218.

STILI DEI CARMINA

primi cinque versi venivano ripetuti a ritmo particolarmente lento per tre volte; il triumphe finale, che dav a inizio alla danza denominata tripudium, veniva ripetuto cinque volte. Lo stile del testo è particolarmente solenne, ripetute sono le invocazioni alla divinità; il carattere sacro e orale del componimento è testimoniato dalla presenza di alcune figure retoriche, tra cui l'iterazione, l'allitterazione e l'omoteleuto. Nel canto si invoca l'aiuto di Marte e dei Lari, affinché non consentano che i campi inaridiscano, ma si adoperino perché rimangano fertili.

«Lari aiutateci, Lari aiutateci, Lari aiutateci, non permettere, Marte, che rovina cada su molti. non permettere, Marte, che rovina cada su molti. non permettere, Marte, che rovina cada su molti. Sii sazio, crudele Marte. Balza oltre la soglia. Rimani lì. Sii sazio, crudele Marte. Balza oltre la soglia. Rimani lì. Sii sazio, crudele Marte. Balza oltre la soglia. Rimani lì. Invocate a turno tutti gli dèi delle sementi. Invocate a turno tutti gli dèi delle sementi. Invocate a turno tutti gli dèi delle sementi. Aiutaci Marte. Aiutaci Marte. Aiutaci Marte. Trionfo, trionfo, trionfo, trionfo, trionfo.»

«enos Lases iuvate enos Lases iuvate enos Lases iuvate neve lue rue Marmar sins incurrere in pleoris neve lue rue Marmar sins incurrere in pleoris neve lue rue Marmar sins incurrere in pleoris satur fu, fere Mars, limen sali, sta berber satur fu, fere Mars, limen sali, sta berber satur fu, fere Mars, limen sali, sta berber semunis alterni advocapit conctos semunis alterni advocapit conctos semunis alterni advocapit conctos enos Marmor iuvato enos Marmor iuvato enos Marmor iuvato triumpe triumpe triumpe triumpe triumpe.»

CARMEN ARVALE

FINE

Ginevra Lucarelli, Giada Gotta, Stanzione Roberta, Amato Lorenza e Impagliazzo Giuliana