Tasso e la Controriforma
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La Riforma di Lutero
Condanna la pratica delle indulgenze
Rifiuta l'obbedienza al pontefice e il sacramento della penitenza
1517: Martin Lutero appende le sue 95 tesi sulla cattedrale di Wittemberg
La salvezza eterna è assicurata dalla fede e dal rapporto diretto tra Dio e il credente
Il fedele dele accostarsi direttamente alle Sacre Scritture
Separazione tra Europa cattolica e protestante
La Risposta della Chiesa: la Controriforma
Le tendenze più disponibili al dialogo falliscono: la Chiesa si dichiara unica depositaria della verità e l'autorità del papa rimane indiscutibile
1545-1563: La Chiesa risponde con il Concilio di Trento
Si allea con l'Impero, rafforza i suoi poteri e riorganizza le istituzioni
Intensifica l'opera di controllo, prevenzione e repressione
Inquisizione, Indice dei Libri Proibiti, Censura
La Risposta della Chiesa: la Controriforma
Il dissidente, l'anormale viene escluso, ogni forma di diversità viene esclusa. Questo è il periodo della caccia alle streghe, delle persecuzioni degli ebrei e dei processi contro i liberi pensatori
- Normalizzazione ed esclusione del diverso:
- Omologazione della cultura popolare e sua distizione da quella colta:
Vengono eliminati i residui di cultura pagana e i parroci prendono il controllo dell'educazione popolare
Gesuiti
La cultura, anche quella dei dotti, viene sempre più controllata e i gruppi dirigenti formati in modo omogeneo
- Formazione dei ceti dirigenti
Le contraddizioni dell'epoca
La rigidità sociale e la chiusura ideologica si scontrano con la diffusione delle teorie copernicane e le esplorazioni geografiche. Tutto diventa incerto e l'uomo perde la sua centralità nell'universo
- Il relativismo delle scoperte geografiche e della rivoluzione copernicana
- Il bisogno di una religiosità più intima
Questo bisogno viene contrastato da un sempre più diffuso conformismo sociale: la religiosità diventa sempre più esteriore e cerimoniale
Il rapporto tra intellettuali e potere
Finisce anche il periodo dell'intellettuale chierico: la Chiesa ricerca uomini di religione che si impegnino nella propaganda pontificia, non che vivano di letteratura
L'intellettuale diviene sempre più un gentiluomo laico, paziente, prudente e in grado di dissimulare, ovvero di adattarsi a ruoli subalterni
Le accademie
Sono molto diffuse e numerose ma sempre più chiuse e ritualizzate, riflettendo l'irrigidimento della società
Hanno nomi scherzosi (Rozzi, Oziosi), chi vi entra usa pseudonimi. Ci sono modalità di accesso, regolamenti e gerarchie ben definiti
Nascono accademie linguistiche e letterarie (come l'Accademia della Crusca) ma anche scientifiche (Accademia dei Lincei)
Il rapporto tra intellettuali e potere
Il rapporto degli intellettuali con il potere politico-religioso cambia profondamente, pur all'interno di una situazione simile (rimangono le corti e i principati)
Nella seconda metà del '500 la ricerca di indipendenza dell'intellettuale è molto più drammatica e conflittuale, poiché le strutture del potere diventano sempre più chiuse e gerarchiche
Poetica
Il manierismo
Da maniera, ovvero un'arte lontana dalla naturalezza, artificiosa
La genesi del manierismo
Il CLASSICISMO RINASCIMENTALE si era sviluppato come esempio di ordine e misura, equilibrio psicologico e armonia formale
La forma equilibrata riesce inserire in una visione armonica gli elementi dissonanti, come quelli materiali e irrazionali
Quando le regole non riescono più a tenere a bada le forze contrastanti, diventano vincoli limitanti e iniziano a non funzionare
nascita del MANIERISMO
Le correnti
barocco
rinascimento
Si può considerare l'età della ragione, dell'equilibrio formale e dell'armonia delle regole
Esplosione dell'irrazionale, ricerca delle forme più esasperate per otterenere stupore e meravigliare
manierismo
Rottura dell'equilibrio: rifiuto dell'armonia e dell'equilibrio tramite la forzatura delle regole rinascimentali
STEP 1
STEP 3
STEP 2
Le tematiche
Si ricollegano tutte alla crisi delle certezze razionali
La follia
L'utopia
Il demoniaco
Gia presente in Ariosto, diviene oggetto di una rappresentazione diretta, legata al disordine del mondo
Il difficile rapporto fra l'individuo e la realtà storico-sociale porta alla creazione di mondi perfetti, le utopie
La paura dell'ignoto e della morte porta gli scrittori ad affrontare le tematiche magico demoniache
Le forme
- Soluzioni esasperate ed estreme, che portano al limite le possibilità espressive;
- Mescolanza dei generi e contaminazione;
- Ricerca di effetti capricciosi e bizzarri tramite situazioni paradossali e grottesche;
- Tendenza alla sperimentazione;
Torquato Tasso
Biografia
Timeline
1544
1595
1577
Nasce a Sorrento da padre letterato e cortigiano
Dopo esser passato alla corte del duca Alfonso, inizia a dare segni di squilibrio mentale
Muore dopo numerosi spostamenti tra le corti
1565
1579-86
Si trasferisce a Ferrara al servizio di Luigi d'Este e lavora alla Gerusalemme Liberata
Viene recluso a Sant'Anna
La lirica
La scrittura lirica di Tasso si caratterizza per essere complesse e raffinata ma allo stesso tempo semplice, immediata e molto musicale
Attraversa e rinnova la tradizione petrarchesca. Amplia ad esempio i nuclei tematici e arricchisce il vocabolario petrarchesco. Rappresenta nelle sue poesie nuove situazioni
Il collegamento della sua parola poetica con la musica lo porta a scrivere molti madrigali, ovvero componimenti destinati al canto
La Gerusalemme Liberata
Proemio
Non ci sono più gli amori, perchè l'amore nell'opera non è più il motore principale dell'azione. Le armi sono poi definite pietose, perchèle battaglie degli eroi tassiani hanno un profondo valore religioso
Ripresa del primo verso dell'Eneide: il modello è da subito quello epico classico
Argomento del poema
Canto l'arme pietose e 'l capitanoche 'l gran sepolcro liberò di Cristo.Molto egli oprò co 'l senno e con la mano,molto soffrí nel glorioso acquisto;e in van l'Inferno vi s'oppose, e in vanos'armò d'Asia e di Libia il popol misto.Il Ciel gli diè favore, e sotto a i santisegni ridusse i suoi compagni erranti. O Musa, tu che di caduchi allorinon circondi la fronte in Elicona,ma su nel cielo infra i beati corihai di stelle immortali aurea corona,tu spira al petto mio celesti ardori,tu rischiara il mio canto, e tu perdonas'intesso fregi al ver, s'adorno in parted'altri diletti, che de' tuoi, le carte.
perifrasi: Goffredo, uno dei protagonisti
La conquista di Gerusalemme
Tre livelli di scontro: 1) Il Cielo contro l'Inferno2) Cristiani vs Pagani3) Goffredo vs compagni erranti
Invocazione alla Musa
Il poeta vuole conciliare il classicismo con la religiosità controriformistica: non è la Musa pagana che invoca ma solo un'allegoria dell'ispirazione
Conflitto: Tasso si trova a dover abbellire la realtà storica con la finzione, per conciliare il vero col diletto
Proemio
Invocazione alla Musa
Dichiarazione di poetica: la finalità edonistica è subordinata a quella pedagogica
Sai che là corre il mondo ove piú versidi sue dolcezze il lusinghier Parnaso,e che 'l vero, condito in molli versii piú schivi allettando ha persuaso.Cosí a l'egro fanciul porgiamo aspersidi soavi licor gli orli del vaso:succhi amari ingannato intanto ei beve,e da l'inganno suo vita riceve. Tu, magnanimo Alfonso, il quale ritoglial furor di fortuna e guidi in portome peregrino errante, e fra gli scoglie fra l'onde agitato e quasi absorto,queste mie carte in lieta fronte accogli,che quasi in voto a te sacrate i' porto.Forse un dí fia che la presaga pennaosi scriver di te quel ch'or n'accenna.
Gerusalemme
Similitudine di Lucrezio
Dedica
È ben ragion, s'egli averrà ch'in paceil buon popol di Cristo unqua si veda,e con navi e cavalli al fero Tracecerchi ritòr la grande ingiusta preda,ch'a te lo scettro in terra o, se ti piace,l'alto imperio de' mari a te conceda.Emulo di Goffredo, i nostri carmiintanto ascolta, e t'apparecchia a l'armi.
Chiasmo
Dedica
Perifrasi per Alfonso
Il poeta rappresenta così la sua esistenza instabile e errabonda, designando la corte come un rifugio e il signore come una figura paterna e rassicurante
Il poeta auspica che un giorno Alfonso possa guidare una nuova crociata
Argomento
L'opera tratta della FASE CONCLUSIVA DELLA PRIMA CROCIATA, che tra il 1096 e il 1099 aveva permesso la conquista di Gerusalemme sotto il comando di Goffredo di Buglione (il titolo originario pensato dall'autore era proprio Goffredo)
Il tema delle crociate era molto attuale in quegli anni, perchè l'Occidente cristiano era minacciato dai turchi
L'argomento era in linea con il fanatismo religioso della Controriforma
Nel 1571 l'immaginario europeo era stato fortemente influenzato dalla vittoria sui turchi nella battaglia di Lepanto
La trama
La poetica
Finalità pedagogica
Finalità edonistica
La poesia ha un ruolo morale, deve insegnare qualcosa
La poesia deve anche dilettare e divertire, per rendere gradevole la materia morale
Per fare ciò la poesia deve trattare del verisimile, ovvero ciò che sarebbe potuto accadere (dato che è la storiografia a trattare il vero)
Il diletto è assicurato dal meraviglioso, che però deve essere coerente col verisimile. Tasso sceglie dunque il meraviglioso cristiano (angeli, demoni ecc..)
La prima crociata è un evento storico abbastanza lontano nel tempo da consentire al poeta la libertà di inventare, ma abbastanza vicino da non essere leggendario
Fonti
Iliade (ad esempio entrambe le opere ruotano attorno ad una guerra per la conquista di una città, Troia e Gerusalemme)
Eneide (ad esempio il pio Goffredo ricalca parzialmente il pio Enea)
Petrarca (ma anche i petrarchisti successivi e i lirici volgari in generale)
Lirici latini (come Orazio, Catullo, Tibullo ecc...)
Umanistica ( come Machiavelli)
Classica (come Livio, Sallustio ecc)
Il bifrontismo
come tasso presenta ufficialmente il poema
Come il poema è in realtà
Tasso si presenta come il perfetto poeta epico, che canta i valori della Controriforma, adeguandosi serenamente ai codici della sua epoca
Il testo è in realtà ricchissimo di contrasti e contraddizioni, rivelando come in realtà l'adesione di Tasso ai valori della sua epoca sia molto conflittuale
Il bifrontismo è proprio questo contrasto tra la parte ufficiale e allineata col sistema del poema e la parte conflittuale, in cui emergono le pulsioni represse di Tasso
Il bifrontismo nei temi
la religione
la guerra
l'amore
La corte
- Celebrazione cerimoniosa e scenografica della religione
- necessità di una religiosità più intima e autentica
- manifestazione di eroismo e di forza
- evento atroce e disumano, che genera lutto e sofferenza
- Ammirazione verso le corti e il loro potere
- Insofferenza verso l'autorita, gli intrighi, le finzioni e i conflitti cortigiani
- amore platonico, spirituale
- amore voluttuoso, sensuale
Elogio idealizzato della vita naturale e semplice della campagna
Il bifrontismo strutturale
La struttura del poema è un contrasto tra la ricerca di UNITA' e la tensione verso la MOLTEPLITA'
il rispetto delle unità aristoletiche
Le avventure romanzesche
Anche se Tasso aspira a un poema unitario, dalla linea centrale partono in realtà molteplici linee narrative, ovvero avventure individuali dei singoli eroi di matrice cavalleresca (SPINTE CENTRIFUGHE)
TENSIONE: l'equilibrio tra le due spinte è fragile e non controllato
Info
- Un solo luogo: Gerusalemme
- Un tempo determinato: la fine della crociata
- Una sola azione principale: l'assedio di Gerusalemme
Nonostante Tasso sia attratto dal deviante e dalla molteplicità, cerca nella struttura sempre di ricondurre tali spinte al nucleo unitario, tramite l'azione di alcuni personaggi (SPINTE CENTRIPETE)
Opposizioni ideologiche
Per quanto dichiari il contrario, Tasso è attratto dal vario, dal diverso e dal multiforme, sempre in contrasto con la rigidità controriformistica
lo scontro tra pagani e cristiani non è infatti lo scontro tra due religioni e culture diverse, ma tra due codici all'interno della stessa cultura
VISIONE RINASCIMENTALE I pagani sono portatori di una visione laica della vita, che si ispira ai valori rinascimentali: esaltazione dell'uomo come artefice del proprio destino, pluralismo, tolleranza, ricerca del piacere....
VISIONE CONTRORIFORMISTICA I cristiani sono portatori del codice culturale controriformistico: subordinazione alla religione, istanza autoritaria che vuole imporre un'unica verità, repressione dell'eros in nome della moralità
Contro Dio non c'è Maometto, ma Satana: i valori laici sono visti come prodotti demoniaci che minacciano l'unità cristiana
Il punto di vista
come dovrebbe essere
Come è in realtà
Il punto di vista in realtà è sempre mobile, collocandosi nel campo pagano e cristiano in modo alterno
Poichè il poema vuole celebrare il trionfo dei cristiani, ci si aspetterebbe che il punto di vista sia solo cristiano, in modo da cogliere i nemici dall'esterno e renderli estranei
Il lettore conosce i sentimenti e i pensieri dei pagani, che risultano così personaggi con un'intensa profondità psicologica e una grande dignità narrativa
Se il lettore non fosse stato ammesso a conoscerne l'interiorità, i pagani sarebbero rimasti figure secondarie
Tasso è segretamente attratto dal nemico e da ciò che rappresenta (la visione laico-rinascimentale) e non riesce a nascondere la simpatia che prova verso gli sconfitti
Lo spazio
Si tratta di uno spazio ristretto, centrato su Gerusalemme
Si tratta di uno SPAZIO ORIZZONTALE (Gerusalemme occupata dai pagani e il campo dei crociati intorno) che si interseca con uno SPAZIO VERTICALE (la battaglia fra Cielo e Inferno)
Gli eroi che si allontanano da Gerusalemme, con le loro spinte centrifughe, allargano lo spazio
Cielo
I luoghi della devianza sono diversi dal campo di battaglia principale e finiscono per essere neutralizzati o cancellati (il giardino di Armida perde il suo incanto e rimane al suo posto la natura brulla)
Pagani
Cristiani
Gerusalemme
Inferno
La lingua e lo stile
Lo stile è da una parte sublime e tale effetto è ottenuto tramite :
Lo stile è però anche indefinito e musicale,in cui prevale il sentimento:
- Utilizzo di formule come "un non so che.."
- impiego di termini che rendono il senso di una indeterminata immensità ( "deserto", "antico")
- Uso sovrabbondante degli aggettivi e enjambements
- Ricerca della musicalità
- ripresa di formule, immagini, stilemi e versi di altri poeti (come Dante, Virgilio e Petrarca);
- grande uso di figure retoriche;
- impiego di un lessico particolare, fuori dall'uso comune
- impiego di una sintassi complessa
Erminia tra i pastori
Fuggí tutta la notte, e tutto il giornoerrò senza consiglio e senza guida,non udendo o vedendo altro d’intorno,che le lagrime sue, che le sue strida.Ma ne l’ora che ‘l sol dal carro adornoscioglie i corsieri e in grembo al mar s’annida,giunse del bel Giordano a le chiare acquee scese in riva al fiume, e qui si giacque. Cibo non prende già, ché de’ suoi malisolo si pasce e sol di pianto ha sete;ma ‘l sonno, che de’ miseri mortaliè co ‘l suo dolce oblio posa e quiete,sopí co’ sensi i suoi dolori, e l’alidispiegò sovra lei placide e chete;né però cessa Amor con varie formela sua pace turbar mentre ella dorme.
Intanto Erminia infra l’ombrose pianted’antica selva dal cavallo è scòrta,né piú governa il fren la man tremante,e mezza quasi par tra viva e morta.Per tante strade si raggira e tanteil corridor ch’in sua balia la porta,ch’al fin da gli occhi altrui pur si dilegua,ed è soverchio omai ch’altri la segua. Qual dopo lunga e faticosa cacciatornansi mesti ed anelanti i caniche la fèra perduta abbian di traccia,nascosa in selva da gli aperti piani,tal pieni d’ira e di vergogna in facciariedono stanchi i cavalier cristiani.Ella pur fugge, e timida e smarritanon si volge a mirar s’anco è seguita.
Caratterizzazione psicologica di Erminia: passività
Pathos, Chiasmo
Citazione di Petrarca: Chiare, fresche e dolci acque
Similitudine: innalzamento stilistico
Metafora: sonno come divinità alata
Erminia tra i pastori
Contrasto tra l'armatura che ancora indossa Erminia e il luogo ameno
LOCUS AMOENUS
Vedendo quivi comparir repentel’insolite arme, sbigottír costoro;ma li saluta Erminia e dolcementegli affida, e gli occhi scopre e i bei crin d’oro:«Seguite,» dice «aventurosa genteal Ciel diletta, il bel vostro lavoro,ché non portano già guerra quest’armia l’opre vostre, a i vostri dolci carmi.» Soggiunse poscia: «O padre, or che d’intornod’alto incendio di guerra arde il paese,come qui state in placido soggiornosenza temer le militari offese?»«Figlio,» ei rispose «d’ogni oltraggio e scornola mia famiglia e la mia greggia illesesempre qui fur, né strepito di Marteancor turbò questa remota parte.
Non si destò fin che garrir gli augellinon sentí lieti e salutar gli albori,e mormorar il fiume e gli arboscelli,e con l’onda scherzar l’aura e co i fiori.Apre i languidi lumi e guarda quellialberghi solitari de’ pastori,e parle voce udir tra l’acqua e i ramich’a i sospiri ed al pianto la richiami. Ma son, mentr’ella piange, i suoi lamentirotti da un chiaro suon ch’a lei ne viene,che sembra ed è di pastorali accentimisto e di boscareccie inculte avene.Risorge, e là s’indrizza a passi lenti,e vede un uom canuto a l’ombre amenetesser fiscelle a la sua greggia a cantoed ascoltar di tre fanciulli il canto.
Realismo psicologico
Contrasto fra il luogo e il dolore di Erminia
Bisogno di protezione
Intimità
Antitesi
canti di pastori e zampogne
Intreccia ceste di vimini
Erminia tra i pastori
contrasto guerra e mondo pastorale
O sia grazia del Ciel che l’umiltaded’innocente pastor salvi e sublime,o che, sí come il folgore non cadein basso pian ma su l’eccelse cime,cosí il furor di peregrine spadesol de’ gran re l’altere teste opprime,né gli avidi soldati a preda allettala nostra povertà vile e negletta. Altrui vile e negletta, a me sí carache non bramo tesor né regal verga,né cura o voglia ambiziosa o avaramai nel tranquillo del mio petto alberga.Spengo la sete mia ne l’acqua chiara,che non tem’io che di venen s’asperga,e questa greggia e l’orticel dispensacibi non compri a la mia parca mensa.
Ché poco è il desiderio, e poco è il nostrobisogno onde la vita si conservi.Son figli miei questi ch’addito e mostro,custodi de la mandra, e non ho servi.Cosí me ‘n vivo in solitario chiostro,saltar veggendo i capri snelli e i cervi,ed i pesci guizzar di questo fiumee spiegar gli augelletti al ciel le piume. Tempo già fu, quando piú l’uom vaneggiane l’età prima, ch’ebbi altro desioe disdegnai di pasturar la greggia;e fuggii dal paese a me natio,e vissi in Menfi un tempo, e ne la reggiafra i ministri del re fui posto anch’io,e benché fossi guardian de gli ortividi e conobbi pur l’inique corti.
Similitudine
Idealizzazione vita campestre
Idealizzazione della povertà e della vita campestre
Perifrasi: giovinezza
Intrighi delle corti
Opinione esplicita di Tasso
Autosufficienza della vita pastorale
Erminia tra i pastori
Onde al buon vecchio dice: «O fortunato,ch’un tempo conoscesti il male a prova,se non t’invidii il Ciel sí dolce stato,de le miserie mie pietà ti mova;e me teco raccogli in cosí gratoalbergo ch’abitar teco mi giova.Forse fia che ‘l mio core infra quest’ombredel suo peso mortal parte disgombre. Ché se di gemme e d’or, che ‘l vulgo adorasí come idoli suoi, tu fossi vago,potresti ben, tante n’ho meco ancora,renderne il tuo desio contento e pago.»Quinci, versando da’ begli occhi foraumor di doglia cristallino e vago,parte narrò di sue fortune, e intantoil pietoso pastor pianse al suo pianto.
Perdita della libertà
Pur lusingato da speranza arditasoffrii lunga stagion ciò che piú spiace;ma poi ch’insieme con l’età fioritamancò la speme e la baldanza audace,piansi i riposi di quest’umil vitae sospirai la mia perduta pace,e dissi; `O corte, a Dio.’ Cosí, a gli amiciboschi tornando, ho tratto i dí felici.» Mentre ei cosí ragiona, Erminia pendeda la soave bocca intenta e cheta;e quel saggio parlar, ch’al cor le scende,de’ sensi in parte le procelle acqueta.Dopo molto pensar, consiglio prendein quella solitudine secretainsino a tanto almen farne soggiornoch’agevoli fortuna il suo ritorno.
Metafora per la gioventù
Unico modo per essere felici è abbandonare le corti
Critica all'avarizia in contrasto con la povertà dei pastori
Metafora
Passività: Erminia si abbandona al volere della Fortuna
Perifrasi: pianto
Erminia tra i pastori
Poi dolce la consola e sí l’accogliecome tutt’arda di paterno zelo,e la conduce ov’è l’antica moglieche di conforme cor gli ha data il Cielo.La fanciulla regal di rozze spoglies’ammanta, e cinge al crin ruvido velo;ma nel moto de gli occhi e de le membranon già di boschi abitatrice sembra. Non copre abito vil la nobil lucee quanto è in lei d’altero e di gentile,e fuor la maestà regia traluceper gli atti ancor de l’essercizio umile.Guida la greggia a i paschi e la riducecon la povera verga al chiuso ovile,e da l’irsute mamme il latte premee ‘n giro accolto poi lo strige insieme.
Erminia cambia di nuovo identità: si trasveste da umile pastorella
Antitesi tra il suo travestimento pastorale e la sua natura regale
Caratterizzazione psicologica
Erminia tra i pastori
Critica alle CORTI e alla GUERRA: la civiltà è vista in modo critico e polemico e il poeta auspica un ritorno alla natura. L'avventura di Erminia nel mondo pastorale entra in tensione con le vicende belliche e riflette una stanchezza del poeta per il sangue e le morti
Un esempio di FORZA CENTRIFUGA: La sosta di Erminia tra i pastori è del tutto ininfluente allo sviluppo dell'azione, infatti verrà eliminata nella stesura della Conquistata
La caratterizzazione di ERMINIA: Erminia fugge come Angelica nel Furioso, ma se quest'ultima passa tranquillamente dal ruolo di vittima a quello di opportunista, Erminia rimane smarrita, immagine femminile di debolezza e dolcezza, che suscita compassione. La vicenda di Erminia travestita da Clorinda porterà alla morte della guerriera per mano di Tancredi
Tancredi e clorinda
Punti di vista alternati: il narratore segue passo passo i protagonisti
Ma poi che intepidí la mente iratanel sangue del nemico e in sé rivenne,vide chiuse le porte e intorniatasé da’ nemici, e morta allor si tenne.Pur veggendo ch’alcuno in lei non guata,nov’arte di salvarsi le sovenne.Di lor gente s’infinge, e fra gli ignoticheta s’avolge; e non è chi la noti. Poi, come lupo tacito s’imboscadopo occulto misfatto, e si desvia,da la confusion, da l’aura foscafavorita e nascosa, ella se ‘n gía.Solo Tancredi avien che lei conosca;egli quivi è sorgiunto alquanto pria;vi giunse allor ch’essa Arimon uccise:vide e segnolla, e dietro a lei si mise.
Caratterizzazione Clorinda: impulsività
Vuol ne l’armi provarla: un uom la stimadegno a cui sua virtú si paragone.Va girando colei l’alpestre cimaverso altra porta, ove d’entrar dispone.Segue egli impetuoso, onde assai primache giunga, in guisa avien che d’armi suone,ch’ella si volge e grida: «O tu, che porte,che corri sí?» Risponde: «E guerra e morte.» «Guerra e morte avrai;» disse «io non rifiutodarlati, se la cerchi», e ferma attende.Non vuol Tancredi, che pedon vedutoha il suo nemico, usar cavallo, e scende.E impugna l’uno e l’altro il ferro acuto,ed aguzza l’orgoglio e l’ire accende;e vansi a ritrovar non altrimentiche duo tori gelosi e d’ira ardenti.
Uno dei colli dove sorge Gerusalemme
Scaltrezza. Il punto di vista è di Clorinda
Similitudine
Punto di vista di Tancredi
Valori cavallereschi
flashback
Similitudine
Tancredi e clorinda
Innalzamento stilistico: il narratore interviene
Degne d’un chiaro sol, degne d’un pienoteatro, opre sarian sí memorande.Notte, che nel profondo oscuro senochiudesti e ne l’oblio fatto sí grande,piacciati ch’io ne ‘l tragga e ‘n bel serenoa le future età lo spieghi e mande.Viva la fama loro; e tra lor gloriasplenda del fosco tuo l’alta memoria. Non schivar, non parar, non ritirarsivoglion costor, né qui destrezza ha parte.Non danno i colpi or finti, or pieni, or scarsi:toglie l’ombra e ‘l furor l’uso de l’arte.Odi le spade orribilmente urtarsia mezzo il ferro, il piè d’orma non parte;sempre è il piè fermo e la man sempre ‘n moto,né scende taglio in van, né punta a vòto.
Circolarità
Invocazione alla Notte
L’onta irrita lo sdegno a la vendetta,e la vendetta poi l’onta rinova;onde sempre al ferir, sempre a la frettastimol novo s’aggiunge e cagion nova.D’or in or piú si mesce e piú ristrettasi fa la pugna, e spada oprar non giova:dansi co’ pomi, e infelloniti e crudicozzan con gli elmi insieme e con gli scudi. Tre volte il cavalier la donna stringecon le robuste braccia, ed altrettanteda que’ nodi tenaci ella si scinge,nodi di fer nemico e non d’amante.Tornano al ferro, e l’uno e l’altro il tingecon molte piaghe; e stanco ed anelantee questi e quegli al fin pur si ritira,e dopo lungo faticar respira.
PROLESSI: crea suspance e alza il tono
Climax, battaglia sempre più selvaggia
Chiede il permesso alla Notte di portare alla luce quelle gesta: metafora
Guerriera inizia a diventare donna
Ritmo concitato, come la battaglia
AMBIGUITà, dovrebbero amarsi ma si combattono
Abilità e dignità dei duellanti
Tancredi e clorinda
L’un l’altro guarda, e del suo corpo essanguesu ‘l pomo de la spada appoggia il peso.Già de l’ultima stella il raggio langueal primo albor ch’è in oriente acceso.Vede Tancredi in maggior copia il sanguedel suo nemico, e sé non tanto offeso.Ne gode e superbisce. Oh nostra follemente ch’ogn’aura di fortuna estolle! Misero, di che godi? oh quanto mestifiano i trionfi ed infelice il vanto!Gli occhi tuoi pagheran (se in vita resti)di quel sangue ogni stilla un mar di pianto.Cosí tacendo e rimirando, questisanguinosi guerrier cessaro alquanto.Ruppe il silenzio al fin Tancredi e disse,perché il suo nome a lui l’altro scoprisse:
GENTILEZZA: cavalleria
«Nostra sventura è ben che qui s’impieghitanto valor, dove silenzio il copra.Ma poi che sorte rea vien che ci neghie lode e testimon degno de l’opra,pregoti (se fra l’arme han loco i preghi)che ‘l tuo nome e ‘l tuo stato a me tu scopra,acciò ch’io sappia, o vinto o vincitore,chi la mia morte o la vittoria onore.» Risponde la feroce: «Indarno chiediquel c’ho per uso di non far palese.Ma chiunque io mi sia, tu inanzi vediun di quei due che la gran torre accese.»Arse di sdegno a quel parlar Tancredi,e: «In mal punto il dicesti»; indi riprese«il tuo dir e ‘l tacer di par m’alletta,barbaro discortese, a la vendetta.»
Perifrasi: l'alba
Intervento del narratore: prova compassione ed è emotivamente coinvolto
Torna ad essere una guerriera
Provocazione
Prolessi
Cavalleria di Tancredi
Tancredi e clorinda
Torna l’ira ne’ cori, e li trasporta,benché debili in guerra. Oh fera pugna,u’ l’arte in bando, u’ già la forza è morta,ove, in vece, d’entrambi il furor pugna!Oh che sanguigna e spaziosa portafa l’una e l’altra spada, ovunque giugna,ne l’arme e ne le carni! e se la vitanon esce, sdegno tienla al petto unita. Qual l’alto Egeo, perché Aquilone o Notocessi, che tutto prima il volse e scosse,non s’accheta ei però, ma ‘l suono e ‘l motoritien de l’onde anco agitate e grosse,tal, se ben manca in lor co ‘l sangue vòtoquel vigor che le braccia a i colpi mosse,serbano ancor l’impeto primo, e vannoda quel sospinti a giunger danno a danno.
Ma ecco omai l’ora fatale è giuntache ‘l viver di Clorinda al suo fin deve.Spinge egli il ferro nel bel sen di puntache vi s’immerge e ‘l sangue avido beve;e la veste, che d’or vago trapuntale mammelle stringea tenera e leve,l’empie d’un caldo fiume. Ella già sentemorirsi, e ‘l piè le manca egro e languente.
Segue egli la vittoria, e la trafittavergine minacciando incalza e preme.Ella, mentre cadea, la voce afflittamovendo, disse le parole estreme;parole ch’a lei novo un spirto ditta,spirto di fé, di carità, di speme:virtú ch’or Dio le infonde, e se rubellain vita fu, la vuole in morte ancella.
Caratterizzazione Clorinda: impulsività
Torna ad essere DONNA: Tancredi la uccide nel suo punto più femminile
metafora
climax
Similitudine
Perifrasi: giovinezza
CONVERSIONE di Clorinda, cambia totalmente atteggiamento
Tancredi e clorinda
Cambio di atmosfera e campo semantico: PATHOS e dolcezza
«Amico, hai vinto: io ti perdon... perdonatu ancora, al corpo no, che nulla pave,a l’alma sí; deh! per lei prega, e donabattesmo a me ch’ogni mia colpa lave.»In queste voci languide risuonaun non so che di flebile e soavech’al cor gli scende ed ogni sdegno ammorza,e gli occhi a lagrimar gli invoglia e sforza. Poco quindi lontan nel sen del montescaturia mormorando un picciol rio.Egli v’accorse e l’elmo empié nel fonte,e tornò mesto al grande ufficio e pio.Tremar sentí la man, mentre la frontenon conosciuta ancor sciolse e scoprio.La vide, la conobbe, e restò senzae voce e moto. Ahi vista! ahi conoscenza!
Non morí già, ché sue virtuti accolsetutte in quel punto e in guardia al cor le mise,e premendo il suo affanno a dar si volsevita con l’acqua a chi co ‘l ferro uccise.Mentre egli il suon de’ sacri detti sciolse,colei di gioia trasmutossi, e rise;e in atto di morir lieto e vivace,dir parea: «S’apre il cielo; io vado in pace.» D’un bel pallore ha il bianco volto asperso,come a’ gigli sarian miste viole,e gli occhi al cielo affisa, e in lei conversosembra per la pietate il cielo e ‘l sole;e la man nuda e fredda alzando versoil cavaliero in vece di parolegli dà pegno di pace. In questa formapassa la bella donna, e par che dorma.
Tragicità
Ossimoro: fine pedagogico nella conversione
Tancredi scopre l'identità di Clorinda
Climax
Torna definitivamente ad essere una donna
Partecipazione emotiva del narratore
Tancredi e clorinda
Come l’alma gentile uscita ei vede,rallenta quel vigor ch’avea raccolto;e l’imperio di sé libero cedeal duol già fatto impetuoso e stolto,ch’al cor si stringe e, chiusa in breve sedela vita, empie di morte i sensi e ‘l volto.Già simile a l’estinto il vivo langueal colore, al silenzio, a gli atti, al sangue.
Realismo psicologico: adempiuto il dovere del battesimo si può abbandonare al dolore
Antitesi
Enumerazione
Tancredi e Clorinda
Il bifrontismo di Clorinda Il passo è diviso in due parti: nella prima Clorinda si presenta come una feroce guerriera, nella seconda come una delicata fanciulla. Nella prima parte Clorinda rinnega la sua fisicità, la sua essenza femminile, che recupera nella seconda parte. Ma anche questa trasformazione è ambigua: Clorinda ritrova il suo corpo proprio nel momento in cui lo perde morendo. Tutta la scena è poi profondamente sensuale: da un lato Clorinda è raffigurata come una martire cristiana, dall'altro il poeta insiste molto sulla sua bellezza. Emozione religiosa e sensualità si mescolano
L'ambiguità e il narratoreL'episodio rivela il gusto di Tasso per le situazioni ambigue e conflittuali: i due protagonisti dovrebbero amarsi e invece si causano la morte. L'autore partecipa soggettivamente di questa sofferenza intervenendo in prima persona nel racconto e rivelando la sua immedesimazione emotiva
Il giardino di Armida
Carlo e Ubaldo, cavalieri cristiani mandati a recuperare Rinaldo
Contrasto tra i cristiani e il giardino
LOCUS AMOENUS
Poi che lasciàr gli aviluppati calli,in lieto aspetto il bel giardin s’aperse:acque stagnanti, mobili cristalli,fior vari e varie piante, erbe diverse,apriche collinette, ombrose valli,selve e spelonche in una vista offerse;e quel che ‘l bello e ‘l caro accresce a l’opre,l’arte, che tutto fa, nulla si scopre. Stimi (sí misto il culto è co ‘l negletto)sol naturali e gli ornamenti e i siti.Di natura arte par, che per dilettol’imitatrice sua scherzando imiti.L’aura, non ch’altro, è de la maga effetto,l’aura che rende gli alberi fioriti:co’ fiori eterni eterno il frutto dura,e mentre spunta l’un, l’altro matura.
Fra melodia sí tenera, fra tantevaghezze allettatrici e lusinghiere,va quella coppia, e rigida e costantese stessa indura a i vezzi del piacere.Ecco tra fronde e fronde il guardo inantepenetra e vede, o pargli di vedere,vede pur certo il vago e la diletta,ch’egli è in grembo a la donna, essa a l’erbetta. Ella dinanzi al petto ha il vel diviso,e ‘l crin sparge incomposto al vento estivo;langue per vezzo, e ‘l suo infiammato visofan biancheggiando i bei sudor piú vivo:qual raggio in onda, le scintilla un risone gli umidi occhi tremulo e lascivo.Sovra lui pende; ed ei nel grembo mollele posa il capo, e ‘l volto al volto attolle,
Rigore morale
Rinaldo e Armida
L'artificiale è mescolato col naturale
è tutto frutto di un incantesimo
Sottomissione dell'uomo alla maga: è in suo potere
Sensualità
gioco semantico: la natura imita la sua imitatrice, cioè l'arte
Chiasmo: l'eternità è legata all'artificiosità
Chiasmo:
[...]
Il giardino di Armida
Sensualità
e i famelici sguardi avidamentein lei pascendo si consuma e strugge.S’inchina, e i dolci baci ella soventeliba or da gli occhi e da le labra or sugge,ed in quel punto ei sospirar si senteprofondo sí che pensi: "Or l’alma fuggee ‘n lei trapassa peregrina." Ascosimirano i due guerrier gli atti amorosi. Dal fianco de l’amante (estranio arnese)un cristallo pendea lucido e netto.Sorse, e quel fra le mani a lui sospesea i misteri d’Amor ministro eletto.Con luci ella ridenti, ei con accese,mirano in vari oggetti un solo oggetto:ella del vetro a sé fa specchio, ed egligli occhi di lei sereni a sé fa spegli.
L’uno di servitú, l’altra d’imperosi gloria, ella in se stessa ed egli in lei.«Volgi,» dicea «deh volgi» il cavaliero«a me quegli occhi onde beata bèi,ché son, se tu no ‘l sai, ritratto verode le bellezze tue gli incendi miei;la forma lor, la meraviglia a pienopiú che il cristallo tuo mostra il mio seno. Deh! poi che sdegni me, com’egli è vagomirar tu almen potessi il proprio volto;ché il guardo tuo, ch’altrove non è pago,gioirebbe felice in sé rivolto.Non può specchio ritrar sí dolce imago,né in picciol vetro è un paradiso accolto:specchio t’è degno il cielo, e ne le stellepuoi riguardar le tue sembianze belle.»
Amor cortese
Antitesi guerrieri-contesto
tema dello SPECCHIO
Narcisismo di Armida: ama sè stessa
Iperboli
Il giardino di Armida
Carlo e Ubaldo, cavalieri cristiani mandati a recuperare Rinaldo
Ma quando l’ombra co i silenzi amicirappella a i furti lor gli amanti accortitraggono le notturne ore felicisotto un tetto medesmo entro a quegli orti.Ma poi che vòlta a piú severi ufficilasciò Armida il giardino e i suoi diporti,i duo, che tra i cespugli eran celati,scoprirsi a lui pomposamente armati. Qual feroce destrier ch’al faticosoonor de l’arme vincitor sia tolto,e lascivo marito in vil riposofra gli armenti e ne’ paschi erri disciolto,se ‘l desta o suon di tromba o luminosoacciar, colà tosto annitrendo è vòlto,già già brama l’arringo e, l’uom su ‘l dorsoportando, urtato riurtar nel corso;
Ride Armida a quel dir, ma non che cesse dal vagheggiarsi e da’ suoi bei lavori. [...] Fine alfin posto al vagheggiar, richiedea lui commiato, e ‘l bacia e si diparte.Ella per uso il dí n’esce e rivedegli affari suoi, le sue magiche carte.Egli riman, ch’a lui non si concedepor orma o trar momento in altra parte,e tra le fère spazia e tra le piante,se non quanto è con lei, romito amante.
Caratterizzazione di Armida
i Cavalieri cristiani
Improvviso contrasto tra le armi e le seduzioni del giardino
Similitudine sublime
Indipendenza: ordine al contrario
Prigionia
gioco semantico: la natura imita la sua imitatrice, cioè l'arte
Il giardino di Armida
Rinaldo torna in sè stesso
Similitudine
tal si fece il garzon, quando repentede l’arme il lampo gli occhi suoi percosse.Quel sí guerrier, quel sí feroce ardentesuo spirto a quel fulgor tutto si scosse,benché tra gli agi morbidi languente,e tra i piaceri ebro e sopito ei fosse.Intanto Ubaldo oltra ne viene, e ‘l tersoadamantino scudo ha in lui converso. Egli al lucido scudo il guardo gira,onde si specchia in lui qual siasi e quantocon delicato culto adorno; spiratutto odori e lascivie il crine e ‘l manto,e ‘l ferro, il ferro aver, non ch’altro, miradal troppo lusso effeminato a canto:guernito è sí ch’inutile ornamentosembra, non militar fero instrumento.
Qual uom da cupo e grave sonno oppressodopo vaneggiar lungo in sé riviene,tal ei tornò nel rimirar se stesso,ma se stesso mirar già non sostiene;giú cade il guardo, e timido e dimesso,guardando a terra, la vergogna il tiene.Si chiuderebbe e sotto il mare e dentroil foco per celarsi, e giú nel centro. Ubaldo incominciò parlando allora:«Va l’Asia tutta e va l’Europa in guerra:chiunque e pregio brama e Cristo adoratravaglia in arme or ne la siria terra.Te solo, o figlio di Bertoldo, fuoradel mondo, in ozio, un breve angolo serra;te sol de l’universo il moto nullamove, egregio campion d’una fanciulla.
Campo semantico dello SGUARDO
Nuovo SPECCHIO, che non inganna ma rivela
Iperboli: realismo psicologico
Come effettivamente è
Gli ricorda le sue origini e la dignità dell sua stirpe
Antitesi tra l'effettiva funzione e l'effetto dell'incantesimo
Antitesi ridicolizzante
Il giardino di Armida
Qual sonno o qual letargo ha sí sopitala tua virtute? o qual viltà l’alletta?Su su; te il campo e te Goffredo invita,te la fortuna e la vittoria aspetta.Vieni, o fatal guerriero, e sia fornitala ben comincia impresa; e l’empia setta,che già crollasti, a terra estinta cadasotto l’inevitabile tua spada.» Tacque, e ‘l nobil garzon restò per pocospazio confuso e senza moto e voce.Ma poi che diè vergogna a sdegno loco,sdegno guerrier de la ragion feroce,e ch’al rossor del volto un novo focosuccesse, che piú avampa e che piú coce,squarciossi i vani fregi e quelle indegnepompe, di servitú misera insegne;.
Riscatto
ed affrettò il partire, e de la torta
confusione uscí del labirinto. [...]
Realismo
Nuovo rispetto al desiderio
Riprende la sua identità
Il giardino di Armida
Tra piacere e virtùIl piacere finisce sempre per essere smarrimento erotico, lo strumento di cui si serve la tentazione infernale, per rendere l'uomo dimentico dei proprio doveri, tramite la perdita d'identità. La virtù torna nel momento in cui torna l'autoconsapevolezza e la riflessione, che coincide poi con l'azione
Lo stile Il giardino è un labirinto chiuso, uno spazio lussuoso e artificiale. Lo specchio è il simbolo della vanità e dell'immobilità (ma quello di Ubaldo ha funzione invece opposta, neutralizzando l'incantesimo). Lo stile riflette l'artificiosità del luogo e si fa tortuoso e carico di figure retoriche (come chiasmi). Diventa invece diretto nell'ultima parte del passo, quando i cavalieri cristiani redimono Rinaldo e lo fanno tornare in sé.
il giardinoIl giardino lussureggiante rappresenta gli istinti pagari e peccaminosi che si sottraggono al controllo della ragione cristiana. La descrizione del giardino riprende i motivi del locus amoenus.
spinta centrifuga: un cavaliere si allontana per un'avventura
spinta centripeta: un personaggio (di solito goffredo) lo riporta a gerusalemme
Gerusalemme
ESEMPIO: Armida è una maga potente che si infiltra nel campo cristiano e ammalia rinaldo conducendolo nel suo giardino (spinta centrifuga). qui rinaldo si abbandona ai piaceri amorosi finchè due cavalieri cristiani non lo vengono a riprendere, riportandolo sulla retta via (spinta centripeta)
Le unità aristoteliche
Nel primo libro della Poetica, Aristotele aveva osservato che tutte le tragedie si strutturavano su tre unità:1) Unità di Tempo – lo svolgersi dell’evento avviene in un tempo ben determinato, di solito una giornata; 2) Unità di Luogo – l’evento si svolge sempre nello stesso luogo;3) Unità di Azione – La storia è lineare, basata su una sola azione principale
Nel Rinascimento italiano, dopo che la Poetica fu riscoperta e tradotta, queste osservazioni diventarono “regole” assolute e i drammaturghi, scrissero le loro opere rispettando le “tre unità” di tempo, di luogo e di azione. Le regole si estesero poi anche alle opere epiche.
Valori come individualismo, pluralismo ed edonismo, sono presenti anche fra i cristiani
Invece di subordinare ogni loro impulso al fine religioso alcuni eroi sviano e decidono di perseguire la gloria mondana e individuale o cercano l'amore e il piacere dei sensi
Queste spinte sono avvertite come ERRORI dei compagni erranti su cui agisce la forza repressiva dei rappresentanti del codice cristiano (goffredo e pier l'eremita), per contenerne la devianza
Il libro viene guardato con sempre più sospetto, in quanto veicolo di diffusione delle idee non ortodosse
Viene stilato un elenco di libri proibiti, ovvero quei libri ritenuti contrari alla dottrina e alla morale cattolica (come Il Principe di Machiavelli)
I libri più famosi e già troppo in circolazione vennero modificati tramite la censura ( ad esempio Il Decameron venne rimaneggiato completamente, cambiando spesso i finali delle novelle)
L'editoria subisce un'involuzione: vengono pubblicate solo opere edificanti e morali, religiose e devozionali
Tasso e la controriforma
Alessandra Sforza
Created on September 24, 2024
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Tasso e la Controriforma
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La Riforma di Lutero
Condanna la pratica delle indulgenze
Rifiuta l'obbedienza al pontefice e il sacramento della penitenza
1517: Martin Lutero appende le sue 95 tesi sulla cattedrale di Wittemberg
La salvezza eterna è assicurata dalla fede e dal rapporto diretto tra Dio e il credente
Il fedele dele accostarsi direttamente alle Sacre Scritture
Separazione tra Europa cattolica e protestante
La Risposta della Chiesa: la Controriforma
Le tendenze più disponibili al dialogo falliscono: la Chiesa si dichiara unica depositaria della verità e l'autorità del papa rimane indiscutibile
1545-1563: La Chiesa risponde con il Concilio di Trento
Si allea con l'Impero, rafforza i suoi poteri e riorganizza le istituzioni
Intensifica l'opera di controllo, prevenzione e repressione
Inquisizione, Indice dei Libri Proibiti, Censura
La Risposta della Chiesa: la Controriforma
Il dissidente, l'anormale viene escluso, ogni forma di diversità viene esclusa. Questo è il periodo della caccia alle streghe, delle persecuzioni degli ebrei e dei processi contro i liberi pensatori
Vengono eliminati i residui di cultura pagana e i parroci prendono il controllo dell'educazione popolare
Gesuiti
La cultura, anche quella dei dotti, viene sempre più controllata e i gruppi dirigenti formati in modo omogeneo
Le contraddizioni dell'epoca
La rigidità sociale e la chiusura ideologica si scontrano con la diffusione delle teorie copernicane e le esplorazioni geografiche. Tutto diventa incerto e l'uomo perde la sua centralità nell'universo
Questo bisogno viene contrastato da un sempre più diffuso conformismo sociale: la religiosità diventa sempre più esteriore e cerimoniale
Il rapporto tra intellettuali e potere
Finisce anche il periodo dell'intellettuale chierico: la Chiesa ricerca uomini di religione che si impegnino nella propaganda pontificia, non che vivano di letteratura
L'intellettuale diviene sempre più un gentiluomo laico, paziente, prudente e in grado di dissimulare, ovvero di adattarsi a ruoli subalterni
Le accademie
Sono molto diffuse e numerose ma sempre più chiuse e ritualizzate, riflettendo l'irrigidimento della società
Hanno nomi scherzosi (Rozzi, Oziosi), chi vi entra usa pseudonimi. Ci sono modalità di accesso, regolamenti e gerarchie ben definiti
Nascono accademie linguistiche e letterarie (come l'Accademia della Crusca) ma anche scientifiche (Accademia dei Lincei)
Il rapporto tra intellettuali e potere
Il rapporto degli intellettuali con il potere politico-religioso cambia profondamente, pur all'interno di una situazione simile (rimangono le corti e i principati)
Nella seconda metà del '500 la ricerca di indipendenza dell'intellettuale è molto più drammatica e conflittuale, poiché le strutture del potere diventano sempre più chiuse e gerarchiche
Poetica
Il manierismo
Da maniera, ovvero un'arte lontana dalla naturalezza, artificiosa
La genesi del manierismo
Il CLASSICISMO RINASCIMENTALE si era sviluppato come esempio di ordine e misura, equilibrio psicologico e armonia formale
La forma equilibrata riesce inserire in una visione armonica gli elementi dissonanti, come quelli materiali e irrazionali
Quando le regole non riescono più a tenere a bada le forze contrastanti, diventano vincoli limitanti e iniziano a non funzionare
nascita del MANIERISMO
Le correnti
barocco
rinascimento
Si può considerare l'età della ragione, dell'equilibrio formale e dell'armonia delle regole
Esplosione dell'irrazionale, ricerca delle forme più esasperate per otterenere stupore e meravigliare
manierismo
Rottura dell'equilibrio: rifiuto dell'armonia e dell'equilibrio tramite la forzatura delle regole rinascimentali
STEP 1
STEP 3
STEP 2
Le tematiche
Si ricollegano tutte alla crisi delle certezze razionali
La follia
L'utopia
Il demoniaco
Gia presente in Ariosto, diviene oggetto di una rappresentazione diretta, legata al disordine del mondo
Il difficile rapporto fra l'individuo e la realtà storico-sociale porta alla creazione di mondi perfetti, le utopie
La paura dell'ignoto e della morte porta gli scrittori ad affrontare le tematiche magico demoniache
Le forme
Torquato Tasso
Biografia
Timeline
1544
1595
1577
Nasce a Sorrento da padre letterato e cortigiano
Dopo esser passato alla corte del duca Alfonso, inizia a dare segni di squilibrio mentale
Muore dopo numerosi spostamenti tra le corti
1565
1579-86
Si trasferisce a Ferrara al servizio di Luigi d'Este e lavora alla Gerusalemme Liberata
Viene recluso a Sant'Anna
La lirica
La scrittura lirica di Tasso si caratterizza per essere complesse e raffinata ma allo stesso tempo semplice, immediata e molto musicale
Attraversa e rinnova la tradizione petrarchesca. Amplia ad esempio i nuclei tematici e arricchisce il vocabolario petrarchesco. Rappresenta nelle sue poesie nuove situazioni
Il collegamento della sua parola poetica con la musica lo porta a scrivere molti madrigali, ovvero componimenti destinati al canto
La Gerusalemme Liberata
Proemio
Non ci sono più gli amori, perchè l'amore nell'opera non è più il motore principale dell'azione. Le armi sono poi definite pietose, perchèle battaglie degli eroi tassiani hanno un profondo valore religioso
Ripresa del primo verso dell'Eneide: il modello è da subito quello epico classico
Argomento del poema
Canto l'arme pietose e 'l capitanoche 'l gran sepolcro liberò di Cristo.Molto egli oprò co 'l senno e con la mano,molto soffrí nel glorioso acquisto;e in van l'Inferno vi s'oppose, e in vanos'armò d'Asia e di Libia il popol misto.Il Ciel gli diè favore, e sotto a i santisegni ridusse i suoi compagni erranti. O Musa, tu che di caduchi allorinon circondi la fronte in Elicona,ma su nel cielo infra i beati corihai di stelle immortali aurea corona,tu spira al petto mio celesti ardori,tu rischiara il mio canto, e tu perdonas'intesso fregi al ver, s'adorno in parted'altri diletti, che de' tuoi, le carte.
perifrasi: Goffredo, uno dei protagonisti
La conquista di Gerusalemme
Tre livelli di scontro: 1) Il Cielo contro l'Inferno2) Cristiani vs Pagani3) Goffredo vs compagni erranti
Invocazione alla Musa
Il poeta vuole conciliare il classicismo con la religiosità controriformistica: non è la Musa pagana che invoca ma solo un'allegoria dell'ispirazione
Conflitto: Tasso si trova a dover abbellire la realtà storica con la finzione, per conciliare il vero col diletto
Proemio
Invocazione alla Musa
Dichiarazione di poetica: la finalità edonistica è subordinata a quella pedagogica
Sai che là corre il mondo ove piú versidi sue dolcezze il lusinghier Parnaso,e che 'l vero, condito in molli versii piú schivi allettando ha persuaso.Cosí a l'egro fanciul porgiamo aspersidi soavi licor gli orli del vaso:succhi amari ingannato intanto ei beve,e da l'inganno suo vita riceve. Tu, magnanimo Alfonso, il quale ritoglial furor di fortuna e guidi in portome peregrino errante, e fra gli scoglie fra l'onde agitato e quasi absorto,queste mie carte in lieta fronte accogli,che quasi in voto a te sacrate i' porto.Forse un dí fia che la presaga pennaosi scriver di te quel ch'or n'accenna.
Gerusalemme
Similitudine di Lucrezio
Dedica
È ben ragion, s'egli averrà ch'in paceil buon popol di Cristo unqua si veda,e con navi e cavalli al fero Tracecerchi ritòr la grande ingiusta preda,ch'a te lo scettro in terra o, se ti piace,l'alto imperio de' mari a te conceda.Emulo di Goffredo, i nostri carmiintanto ascolta, e t'apparecchia a l'armi.
Chiasmo
Dedica
Perifrasi per Alfonso
Il poeta rappresenta così la sua esistenza instabile e errabonda, designando la corte come un rifugio e il signore come una figura paterna e rassicurante
Il poeta auspica che un giorno Alfonso possa guidare una nuova crociata
Argomento
L'opera tratta della FASE CONCLUSIVA DELLA PRIMA CROCIATA, che tra il 1096 e il 1099 aveva permesso la conquista di Gerusalemme sotto il comando di Goffredo di Buglione (il titolo originario pensato dall'autore era proprio Goffredo)
Il tema delle crociate era molto attuale in quegli anni, perchè l'Occidente cristiano era minacciato dai turchi
L'argomento era in linea con il fanatismo religioso della Controriforma
Nel 1571 l'immaginario europeo era stato fortemente influenzato dalla vittoria sui turchi nella battaglia di Lepanto
La trama
La poetica
Finalità pedagogica
Finalità edonistica
La poesia ha un ruolo morale, deve insegnare qualcosa
La poesia deve anche dilettare e divertire, per rendere gradevole la materia morale
Per fare ciò la poesia deve trattare del verisimile, ovvero ciò che sarebbe potuto accadere (dato che è la storiografia a trattare il vero)
Il diletto è assicurato dal meraviglioso, che però deve essere coerente col verisimile. Tasso sceglie dunque il meraviglioso cristiano (angeli, demoni ecc..)
La prima crociata è un evento storico abbastanza lontano nel tempo da consentire al poeta la libertà di inventare, ma abbastanza vicino da non essere leggendario
Fonti
Iliade (ad esempio entrambe le opere ruotano attorno ad una guerra per la conquista di una città, Troia e Gerusalemme)
Eneide (ad esempio il pio Goffredo ricalca parzialmente il pio Enea)
Petrarca (ma anche i petrarchisti successivi e i lirici volgari in generale)
Lirici latini (come Orazio, Catullo, Tibullo ecc...)
Umanistica ( come Machiavelli)
Classica (come Livio, Sallustio ecc)
Il bifrontismo
come tasso presenta ufficialmente il poema
Come il poema è in realtà
Tasso si presenta come il perfetto poeta epico, che canta i valori della Controriforma, adeguandosi serenamente ai codici della sua epoca
Il testo è in realtà ricchissimo di contrasti e contraddizioni, rivelando come in realtà l'adesione di Tasso ai valori della sua epoca sia molto conflittuale
Il bifrontismo è proprio questo contrasto tra la parte ufficiale e allineata col sistema del poema e la parte conflittuale, in cui emergono le pulsioni represse di Tasso
Il bifrontismo nei temi
la religione
la guerra
l'amore
La corte
Elogio idealizzato della vita naturale e semplice della campagna
Il bifrontismo strutturale
La struttura del poema è un contrasto tra la ricerca di UNITA' e la tensione verso la MOLTEPLITA'
il rispetto delle unità aristoletiche
Le avventure romanzesche
Anche se Tasso aspira a un poema unitario, dalla linea centrale partono in realtà molteplici linee narrative, ovvero avventure individuali dei singoli eroi di matrice cavalleresca (SPINTE CENTRIFUGHE)
TENSIONE: l'equilibrio tra le due spinte è fragile e non controllato
Info
Nonostante Tasso sia attratto dal deviante e dalla molteplicità, cerca nella struttura sempre di ricondurre tali spinte al nucleo unitario, tramite l'azione di alcuni personaggi (SPINTE CENTRIPETE)
Opposizioni ideologiche
Per quanto dichiari il contrario, Tasso è attratto dal vario, dal diverso e dal multiforme, sempre in contrasto con la rigidità controriformistica
lo scontro tra pagani e cristiani non è infatti lo scontro tra due religioni e culture diverse, ma tra due codici all'interno della stessa cultura
VISIONE RINASCIMENTALE I pagani sono portatori di una visione laica della vita, che si ispira ai valori rinascimentali: esaltazione dell'uomo come artefice del proprio destino, pluralismo, tolleranza, ricerca del piacere....
VISIONE CONTRORIFORMISTICA I cristiani sono portatori del codice culturale controriformistico: subordinazione alla religione, istanza autoritaria che vuole imporre un'unica verità, repressione dell'eros in nome della moralità
Contro Dio non c'è Maometto, ma Satana: i valori laici sono visti come prodotti demoniaci che minacciano l'unità cristiana
Il punto di vista
come dovrebbe essere
Come è in realtà
Il punto di vista in realtà è sempre mobile, collocandosi nel campo pagano e cristiano in modo alterno
Poichè il poema vuole celebrare il trionfo dei cristiani, ci si aspetterebbe che il punto di vista sia solo cristiano, in modo da cogliere i nemici dall'esterno e renderli estranei
Il lettore conosce i sentimenti e i pensieri dei pagani, che risultano così personaggi con un'intensa profondità psicologica e una grande dignità narrativa
Se il lettore non fosse stato ammesso a conoscerne l'interiorità, i pagani sarebbero rimasti figure secondarie
Tasso è segretamente attratto dal nemico e da ciò che rappresenta (la visione laico-rinascimentale) e non riesce a nascondere la simpatia che prova verso gli sconfitti
Lo spazio
Si tratta di uno spazio ristretto, centrato su Gerusalemme
Si tratta di uno SPAZIO ORIZZONTALE (Gerusalemme occupata dai pagani e il campo dei crociati intorno) che si interseca con uno SPAZIO VERTICALE (la battaglia fra Cielo e Inferno)
Gli eroi che si allontanano da Gerusalemme, con le loro spinte centrifughe, allargano lo spazio
Cielo
I luoghi della devianza sono diversi dal campo di battaglia principale e finiscono per essere neutralizzati o cancellati (il giardino di Armida perde il suo incanto e rimane al suo posto la natura brulla)
Pagani
Cristiani
Gerusalemme
Inferno
La lingua e lo stile
Lo stile è da una parte sublime e tale effetto è ottenuto tramite :
Lo stile è però anche indefinito e musicale,in cui prevale il sentimento:
Erminia tra i pastori
Fuggí tutta la notte, e tutto il giornoerrò senza consiglio e senza guida,non udendo o vedendo altro d’intorno,che le lagrime sue, che le sue strida.Ma ne l’ora che ‘l sol dal carro adornoscioglie i corsieri e in grembo al mar s’annida,giunse del bel Giordano a le chiare acquee scese in riva al fiume, e qui si giacque. Cibo non prende già, ché de’ suoi malisolo si pasce e sol di pianto ha sete;ma ‘l sonno, che de’ miseri mortaliè co ‘l suo dolce oblio posa e quiete,sopí co’ sensi i suoi dolori, e l’alidispiegò sovra lei placide e chete;né però cessa Amor con varie formela sua pace turbar mentre ella dorme.
Intanto Erminia infra l’ombrose pianted’antica selva dal cavallo è scòrta,né piú governa il fren la man tremante,e mezza quasi par tra viva e morta.Per tante strade si raggira e tanteil corridor ch’in sua balia la porta,ch’al fin da gli occhi altrui pur si dilegua,ed è soverchio omai ch’altri la segua. Qual dopo lunga e faticosa cacciatornansi mesti ed anelanti i caniche la fèra perduta abbian di traccia,nascosa in selva da gli aperti piani,tal pieni d’ira e di vergogna in facciariedono stanchi i cavalier cristiani.Ella pur fugge, e timida e smarritanon si volge a mirar s’anco è seguita.
Caratterizzazione psicologica di Erminia: passività
Pathos, Chiasmo
Citazione di Petrarca: Chiare, fresche e dolci acque
Similitudine: innalzamento stilistico
Metafora: sonno come divinità alata
Erminia tra i pastori
Contrasto tra l'armatura che ancora indossa Erminia e il luogo ameno
LOCUS AMOENUS
Vedendo quivi comparir repentel’insolite arme, sbigottír costoro;ma li saluta Erminia e dolcementegli affida, e gli occhi scopre e i bei crin d’oro:«Seguite,» dice «aventurosa genteal Ciel diletta, il bel vostro lavoro,ché non portano già guerra quest’armia l’opre vostre, a i vostri dolci carmi.» Soggiunse poscia: «O padre, or che d’intornod’alto incendio di guerra arde il paese,come qui state in placido soggiornosenza temer le militari offese?»«Figlio,» ei rispose «d’ogni oltraggio e scornola mia famiglia e la mia greggia illesesempre qui fur, né strepito di Marteancor turbò questa remota parte.
Non si destò fin che garrir gli augellinon sentí lieti e salutar gli albori,e mormorar il fiume e gli arboscelli,e con l’onda scherzar l’aura e co i fiori.Apre i languidi lumi e guarda quellialberghi solitari de’ pastori,e parle voce udir tra l’acqua e i ramich’a i sospiri ed al pianto la richiami. Ma son, mentr’ella piange, i suoi lamentirotti da un chiaro suon ch’a lei ne viene,che sembra ed è di pastorali accentimisto e di boscareccie inculte avene.Risorge, e là s’indrizza a passi lenti,e vede un uom canuto a l’ombre amenetesser fiscelle a la sua greggia a cantoed ascoltar di tre fanciulli il canto.
Realismo psicologico
Contrasto fra il luogo e il dolore di Erminia
Bisogno di protezione
Intimità
Antitesi
canti di pastori e zampogne
Intreccia ceste di vimini
Erminia tra i pastori
contrasto guerra e mondo pastorale
O sia grazia del Ciel che l’umiltaded’innocente pastor salvi e sublime,o che, sí come il folgore non cadein basso pian ma su l’eccelse cime,cosí il furor di peregrine spadesol de’ gran re l’altere teste opprime,né gli avidi soldati a preda allettala nostra povertà vile e negletta. Altrui vile e negletta, a me sí carache non bramo tesor né regal verga,né cura o voglia ambiziosa o avaramai nel tranquillo del mio petto alberga.Spengo la sete mia ne l’acqua chiara,che non tem’io che di venen s’asperga,e questa greggia e l’orticel dispensacibi non compri a la mia parca mensa.
Ché poco è il desiderio, e poco è il nostrobisogno onde la vita si conservi.Son figli miei questi ch’addito e mostro,custodi de la mandra, e non ho servi.Cosí me ‘n vivo in solitario chiostro,saltar veggendo i capri snelli e i cervi,ed i pesci guizzar di questo fiumee spiegar gli augelletti al ciel le piume. Tempo già fu, quando piú l’uom vaneggiane l’età prima, ch’ebbi altro desioe disdegnai di pasturar la greggia;e fuggii dal paese a me natio,e vissi in Menfi un tempo, e ne la reggiafra i ministri del re fui posto anch’io,e benché fossi guardian de gli ortividi e conobbi pur l’inique corti.
Similitudine
Idealizzazione vita campestre
Idealizzazione della povertà e della vita campestre
Perifrasi: giovinezza
Intrighi delle corti
Opinione esplicita di Tasso
Autosufficienza della vita pastorale
Erminia tra i pastori
Onde al buon vecchio dice: «O fortunato,ch’un tempo conoscesti il male a prova,se non t’invidii il Ciel sí dolce stato,de le miserie mie pietà ti mova;e me teco raccogli in cosí gratoalbergo ch’abitar teco mi giova.Forse fia che ‘l mio core infra quest’ombredel suo peso mortal parte disgombre. Ché se di gemme e d’or, che ‘l vulgo adorasí come idoli suoi, tu fossi vago,potresti ben, tante n’ho meco ancora,renderne il tuo desio contento e pago.»Quinci, versando da’ begli occhi foraumor di doglia cristallino e vago,parte narrò di sue fortune, e intantoil pietoso pastor pianse al suo pianto.
Perdita della libertà
Pur lusingato da speranza arditasoffrii lunga stagion ciò che piú spiace;ma poi ch’insieme con l’età fioritamancò la speme e la baldanza audace,piansi i riposi di quest’umil vitae sospirai la mia perduta pace,e dissi; `O corte, a Dio.’ Cosí, a gli amiciboschi tornando, ho tratto i dí felici.» Mentre ei cosí ragiona, Erminia pendeda la soave bocca intenta e cheta;e quel saggio parlar, ch’al cor le scende,de’ sensi in parte le procelle acqueta.Dopo molto pensar, consiglio prendein quella solitudine secretainsino a tanto almen farne soggiornoch’agevoli fortuna il suo ritorno.
Metafora per la gioventù
Unico modo per essere felici è abbandonare le corti
Critica all'avarizia in contrasto con la povertà dei pastori
Metafora
Passività: Erminia si abbandona al volere della Fortuna
Perifrasi: pianto
Erminia tra i pastori
Poi dolce la consola e sí l’accogliecome tutt’arda di paterno zelo,e la conduce ov’è l’antica moglieche di conforme cor gli ha data il Cielo.La fanciulla regal di rozze spoglies’ammanta, e cinge al crin ruvido velo;ma nel moto de gli occhi e de le membranon già di boschi abitatrice sembra. Non copre abito vil la nobil lucee quanto è in lei d’altero e di gentile,e fuor la maestà regia traluceper gli atti ancor de l’essercizio umile.Guida la greggia a i paschi e la riducecon la povera verga al chiuso ovile,e da l’irsute mamme il latte premee ‘n giro accolto poi lo strige insieme.
Erminia cambia di nuovo identità: si trasveste da umile pastorella
Antitesi tra il suo travestimento pastorale e la sua natura regale
Caratterizzazione psicologica
Erminia tra i pastori
Critica alle CORTI e alla GUERRA: la civiltà è vista in modo critico e polemico e il poeta auspica un ritorno alla natura. L'avventura di Erminia nel mondo pastorale entra in tensione con le vicende belliche e riflette una stanchezza del poeta per il sangue e le morti
Un esempio di FORZA CENTRIFUGA: La sosta di Erminia tra i pastori è del tutto ininfluente allo sviluppo dell'azione, infatti verrà eliminata nella stesura della Conquistata
La caratterizzazione di ERMINIA: Erminia fugge come Angelica nel Furioso, ma se quest'ultima passa tranquillamente dal ruolo di vittima a quello di opportunista, Erminia rimane smarrita, immagine femminile di debolezza e dolcezza, che suscita compassione. La vicenda di Erminia travestita da Clorinda porterà alla morte della guerriera per mano di Tancredi
Tancredi e clorinda
Punti di vista alternati: il narratore segue passo passo i protagonisti
Ma poi che intepidí la mente iratanel sangue del nemico e in sé rivenne,vide chiuse le porte e intorniatasé da’ nemici, e morta allor si tenne.Pur veggendo ch’alcuno in lei non guata,nov’arte di salvarsi le sovenne.Di lor gente s’infinge, e fra gli ignoticheta s’avolge; e non è chi la noti. Poi, come lupo tacito s’imboscadopo occulto misfatto, e si desvia,da la confusion, da l’aura foscafavorita e nascosa, ella se ‘n gía.Solo Tancredi avien che lei conosca;egli quivi è sorgiunto alquanto pria;vi giunse allor ch’essa Arimon uccise:vide e segnolla, e dietro a lei si mise.
Caratterizzazione Clorinda: impulsività
Vuol ne l’armi provarla: un uom la stimadegno a cui sua virtú si paragone.Va girando colei l’alpestre cimaverso altra porta, ove d’entrar dispone.Segue egli impetuoso, onde assai primache giunga, in guisa avien che d’armi suone,ch’ella si volge e grida: «O tu, che porte,che corri sí?» Risponde: «E guerra e morte.» «Guerra e morte avrai;» disse «io non rifiutodarlati, se la cerchi», e ferma attende.Non vuol Tancredi, che pedon vedutoha il suo nemico, usar cavallo, e scende.E impugna l’uno e l’altro il ferro acuto,ed aguzza l’orgoglio e l’ire accende;e vansi a ritrovar non altrimentiche duo tori gelosi e d’ira ardenti.
Uno dei colli dove sorge Gerusalemme
Scaltrezza. Il punto di vista è di Clorinda
Similitudine
Punto di vista di Tancredi
Valori cavallereschi
flashback
Similitudine
Tancredi e clorinda
Innalzamento stilistico: il narratore interviene
Degne d’un chiaro sol, degne d’un pienoteatro, opre sarian sí memorande.Notte, che nel profondo oscuro senochiudesti e ne l’oblio fatto sí grande,piacciati ch’io ne ‘l tragga e ‘n bel serenoa le future età lo spieghi e mande.Viva la fama loro; e tra lor gloriasplenda del fosco tuo l’alta memoria. Non schivar, non parar, non ritirarsivoglion costor, né qui destrezza ha parte.Non danno i colpi or finti, or pieni, or scarsi:toglie l’ombra e ‘l furor l’uso de l’arte.Odi le spade orribilmente urtarsia mezzo il ferro, il piè d’orma non parte;sempre è il piè fermo e la man sempre ‘n moto,né scende taglio in van, né punta a vòto.
Circolarità
Invocazione alla Notte
L’onta irrita lo sdegno a la vendetta,e la vendetta poi l’onta rinova;onde sempre al ferir, sempre a la frettastimol novo s’aggiunge e cagion nova.D’or in or piú si mesce e piú ristrettasi fa la pugna, e spada oprar non giova:dansi co’ pomi, e infelloniti e crudicozzan con gli elmi insieme e con gli scudi. Tre volte il cavalier la donna stringecon le robuste braccia, ed altrettanteda que’ nodi tenaci ella si scinge,nodi di fer nemico e non d’amante.Tornano al ferro, e l’uno e l’altro il tingecon molte piaghe; e stanco ed anelantee questi e quegli al fin pur si ritira,e dopo lungo faticar respira.
PROLESSI: crea suspance e alza il tono
Climax, battaglia sempre più selvaggia
Chiede il permesso alla Notte di portare alla luce quelle gesta: metafora
Guerriera inizia a diventare donna
Ritmo concitato, come la battaglia
AMBIGUITà, dovrebbero amarsi ma si combattono
Abilità e dignità dei duellanti
Tancredi e clorinda
L’un l’altro guarda, e del suo corpo essanguesu ‘l pomo de la spada appoggia il peso.Già de l’ultima stella il raggio langueal primo albor ch’è in oriente acceso.Vede Tancredi in maggior copia il sanguedel suo nemico, e sé non tanto offeso.Ne gode e superbisce. Oh nostra follemente ch’ogn’aura di fortuna estolle! Misero, di che godi? oh quanto mestifiano i trionfi ed infelice il vanto!Gli occhi tuoi pagheran (se in vita resti)di quel sangue ogni stilla un mar di pianto.Cosí tacendo e rimirando, questisanguinosi guerrier cessaro alquanto.Ruppe il silenzio al fin Tancredi e disse,perché il suo nome a lui l’altro scoprisse:
GENTILEZZA: cavalleria
«Nostra sventura è ben che qui s’impieghitanto valor, dove silenzio il copra.Ma poi che sorte rea vien che ci neghie lode e testimon degno de l’opra,pregoti (se fra l’arme han loco i preghi)che ‘l tuo nome e ‘l tuo stato a me tu scopra,acciò ch’io sappia, o vinto o vincitore,chi la mia morte o la vittoria onore.» Risponde la feroce: «Indarno chiediquel c’ho per uso di non far palese.Ma chiunque io mi sia, tu inanzi vediun di quei due che la gran torre accese.»Arse di sdegno a quel parlar Tancredi,e: «In mal punto il dicesti»; indi riprese«il tuo dir e ‘l tacer di par m’alletta,barbaro discortese, a la vendetta.»
Perifrasi: l'alba
Intervento del narratore: prova compassione ed è emotivamente coinvolto
Torna ad essere una guerriera
Provocazione
Prolessi
Cavalleria di Tancredi
Tancredi e clorinda
Torna l’ira ne’ cori, e li trasporta,benché debili in guerra. Oh fera pugna,u’ l’arte in bando, u’ già la forza è morta,ove, in vece, d’entrambi il furor pugna!Oh che sanguigna e spaziosa portafa l’una e l’altra spada, ovunque giugna,ne l’arme e ne le carni! e se la vitanon esce, sdegno tienla al petto unita. Qual l’alto Egeo, perché Aquilone o Notocessi, che tutto prima il volse e scosse,non s’accheta ei però, ma ‘l suono e ‘l motoritien de l’onde anco agitate e grosse,tal, se ben manca in lor co ‘l sangue vòtoquel vigor che le braccia a i colpi mosse,serbano ancor l’impeto primo, e vannoda quel sospinti a giunger danno a danno.
Ma ecco omai l’ora fatale è giuntache ‘l viver di Clorinda al suo fin deve.Spinge egli il ferro nel bel sen di puntache vi s’immerge e ‘l sangue avido beve;e la veste, che d’or vago trapuntale mammelle stringea tenera e leve,l’empie d’un caldo fiume. Ella già sentemorirsi, e ‘l piè le manca egro e languente. Segue egli la vittoria, e la trafittavergine minacciando incalza e preme.Ella, mentre cadea, la voce afflittamovendo, disse le parole estreme;parole ch’a lei novo un spirto ditta,spirto di fé, di carità, di speme:virtú ch’or Dio le infonde, e se rubellain vita fu, la vuole in morte ancella.
Caratterizzazione Clorinda: impulsività
Torna ad essere DONNA: Tancredi la uccide nel suo punto più femminile
metafora
climax
Similitudine
Perifrasi: giovinezza
CONVERSIONE di Clorinda, cambia totalmente atteggiamento
Tancredi e clorinda
Cambio di atmosfera e campo semantico: PATHOS e dolcezza
«Amico, hai vinto: io ti perdon... perdonatu ancora, al corpo no, che nulla pave,a l’alma sí; deh! per lei prega, e donabattesmo a me ch’ogni mia colpa lave.»In queste voci languide risuonaun non so che di flebile e soavech’al cor gli scende ed ogni sdegno ammorza,e gli occhi a lagrimar gli invoglia e sforza. Poco quindi lontan nel sen del montescaturia mormorando un picciol rio.Egli v’accorse e l’elmo empié nel fonte,e tornò mesto al grande ufficio e pio.Tremar sentí la man, mentre la frontenon conosciuta ancor sciolse e scoprio.La vide, la conobbe, e restò senzae voce e moto. Ahi vista! ahi conoscenza!
Non morí già, ché sue virtuti accolsetutte in quel punto e in guardia al cor le mise,e premendo il suo affanno a dar si volsevita con l’acqua a chi co ‘l ferro uccise.Mentre egli il suon de’ sacri detti sciolse,colei di gioia trasmutossi, e rise;e in atto di morir lieto e vivace,dir parea: «S’apre il cielo; io vado in pace.» D’un bel pallore ha il bianco volto asperso,come a’ gigli sarian miste viole,e gli occhi al cielo affisa, e in lei conversosembra per la pietate il cielo e ‘l sole;e la man nuda e fredda alzando versoil cavaliero in vece di parolegli dà pegno di pace. In questa formapassa la bella donna, e par che dorma.
Tragicità
Ossimoro: fine pedagogico nella conversione
Tancredi scopre l'identità di Clorinda
Climax
Torna definitivamente ad essere una donna
Partecipazione emotiva del narratore
Tancredi e clorinda
Come l’alma gentile uscita ei vede,rallenta quel vigor ch’avea raccolto;e l’imperio di sé libero cedeal duol già fatto impetuoso e stolto,ch’al cor si stringe e, chiusa in breve sedela vita, empie di morte i sensi e ‘l volto.Già simile a l’estinto il vivo langueal colore, al silenzio, a gli atti, al sangue.
Realismo psicologico: adempiuto il dovere del battesimo si può abbandonare al dolore
Antitesi
Enumerazione
Tancredi e Clorinda
Il bifrontismo di Clorinda Il passo è diviso in due parti: nella prima Clorinda si presenta come una feroce guerriera, nella seconda come una delicata fanciulla. Nella prima parte Clorinda rinnega la sua fisicità, la sua essenza femminile, che recupera nella seconda parte. Ma anche questa trasformazione è ambigua: Clorinda ritrova il suo corpo proprio nel momento in cui lo perde morendo. Tutta la scena è poi profondamente sensuale: da un lato Clorinda è raffigurata come una martire cristiana, dall'altro il poeta insiste molto sulla sua bellezza. Emozione religiosa e sensualità si mescolano
L'ambiguità e il narratoreL'episodio rivela il gusto di Tasso per le situazioni ambigue e conflittuali: i due protagonisti dovrebbero amarsi e invece si causano la morte. L'autore partecipa soggettivamente di questa sofferenza intervenendo in prima persona nel racconto e rivelando la sua immedesimazione emotiva
Il giardino di Armida
Carlo e Ubaldo, cavalieri cristiani mandati a recuperare Rinaldo
Contrasto tra i cristiani e il giardino
LOCUS AMOENUS
Poi che lasciàr gli aviluppati calli,in lieto aspetto il bel giardin s’aperse:acque stagnanti, mobili cristalli,fior vari e varie piante, erbe diverse,apriche collinette, ombrose valli,selve e spelonche in una vista offerse;e quel che ‘l bello e ‘l caro accresce a l’opre,l’arte, che tutto fa, nulla si scopre. Stimi (sí misto il culto è co ‘l negletto)sol naturali e gli ornamenti e i siti.Di natura arte par, che per dilettol’imitatrice sua scherzando imiti.L’aura, non ch’altro, è de la maga effetto,l’aura che rende gli alberi fioriti:co’ fiori eterni eterno il frutto dura,e mentre spunta l’un, l’altro matura.
Fra melodia sí tenera, fra tantevaghezze allettatrici e lusinghiere,va quella coppia, e rigida e costantese stessa indura a i vezzi del piacere.Ecco tra fronde e fronde il guardo inantepenetra e vede, o pargli di vedere,vede pur certo il vago e la diletta,ch’egli è in grembo a la donna, essa a l’erbetta. Ella dinanzi al petto ha il vel diviso,e ‘l crin sparge incomposto al vento estivo;langue per vezzo, e ‘l suo infiammato visofan biancheggiando i bei sudor piú vivo:qual raggio in onda, le scintilla un risone gli umidi occhi tremulo e lascivo.Sovra lui pende; ed ei nel grembo mollele posa il capo, e ‘l volto al volto attolle,
Rigore morale
Rinaldo e Armida
L'artificiale è mescolato col naturale
è tutto frutto di un incantesimo
Sottomissione dell'uomo alla maga: è in suo potere
Sensualità
gioco semantico: la natura imita la sua imitatrice, cioè l'arte
Chiasmo: l'eternità è legata all'artificiosità
Chiasmo:
[...]
Il giardino di Armida
Sensualità
e i famelici sguardi avidamentein lei pascendo si consuma e strugge.S’inchina, e i dolci baci ella soventeliba or da gli occhi e da le labra or sugge,ed in quel punto ei sospirar si senteprofondo sí che pensi: "Or l’alma fuggee ‘n lei trapassa peregrina." Ascosimirano i due guerrier gli atti amorosi. Dal fianco de l’amante (estranio arnese)un cristallo pendea lucido e netto.Sorse, e quel fra le mani a lui sospesea i misteri d’Amor ministro eletto.Con luci ella ridenti, ei con accese,mirano in vari oggetti un solo oggetto:ella del vetro a sé fa specchio, ed egligli occhi di lei sereni a sé fa spegli.
L’uno di servitú, l’altra d’imperosi gloria, ella in se stessa ed egli in lei.«Volgi,» dicea «deh volgi» il cavaliero«a me quegli occhi onde beata bèi,ché son, se tu no ‘l sai, ritratto verode le bellezze tue gli incendi miei;la forma lor, la meraviglia a pienopiú che il cristallo tuo mostra il mio seno. Deh! poi che sdegni me, com’egli è vagomirar tu almen potessi il proprio volto;ché il guardo tuo, ch’altrove non è pago,gioirebbe felice in sé rivolto.Non può specchio ritrar sí dolce imago,né in picciol vetro è un paradiso accolto:specchio t’è degno il cielo, e ne le stellepuoi riguardar le tue sembianze belle.»
Amor cortese
Antitesi guerrieri-contesto
tema dello SPECCHIO
Narcisismo di Armida: ama sè stessa
Iperboli
Il giardino di Armida
Carlo e Ubaldo, cavalieri cristiani mandati a recuperare Rinaldo
Ma quando l’ombra co i silenzi amicirappella a i furti lor gli amanti accortitraggono le notturne ore felicisotto un tetto medesmo entro a quegli orti.Ma poi che vòlta a piú severi ufficilasciò Armida il giardino e i suoi diporti,i duo, che tra i cespugli eran celati,scoprirsi a lui pomposamente armati. Qual feroce destrier ch’al faticosoonor de l’arme vincitor sia tolto,e lascivo marito in vil riposofra gli armenti e ne’ paschi erri disciolto,se ‘l desta o suon di tromba o luminosoacciar, colà tosto annitrendo è vòlto,già già brama l’arringo e, l’uom su ‘l dorsoportando, urtato riurtar nel corso;
Ride Armida a quel dir, ma non che cesse dal vagheggiarsi e da’ suoi bei lavori. [...] Fine alfin posto al vagheggiar, richiedea lui commiato, e ‘l bacia e si diparte.Ella per uso il dí n’esce e rivedegli affari suoi, le sue magiche carte.Egli riman, ch’a lui non si concedepor orma o trar momento in altra parte,e tra le fère spazia e tra le piante,se non quanto è con lei, romito amante.
Caratterizzazione di Armida
i Cavalieri cristiani
Improvviso contrasto tra le armi e le seduzioni del giardino
Similitudine sublime
Indipendenza: ordine al contrario
Prigionia
gioco semantico: la natura imita la sua imitatrice, cioè l'arte
Il giardino di Armida
Rinaldo torna in sè stesso
Similitudine
tal si fece il garzon, quando repentede l’arme il lampo gli occhi suoi percosse.Quel sí guerrier, quel sí feroce ardentesuo spirto a quel fulgor tutto si scosse,benché tra gli agi morbidi languente,e tra i piaceri ebro e sopito ei fosse.Intanto Ubaldo oltra ne viene, e ‘l tersoadamantino scudo ha in lui converso. Egli al lucido scudo il guardo gira,onde si specchia in lui qual siasi e quantocon delicato culto adorno; spiratutto odori e lascivie il crine e ‘l manto,e ‘l ferro, il ferro aver, non ch’altro, miradal troppo lusso effeminato a canto:guernito è sí ch’inutile ornamentosembra, non militar fero instrumento.
Qual uom da cupo e grave sonno oppressodopo vaneggiar lungo in sé riviene,tal ei tornò nel rimirar se stesso,ma se stesso mirar già non sostiene;giú cade il guardo, e timido e dimesso,guardando a terra, la vergogna il tiene.Si chiuderebbe e sotto il mare e dentroil foco per celarsi, e giú nel centro. Ubaldo incominciò parlando allora:«Va l’Asia tutta e va l’Europa in guerra:chiunque e pregio brama e Cristo adoratravaglia in arme or ne la siria terra.Te solo, o figlio di Bertoldo, fuoradel mondo, in ozio, un breve angolo serra;te sol de l’universo il moto nullamove, egregio campion d’una fanciulla.
Campo semantico dello SGUARDO
Nuovo SPECCHIO, che non inganna ma rivela
Iperboli: realismo psicologico
Come effettivamente è
Gli ricorda le sue origini e la dignità dell sua stirpe
Antitesi tra l'effettiva funzione e l'effetto dell'incantesimo
Antitesi ridicolizzante
Il giardino di Armida
Qual sonno o qual letargo ha sí sopitala tua virtute? o qual viltà l’alletta?Su su; te il campo e te Goffredo invita,te la fortuna e la vittoria aspetta.Vieni, o fatal guerriero, e sia fornitala ben comincia impresa; e l’empia setta,che già crollasti, a terra estinta cadasotto l’inevitabile tua spada.» Tacque, e ‘l nobil garzon restò per pocospazio confuso e senza moto e voce.Ma poi che diè vergogna a sdegno loco,sdegno guerrier de la ragion feroce,e ch’al rossor del volto un novo focosuccesse, che piú avampa e che piú coce,squarciossi i vani fregi e quelle indegnepompe, di servitú misera insegne;.
Riscatto
ed affrettò il partire, e de la torta confusione uscí del labirinto. [...]
Realismo
Nuovo rispetto al desiderio
Riprende la sua identità
Il giardino di Armida
Tra piacere e virtùIl piacere finisce sempre per essere smarrimento erotico, lo strumento di cui si serve la tentazione infernale, per rendere l'uomo dimentico dei proprio doveri, tramite la perdita d'identità. La virtù torna nel momento in cui torna l'autoconsapevolezza e la riflessione, che coincide poi con l'azione
Lo stile Il giardino è un labirinto chiuso, uno spazio lussuoso e artificiale. Lo specchio è il simbolo della vanità e dell'immobilità (ma quello di Ubaldo ha funzione invece opposta, neutralizzando l'incantesimo). Lo stile riflette l'artificiosità del luogo e si fa tortuoso e carico di figure retoriche (come chiasmi). Diventa invece diretto nell'ultima parte del passo, quando i cavalieri cristiani redimono Rinaldo e lo fanno tornare in sé.
il giardinoIl giardino lussureggiante rappresenta gli istinti pagari e peccaminosi che si sottraggono al controllo della ragione cristiana. La descrizione del giardino riprende i motivi del locus amoenus.
spinta centrifuga: un cavaliere si allontana per un'avventura
spinta centripeta: un personaggio (di solito goffredo) lo riporta a gerusalemme
Gerusalemme
ESEMPIO: Armida è una maga potente che si infiltra nel campo cristiano e ammalia rinaldo conducendolo nel suo giardino (spinta centrifuga). qui rinaldo si abbandona ai piaceri amorosi finchè due cavalieri cristiani non lo vengono a riprendere, riportandolo sulla retta via (spinta centripeta)
Le unità aristoteliche
Nel primo libro della Poetica, Aristotele aveva osservato che tutte le tragedie si strutturavano su tre unità:1) Unità di Tempo – lo svolgersi dell’evento avviene in un tempo ben determinato, di solito una giornata; 2) Unità di Luogo – l’evento si svolge sempre nello stesso luogo;3) Unità di Azione – La storia è lineare, basata su una sola azione principale
Nel Rinascimento italiano, dopo che la Poetica fu riscoperta e tradotta, queste osservazioni diventarono “regole” assolute e i drammaturghi, scrissero le loro opere rispettando le “tre unità” di tempo, di luogo e di azione. Le regole si estesero poi anche alle opere epiche.
Valori come individualismo, pluralismo ed edonismo, sono presenti anche fra i cristiani
Invece di subordinare ogni loro impulso al fine religioso alcuni eroi sviano e decidono di perseguire la gloria mondana e individuale o cercano l'amore e il piacere dei sensi
Queste spinte sono avvertite come ERRORI dei compagni erranti su cui agisce la forza repressiva dei rappresentanti del codice cristiano (goffredo e pier l'eremita), per contenerne la devianza
Il libro viene guardato con sempre più sospetto, in quanto veicolo di diffusione delle idee non ortodosse
Viene stilato un elenco di libri proibiti, ovvero quei libri ritenuti contrari alla dottrina e alla morale cattolica (come Il Principe di Machiavelli)
I libri più famosi e già troppo in circolazione vennero modificati tramite la censura ( ad esempio Il Decameron venne rimaneggiato completamente, cambiando spesso i finali delle novelle)
L'editoria subisce un'involuzione: vengono pubblicate solo opere edificanti e morali, religiose e devozionali