CIBI IMPORTATI DALL'AMERICA NEL 1500
Quali sono i prodotti importati dall'America nel 1500?
Abbiamo sempre sostenuto che furono dieci i prodotti principali, alimentari e
anche adibiti ad altro uso, importati da Colombo in Europa dopo la scoperta dell’America.
Grazie per l'attenzione
Francesco Fatone
Patate
La patata èl’alimento forse più diffuso al mondo. La patata è originaria del Perù, Messico e della Bolivia, territori dove veniva coltivata fin dia tempi della civiltà azteca e incaica. La leggenda vuole che Colombo la importò in Europa, ma in realtà l’Ammiraglio genovese nei suoi viaggi oltre Oceano non incontrò personalmente la patata, almeno da quanto sappiamo. La sua scoperta viene sovente attribuita agli spagnoli di Pizarro, sulla Cordigliera Andina, solo a metà Cinquecento. Le patate erano considerate vere e proprie “piante nocive”.
Dai documenti che ci sono arrivati, abbiamo poi dedotto che fu a causa di una terribile carestia del 1663, che in Irlanda si cominciò a consumare patate per l’alimentazione umana. Si deve all’agronomo francese Parmentier Antoine-Augustin se oggi questo tubero è tanto apprezzato, poiché fu proprio lui per primo ad apprezzarne il sapore ed a divulgarne la consumazione e l’estrema facilità nella crescita. Fu proprio Luigi XVI, il quale, dopo la spaventosa carestia del 1785, impartì l’ordine ai nobili di obbligare i propri contadini a coltivare la patata. La patata divenne il cibo popolare per antonomasia.In Italia la sua diffusione non fu immediata, ma non appena si comprese le sue potenzialità, questo tubero si propagò in tutto il Paese con estrema rapidità. La sua incredibile versatilità l’hanno resa uno dei prodotti vegetali più importanti e più consumati in assoluto.
Pomodori
Il “re degli ortaggi" proviene anch’esso dal “nuovo mondo”. Senza alcun dubbio oggi è diventato uno dei prodotti più apprezzati sulle tavole italiane. Arrivarono in Europa tipologie di pomodori molto differenti da quello odierno, per aspetto, per crescita della pianta. La pianta doveva in qualche modo adattarsi al nuovo clima, pertanto ci volle l’intervento dei botanici, che con la loro selezione idearono moltissime nuove varietà; solo le varietà italiane di pomodoro sono cica 320. La sua origine va ricercata in Messico e in Perù, territori dove gli Aztechi e gli stessi Inca lo coltivavano e lo consumavano con molta frequenza. Veniva chiamato “xitomatl”, da cui poi ha avuto origine il termine inglese “tomato”. Furono proprio gli Aztechi ad inventare la famosa “salsa di pomodoro”. Anche per questo alimento, il suo arrivo in Europa si deve al conquistador Hernán Cortés, nell’anno 1540. Al principio furono indicati come frutti velenosi, ma poi fu il Re Sole il promotore indiscusso di questo prelibato nuovo alimento, che iniziò a farlo coltivare persino nella maestosa Reggia di Versailles. Quello che venne poi considerato il pioniere della botanica in Italia, il Dr. Pietro Andrea Mattioli (1501-1577), lo battezzò “Mela Aurea“, nominativo che fu poi modificato in italiano comune “pomo d’oro”. La sua diffusione “esplose” quando alla pianta vennero attribuite proprietà afrodisiache eccelse. Ufficialmente la data della comparsa del pomodoro in Italia è registrata nel 1596, non come alimento, ma come pianta ornamentale nelle Regioni settentrionali; raggiunse il meridione solo nel 1610, dove per ragioni climatiche favorevoli, si coltivò con maggiore facilità. Oggi è praticamente impossibile riuscire ad evitare questo ingrediente in qualunque parte d’Europa.
Mais
Forse la scoperta più importante, che più ha influito sull’economia, sulle tradizioni e sullo sviluppo dei vari Paesi europei. Fu il popolo Maya ad utilizzare questa pianta per primo, ma forse già i popoli precenti ne avevano compreso i valori nutritivi. I Maya si nutrivano dei chicchi essiccati, e anche lessati, e sappiamo per certo che furono i primi anche a macinare i chicchi per creare delle farine, per poi arrivare ad ottenere delle “polente rudimentali”, ma anche una sorta di “tortilles”, e di curiose bevande calde.La ricchezza di questa pianta è la sua versatilità e la facilità di crescita, anche su terreni rocciosi. Colombo lo importò in Europa, e da subito si capii lo straordinario valore nutrizionale di questa pianta, e i suoi chicchi dorati furono da subito richiestissimi. Il “grano turco”, così viene anche chiamato, divenne il nuovo “oro” commestibile, e già dal 1525 veniva consumato regolarmente in tutto il Portogallo e tutta la Spagna.Il mais divenne in poco tempo, una delle più importanti risorse alimentari per uomini e soprattutto per animali.
Cacao
Si pensa che i primi a carpire le proprietà di questa pianta ed a intraprenderne la coltivazione furono i Maya, verso il 1000 a.C. Fu Linneo, nel XVIII secolo, a classificare questa pianta con il nome di “Theobroma cacao“, ossia “cibo degli dei”. Lo stesso Linneo aveva capito quali fossero le innumerevoli proprietà benefiche del cacao, che erano già state ampiamente comprese dai popoli dell’America centrale. Da quanto sappiamo un singolo seme di cacao valeva l’equivalente di ben 4 pannocchie di mais. Il cacao è stato dunque la prima “moneta”. Molti autori sono concordi nell’attribuire a Cortés il merito di tale scoperta, ma mancano le prove per confermare questo primato. Vi è un documento nel quale i Frati domenicani, di ritorno da Verapaz, scrissero di aver importato il cacao nel vecchio Continente nel 1544, sotto forma di bevanda scura chiamata “xocoatl”, derivante da sementi del cacao. Il commercio transoceanico del cacao iniziò solo nel 1585, anno in cui il primo carico di chicchi raggiunse Siviglia.
Fagioli
In Messico 7000 anni fa questi legumi venivano regolarmente consumati. Noi Europei facemmo la loro conoscenza dopo che Cristoforo Colombo li scoprì nel suo secondo viaggio a Cuba. Furono quindi gli Spagnoli ed i Portoghesi che li introdussero in Europa nel XVI secolo.
Il fagiolo è dunque l’ennesima importantissima scoperta del “nuovo mondo” che ha in qualche modo rivoluzionato la nostra cultura. La ricchezza proteica di tale alimento è stata da subito compresa, e proprio questo motivo la sua diffusione è stata piuttosto repentina. In Italia oggi viene coltivato praticamente in quasi ogni Regione.
Peperoni
Il peperone fu ufficialmente importato in Europa nella seconda metà del ‘500. Venne battezzato “pepe d’India” e in Italia assunse il nome di “peperone”, a causa del suo sapore molto affine a quello del pepe.
Non ebbe una rapida diffusione nella cucina italiana, anche se venne usato nelle ricette napoletane per la pasta, prima di essere totalmente sostituito dal pomodoro. Nella letteratura gastronomica del Seicento troviamo moltissimi riferimenti a questo ortaggio. Nell’Ottocento erano i “peperoni sott’aceto” ad essere molto apprezzati. Napoleone fu uno dei più famosi ammiratori del peperone.
Le proprietà nutrizionali di questo alimento sono sorprendenti e purtroppo poco diffuse, basti pensare che il peperone crudo contiene più Vitamina C di un qualunque agrume.
Zucca
Quando parliamo di “Zucca” americana, parliamo di una nuova tipologia di zucca, che venne importata in Europa nel XVI sec. con la scoperta dell’America. Altri tipi di zucca erano già note in Europa, forse arrivata in tempi lontani dall’India, ma questa nuova tipologia era del tutto sconosciuta fino al 1500.
Alimento che ha influito un po’ meno nel cambiamento culturale ed economico europeo, ma che comunque ha dato il suo modesto contributo. Utilizzata ed apprezzata da subito, sia nell’alimentazione umana che animale.
Tacchino
Colombo fece giungere fin nelle nostre terre Il tacchino, “Meleagris gallopavo“, è un gallinaceo originario proprio dell’America Latina.
Dobbiamo andare fino in Messico, per ricercarne le origini. Antichi reperti risalenti ad un periodo di tempo compreso tra il 200 a.C. e il 700 d.C, sono stati ritrovati appunto in questo territorio. Sembra che già alla corte del famoso imperatore azteco Montezuma, i tacchini venissero allevati in gran quantità. Gli Aztechi apprezzavano molto la loro carne e sovente utilizzavano le loro penne come ornamento. Sembra che anche gli antichi Greci ed i Romani conoscessero ed apprezzassero già la carne di tacchino, che però misteriosamente scomparve dalle cronache per diversi secoli. Il tacchino riapparve solo nell’anno 1525. Alcuni storici ritengono che fu proprio Cristoforo Colombo a venire a conoscenza di questo animale e che circa nel 1511, e fu importato per la prima volta in Spagna in quegli anni, da lì poi si diffuse poi in tutta Europa. Gli spagnoli e i portoghesi lo chiamavano “Pavones de las Indias“. In Inghilterra invece il termine “turkey-cochs” (poi abbreviato in turkey) deriverebbe dal fatto che furono proprio i mercanti turchi a introdurlo in Gran Bretagna. Oggi questo animale è diffuso e allevato in tutto il mondo.
Peperoncino
Alimento antichissimo. Non a caso oggi si indentifica il cibo “messicano” con piccante. Il peperoncino deriva proprio da quelle zone. Fu un alimento di straordinaria importanza in tutte le principali civiltà precolombiane Olmeca, Tolteca, Azteca, Inca e Maya. Reperti archeologici dimostrano che il peperoncino era usato già 9.000 anni fa.
In Europa il peperoncino è arrivato sulle Caravelle di Cristoforo Colombo. Proprio nel suo primo viaggio, il noto ammiraglio incontrò questo alimento, che fu minuziosamente annotato nel suo diario, nella relazione datata 15 gennaio 1493. Nella seconda spedizione nel nuovo mondo, nel 1494, i collaboratori di Colombo, tra cui il Dr. Diego Alvarez Chanca, portarono il peperoncino alla corte dei Reali di Spagna. Ci vollero solo poche decine di anni per far sì che il pperoncino si diffuse in tutta la Spagna, e da lì poi arrivò anche in Italia nel 1568 circa. Colombo ed i reali di Spagna pensarono di aver scoperto una ricchezza che volevano sfruttare a scopo lucrativo, cercando di custodirla e di non farla espandere, facendo ricadere la domanda di mercato solo su determinate poche persone, ma ciò non funzionò in quanto la facilità di coltivazione ne favorirono una diffusione incontenibile che sfavorirono questo progetto di business. La prelibatezza del peperoncino e il suo irresistibile sapore piccante non peteva passare inosservato, e quindi l’alimento “esplose” ugualmente in tutta Europa, nonostante i divieti della Chiesa.
Ananas
L’Ananas proviene dai Paesi tropicali e sub-tropicali, con molta probabilità originario del Brasile e Paraguay. Viene prodotta principalmete in Costa Rica, ma anche in Costa d’Avorio e Kenya. L’Ananas è stata coltivata in Sud America e nelle Indie Occidentali fin dai periodi più antichi. Cristoforo Colombo l’ha scoperta durante il suo viaggio in Guadalupe nel 1493 e l’ha introdotto in Europa. Nel vecchio Continente però i vari tentativi di coltivarlo hanno da sempre avuto scarso successo.
Gli indios chiamavano questo frutto “anana”, ovvero “profumo”, mentre i conquistadores ritenevano che fosse una sorta di “piña indiana“. In Europa veniva chiamato “pigna reale”, non solo per il suo gusto, ma anche per il suo eccessivo costo, sopportato solo appunto, dalle famiglie nobiliari. Dall’Europa continentale venne poi introdotto in Gran Bretagna. Il nome ananas, si pensa derivi da “ain-anas”, ossia “occhio umano”, per la forma delle scaglie.
Attribuire a Colombo l’importazione di questi prodotti è puramente simbolico, in quanto si identifica nel personaggio storico di Colombo il passaggio dalla fine dell’Era medioevale all’inizio dell’Era moderna; quindi sappiamo tutti che non fu Colombo in persona, con le sue varie spedizioni, a “scoprire” tutti i prodotti importati dall'America, ma metaforicamente possiamo dire che fu lui a portarci, direttamente e anche indirettamente, ad avere oggi tutte queste ricchezze gastronomiche, che prima appartenevano solo al “nuovo mondo”.
Cibi importati in Europa dall'America nel 1500
Francesco
Created on September 23, 2024
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CIBI IMPORTATI DALL'AMERICA NEL 1500
Quali sono i prodotti importati dall'America nel 1500?
Abbiamo sempre sostenuto che furono dieci i prodotti principali, alimentari e anche adibiti ad altro uso, importati da Colombo in Europa dopo la scoperta dell’America.
Grazie per l'attenzione
Francesco Fatone
Patate
La patata èl’alimento forse più diffuso al mondo. La patata è originaria del Perù, Messico e della Bolivia, territori dove veniva coltivata fin dia tempi della civiltà azteca e incaica. La leggenda vuole che Colombo la importò in Europa, ma in realtà l’Ammiraglio genovese nei suoi viaggi oltre Oceano non incontrò personalmente la patata, almeno da quanto sappiamo. La sua scoperta viene sovente attribuita agli spagnoli di Pizarro, sulla Cordigliera Andina, solo a metà Cinquecento. Le patate erano considerate vere e proprie “piante nocive”. Dai documenti che ci sono arrivati, abbiamo poi dedotto che fu a causa di una terribile carestia del 1663, che in Irlanda si cominciò a consumare patate per l’alimentazione umana. Si deve all’agronomo francese Parmentier Antoine-Augustin se oggi questo tubero è tanto apprezzato, poiché fu proprio lui per primo ad apprezzarne il sapore ed a divulgarne la consumazione e l’estrema facilità nella crescita. Fu proprio Luigi XVI, il quale, dopo la spaventosa carestia del 1785, impartì l’ordine ai nobili di obbligare i propri contadini a coltivare la patata. La patata divenne il cibo popolare per antonomasia.In Italia la sua diffusione non fu immediata, ma non appena si comprese le sue potenzialità, questo tubero si propagò in tutto il Paese con estrema rapidità. La sua incredibile versatilità l’hanno resa uno dei prodotti vegetali più importanti e più consumati in assoluto.
Pomodori
Il “re degli ortaggi" proviene anch’esso dal “nuovo mondo”. Senza alcun dubbio oggi è diventato uno dei prodotti più apprezzati sulle tavole italiane. Arrivarono in Europa tipologie di pomodori molto differenti da quello odierno, per aspetto, per crescita della pianta. La pianta doveva in qualche modo adattarsi al nuovo clima, pertanto ci volle l’intervento dei botanici, che con la loro selezione idearono moltissime nuove varietà; solo le varietà italiane di pomodoro sono cica 320. La sua origine va ricercata in Messico e in Perù, territori dove gli Aztechi e gli stessi Inca lo coltivavano e lo consumavano con molta frequenza. Veniva chiamato “xitomatl”, da cui poi ha avuto origine il termine inglese “tomato”. Furono proprio gli Aztechi ad inventare la famosa “salsa di pomodoro”. Anche per questo alimento, il suo arrivo in Europa si deve al conquistador Hernán Cortés, nell’anno 1540. Al principio furono indicati come frutti velenosi, ma poi fu il Re Sole il promotore indiscusso di questo prelibato nuovo alimento, che iniziò a farlo coltivare persino nella maestosa Reggia di Versailles. Quello che venne poi considerato il pioniere della botanica in Italia, il Dr. Pietro Andrea Mattioli (1501-1577), lo battezzò “Mela Aurea“, nominativo che fu poi modificato in italiano comune “pomo d’oro”. La sua diffusione “esplose” quando alla pianta vennero attribuite proprietà afrodisiache eccelse. Ufficialmente la data della comparsa del pomodoro in Italia è registrata nel 1596, non come alimento, ma come pianta ornamentale nelle Regioni settentrionali; raggiunse il meridione solo nel 1610, dove per ragioni climatiche favorevoli, si coltivò con maggiore facilità. Oggi è praticamente impossibile riuscire ad evitare questo ingrediente in qualunque parte d’Europa.
Mais
Forse la scoperta più importante, che più ha influito sull’economia, sulle tradizioni e sullo sviluppo dei vari Paesi europei. Fu il popolo Maya ad utilizzare questa pianta per primo, ma forse già i popoli precenti ne avevano compreso i valori nutritivi. I Maya si nutrivano dei chicchi essiccati, e anche lessati, e sappiamo per certo che furono i primi anche a macinare i chicchi per creare delle farine, per poi arrivare ad ottenere delle “polente rudimentali”, ma anche una sorta di “tortilles”, e di curiose bevande calde.La ricchezza di questa pianta è la sua versatilità e la facilità di crescita, anche su terreni rocciosi. Colombo lo importò in Europa, e da subito si capii lo straordinario valore nutrizionale di questa pianta, e i suoi chicchi dorati furono da subito richiestissimi. Il “grano turco”, così viene anche chiamato, divenne il nuovo “oro” commestibile, e già dal 1525 veniva consumato regolarmente in tutto il Portogallo e tutta la Spagna.Il mais divenne in poco tempo, una delle più importanti risorse alimentari per uomini e soprattutto per animali.
Cacao
Si pensa che i primi a carpire le proprietà di questa pianta ed a intraprenderne la coltivazione furono i Maya, verso il 1000 a.C. Fu Linneo, nel XVIII secolo, a classificare questa pianta con il nome di “Theobroma cacao“, ossia “cibo degli dei”. Lo stesso Linneo aveva capito quali fossero le innumerevoli proprietà benefiche del cacao, che erano già state ampiamente comprese dai popoli dell’America centrale. Da quanto sappiamo un singolo seme di cacao valeva l’equivalente di ben 4 pannocchie di mais. Il cacao è stato dunque la prima “moneta”. Molti autori sono concordi nell’attribuire a Cortés il merito di tale scoperta, ma mancano le prove per confermare questo primato. Vi è un documento nel quale i Frati domenicani, di ritorno da Verapaz, scrissero di aver importato il cacao nel vecchio Continente nel 1544, sotto forma di bevanda scura chiamata “xocoatl”, derivante da sementi del cacao. Il commercio transoceanico del cacao iniziò solo nel 1585, anno in cui il primo carico di chicchi raggiunse Siviglia.
Fagioli
In Messico 7000 anni fa questi legumi venivano regolarmente consumati. Noi Europei facemmo la loro conoscenza dopo che Cristoforo Colombo li scoprì nel suo secondo viaggio a Cuba. Furono quindi gli Spagnoli ed i Portoghesi che li introdussero in Europa nel XVI secolo. Il fagiolo è dunque l’ennesima importantissima scoperta del “nuovo mondo” che ha in qualche modo rivoluzionato la nostra cultura. La ricchezza proteica di tale alimento è stata da subito compresa, e proprio questo motivo la sua diffusione è stata piuttosto repentina. In Italia oggi viene coltivato praticamente in quasi ogni Regione.
Peperoni
Il peperone fu ufficialmente importato in Europa nella seconda metà del ‘500. Venne battezzato “pepe d’India” e in Italia assunse il nome di “peperone”, a causa del suo sapore molto affine a quello del pepe. Non ebbe una rapida diffusione nella cucina italiana, anche se venne usato nelle ricette napoletane per la pasta, prima di essere totalmente sostituito dal pomodoro. Nella letteratura gastronomica del Seicento troviamo moltissimi riferimenti a questo ortaggio. Nell’Ottocento erano i “peperoni sott’aceto” ad essere molto apprezzati. Napoleone fu uno dei più famosi ammiratori del peperone. Le proprietà nutrizionali di questo alimento sono sorprendenti e purtroppo poco diffuse, basti pensare che il peperone crudo contiene più Vitamina C di un qualunque agrume.
Zucca
Quando parliamo di “Zucca” americana, parliamo di una nuova tipologia di zucca, che venne importata in Europa nel XVI sec. con la scoperta dell’America. Altri tipi di zucca erano già note in Europa, forse arrivata in tempi lontani dall’India, ma questa nuova tipologia era del tutto sconosciuta fino al 1500. Alimento che ha influito un po’ meno nel cambiamento culturale ed economico europeo, ma che comunque ha dato il suo modesto contributo. Utilizzata ed apprezzata da subito, sia nell’alimentazione umana che animale.
Tacchino
Colombo fece giungere fin nelle nostre terre Il tacchino, “Meleagris gallopavo“, è un gallinaceo originario proprio dell’America Latina. Dobbiamo andare fino in Messico, per ricercarne le origini. Antichi reperti risalenti ad un periodo di tempo compreso tra il 200 a.C. e il 700 d.C, sono stati ritrovati appunto in questo territorio. Sembra che già alla corte del famoso imperatore azteco Montezuma, i tacchini venissero allevati in gran quantità. Gli Aztechi apprezzavano molto la loro carne e sovente utilizzavano le loro penne come ornamento. Sembra che anche gli antichi Greci ed i Romani conoscessero ed apprezzassero già la carne di tacchino, che però misteriosamente scomparve dalle cronache per diversi secoli. Il tacchino riapparve solo nell’anno 1525. Alcuni storici ritengono che fu proprio Cristoforo Colombo a venire a conoscenza di questo animale e che circa nel 1511, e fu importato per la prima volta in Spagna in quegli anni, da lì poi si diffuse poi in tutta Europa. Gli spagnoli e i portoghesi lo chiamavano “Pavones de las Indias“. In Inghilterra invece il termine “turkey-cochs” (poi abbreviato in turkey) deriverebbe dal fatto che furono proprio i mercanti turchi a introdurlo in Gran Bretagna. Oggi questo animale è diffuso e allevato in tutto il mondo.
Peperoncino
Alimento antichissimo. Non a caso oggi si indentifica il cibo “messicano” con piccante. Il peperoncino deriva proprio da quelle zone. Fu un alimento di straordinaria importanza in tutte le principali civiltà precolombiane Olmeca, Tolteca, Azteca, Inca e Maya. Reperti archeologici dimostrano che il peperoncino era usato già 9.000 anni fa. In Europa il peperoncino è arrivato sulle Caravelle di Cristoforo Colombo. Proprio nel suo primo viaggio, il noto ammiraglio incontrò questo alimento, che fu minuziosamente annotato nel suo diario, nella relazione datata 15 gennaio 1493. Nella seconda spedizione nel nuovo mondo, nel 1494, i collaboratori di Colombo, tra cui il Dr. Diego Alvarez Chanca, portarono il peperoncino alla corte dei Reali di Spagna. Ci vollero solo poche decine di anni per far sì che il pperoncino si diffuse in tutta la Spagna, e da lì poi arrivò anche in Italia nel 1568 circa. Colombo ed i reali di Spagna pensarono di aver scoperto una ricchezza che volevano sfruttare a scopo lucrativo, cercando di custodirla e di non farla espandere, facendo ricadere la domanda di mercato solo su determinate poche persone, ma ciò non funzionò in quanto la facilità di coltivazione ne favorirono una diffusione incontenibile che sfavorirono questo progetto di business. La prelibatezza del peperoncino e il suo irresistibile sapore piccante non peteva passare inosservato, e quindi l’alimento “esplose” ugualmente in tutta Europa, nonostante i divieti della Chiesa.
Ananas
L’Ananas proviene dai Paesi tropicali e sub-tropicali, con molta probabilità originario del Brasile e Paraguay. Viene prodotta principalmete in Costa Rica, ma anche in Costa d’Avorio e Kenya. L’Ananas è stata coltivata in Sud America e nelle Indie Occidentali fin dai periodi più antichi. Cristoforo Colombo l’ha scoperta durante il suo viaggio in Guadalupe nel 1493 e l’ha introdotto in Europa. Nel vecchio Continente però i vari tentativi di coltivarlo hanno da sempre avuto scarso successo. Gli indios chiamavano questo frutto “anana”, ovvero “profumo”, mentre i conquistadores ritenevano che fosse una sorta di “piña indiana“. In Europa veniva chiamato “pigna reale”, non solo per il suo gusto, ma anche per il suo eccessivo costo, sopportato solo appunto, dalle famiglie nobiliari. Dall’Europa continentale venne poi introdotto in Gran Bretagna. Il nome ananas, si pensa derivi da “ain-anas”, ossia “occhio umano”, per la forma delle scaglie.
Attribuire a Colombo l’importazione di questi prodotti è puramente simbolico, in quanto si identifica nel personaggio storico di Colombo il passaggio dalla fine dell’Era medioevale all’inizio dell’Era moderna; quindi sappiamo tutti che non fu Colombo in persona, con le sue varie spedizioni, a “scoprire” tutti i prodotti importati dall'America, ma metaforicamente possiamo dire che fu lui a portarci, direttamente e anche indirettamente, ad avere oggi tutte queste ricchezze gastronomiche, che prima appartenevano solo al “nuovo mondo”.