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Cibi importati in Europa dall'America nel 1500

Francesco

Created on September 23, 2024

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CIBI IMPORTATI DALL'AMERICA NEL 1500

Quali sono i prodotti importati dall'America nel 1500?

Abbiamo sempre sostenuto che furono dieci i prodotti principali, alimentari e anche adibiti ad altro uso, importati da Colombo in Europa dopo la scoperta dell’America.

Grazie per l'attenzione

Francesco Fatone

Patate

La patata èl’a­li­men­to forse più dif­fu­so al mondo. La pa­ta­ta è ori­gi­na­ria del Perù, Mes­si­co e della Bo­li­via, ter­ri­to­ri dove ve­ni­va col­ti­va­ta fin dia tempi della ci­vil­tà az­te­ca e in­cai­ca. La leg­gen­da vuole che Co­lom­bo la im­por­tò in Eu­ro­pa, ma in real­tà l’Am­mi­ra­glio ge­no­ve­se nei suoi viag­gi oltre Ocea­no non in­con­trò per­so­nal­men­te la pa­ta­ta, al­me­no da quan­to sap­pia­mo. La sua sco­per­ta viene so­ven­te at­tri­bui­ta agli spa­gno­li di Pi­zar­ro, sulla Cor­di­glie­ra An­di­na, solo a metà Cin­que­cen­to. Le pa­ta­te erano con­si­de­ra­te vere e pro­prie “pian­te no­ci­ve”. Dai do­cu­men­ti che ci sono ar­ri­va­ti, ab­bia­mo poi de­dot­to che fu a causa di una ter­ri­bi­le ca­re­stia del 1663, che in Ir­lan­da si co­min­ciò a con­su­ma­re pa­ta­te per l’a­li­men­ta­zio­ne umana. Si deve al­l’a­gro­no­mo fran­ce­se Par­men­tier An­toi­ne-Au­gu­stin se oggi que­sto tu­be­ro è tanto ap­prez­za­to, poi­ché fu pro­prio lui per primo ad ap­prez­zar­ne il sa­po­re ed a di­vul­gar­ne la con­su­ma­zio­ne e l’e­stre­ma fa­ci­li­tà nella cre­sci­ta. Fu pro­prio Luigi XVI, il quale, dopo la spa­ven­to­sa ca­re­stia del 1785, im­par­tì l’or­di­ne ai no­bi­li di ob­bli­ga­re i pro­pri con­ta­di­ni a col­ti­va­re la pa­ta­ta. La pa­ta­ta di­ven­ne il cibo po­po­la­re per an­to­no­ma­sia.In Ita­lia la sua dif­fu­sio­ne non fu im­me­dia­ta, ma non ap­pe­na si com­pre­se le sue po­ten­zia­li­tà, que­sto tu­be­ro si pro­pa­gò in tutto il Paese con estre­ma ra­pi­di­tà. La sua in­cre­di­bi­le ver­sa­ti­li­tà l’han­no resa uno dei pro­dot­ti ve­ge­ta­li più im­por­tan­ti e più con­su­ma­ti in as­so­lu­to.

Pomodori

Il “re degli or­tag­gi" pro­vie­ne an­ch’es­so dal “nuovo mondo”. Senza alcun dub­bio oggi è di­ven­ta­to uno dei pro­dot­ti più ap­prez­za­ti sulle ta­vo­le ita­lia­ne. Ar­ri­va­ro­no in Eu­ro­pa ti­po­lo­gie di po­mo­do­ri molto dif­fe­ren­ti da quel­lo odier­no, per aspet­to, per cre­sci­ta della pian­ta. La pian­ta do­ve­va in qual­che modo adat­tar­si al nuovo clima, per­tan­to ci volle l’in­ter­ven­to dei bo­ta­ni­ci, che con la loro se­le­zio­ne idea­ro­no mol­tis­si­me nuove va­rie­tà; solo le va­rie­tà ita­lia­ne di po­mo­do­ro sono cica 320. La sua ori­gi­ne va ri­cer­ca­ta in Mes­si­co e in Perù, ter­ri­to­ri dove gli Az­te­chi e gli stes­si Inca lo col­ti­va­va­no e lo con­su­ma­va­no con molta fre­quen­za. Ve­ni­va chia­ma­to “xi­to­ma­tl”, da cui poi ha avuto ori­gi­ne il ter­mi­ne in­gle­se “to­ma­to”. Fu­ro­no pro­prio gli Az­te­chi ad in­ven­ta­re la fa­mo­sa “salsa di po­mo­do­ro”. Anche per que­sto ali­men­to, il suo ar­ri­vo in Eu­ro­pa si deve al con­qui­sta­dor Hernán Cor­tés, nel­l’an­no 1540. Al prin­ci­pio fu­ro­no in­di­ca­ti come frut­ti ve­le­no­si, ma poi fu il Re Sole il pro­mo­to­re in­di­scus­so di que­sto pre­li­ba­to nuovo ali­men­to, che ini­ziò a farlo col­ti­va­re per­si­no nella mae­sto­sa Reg­gia di Ver­sail­les. Quel­lo che venne poi con­si­de­ra­to il pio­nie­re della bo­ta­ni­ca in Ita­lia, il Dr. Pie­tro An­drea Mat­tio­li (1501-1577), lo bat­tez­zò “Mela Aurea“, no­mi­na­ti­vo che fu poi mo­di­fi­ca­to in ita­lia­no co­mu­ne “pomo d’oro”. La sua dif­fu­sio­ne “esplo­se” quan­do alla pian­ta ven­ne­ro at­tri­bui­te pro­prie­tà afro­di­sia­che ec­cel­se. Uf­fi­cial­men­te la data della comparsa del pomodoro in Italia è re­gi­stra­ta nel 1596, non come ali­men­to, ma come pian­ta or­na­men­ta­le nelle Re­gio­ni set­ten­trio­na­li; rag­giun­se il me­ri­dio­ne solo nel 1610, dove per ra­gio­ni cli­ma­ti­che fa­vo­re­vo­li, si col­ti­vò con mag­gio­re fa­ci­li­tà. Oggi è pra­ti­ca­men­te im­pos­si­bi­le riu­sci­re ad evi­ta­re que­sto in­gre­dien­te in qua­lun­que parte d’Eu­ro­pa.

Mais

Forse la sco­per­ta più im­por­tan­te, che più ha in­flui­to sul­l’e­co­no­mia, sulle tra­di­zio­ni e sullo svi­lup­po dei vari Paesi eu­ro­pei. Fu il po­po­lo Maya ad uti­liz­za­re que­sta pian­ta per primo, ma forse già i po­po­li pre­cen­ti ne ave­va­no com­pre­so i va­lo­ri nu­tri­ti­vi. I Maya si nu­tri­va­no dei chic­chi es­sic­ca­ti, e anche les­sa­ti, e sap­pia­mo per certo che fu­ro­no i primi anche a ma­ci­na­re i chic­chi per crea­re delle fa­ri­ne, per poi ar­ri­va­re ad ot­te­ne­re delle “po­len­te ru­di­men­ta­li”, ma anche una sorta di “tor­til­les”, e di cu­rio­se be­van­de calde.La ric­chez­za di que­sta pian­ta è la sua ver­sa­ti­li­tà e la fa­ci­li­tà di cre­sci­ta, anche su ter­re­ni roc­cio­si. Co­lom­bo lo im­por­tò in Eu­ro­pa, e da su­bi­to si capii lo straor­di­na­rio va­lo­re nu­tri­zio­na­le di que­sta pian­ta, e i suoi chic­chi do­ra­ti fu­ro­no da su­bi­to ri­chie­stis­si­mi. Il “grano turco”, così viene anche chia­ma­to, di­ven­ne il nuovo “oro” com­me­sti­bi­le, e già dal 1525 ve­ni­va con­su­ma­to re­go­lar­men­te in tutto il Por­to­gal­lo e tutta la Spa­gna.Il mais di­ven­ne in poco tempo, una delle più im­por­tan­ti ri­sor­se ali­men­ta­ri per uo­mi­ni e so­prat­tut­to per ani­ma­li.

Cacao

Si pensa che i primi a car­pi­re le pro­prie­tà di que­sta pian­ta ed a in­tra­pren­der­ne la col­ti­va­zio­ne fu­ro­no i Maya, verso il 1000 a.C. Fu Lin­neo, nel XVIII se­co­lo, a clas­si­fi­ca­re que­sta pian­ta con il nome di “Theo­bro­ma cacao“, ossia “cibo degli dei”. Lo stes­so Lin­neo aveva ca­pi­to quali fos­se­ro le in­nu­me­re­vo­li pro­prie­tà be­ne­fi­che del cacao, che erano già state am­pia­men­te com­pre­se dai po­po­li del­l’A­me­ri­ca cen­tra­le. Da quan­to sap­pia­mo un sin­go­lo seme di cacao va­le­va l’e­qui­va­len­te di ben 4 pan­noc­chie di mais. Il cacao è stato dun­que la prima “mo­ne­ta”. Molti au­to­ri sono con­cor­di nel­l’at­tri­bui­re a Cor­tés il me­ri­to di tale sco­per­ta, ma man­ca­no le prove per con­fer­ma­re que­sto pri­ma­to. Vi è un do­cu­men­to nel quale i Frati do­me­ni­ca­ni, di ri­tor­no da Ve­ra­paz, scris­se­ro di aver im­por­ta­to il cacao nel vec­chio Con­ti­nen­te nel 1544, sotto forma di be­van­da scura chia­ma­ta “xo­coa­tl”, de­ri­van­te da se­men­ti del cacao. Il com­mer­cio tran­so­cea­ni­co del cacao ini­ziò solo nel 1585, anno in cui il primo ca­ri­co di chic­chi rag­giun­se Si­vi­glia.

Fagioli

In Mes­si­co 7000 anni fa que­sti le­gu­mi ve­ni­va­no re­go­lar­men­te con­su­ma­ti. Noi Eu­ro­pei fa­cem­mo la loro co­no­scen­za dopo che Cri­sto­fo­ro Co­lom­bo li sco­prì nel suo se­con­do viag­gio a Cuba. Fu­ro­no quin­di gli Spa­gno­li ed i Por­to­ghe­si che li in­tro­dus­se­ro in Eu­ro­pa nel XVI se­co­lo. Il fa­gio­lo è dun­que l’en­ne­si­ma im­por­tan­tis­si­ma sco­per­ta del “nuovo mondo” che ha in qual­che modo ri­vo­lu­zio­na­to la no­stra cul­tu­ra. La ric­chez­za pro­tei­ca di tale ali­men­to è stata da su­bi­to com­pre­sa, e pro­prio que­sto mo­ti­vo la sua dif­fu­sio­ne è stata piut­to­sto re­pen­ti­na. In Ita­lia oggi viene col­ti­va­to pra­ti­ca­men­te in quasi ogni Re­gio­ne.

Peperoni

Il pe­pe­ro­ne fu uf­fi­cial­men­te im­por­ta­to in Eu­ro­pa nella se­con­da metà del ‘500. Venne bat­tez­za­to “pepe d’In­dia” e in Ita­lia as­sun­se il nome di “pe­pe­ro­ne”, a causa del suo sa­po­re molto af­fi­ne a quel­lo del pepe. Non ebbe una ra­pi­da dif­fu­sio­ne nella cu­ci­na ita­lia­na, anche se venne usato nelle ri­cet­te na­po­le­ta­ne per la pasta, prima di es­se­re to­tal­men­te so­sti­tui­to dal po­mo­do­ro. Nella let­te­ra­tu­ra ga­stro­no­mi­ca del Sei­cen­to tro­via­mo mol­tis­si­mi ri­fe­ri­men­ti a que­sto or­tag­gio. Nel­l’Ot­to­cen­to erano i “pe­pe­ro­ni sot­t’a­ce­to” ad es­se­re molto ap­prez­za­ti. Na­po­leo­ne fu uno dei più fa­mo­si am­mi­ra­to­ri del pe­pe­ro­ne. Le pro­prie­tà nu­tri­zio­na­li di que­sto ali­men­to sono sor­pren­den­ti e pur­trop­po poco dif­fu­se, basti pen­sa­re che il pe­pe­ro­ne crudo con­tie­ne più Vi­ta­mi­na C di un qua­lun­que agru­me.

Zucca

Quan­do par­lia­mo di “Zucca” ame­ri­ca­na, par­lia­mo di una nuova ti­po­lo­gia di zucca, che venne im­por­ta­ta in Eu­ro­pa nel XVI sec. con la sco­per­ta del­l’A­me­ri­ca. Altri tipi di zucca erano già note in Eu­ro­pa, forse ar­ri­va­ta in tempi lon­ta­ni dal­l’In­dia, ma que­sta nuova ti­po­lo­gia era del tutto sco­no­sciu­ta fino al 1500. Ali­men­to che ha in­flui­to un po’ meno nel cam­bia­men­to cul­tu­ra­le ed eco­no­mi­co eu­ro­peo, ma che co­mun­que ha dato il suo mo­de­sto con­tri­bu­to. Uti­liz­za­ta ed ap­prez­za­ta da su­bi­to, sia nel­l’a­li­men­ta­zio­ne umana che ani­ma­le.

Tacchino

Co­lom­bo fece giun­ge­re fin nelle no­stre terre Il tac­chi­no, “Me­lea­gris gal­lo­pa­vo“, è un gal­li­na­ceo ori­gi­na­rio pro­prio del­l’A­me­ri­ca La­ti­na. Dob­bia­mo an­da­re fino in Mes­si­co, per ri­cer­car­ne le ori­gi­ni. An­ti­chi re­per­ti ri­sa­len­ti ad un pe­rio­do di tempo com­pre­so tra il 200 a.C. e il 700 d.C, sono stati ri­tro­va­ti ap­pun­to in que­sto ter­ri­to­rio. Sem­bra che già alla corte del fa­mo­so im­pe­ra­to­re az­te­co Mon­te­zu­ma, i tac­chi­ni ve­nis­se­ro al­le­va­ti in gran quan­ti­tà. Gli Az­te­chi ap­prez­za­va­no molto la loro carne e so­ven­te uti­liz­za­va­no le loro penne come or­na­men­to. Sem­bra che anche gli an­ti­chi Greci ed i Ro­ma­ni co­no­sces­se­ro ed ap­prez­zas­se­ro già la carne di tac­chi­no, che però mi­ste­rio­sa­men­te scom­par­ve dalle cro­na­che per di­ver­si se­co­li. Il tac­chi­no riap­par­ve solo nel­l’an­no 1525. Al­cu­ni sto­ri­ci ri­ten­go­no che fu pro­prio Cri­sto­fo­ro Co­lom­bo a ve­ni­re a co­no­scen­za di que­sto ani­ma­le e che circa nel 1511, e fu im­por­ta­to per la prima volta in Spa­gna in que­gli anni, da lì poi si dif­fu­se poi in tutta Eu­ro­pa. Gli spa­gno­li e i por­to­ghe­si lo chia­ma­va­no “Pa­vo­nes de las In­dias“. In In­ghil­ter­ra in­ve­ce il ter­mi­ne “tur­key-co­chs” (poi ab­bre­via­to in tur­key) de­ri­ve­reb­be dal fatto che fu­ro­no pro­prio i mer­can­ti tur­chi a in­tro­dur­lo in Gran Bre­ta­gna. Oggi que­sto ani­ma­le è dif­fu­so e al­le­va­to in tutto il mondo.

Peperoncino

Ali­men­to an­ti­chis­si­mo. Non a caso oggi si in­den­ti­fi­ca il cibo “mes­si­ca­no” con pic­can­te. Il pe­pe­ron­ci­no de­ri­va pro­prio da quel­le zone. Fu un ali­men­to di straor­di­na­ria im­por­tan­za in tutte le prin­ci­pa­li ci­vil­tà pre­co­lom­bia­ne Ol­me­ca, Tol­te­ca, Az­te­ca, Inca e Maya. Re­per­ti ar­cheo­lo­gi­ci di­mo­stra­no che il pe­pe­ron­ci­no era usato già 9.000 anni fa. In Eu­ro­pa il pe­pe­ron­ci­no è ar­ri­va­to sulle Ca­ra­vel­le di Cri­sto­fo­ro Co­lom­bo. Pro­prio nel suo primo viag­gio, il noto am­mi­ra­glio in­con­trò que­sto ali­men­to, che fu mi­nu­zio­sa­men­te an­no­ta­to nel suo dia­rio, nella re­la­zio­ne da­ta­ta 15 gen­na­io 1493. Nella se­con­da spe­di­zio­ne nel nuovo mondo, nel 1494, i col­la­bo­ra­to­ri di Co­lom­bo, tra cui il Dr. Diego Al­va­rez Chan­ca, por­ta­ro­no il pe­pe­ron­ci­no alla corte dei Reali di Spa­gna. Ci vol­le­ro solo poche de­ci­ne di anni per far sì che il ppe­ron­ci­no si dif­fu­se in tutta la Spa­gna, e da lì poi ar­ri­vò anche in Ita­lia nel 1568 circa. Co­lom­bo ed i reali di Spa­gna pen­sa­ro­no di aver sco­per­to una ric­chez­za che vo­le­va­no sfrut­ta­re a scopo lu­cra­ti­vo, cer­can­do di cu­sto­dir­la e di non farla espan­de­re, fa­cen­do ri­ca­de­re la do­man­da di mer­ca­to solo su de­ter­mi­na­te poche per­so­ne, ma ciò non fun­zio­nò in quan­to la fa­ci­li­tà di col­ti­va­zio­ne ne fa­vo­ri­ro­no una dif­fu­sio­ne in­con­te­ni­bi­le che sfa­vo­ri­ro­no que­sto pro­get­to di bu­si­ness. La pre­li­ba­tez­za del pe­pe­ron­ci­no e il suo ir­re­si­sti­bi­le sa­po­re pic­can­te non pe­te­va pas­sa­re inos­ser­va­to, e quin­di l’a­li­men­to “esplo­se” ugual­men­te in tutta Eu­ro­pa, no­no­stan­te i di­vie­ti della Chie­sa.

Ananas

L’A­na­nas pro­vie­ne dai Paesi tro­pi­ca­li e sub-tro­pi­ca­li, con molta pro­ba­bi­li­tà ori­gi­na­rio del Bra­si­le e Pa­ra­guay. Viene pro­dot­ta prin­ci­pal­me­te in Costa Rica, ma anche in Costa d’A­vo­rio e Kenya. L’A­na­nas è stata col­ti­va­ta in Sud Ame­ri­ca e nelle Indie Oc­ci­den­ta­li fin dai pe­rio­di più an­ti­chi. Cri­sto­fo­ro Co­lom­bo l’ha sco­per­ta du­ran­te il suo viag­gio in Gua­da­lu­pe nel 1493 e l’ha in­tro­dot­to in Eu­ro­pa. Nel vec­chio Con­ti­nen­te però i vari ten­ta­ti­vi di col­ti­var­lo hanno da sem­pre avuto scar­so suc­ces­so. Gli in­dios chia­ma­va­no que­sto frut­to “anana”, ov­ve­ro “pro­fu­mo”, men­tre i con­qui­sta­do­res ri­te­ne­va­no che fosse una sorta di “piña in­dia­na“. In Eu­ro­pa ve­ni­va chia­ma­to “pigna reale”, non solo per il suo gusto, ma anche per il suo ec­ces­si­vo costo, sop­por­ta­to solo ap­pun­to, dalle fa­mi­glie no­bi­lia­ri. Dal­l’Eu­ro­pa con­ti­nen­ta­le venne poi in­tro­dot­to in Gran Bre­ta­gna. Il nome ana­nas, si pensa de­ri­vi da “ain-anas”, ossia “oc­chio umano”, per la forma delle sca­glie.

At­tri­bui­re a Co­lom­bo l’im­por­ta­zio­ne di que­sti pro­dot­ti è pu­ra­men­te sim­bo­li­co, in quan­to si iden­ti­fi­ca nel per­so­nag­gio sto­ri­co di Co­lom­bo il pas­sag­gio dalla fine del­l’E­ra me­dioe­va­le al­l’i­ni­zio del­l’E­ra mo­der­na; quin­di sap­pia­mo tutti che non fu Co­lom­bo in per­so­na, con le sue varie spe­di­zio­ni, a “sco­pri­re” tutti i pro­dot­ti importati dall'America, ma me­ta­fo­ri­ca­men­te pos­sia­mo dire che fu lui a por­tar­ci, di­ret­ta­men­te e anche in­di­ret­ta­men­te, ad avere oggi tutte que­ste ric­chez­ze ga­stro­no­mi­che, che prima ap­par­te­ne­va­no solo al “nuovo mondo”.