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Bologna Medievale

Matilde Sartori

Created on September 21, 2024

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Transcript

bOLOGNA MEDIEVALE

Elaborato digitale Estate 2024 Matilde Sartori 2°A

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Matilde Sartori 2A

introduzione

Il percorso cittadino delineato da questo itinerario vi condurrà attraverso la Bologna medievale, offrendovi un viaggio che abbraccia secoli di storia e arte. Avrete l’opportunità di soffermarvi presso due dei più emblematici esempi di basiliche romaniche e gotiche, per poi culminare la visita in uno dei musei più prestigiosi della città, dove potrete scoprire la storia dell’arte bolognese dal Trecento all’Ottocento.

Basilica di San Domenico

Pinacoteca Nazionale di Bologna

Basilica di San Francesco

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Cartina

Le tappe

Basilica di San Francesco

Basilica di San Domenico

Pinacoteca Nazionale

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BASILICA DI San francesco

In un terreno donato dal Comune, fuori dal lato orientale delle mura dei Torresotti (attuale Porta Nova), nel 1236 i Frati Minori, fino a quel momento ospitati in S. Maria delle Pugliole, iniziarono la costruzione della loro grandiosa basilica, ultimata nel 1263. Nel 1251 papa Innocenzo IV consacrò l’altar maggiore. La chiesa è una delle prime dedicate al futuro Santo di Assisi: originale e ben rappresentativo dello spirito francescano è il fatto che la facciata non guardi verso la città, ma sia rivolta verso l'esterno, pronta all'accoglienza dei pellegrini.

Benché di forme e aspetto ancora prettamente romanici, la Basilica è un riflesso esemplare delle caratteristiche del gotico francese (da notare gli archi rampanti absidali esterni, il portale strombato e le ampie finestre circolari o monofore). La facciata a capanna è di impronta ancora romanica, tripartita da contrafforti e decorata da scodelle di ceramica lungo gli spioventi. La Basilica possiede due torri campanarie: il campanile piccolo è addossato al transetto destro della chiesa; il campanile grande, capolavoro d'architettura, venne costruito da Antonio di Vincenzo tra il 1397 e il 1402. Alla base della costruzione si trova un affresco raffigurante Madonna e Santi.

L’interno è diviso in tre navate da possenti pilastri ottagoni in laterizio e presenta un transetto che non sporge dai muri perimetrali. Le limpide volte a crociera ogivali presentano costoloni sottolineati in cotto. Al centro del presbitero domina sull’altare la pala marmorea eseguita dai veneziani Jacopello e Pier Paolo Dalle Masegne, ornata con rilievi relativi ad episodi della vita di san Francesco. Il peribolo absidale è composto da 9 cappelle radiali che si affacciano sul deambulatorio.

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BASILICA DI San domenico

La Basilica di San Domenico è una delle chiese bolognesi più ricche di storia e di arte: eretta dai Frati Domenicani, è il luogo in cui vennero deposte le spoglie del fondatore dell’ordine, San Domenico di Guzman, giunto a Bologna intorno al 1200. La chiesa, situata nell'omonima piazza, presenta una facciata a capanna con due monofore, un grande rosone traforato in marmo bianco e un portale strombato dotato di un protiro appena sporgente. Interamente costruita in laterizi come voleva lo stile povero degli ordini mendicanti, è ornata sotto la linea di gronda da archetti pensili. Dalla sinistra della facciata sporge la rinascimantale Cappella Ghisilardi, aggiunta nel XVI secolo, mentre a destra si innestano in senso longitudinale le strutture del convento.

L'Arca di san Domenico, il sepolcro marmoreo meta di pellegrinaggi, collocato all'interno della Cappella di San Domenico, è opera della bottega di Nicola Pisano, con contributi di Niccolò dell'Arca, Michelangelo Buonarroti, Alfonso Lombardi e Jean-Baptiste Boudard. La cappella si apre sulla destra del corpo longitudinale della basilica; fu costruita nel XVII sec. in stile barocco dall'architetto Floriano Ambrosini, è a pianta quadrata e contiene un'abside semicircolare e un tamburo con cupola. L'affresco del catino absidale è di Guido Reni e raffigura la Gloria di San Domenico; le sette statue collocate sulla parete di fondo rappresentano le 3 Virtù teologali e le 4 Virtù cardinali; le quattro tele addossate alle pareti laterali riportano i miracoli operati da San Domenico.

Matilde Sartori 2A

il polittico di giotto della pinacoteca

Info

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SAN GIORGIO E IL DRAGO

Il fondo blu anziché dorato, com’era consuetudine nei dipinti trecenteschi, fa pensare che la tavola fosse originariamente inserita in una parete affrescata, entro cui intendeva mimetizzarsi

Vitale da Bologna San Giorgio e il Drago 1330-1335 Olio su tela 159X145 Pinacoteca Nazionale di Bologna

Rappresentato come un cavaliere, San Giorgio, con il capo circondato dal nimbo e la tunica rossa svolazzante, si getta sul drago, tenendo per le briglie il cavallo imbizzarrito. La principessa da lui salvata volge il capo all'indietro, gettando un ultimo sguardo alla scena.

L'assenza nella parte alta e bassa della fascia decorativa a motivi geometrici, presente sui lati, fa supporre che sia stata in passato ritagliata.

Eccezionalmente per l'epoca, l'opera è firmata in modo criptico: nella marchiatura del cavallo c'è un monogramma in cui sono iscritte l’una dentro l’altra le lettere del nome VITALIS. La posizione della firma allude al cognome del pittore: Degli Equi.

Le decorazioni dorate, lavorate a punzone, che ancora sopravvivono per esempio nelle ginocchiere dell’armatura, nelle scarpe o nell'aureola del santo, accentuano l’effetto di tridimensionalità.

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Dalla sommità della cimasa verso il basso troviamo:

  • Dio Padre, che sorregge il mondo con la mano sinistra tenendolo vicino al cuore.
  • Simboli della creazione: i festoni di frutta, due putti, e otto delfini, simboli della terra, del cielo e del mare.
  • Mistero della Redenzione: Gesù morto è rappresentato in mezzo a due angeli; allo stesso livello degli angeli ci sono i quattro evangelisti.
  • 8 statue dei protettori di Bologna (nella parte anteriore: san Francesco, san Petronio, san Domenico e san Floriano; nella parte posteriore: sant'Agricola, san Giovanni Battista, san Procolo e san Vitale).
  • 6 pannelli di Nicola Pisano che avvolgono tutt'intorno il feretro e che rappresentano gli episodi più importanti della vita del santo.
  • Stele con l'adorazione dei magi (al centro) e scene della vita del santo (ai lati).
  • Sotto l'altare, un bassorilievo con la morte di San Domenico.
  • Dietro l'arca è conservato anche il reliquiario trecentesco di Jacopo Roseto da Bologna contenente il capo di san Domenico, che veniva portato in processione per le vie della città in occasione della festa del Santo.

Tempera e oro su tavola (146,5X217 cm) di Giotto e aiuti, 1330-1334, Pinacoteca nazionale di Bologna. Il polittico, attribuito a Giotto e alla sua bottega, probabilmente realizzato a Firenze, è una delle tre opere firmate dall’artista, con la firma in lettere dorate visibile sul gradino del trono di Maria. Originariamente destinato all’altare della Cappella Magna del Palazzo Apostolico a Bologna, nei pressi dell’attuale Porta Galliera, il dipinto fu concepito per accogliere il Papa di ritorno da Avignone, ma andò distrutto poco dopo. Questo capolavoro di squisita raffinatezza vede Giotto, figura centrale dell’arte italiana del Trecento, esprimere il suo straordinario talento nella resa dei dettagli, nell’eleganza degli ornamenti e nell’alternanza cromatica, creando un’opera destinata a onorare l’autorità papale e a lasciare un’impronta profonda nella vita artistica di Bologna. I santi, identificati dalle iscrizioni sottostanti, occupano le singole tavole. In basso, dagli oculi circolari della predella, si affacciano, a mezzo busto, i personaggi che affiancano il Cristo della Passione posto al centro. Al centro, la Vergine, imponente e solenne, è seduta su un trono di marmi chiari, strutturato in modo da suggerire una profondità spaziale.