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parafrasi sirene scilla e cariddi

Jessica Gjinaj

Created on September 13, 2024

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Parafrasi: Le sirene-Scilla e Cariddi

Dicendo così, spiegavo ogni cosa ai miei compagni: intanto la nave ben fatta giunse rapidamente all’isola delle Sirene, poiché la spingeva il vento favorevole. Ed ecco, ad un tratto, che il vento cessò e venne la bonaccia: un nume addormentò le onde. Balzati in piedi, i miei compagni raccolsero la vela e la posero in fondo alla nave; quindi, seduti sugli scalmi, imbiancavano l’acqua con gli abeti puliti dei remi. Io tagliavo a pezzetti una grande ruota di cera con il bronzo affilato, la schiacciavo tra le mani gagliarde. La cera si ammorbidiva in fretta, la premeva la gran forza e la vampa del sole, Helios figlio di Iperione; così turai in fila le orecchie a tutti i miei compagni. Essi poi mi legarono mani e piedi nella nave, ai piedi dell’albero: a questo fissarono le corde; seduti in fila battevano con i remi il mare pieno di spuma. Come fummo lontani tanto quanto si arriva con un grido alle Sirene non sfuggì che un’agile nave si stava avvicinando; esse intonarono un canto armonioso: – Vieni qui, presto, glorioso Odisseo, grande vanto degli Achei; ferma la nave perché tu possa sentire la nostra voce. Nessuno si allontana mai da qui con la sua nave nera, se prima non sente la voce dalle nostre labbra, suono di miele; poi riparte pieno di gioia, conoscendo più cose. Noi tutto sappiamo, quanto nell’ampia terra di Troia Argivi e Teucri patirono per volere dei numi; tutto sappiamo quello che avviene sulla terra nutrice -. Così dicevano, alzando la voce bellissima; allora il mio cuore voleva ascoltare: ordinavo ai compagni di sciogliermi, facendo cenno con le sopracciglia; ma essi remavano senza posa. E subito alzandosi, Perimede ed Euriloco facevano nuovi nodi e mi stringevano ancora di più. Quando alla fine sorpassammo l’isola e non si udivano più le voci e il canto delle Sirene, i miei fedeli compagni si tolsero dalle orecchie la cera che avevo spalmato e mi sciolsero le corde.

Avevamo appena superato l’isola, quando vidi un fumo e grandissime onde. Si udì un fragore: atterriti, ai miei compagni caddero dalla mano i remi che si scontrarono tra loro sott’acqua; la nave rimaneva ferma perché le mani non stringevano più i lunghi remi. Attraversando 205 la nave, esortavo i miei compagni e mi avvicinavo a ciascuno di loro con parole incoraggianti: – Amici, noi non siamo certo inesperti di mali; questo che incombe non è peggiore di quando il Ciclope ci imprigionò dentro la grotta profonda con la sua forza e la sua violenza. 210 Grazie al mio valore, alla mia forza di volontà e alla mia astuzia fuggimmo anche da lì: di questo ve ne ricordate, io penso. Ma ora facciamo tutti come dico io: voi, seduti agli scalmi, con i remi battete in profondità il mare tempestoso, nella speranza che Zeus ci conceda 215 di sfuggire e di salvarci dalla morte che incombe. A te, pilota, che reggi il timone della nave profonda, io ordino questo e tienilo bene a mente: tieni la nave lontano dal vapore e dalle onde, e stai attento allo scoglio; che la nave non vi vada addosso 220 senza che tu te ne accorga, portandoci alla rovina –. Così dissi; quelli obbedirono subito alle mie parole. Ma non parlai di Scilla (inevitabile sciagura), per timore che i compagni, atterriti, abbandonassero i remi e si nascondessero in fondo alla nave. 225 E dimenticai anche la dura esortazione di Circe, che mi aveva detto di non armarmi; invece indossai le mie armi gloriose, presi in mano due lunghe lance e salii sul ponte della nave, a prua; mi aspettavo che lì si mostrasse Scilla, l’abitatrice 230 dello scoglio, che minacciava rovina per i miei compagni. Ma io non riuscivo a vederla, mi stancavo gli occhi a guardare da tutte le parti quello scoglio tenebroso. Così, tra i lamenti, attraversammo lo stretto: da una parte c’era Scilla, dall’altra la divina Cariddi 235 che inghiottiva orribilmente l’acqua salata del mare. Quando la vomitava, essa gorgogliava fremente, come un paiolo sotto un

grande fuoco; dall’alto cadeva schiuma sulla cima di entrambi gli scogli. Ma quando risucchiava i flutti del mare salato, 240 tutta dentro ribolliva vorticosa; intorno, la rupe rimbombava terribilmente: di sotto appariva il fondo nero per la sabbia. Allora ci prese una terribile angoscia: mentre volgevamo lo sguardo alla roccia, temendo la morte, ecco che Scilla con forza afferrò per le braccia 245 sei dei miei migliori compagni dalla nave concava. Volsi lo sguardo alla nave veloce cercando i compagni: vidi le loro gambe e le loro braccia sollevate in alto; invocavano urlando il mio nome, per l’ultima volta, con il cuore angosciato. 250 Come un pescatore che, su un masso sporgente, con una lunga canna prepara per i pesci un’esca ingannevole gettando in mare il corno di un bue selvatico e dopo avere preso un pesce lo scaglia fuori dall’acqua, ancora guizzante; così quelli erano trasportati verso la caverna, mentre si dibattevano. 255 Al primo varco, Scilla li divorò mentre urlavano, con le mani tese verso di me: era una lotta atroce. Fu quella la cosa più dolorosa che vidi con i miei occhi, nelle peripezie che ebbi tra i flutti del mare.

Analisi

In questo episodio Ulisse e i suoi compagni incontrano tre personaggi fantastici: le sirene, Scilla e Cariddi. Le sirene sono due donne-uccello, di cui però Omero non dà una descrizione, che cantano soavemente su un prato e che intrappolano chiunque passi di lì. Seducono e meravigliano con canto, lusinghe e adulazioni, ma in realtà sono portatrici di morte. Quanto a Scilla e Cariddi, sono due mostri che stanno su due scogli che contengono un passaggio obbligato, per cui la nave di Ulisse deve passare. C'è un'altra opzione, cioè le Rupi Erranti, che però solo Giasone riuscì ad oltrepassare illeso. Scilla è un mostro con 6 teste canine, che divorano i passanti; Cariddi , invece, è un gorgo che ingoia ed erutta l'acqua del

mare tre volte al giorno. Questi mostri e fenomeni naturali rendono la storia entusiasmante ed avvincente. Inoltre Questi mostri sono simboli, che rappresentano le paure e tentazioni dei marinai: le Sirene rappresentano l'incanto della bonaccia, Scilla e Cariddi il potere della natura, spesso violento. In questo episodio si presentano le caratteristiche di Odisseo: è coraggioso, desideroso di sapere, di conoscere, ma anche astuto, buon capo e avvolte presuntuoso