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il decameron

Nicolas Chiaraluce

Created on September 7, 2024

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Transcript

IL DECAMERON

Diario di bordo dei personaggi

CHICHIBIO

Venezia, 14 aprile – dopo cenaOggi ho rischiato la testa per una… coscia di gru.Letteralmente. Il mio signore, Currado, aveva portato una bellissima gru per cena. E io, bravo cuoco, l’avevo arrostita a puntino. Ma poi entra Brunetta – e come resisterle? "Chichibìo," mi dice con quegli occhi... e puff! Le do una coscia. Una sola. Peccato che Currado se ne sia accorto. "Dov’è l’altra?" mi ha chiesto, furioso. E io, con la mia solita lingua sciolta, ho risposto: “Le gru hanno una sola gamba, messere!”. Una bugia, certo… ma detta bene. E domattina siamo andati a vedere le gru vere. Meno male che una dormiva su una gamba sola! Ho pensato: “Chichibìo, sei salvo!”. Ma quando quella l’ha tirata giù… beh, ho improvvisato di nuovo. E Currado si è messo a ridere. Meno male che ci ho il dono della parola! Oggi ho capito che parlare bene può salvarti… anche la pelle!

Andreuccio Da Perugia

Napoli, notte tra il 5 e il 6 giugno 1348 Che giornata! Sono ancora stordito da tutto quello che mi è successo. Pensavo di venire a Napoli solo per comprare cavalli… e invece mi sono trovato nel bel mezzo di furti, imbrogli, e tombe aperte! Prima mi ha imbrogliato quella maledetta donna, facendomi credere di essere mia sorella – e io, come un fesso, ci sono cascato! Poi son finito nella fogna… e come se non bastasse, ho rischiato la pelle con quei ladri nella chiesa. Eppure, nonostante tutto, sono uscito vivo… e con un bell’anello in tasca! Fortuna? Furbizia? Forse un po’ tutte e due. Ma una cosa è certa: da oggi, non mi farò più fregare da nessuno. Mi sa che torno a Perugia. Napoli è bella, ma pericolosa. E i cavalli? Bah… meglio un anello che una truffa!

Martellino e San Arrigo

Treviso, la sera dopo l'arrestoOggi mi sono preso il rischio… e anche un sacco di botte.Con i miei compagni, Filenico e Marchese, siamo venuti a Treviso per vedere le celebrazioni in onore di quel beato uomo morto, Arrigo. C'era una folla così devota che non si riusciva nemmeno a passare. Così, come al solito, mi è venuta un’idea: fingere d’essere storpio, farmi portare fino alla salma, e poi “guarire” miracolosamente. Tutto andava liscio. La gente gridava al miracolo! Ma poi… qualcuno mi ha riconosciuto. “È Martellino! Un bestemmiatore! Ha finto, ha ingannato un santo!” – e giù legnate. Mi hanno quasi fatto la pelle. Solo per un soffio, e per l’intervento di Messer l’Ufficiale, non sono finito in galera o peggio. Morale? La prossima volta, meglio far ridere sul palco che in mezzo ai devoti. I santi sono buoni… ma i fedeli, a volte, menano forte.

Landolfo Rufolo

Coste dell’Epiro, dopo il naufragio Non so nemmeno più che giorno sia. L’unica certezza è che sono vivo. Il mare mi ha portato lontano, ma anche alla salvezza. E pensare che tutto era cominciato con la voglia di guadagnare di più. Avevo già molto, ma l’ambizione mi ha spinto a rischiare. Ho lasciato Amalfi e, in poco tempo, ho perso tutto. La mia nave affondata, i beni svaniti, e io… prigioniero dei corsari. Poi, un colpo di fortuna. Naufragio. E io, aggrappato a una cassa. Solo dopo ore di freddo e paura ho scoperto cosa conteneva: oro, pietre preziose, ricchezze oltre ogni sogno. Sono arrivato sfinito su una spiaggia greca, ma ricco. E oggi, mentre scrivo, sono in cammino per tornare a casa. Non più il Landolfo che voleva tutto. Ora so che la fortuna è incostante, e che la vita sa essere tanto generosa quanto crudele. Forse è tempo di smettere di cercare di più… e imparare ad apprezzare quello che si ha.

FRATE CIPOLLA

Certaldo, domenica di mercatoOh beata lingua mia, che oggi m’hai salvato da una figura da ciarlatano! Mi ero preparato per la solita predica alla brava gente di Certaldo. Con me, come sempre, la mia reliquia: la piuma dell’ala dell’arcangelo Gabriele (o almeno così dico). Ma quei due birboni di Giovanni e Biagio, per burlarmi, me l’hanno sostituita con… carboni! Proprio così, carboni! Quando ho aperto il reliquiario davanti a tutta la folla, il cuore mi è quasi caduto nei sandali. Ma non mi sono perso d’animo. Ho pensato: "Cipolla, usa il cervello, ché la bocca ce l’hai buona!" E ho detto che quei carboni erano i carboni su cui fu bruciato San Lorenzo! Eh sì, proprio quelli! E la gente? Mi ha creduto! Non solo: alcuni volevano toccarli, baciarli, fare offerte. A volte penso che il Signore mi abbia dato il dono della parola per compensare la mancanza di santi veri. O forse, sono io il miracolo… Questa sera dormo col sacco pieno. E domani, chissà, magari la barba di Noè o una piuma dell’Arca…