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Anni 20
Maria Posenato
Created on July 1, 2024
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I RUGGENTI ANNI '20
THE GREAT GATSBY
ANNI '20 ... EVENTI SOCIALI
ARTE
ALTRI STILISTI
MODA ANNI '20
COCO CHANEL
COSTUMI
Per la mise en scene del film sono stati creati 40 esclusivi modelli Prada e Miu Miu con la leggendaria costumista Catherine Martin, ispirati ai look di sfilata degli ultimi 20 anni
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TUTANKHAMON
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flapper girl
SURREALISMO
ART DECO
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Paul Poiret
ELSA SCHIAPPARELLI
ROSA
ELSA E COCO
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CAPI
- Lo Linea a sacchetto: la silhouette degli anni ‘20 è caratterizzata da abiti dal taglio dritto,la particolarità di questi vestiti è data dall’abbassarsi della cintura rispetto alla linea della vita naturale con il punto vita ribassato sui fianchi.Le profonde scollature frontali appartengono al passato (spesso si fa uso addirittura di corsetti per appiattire il seno!): ora sono le spalle a scoprirsi o, frequentemente, la schiena.
- Motivi geometrici: sono uno dei leitmotiv dell’art déco, e si ritrovano spessissimo anche negli abiti, che sono geometrici sia nel taglio sia nelle decorazioni
- Gonne corte: negli anni venti, per la prima volta da migliaia di anni la donna scopre le gambe. Le lunghezze degli orli, dalla caviglia, iniziano a salire nel 1920 e arrivano a lambire il ginocchio nel 1926 mostrando le prime calze color carne.
- Il tennis look: negli anni ‘20, per la prima volta, va di moda “fare sport”. Il tennis in particolare va forte: la famosa tennista Suzanne Lenglen indossa sul campo abiti firmati Patou, e il suo look ancor’oggi è attuale.
- Il look marinière: assieme allo sport, comincia ad andare di moda la vita all’aria aperta: e mentre Chanel sdogana la tintarella, il look marinaro è di tendenza in questo decennio
- linea alla garçonne.
MODA MASCHILE
MATERIALI E PALETTE COLORI
garçonne
+ACCESSORI
altri capi
Gabrielle Chanel ha vissuto la vita come lei stessa se l’era immaginata. Le difficoltà di un’infanzia da orfana hanno lasciato spazio ai successi di una donna d’affari realizzata, facendo nascere la leggenda di una donna fuori dal comune, audace, libera, precorritrice dei tempi. Amicizie profonde, amori appassionati e una sete di cultura, di scoperta e di viaggi hanno forgiato la sua personalità. Un vestiario liberato dalle convenzioni e dal superfluo, con degli accenti maschili, che hanno dato vita a un’allure visionaria fuori dal tempo, eppure straordinariamente moderna. Perle e diamanti indossati con disinvoltura e profumi iconici sono diventati la firma di uno stile emblematico. Quello di una donna all’avanguardia, di una pioniera che con il suo stile di vita e la sua poliedricità ha determinato i valori della Maison che ha fondato. E che resta ancora oggi un’ispirazione per tutte le donne.
GABRIELLE COCO CHANEL
Nel 1918 aveva già introdotto una grossa novità nell’abbigliamento femminile : i maglioni maschili da indossare sopra le gonne dritte , in tinta unita : i Cardigan lungo anche 75 cm e gonna al ginocchio.Anche se prende il nome dal conte di Cardigan, il cardigan moderno deve la sua nascita a Coco Chanel. La stilista, amante della libertà di movimento, si è fatta conquistare dalla semplicità e dalla comodità dei gilet lavorati a maglia che indossavano gli uomini aristocratici, e si è ispirata a questa idea per la sua creazione.
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Lo stile maschile tra sport e English cut Nel primo dopoguerra le attività sportive acquistano grande popolarità ad ogni livello sociale ed influenzano grandemente i canoni stilistici dell’epoca, in particolare quelli dell’abbigliamento maschile anni ’20: il dandy ideale è vigoroso, atletico, alto, con fisico asciutto, spalle larghe e portamento distinto. Tra gli sport più praticati, soprattutto dalle classi dominanti, ci sono certamente il golf ed il tennis, ed è in questo decennio che nascono quelle che ancora oggi sono le divise tradizionali ad essi legate. I pantaloni corti al ginocchio, detti knicker-bockers, portati con grossi calzettoni e scarpe stringate ed una semplice maglia o una camicia, sono la divisa del golfista, mentre quella composta da pantaloni lunghi, camicia, maglia con scollo a V, berretto e scarpe, tutta rigorosamente di colore bianco, è l’uniforme di chi gioca a tennis. Tommy Armour – 1927 Al di fuori dei campi da gioco, l’eleganza è di ispirazione inglese: è Edoardo VII, principe di Galles che stabilisce le nuove direttive dell’abbigliamento maschile anni ’20. Il principe amava gli abiti dal taglio comodo, con giacche e pantaloni ampi, confezionati in tessuto tweed con disegni pied-de-poule, ed ovviamente, in Principe di Galles. Tra i tessuti anni ’20 più diffusi troviamo anche il gessato, che veniva spesso abbinato alle scarpe da passeggio a due tinte, con tomaia e ghetta in pelle di colori contrastanti. Nel 1922, sempre dall’Inghilterra, arrivano gli Oxfordbags, altrimenti detti Tango. Si tratta di pantaloni estremamente larghi al fondo, spesso utilizzati da anticonformisti ed eccentrici, abbinati a giacca attillata e colorata. Fu proprio per l’ingente quantità di tessuto richiesta per confezionarli (alla caviglia si potevano raggiungere i 150 cm di ampiezza) che la moda degli Oxfordbags durò solo sino al 1929, quando la crisi rese necessaria una riduzione del materiale utilizzato. La “perdita di rigidità” è evidente anche in altri capi d’abbigliamento maschile anni ’20: le camicie, ad esempio, vengono confezionate con il colletto unito e più morbido (e non più staccabile ed inamidato come in passato) ed è uso comune sostituire il gilet con un più sportivo pullover. In ambito più formale prende piede lo Smoking come capo elegante, tra cui la versione blue midnight con collo sciallato usata da Edoardo VIII, mentre il frac, ancora in voga, è meno abbottonato e si allunga nelle code di alcuni centimetri. Altro personaggio la cui eleganza divenne iconica fu il cancelliere tedesco Gustav Stesemann. Con lui ha inizio la moda del completo spezzato che perdurerà sino ai giorni nostri, soprattutto negli abiti da cerimonia. Il completo alla Stresemann era composto da giacca nera ad un petto, gilet grigio, pantaloni gessati e cravatta chiara. Elementi immancabili nel guardaroba dell’uomo elegante sono anche il cappello di feltro, che poteva essere portato sia con la falda alzata che abbassata, ed il soprabito, che in questo periodo si fa più attillato e sportivo, spesso con risvolti pregiati in pelliccia o raso. Charlot, Charlie Chaplin – foto di Gerhard Gellinger In totale opposizione con il modello del Dandy è invece il Tramp, ovvero il vagabondo, l’uomo povero e isolato che vive ai margini della società. Si tratta di un modello che non è mai realmente entrato a far parte dell’abbigliamento maschile anni ’20 comune, ma che invitava alla ricerca di un immagine maschile alternativa a quella dominante. Ebbe tuttavia grande successo in ambito cinematografico, con il personaggio di Charlot, ideato dall’attore e cineasta Charlie Chaplin. Fu proprio lo stile “trasandatamente elegante” del vagabondo a farlo divenire un’icona storica.
ELSA SCHIAPARELLI
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Il Surrealismo irrompe nella moda grazie a Elsa Schiaparelli nel 1927, con il suo maglione trompe l’oeil con fiocco, copiato immediatamente nelle riviste di moda.
ALTRI STILISTI
BALENCIAGA JEANNE LANVIN SONIA DELAUNAY
1923
sindacato della moda
fondato il sindacato di alta moda inserito nella “Federazione Nazionale Fascista Industrie dell’Abbigliamento”, che cercherà di allontanare la moda italiana dal gusto francese e farla diventare un punto di riferimento internazionale. Invano. La moda era talmente identificata con Parigi che l’imitazione era più redditizia dell’innovazione. Tanto che la stessa figlia del duce, per il suo matrimonio con Galeazzo Ciano nel 1930 preferirà, nonostante il nazionalismo ormai imperante, un abito francese.
SETA GEORGETTE CREPE ROMAIN JERSEY BOURETTE SETA MAROCAIN ORGANZA CHIFFON CREPE DI LANA TWEED PRINCIPE DI GALLES CHANEL GESSATO PIZZO MECCANICO
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sindacato della moda
fondato il sindacato di alta moda inserito nella “Federazione Nazionale Fascista Industrie dell’Abbigliamento”, che cercherà di allontanare la moda italiana dal gusto francese e farla diventare un punto di riferimento internazionale. Invano. La moda era talmente identificata con Parigi che l’imitazione era più redditizia dell’innovazione. Tanto che la stessa figlia del duce, per il suo matrimonio con Galeazzo Ciano nel 1930 preferirà, nonostante il nazionalismo ormai imperante, un abito francese.
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CAPI ICONICI CHANEL
Geniale artista e grande innovatore, Paul Poiret rappresenta una delle figure principali della moda della Belle époque. Le sue invenzioni provocarono un radicale cambiamento rispetto alla tradizione, aprendo la strada alla modernità: gli abiti di Poiret associano bellezza a funzionalità, eleganza e comodità. I tessuti furono scelti privilegiando la qualità e le caratteristiche di morbidezza e fluidità, ma lo stilista dedicò grande attenzione alla ricerca e alla creazione dei nuovi tessuti industriali, che offrirono possibilità inedite per la lavorazione, la vestibilità e la decorazione. Le creazioni di Poiret, nei primi anni del '900 hanno avuto diversi meriti: fissarono un'immagine femminile assolutamente nuova, libera e disinvolta, misteriosa e raffinata, a tratti esotica o classica, avvolta in tessuti leggeri e trasparenti. Poiret con i suoi abiti ha rivalutato la bellezza naturale del corpo femminile, liberandolo dalle costrizioni dei corsetti e dei busti, spesso deformanti e nocivi rispetto alle funzioni biologiche. La morbidezza e l'eleganza delle sue creazioni accompagnavano quindi lo spontaneo esprimersi dei movimenti nella naturale sensualità femminile.
. Particolare attenzione va ai colletti in pizzo Valencienne, con il tulle sotto come base e con i ricami in seta, ma anche macramè di cotone, piquet di diverse fogge e costruzioni da cambiare in base alle occasioni.
Le fantasie orientali sui velluti e sui rasi sono le preferite delle prostitute sopratutto nei toni dei rossi che indossano bigiotteria portata agli eccessi.
Molto sentita, soprattutto nella prima parte degli anni ’20, anche l’influenza proveniente dall’Egitto con simboli e arabeschi ricamati sui tessuti che ben presto diventeranno sempre più preziosi e sofisticati, velluto in primis.
Nero, Bianco, Grigio, Beige, Marrone e Panna. A questi si aggiungono tonalità di Bordò, Arancione e Viola.
utilizzo di colori chiari per l'uomo, per il giorno, le giacche a doppiopetto e il risvolto all’orlo dei pantaloni.
PIUMECOLLANE PAILETTES CANNUCCE CLOCHE
gli accessori diventano minimali: per esempio il cappello a cloche prende il posto degli ornatissimi coprircapi d’inizio secolo, mentre un lunghissimo filo di perle rimpiazza i monili art nouveau.
Scarpe T-bar: Le scarpe T-bar con cinturino a T erano molto in voga durante gli anni ’20. Avevano tacchi bassi o medi e fornivano una calzata sicura ed elegante.
• Le perle extralong: accessorio icona degli anni ‘20, la collana di perle lunga (d’ora in poi: sautoir) è talmente identificativa da essere inclusa pure dei costumi di carnevale da flapper girl. Le alternative meno scontate sono i sautoir in perline veneziane, magari arricchiti con nappe • La cloche: perfetta antitesi dei copricapi sovraccarichi in voga durante la Belle Epoque, è il cappello più minimale che esista. Le versioni preziose sono in pizzo o in broccato • Frange e ricami: gli abiti semplicissimi di questo decennio per la sera non rinunciano ad una silhouette essenziale ma si ricoprono di perline, frange e ricami preziosi • L’headband bling bling: passate di moda le acconciature elaborate, per ornare il capo la sera l’ideale sono le fasce preziose. Ricamate, di strass, di perle e spesso ornate da piume sono un altro statement piece che fa subito 1920s.
Le piume Vaporose, ipnotiche, dall'effetto spettacolare. Questo décor, molto diffuso negli Anni 20, caratterizzava, in particolare, gli abiti da sera e i capispalla più lussuosi.
stole, foulard, nastri, paillettes, lustrini e spille (più o meno preziose); e fra gli accessori più desiderati rientravano i colli in pelliccia di volpe.
camicetta con scollo alla marinara, arrivata in Europa già nel 1917 con le truppe americane. E’ immediatamente adottata da nuovi designer, come Chanel, che inizia a produrle con stoffe tipiche dell’abbigliamento maschile, quali il jersey, e sono indossate con una gonna a pieghe e un cardigan tenuto chiuso da una cintura bassa. Nei giorni più freddi le ragazze portano un cappottino aderente o un cardigan, mentre per la sera le braccia possono rimanere scoperte, indossando sulle spalle solo una mantellina.
La chemise Con la silhouette ampia e gli orli corti del flapper dress, le donne avevano bisogno di nuovi indumenti intimi da indossare. Avevano detto finalmente addio ai corsetti e, così, nacque un nuovo capo, molto più semplice. L'indumento intimo consisteva in una sottoveste corta non aderente, spesso realizzata in raso o crepe de chine di seta, e decorata con pizzo.
Molto diffusi furono inoltre i twin-set in lana e cotone sia per la quotidianità che per lo sport.
C’è in quel periodo anche una nuova influenza orientale che piace molto ecco che i pantaloni adottati anche dalle donne si allargano. Arriva il pigiama palazzo con pantaloni larghi e le casacche morbide che diventa non solo veste da casa, ma anche un capo chic per il giorno.