Umanesimo Rinascimento e Manierismo
Leon Battista Alberti
L'Umanesimo e l'Uomo nell'Età Moderna
Leonardo da Vinci
Descrizione
1452
leonardo da vinci
Genio assoluto del Rinascimento, con la capacità di fondere scienza e arte, filosofia e talento artistico. Rappresenta un modello straordinario di curiosità e avventura intellettuale, con la sua fusione di discipline diverse e la sua ricerca della conoscenza.
opere più famose
Descrizione
1404
leon battistA alberti
Leon Battista Alberti: Studio dell'architettura antica e ripensamento delle proporzioni vitruviane. Con il Momus, si esibisce in una moderna ironia irriverente rispetto alle regole e alla metafisica.
opere più famose
LEONARDO DA VINCI
La dama con l'ermellino
L'uomo vitruviano
Gioconda
1487-1490
1492
1503-1514
LEON BATTISTA ALBERTI
Santa Maria Novella, Firenze
Philodoxeos
Tempio Malatestiano
1458-1478
1424
1447
COS'è L'UMANESIMO?
L'Umanesimo nasce nel Trecento e si sviluppa nel XV secolo come un movimento intellettuale di grande rilievo. Le sue radici, definite "preumanesimo", si trovano nei grandi autori del Trecento, come Petrarca, che hanno contribuito a diffondere l'idea di una nuova era culturale.
Gli umanisti introdussero il concetto di "medioevo" come un periodo di decadenza, collocandolo tra l'antichità e il presente, e lo contrapposero al "rinnovamento" che prometteva di portare nuova luce dopo secoli di oscurità. L'Umanesimo si focalizza sulla riscoperta della classicità e sulla trasmissione e reinterpretazione del patrimonio antico.
Questo approccio innovativo ai classici, evidente nelle opere di Dante, Petrarca e Boccaccio, ha avuto un impatto significativo sulla cultura e sulla storia europea, contribuendo a definire un nuovo modo di concepire l'arte, la letteratura e il pensiero.
L’Umanesimo e il senso del passato
L'Umanesimo ha origine nel Trecento e raggiunge il suo apice nel XV secolo. Basato sulla riscoperta della classicità, contrastava il concetto di "medioevo" come periodo di decadenza, favorendo un "rinascimento" culturale. Dante, Petrarca e Boccaccio furono precursori di questo movimento, che ha ridefinito il rapporto con i classici e ha sottolineato l'importanza della pedagogia e della formazione. L'Umanesimo, enfatizzò la centralità dell'uomo in svariati ambiti, portando a progressi significativi:
- Nuova visione della storia e filosofia con influenze platoniche.
- Ruolo innovativo dell'intellettuale nella politica.
- Nuove pratiche filologiche e retoriche per interpretare testi antichi.
- Evoluzione dell'arte verso rappresentazioni prospettiche e architettoniche.
Umanesimo e Filologia:
- Origine della parola Umanesimo nel XIX secolo dalla distinzione classica tra humanitas e divinitas.
- Concetto sviluppato da Cicerone e approfondito da Petrarca.
- Riscoperta della vita umana nella sua dimensione mondana e laica.
- Gli Studia Humanitatis come cuore dell'Umanesimo, con l'entusiasmo per i testi antichi e la loro continua ricerca.
- I classici antichi come modello non solo letterario ma anche spirituale.
- Critica degli umanisti verso l'utilizzo distorto dei classici nel Medioevo.
- Recupero della lingua e cultura della latinità classica attraverso l'indagine filologica.
L'Humanista e l'Humanitas:
- Diffusione del termine humanista verso la fine del XV secolo.
- Ruolo del humanista come maestro di grammatica e retorica, cultore delle studia humanitatis.
- Nesso inscindibile tra humanae litterae e formazione del soggetto per gli umanisti.
- Patrimonio testuale della classicità come sapere unitario ed integrale.
- Contrapposizione degli umanisti alla specializzazione delle dottrine della filosofia scolastica.
Studi Greci e Platonismo:
- Riscoperta dell'antichità attraverso il rinnovamento degli studi greci.
- Tentativi trecenteschi limitati a traduzioni verbum de verbo.
- Maestri di alto livello provenienti da Costantinopoli nel XV secolo.
- Importanza dello studio della lingua greca per accedere al patrimonio classico.
- Integrazione della filosofia di Aristotele e conoscenza delle opere di Platone.
- Fondazione dell'Accademia platonica di Firenze da parte di Marsilio Ficino nel 1463.
Umanesimo e Filologia:
- Origine della parola Umanesimo nel XIX secolo dalla distinzione classica tra humanitas e divinitas.
- Concetto sviluppato da Cicerone e approfondito da Petrarca.
- Riscoperta della vita umana nella sua dimensione mondana e laica.
- Gli Studia Humanitatis come cuore dell'Umanesimo, con l'entusiasmo per i testi antichi e la loro continua ricerca.
- I classici antichi come modello non solo letterario ma anche spirituale.
- Critica degli umanisti verso l'utilizzo distorto dei classici nel Medioevo.
- Recupero della lingua e cultura della latinità classica attraverso l'indagine filologica.
Pedagogia degli Umanisti:
- Promozione degli studi, circolazione degli intellettuali e dei testi.
- Ruolo di primo piano dei maestri nella cultura civile delle città.
- Nuova pedagogia dell'Umanesimo con rapporto diretto con autori e testi.
- Integrare progetti politico-culturali attraverso l'istruzione liberale.
- Figure come Guarino de' Guarini e Vittorino da Feltre influenti nella cultura e nell'istruzione del tempo.
Accademie e Biblioteche:
- Scoperta della villa come luogo privilegiato degli incontri intellettuali.
- Grandi Accademie del Quattrocento come la Pontaniana a Napoli, l'Accademia platonica a Firenze, la Pomponiana a Roma.
- Luoghi di associazione intellettuale, incontri culturali ed in alcuni casi politica.
- Importanza delle biblioteche come spazi per attirare intellettuali e dare lustro alla Signoria.
- Biblioteche e collezioni private come segno di relazione tra potere politico-economico e cultura.
- Fondazione della Biblioteca Vaticana, Biblioteca Marciana di Venezia, Biblioteca Estense e Biblioteca del Palazzo Ducale di Urbino.
L'Humanista e l'Humanitas:
- Diffusione del termine humanista verso la fine del XV secolo.
- Ruolo del humanista come maestro di grammatica e retorica, cultore delle studia humanitatis.
- Nesso inscindibile tra humanae litterae e formazione del soggetto per gli umanisti.
- Patrimonio testuale della classicità come sapere unitario ed integrale.
- Contrapposizione degli umanisti alla specializzazione delle dottrine della filosofia scolastica.
Teatro Stabile:
- Legame tra potere e cultura nel teatro.
- Inizialmente legato a occasioni festive e celebrative promosse dalla Signoria.
- Evoluzione verso strutture stabili per le rappresentazioni teatrali.
- Riflessione sull'edificazione teatrale stimolata dagli interessi umanistici e modelli antichi.
- Riscoperta delle forme regolari della commedia nel Cinquecento con modelli classici da Plauto a Terenzio.
- Evoluzione della grande commedia rinascimentale con Ariosto e Machiavelli come massima espressione.
Studi Greci e Platonismo:
- Riscoperta dell'antichità attraverso il rinnovamento degli studi greci.
- Tentativi trecenteschi limitati a traduzioni verbum de verbo.
- Maestri di alto livello provenienti da Costantinopoli nel XV secolo.
- Importanza dello studio della lingua greca per accedere al patrimonio classico.
- Integrazione della filosofia di Aristotele e conoscenza delle opere di Platone.
- Fondazione dell'Accademia platonica di Firenze da parte di Marsilio Ficino nel 1463.
Umanesimo latino e Umanesimo volgare
Nel Trecento, si assistette a un superamento del modello unitario della lingua volgare illustre proposto da Dante nel De vulgari eloquentia. Questo ideale, che era stato in parte ripreso da Roberto d'Angiò, re di Napoli, venne abbandonato principalmente a causa delle innovazioni portate da Petrarca e Boccaccio.
L’opera di Petrarca cominciò a valorizzare una lingua latina rinnovata come principale strumento di espressione letteraria, segnando l’inizio della cosiddetta crisi del volgare. Di conseguenza, la lingua volgare cominciò a essere percepita come meno rilevante, relegata all’uso quotidiano e pratico. Boccaccio, seguendo l’influenza petrarchesca, contribuì alla classicizzazione dell’opera di Dante.
Le complesse esperienze di Petrarca e Boccaccio esercitarono una forte influenza sulla cultura letteraria delle corti italiane tra la fine del Trecento e il Quattrocento, dando vita a un Umanesimo che privilegiava l’uso del latino e la riscoperta della classicità greca e latina, in contrasto con i modelli volgari trecenteschi.
In questo periodo, emerse il mito delle "tre corone fiorentine": Dante, Petrarca e Boccaccio, che contribuì a definire un canone per la creazione di una lingua letteraria "illustre" e uniforme. Questo canone mirava a superare i limiti dialettali e localistici dei volgari utilizzati nelle diverse corti italiane, ponendo le basi per la lingua di koiné ampiamente impiegata nel Quattrocento.
La questione della lingua
Nella seconda metà del Trecento e nei primi anni del Cinquecento, la lingua italiana era instabile e mancava di regole grammaticali fisse. Nel 1525, con le "Prose della volgar lingua" di Pietro Bembo, fu introdotto un modello di lingua scritta letteraria, escludendo la Commedia di Dante. Bembo prevalse su proposte alternative di teorici come Castiglione e Trissino. La proposta di Bembo influenzò lo sviluppo linguistico e stilistico della letteratura italiana, portando alla codificazione dei generi letterari nel Cinquecento. Nuovi generi come il poema cavalleresco e la tragicommedia si aggiunsero ai generi esistenti.
L’umanista e la corte
Nel Trecento, le nuove Signorie sostituirono le formazioni comunali, estendendo la propria influenza oltre le mura cittadine e dando vita a potenti Signorie regionali. Nel Quattrocento, le cinque principali città italiane furono:
- Milano dei Visconti
- Firenze dei Medici
- Venezia, in espansione sia terrestre che marittima
- Roma dei papi
- Napoli degli Aragonesi
Gli umanisti delle prime generazioni, in particolare nelle città con istituzioni comunali, ricoprivano ruoli politici significativi, come accadeva a Firenze e Milano. Figure come Coluccio Salutati furono influenzate dalla loro partecipazione alla vita politica e dal contatto con il potere, evidenziando il legame tra cultura umanistica e politica.Le corti delle nuove Signorie, dove si concentrava il potere feudale, favorirono lo sviluppo del mecenatismo. Queste Signorie attiravano intellettuali, architetti e artisti con l'obiettivo di sostenere la loro centralità politica attraverso politiche di mecenatismo, come dimostrato dall’esperienza di Petrarca nelle corti centrosettentrionali.
Il ruolo dell’arte nella cultura dell’Umanesimo e del Rinascimento
La rappresentazione medievale dello spazio seguiva un ordinamento gerarchico basato sull’opposizione tra alto e basso. Un esempio significativo è la rappresentazione dello spazio simbolico nella Divina Commedia di Dante, in cui il percorso di redenzione si svolge attraverso un cammino che va dal basso verso l’alto. Pertanto, l’idea medievale dello spazio è una dimensione che emerge durante l’Umanesimo con l’invenzione della prospettiva e la simulazione pittorica dello spazio reale.
È importante sottolineare che la rappresentazione prospettica non è un’invenzione esclusiva dell’Umanesimo. Infatti, si può affermare che ogni epoca ha sviluppato una propria modalità di rappresentazione prospettica dello spazio.
Il XV secolo rappresenta un periodo di grandi speculazioni teoriche nell’architettura e nella pittura, caratterizzato dalla realizzazione di opere di altissimo livello. Questo secolo segna una rottura dei confini ristretti delle singole discipline, un tratto distintivo del genio umanista. La ricchezza e la diversità del mondo sono registrate e tutte presenti nella mente che è in grado di attingere a ogni forma d’arte e a ogni scienza.
Tra le figure artistiche più significative, spicca Sandro Botticelli, il quale occupò una posizione di rilievo nella cultura fiorentina. Botticelli si integrò nella cerchia dei filosofi e letterati dell’Accademia platonica, mantenendo. Fu il primo a sostenere l’indissolubile unità tra arte, pensiero filosofico e poesia. Contrariamente alla visione che promuoveva un legame tra mondo e rappresentazione pittorica, favorito dalla diffusione della nuova prospettiva e dalla concezione scientifica dello spazio, Botticelli negava che l’arte potesse essere considerata un mezzo di conoscenza. In risposta a questa ambizione etico-conoscitiva, propose una concezione dell’arte basata su un’«idea del bello» come valore autonomo e come fine ultimo. In questo contesto, l’imitazione dei modelli antichi veniva vista come una testimonianza dell’esistenza del bello al di sopra della storia.
Il mondo nuovo nel Cinquecento
L’inizio dell’età moderna, convenzionalmente associato alla scoperta dell’America, segna un periodo di profondo rinnovamento nel pensiero, nelle arti e nella società, che segna il passaggio dall’Umanesimo al Rinascimento maturo. Questa visione è stata ribadita e consolidata qualche decennio dopo dallo storico svizzero Jacob Burkhardt in un celebre saggio. In questo lavoro, Burkhardt descrive il Rinascimento come un’epoca di «ritorno alla vita» dopo i secoli bui del Medioevo. Con la dissipazione della nebbia della superstizione religiosa e dell’ignoranza, viene rimosso il velo oscuro che aveva avvolto l’uomo e il mondo durante l’età medievale.
Tuttavia, la critica contemporanea ha superato queste posizioni, proponendo un’interpretazione che rifiuta l’idea di una cesura netta che invece evidenzia una lunga fase di transizione e preparazione al nuovo. Questa transizione è espressa attraverso l’Umanesimo del Quattrocento, i cui segnali erano già visibili nella fase che lo storico olandese Johan Huizinga ha definito l’«autunno del Medioevo».
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Umanesimo Rinascimento e Manierismo
SERENA BOSIO
Created on June 26, 2024
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Umanesimo Rinascimento e Manierismo
Leon Battista Alberti
L'Umanesimo e l'Uomo nell'Età Moderna
Leonardo da Vinci
Descrizione
1452
leonardo da vinci
Genio assoluto del Rinascimento, con la capacità di fondere scienza e arte, filosofia e talento artistico. Rappresenta un modello straordinario di curiosità e avventura intellettuale, con la sua fusione di discipline diverse e la sua ricerca della conoscenza.
opere più famose
Descrizione
1404
leon battistA alberti
Leon Battista Alberti: Studio dell'architettura antica e ripensamento delle proporzioni vitruviane. Con il Momus, si esibisce in una moderna ironia irriverente rispetto alle regole e alla metafisica.
opere più famose
LEONARDO DA VINCI
La dama con l'ermellino
L'uomo vitruviano
Gioconda
1487-1490
1492
1503-1514
LEON BATTISTA ALBERTI
Santa Maria Novella, Firenze
Philodoxeos
Tempio Malatestiano
1458-1478
1424
1447
COS'è L'UMANESIMO?
L'Umanesimo nasce nel Trecento e si sviluppa nel XV secolo come un movimento intellettuale di grande rilievo. Le sue radici, definite "preumanesimo", si trovano nei grandi autori del Trecento, come Petrarca, che hanno contribuito a diffondere l'idea di una nuova era culturale. Gli umanisti introdussero il concetto di "medioevo" come un periodo di decadenza, collocandolo tra l'antichità e il presente, e lo contrapposero al "rinnovamento" che prometteva di portare nuova luce dopo secoli di oscurità. L'Umanesimo si focalizza sulla riscoperta della classicità e sulla trasmissione e reinterpretazione del patrimonio antico. Questo approccio innovativo ai classici, evidente nelle opere di Dante, Petrarca e Boccaccio, ha avuto un impatto significativo sulla cultura e sulla storia europea, contribuendo a definire un nuovo modo di concepire l'arte, la letteratura e il pensiero.
L’Umanesimo e il senso del passato
L'Umanesimo ha origine nel Trecento e raggiunge il suo apice nel XV secolo. Basato sulla riscoperta della classicità, contrastava il concetto di "medioevo" come periodo di decadenza, favorendo un "rinascimento" culturale. Dante, Petrarca e Boccaccio furono precursori di questo movimento, che ha ridefinito il rapporto con i classici e ha sottolineato l'importanza della pedagogia e della formazione. L'Umanesimo, enfatizzò la centralità dell'uomo in svariati ambiti, portando a progressi significativi:
Umanesimo e Filologia:
L'Humanista e l'Humanitas:
Studi Greci e Platonismo:
Umanesimo e Filologia:
Pedagogia degli Umanisti:
Accademie e Biblioteche:
L'Humanista e l'Humanitas:
Teatro Stabile:
Studi Greci e Platonismo:
Umanesimo latino e Umanesimo volgare
Nel Trecento, si assistette a un superamento del modello unitario della lingua volgare illustre proposto da Dante nel De vulgari eloquentia. Questo ideale, che era stato in parte ripreso da Roberto d'Angiò, re di Napoli, venne abbandonato principalmente a causa delle innovazioni portate da Petrarca e Boccaccio. L’opera di Petrarca cominciò a valorizzare una lingua latina rinnovata come principale strumento di espressione letteraria, segnando l’inizio della cosiddetta crisi del volgare. Di conseguenza, la lingua volgare cominciò a essere percepita come meno rilevante, relegata all’uso quotidiano e pratico. Boccaccio, seguendo l’influenza petrarchesca, contribuì alla classicizzazione dell’opera di Dante. Le complesse esperienze di Petrarca e Boccaccio esercitarono una forte influenza sulla cultura letteraria delle corti italiane tra la fine del Trecento e il Quattrocento, dando vita a un Umanesimo che privilegiava l’uso del latino e la riscoperta della classicità greca e latina, in contrasto con i modelli volgari trecenteschi. In questo periodo, emerse il mito delle "tre corone fiorentine": Dante, Petrarca e Boccaccio, che contribuì a definire un canone per la creazione di una lingua letteraria "illustre" e uniforme. Questo canone mirava a superare i limiti dialettali e localistici dei volgari utilizzati nelle diverse corti italiane, ponendo le basi per la lingua di koiné ampiamente impiegata nel Quattrocento.
La questione della lingua
Nella seconda metà del Trecento e nei primi anni del Cinquecento, la lingua italiana era instabile e mancava di regole grammaticali fisse. Nel 1525, con le "Prose della volgar lingua" di Pietro Bembo, fu introdotto un modello di lingua scritta letteraria, escludendo la Commedia di Dante. Bembo prevalse su proposte alternative di teorici come Castiglione e Trissino. La proposta di Bembo influenzò lo sviluppo linguistico e stilistico della letteratura italiana, portando alla codificazione dei generi letterari nel Cinquecento. Nuovi generi come il poema cavalleresco e la tragicommedia si aggiunsero ai generi esistenti.
L’umanista e la corte
Nel Trecento, le nuove Signorie sostituirono le formazioni comunali, estendendo la propria influenza oltre le mura cittadine e dando vita a potenti Signorie regionali. Nel Quattrocento, le cinque principali città italiane furono:
- Milano dei Visconti
- Firenze dei Medici
- Venezia, in espansione sia terrestre che marittima
- Roma dei papi
- Napoli degli Aragonesi
Gli umanisti delle prime generazioni, in particolare nelle città con istituzioni comunali, ricoprivano ruoli politici significativi, come accadeva a Firenze e Milano. Figure come Coluccio Salutati furono influenzate dalla loro partecipazione alla vita politica e dal contatto con il potere, evidenziando il legame tra cultura umanistica e politica.Le corti delle nuove Signorie, dove si concentrava il potere feudale, favorirono lo sviluppo del mecenatismo. Queste Signorie attiravano intellettuali, architetti e artisti con l'obiettivo di sostenere la loro centralità politica attraverso politiche di mecenatismo, come dimostrato dall’esperienza di Petrarca nelle corti centrosettentrionali.Il ruolo dell’arte nella cultura dell’Umanesimo e del Rinascimento
La rappresentazione medievale dello spazio seguiva un ordinamento gerarchico basato sull’opposizione tra alto e basso. Un esempio significativo è la rappresentazione dello spazio simbolico nella Divina Commedia di Dante, in cui il percorso di redenzione si svolge attraverso un cammino che va dal basso verso l’alto. Pertanto, l’idea medievale dello spazio è una dimensione che emerge durante l’Umanesimo con l’invenzione della prospettiva e la simulazione pittorica dello spazio reale. È importante sottolineare che la rappresentazione prospettica non è un’invenzione esclusiva dell’Umanesimo. Infatti, si può affermare che ogni epoca ha sviluppato una propria modalità di rappresentazione prospettica dello spazio.
Il XV secolo rappresenta un periodo di grandi speculazioni teoriche nell’architettura e nella pittura, caratterizzato dalla realizzazione di opere di altissimo livello. Questo secolo segna una rottura dei confini ristretti delle singole discipline, un tratto distintivo del genio umanista. La ricchezza e la diversità del mondo sono registrate e tutte presenti nella mente che è in grado di attingere a ogni forma d’arte e a ogni scienza. Tra le figure artistiche più significative, spicca Sandro Botticelli, il quale occupò una posizione di rilievo nella cultura fiorentina. Botticelli si integrò nella cerchia dei filosofi e letterati dell’Accademia platonica, mantenendo. Fu il primo a sostenere l’indissolubile unità tra arte, pensiero filosofico e poesia. Contrariamente alla visione che promuoveva un legame tra mondo e rappresentazione pittorica, favorito dalla diffusione della nuova prospettiva e dalla concezione scientifica dello spazio, Botticelli negava che l’arte potesse essere considerata un mezzo di conoscenza. In risposta a questa ambizione etico-conoscitiva, propose una concezione dell’arte basata su un’«idea del bello» come valore autonomo e come fine ultimo. In questo contesto, l’imitazione dei modelli antichi veniva vista come una testimonianza dell’esistenza del bello al di sopra della storia.
Il mondo nuovo nel Cinquecento
L’inizio dell’età moderna, convenzionalmente associato alla scoperta dell’America, segna un periodo di profondo rinnovamento nel pensiero, nelle arti e nella società, che segna il passaggio dall’Umanesimo al Rinascimento maturo. Questa visione è stata ribadita e consolidata qualche decennio dopo dallo storico svizzero Jacob Burkhardt in un celebre saggio. In questo lavoro, Burkhardt descrive il Rinascimento come un’epoca di «ritorno alla vita» dopo i secoli bui del Medioevo. Con la dissipazione della nebbia della superstizione religiosa e dell’ignoranza, viene rimosso il velo oscuro che aveva avvolto l’uomo e il mondo durante l’età medievale. Tuttavia, la critica contemporanea ha superato queste posizioni, proponendo un’interpretazione che rifiuta l’idea di una cesura netta che invece evidenzia una lunga fase di transizione e preparazione al nuovo. Questa transizione è espressa attraverso l’Umanesimo del Quattrocento, i cui segnali erano già visibili nella fase che lo storico olandese Johan Huizinga ha definito l’«autunno del Medioevo».
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