Grazia Deledda
Premio Nobel
Works
Source: Huffpost.com
ll 10 dicembre 1926 a Stoccolma, la scrittrice sarda Grazia Deledda viene insignita del Premio Nobel per la Letteratura. L’autrice di Fior di Sardegna, Canne al Vento e Marianna Sirca è la quarta donna a ricevere un premio Nobel e la seconda donna a ricevere il Nobel per la Letteratura, dopo la scrittrice svedese Selma Lagerlöf.
Grazia Deledda nasce a Nuoro, in Sardegna, il 28 settembre 1871, in una famiglia benestante della classe media. Il padre si dilettava nella poesia a livello amatoriale, era un imprenditore e un politico locale, Sindaco della cittadina sarda. La formazione di Deledda fu ampia e variegata, dalla letteratura alle altre discipline. Fin da piccola, tuttavia, dovette confrontarsi con alcune disgrazie familiari, dalla morte prematura del padre a quella della sorellina, passando per l'arresto di uno tra i fratelli.
Dall'età dei diciassette anni, nel 1888, Grazia Deledda iniziò ad essere pubblicata su alcune riviste locali e nazionali con poesie e brevi racconti. In poco tempo, la sua fama tra letterati e intellettuali crebbe, e Deledda si dedicò ai romanzi. Sposatasi nel 1900, si trasferì a Roma e pubblicò negli anni successivi decine di opere teatrali e romanzi di ottimo successo, come L'edera e Canne al vento, che indubbiamente rappresenta il suo libro di maggior successo, studiato nelle scuole e che le valse più avanti il prestigioso Premio Nobel per la Letteratura. Ottenne il riconoscimento nel 1926, per la sua potenza di scrittrice, la seconda donna (e la prima italiana) a vincerlo.
Morì di tumore al seno nel 1936, a 65 anni, il 15 agosto.
Tra i più celebri autori che hanno celebrato la mia Cervia, mi è particolarmente cara Grazia Deledda. La poetessa della mia gente amava: “il carattere sincero e modesto, e ancora di più questa parte dove la natura svela francamente la malcelata selvatichezza e la marina e il campestre si accompagnano sul dorso delle dune”. Mi ricordo bene quando Grazia Deledda arrivò qui a bordo della moderna ferrovia costruita a fine dell'Ottocento. Era il 1920, il mio turismo era ancora agli albori e lei voleva godere dell’aria di mare in una località selvaggia come la sua Sardegna, ma ancora poco mondana. Tra me e lei è stato amore a prima vista, tanto che cercò casa e rimase qui fino al 1935. Prima come ospite a “Villa Igea”, all’epoca una delle mie prime pensioni, e poi in affitto in Via Miccoli. Nel 1926, dopo la vittoria del Premio Nobel per la Letteratura, comprò la Villa Caravella in Via Colombo e nel 1927 divenne mia cittadina onoraria. Che orgoglio per me!
Cittadina onoraria cervese dal 1927 con la seguente motivazione: “Che non solo il superbo sogno della sua arte ha trovato fonte di inesauribili visioni dai divini silenzi del bosco e dall’eterno sorriso del mare, ma che molti dei soggetti prescelti per le novelle che le sono più care, traggono origine anche dalla nostra gente, spesso dalla più umile, alla quale sembra avvicinarsi con più cara inclinazione.”
E’ possibile riconoscere il paesaggio di Cervia in molte novelle e romanzi di Grazia Deledda, ma è soprattutto ne Il paese del Vento che il verismo magico della Deledda rappresentava Cervia in un’aura mitica.
Altre opere della scrittrice sono:
Il Segreto dell’Uomo Solitario (1921)
Il Dio dei Viventi (1922)
La Danza della Collana (1924)
La Fuga in Egitto (1925)
Il Paese del Vento (1931) .
Una giovane sposa in viaggio verso il paese dove inizierà la sua vita coniugale.
Lo stato d’animo dei due coniugi in attesa del treno che li condurrà alla dimora che li ospiterà per la loro luna di miele,è ricco di aspettative e di sogni da realizzare insieme, ma la sensazione di fiducia verso il futuro si interrompe bruscamente non appena il treno inizia a scorrere sulle rotaie.
Nina si guarda indietro e rivive la propria vita, la casa dell’infanzia, il rapporto con i genitori, e la servitù.
Il notaio che periodicamente fa visita alla famiglia per fare il resoconto dell’attività del padre, descrive le grandi qualità del figlio provetto studente e geniale futuro medico, fino a proporre un incontro fra i due giovani.
I giorni passano e nella casa di Nina tutto procede come al solito quando un uomo chiede di poter alloggiare nella casa della ragazza, la famiglia ha adibito una stanza all’ultimo piano come alloggio per visitatori di passaggio o turisti in cerca di relax.
L’incontro fatto più di sguardi e sospiri che di parole, con quello che presto si rivela essere Gabriele, il figlio del notaio, dura lo spazio di poche ore dopodiché il giovane se ne va senza preavviso e nell’animo di Nina si fa spazio un sentimento di malinconia che si ridurrà lentamente per poi svanire quando conosce l’uomo che presto diventa suo marito.
L’arrivo alla destinazione della luna di miele viene accompagnato da segnali tutt’altro che lieti, il clima freddo e ventoso del posto, la casa scelta per il soggiorno rende Nina ancora più triste e malinconica.
Un giorno mentre passeggia sulla spiaggia con il marito, Nina incontra un uomo evidentemente malato, dal viso scarno e con un colorito giallognolo, Nina si ferma guarda l’uomo poi costringe il marito ad una fuga verso casa. Quell’uomo Nina è convinta di conoscerlo.
Un breve romanzo di chiaro sapore autobiografico dove un’intensa Deledda ripercorre il tormento e la determinazione nella ricerca di se stessa.
Il Verismo: Grazia Deledda
Elena Valla
Created on June 24, 2024
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Grazia Deledda
Premio Nobel
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Source: Huffpost.com
ll 10 dicembre 1926 a Stoccolma, la scrittrice sarda Grazia Deledda viene insignita del Premio Nobel per la Letteratura. L’autrice di Fior di Sardegna, Canne al Vento e Marianna Sirca è la quarta donna a ricevere un premio Nobel e la seconda donna a ricevere il Nobel per la Letteratura, dopo la scrittrice svedese Selma Lagerlöf.
Grazia Deledda nasce a Nuoro, in Sardegna, il 28 settembre 1871, in una famiglia benestante della classe media. Il padre si dilettava nella poesia a livello amatoriale, era un imprenditore e un politico locale, Sindaco della cittadina sarda. La formazione di Deledda fu ampia e variegata, dalla letteratura alle altre discipline. Fin da piccola, tuttavia, dovette confrontarsi con alcune disgrazie familiari, dalla morte prematura del padre a quella della sorellina, passando per l'arresto di uno tra i fratelli. Dall'età dei diciassette anni, nel 1888, Grazia Deledda iniziò ad essere pubblicata su alcune riviste locali e nazionali con poesie e brevi racconti. In poco tempo, la sua fama tra letterati e intellettuali crebbe, e Deledda si dedicò ai romanzi. Sposatasi nel 1900, si trasferì a Roma e pubblicò negli anni successivi decine di opere teatrali e romanzi di ottimo successo, come L'edera e Canne al vento, che indubbiamente rappresenta il suo libro di maggior successo, studiato nelle scuole e che le valse più avanti il prestigioso Premio Nobel per la Letteratura. Ottenne il riconoscimento nel 1926, per la sua potenza di scrittrice, la seconda donna (e la prima italiana) a vincerlo. Morì di tumore al seno nel 1936, a 65 anni, il 15 agosto.
Tra i più celebri autori che hanno celebrato la mia Cervia, mi è particolarmente cara Grazia Deledda. La poetessa della mia gente amava: “il carattere sincero e modesto, e ancora di più questa parte dove la natura svela francamente la malcelata selvatichezza e la marina e il campestre si accompagnano sul dorso delle dune”. Mi ricordo bene quando Grazia Deledda arrivò qui a bordo della moderna ferrovia costruita a fine dell'Ottocento. Era il 1920, il mio turismo era ancora agli albori e lei voleva godere dell’aria di mare in una località selvaggia come la sua Sardegna, ma ancora poco mondana. Tra me e lei è stato amore a prima vista, tanto che cercò casa e rimase qui fino al 1935. Prima come ospite a “Villa Igea”, all’epoca una delle mie prime pensioni, e poi in affitto in Via Miccoli. Nel 1926, dopo la vittoria del Premio Nobel per la Letteratura, comprò la Villa Caravella in Via Colombo e nel 1927 divenne mia cittadina onoraria. Che orgoglio per me!
Cittadina onoraria cervese dal 1927 con la seguente motivazione: “Che non solo il superbo sogno della sua arte ha trovato fonte di inesauribili visioni dai divini silenzi del bosco e dall’eterno sorriso del mare, ma che molti dei soggetti prescelti per le novelle che le sono più care, traggono origine anche dalla nostra gente, spesso dalla più umile, alla quale sembra avvicinarsi con più cara inclinazione.” E’ possibile riconoscere il paesaggio di Cervia in molte novelle e romanzi di Grazia Deledda, ma è soprattutto ne Il paese del Vento che il verismo magico della Deledda rappresentava Cervia in un’aura mitica. Altre opere della scrittrice sono: Il Segreto dell’Uomo Solitario (1921) Il Dio dei Viventi (1922) La Danza della Collana (1924) La Fuga in Egitto (1925) Il Paese del Vento (1931) .
Una giovane sposa in viaggio verso il paese dove inizierà la sua vita coniugale. Lo stato d’animo dei due coniugi in attesa del treno che li condurrà alla dimora che li ospiterà per la loro luna di miele,è ricco di aspettative e di sogni da realizzare insieme, ma la sensazione di fiducia verso il futuro si interrompe bruscamente non appena il treno inizia a scorrere sulle rotaie. Nina si guarda indietro e rivive la propria vita, la casa dell’infanzia, il rapporto con i genitori, e la servitù. Il notaio che periodicamente fa visita alla famiglia per fare il resoconto dell’attività del padre, descrive le grandi qualità del figlio provetto studente e geniale futuro medico, fino a proporre un incontro fra i due giovani. I giorni passano e nella casa di Nina tutto procede come al solito quando un uomo chiede di poter alloggiare nella casa della ragazza, la famiglia ha adibito una stanza all’ultimo piano come alloggio per visitatori di passaggio o turisti in cerca di relax. L’incontro fatto più di sguardi e sospiri che di parole, con quello che presto si rivela essere Gabriele, il figlio del notaio, dura lo spazio di poche ore dopodiché il giovane se ne va senza preavviso e nell’animo di Nina si fa spazio un sentimento di malinconia che si ridurrà lentamente per poi svanire quando conosce l’uomo che presto diventa suo marito. L’arrivo alla destinazione della luna di miele viene accompagnato da segnali tutt’altro che lieti, il clima freddo e ventoso del posto, la casa scelta per il soggiorno rende Nina ancora più triste e malinconica. Un giorno mentre passeggia sulla spiaggia con il marito, Nina incontra un uomo evidentemente malato, dal viso scarno e con un colorito giallognolo, Nina si ferma guarda l’uomo poi costringe il marito ad una fuga verso casa. Quell’uomo Nina è convinta di conoscerlo. Un breve romanzo di chiaro sapore autobiografico dove un’intensa Deledda ripercorre il tormento e la determinazione nella ricerca di se stessa.