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Il razzismo negli Stati Uniti

Storia, cultura e lingua della comunità nera negli States

Indice

Storia del razzismo negli USA

Il razzismo al giorno d'oggi

Il razzismo nello sport

Il razzismo nella musica

African american vernacular English - Il dialetto nero in america

Il 4 luglio del 1776 nascono gli Stati Uniti d'America e 12 anni dopo viene approvata una Costituzione che si ispira ai prinicipi illuministici ma che presenta inizialmente un grande limite: essa concede il diritto di voto solo ai maschi adulti bianchi escludendo gli schiavi neri, ai quali peraltro era negato ogni tipo di diritto. Bisogna aspettare il 1865 per l'emendamento che abolirà la schiavitù.

Storia del razzismo negli USA

Possiamo far risalire le origini del razzismo negli Stati Uniti al XVII secolo, ossia all'epoca coloniale, quando inizia la tratta degli schiavi africani: a partire dal 1620 nelle colonie inglesi degli Stati Uniti viene utilizzata una nuova e numerosa manodopera che costa di meno e rende di più: gli africani ridotti in schiavitù e trasportati dal Golfo di Guinea alle coste americane dove vengono venduti ai padroni delle piantagioni. Secondo le stime più recenti degli storici, tra il 1600 e il 1800, gli africani ridotti in schiavitù e trasportati in America furono oltre 10-11 milioni.

Nonostante gli schiavi avessero guadagnato la libertà, il diritto di voto e di essere eletti nelle istituzioni, dovettero scontrarsi con la violenza di nuovi gruppi terroristici come il Ku Klux Klan, che nacque nelle aree rurali del sud, negli ultimi decenni del 1800. Questi sviluppi comportarono il passaggio dalla schiavitù ad una nuova forma di discriminazione che sarebbe rimasta in vita per oltre un secolo: il segregazionismo, ovvero restrizioni che limitavano i diritti degli afroamericani come l'accesso a determinati lavori, bagni e posti a sedere sui mezzi pubblici separati dai bianchi ecc.

Di fatto, la schiavitù fu abolita gradualmente dal 1804 negli Stati del nord America ma continuò a espandersi negli Stati del sud perchè essi fondavano la loro economia sulle coltivazioni grazie al basso costo della manodopera degli schiavi. Soltanto in seguito ad una guerra civile tra stati del nord e stati del sud durata circa 5 anni (dal 1861 al 1865) nota anche come Guerra di Secessione, la schiavitù fu abolita definitivamente in tutti gli stati americani. Gli Stati del nord furono guidati dal presidente Abraham Lincoln, tenace sostenitore dell'abolizione della schiavitù.

Martin Luther King Jr. è stato un altro importante leader del movimento dei diritti civili afroamericani negli anni 50-60 del 900. Ha predicato l'amore e la resistenza non-violenta come alternativa alla reazione violenta, preferita dai seguaci di Malcom X e ha combattuto contro il pregiudizio etnico. È rimasto famoso il discorso che ha pronunciato nell'agosto del 1963 in una enorme manifestazione interraziale a Washington in cui King espone il suo pensiero contro la segregazione raziale e che comincia con "I have a dream..."; questo discorso è diventato uno dei più citati e studiati da linguisti e filosofi di tutto il mondo ed è diventato un emblema di uguaglianza e giustizia sociale.

Malcom X, nato nel 1925, è stato un leader nella lotta degli afroamericani per i diritti umani nel XX secolo.Dopo una vita sbandata e turbolenta che lo porterà anche in carcere, decide di convertirsi all'Islam, scelta che lo porterà ad intraprendere un'attività come predicatore nell'organizzazione dei musulmani neri. La sua attività di predicatore consiste nell'ivitare i suoi fratelli neri a non cercare di assomigliare ai bianchi. Morirà ucciso durante un comizio nel 1965.

Tra gli attivisti più importanti del movimento per i diritti civili ricordiamo Rosa Parks, divenuta famosa per aver rifiutato nel 1955 di obbedire alla regola di cedere il proprio posto sull'autobus a un bianco.

Il razzismo al giorno d'oggi

Nonostante la segregazione sia finita da decenni, gli episodi razzisti nei confronti degli afroamericani, causati da stereotipi e pregiudizi, persistono tutt'oggi.Uno dei casi più eclatanti avvenuti in tempi recenti è l'omicidio di George Floyd, un afroamericano assasinato da un poliziotto che lo ha soffocato usando la sua gamba. L'episodio ha causato forti reazioni nella società americana portando a rivolte e alla nascita del movimento di protesta "Black Lives Matter", che si è diffuso successivamente in tutta l'America e anche nel resto del mondo. Quest'episodio è solo una delle manifestazioni più estreme di un razzismo che gli afroamericani sono costretti ad affrontare tutti i giorni, a partire dalle zone di alta povertà dove molti di essi vivono senza riuscire ad uscirne.

Un altro importante episodio nella storia del razzismo sportivo avvenne durante le olimpiadi del 1968 in Città del Messico. Alla premiazione della gara dei 200m maschili, Tommie Smith e John Carlos, due atleti afroamericani si presentarono senza scarpe indossando solo dei calzini neri, per rappresentare la povertà che regnava sovrana tra la popolazione afroamericana. Smith indossò una sciarpa nera per rappresentare l’orgoglio nero, mentre Carlos lasciò la cerniera della felpa aperta per solidarietà ai blue-collars workers.Dopo essere saliti sul podio per la premiazione Smith e Carlos ricevettero le medaglie, si girarono verso l’enorme bandiera statunitense appesa sopra gli spalti e aspettarono l’inizio dell’inno. Quando le note di The Star-Spangled Banner risuonarono nello stadio, Smith e Carlos abbassarono la testa e alzarono un pugno chiuso, indossando dei guanti neri. A decine di metri di distanza, il fotografo John Dominis scattò loro una foto che sarebbe diventata una delle più famose del Novecento, simbolo di un decennio di proteste per i diritti civili dei neri.

Il razzismo nello sport

Il razzismo nei confronti degli afroamericani è da sempre stato presente anche negli sport della nazione. Difatti, fino al secolo scorso, esistevano leghe differenti per separare i bianchi dai neri. La storia di Jackie Robinson è una delle più importanti in questo campo. Si tratta infatti del primo giocatore afroamericano ad aver giocato nella Major League Baseball insieme ai bianchi. Durante la sua carriera dovette affrontare numerosi casi di razzismo inclusi insulti e minacce di morte. Egli resta ancora al giorno d'oggi una grande ispirazione per molti giovani afroamericani e giocatori di baseball.

Il razzismo nella musica

Sono molti gli artisti musicali afroamericani che nel corso degli anni hanno espresso la loro opinione sul razzismo attraverso la musica. Questo fenomeno è cresciuto notevolmente grazie alla nascita dell'hip-hop, genere musicale inizialmente concentrato su temi più disimpegnati ma che successivamente è diventato uno strumento a favore degli afroamericani attraverso il quale far sentire la loro voce. Tra i pionieri di questo genere che hanno affrontato il tema del razzismo e delle violenze da parte della polizia troviamo Tupac Shakur con le sue canzoni "Changes" e "Me against the world". Tra gli altri artisti dell'epoca ricordiamo anche NWA con la loro canzone più esplicita "F**k tha police". Tra gli artisti più recenti troviamo invece Kendrick Lamar con "The blacker the barry" una violenta canzone di protesta e "Alright" un inno alla speranza per le popolazioni nere più povere. Possiamo citare anche Denzel Curry e JID con "Sirens" una canzone che denuncia i poteri alti negli Stati Uniti e il razzismo sistematico e "The bigger picture" di Lil Baby, canzone scritta pochi giorni dopo l'omicidio di George Floyd a sostegno di Black Lives Matter.

African American Vernacular English (AAVE): il dialetto afroamericano negli USA

Il termine African American Vernacular English, chiamato in passato anche Ebonics o più semplicemente Black English, fa riferimento a molteplici dialetti dell'inglese americano sviluppatisi tra le varie comunità nere sul territorio. Nonostante sia spesso considerato semplicemente come inglese non corretto o ignorante, questo dialetto ha in realtà una lunga storia e presenta regole grammaticali, lessico, strutture e tempi verbali propri. Le sue origini vengono spesso fatte risalire all'epoca coloniale, molti linguisti affermano infatti che esso abbia avuto origine a partire dall'incrocio tra le lingue africane parlate dagli schiavi e l'inglese parlato dai loro colonizzatori. Al giorno d'oggi viene parlato principalmente nelle comunità nere della fascia sociale più bassa e i suoi parlanti sono spesso costretti ad eseguire un code-switching con l'inglese standard per farsi capire in situazioni più formali.

Una presentazione di Samuele Iaboni Matricola 1043733

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