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3°A A.S 2023/2024

Matteo Brunetti

TESINA D'ESAME

Valentino Rossi

11

10

Francese

Al Mugello!

Italiano

Arte

Ed. civica

Storia

Musica

Tecnologia

Ed. fisica

Scienze

Inglese

Valentino Rossi

Indice

Valentino Rossi, nato ad Urbino, nelle Marche, il 16 febbraio 1979, rimarrà nella storia non solo come uno dei più grandi piloti motociclistici di tutti i tempi, ma anche come grande sportivo. Egli infatti, oltre aver corso e vinto molto sulle due ruote, in classe 125, 250 e 500 ( cioè la Motogp), è anche un pilota automobilistico e un dirigente sportivo in gamba.

Valentino Rossi

Nasce a Urbino, da Graziano e Stefania, per poi crescere a Tavullia, un piccolo paese nelle Marche in cui, ovunque ti giri, vedi Vale!*E’ proprio grazie al papà che fin da piccolo si trova a vivere a stretto contatto con i motori e matura la sua passione. Inizia a correre a soli nove anni con i go-kart, ma passa subito alle minimoto, a 13 anni prova l'Aprilia AF1 125 futura. Fa il suo esordio nel motomondiale nel 1996 in 125, correndo con l’Aprilia, casa motociclistica italiana che partecipa anche ai campionati competitivi fondata nel 1945 a Noale, in provincia di Venezia ,con cui Valentino farà la sua prima vittoria nel motomondiale in Repubblica Ceca a Brno e vincerà il suo primo titolo mondiale. Nella successiva stagione, nel 1997, vince il suo primo titolo mondiale distruggendo gli avversari vincendo 11 delle 15 gare previste per il campionato, dando prova del suo enorme talento. E’ il 1998 quando il giovane campione debutta, sempre con l’Aprilia, in classe 250. Per quell’anno è costretto ad accontentarsi del secondo posto nella classifica finale, ma si rifà subito l’anno dopo vincendo il campionato.

Vita e Carriera

*Addirittura qui il limite di velocità è di 46 km/h: il 46 è sempre stato il suo numero, le ragioni è che era il numero del padre, nella sua carriera da pilota motociclistico, e del pilota giapponese di motogp, idolo di Valentino, Norifumi Abe, da cui egli trasse anche il suo primo soprannome: “Rossifumi”, cucito sulla tuta in classe 125. Negli anni collezionerà anche altri soprannomi: “Valentinik” in classe 250 e “The Doctor”, “Il Dottore”,attribuitogli in classe 500, questo perché in Italia quando sei bravo a fare qualcosa, la fai a un livello alto, vieni considerato “dottore” in quello e Valentino era decisamente bravo a correre sulle due ruote.

Classe 500 e Motogp

Il 2000 segna il passaggio alla classe regina, la classe 500, che lo vede protagonista anche del cambio di scuderia. Rossi sale infatti a cavallo della Honda, ma sempre seguito dallo sponsor personale Nastro Azzurro che lo aveva accompagnato anche nell’avventura in Aprilia. Al primo anno in classe 500 arriva secondo, ma con ottime prestazioni per un esordiente. Al secondo anno in questa classe, che diventerà l’anno seguente MotoGP, Valentino Rossi vince il suo terzo titolo mondiale, nonché primo trionfo nella top class. Il 2002 è il primo anno della MotoGP. Rossi si impone ancora e conquista il suo quarto titolo personale, diventando il primo e unico pilota su due ruote a laurearsi campione in quattro categorie differenti. Nel 2003 si conferma invincibile trionfando ancora una volta: nove vittorie totali per lui, che riesce per la prima volta in carriera ad andare a podio in tutte le tappe della stagione.

Il 2004 inizia col cambio di scuderia. Rossi, infatti, passa dalla Honda alla Yamaha, in evidente crisi tecnica. Un trasferimento tra i più sensazionali della storia delle corse su due ruote anche per i risultati sorprendenti che, a fine stagione, vengono raggiunti. Il campione italiano, infatti, ribalta completamente ogni pronostico e si conferma campione del mondo ancora una volta. Nel 2005 è ancora più evidente il dominio di Rossi: ancora una vittoria , questa volta schiacciante. Il 2008 segna il ritorno alla vittoria di Valentino Rossi in un testa a testa con il nuovo compagno di box Jorge Lorenzo con il quale la convivenza non è delle migliori. In questa stagione il Dottore abbatte diversi record: raggiunge le 90 vittorie in carriera e corre il suo 200esimo GP. Nel 2009 vince ancora, nell’anno che segna il raggiungimento delle 100 vittorie in carriera. Si tratta del nono e ultimo titolo mondiale vinto dal campione italiano.

Cambio di scuderia

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L'addio alla MotoGP

Dopo la stagione travagliata del 2010, Valentino Rossi annuncia il passaggio alla Ducati. La squadra tutta italiana fa sognare i tifosi ma i risultati si riveleranno scadenti con soli tre podi ottenuti in due stagioni. Nel 2012 la scuderia italiana comunica l’addio di Valentino e poco tempo dopo la Yamaha riannuncia il 46. Nel 2014 raggiunge il traguardo dei 300 Gran Premi in carriera. Dal 2016 ad oggi, tra l’età che avanza e una Yamaha non proprio brillante,Valentino Rossi inizia una parabola discendente che lo porterà comunque ad ottenere il grande traguardo dei 400 GP in carriera.La carriera incredibile di Valentino Rossi sembra essere in discesa dal 2020, per via del suo peggior piazzamento di sempre, al 15esimo posto in classifica. Nel 2021 lascia la Yamaha per correre in Petronas e alla fine del campionato annuncia il suo ritiro dalla MotoGP.

L'automobilismo

Oltre al motociclismo Valentino è sempre stato appassionato di motori in generale, e infatti, ha avuto e ha esperienze anche nelle competizioni automobilistiche. Ha partecipato a numerose competizioni di rally con buoni risultati, per esempio il Monza Rally Show in cui gareggia regolarmente ogni anno e dove ha trionfato per ben 7 volte. Tra il 2004 e il 2008 si è parlato concretamente del possibile passaggio di Rossi in Formula 1, in particolare nelle file della Scuderia Ferrari. Dopo il ritiro dalla MotoGP Valentino ha partecipato a moltissime gare automobilistiche in circuiti italiani e all’estero su auto Gran Turismo e Endurance, sempre seguito dai suoi calorosi tifosi, portando a casa ottimi risultati.

Popolarità

Rossi gode di grande popolarità tra gli appassionati di motociclismo e tra i giornalisti per il suo carattere estroverso. Famose sono le sue trovate per festeggiare le vittorie assieme ai membri del fan club, un gruppo di storici amici che lo accompagnano nelle gare del motomondiale. Ha ricevuto una laurea magistrale honoris causa in comunicazione e pubblicità per le organizzazioni dall'Università degli Studi di Urbino e il primo Winning Italy Award della storia per il suo contributo alla valorizzazione dell'immagine dell'Italia nel mondo. Gli è stata conferita la cittadinanza onoraria di Assen, città olandese in cui ha sede l'omonimo circuito dove Rossi ha trionfato per dieci volte in carriera. È stato protagonista di due fumetti a lui dedicati: “Quarantasei” e “Fast 46”, dall'opera è stato inoltre tratto un omonimo film d'animazione. In suo onore sono stati prodotti anche due docu-film:“Fastest - Il più veloce” e “Fino all'ultima staccata”.In ambito di videogiochi abbiamo “Valentino Rossi: The Game", un omaggio ai vent'anni di carriera del pilota. In precedenza, nel videogioco Grand Theft Auto, era presente un omaggio a Rossi, infatti la moto NRG-500 recava il numero 46 usato dal pilota nelle gare ufficiali.

Valentino Rossi è un uomo di successo anche come imprenditore e dirigente sportivo. Nel 2013, infatti, con il suo team sportivo “VR46”, firma una collaborazione con Sky Italia e annuncia la nascita dello Sky Racing Team VR46, finalizzato a scovare e valorizzare talenti emergenti del motociclismo italiano. Dopo le esperienze in Moto3 e Moto2 il team nel 2020 inizia a competere in MotoGP, sulla sella della moto monta proprio il fratello di Valentino da parte di madre: Luca Marini. Ad oggi è un team molto competitivo.

Dirigente sportivo

Le Mans est une station en France, la capitale de la région française de la Sarthe, presque sacrée pour les fans de sport automobile et de moto, célèbre pour la course de voitures Endurance : 24 heures du Mans. Mais au Mans, il n’y a pas que des courses qui durent des heures : en 1966, en effet, est né le circuit Bugatti, où aujourd’hui court la MotoGP, obtenu partiellement, d’une partie du circuit de la Sarthe, où on cours la 24 heures.

Français: Circuits Bugatti e De la Sarthe

Le circuit des 24 heures du Mans, dit de la Sarthe, a été construit au début du XXe siècle et mesure plus de 13 kilomètres. Ici, en 1906 a été fait le premier Grand Prix de l’histoire de l’Automobilisme, et depuis 1923, on cours chaque année les 24 heures du Mans, une course de voitures où les pilotes essaient de parcourir le plus de route possible en 24 heures. Évidemment, un pilote ne peut pas courir pendant 24 heures consécutives, en effet chaque voiture est conduite par une équipe de pilotes, qui s'alternent pour le cours de la course (à des moments l’un court et l’autre se repose). En outre, dans le circuit courent simultanément des voitures de catégories différentes, et chaque équipe n’a comme adversaires que les voitures de sa propre catégorie.

Le circuit de la Sarthe

Le circuit Bugatti porte le nom d’Ettore Bugatti, fondateur du constructeur automobile Bugatti, et accueille depuis 1969 le Grand Prix de MotoGP. Il est long d’environ 4 kilomètres et se compose de 14 virages à parcourir dans le sens horaire divisés en trois secteurs. La partie partagée avec le circuit de la Sarthe est celle qui va de virage 14 au virage 5. Valentino Rossi a gagné 3 fois au circuit Bugatti en MotoGP et au circuit de la Sarthe, il a fait sa première victoire dans une compétition automobile internationale dans la course en couple Road to Le Mans des endurance.

Le circuit Bugatti

At Silverstone, a small village in Northamptonshire, there is perhaps the most important circuit in the history of Formula 1: the Silverstone Circuit, where there is also the annual MotoGP race. The Silverstone Circuit as we know it today, was originally born as a military airport, built with three triangular pistes very close. These triangles are still a bit visible in today’s track. The first races, very spartan, are made after the Second World War. The original Silverstone Circuit consists of three tracks joined by dry corners, making the circuit one of the fastest in existence. From the early 50s, however, some nearby roads are incorporated, creating the circuit that will remain almost unchanged until the 90s. Between 1990 and 1991 the Silverstone Circuit was revolutionized and made much slower.

VS

English: the circuit of Silverstone

Some of the historic curves are deleted, the track reduced and slowed down. The main straight is called "Hamilton Straight", a tribute to the British driver who marked the history of the British and world formula 1. Today the route is almost six kilometers long of asphalt placed between two English counties. One of the main technical features of the Silverstone Circuit is its weather unpredictability. Not infrequently the various drivers in the race, with their technical teams, had to change strategy for an unexpected rain or sun. Here was the first race in the history of Formula 1, but the circuit is not only for cars: the MotoGP races here since 1974. But there are differences between a lap of a motogp and that of a F1: - For Formula 1 the circuit is shorter because MotoGP make some extra corners; - In some curves MotoGP are much slower than Formula 1. Valentino Rossi said: "Silverstone is one of my favorite circuits. I’m fast there". In fact in his career he made 6 wins (and the first of his career with rain) and 12 podiums here.

LA PERICOLOSITA' DELLA MOTOGPIl motorsport è sicuramente un mondo molto pericoloso. In ogni gara di motociclismo dei piloti cadono e, anche se la maggior parte delle volte, il pilota scivola sdraiato sull’asfalto con la sua moto fuori dalla pista, protetto dalla sua tuta ed esce dall’incidente illeso, o solo con qualche livido e uno spavento, non è raro vedere piloti che dopo incidenti in gara si ritrovano con lesioni o ossa rotte. Purtroppo a volte correre può portare anche alla morte. In altre occasioni è la fortuna a giocare un ruolo fondamentale e, nonostante la paura provata, i piloti continuano a correre. Essi infatti sono consapevoli dei rischi a cui vanno incontro correndo: le corse, le moto, la velocità, non sono solo un lavoro o una passione per loro, sono la loro vita. Questi piloti sono i migliori del mondo e non si trovano lì per caso, essi infatti non possono fare a meno dell’adrenalina che si prova quando si spengono i semafori e si parte, quando si completa un sorpasso o quando si sale sul podio: essi sono nati per correre e non possono fare a meno di questa vita.

Scienze: I RIFLESSI

VALENTINO ROSSI E LE CADUTEValentino Rossi sulle due ruote ha vinto tantissimo, ma come tutti i piloti a volte è caduto. In tutta la sua carriera in moto è caduto circa una quarantina di volte. In certi casi non si è fatto neanche un graffio, altre volte le conseguenze sono state più gravi: per esempio, al Mugello, nel 2010, il campione marchigiano cadde in una delle ultime curve del tracciato: La caduta gli costò la frattura scomposta ed esposta della tibia della gamba destra ed anche del perone. Fu costretto a saltare diverse gare ed a rinunciare alla lotta mondiale, consegnando il primo titolo a Jorge Lorenzo. Altrettante sono state però le occasioni in cui stava per cadere, ma non è successo: sicuramente serve un po’ di fortuna, ma in questi momenti la maggior parte del merito va ai riflessi. Per esempio quando al pilota, piegato per lo svolgimento di un curva, si muove la parte posteriore o anteriore della moto e lui, con uno scatto raddrizza il veicolo evitando di essere lanciato via dal sellino; o quando un pilota, dopo un sorpasso, convinto di aver definitivamente superato un avversario, se lo ritrova improvvisamente davanti intento a tagliargli la strada e lo evita prontamente.

  • un organo recettore, che percepisce lo stimolo;
  • una via afferente, costituita da fibre nervose sensoriali, che trasmette il messaggio ad un centro di controllo;
  • un centro di controllo che elabora l'informazione e fornisce la risposta più appropriata. Può essere un neurone o una cellula del sistema endocrino;
  • una via efferente che conduce dal centro di controllo all' organo effettore;
  • un organo effettore, per esempio un muscolo, che realizza il movimento comunicato.
I riflessi più semplici coinvolgono il midollo spinale, mentre in quelli più complessi e specializzati vi è il coinvolgimento dei centri nervosi superiori.

Ma cosa sono i riflessi? In fisiologia i riflessi vengono definiti come una forma elementare di attività nervosa; sono, di fatto, un fenomeno che consiste in una risposta fissa e automatica di tipo involontario da parte di un effettore (che può essere una ghiandola, un muscolo ecc.) allo stimolo di un recettore. In altri termini i riflessi sono la risposta involontaria a uno stimolo periferico (cioè percepito dagli organi di senso). Si tratta di una sorta di circuito dove viaggiano gli impulsi nervosi che vede cinque elementi:

CLASSIFICAZIONE I riflessi si possono innanzitutto classificare in base ai sistemi dell’organismo che coinvolgono, e possono essere: -RIFLESSI NERVOSI, cioè quelli che coinvolgono il sistema nervoso. Sono di norma estremamente rapidi (il tempo che passa tra lo stimolo e la risposta si racchiude in centesimi e millesimi di secondo). In questo caso i sensori sono gli organi di senso, la via afferente è rappresentata dai neuroni, mentre il tessuto muscolare, le ghiandole e il tessuto adiposo costituiscono gli effettori. -RIFLESSI ENDOCRINI, cioè quelli che riguardano il sistema endocrino. Sono più lenti rispetto a quelli nervosi e sfruttano una serie di molecole chiamate ormoni, messaggeri chimici prodotti da ghiandole endocrine. In questo caso il centro di controllo è costituito da una ghiandola e la via efferente dall’apparato circolatorio, mentre l’effettore può essere qualunque cellula che abbia il recettore per l’ormone in questione. -RIFLESSI NEUROENDOCRINI, che coinvolgono entrambi i sistemi. Nei casi più semplici si utilizza una molecola attiva detta neurormone, mentre in quelli più complessi ci possono essere fino a tre centri di controllo (uno nervoso e due endocrini). I riflessi si possono classificare anche in base agli stimoli e possono essere: -somatici, quando gli stimoli sono esterni al nostro corpo; -viscerali, sono responsabili di numerose attività di tipo vegetativo. per esempio la sudorazione, la dilatazione e la contrazione della pupilla, il controllo rettale e quello vescicale...

ARCO RIFLESSO Come abbiamo visto i riflessi rappresentano una risposta del nostro corpo alle sollecitazioni esterne e, per molti aspetti, come detto inizialmente, sono alla base di alcuni meccanismi di difesa. Se ci pungiamo accidentalmente il polpastrello con uno spillo, siamo indotti a ritrarre subito la mano, con un movimento immediato e involontario. Infatti, le due caratteristiche sono la velocità della reazione, percepita come immediata, e l’involontarietà del gesto (non occorre “pensare” di farlo). Allo stesso modo, se alla guida di un autoveicolo un animale ci taglia la strada, siamo portati a sterzare bruscamente senza valutare le conseguenze del gesto. Nell’arco riflesso è il midollo spinale a ricevere lo stimolo e a inviare direttamente alla muscolatura il comando che determina la reazione motoria. Questo tipo di riflesso rappresenta la soluzione più semplice e rapida a certi stimoli, in particolare a quelli che potrebbero mettere in pericolo il nostro organismo. La risposta non dipende dalla nostra volontà anche se i muscoli coinvolti sono volontari e dopo l’azione il cervello viene comunque informato dell’accaduto.

RIFLESSO CONDIZIONATO Anche se per definizione è una risposta involontaria, è stato dimostrato che alcuni riflessi possono essere condizionati, nel senso che sono provocati non tanto da un’azione cosciente, ma da una conoscenza acquisita. Il primo a dimostrare l’esistenza dei riflessi condizionati fu il fisiologo russo Pavlov nel 1903. Egli condusse questo esperimento: ogni volta che dava da mangiare a un cane, suonava una campanella in modo che il cane associasse il suono del campanello al cibo. Quindi provò a suonare solo il campanello (senza portare il cibo) e dimostrò che il cane rispondeva con il classico stimolo sensoriale associato al cibo: la sua salivazione aumentava. Questo riflesso innato era stato riprodotto in assenza dello stimolo sensoriale che naturalmente lo produce (la vista e l’odore del cibo), ma grazie a uno stimolo artificiale (il suono della campanella). Si trattava quindi di un esempio di riflesso condizionato da un evento artificiale.

LA MOTOGP E' UNO SPORT?Molte persone ritengono che i piloti da corsa non siano dei veri sportivi perché durante le gare si muovono poco, perché il loro lavoro di attività fisica è limitato al momento della gara e essa non è faticosa da affrontare o perché pensano che per fare i piloti non servano sessioni di allenamento ad un livello pari a quello di altri sport come calcio, tennis, pallavolo o basket. In realtà hanno completamente torto in tutti i casi: a partire dalla gara, infatti questo sport è uno di quelli che mette più alla prova il fisico di chi lo pratica, basta pensare che i piloti di MotoGp perdono in media 1-2 kili a gara che, considerando un’ora come durata media della gara, non sono per niente pochi. Il fisico è del tutto messo sotto stress durante le corse, con le pulsazioni dei rider che sono in media attorno ai 180 battiti al minuto, che diventano superiori ai 200 quando c’è un duello o una fase particolarmente delicata. Per fare un paragone, si può osservare che anche nel caso del calcio, lo sport più praticato e popolare al mondo, un calciatore nei campionati più competitivi perde in media 1-2 kili a partita, ma la maggior parte del peso è dispersa attraverso i liquidi, e può quindi essere facilmente ripresa con una buona idratazione.

Educazione fisica: ALLENAMENTO DEI PILOTI DA CORSA

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L'ALLENAMENTOPer arrivare pronti a sopportare le condizioni della gara, i piloti devono quindi svolgere numerose e dure sessioni di allenamento. La maggior parte dei piloti sono davvero magri, questo perché meno il pilota pesa, più la moto va veloce. I piloti di motogp fanno infatti degli allenamenti volti ad aumentare resistenza e forza, ma senza potenziare la massa muscolare. Gli aspetti principali su cui i piloti devono lavorare sono la resistenza aerobica e la parte cardio vascolare, seguiti da agilità, resistenza e forza muscolare. I piloti si allenano quasi ogni giorno e alternano sessioni di corsa a sessioni di allenamento in palestra in cui solitamente praticano degli intensi circuiti di esercizi tutti differenti tra loro e mirati a potenziare un certo aspetto del pilota, di soliti decisi da un personal trainer.Per migliorare l’allenamento dei piloti negli ultimi anni si è iniziato a inserire dei sensori all’interno delle tute dei piloti per analizzare i loro dati durante la gara e capire quale aspetto potenziare. E’ molto importante allenare anche la mente, infatti quando un pilota è teso si stanca molto di più rispetto a quando corre rilassato, per questo a volte i piloti seguono lezioni di meditazione e yoga, quest’ultimo è utile anche per aumentare l’elasticità dei muscoli, a questo proposito i piloti fanno sempre stretching dopo gli allenamenti per migliorare la flessibilità dei muscoli.

L'ALLENAMENTO DI VALENTINO ROSSIForse adesso si è un po’ calmato ma Valentino Rossi prosegue i suoi allenamenti. Quando correva in MotoGp si preparava in questo modo: - innanzitutto, per allenare la resistenza aerobica lui praticava la corsa, ma si può scegliere anche il ciclismo; - il pilota marchigiano possiede inoltre un circuito privato, il ranch di Tavullia, una pista sterrata dove si esercita anche con le moto da cross. Oltre agli sport di motori, Valentino ama anche lo snowboard e il nuoto. E’ anche un appassionato di calcio e tifoso dell’Inter. - Vale andava anche quasi tutti i giorni in palestra per svolgere sessioni da qualche ora. - Sulla sua alimentazione egli ha dichiarato:“Fondamentalmente non faccio niente di speciale, cerco di non mangiare schifezze. Cerco di seguire una dieta sana e basta”. E poi ha aggiunto: “Semplicemente sono fortunato, il mio fisico è questo e non devo fare alcuna dieta speciale. Posso mangiare un bel po’ e tutto quello che mi piace. Anche se negli ultimi anni insieme ai ragazzi dell’Academy abbiamo trattato questo argomento più da vicino, lavorando con un nutrizionista che si è occupato di tutti noi.” Ma non è tutto. Anche il riposo fa parte dell’allenamento. E a tal proposito, il Dottore sarebbe un gran dormiglione. Il papà in passato ha dichiarato: “Per lui la mattina non esiste”. Lo ha confessato lui stesso, quando non corre ama alzarsi molto tardi. «Tronco e addominali sono le parti più importanti da allenare perché sulla moto ci muoviamo di continuo da un lato all’altro, ma al tempo stesso dobbiamo sempre cercare la massima stabilità», conclude Márquez.

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Tecnologia: LA STRUTTURA DI UNA MOTOCICLETTA

LA STORIA DELLA MOTOCICLETTA E IL SUO FUNZIONAMENTOFin da bambino Valentino Rossi si appassionò ai motori, in particolare alle moto, ma che cos’è una moto e come è nata? La motocicletta è un veicolo caratterizzato da: due ruote disposte in linea, un motore (solitamente a scoppio) e un cambio. Essa permette di spostarsi autonomamente in una o due persone su strada o su altri tipi di terreno. Essa fa parte del gruppo dei motocicli, e, secondo la legge italiana, anche della categoria dei motoveicoli. La prima moto fu brevettata nel 1897 dall’azienda parigina Werner, che applicò un motore a una comune bicicletta.

In una motocicletta il pilota siede sulla sella e tiene le gambe divaricate, una a destra e una a sinistra, con i piedi appoggiati su apposite pedane, dalle quali, dal lato sinistro si trova il cambio delle marce, mentre dal lato destro si comanda il freno posteriore. Le mani invece poggiano sul manubrio, utilizzato per cambiare direzione, e con la sinistra si comanda la frizione, mentre con la destra il freno e l'acceleratore. Quando si effettuano delle curve il pilota, oltre a girare il manubrio, deve piegare la moto verso l’interno della curva in maniera più marcata o meno a secondo del modello di moto e della velocità, per controbilanciare il peso.

LA STRUTTURA DI UNA MOTOCICLETTAGli elementi fondamentali in una motocicletta sono: - il telaio, la struttura portante di una moto, il suo scheletro; - la sella, dove il pilota si siede; -il cavalletto, che serve per posteggiare la moto e tenerla in equilibrio quando non c’è il pilota in sella; -ruote, cerchioni e pneumatici; -le sospensioni, collegano il telaio alle ruote, mantengono costante il contatto tra pneumatico e suolo e, grazie ad una molla, gestiscono il peso della moto e ammortizzano per garantire il comfort del pilota; -impianto frenante: quando il pilota preme sul freno, un liquido scorre attraverso dei tubi in tutti componenti del freno, le pinze spingono le pastiglie contro il disco, collegato alla ruota, e l'attrito fra le pastiglie e il disco fa in modo che una parte dell’energia cinetica della moto venga dispersa in calore, così che il mezzo rallenti;

IL MOTORE A SCOPPIO Il motore a scoppio dà alla moto l’energia necessaria per muoversi. Il motore è un dispositivo capace di trasformare una fonte di energia non meccanica, per esempio chimica o termica, in energia meccanica o lavoro meccanico continuo e disponibile senza interruzioni. Il motore a scoppio è un particolare tipo di motore in cui non esiste caldaia: il carburante viene fatto esplodere direttamente all’interno del cilindro e per questo sono chiamati “a scoppio”. All’interno del motore è presente un numero variabile di cilindri cavi, al cui interno si muove un pistone. Il pistone è collegato a un sistema biella-manovella e, in base al movimento del pistone esso si muove: quando il pistone si muove verso l’alto e verso il basso crea un movimento circolare della biella, che fa girare la manovella; alla manovella è attaccato un albero che inizia a ruotare mettendo in moto una serie di ruote dentate; la forza cinetica si trasmette tra esse fino a far ruotare un'asta collegata alle ruote che vengono così messe in rotazione, facendo muovere la moto. Nelle motociclette, nella maggioranza dei casi, il processo che serve per far muovere il pistone avviene in quattro movimenti, in “quattro tempi”:

I QUATTRO TEMPI:-nel primo tempo, l’aspirazione, il pistone si abbassa, la valvola di aspirazione si apre, ed entra all’interno del cilindro una miscela di benzina nebulizzata e aria. -nel secondo tempo, la compressione, le valvole si chiudono e il pistone sale comprimendo la miscela e surriscaldandola. -nel terzo tempo, lo scoppio ed espansione, una candela crea una scintilla all’interno della miscela che esplode, provocando la rapida e violenta discesa del pistone. -nel quarto tempo, lo scarico, il pistone risale, la valvola di scarico si apre e i gas combusti vengono espulsi. Nel caso in cui come combustibile non venga usata la benzina ma il gasolio, non è necessaria la scintilla della candela, infatti, appena il gasolio entra a contatto con l’aria compressa e portata a 800°C dal pistone, si scatena immediatamente l’esplosione. Questo motore viene chiamato diesel.

CURIOSITA' SUL MOTORE A SCOPPIOUn tempo nelle motociclette non era raro vedere motori a due tempi, in cui non sono previsti tempi per l’apertura e la chiusura delle valvole, ma esse si regolano in base al movimento del pistone. In questo modo però avveniva un’ espulsione di gas di scarico inquinanti ad ogni risalita del pistone, e non una volta sì e una no, ciò ha reso il motore a due tempi più inquinante di quello a quattro tempi, ed è per questo e per il fatto che il motore a quattro tempi è più potente, che essi stanno lentamente scomparendo. Un motore si può classificare in diversi modi: le Lamborghini Aventador hanno un motore V12, la V indica il moto in cui i cilindri sono disposti, mentre il 12 indica il numero di cilindri. Si può parlare anche di un motore a 2 litri, in questo caso si intende la somma dei volumi dei cilindri.

Musica: LA YAMAHA

Cos'è la Yamaha? Agli albori della sua carriera Valentino ha corso per l’Aprilia ma, anche se per qualche anno ha gareggiato per la Ducati e per la Honda, la casa motociclistica con cui ha vinto di più e a cui viene subito collegato è la Yamaha. Tuttavia, molti non sanno che la Yamaha non si occupa solo di motociclette, ma è molto sviluppata anche nella produzione di strumenti musicali nonché in altri settori. La Yamaha Corporation è una compagnia giapponese con una vasta produzione di prodotti e servizi, per la maggior parte strumenti musicali e motociclette. E' stata fondata nel 1887 in Giappone da Torakusu Yamaha, un costruttore di pianoforti e organi a canne.

IL SIMBOLO L'origine della società come produttrice di strumenti musicali è ancora percepibile dal logo dell'azienda, un trio di diapason incrociati. Il termine diapason in musica indica uno strumento acustico utilizzato per generare una nota standard, di solito il La, sulla quale si accordano gli strumenti musicali. In base a come è stato coniato produce una certa frequenza, cioè il numero di cicli completi di un'onda sonora che si verificano in un secondo ed è misurata in Hertz (Hz). Più alta è la frequenza, più acuto è il suono, mentre una frequenza più bassa corrisponde a un suono più grave. Se ne conoscono di vari tipi. Il più antico, e anche il più noto, consiste in una forcella di acciaio che quando viene percossa produce un suono molto puro, privo di frequenze armoniche. Questo suono può essere anche amplificato se la base della forcella viene posta su una superficie che funga da cassa armonica: ad esempio può essere messo a contatto con la cassa di risonanza in legno di un altro strumento, come un violino o una chitarra.

LA YAMAHA OGGIOggi produce ancora strumenti musicali, ma nel 1955 ha deciso di diversificare la produzione introducendo anche motociclette, ed è stata fondata così una divisione autonoma: la Yamaha Motor. Nel tempo la Yamaha si è specializzata anche nella produzione di semiconduttori, prodotti hi-fi e audio/video, elettrodomestici e mobili, metalli speciali, macchine utensili e robot industriali. Nel 1954 l’azienda ha dato inizio anche ad un programma di insegnamento musicale, inoltre, solo sette anni fa ha introdotto la commercializzazione di un nuovo strumento musicale: il venova, uno strumento a fiato ad ancia semplice, cioè che produce il suono attraverso la vibrazione di una linguetta sottile. In questo momento la Yamaha riveste il ruolo di più grande costruttore mondiale di strumenti musicali come pianoforti e tastiere, strumenti ad arco, chitarre e bassi, strumenti a fiato, batterie e percussioni.

Storia:CHE GUEVARA E IL SUO VIAGGIO NELL'AMERICA DEL SUD

CHI ERA CHE GUEVARA? Ernesto Guevara de la Serna, più noto come “il Che” o Che Guevara è ricordato principalmente per le sue opere da comandante e rivoluzionario socialista in alcuni Paesi dell’America Latina. In particolare a Cuba dove, dopo il successo della rivoluzione cubana, assunse un ruolo nel nuovo governo, secondo per importanza solo a Fidel Castro, suo alleato politico. Non molti sanno però cosa ha ispirato questa sua indole rivoluzionaria socialista.

In questo periodo si dedica anche allo sport, specialmente al rugby, in cui ottiene ottimi risultati nonostante l’asma. E’ in questo contesto che gli viene dato il soprannome di Fuser, contrazione di Furibondo Serna, suo tipico grido quando parte all'attacco, e più tardi quello di “El Chancho”, "il maiale", perché è sempre sporco. Decide poi di iscriversi a ingegneria ma dopo un anno lascia quest'università e frequenta la facoltà di medicina.

L'ADOLESCENZANasce a Rosario, in Argentina, a 300 km da Buenos Aires, il 14 giugno 1928 in una famiglia borghese, primogenito di cinque figli. Pochi giorni dopo essere venuto al mondo rischia di morire per una broncopolmonite e a tre anni gli viene diagnosticata l'asma. Le sue prime passioni sono la poesia e la letteratura e gli scacchi, interesse eridetato dal padre che gli insegna fin da piccolo a maneggiare una pistola. Nel 1942 si iscrive al liceo pubblico e conosce i fratelli Granado, Tomàs e Alberto, sei anni più grande di Ernesto.

IL SUO VIAGGIO NELL'AMERICA SUD CON IL FILM "DIARI DELLA MOTOCICLETTA"Ma gli anni che hanno cambiato la vita di Che Guevara sono quelli del viaggio alla scoperta nell’America del Sud, che ho approfondito con la visione del film “I diari della motocicletta” dove le sue avventure sono testimoniate in modo molto aderente alla realtà.Nel 1951, Guevara inizia a lavorare come infermiere su mercantili e petroliere, ma nello stesso anno, un suo amico di vecchia data, il biochimico Alberto Granado, gli propone di prendersi un anno di pausa dagli studi in medicina, che Ernesto non ha ancora terminato, per intraprendere insieme il viaggio attraverso il Sudamerica che per anni si sono proposti di fare.Il motivo per cui ho deciso di inserirlo in questa tesina è che i due amici partono proprio a bordo di una motocicletta a cui entrambi sono molto legati e che ricopre un ruolo fondamentale nelle vicende del viaggio, si tratta de “La Poderosa II”, cioè “La Potente II”, una Norton 500.

LA PODEROSALe condizioni delle strade su cui viaggiano a volte sono pessime, dalle buche alla neve, e trasportano moltissimi oggetti sulla moto, per questo non è raro che Ernesto e Alberto facciano degli incidenti durante il percorso, in particolare uno, in Cile, causa gravi danni al telaio della motocicletta e i due viaggiatori sono costretti a darle un doloroso addio e a proseguire le esplorazioni a piedi, contando sui passaggi a volte offerti dai locali.

IL LEBBROSARIO DI SAN PABLO Cruciale per la formazione del pensiero del Che è la visita al lebbrosario di San Pablo, tenuto in pessime condizioni, dove i due si offrono come medici. Qui, nel film, si vede non solo il desiderio di Ernesto di aiutare anche chi si trova nelle condizioni peggiori e di evitare che essi vengano emarginati dalla società, ma anche il suo coraggio, egli decide infatti, il giorno del suo compleanno, di attraversare a nuoto il Rio delle Amazzoni che divide il campo (da una parte ci sono i sani, come medici e suore, e dall’altra i malati) per poter festeggiare anche con coloro che sono affetti dalla lebbra.

E’ bene specificare che la coppia di amici si è trovata per tutto il viaggio con pochissimo denaro e ha dovuto utilizzare degli stratagemmi per trovare cibo e alloggio.

Ernesto e Alberto incontrano poi a Lima il dottor Hugo Pesce, studioso della lebbra, e sono suoi ospiti per qualche giorno e vengono successivamente colpiti dal grande divario economico che caratterizza gli abitanti di Caracas, capitale del Venezuela.

Guevara rimane inoltre colpito dal Machu Picchu (non capisce come gli Inca, che sono stati capaci di costruire quelle strutture sulla montagna, siano stati soppressi dagli spagnoli invasori, che sono stati capaci solo di costruire baraccopoli) e dalle storie di ingiustizia e terrore di diversi indigeni che incontra durante i suoi spostamenti, per esempio rimane stupefatto dalla storia di una coppia di nativi che è stata mandata via dal campo in cui lavoravano, dalla polizia per conto di un ricco bianco, solo perché sono socialisti e non capitalisti e dalle condizioni in cui gli Europei tengono gli indigeni che, pur di lavorare, si recano in miniera.

IL SUO NUOVO PENSIERODopo aver visto la povertà di massa ed essere stato influenzato dalle letture sulle teorie marxiste, conclude che solo la rivoluzione potrebbe risolvere le disuguaglianze sociali ed economiche dell'America Latina. I suoi viaggi gli forniscono anche l'idea di non vedere il Sudamerica come una somma di diverse nazioni, ma come un'unica entità continentale. Comincia a immaginare la possibilità di una Ibero-America unita e senza confini, legata da una stessa cultura; questa idea assume notevole importanza nelle sue ultime attività rivoluzionarie. Ritornato in Argentina, riprende a studiare in modo quasi maniacale e si laurea il 12 giugno 1953, con specializzazione in allergologia, mentre sono già in progetto altri viaggi per l'America del Sud e l'America centrale.

LE SUE CONQUISTEDopo il viaggio è passato da medico a comandante e ha combattuto:-a Cuba, alla guida dell'esercito popolare della Rivoluzione cubana a fianco di Fidel Castro, per il rovesciamento del dittatore cubano Fulgencio Batista. Dopo la rivoluzione assunse per un po' di tempo alcune cariche nel governo cubano;-in Congo, a sostegno del movimento marxista Simba che combatteva contro il governo per instaurare una repubblica socialista.-in Bolivia, lasciò Cuba a metà degli anni '60 per perseguire rivoluzioni socialiste in altri paesi. Il suo viaggio lo portò prima nel Congo belga (ora Repubblica Democratica del Congo) e poi in Bolivia. In Bolivia, mirava ad accendere una rivoluzione, ma si è conclusa con un fallimento.L'8 ottobre 1967, Guevara fu ferito e catturato da un'unità boliviana anti-guerriglia, il giorno dopo, fu giustiziato sommariamente e mutilato.

1° SOLUZIONEProprio per il fatto che per ogni gara bisogna spostarsi da un Paese all’altro in tutto il mondo, in Formula1 si è cercato di raggruppare le gare di Stati di uno stesso continente in uno stesso periodo per ridurre i km da percorre per i gran premi, forse nei prossimi anni questa riforma verrà attuata anche in MotoGP.

INTRODUZIONEBisogna dare importanza anche ad un altro aspetto della MotoGP: l’inquinamento. Questo sport è uno dei più inquinanti e non solo per le emissioni delle moto guidate dai piloti, che producono circa 3,17 kg di anidride carbonica per kg di carburante, ma anche per l’inquinamento causato dallo spostamento di Stato in Stato dei tifosi, delle squadre e di tutta l’attrezzatura necessaria per le gare circa ogni due settimane.

Educazione civica: LA MOTOGP VERSO UN FUTURO PIU' GREEN

Ogni costruttore presente in MotoGP lavorerà con il suo fornitore per lo sviluppo di molteplici carburanti, assicurando quindi che la nuova tecnologia arrivi anche ai clienti del mercato motociclistico e alle pompe di carburante sulle strade, facendo dei grandi passi avanti verso un futuro più ecosostenibile. Il nuovo carburante delle MotoGP sarà creato in laboratorio utilizzando componenti provenienti da un sistema di cattura del carbonio o derivati da rifiuti urbani o biomassa non alimentare.

IL NUOVO CARBURANTEIn MotoGP si sono già mossi però per rivoluzionare l’ambito delle emissioni di CO2 delle moto da corsa: la MotoGp passerà gradualmente all’uso di carburanti sostenibili, puntando al raggiungimento della nuova era globale a zero emissioni di carbonio. Più precisamente, è già stato stabilito che entro il 2024 il carburante in tutte le classi sarà almeno per il 40% di origine non fossile, ed entro il 2027 si passerà al 100%.

VERSO UN FUTURO ECOSOSTENIBILEIl campionato del mondo FIM MotoGP rappresenta quindi una piattaforma globale in grado di generare un’evoluzione sia nell’industria motociclistica sia in quella dei trasporti. Si apre così una nuova era green per i motori, partendo da una maggiore sostenibilità in pista fino a ridurre l’impatto del carbonio nell’ambiente, con soluzioni innovative.

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Di questo quadro non si sa molto, ma Gianluca Poldi, ricercatore post-dottorato in scienze della conservazione ha cercato di ricostruirne la storia.Il titolo originale del dipinto è in realtà “Motociclista-Solido in velocità” anche se il quadro è poi ricordato solo come “Il motociclista”. Esso è stato realizzato con la tecnica dell’olio su tela ed è grande 117 x 163,5 cm mentre io lo ho riprodotto su una tela 40 x 60 cm utilizzando i colori acrilici.

IL MOTOCICLISTAPer l’esame ho deciso di cimentarmi anche nella riproduzione di un quadro che mi ha ricordato Valentino Rossi: si tratta de “Il motociclista”, di Fortunato Depero.

Arte:Il motociclista, Fortunato Depero

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LA STORIASono stati effettuati dei test all’infrarosso, detti IR, sul quadro, per scovare eventuali segni e differenze lasciati dall’autore nella sua realizzazione, che hanno rivelato la scritta “Motocicli Bianchi” con caratteri simili a quelli utilizzati da Depero nelle pubblicità Campari. Bianchi era un famoso marchio italiano di biciclette e motociclette. Ancora oggi producono biciclette.Il modello della moto nel dipinto è una rappresentazione sintetica e non è possibile identificarlo con certezza. Sembra essere un monocilindrico verticale, senza il tubo di scarico sul retro. Questo dipinto di Depero è stato storicamente datato 1923, ma si è scoperto da una ricerca che Depero ha cercato di collaborare con Bianchi, proponendo loro una nuova campagna pubblicitaria. In una lettera del luglio 1928, Edoardo Bianchi rifiutò la proposta di Depero, dicendo di non essere interessato al mercato statunitense! (In quel periodo Depero viveva a New York).

Quindi, possiamo pensare che probabilmente Depero propose a Bianchi una campagna pubblicitaria utilizzando uno dei suoi mezzi preferiti: la pittura a olio. Ha progettato l'immagine per catturare l'interesse del potenziale cliente e desiderava portarla negli Stati Uniti. Potrebbe benissimo essere la prima versione del nostro Motociclista, quella rivelata dagli esami IR. Con questa ipotesi, è più probabile che il dipinto sia datato intorno al 1927. Quando Depero dipinse il grande soggetto, presumibilmente nel 1927 o nei primi mesi del 1928, non si preoccupò degli ultimi modelli di motociclette; per lui non era importante il modello, ma l'idea dinamica che il motociclista rappresentava. Dopo che Bianchi rifiutò il quadro, Depero coprì con la pittura la scritta "MOTOCICLI BIANCHI" e trasformò la pubblicità in un quadro autonomo, coerente con altre sue opere di quel periodo. È un classico esempio di opera futurista, con l'uomo che diventa un tutt'uno con la macchina, e lo sfondo frastagliato che enfatizza la velocità. Oggi il quadro è conservato al Museo di Arte moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto.

Fortunato Depero

LA VITA DI DEPEROFortunato Depero nasce, nel 1892, a Fondo, in Trentino, allora regione dell’impero austro-ungarico. La sua famiglia si trasferisce poi a Rovereto e quando Fortunato è ancora molto giovane lo avvia agli studi artistici. In occasione di un viaggio a Roma per vedere una mostra conosce Filippo Tommaso Marinetti e Giacomo Balla, due esponenti del Futurismo che ammira moltissimo. Nel 1915 insieme al suo maestro Balla scrive il manifesto “Ricostruzione futurista dell’universo” nel quale si definiscono astrattisti futuristi. Terminata la Prima guerra mondiale, Depero rientra in Trentino, diventato nel frattempo italiano e a Rovereto realizza il suo sogno: aprire la Casa d’Arte Futurista, un laboratorio specializzato nelle arti applicate, nel design e nella pubblicità.

Nel 1928 si trasferisce a New York, tempio della modernità per il mito futurista, ma non molto tempo dopo torna a Rovereto deluso, perché ha trovato la città americana più conservatrice e meno all'avanguardia del previsto e con problemi economici. Dal 1947 al 1949 soggiorna nuovamente negli Stati Uniti per poi ritornare nuovamente a Rovereto e dedicarsi a commissioni pubbliche. Nel corso degli anni Cinquanta Depero, segue i principi teorici del movimento futurista e vive isolato dal dibattito artistico internazionale. Nel 1957, il Comune di Rovereto offre all’artista uno spazio pubblico e un vitalizio e due anni dopo la città inaugura la “Galleria Museo Depero”, il primo museo futurista italiano. Fortunato Depero muore il 29 novembre 1960, un anno dopo l’apertura del museo.

Nella Sala 1, chiamata Eco della stampa, sono raccolti volumi, cataloghi e testimonianze della sua attività. L’aspetto che più risalta è l’audacia, la particolarità e la modernità della grafica dei testi: per esempio in uno stesso articolo utilizza diversi stili tipografici differenti. Tutte queste caratteristiche si possono ritrovare nel libro imbullonato “Depero futurista”, una sua biografia con le pagine larghe invece che alte, una cosa quasi mai vista prima di Depero.

CASA D'ARTE FUTURISTA DEPERO

Durante la gita a Trento ho anche avuto la fortuna di visitare la Casa d’Arte Futurista Depero, da lui strutturata e abbellita dove sono esposte alcune delle sue migliori opere: dai tavoli, alle pubblicità fino ad arrivare a dei tappeti. Il museo è suddiviso in più piani e strutturato in “Sale” in base al genere di opere mostrate in quell’area.

La Sala 3 è la Sala Rovereto, costruita in onore della sua città. Questa Sala e quella di New York non sono cambiate nel tempo, anche oggi sono uguali a come Depero le aveva progettate e realizzate. Qui si trovano due maschere in gesso: una della testa dell’artista e una della sua compagna di vita: Rosetta Amadori.

La Sala 2 è intitolata New York in onore della parte della sua vita vissuta nella metropoli americana, dove lui è sopravvissuto principalmente grazie all’attività di pubblicitario.

Le Sale 4 e 5, dove c’è stata la ristrutturazione sono denominate Casa d’arte futurista e sono state ideate per ospitare le grandi tarsie di panno, ideate da Depero e cucite da Rosetta con l’aiuto di poche volenterose operaie.

Italiano: IL FUTURISMO IN LETTERATURA CON FILIPPO TOMMASO MARINETTI

IL FUTURISMO Il futurismo è un movimento italiano che nasce nel 1909 con la pubblicazione del “Manifesto del futurismo” di Filippo Tommaso Marinetti sul giornale Le Figaro. Questo è il primo movimento d’avanguardia italiano e interessa diverse discipline tra cui la letteratura, l’arte e la musica; ho deciso di inserirlo nella tesina perché è il movimento di letteratura che più mi ricorda Valentino Rossi. Tutti i futuristi sono però mossi da alcuni valori comuni come l’esaltazione della velocità, del dinamismo, del progresso, delle nuove tecnologie e della guerra, considerata sola igiene del mondo (non c’erano ancora state le guerre mondiali e i futuristi vedevano nella violenza una dimostrazione di forza e potenza; negli anni successivi sosterranno i moti interventisti e si schiereranno a fianco del fascismo. Proprio per questi ideli alcune persone che si avvicinarono al futurismo finirono con il distaccarsene non condividendo le idee fasciste, ne è un esempio lo scrittore Aldo Palazzeschi). I futuristi si proponevano inoltre di rompere i legami con il passato realizzando opere innovative e mai viste prima.

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Anche in letteratura si è sviluppata la corrente futurista e Marinetti, il fondatore del futurismo, è il suo principale esponente.

IL FUTURISMO IN LETTERATURA

Dopo il “Manifesto del futurismo”, Marinetti ha anche pubblicato il Manifesto tecnico della letteratura futurista", dove esprime le sue idee rivoluzionarie sulla scrittura e la lingua, cercando di liberare le parole dalle restrizioni della sintassi tradizionale e in cui spiega i principi fondamentali che un futurista deve seguire quando scrive.

In questo manifesto si dice che: - Bisogna distruggere la sintassi disponendo i sostantivi a caso, come nascono; - Si deve usare il verbo all’infinito; - Si deve abolire l’aggettivo, perché il sostantivo nudo conservi il suo colore essenziale; - Si deve abolire l’avverbio; - Ogni sostantivo deve avere il suo doppio, cioè il sostantivo deve essere seguito, senza congiunzioni dal sostantivo cui è legato per analogia. Esempio uomo-torpediniera, donna-golfo. - Abolire anche la punteggiatura. - Gli accostamenti analogici devono essere il più possibile liberi, secondo il principio della libertà assoluta nella scelta delle immagini e delle analogie.

Il manifesto tecnico della letteratura futurista

Filippo Tommaso Marinetti

LA VITA Marinetti e' stato un personaggio italiano stravagante, con idee particolari e molto radicate. Poeta e romanziere, Filippo Tommaso Marinetti nasce ad Alessandria d’Egitto nel 1876 da genitori italiani. Vive per molti anni a Parigi e qui compie i suoi primi studi, si appassiona alla letteratura e alla poesia e viene a contatto con un ambiente stimolante e innovativo, da cui egli inizia poi a sviluppare le sue idee futuriste. Successivamente, studia legge all’Università di Genova, ma la sua vera passione rimane sempre la letteratura. Durante i suoi anni universitari, inizia a scrivere poesie e opere teatrali, mostrando già un forte interesse per l’innovazione e la sperimentazione. Allo scoppio della Prima guerra mondiale, entra a far parte degli accesi sostenitori dell’entrata in guerra dell’Italia. Negli anni successivi aderisce al fascismo, ricevendone onori e cariche ufficiali. Muore a Bellagio, in provincia di Como, nel 1944.

Oltre ai due manifesti tra le sue opere ricordiamo il romanzo “Mafarka il futurista”, la raccolta poetica “Zang Tumb Tumb” e alcuni testi teatrali come “"Energia sessuale”. Nelle sue opere rivediamo le sue idee innovative e particolari e soprattutto il suo desiderio di rompere con il passato. Particolarmente “toccante” per esempio è il punto 4 del “Manifesto del futurismo”, in cui egli scrive: “La bellezza del mondo si è arricchita di una bellezza nuova: la bellezza della velocità. Un’automobile da corsa col suo cofano adorno di grossi tubi simili a serpenti dall’alito esplosivo… un’ automobile ruggente, che sembra correre sulla mitraglia, è più bella della Vittoria di Samotracia". La “Vittoria di Samotracia” è una statua greca databile al 200-180 a.c., che raffigura la Vittoria alata. Fu trovata nel 1863 nell’isola di Samotracia e ora è conservata a Parigi al Museo del Louvre ed è da allora simbolo della bellezza ma, se paragonata a un’auto da corsa, la statua non regge il confronto!

SITOGRAFIA, BIBLIOGRAFIA e FILMOGRAFIA

SITIValentino Rossi - WikipediaValentino Rossi: chi è e carriera | Motori MagazineQuante volte è caduto Valentino Rossi? Le scivolate più pesanti in carriera (tuttomotoriweb.it) Riflesso - Wikipedia Riflessi (fisiologia) | Somatici | Viscerali | Condizionati | Scuola e cultura (scuola-e-cultura.it) Motocicletta - WikipediaYamaha Corporation - WikipediaMotoGP, che fatica per i piloti: perdono tanti kg durante una gara, ecco quanti - nextmoto.itValentino Rossi, allenamento e dieta: i segreti di un fenomeno | Gazzetta.it

SITIMotoGP, svolta green: più ecosostenibile dal Mondiale 2024 | Sky Sport La gara verso il carburante del futuro (motogp.com) Dalla pubblicità alla pittura: Fortunato Depero - CIMA (italianmodernart.org) Fortunato Depero pittore futurista: vita e opere (architetturadelmoderno.it) Futurismo in arte: riassunto e caratteristiche essenziali (skuola.net) Futurismo in arte caratteristiche riassunto - Arte - Studia Rapido Vita e poetica di Marinetti - WeSchoolhttps://it.wikipedia.org/wiki/Che_GuevaraSilverstone Circuit: storia, lunghezza e caratteristiche | MotoriMagazine.itCircuito Bugatti: caratteristiche, storia, record (redbull.com)Circuit de la Sarthe - Wikipedia

LIBRILibro di testo: Autori e lettori più, LetteraturaFogli raccolti nella Casa d'ArteLibro: Tecnologia con metodoLibro “Macro micro”, volume CFILM e VIDEOVideo Alberto Naska: ALLENAMENTO MASSACRANTE DEI PILOTI DI MOTOVideo Geopop: Guardiamo attraverso un motore 4 tempi: ecco come funziona dall'interno un motore a scoppio Film: I diari della motocicletta

Ringrazio tutti per i 3 anni passati insieme.

Questi 3 anni sono stati pieni di curve e rettilinei, ma siamo giunti al traguardo.La differenza con una gara è che non siamo tornati al punto di partenza, questa fine è infatti l'inizio di un nuovo perccorso.

GRAZIE PER L'ATTENZIONE