CAESAR ET SALLUSTIUS
HISTORiA
CAESAR
44 A.c.
46 A.c.
50 A.c.
60 a.c.
82 a.c.
100 a.c.
CESARE INTELLETTUALE
Cesare, oltre a essere ricordato come un grande politico, condottiero e stratega, viene anche ricordato per un’intensa attività letteraria, da cui si possono trarre i diversi interessi culturali da cui era attratto. In primo luogo egli rispecchia un tipo di intellettuale fedele alla tradizione romana, che concepisce la scrittura come corollario dell’attività politico-militare. Dalla lettura delle sue opere, ve ne si può ricavare un interesse nei confronti delle scienze, in particolare con la riforma del calendario e un interesse nei confronti della filosofia, in particolare vi è un’accentuata visione epicurea, dove Cesare pone l’uomo al centro del mondo come artefice del proprio destino. Questo ideale è incarnato dal “Cesare-generale” e raccontato dal “Cesare-scrittore”, egli infatti si servì della letteratura come strumento per proporre un’immagine di sé come generale vittorioso.
CORPUS CAESARIANUM
Il corpus caesarianum, cioè l'insieme delle opere di cesare, ccesariano doveva essere molto ampio e variegato come le numerose fonti del tempo ci attestano. In particolare uomini come Svetonio e Cicerone fanno numerosi riferimenti agli scrittidi Cesare, e attraverso un lungo lavoro filologico, si è potuto ricostruire l’antologia completa delle opere di questo autore. Il corpus caesarianum consta di una tripartizione in:
OPERE MAGGIORI
OPERE MINORI
OPERE SPURIE
OPERE MAGGIORI
Le opere maggiori, chiamate così poiché ci pervengono integre e sono le più significative dell’intero corpus caesarianum, in quanto ci danno la visione più ampia dell’attività letteraria di Cesare, sono i Commentarii. Quest’ultimi, benché siano opere di carattere storico, etnico e geografico, non appartengono al genere storiografico e ciò è confermato dalla scelta del titolo d parte dell’autore, in quanto la tradizione presumeva termini come historiae o annales. L’utilizzo di questo titolo, dunque, potrebbe suggerire l’interesse dell’autore ad assimilare la propria opera ai resoconti ufficiali che i generali inviavano periodicamente al Senato, ma poteva, anche, indicare la raccolta di materiale non elaborato in fase preparatoria alla stesura definitiva dell'opera storica. I commentarii, inoltre, sono opere di carattere memorialistico e autobiografico, in quanto lo scrittore è protagonista dei fatti narrati, con lo scopo fondamentale di esaltazione e giustificazione delle proprie azioni.
DE BELLO GALLICO
DE BELLO CIVILI
OPERE MINORI
Le opere minori, chiamate così poiché ci pervengono frammentarie e sono le meno significative dell’intero corpus caesarianum, in quanto, sebbene ci diano un’ampia visione dei vari e diversi interessi dell’attività letteraria di Cesare, il loro status mutilo non ci permette di farne una ricostruzione accurata come per le opere maggiori, sono un insieme di scritti, che variano per genere e stile; si passa da scritti epistolari a scritti oratori, per poi arrivare a trattati sulla lingua e anti elogi nei confronti dei nemici politici.
DE ORATIONIS
EPISTULAE
ANTICATONES
DE ANALOGIA
OPERE SPURIE
Le opere spurie, chiamate così poiché attribuite a Cesare, ma molto probabilmente scritte da altri autori, i più quotati i suoi luogotenenti Aulo Irzio e Gaio Oppio, sono un insieme di scritti di carattere storico, etnico, geografico, memorialistico e autobiografico. Gli studiosi e i filologi hanno notato delle differenze stilistiche, che ne hanno permesso le attribuzioni ai due luogotenenti cesariani, i quali, evidentemente, volevano continuare la tradizione letteraria di Cesare, interrottasi bruscamente a causa del suo assassinio.
DE BELLO ALEXANDRINO
LIBRO VIII
DE BELLO HISPANIENSI
DE BELLO AFRICO
ATTENDIBILITà E INTENTI
Nel corpus caesarianum, in particolare nelle opere maggiori, il resoconto storico presentato da Cesare risulterebbe pressoché attendibile, confrontato con altre opere storiche che narrano gli stessi eventi. Risultano poche semplici incongruenze che forse hanno lo scopo di mettere Cesare sotto una buona luce, contro il suo avversario. Nei due commentarii gli intenti dell’autore variano, in quanto nel:
- De Bello Gallico vi è una prevalenza dell'autoesaltazione; Cesare non si vergogna del suo operato e, anzi, lo esalta, sostenendo che la guerra di conquista fosse una guerra necessaria, giusta e a scopo preventivo, dato che Cesare aveva precedentemente attaccato gli Elvezi. E le innumerevoli atrocità commise durante questa guerra di conquista furono considerate normali azioni di guerra. Lo scopo di Cesare è, dunque, quello di creare l'immagine di un comandante perfetto e valoroso;
- De Bello Civili, Cesare cerca di dimostrare la sua innocenza, poiché era stato accusato di aver causato di proposito la guerra civile. Cesare, invece, fa comprendere come fosse stato costretto a intraprendere controvoglia il conflitto da parte dei pompeiani e come fosse stato consapevole che i suoi nemici fossero pur sempre suoi concittadini, e non li trattava mai come avversari, se non in campo di battaglia. Cesare, lungo tutta l'opera, chiede la pace per il suo popolo.
STILE E LINGUA
Lo stile, adoperato da Cesare, all’interno delle opere del corpus caesarianum è caratterizzato dalla sobrietà e dalla brevità elegante. La lingua è il frutto di quel processo che ha reso il latino parlato, un latino più evoluto ed elegante, perfetto per la scrittura. È una lingua caratterizzata da una selezione rigorosa, vari sostantivi, considerati legati a un registro troppo alto o troppo basso, sono stati scartati. La sintassi è semplice, mentre il periodo è compatto e ha un ritmo incalzante. Il pàthos c'è ancora ma è reso più sobrio, e la maggior parte dei discorsi sono indiretti. I pochi discorsi diretti sono usati per veicolare messaggi importanti. A giudizio di Cicerone gli scritti di Cesare risultano così pregevoli stilisticamente da rendere superflua ogni rielaborazione ulteriore, dato che possiedono doti formali, compendiate nell'espressione “pura et inlustris brevitas”. Il sostantivo brevitas indica la capacità di selezionare i fatti più importanti e di esporli con parole strettamente necessarie, mentre l’aggettivo pura indica l’uso di parole corrette e genuinamente latine e l’aggettivo inlustris indica la chiarezza e il nitore formale.
SALLUSTIUS
34 a.c.
44 A.c.
50 a.c.
55 a.c.
86 a.c.
sallustio INTELLETTUALE
Sallustio non è molto ricordato come un grande politico, condottiero e stratega, ma piuttosto viene ricordato per un’intensa attività letteraria. In primo luogo il genere da lui preferito è la storiografia. Sebbene la sua vita ci attesti come fosse favorevole alla fazione dei populares e provasse simpatie per gli homines novi, qual era egli stesso, tuttavia la sua storiografia non ci appare il frutto di interessi di parte. Esisteva infatti un codice del genere storiografico di cui l'autore era ben conscio e i cui principi fondamentali erano la veridicità e l'imparzialità. Dunque, pur non rinnegando le sue convinzioni, egli le controlla e le corregge alla luce dell'amore per il vero e dell'obiettività a cui aspira. della crisi Questo atteggiamento è complementare al bisogno di spogliare gli eventi della loro occasionalità fortuita, per inserirli in una visione più ampia e organica. Inoltre si va alla ricerche della causa della crisi identitaria e si riscontra nella perdita delle antiche virtù, quali la concordia e l’onestà, sostituite da ambizioni egoistiche e sete di ricchezza. Sallustio scrive le sue opere storiografiche quando ormai vi è la crisi definitiva della repubblica e ciò non fa che aumentare il pessimismo così profondo che caratterizza la sua visione del presente.
I modelli seguiti da Sallustio sono quelli latini, come quello di Catone il Censore e quelli greci come quello di Tucidide. Infine Sallustio pone fine a quel vuoto, che Cicerone aveva sottolineato, cioè la mancanza di scrittori che sapessero dare una veste letteraria adeguata all'esposizione dei fatti, riuscendo a creare una storiografia artistica che potesse essere all'altezza dei grandi storici greci, su tutti Erodoto e Tucidide, coniando uno stile intenso e particolarissimo, destinato a imprimere un segno profondo e duraturo nella storia letteraria latina, anche al di fuori dell'ambito storiografico.
CORPUS sallustianum
Il corpus sallustianum, cioè l’insieme delle opere di Sallustio, non doveva essere molto ampio e variegato, in quanto il genere era quello storiografico e l’argomento trattato prevalentemente storico. Tuttavia esistono una serie di opere alcune spurie, cioè di erronea attribuzione a Sallustio, altre ancora perdute, di cui ci rimane solamente il titolo. Comunque attraverso un lungo lavoro filologico, si è potuto ricostruire l’antologia completa delle opere di questo autore. Il corpus letterario sallustiano consta di una bipartizione in:
OPERE GENUINE
OPERE SPURIE
OPERE GENUINE
Le opere genuine, chiamate così poiché la paternità appartiene sicuramente a Sallustio sono le più significative dell’intero corpus sallustianum, in quanto ci danno la visione più ampia dell’attività letteraria di Sallustio, sono le monografie e gli annales.
MONOGRAFIA
ANNALES
MONOGRAFIA
DE CATILINAE CONIURATIONE
La monografia storica è un nuovo genere letterario e consisteva nel trattare un evento storico ben definito e limitato ad un determinato periodo di tempo o un personaggio storico ben determinato. La monografia storica, rispetto ad altri generi letterari di argomento storico, soleva utilizzare un unico libro diviso in capitoli, mentre tutti gli altri generi finora esistiti solevano usare più libri, in quanto non focalizzavano la loro attenzione su un evento storico ben definito o su un personaggio storico ben determinato. Sallustio, durante la sua intensa carriera letteraria, scrisse due importanti monografie, RIGURDANTI DUE EVENTI STORICI MOLTI NOTI IN EPOCA ROMANA.
BELLUM IUGURTHINUM
MONOGRAFIA
Nell’opera De Catilinae coniuratione i personaggi svolgono un ruolo fondamentale, in quanto sono i veri responsabili degli eventi. Dunque diventa parte integrante della trattazione storica anche l’analisi psicologica dei personaggi, impiegando le categorie morali del vizio e della virtù. I principali personaggi sono:
Lucio Sergio Catilina, cioè il protagonista dell’opera, è un personaggio statico e centrale. Egli incarna la figura negativa, a cui viene data il ruolo del malvagio, ma comunque potente e vigorosa. Catilina rappresenta la crisi identitaria della repubblica, in quanto non è schierato né per gli optimates, né per i populares, venendo, dunque, raffigurato come un fenomeno eccezionale e patologico, frutto estremo e velenoso di quella crisi che ha avuto inizio dopo le guerre puniche. A conferma della sua centralità e importanza vi è il fatto che gli venga conferita due volte la parola in ampi discorsi che costituiscono l'espressione del suo punto di vista e che rivelano la sua energia morale, che, sebbene venga usata nel modo sbagliato, per scopi ignobili e vergognosi, è ritenuta un elemento positivo e che gli permette di avere una morte eroica.
Marco Tullio Cicerone, cioè l’antagonista dell’opera, è un personaggio statico e poco centrale. Egli incarna una figura positiva, a cui viene data il ruolo dello scopritore e repressore delle trame sovversive, messe in atto da Catilina. Egli, inoltre, è raffigurato come un optumus consul, signicante ottimo magistrato. A conferma della sua poca centralità e importanza vi è il fatto che gli non venga mai conferita la parola, forse perché i Catilinaria, cioè le sue orazioni espresse contro Catilina erano già note tra il pubblico romano.
Marco Porcio Catone Uticense e Caio Giulio Cesare, cioè i personaggi secondari dell’opera, sono personaggi statici e non centrali. Essi incarnano due figure positive, a cui viene data il ruolo di difendere l’uno la tesi di Cicerone, l’altro la tesi di Catilina. Essi sono gli emblemi delle principali forze politiche che si fronteggiano nell’attuale scena politica romana: da una parte vi è Catone strenuo difensore del tradizionalismo e del rigorismo, dall’altra vi è Cesare, progressista e favorevole a nuove istanze politiche. A conferma della nulla centralità e importanza vi è il fatto che gli venga solo conferita la parola per pronunciare i loro ampi discorsi in Senato. Dunque, è evidente la ricerca e l’intento di rappresentare una pluralità e una coralità di forze che vigono su Roma.
ANNALES
Gli annales è un antico genere letterario e consisteva nel trattare più eventi storici, riguardanti un periodo di tempo ampio o una vasta gamma di personaggi storici. Gli annales, rispetto ad altri generi letterari di argomento storico, solevano usare più libri, mentre altri generi più recenti solevano usare un unico libro diviso in capitoli, in quanto focalizzavano la loro attenzione su un evento storico ben definito o su un personaggio storico ben determinato. Sallustio, durante la sua intensa carriera letteraria, scrisse un annales, riguardante diversi eventi storici molto nonti in epoca romana.
HISTORIAE
OPERE SPURIE
EPISTULAEAD Caesarem senem de re publica
Le opere spurie, chiamate così poiché attribuite a Sallustio, ma molto probabilmente scritte da altri autori, per lo più retori di età augustea, come esercitazione scolastica, sono un insieme di scritti di carattere filosofico, politico e propagandistico. Gli studiosi e i filologi hanno notato delle differenze stilistiche, che ne hanno permesso le attribuzioni ai retori, i quali, evidentemente, si ispiravano al modello di Sallustio.
EMPEDOCLEA
INVECTIVAIN CICERONEM
STILE E LINGUA
Lo stile, adoperato da Sallustio, all’interno delle opere del corpus sallustianum, è caratterizzato dall’arcaicità, dalla brevità e dalla varietà. La patina arcaica è rappresentata da un’abbondanza di arcaismi fonetici e morfologici derivata da Catone e dalla tradizione annalistica latina. Inoltre, vi è un misto tra un registro elevato e un registro basso, con le inserzioni di neologismi. La brevitas comporta e fonde insieme la concisione e la pregnanza, in quanto si tratta di concentrare il massimo di significati nel minimo di parole. A un racconto pacato e disteso si sostituisce, perciò, una forma nervosa e spezzata, in cui ha largo spazio la paratassi, opportunamente sostenuta ed esaltata da figure retoriche quali l'asindeto, l'antitesi e l’ellissi. La varietas spinge a evitare ogni esito scontato e a rifiutare l'armonia troppo prevedibile che proviene dalla concinnitas, cioè dalla regolarità e dalla simmetria, a cui è preferita, a tutti i livelli, la tensione del brusco cambiamento.
La narrazione, inoltre, risulta essere selettiva e drammatica, caratterizzata dai numerosi intrecci, creati dall’alternarsi di discorsi e lettere, oltre che dai numerosi excursus di natura geografica, etnica, etico-politica e storica e dall’introspezione psicologica dei personaggi. Lo stile di queste opere aspira, dunque, a rivalutare lo strumento linguistico mediante soluzioni insolite e difficili, non arretrando di fronte a costruzioni rare e molto audaci, sfruttando espressioni di colorito poetico e giungendo talora a modificare formule codificate, risultando essere veloce, denso, talora brusco e ostico, pregnante, energico, asimmetrico, inquieto, che trova una sua potente unità nella ricerca costante di un'arcaica e austera solennità.
grazie per la visione
REALIZZATO DA:ALESSI GIADA; LA COGNATA GABRIELE; LEONE GIUSEPPE I D LICEO CLASSICO ESCHILO GELA
Gaio Giulio Cesare nacque a Roma il 12 luglio 100 a.C.. Egli apparteneva alla gens Iulia di antica origine patrizia, i cui esponenti gli Iulii affermavano di discendere da Iulo, figlio dell'eroe troiano Enea, a sua volta figlio della dea Venere. Questa genealogia mitica aggiungeva prestigio alla sua famiglia. Inoltre era anche legato da rapporti di parentela con Gaio Mario, figura prominente nella politica romana dell’epoca, nonché suo zio, il quale fu il principale oppositore dell’altra figura di spicco sul campo politico, cioè Lucio Cornelio Silla e con Lucio Cornelio Cinna, il più importante alleato di Mario, nonché suo suocero, in quanto padre della moglie di Cesare, cioè Cornelia Cinna minore. La parentela con questi due personaggi molto influenti nella politica del tempo lo misero in:
- buona luce con gli esponenti più importanti della fazione dei populares, che rappresentavano il partito progressista con lo scopo di favorire gli interessi del popolo a discapito dell’aristocrazia gentilizia, e ciò gli consentì di poter prendere parte alla vita pubblica di Roma fin da giovane, mostrando un gran talento politico e militare;
- cattiva luce con gli esponenti più importanti del partito degli optimates, che rappresentavano il partito conservatore con lo scopo di favorire gli interessi dell’aristocrazia gentilizia a discapito del popolo, e ciò non gli permise di avere una buona reputazione e nomina all’interno degli organi della repubblica come il senato.
Nell'84 a.C., all’età di sedici anni, fu nominato Flamen Dialis, un'importante carica sacerdotale preposta al culto di Giove Capitolino. Tuttavia, nell’82 a.C., dovette abbandonarla durante il regno dittatoriale di Silla, esponente del partito degli optimates. Quest’ultimo, infine, pretese il divorzio tra Cesare e Cornelia, poiché quest’ultima non era patrizia, ma Cesare rifiutò e, benché Silla avesse ordinato di giustiziarlo, egli fu difeso da alcuni esponenti dello stessa fazione degli optimates.
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La dittatura di Silla, iniziata nell’82 a.C., si protrasse fino al 79 a.C., anno della sua abdicazione dal potere e pose fine alla guerra civile che aveva perversato tutti i domini romani, causata dallo scontro tra le fazioni politiche dei populares e degli optimates, nel 78 a.C., quando lo stesso Silla morì. Cesare fu dapprima eletto nel 72 a.C. come tribuno militare e, in seguito, decise di dichiarare ufficialmente la sua posizione favorevole al partito dei populares e, attraverso un’intensa attività forense, permessa dai due nuovi consoli, nel 70 a.C., Gneo Pompeo Magno e Marco Licinio Crasso Dive, i nuovi volti della politica romana, che avevano guadagnato prestigio vincendo rispettivamente nel 72 a.C. la rivolta di Quinto Sertorio nella provincia di Spagna e nel 71 a.C. la rivolta servile, capeggiata da Spartaco nella provincia d’Italia, contribuì alla restaurazione della carica di tribuno della plebe, che Silla aveva vanificato, nel 70 a.C. Nel 69 a.C. ottenne la carica di questore, nel 65 a.C. la carica di edile, nel 63 a.C. la carica, che veniva conferita a vita, di pontefice massimo, battendo competitori più anziani e influenti, grazie all’aiuto economico di Crasso, con il quale pagò l’elettorato.
Nel 63 a.C. si pronunciò in Senato, adducendo motivi legalitari, contro la proposta di condannare a morte Lucio Sergio Catilina e i congiurati che avevano attentato alla vita del console Marco Tullio Cicerone. Tuttavia il peso decisivo dei discorsi di Marco Porcio Catone Uticense e di Cicerone medesimo, entrambi esponenti del partito degli optimates, favorì la tesi contraria a quella di Cesare.
Nel 62 a.C. Cesare ripudiò la seconda moglie Pompea Silla, sposata a seguito della morte di Cornelia avvenuta nel 68 a.C., nonché nipote di Silla, poiché fu scoperta essere l’amante del tribuno della plebe Publio Clodio Pulcro.
Nel 62 a.C. fu eletto pretore nella provincia di Spagna, provvedendo egregiamente a "pacificare" la regione con spedizioni vittoriose contro le popolazioni confinanti e ad accumulare un sostanzioso bottino di guerra, necessario per finanziare la sua futura campagna elettorale. Nel 61 a.C., infine fu eletto governatore e propretore della medesima provincia, venendo acclamato sia dalle popolazioni assoggettate sia dal popolo romano come imperator.
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DE BELLO GALLICO
L’opera De Bello Gallico, significante riguardo la guerra gallica, è un’opera di carattere storico, etnico, geografico, memorialistico e autobiografico, appartenente alle opere maggiori del corpus caesarianum, scritta tra il 58 a.C. e il 52 a.C. durante la guerra gallica. Essa ci è pervuta integra, composta da sette libri, e narra le operazioni militari compiute da Cesare, in qualità di proconsole delle provincie delle Gallie, dal 58 a.C. al 52 a.C.; a ognuno di questi anni è dedicato un libro specifico.
LIBRO III
LIBRO II
LIBRIO I
LIBRO IV
LIBRO VII
LIBRO VI
LIBRO V
Nel 60 a.C., tornato a Roma dopo la campagna di conquiste nella provincia di Spagna, stipulò con Pompeo e Crasso un accordo privato di collaborazione politica, conosciuto come il primo triumvirato, derivante da tres, significante tre, e viri, significante uomini, e nel 59 a.C. fu eletto console. Cesare riuscì a mitigare i rapporti tra Crasso e Pompeo, i quali condividevano un’antipatia reciproca, riuscendo ad unire la sua influenza con la loro. Egli era già un grande amico di Crasso e attraverso una serie di riforme che favorirono l’ordine equestre, di cui proprio Crasso era rappresentante, guadagnò una rinnovata fiducia. Mentre per consolidare la sua alleanza con Pompeo dapprima gli diede in moglie sua figlia Giulia e, in seguito, forte del favore popolare e della nuova carica ottenuta, attuò, senza che il Senato riuscisse a opporglisi, una legge agraria a favore sia dei veterani di Pompeo sia dei proletari che fino ad allora non avevano beneficiato delle distribuzioni dell'agro pubblico, e ratificò tutte le conquiste di Pompeo in Oriente come la Siria e la Palestina. L'alleanza non trovò ostacoli da parte di nessuna fazione politica, né tantomeno da parte del Senato, in quanto essa unì l'enorme popolarità e la reputazione giuridica di Cesare, l'enorme ricchezza e l'influenza sull'ordine equestre di Crasso e il grandioso prestigio e fama militare di Pompeo. Il triumvirato fu mantenuto segreto finché durante un’assemblea della plebe Cesare tenne un discorso che lo vide fiancheggiato da Crasso e Pompeo, rivelando in questo modo la loro alleanza. A seguito dell'elezione del demagogo Publio Clodio Pulcro a tribuno della plebe, si sbarazzarono sia di Cicerone che di Catone, che rimanevano i più fermi oppositori di questa alleanza. Nel 58 a.C. ottenne la carica di proconsole della provincia di Gallia, dove iniziò una lunga campagna di conquiste vittoriose, che vide la sua conclusione nel 50 a.C. con la sottomissione di tutta la provincia di Gallia. Durante la campagna militare Cesare non rivelò soltanto straordinarie abilità strategiche, ma affrontò in modo innovativo i problemi dell'esercito, trasformando una massa di proletari disprezzati, impreparati e disposti a tutto pur di migliorare le proprie condizioni economiche in un esercito formidabile e pronto a qualsiasi sacrificio per il suo generale, raddoppiando la paga giornaliera dimostrandosi clemente nei confronti di coloro che dovessero subire punizioni, permettendo razzie che, però, non rallentassero o vanificassero i suoi piani strategici, valorizzando, infine, i ranghi inferiori. Per di più proprio in questo periodo iniziò la sua attività letteraria.
Inoltre, nel 56 a.C., attraverso gli accordi di Lucca, i triumviri stabilirono la definitiva ripartizione dei poteri e dei domini di Roma:
- Cesare ricevette il governo della provincia della Gallia Cisalpina, della provincia della Gallia Transalpina, della provincia della Gallia Narbonese, della provincia della Gallia Belgica, della provincia della Gallia Iugdunense della provincia della Germania Superiore, della provincia della Germania Inferiore, della provincia della Britannia e della provincia dell’Illiria e il comando di quattro legioni;
- Crasso ricevette la provincia di Siria e il comando di sei legioni;
- Pompeo ricevette la provincia dell'Africa, la provincia di Spagna e il comando di quattro legioni.
L'alleanza, tuttavia, subì un crollo vertiginoso e rapido.
Nel 53 a.C., vi fu la morte di Crasso durante la battaglia di Carre contro i Parti. Nel 52 a.C. a seguito degli scontri tra i tribuni della plebe Tito Annio Milone e Clodio, vi fu la morte di quest’ultimo che fece sprofondare Roma in un periodo di anarchia.
BELLUM IUGURTHINUM
L’opera Bellum Iugurthinum, significante la guerra giugurtina, è un’opera di carattere storico e memorialistico, appartenente al corpus sallustianum, scritta nel 40 a.C. durante gli anni che seguirono la morte di Cesare. Essa ci perviene integra, composta da un libro e centoquattordici capitoli, e narra le operazioni militari intraprese dai romani contro il re Giugurta I di Numidia tra il 111 a.C. e il 105 a.C.. La narrazione, tuttavia, non segue un filone unico, in quanto si apre dapprima con un proemio, poi con la descrizione degli antefatti che portarono alla guerra, in seguito abbiamo l’alternanza tra un excursus e una fase del conflitto, per un totale di tre excursus e tre fasi di conflitto. A seguito di ciò vi è la conclusione con cui l'opera si concluderà.
EXCURSUSGEOGRAFICO
PRIMA FASEDELLA GUERRA
ANTEFATTODELLA GUERRA
PROEMIO
TERZA FASEDELLA GUERRA
EXCURSUSSTORICO
SECONDA FASEDELLA GUERRA
EXCURSUSETICO-POLITICO
Dunque, con la morte sia di Crasso sia di Pompeo, Cesare rimaneva leader indiscusso su tutti i vasti domini romani. Egli attuò una politica di riconciliazione, rivelandosi mite nei confronti degli avversari, impedendo ulteriori vendette e spargimenti di sangue, preferendo concedere il perdono. A ciò fu abbinata un’orchestrata azione propagandistica che diede gran risalto alla sua figura. Nel 44 a.C. ottenne la carica di imperator e di dictator perpetuus, riuscendo a implementare una serie di riforme politiche ed economiche per ottenere il consenso da entrambe le fazioni.
Nonostante i suoi successi, il crescente potere di Cesare suscitò timori tra molti senatori che vedevano in lui una minaccia all’istituzione repubblicana. Così il 15 marzo del 44 a.C., le Idi di marzo, Cesare fu assassinato da un gruppo di senatori, tra cui Marco Giunio Bruto, Gaio Cassio Longino, Decimo Giunio Bruto Albino, Gaio Servilio Casca, Lucio Tillio Cimbro, Publio Servilio Casca Longo, Publio Cornelio Sulla, Lucio Cornelio Cinna, e dal figlio adottivo Marco Giunio Bruto, a cui Cesare rivolse la famosa frase “ Tu quoque, Brute, fili mi”, significante “Tu anche Bruto, figlio io”.La morte di Cesare portò a ulteriori guerre civili, che culminarono con la fine della repubblica romana e l'inizio dell'impero romano sotto il suo pronipote e figlio adottivo, Gaio Giulio Cesare Ottaviano Augusto. Cesare fu divinizzato dai romani, e il mese di luglio fu rinominato in suo onore.
LIBRO VIII
L’opera Libro VIII è un’opera di carattere storico, etnico, geografico, memorialistico e autobiografico, appartenente alle opere spurie del corpus caesarianum, scritta tra il 46 a.C. e il 45 a.C. durante la guerra civile. Essa ci è pervenuta integra, composta da un librO, e narra le operazioni militari compiute da Cesare, in qualità di proconsole delle provincie delle Gallie, dal 51 a.C. al 50 a.C.. Dopo la cattura di Vercingetorige, alcune tribù galliche continuano a ribellarsi. Cesare e i suoi luogotenenti intraprendono campagne militari per sottomettere queste ultime resistenze. Un episodio chiave è l'assedio di Uxellodunum, una città fortificata che rappresenta uno degli ultimi baluardi della resistenza gallica. I Romani utilizzano strategie avanzate, come il taglio delle risorse idriche, per conquistare la città. Con la caduta di Uxellodunum, Cesare si concentra sulla pacificazione della Gallia. Usa una combinazione di forza militare e diplomazia per assicurarsi che tutte le tribù siano sottomesse. Il libro descrive anche le misure amministrative adottate per riorganizzare la Gallia sotto il controllo romano, tra cui la distribuzione delle truppe e la fondazione di colonie. Il racconto si conclude enfatizzando il successo completo di Cesare nella conquista e pacificazione della Gallia, consolidando il dominio romano sulla regione e garantendo un periodo di stabilità e ordine.
La sua carriera politica, sebbene instabile e discontinua, iniziò nel 54 a.C., quando ottenne la carica di questore. Egli si affiancò immediatamente al partito degli populares capeggiato da Gaio Giulio Cesare, e, inoltre, intrattenne ottimi rapporti con un altro politico di spicco dell’epoca Marco Licinio Crasso Dive, di cui forse fu anche un cliente. Nel 52 a.C. ottenne la carica di tribuno della plebe, con il compito di sedare gli scontri tra i tribuni della plebe Tito Annio Milone e Publio Clodio Pulcro, che culminarono con la morte di quest’ultimo. Nel 51 a.C. ottenne la carica di senatore, ma nel 50 a.C. fu espulso dal Senato dai censori Appio Claudio Pulcro e Lucio Calpurnio Pisone Cesonino, accusato di probri causa, significante indegnità morale, in quanto aveva commesso adulterio con la moglie di Milone, Fausta Cornelia Silla, già ripudiata da Gaio Memmio, altro importante uomo politico.
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Nel 43 a.C., a seguito del suo ritiro dalla vita politica di Roma, acquistò, attraverso le ingenti ricchezze accumulate durante il proconsolato nella provincia di Africa Nova, una proprietà a Tivoli, appartenuta a Cesare e fece costruire un sontuoso palazzo tra il colle Quirinale e il colle Pincio, che era circondato da giardini molto appariscenti, conosciuti come horti Sallustiani. Il complesso comprendeva, inoltre, anche un tempio e un circo e doveva contenere al suo interno numerose opere d’arte prestigiose e di differente provenienza. Proprio durante questo ritiro dalla vita pubblica Sallustio si dedicò all’otium letterario e a un’intensa attività di scrittura che si concluse il 13 maggio 34 a.C., quando morì.
DE BELLO CIVILI
L’opera De Bello Civili, significante riguardo la guerra civile, è un’opera di carattere storico, etnico, geografico, memorialistico e autobiografico, appartenente alle opere maggiori del corpus caesarianum, scritta tra il 49 a.C. e il 48 a.C. durante la guerra civile. Essa ci è pervenuta integra, composta da tre libri, anche se certamente è rimasta incompiuta, e narra le operazioni militari compiute da Cesare, in qualità di nemico pubblico dei domini romani, dal 49 a.C. al 48 a.C.; al primo anno sono dedicati due libri, al secondo anno è dedicato un solo libro.
LIBRIO I
LIBRO II
LIBRO III
EPISTULAE AD CAESAREM SENEM DE RE PUBLICA
L’opera Epistulae ad Caesarem senem de re publica, significante lettere all’anziano Cesare riguardo la repubblica, è una raccolta di due lettere di carattere porpagandistico, appartenente alle opere spurie del corpus sallustianum, scritte nel 50 a.C. e nel 46 a.C.. Essa ci è pervenuta integra e narra una serie di consigli per la moralizzazione della vita pubblica e per la riorganizzazione dello stato. La prima esalta la saggia politica di clemenza e di riconciliazione adottata da Cesare durante la guerra civile tra il 49 a.C. e il 45 a.C., la seconda espone il programma politico tipico di un rappresentante del partito dei populares.
INVECTIVAIN CICERONEM
L’opera Invectiva in Ciceronem, significante invettiva contro Cicerone, è un’opera di carattere diffamatorio e invettivo, appartenente alle opere spurie del corpus sallustianum, scritta nel 54 a.C., durante la guerra gallica. Essa ci è pervenuta integra ed è un discorso diffamatorio e invettivo nei confronti di Cicerone, in quanto questi ha condannato a morte Catilina e gli altri congiurati, pronunciato in Senato nel 54 a.C.. La sua non autenticità, inoltre, è confermata dall’esistenza di un’altra opera spuria, attribuita a Cicerone, chiamata Invectiva in Sallustium, significante invettiva contro Sallustio, che sembra esserne parallela.
DE BELLO HISPANIENSI
L’opera De Bello Hispaniensi, significante riguardo la guerra ispanica, è un’opera di carattere storico, etnico, geografico, memorialistico e autobiografico, appartenente alle opere spurie del corpus caesarianum, scritta nel 45 a.C. durante la guerra civile. Essa ci perviene integra, composta da un libro, e narra le operazioni militari compiute da Cesare, in qualità di nemico pubblico dei domini romani, nel 45 a.C.. I figli di Pompeo Magno, Gneo e Sesto, si sono acquartierati in Spagna, per tentare un'ultima resistenza contro Cesare, che ha ormai conquistato l'Africa. Malgrado le benemerenze del loro comune padre presso gli Ispanici, risalenti ai tempi della sconfitta di Sertorio nel 71 a.C., la popolazione non crede a un loro successo ed è pronta a tradirli, tanto che devono usare metodi drastici per farsi ubbidire. Lo scontro decisivo avviene a Munda, nella Spagna meridionale: l'esercito pompeiano, ben fortificato su una collina, inizialmente resiste, tanto che Cesare deve incoraggiare personalmente la decima Legione. Ma la carica della cavalleria maura risolve la situazione. Muore in battaglia il comandante della cavalleria pompeiana, quel Tito Labieno che era stato braccio destro di Cesare in Gallia e aveva poi disertato all'inizio della guerra civile. Poco dopo Munda, viene ucciso Gneo Pompeo. Cesare può tornare a Roma.
anticatones
L’opera Anticatones, significante contro Catone, è un’opera di carattere polemico e anti memorialistico dedicata a Marco Porcio Catone Uticense ed usata come risposta all’elogio fatto da Marco Tullio Cicerone al medesimo personaggio nella sua opera il Laus Catonis, appartenente alle opere minori del corpus caesarianum scritta nel 45 a.C., durante la fase della guerra civile in Spagna. Essa ci è pervenuta attraverso alcuni frammenti e narra dapprima un notevole disprezzo nei confronti dell'avversario politico e, in seguito, un elogio all'autore dell’opera stessa, di cui veniva riconosciuta la superiorità stilistica e letteraria.
Nel 49 a.C. Sallustio, benché Cesare lo avesse reintegrato nel Senato concedendogli la carica di pretore, raggiunse proprio Cesare in Gallia supportandolo nell’appena iniziata guerra civile contro Gneo Pompeo Magno. A seguito della vittoria nella battaglia di Tapso in Africa del 46 a.C. delle truppe pompeiane, Cesare annesse ai domini romani, il regno della Numidia in Africa settentrionale, rendendolo una nuova provincia romana, conosciuta come provincia di Africa Nova. Sallustio fu scelto proprio da Cesare come governatore della neonata provincia, ottenendo la carica di propretore. Durante il suo mandato si arricchì a dismisura, impadronendosi delle ricchezze dell’ultimo re numida Giuba I, e quando tornò a Roma fu accusato di de repetundis, cioè di concussione. La sua carriera politica oramai macchiata più volte dai già citati reati di concussione si concluse nel 44 a.C., con la morte di Cesare.
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DE BELLO ALEXANDRINO
L’opera De Bello Alexandrino, significante riguardo la guerra alessandrina, è un’opera di carattere storico, etnico, geografico, memorialistico e autobiografico, appartenente alle opere spurie del corpus caesarianum, scritta tra il 47 a.C. e il 46 a.C. durante la guerra civile. Essa ci è pervenuta integra, composta da un libro, e narra le operazioni militari compiute da Cesare, in qualità di nemico pubblico dei domini romani, dal 48 a.C. al 47 a.C.. Dopo la campagna in Africa contro i pompeiani e la sua vittoria, Cesare si appresta a sanare il conflitto di potere ad Alessandria d'Egitto tra Tolomeo XIII e Cleopatra VII. Siccome Tolomeo uccise a tradimento Pompeo nel 48 a.C., adesso nel 47 a.C. Cesare decide di instaurare un rapporto amoroso e politico con Cleopatra, e di governare con lei in Egitto, nonché di avere un erede. La notizia non è accolta con favore dai pompeiani e tantomeno dagli alessandrini filo-tolemaici, e così Cesare e Cleopatra sono costretti a restare segregati nel palazzo del faraone. Cesare tuttavia dà ordine di incendiare le navi sul porto di Alessandria, per impedire sbarchi nemici e rifornimenti, da cui l'episodio del danneggiamento della preziosa Biblioteca. Vinta la battaglia di Alessandria, Cesare accusa Tolomeo di congiura contro Cleopatra e lo fa uccidere. Nel frattempo, il figlio di Mitridate VI del Ponto, Farnace II del Ponto si organizza coi pompeiani per attaccare Cesare, ma i due eserciti alleati vengono sconfitti a Zela.
DE analogia
L'opera De analogia, significante riguardo l’analogia, è un’opera di carattere morfologico e lessicale dedicata a Marco Tullio Cicerone, appartenente alle opere minori del corpus caesarianum, scritta nel 54 a.C., durante la guerra gallica. Essa ci è pervenuta attraverso alcuni frammenti e narra l’adesione di Cesare alla dottrina analogistica, di origine alessandrina, che riconosceva nell'ordine e nella regolarità gli aspetti più importanti della lingua, pretendendo una sostituzione per analogia di termini irregolari con termini regolari.
EMPEDOCLEA
L’opera Empedoclea, significante Empedocle, è un’opera di carattere filosofico, appartenente alle opere spurie del corpus sallustianum, di cui si disconosce la data di scirttura. Essa non ci è pervenuta e narra le dottrine neopitagoriche, diffusesi nella penisola italica nel I secolo a.C.
Gaio Sallustio Cripso nacque l’1 ottobre 86 a.C. ad Amiterno in Sabina. Egli apparteneva a una famiglia plebea abbastanza agiata. Quest’ultima aveva diversi legami con famiglie aristocratiche gentilizie romane e grazie a ciò si trasferì a Roma, dov’è probabile che abbia ricevuto un'educazione di buon livello che gli ha permesso di intraprendere una carriera politica e letteraria di successo.
EPISTULAE
L’opera Epistulae, significante lettere, è una raccolta di lettere, appartenente alle opere minori del corpus caesarianum, di cui si disconosce la data di scrittura. Essa ci è pervenuta nell'epistolario ciceroniano, composta da Epistulae ad Ciceronem, significante lettere a Cicerone, e da Epistulae ad Familiares, significante lettere ai familiari, e narra i rapporti interpersonali e politici di Cesare con gli esponenti principali della vita pubblica di Roma.
DE CATILINAE CONIURATIONE
L’opera De Catilinae coniuratione, significante riguardo la congiura di Catilina, è un’opera di carattere storico, moralistico, memorialistico e biografico, appartenente al corpus sallustianum, scritta tra il 44 a.C. e il 40 a.C. durante gli anni che seguirono la morte di Cesare. Essa ci perviene integra, composta da un libro e sessantuno capitoli, e le due fasi della congiura di Lucio Sergio Catilina e degli altri congiurati ai danni del console Marco Tullio Cicerone, tra il 64 a.C. e il 62 a.C.. La narrazione, tuttavia, non segue un filone unico, in quanto si apre dapprima con un proemio, poi con un excursus, in seguito inizia la descrizione prima degli antefatti che portarono alla congiura, e poi alla prima fase di quest’ultima. Qui il racconto viene bruscamente interrotto da un secondo excursus, per poi riprendere con la descrizione della seconda fase della congiura con cui l’opera si concluderà.
EXCURSUSINIZIALE
PROEMIO
ANTEFATTODELLA CONGIURA
PRIMA FASEDELLA CONGIURA
SECONDA FASEDELLA CONGIURA
EXCURSUSCENTRALE
DE Orationis
L’opera De orationis, significante riguardo le orazioni, è una raccolta di orazioni, appartenente alle opere minori del corpus caesarianum di cui si disconosce la data di scrittura. Essa non ci è pervenuta, se non qualche citazione indiretta in altre opere di altri autori e narra l’adesione di Cesare alla dottrina dell’atticismo, di origine greca, che voleva restaurare il purismo retorico, ispirandosi al dialetto attico greco.
Pompeo, rispetto a Cesare e a Crasso, decise di non andare nella provincia che gli era stata affidata dagli accordi di Lucca, la Spagna, affidandola ad alcuni suoi sottoposti, volendo piuttosto rafforzare la sua sfera di influenza sul Senato. Nel 49 a.C., proprio il Senato, sospinto da Pompeo stesso, inviò un ultimatum a Cesare, intimandogli di congedare l’esercito, altrimenti sarebbe stato considerato un nemico pubblico; questi, però, decise di attraversare il pomerio di Roma, che segnava il confine dei domini della città con le province limitrofe, nel passo del Rubicone, pronunciando la ben nota frase “Alea iacta est”, significante “Il dado è tratto”. Pompeo impaurito dall’atto di sfida fuggì dapprima in Spagna e, dopo, in Oriente, cercando di riorganizzare il suo esercito. Cesare, ottenuta la carica di console dal senato, sconfisse le truppe di Pompeo nella battaglia di Lerida nel 49 a.C., nella battaglia di Farsalo in Tessaglia, regione della Grecia, nel 48 a.C., nella battaglia di Tapso in Africa nel 46 a.C., nella battaglia di Munda in Spagna nel 45 a.C.. Pompeo si rifugiò in Egitto dal faraone Tolomeo XIII, che, pensando di ottenere il favore di Cesare, lo uccise a tradimento consegnando proprio a Cesare la sua testa su un piatto d’argento. Quest’ultimo però andò su tutte le furie adducendo al fatto che Pompeo andava portato a Roma per essere processato da un tribunale. Anche in questo periodo Cesare si dedicò a un’intensa attività letteraria.
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DE BELLO AFRICO
L’opera De Bello Africo, significante riguardo la guerra africana, è un’opera di carattere storico, etnico, geografico, memorialistico e autobiografico, appartenente alle opere spurie del corpus caesarianum, scritta nel 46 a.C. durante la guerra civile. Essa ci è pervenuta integra, composta da un libro, e narra le operazioni militari compiute da Cesare, in qualità di nemico pubblico dei domini romani, nel 46 a.C.. Cesare, sbarcato in Africa per affrontare le forze pompeiane guidate da Metello Scipione e sostenute da re Giuba I di Numidia, si trova inizialmente ad affrontare difficoltà logistiche e di approvvigionamento. Le prime battaglie sono caratterizzate da scontri minori e manovre tattiche, ma il culmine della campagna è l'assedio e la battaglia di Tapso, dove Cesare sconfigge le forze nemiche in una battaglia campale. Dopo la vittoria a Tapso, Cesare consolida il suo controllo sull'Africa, catturando o uccidendo molti dei suoi avversari e stabilendo nuove amministrazioni locali per garantire la stabilità della regione. Il ritorno di Cesare a Roma segna il trionfo e il rafforzamento ulteriore del suo potere, evidenziando la sua abilità militare e la capacità di superare avversità per sconfiggere i suoi nemici in modo decisivo.
HISTORIAE
L’opera Historiae, significante le storie, è un’opera di carattere storico, moralistico, memorialistico e biografico, appartenente al corpus sallustianum, scritta nel 39 a.C. durante gli anni che seguirono la morte di Cesare. Essa ci perviene mutila con solo quattro discorsi, due lettere e circa cinquecento frammenti, composta da cinque libri, e narra gli eventi che vanno dalla morte di Silla alla vittoria di Pompeo contro i pirati, tra il 78 a.C. e il 63 a.C.. L’opera è la continuazione degli annales di Lucio Cornelio Sisenna, in quanto ne prosegue il racconto, riallacciandosi ad esso, dal punto in cui quello si concludeva.
LIBRO II
LIBRIO I
LIBRO III
LIBRO V
LIBRO IV
CESARE E SALLUSTIO
giuseppe.leone14207
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CAESAR ET SALLUSTIUS
HISTORiA
CAESAR
44 A.c.
46 A.c.
50 A.c.
60 a.c.
82 a.c.
100 a.c.
CESARE INTELLETTUALE
Cesare, oltre a essere ricordato come un grande politico, condottiero e stratega, viene anche ricordato per un’intensa attività letteraria, da cui si possono trarre i diversi interessi culturali da cui era attratto. In primo luogo egli rispecchia un tipo di intellettuale fedele alla tradizione romana, che concepisce la scrittura come corollario dell’attività politico-militare. Dalla lettura delle sue opere, ve ne si può ricavare un interesse nei confronti delle scienze, in particolare con la riforma del calendario e un interesse nei confronti della filosofia, in particolare vi è un’accentuata visione epicurea, dove Cesare pone l’uomo al centro del mondo come artefice del proprio destino. Questo ideale è incarnato dal “Cesare-generale” e raccontato dal “Cesare-scrittore”, egli infatti si servì della letteratura come strumento per proporre un’immagine di sé come generale vittorioso.
CORPUS CAESARIANUM
Il corpus caesarianum, cioè l'insieme delle opere di cesare, ccesariano doveva essere molto ampio e variegato come le numerose fonti del tempo ci attestano. In particolare uomini come Svetonio e Cicerone fanno numerosi riferimenti agli scrittidi Cesare, e attraverso un lungo lavoro filologico, si è potuto ricostruire l’antologia completa delle opere di questo autore. Il corpus caesarianum consta di una tripartizione in:
OPERE MAGGIORI
OPERE MINORI
OPERE SPURIE
OPERE MAGGIORI
Le opere maggiori, chiamate così poiché ci pervengono integre e sono le più significative dell’intero corpus caesarianum, in quanto ci danno la visione più ampia dell’attività letteraria di Cesare, sono i Commentarii. Quest’ultimi, benché siano opere di carattere storico, etnico e geografico, non appartengono al genere storiografico e ciò è confermato dalla scelta del titolo d parte dell’autore, in quanto la tradizione presumeva termini come historiae o annales. L’utilizzo di questo titolo, dunque, potrebbe suggerire l’interesse dell’autore ad assimilare la propria opera ai resoconti ufficiali che i generali inviavano periodicamente al Senato, ma poteva, anche, indicare la raccolta di materiale non elaborato in fase preparatoria alla stesura definitiva dell'opera storica. I commentarii, inoltre, sono opere di carattere memorialistico e autobiografico, in quanto lo scrittore è protagonista dei fatti narrati, con lo scopo fondamentale di esaltazione e giustificazione delle proprie azioni.
DE BELLO GALLICO
DE BELLO CIVILI
OPERE MINORI
Le opere minori, chiamate così poiché ci pervengono frammentarie e sono le meno significative dell’intero corpus caesarianum, in quanto, sebbene ci diano un’ampia visione dei vari e diversi interessi dell’attività letteraria di Cesare, il loro status mutilo non ci permette di farne una ricostruzione accurata come per le opere maggiori, sono un insieme di scritti, che variano per genere e stile; si passa da scritti epistolari a scritti oratori, per poi arrivare a trattati sulla lingua e anti elogi nei confronti dei nemici politici.
DE ORATIONIS
EPISTULAE
ANTICATONES
DE ANALOGIA
OPERE SPURIE
Le opere spurie, chiamate così poiché attribuite a Cesare, ma molto probabilmente scritte da altri autori, i più quotati i suoi luogotenenti Aulo Irzio e Gaio Oppio, sono un insieme di scritti di carattere storico, etnico, geografico, memorialistico e autobiografico. Gli studiosi e i filologi hanno notato delle differenze stilistiche, che ne hanno permesso le attribuzioni ai due luogotenenti cesariani, i quali, evidentemente, volevano continuare la tradizione letteraria di Cesare, interrottasi bruscamente a causa del suo assassinio.
DE BELLO ALEXANDRINO
LIBRO VIII
DE BELLO HISPANIENSI
DE BELLO AFRICO
ATTENDIBILITà E INTENTI
Nel corpus caesarianum, in particolare nelle opere maggiori, il resoconto storico presentato da Cesare risulterebbe pressoché attendibile, confrontato con altre opere storiche che narrano gli stessi eventi. Risultano poche semplici incongruenze che forse hanno lo scopo di mettere Cesare sotto una buona luce, contro il suo avversario. Nei due commentarii gli intenti dell’autore variano, in quanto nel:
STILE E LINGUA
Lo stile, adoperato da Cesare, all’interno delle opere del corpus caesarianum è caratterizzato dalla sobrietà e dalla brevità elegante. La lingua è il frutto di quel processo che ha reso il latino parlato, un latino più evoluto ed elegante, perfetto per la scrittura. È una lingua caratterizzata da una selezione rigorosa, vari sostantivi, considerati legati a un registro troppo alto o troppo basso, sono stati scartati. La sintassi è semplice, mentre il periodo è compatto e ha un ritmo incalzante. Il pàthos c'è ancora ma è reso più sobrio, e la maggior parte dei discorsi sono indiretti. I pochi discorsi diretti sono usati per veicolare messaggi importanti. A giudizio di Cicerone gli scritti di Cesare risultano così pregevoli stilisticamente da rendere superflua ogni rielaborazione ulteriore, dato che possiedono doti formali, compendiate nell'espressione “pura et inlustris brevitas”. Il sostantivo brevitas indica la capacità di selezionare i fatti più importanti e di esporli con parole strettamente necessarie, mentre l’aggettivo pura indica l’uso di parole corrette e genuinamente latine e l’aggettivo inlustris indica la chiarezza e il nitore formale.
SALLUSTIUS
34 a.c.
44 A.c.
50 a.c.
55 a.c.
86 a.c.
sallustio INTELLETTUALE
Sallustio non è molto ricordato come un grande politico, condottiero e stratega, ma piuttosto viene ricordato per un’intensa attività letteraria. In primo luogo il genere da lui preferito è la storiografia. Sebbene la sua vita ci attesti come fosse favorevole alla fazione dei populares e provasse simpatie per gli homines novi, qual era egli stesso, tuttavia la sua storiografia non ci appare il frutto di interessi di parte. Esisteva infatti un codice del genere storiografico di cui l'autore era ben conscio e i cui principi fondamentali erano la veridicità e l'imparzialità. Dunque, pur non rinnegando le sue convinzioni, egli le controlla e le corregge alla luce dell'amore per il vero e dell'obiettività a cui aspira. della crisi Questo atteggiamento è complementare al bisogno di spogliare gli eventi della loro occasionalità fortuita, per inserirli in una visione più ampia e organica. Inoltre si va alla ricerche della causa della crisi identitaria e si riscontra nella perdita delle antiche virtù, quali la concordia e l’onestà, sostituite da ambizioni egoistiche e sete di ricchezza. Sallustio scrive le sue opere storiografiche quando ormai vi è la crisi definitiva della repubblica e ciò non fa che aumentare il pessimismo così profondo che caratterizza la sua visione del presente. I modelli seguiti da Sallustio sono quelli latini, come quello di Catone il Censore e quelli greci come quello di Tucidide. Infine Sallustio pone fine a quel vuoto, che Cicerone aveva sottolineato, cioè la mancanza di scrittori che sapessero dare una veste letteraria adeguata all'esposizione dei fatti, riuscendo a creare una storiografia artistica che potesse essere all'altezza dei grandi storici greci, su tutti Erodoto e Tucidide, coniando uno stile intenso e particolarissimo, destinato a imprimere un segno profondo e duraturo nella storia letteraria latina, anche al di fuori dell'ambito storiografico.
CORPUS sallustianum
Il corpus sallustianum, cioè l’insieme delle opere di Sallustio, non doveva essere molto ampio e variegato, in quanto il genere era quello storiografico e l’argomento trattato prevalentemente storico. Tuttavia esistono una serie di opere alcune spurie, cioè di erronea attribuzione a Sallustio, altre ancora perdute, di cui ci rimane solamente il titolo. Comunque attraverso un lungo lavoro filologico, si è potuto ricostruire l’antologia completa delle opere di questo autore. Il corpus letterario sallustiano consta di una bipartizione in:
OPERE GENUINE
OPERE SPURIE
OPERE GENUINE
Le opere genuine, chiamate così poiché la paternità appartiene sicuramente a Sallustio sono le più significative dell’intero corpus sallustianum, in quanto ci danno la visione più ampia dell’attività letteraria di Sallustio, sono le monografie e gli annales.
MONOGRAFIA
ANNALES
MONOGRAFIA
DE CATILINAE CONIURATIONE
La monografia storica è un nuovo genere letterario e consisteva nel trattare un evento storico ben definito e limitato ad un determinato periodo di tempo o un personaggio storico ben determinato. La monografia storica, rispetto ad altri generi letterari di argomento storico, soleva utilizzare un unico libro diviso in capitoli, mentre tutti gli altri generi finora esistiti solevano usare più libri, in quanto non focalizzavano la loro attenzione su un evento storico ben definito o su un personaggio storico ben determinato. Sallustio, durante la sua intensa carriera letteraria, scrisse due importanti monografie, RIGURDANTI DUE EVENTI STORICI MOLTI NOTI IN EPOCA ROMANA.
BELLUM IUGURTHINUM
MONOGRAFIA
Nell’opera De Catilinae coniuratione i personaggi svolgono un ruolo fondamentale, in quanto sono i veri responsabili degli eventi. Dunque diventa parte integrante della trattazione storica anche l’analisi psicologica dei personaggi, impiegando le categorie morali del vizio e della virtù. I principali personaggi sono: Lucio Sergio Catilina, cioè il protagonista dell’opera, è un personaggio statico e centrale. Egli incarna la figura negativa, a cui viene data il ruolo del malvagio, ma comunque potente e vigorosa. Catilina rappresenta la crisi identitaria della repubblica, in quanto non è schierato né per gli optimates, né per i populares, venendo, dunque, raffigurato come un fenomeno eccezionale e patologico, frutto estremo e velenoso di quella crisi che ha avuto inizio dopo le guerre puniche. A conferma della sua centralità e importanza vi è il fatto che gli venga conferita due volte la parola in ampi discorsi che costituiscono l'espressione del suo punto di vista e che rivelano la sua energia morale, che, sebbene venga usata nel modo sbagliato, per scopi ignobili e vergognosi, è ritenuta un elemento positivo e che gli permette di avere una morte eroica. Marco Tullio Cicerone, cioè l’antagonista dell’opera, è un personaggio statico e poco centrale. Egli incarna una figura positiva, a cui viene data il ruolo dello scopritore e repressore delle trame sovversive, messe in atto da Catilina. Egli, inoltre, è raffigurato come un optumus consul, signicante ottimo magistrato. A conferma della sua poca centralità e importanza vi è il fatto che gli non venga mai conferita la parola, forse perché i Catilinaria, cioè le sue orazioni espresse contro Catilina erano già note tra il pubblico romano. Marco Porcio Catone Uticense e Caio Giulio Cesare, cioè i personaggi secondari dell’opera, sono personaggi statici e non centrali. Essi incarnano due figure positive, a cui viene data il ruolo di difendere l’uno la tesi di Cicerone, l’altro la tesi di Catilina. Essi sono gli emblemi delle principali forze politiche che si fronteggiano nell’attuale scena politica romana: da una parte vi è Catone strenuo difensore del tradizionalismo e del rigorismo, dall’altra vi è Cesare, progressista e favorevole a nuove istanze politiche. A conferma della nulla centralità e importanza vi è il fatto che gli venga solo conferita la parola per pronunciare i loro ampi discorsi in Senato. Dunque, è evidente la ricerca e l’intento di rappresentare una pluralità e una coralità di forze che vigono su Roma.
ANNALES
Gli annales è un antico genere letterario e consisteva nel trattare più eventi storici, riguardanti un periodo di tempo ampio o una vasta gamma di personaggi storici. Gli annales, rispetto ad altri generi letterari di argomento storico, solevano usare più libri, mentre altri generi più recenti solevano usare un unico libro diviso in capitoli, in quanto focalizzavano la loro attenzione su un evento storico ben definito o su un personaggio storico ben determinato. Sallustio, durante la sua intensa carriera letteraria, scrisse un annales, riguardante diversi eventi storici molto nonti in epoca romana.
HISTORIAE
OPERE SPURIE
EPISTULAEAD Caesarem senem de re publica
Le opere spurie, chiamate così poiché attribuite a Sallustio, ma molto probabilmente scritte da altri autori, per lo più retori di età augustea, come esercitazione scolastica, sono un insieme di scritti di carattere filosofico, politico e propagandistico. Gli studiosi e i filologi hanno notato delle differenze stilistiche, che ne hanno permesso le attribuzioni ai retori, i quali, evidentemente, si ispiravano al modello di Sallustio.
EMPEDOCLEA
INVECTIVAIN CICERONEM
STILE E LINGUA
Lo stile, adoperato da Sallustio, all’interno delle opere del corpus sallustianum, è caratterizzato dall’arcaicità, dalla brevità e dalla varietà. La patina arcaica è rappresentata da un’abbondanza di arcaismi fonetici e morfologici derivata da Catone e dalla tradizione annalistica latina. Inoltre, vi è un misto tra un registro elevato e un registro basso, con le inserzioni di neologismi. La brevitas comporta e fonde insieme la concisione e la pregnanza, in quanto si tratta di concentrare il massimo di significati nel minimo di parole. A un racconto pacato e disteso si sostituisce, perciò, una forma nervosa e spezzata, in cui ha largo spazio la paratassi, opportunamente sostenuta ed esaltata da figure retoriche quali l'asindeto, l'antitesi e l’ellissi. La varietas spinge a evitare ogni esito scontato e a rifiutare l'armonia troppo prevedibile che proviene dalla concinnitas, cioè dalla regolarità e dalla simmetria, a cui è preferita, a tutti i livelli, la tensione del brusco cambiamento. La narrazione, inoltre, risulta essere selettiva e drammatica, caratterizzata dai numerosi intrecci, creati dall’alternarsi di discorsi e lettere, oltre che dai numerosi excursus di natura geografica, etnica, etico-politica e storica e dall’introspezione psicologica dei personaggi. Lo stile di queste opere aspira, dunque, a rivalutare lo strumento linguistico mediante soluzioni insolite e difficili, non arretrando di fronte a costruzioni rare e molto audaci, sfruttando espressioni di colorito poetico e giungendo talora a modificare formule codificate, risultando essere veloce, denso, talora brusco e ostico, pregnante, energico, asimmetrico, inquieto, che trova una sua potente unità nella ricerca costante di un'arcaica e austera solennità.
grazie per la visione
REALIZZATO DA:ALESSI GIADA; LA COGNATA GABRIELE; LEONE GIUSEPPE I D LICEO CLASSICO ESCHILO GELA
Gaio Giulio Cesare nacque a Roma il 12 luglio 100 a.C.. Egli apparteneva alla gens Iulia di antica origine patrizia, i cui esponenti gli Iulii affermavano di discendere da Iulo, figlio dell'eroe troiano Enea, a sua volta figlio della dea Venere. Questa genealogia mitica aggiungeva prestigio alla sua famiglia. Inoltre era anche legato da rapporti di parentela con Gaio Mario, figura prominente nella politica romana dell’epoca, nonché suo zio, il quale fu il principale oppositore dell’altra figura di spicco sul campo politico, cioè Lucio Cornelio Silla e con Lucio Cornelio Cinna, il più importante alleato di Mario, nonché suo suocero, in quanto padre della moglie di Cesare, cioè Cornelia Cinna minore. La parentela con questi due personaggi molto influenti nella politica del tempo lo misero in:
- buona luce con gli esponenti più importanti della fazione dei populares, che rappresentavano il partito progressista con lo scopo di favorire gli interessi del popolo a discapito dell’aristocrazia gentilizia, e ciò gli consentì di poter prendere parte alla vita pubblica di Roma fin da giovane, mostrando un gran talento politico e militare;
- cattiva luce con gli esponenti più importanti del partito degli optimates, che rappresentavano il partito conservatore con lo scopo di favorire gli interessi dell’aristocrazia gentilizia a discapito del popolo, e ciò non gli permise di avere una buona reputazione e nomina all’interno degli organi della repubblica come il senato.
Nell'84 a.C., all’età di sedici anni, fu nominato Flamen Dialis, un'importante carica sacerdotale preposta al culto di Giove Capitolino. Tuttavia, nell’82 a.C., dovette abbandonarla durante il regno dittatoriale di Silla, esponente del partito degli optimates. Quest’ultimo, infine, pretese il divorzio tra Cesare e Cornelia, poiché quest’ultima non era patrizia, ma Cesare rifiutò e, benché Silla avesse ordinato di giustiziarlo, egli fu difeso da alcuni esponenti dello stessa fazione degli optimates.WATCH
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La dittatura di Silla, iniziata nell’82 a.C., si protrasse fino al 79 a.C., anno della sua abdicazione dal potere e pose fine alla guerra civile che aveva perversato tutti i domini romani, causata dallo scontro tra le fazioni politiche dei populares e degli optimates, nel 78 a.C., quando lo stesso Silla morì. Cesare fu dapprima eletto nel 72 a.C. come tribuno militare e, in seguito, decise di dichiarare ufficialmente la sua posizione favorevole al partito dei populares e, attraverso un’intensa attività forense, permessa dai due nuovi consoli, nel 70 a.C., Gneo Pompeo Magno e Marco Licinio Crasso Dive, i nuovi volti della politica romana, che avevano guadagnato prestigio vincendo rispettivamente nel 72 a.C. la rivolta di Quinto Sertorio nella provincia di Spagna e nel 71 a.C. la rivolta servile, capeggiata da Spartaco nella provincia d’Italia, contribuì alla restaurazione della carica di tribuno della plebe, che Silla aveva vanificato, nel 70 a.C. Nel 69 a.C. ottenne la carica di questore, nel 65 a.C. la carica di edile, nel 63 a.C. la carica, che veniva conferita a vita, di pontefice massimo, battendo competitori più anziani e influenti, grazie all’aiuto economico di Crasso, con il quale pagò l’elettorato. Nel 63 a.C. si pronunciò in Senato, adducendo motivi legalitari, contro la proposta di condannare a morte Lucio Sergio Catilina e i congiurati che avevano attentato alla vita del console Marco Tullio Cicerone. Tuttavia il peso decisivo dei discorsi di Marco Porcio Catone Uticense e di Cicerone medesimo, entrambi esponenti del partito degli optimates, favorì la tesi contraria a quella di Cesare. Nel 62 a.C. Cesare ripudiò la seconda moglie Pompea Silla, sposata a seguito della morte di Cornelia avvenuta nel 68 a.C., nonché nipote di Silla, poiché fu scoperta essere l’amante del tribuno della plebe Publio Clodio Pulcro. Nel 62 a.C. fu eletto pretore nella provincia di Spagna, provvedendo egregiamente a "pacificare" la regione con spedizioni vittoriose contro le popolazioni confinanti e ad accumulare un sostanzioso bottino di guerra, necessario per finanziare la sua futura campagna elettorale. Nel 61 a.C., infine fu eletto governatore e propretore della medesima provincia, venendo acclamato sia dalle popolazioni assoggettate sia dal popolo romano come imperator.
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DE BELLO GALLICO
L’opera De Bello Gallico, significante riguardo la guerra gallica, è un’opera di carattere storico, etnico, geografico, memorialistico e autobiografico, appartenente alle opere maggiori del corpus caesarianum, scritta tra il 58 a.C. e il 52 a.C. durante la guerra gallica. Essa ci è pervuta integra, composta da sette libri, e narra le operazioni militari compiute da Cesare, in qualità di proconsole delle provincie delle Gallie, dal 58 a.C. al 52 a.C.; a ognuno di questi anni è dedicato un libro specifico.
LIBRO III
LIBRO II
LIBRIO I
LIBRO IV
LIBRO VII
LIBRO VI
LIBRO V
Nel 60 a.C., tornato a Roma dopo la campagna di conquiste nella provincia di Spagna, stipulò con Pompeo e Crasso un accordo privato di collaborazione politica, conosciuto come il primo triumvirato, derivante da tres, significante tre, e viri, significante uomini, e nel 59 a.C. fu eletto console. Cesare riuscì a mitigare i rapporti tra Crasso e Pompeo, i quali condividevano un’antipatia reciproca, riuscendo ad unire la sua influenza con la loro. Egli era già un grande amico di Crasso e attraverso una serie di riforme che favorirono l’ordine equestre, di cui proprio Crasso era rappresentante, guadagnò una rinnovata fiducia. Mentre per consolidare la sua alleanza con Pompeo dapprima gli diede in moglie sua figlia Giulia e, in seguito, forte del favore popolare e della nuova carica ottenuta, attuò, senza che il Senato riuscisse a opporglisi, una legge agraria a favore sia dei veterani di Pompeo sia dei proletari che fino ad allora non avevano beneficiato delle distribuzioni dell'agro pubblico, e ratificò tutte le conquiste di Pompeo in Oriente come la Siria e la Palestina. L'alleanza non trovò ostacoli da parte di nessuna fazione politica, né tantomeno da parte del Senato, in quanto essa unì l'enorme popolarità e la reputazione giuridica di Cesare, l'enorme ricchezza e l'influenza sull'ordine equestre di Crasso e il grandioso prestigio e fama militare di Pompeo. Il triumvirato fu mantenuto segreto finché durante un’assemblea della plebe Cesare tenne un discorso che lo vide fiancheggiato da Crasso e Pompeo, rivelando in questo modo la loro alleanza. A seguito dell'elezione del demagogo Publio Clodio Pulcro a tribuno della plebe, si sbarazzarono sia di Cicerone che di Catone, che rimanevano i più fermi oppositori di questa alleanza. Nel 58 a.C. ottenne la carica di proconsole della provincia di Gallia, dove iniziò una lunga campagna di conquiste vittoriose, che vide la sua conclusione nel 50 a.C. con la sottomissione di tutta la provincia di Gallia. Durante la campagna militare Cesare non rivelò soltanto straordinarie abilità strategiche, ma affrontò in modo innovativo i problemi dell'esercito, trasformando una massa di proletari disprezzati, impreparati e disposti a tutto pur di migliorare le proprie condizioni economiche in un esercito formidabile e pronto a qualsiasi sacrificio per il suo generale, raddoppiando la paga giornaliera dimostrandosi clemente nei confronti di coloro che dovessero subire punizioni, permettendo razzie che, però, non rallentassero o vanificassero i suoi piani strategici, valorizzando, infine, i ranghi inferiori. Per di più proprio in questo periodo iniziò la sua attività letteraria. Inoltre, nel 56 a.C., attraverso gli accordi di Lucca, i triumviri stabilirono la definitiva ripartizione dei poteri e dei domini di Roma:
- Cesare ricevette il governo della provincia della Gallia Cisalpina, della provincia della Gallia Transalpina, della provincia della Gallia Narbonese, della provincia della Gallia Belgica, della provincia della Gallia Iugdunense della provincia della Germania Superiore, della provincia della Germania Inferiore, della provincia della Britannia e della provincia dell’Illiria e il comando di quattro legioni;
- Crasso ricevette la provincia di Siria e il comando di sei legioni;
- Pompeo ricevette la provincia dell'Africa, la provincia di Spagna e il comando di quattro legioni.
L'alleanza, tuttavia, subì un crollo vertiginoso e rapido.
Nel 53 a.C., vi fu la morte di Crasso durante la battaglia di Carre contro i Parti. Nel 52 a.C. a seguito degli scontri tra i tribuni della plebe Tito Annio Milone e Clodio, vi fu la morte di quest’ultimo che fece sprofondare Roma in un periodo di anarchia.BELLUM IUGURTHINUM
L’opera Bellum Iugurthinum, significante la guerra giugurtina, è un’opera di carattere storico e memorialistico, appartenente al corpus sallustianum, scritta nel 40 a.C. durante gli anni che seguirono la morte di Cesare. Essa ci perviene integra, composta da un libro e centoquattordici capitoli, e narra le operazioni militari intraprese dai romani contro il re Giugurta I di Numidia tra il 111 a.C. e il 105 a.C.. La narrazione, tuttavia, non segue un filone unico, in quanto si apre dapprima con un proemio, poi con la descrizione degli antefatti che portarono alla guerra, in seguito abbiamo l’alternanza tra un excursus e una fase del conflitto, per un totale di tre excursus e tre fasi di conflitto. A seguito di ciò vi è la conclusione con cui l'opera si concluderà.
EXCURSUSGEOGRAFICO
PRIMA FASEDELLA GUERRA
ANTEFATTODELLA GUERRA
PROEMIO
TERZA FASEDELLA GUERRA
EXCURSUSSTORICO
SECONDA FASEDELLA GUERRA
EXCURSUSETICO-POLITICO
Dunque, con la morte sia di Crasso sia di Pompeo, Cesare rimaneva leader indiscusso su tutti i vasti domini romani. Egli attuò una politica di riconciliazione, rivelandosi mite nei confronti degli avversari, impedendo ulteriori vendette e spargimenti di sangue, preferendo concedere il perdono. A ciò fu abbinata un’orchestrata azione propagandistica che diede gran risalto alla sua figura. Nel 44 a.C. ottenne la carica di imperator e di dictator perpetuus, riuscendo a implementare una serie di riforme politiche ed economiche per ottenere il consenso da entrambe le fazioni. Nonostante i suoi successi, il crescente potere di Cesare suscitò timori tra molti senatori che vedevano in lui una minaccia all’istituzione repubblicana. Così il 15 marzo del 44 a.C., le Idi di marzo, Cesare fu assassinato da un gruppo di senatori, tra cui Marco Giunio Bruto, Gaio Cassio Longino, Decimo Giunio Bruto Albino, Gaio Servilio Casca, Lucio Tillio Cimbro, Publio Servilio Casca Longo, Publio Cornelio Sulla, Lucio Cornelio Cinna, e dal figlio adottivo Marco Giunio Bruto, a cui Cesare rivolse la famosa frase “ Tu quoque, Brute, fili mi”, significante “Tu anche Bruto, figlio io”.La morte di Cesare portò a ulteriori guerre civili, che culminarono con la fine della repubblica romana e l'inizio dell'impero romano sotto il suo pronipote e figlio adottivo, Gaio Giulio Cesare Ottaviano Augusto. Cesare fu divinizzato dai romani, e il mese di luglio fu rinominato in suo onore.
LIBRO VIII
L’opera Libro VIII è un’opera di carattere storico, etnico, geografico, memorialistico e autobiografico, appartenente alle opere spurie del corpus caesarianum, scritta tra il 46 a.C. e il 45 a.C. durante la guerra civile. Essa ci è pervenuta integra, composta da un librO, e narra le operazioni militari compiute da Cesare, in qualità di proconsole delle provincie delle Gallie, dal 51 a.C. al 50 a.C.. Dopo la cattura di Vercingetorige, alcune tribù galliche continuano a ribellarsi. Cesare e i suoi luogotenenti intraprendono campagne militari per sottomettere queste ultime resistenze. Un episodio chiave è l'assedio di Uxellodunum, una città fortificata che rappresenta uno degli ultimi baluardi della resistenza gallica. I Romani utilizzano strategie avanzate, come il taglio delle risorse idriche, per conquistare la città. Con la caduta di Uxellodunum, Cesare si concentra sulla pacificazione della Gallia. Usa una combinazione di forza militare e diplomazia per assicurarsi che tutte le tribù siano sottomesse. Il libro descrive anche le misure amministrative adottate per riorganizzare la Gallia sotto il controllo romano, tra cui la distribuzione delle truppe e la fondazione di colonie. Il racconto si conclude enfatizzando il successo completo di Cesare nella conquista e pacificazione della Gallia, consolidando il dominio romano sulla regione e garantendo un periodo di stabilità e ordine.
La sua carriera politica, sebbene instabile e discontinua, iniziò nel 54 a.C., quando ottenne la carica di questore. Egli si affiancò immediatamente al partito degli populares capeggiato da Gaio Giulio Cesare, e, inoltre, intrattenne ottimi rapporti con un altro politico di spicco dell’epoca Marco Licinio Crasso Dive, di cui forse fu anche un cliente. Nel 52 a.C. ottenne la carica di tribuno della plebe, con il compito di sedare gli scontri tra i tribuni della plebe Tito Annio Milone e Publio Clodio Pulcro, che culminarono con la morte di quest’ultimo. Nel 51 a.C. ottenne la carica di senatore, ma nel 50 a.C. fu espulso dal Senato dai censori Appio Claudio Pulcro e Lucio Calpurnio Pisone Cesonino, accusato di probri causa, significante indegnità morale, in quanto aveva commesso adulterio con la moglie di Milone, Fausta Cornelia Silla, già ripudiata da Gaio Memmio, altro importante uomo politico.
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Nel 43 a.C., a seguito del suo ritiro dalla vita politica di Roma, acquistò, attraverso le ingenti ricchezze accumulate durante il proconsolato nella provincia di Africa Nova, una proprietà a Tivoli, appartenuta a Cesare e fece costruire un sontuoso palazzo tra il colle Quirinale e il colle Pincio, che era circondato da giardini molto appariscenti, conosciuti come horti Sallustiani. Il complesso comprendeva, inoltre, anche un tempio e un circo e doveva contenere al suo interno numerose opere d’arte prestigiose e di differente provenienza. Proprio durante questo ritiro dalla vita pubblica Sallustio si dedicò all’otium letterario e a un’intensa attività di scrittura che si concluse il 13 maggio 34 a.C., quando morì.
DE BELLO CIVILI
L’opera De Bello Civili, significante riguardo la guerra civile, è un’opera di carattere storico, etnico, geografico, memorialistico e autobiografico, appartenente alle opere maggiori del corpus caesarianum, scritta tra il 49 a.C. e il 48 a.C. durante la guerra civile. Essa ci è pervenuta integra, composta da tre libri, anche se certamente è rimasta incompiuta, e narra le operazioni militari compiute da Cesare, in qualità di nemico pubblico dei domini romani, dal 49 a.C. al 48 a.C.; al primo anno sono dedicati due libri, al secondo anno è dedicato un solo libro.
LIBRIO I
LIBRO II
LIBRO III
EPISTULAE AD CAESAREM SENEM DE RE PUBLICA
L’opera Epistulae ad Caesarem senem de re publica, significante lettere all’anziano Cesare riguardo la repubblica, è una raccolta di due lettere di carattere porpagandistico, appartenente alle opere spurie del corpus sallustianum, scritte nel 50 a.C. e nel 46 a.C.. Essa ci è pervenuta integra e narra una serie di consigli per la moralizzazione della vita pubblica e per la riorganizzazione dello stato. La prima esalta la saggia politica di clemenza e di riconciliazione adottata da Cesare durante la guerra civile tra il 49 a.C. e il 45 a.C., la seconda espone il programma politico tipico di un rappresentante del partito dei populares.
INVECTIVAIN CICERONEM
L’opera Invectiva in Ciceronem, significante invettiva contro Cicerone, è un’opera di carattere diffamatorio e invettivo, appartenente alle opere spurie del corpus sallustianum, scritta nel 54 a.C., durante la guerra gallica. Essa ci è pervenuta integra ed è un discorso diffamatorio e invettivo nei confronti di Cicerone, in quanto questi ha condannato a morte Catilina e gli altri congiurati, pronunciato in Senato nel 54 a.C.. La sua non autenticità, inoltre, è confermata dall’esistenza di un’altra opera spuria, attribuita a Cicerone, chiamata Invectiva in Sallustium, significante invettiva contro Sallustio, che sembra esserne parallela.
DE BELLO HISPANIENSI
L’opera De Bello Hispaniensi, significante riguardo la guerra ispanica, è un’opera di carattere storico, etnico, geografico, memorialistico e autobiografico, appartenente alle opere spurie del corpus caesarianum, scritta nel 45 a.C. durante la guerra civile. Essa ci perviene integra, composta da un libro, e narra le operazioni militari compiute da Cesare, in qualità di nemico pubblico dei domini romani, nel 45 a.C.. I figli di Pompeo Magno, Gneo e Sesto, si sono acquartierati in Spagna, per tentare un'ultima resistenza contro Cesare, che ha ormai conquistato l'Africa. Malgrado le benemerenze del loro comune padre presso gli Ispanici, risalenti ai tempi della sconfitta di Sertorio nel 71 a.C., la popolazione non crede a un loro successo ed è pronta a tradirli, tanto che devono usare metodi drastici per farsi ubbidire. Lo scontro decisivo avviene a Munda, nella Spagna meridionale: l'esercito pompeiano, ben fortificato su una collina, inizialmente resiste, tanto che Cesare deve incoraggiare personalmente la decima Legione. Ma la carica della cavalleria maura risolve la situazione. Muore in battaglia il comandante della cavalleria pompeiana, quel Tito Labieno che era stato braccio destro di Cesare in Gallia e aveva poi disertato all'inizio della guerra civile. Poco dopo Munda, viene ucciso Gneo Pompeo. Cesare può tornare a Roma.
anticatones
L’opera Anticatones, significante contro Catone, è un’opera di carattere polemico e anti memorialistico dedicata a Marco Porcio Catone Uticense ed usata come risposta all’elogio fatto da Marco Tullio Cicerone al medesimo personaggio nella sua opera il Laus Catonis, appartenente alle opere minori del corpus caesarianum scritta nel 45 a.C., durante la fase della guerra civile in Spagna. Essa ci è pervenuta attraverso alcuni frammenti e narra dapprima un notevole disprezzo nei confronti dell'avversario politico e, in seguito, un elogio all'autore dell’opera stessa, di cui veniva riconosciuta la superiorità stilistica e letteraria.
Nel 49 a.C. Sallustio, benché Cesare lo avesse reintegrato nel Senato concedendogli la carica di pretore, raggiunse proprio Cesare in Gallia supportandolo nell’appena iniziata guerra civile contro Gneo Pompeo Magno. A seguito della vittoria nella battaglia di Tapso in Africa del 46 a.C. delle truppe pompeiane, Cesare annesse ai domini romani, il regno della Numidia in Africa settentrionale, rendendolo una nuova provincia romana, conosciuta come provincia di Africa Nova. Sallustio fu scelto proprio da Cesare come governatore della neonata provincia, ottenendo la carica di propretore. Durante il suo mandato si arricchì a dismisura, impadronendosi delle ricchezze dell’ultimo re numida Giuba I, e quando tornò a Roma fu accusato di de repetundis, cioè di concussione. La sua carriera politica oramai macchiata più volte dai già citati reati di concussione si concluse nel 44 a.C., con la morte di Cesare.
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DE BELLO ALEXANDRINO
L’opera De Bello Alexandrino, significante riguardo la guerra alessandrina, è un’opera di carattere storico, etnico, geografico, memorialistico e autobiografico, appartenente alle opere spurie del corpus caesarianum, scritta tra il 47 a.C. e il 46 a.C. durante la guerra civile. Essa ci è pervenuta integra, composta da un libro, e narra le operazioni militari compiute da Cesare, in qualità di nemico pubblico dei domini romani, dal 48 a.C. al 47 a.C.. Dopo la campagna in Africa contro i pompeiani e la sua vittoria, Cesare si appresta a sanare il conflitto di potere ad Alessandria d'Egitto tra Tolomeo XIII e Cleopatra VII. Siccome Tolomeo uccise a tradimento Pompeo nel 48 a.C., adesso nel 47 a.C. Cesare decide di instaurare un rapporto amoroso e politico con Cleopatra, e di governare con lei in Egitto, nonché di avere un erede. La notizia non è accolta con favore dai pompeiani e tantomeno dagli alessandrini filo-tolemaici, e così Cesare e Cleopatra sono costretti a restare segregati nel palazzo del faraone. Cesare tuttavia dà ordine di incendiare le navi sul porto di Alessandria, per impedire sbarchi nemici e rifornimenti, da cui l'episodio del danneggiamento della preziosa Biblioteca. Vinta la battaglia di Alessandria, Cesare accusa Tolomeo di congiura contro Cleopatra e lo fa uccidere. Nel frattempo, il figlio di Mitridate VI del Ponto, Farnace II del Ponto si organizza coi pompeiani per attaccare Cesare, ma i due eserciti alleati vengono sconfitti a Zela.
DE analogia
L'opera De analogia, significante riguardo l’analogia, è un’opera di carattere morfologico e lessicale dedicata a Marco Tullio Cicerone, appartenente alle opere minori del corpus caesarianum, scritta nel 54 a.C., durante la guerra gallica. Essa ci è pervenuta attraverso alcuni frammenti e narra l’adesione di Cesare alla dottrina analogistica, di origine alessandrina, che riconosceva nell'ordine e nella regolarità gli aspetti più importanti della lingua, pretendendo una sostituzione per analogia di termini irregolari con termini regolari.
EMPEDOCLEA
L’opera Empedoclea, significante Empedocle, è un’opera di carattere filosofico, appartenente alle opere spurie del corpus sallustianum, di cui si disconosce la data di scirttura. Essa non ci è pervenuta e narra le dottrine neopitagoriche, diffusesi nella penisola italica nel I secolo a.C.
Gaio Sallustio Cripso nacque l’1 ottobre 86 a.C. ad Amiterno in Sabina. Egli apparteneva a una famiglia plebea abbastanza agiata. Quest’ultima aveva diversi legami con famiglie aristocratiche gentilizie romane e grazie a ciò si trasferì a Roma, dov’è probabile che abbia ricevuto un'educazione di buon livello che gli ha permesso di intraprendere una carriera politica e letteraria di successo.
EPISTULAE
L’opera Epistulae, significante lettere, è una raccolta di lettere, appartenente alle opere minori del corpus caesarianum, di cui si disconosce la data di scrittura. Essa ci è pervenuta nell'epistolario ciceroniano, composta da Epistulae ad Ciceronem, significante lettere a Cicerone, e da Epistulae ad Familiares, significante lettere ai familiari, e narra i rapporti interpersonali e politici di Cesare con gli esponenti principali della vita pubblica di Roma.
DE CATILINAE CONIURATIONE
L’opera De Catilinae coniuratione, significante riguardo la congiura di Catilina, è un’opera di carattere storico, moralistico, memorialistico e biografico, appartenente al corpus sallustianum, scritta tra il 44 a.C. e il 40 a.C. durante gli anni che seguirono la morte di Cesare. Essa ci perviene integra, composta da un libro e sessantuno capitoli, e le due fasi della congiura di Lucio Sergio Catilina e degli altri congiurati ai danni del console Marco Tullio Cicerone, tra il 64 a.C. e il 62 a.C.. La narrazione, tuttavia, non segue un filone unico, in quanto si apre dapprima con un proemio, poi con un excursus, in seguito inizia la descrizione prima degli antefatti che portarono alla congiura, e poi alla prima fase di quest’ultima. Qui il racconto viene bruscamente interrotto da un secondo excursus, per poi riprendere con la descrizione della seconda fase della congiura con cui l’opera si concluderà.
EXCURSUSINIZIALE
PROEMIO
ANTEFATTODELLA CONGIURA
PRIMA FASEDELLA CONGIURA
SECONDA FASEDELLA CONGIURA
EXCURSUSCENTRALE
DE Orationis
L’opera De orationis, significante riguardo le orazioni, è una raccolta di orazioni, appartenente alle opere minori del corpus caesarianum di cui si disconosce la data di scrittura. Essa non ci è pervenuta, se non qualche citazione indiretta in altre opere di altri autori e narra l’adesione di Cesare alla dottrina dell’atticismo, di origine greca, che voleva restaurare il purismo retorico, ispirandosi al dialetto attico greco.
Pompeo, rispetto a Cesare e a Crasso, decise di non andare nella provincia che gli era stata affidata dagli accordi di Lucca, la Spagna, affidandola ad alcuni suoi sottoposti, volendo piuttosto rafforzare la sua sfera di influenza sul Senato. Nel 49 a.C., proprio il Senato, sospinto da Pompeo stesso, inviò un ultimatum a Cesare, intimandogli di congedare l’esercito, altrimenti sarebbe stato considerato un nemico pubblico; questi, però, decise di attraversare il pomerio di Roma, che segnava il confine dei domini della città con le province limitrofe, nel passo del Rubicone, pronunciando la ben nota frase “Alea iacta est”, significante “Il dado è tratto”. Pompeo impaurito dall’atto di sfida fuggì dapprima in Spagna e, dopo, in Oriente, cercando di riorganizzare il suo esercito. Cesare, ottenuta la carica di console dal senato, sconfisse le truppe di Pompeo nella battaglia di Lerida nel 49 a.C., nella battaglia di Farsalo in Tessaglia, regione della Grecia, nel 48 a.C., nella battaglia di Tapso in Africa nel 46 a.C., nella battaglia di Munda in Spagna nel 45 a.C.. Pompeo si rifugiò in Egitto dal faraone Tolomeo XIII, che, pensando di ottenere il favore di Cesare, lo uccise a tradimento consegnando proprio a Cesare la sua testa su un piatto d’argento. Quest’ultimo però andò su tutte le furie adducendo al fatto che Pompeo andava portato a Roma per essere processato da un tribunale. Anche in questo periodo Cesare si dedicò a un’intensa attività letteraria.
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DE BELLO AFRICO
L’opera De Bello Africo, significante riguardo la guerra africana, è un’opera di carattere storico, etnico, geografico, memorialistico e autobiografico, appartenente alle opere spurie del corpus caesarianum, scritta nel 46 a.C. durante la guerra civile. Essa ci è pervenuta integra, composta da un libro, e narra le operazioni militari compiute da Cesare, in qualità di nemico pubblico dei domini romani, nel 46 a.C.. Cesare, sbarcato in Africa per affrontare le forze pompeiane guidate da Metello Scipione e sostenute da re Giuba I di Numidia, si trova inizialmente ad affrontare difficoltà logistiche e di approvvigionamento. Le prime battaglie sono caratterizzate da scontri minori e manovre tattiche, ma il culmine della campagna è l'assedio e la battaglia di Tapso, dove Cesare sconfigge le forze nemiche in una battaglia campale. Dopo la vittoria a Tapso, Cesare consolida il suo controllo sull'Africa, catturando o uccidendo molti dei suoi avversari e stabilendo nuove amministrazioni locali per garantire la stabilità della regione. Il ritorno di Cesare a Roma segna il trionfo e il rafforzamento ulteriore del suo potere, evidenziando la sua abilità militare e la capacità di superare avversità per sconfiggere i suoi nemici in modo decisivo.
HISTORIAE
L’opera Historiae, significante le storie, è un’opera di carattere storico, moralistico, memorialistico e biografico, appartenente al corpus sallustianum, scritta nel 39 a.C. durante gli anni che seguirono la morte di Cesare. Essa ci perviene mutila con solo quattro discorsi, due lettere e circa cinquecento frammenti, composta da cinque libri, e narra gli eventi che vanno dalla morte di Silla alla vittoria di Pompeo contro i pirati, tra il 78 a.C. e il 63 a.C.. L’opera è la continuazione degli annales di Lucio Cornelio Sisenna, in quanto ne prosegue il racconto, riallacciandosi ad esso, dal punto in cui quello si concludeva.
LIBRO II
LIBRIO I
LIBRO III
LIBRO V
LIBRO IV