Il mito di Elena
Immagini e racconti dalla Grecia a oggi
"Ahi Elena folle, tu, da sola, molte, moltissime vite facesti perire sotto le mura di troia, ed ora ti sei coronata di un ultimo fiore perfetto, indimenticabile, un sangue che nessuno può lavare. Certo nelle case Eris fermamente risidieva, rovina per lo sposo."
Omero
Libro di Maurizio Bettini e Carlo Brillante
Presentazione di Giorgia Latini 4A
La sposa infedele
Elena è innanzitutto il personaggio che incontriamo nell'Iliade e nell'Odissea, dove svolge il ruolo della donna infedele al marito, colei che non esita ad abbandonare la casa di Menelao e sua figlia Ermione per seguire Paride a Troia.
La sparizione di Elena: fuga volontaria o ratto?
Colpevole o vittima?
Paride riconosce di godere degli "amabili doni dell'aurea Afrodite e in questa sua vicinanza alla divinità egli appare particolarmente vicino ad Elena, la quale però è interamente vincolata dalla volontà della divinità a infatuarsi di Paride.
Per il solo fatto di trovarsi a Troia e di essere contesa tra le due parti Elena costituisce una sciagura per Priamo e per i Troiani.
I sensi di colpa di Elena
L'adultera o l'innocente?
L'Elena di Eschilo: Agamennone: all'interno di questa tragedia la morte del re viene vista come coronamento finale della colpa di Elena
Eschilo decide di mantenere in questa tragedia la versione omerica di Elena. Menelao non accettando la fuga della moglie inizia ad avere visioni oniriche.
L'Elena di Euripide Troiane: in questa tragedia l'autore vuole far emergere in tutta la loro gravità le responsabilità personali di Elena.
Oreste: in questa tragedia Elena riesce a riappacificarsi con Menelao, ella però pare circondata dal risentimento e dall'odio dei cittadini.
Elena non dispone di argomenti efficaci, ma dei mezzi della seduzione. Nuova concezione di donna: quella che consapevole del suo fascino e della sua bellezza agisce con accortezza cercando di conseguire il vantaggio maggiore
La tragedia dell'Elena
Autore: Euripide
Euripide in questa tragedia riprende la leggenda che assolve Elena da ogni colpa, trasmessa inizilamente da Stesicoro che secondo la leggenda fu costretto a scrivere una versione in cui questo personaggio fosse del tutto innocente per poter riottenere indietro la sua vista.
Euripide scagiona quindi Elena, la quale nonostante fosse senza colpe sente il bisogno di allontanare da sè un'accusa infame. La ragazza non può infatti dimostrare la sua innocenza poichè il re Proteo è venuto a mancare e gli è succeduto il figlio Teoclimeno che nulla aspetta se non le nozze con Elena.
Elena unica vera protagonista di questa tragedia
La ragazza non rappresenta dunque più l'oggetto della contesa ma colei che è portatrice di verità. Soltanto lei conosce fin dall'inizio lo stato reale dei fatti e solo lei può stabilire i rapporti tra la parte egiziana e quella greca.
εἴδωλον ἔμπνουν οὐρανοῦ» «Un fantasma dotato di respiro, fatto con un pezzo di cielo»
Origini
- Divinità legata alla sfera della vegetazione (il culto dell'albero)
- Metamorfosi: Simbolo della giovane età, modello dell'adolescente a Sparta (Elena inizialmente una bambina quindi ancora priva della capacità di attrazione si trasforma nella giovane donna ideale dotata di qualità essenziali per il matrimonio). Qualità fondamentale per cui la donna sia pronta a diventare moglie: charis (i mutamenti della persona sono tali da farla apparire diversa agli occhi altrui)
- Ad Argo: Teseo rapisce Elena a Sparta quando era ancora una bambina mentre danzava nel santuario di Artemide. Viene poi affidata alla madre di Teseo e all'amico Aphidnos con il fine di custodirla fino al giorno delle nozze (una seconda versione di Stesicoro afferma che Elena sia stata in realtà rapita in età adulta e che sia stata poi liberata dai Dioscuri.) Generò poi una figlia che chiamò Ifigenia, che affidò poi a Clitennestra moglie di Agamennone.
- Ad Atene: Qui il ratto di Elena perde quei suoi tratti violenti (ciò per la progressiva idealizzazione di Teseo), la ragazza non verrà rapita con la forza, anzi qui il ratto di Elena viene rappresentato come un vero e proprio matrimonio, Elena non viene quindi salvata dai Dioscuri ma quest'ultimi sono amici di Teseo e partecipano alle nozze.
Elena a Rodi
A Rodi: Elena, dopo essere stata portata nella città venne uccisa, impiccata da delle schiave mascherate da Erinni, da questo racconto nasce la credenza che la morte per impiccagione fosse tipicamente femminile. Secondo un'ulteriore versione Elena faceva parte di un gruppo di ragazze che erano solite eseguire danze tradizionali in onore della dea Artemide. Un giorno prese da un timore improvviso corsero verso un albero di noci e li si impiccarono. Non sappiamo ancora oggi le cause della fuga improvvisa, forse dovuta al timore di subire un ratto o di subire violenza da parte di uomini adulti.
Figura di Elena:
Strettamente connessa alla sfera delle iniziazioni femminili.L'ALBERO SACRO A ELENA: A Sparta la figura di Elena era strettamente collegeta ad un albero oggetto di culto da parte delle giovani donne spartane, un albero da loro considerato sacro sul quale era incisa un'epigrafe che citava: "Adorami, sono l'albero di Elena" Anche detta: Elena dendritis (cioè dell'albero)
Il ratto di Elena
Nell'Iliade sembra infatti affiorare di tanto in tanto una seconda versione dei fatti, quella secondo cui Elena fu rapita da Teseo. La colpa viene quindi data non più a Elena ma a Paride e quindi estesa a tutti i troiani (da qui il grande risentimento di Menelao verso questo popolo). Secondo questa versione Paride arrivò al palazzo di Menelao quando lui non era a casa, così decise di lasciare la cura dell'ospite nelle mani della moglie Elena. Paride quindi, rimasto da solo con Elena, approfittò dell'occasione favorevole per intrattenersi personalmente con lei. Paride viola così i suoi doveri di ospite mancando di rispetto a Menelao e offuscandone il valore e il prestigio. Quest'ultimo dunque per vendicarsi dell'offesa subita dall'ospite gli dichiara guerra.
Una colpa incosciente
In quest'ambito Elena non rappreseta più quindi la causa della guerra, ma l'oggetto del contendere. Ella non può in alcun modo influenzare gli eventi che la circondano e prova quindi un forte senso di colpa. Paride non si era dunque limitato a rapire la donna dell'uomo che l'aveva ospitato, ma l'aveva indotta a seguirlo seducendola con le parole. Paride rivela quindi un animo sfrontato e ingannevole, anche detto "occhieggiatore di donne" per la sua propensione smodata verso il mondo femminile.
Volontà violata
Elena sembra sempre e inevitabilmente al centro del conflitto anche se ella avrebbe evitato volientieri di seguire Paride nella camera nuziale, ma deve pur sempre obbedire agli ordini di Afrodite. In un colloquio con Ettore, uno dei pochi all'interno del poema a non darle la colpa, Elena rivela all'uomo che avrebbe preferito sposare un uomo migliore, sensibile alle critiche che i Troiani le rivolgevano. Sempre nello stesso episodio esprime anche il desiderio di essere morta il giorno che venne alla luce, così da non essere la causa di una guerra che non ha mai voluto.
L'odio per se stessa
Elena all'interno del poema omerico afferma più volte di voler porre fine alla sua vita, così da mettere fine alle disgrazie attuali. Si autodefinisce più volte: "odiosa (strugeren), tessitrice di mali, agghiacciante". Tutti "innoridiscono di fronte a lei, il terrore generato dalla sua presenza contrasta quindi il fascino che emana dalla sua persona. Il suo destino è interamente legato alla guerra. L'unico suo conforto è nei ricordi della sua patria, della sua famiglia e di sua figlia.
L'Elena ingannatrice
Nell'Agamennone di Eschilo Elena nasconde la propria malvagità sotto l'aspetto rassicurante della sua bellezza. Inizialmente il suo arrivo a Troia è accompagnato da una serenità quasi gioiosa, ciò cambia quando Zeus deciderà di intervenire e di fare di Elena una portatrice di giustizia. La ragazza diventa così strumento nelle mani di Zeus, il quale si serve di lei per punire Paride. Elena si appropria quindi delle funzioni legate alle divinità, ovvero ristabilire la giustizia
L'approfittatrice
Il discorso che Elena pronuncia a Menelao per salvare la propria vita è dettato da una marcata coerenza e dalla presenza di un razionalismo spesso eccessivo che forza le motivazioni della ragazza. Elena in questo caso non può giustificarsi invocando l'intervento divino poichè secondo Euripide la sua fuga fu dettata solo dal fatto che lei non era riuscita a resistere alla bellezza di Paride. Vedendola sotto questa prospettiva Afrodite non rappresenterebbe altro che la condizione della mente quando è colta dal desiderio d'amore Afrodite: "stoltezza", "mancanza di giudizio"
L'Elena nell'Oreste
Elena non è più al sicuro e piuttosto che rischiare la sua vita per compiere le offerte rituali alla sorella defunta decide di mandare sua figlia, Ermione, a lasciare una ciocca dei capelli della madre sulla sua tomba.Elettra però che aveva assistito alla scena nota un particolare: Elena aveva tagliato solo le punte di una sua ciocca, per non rovinarsi troppo i capelli. Capiamo così che la figura di Elena in questa tragedia è quella della donna superficiale; affiancata da un marito che nell'Oreste appare come una figura debole, che si lascia semplicemente guidare dagli eventi senza affrontarli.
L'inganno di Proteo
Pairde ed Elena dopo esser sbarcati per puro caso sulle coste dell'Egitto vengono fermati dal governatore di regione Thonis. Egli invia quindi a Proteo, re dell'Egitto, un messaggero per informarlo degli ospiti che erano appena arrivati. Proteo decide quindi di punire Paride per le sue azioni, costringendolo a lasciare in Egitto Elena e a portare a Troia un eidolon. Elena avrebbe fatto ritorno alla sua patria solo quando sarebbe venuto Menelao a riprendersela.
Il mito di Elena
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Il mito di Elena
Immagini e racconti dalla Grecia a oggi
"Ahi Elena folle, tu, da sola, molte, moltissime vite facesti perire sotto le mura di troia, ed ora ti sei coronata di un ultimo fiore perfetto, indimenticabile, un sangue che nessuno può lavare. Certo nelle case Eris fermamente risidieva, rovina per lo sposo."
Omero
Libro di Maurizio Bettini e Carlo Brillante
Presentazione di Giorgia Latini 4A
La sposa infedele
Elena è innanzitutto il personaggio che incontriamo nell'Iliade e nell'Odissea, dove svolge il ruolo della donna infedele al marito, colei che non esita ad abbandonare la casa di Menelao e sua figlia Ermione per seguire Paride a Troia.
La sparizione di Elena: fuga volontaria o ratto?
Colpevole o vittima?
Paride riconosce di godere degli "amabili doni dell'aurea Afrodite e in questa sua vicinanza alla divinità egli appare particolarmente vicino ad Elena, la quale però è interamente vincolata dalla volontà della divinità a infatuarsi di Paride.
Per il solo fatto di trovarsi a Troia e di essere contesa tra le due parti Elena costituisce una sciagura per Priamo e per i Troiani.
I sensi di colpa di Elena
L'adultera o l'innocente?
L'Elena di Eschilo: Agamennone: all'interno di questa tragedia la morte del re viene vista come coronamento finale della colpa di Elena
Eschilo decide di mantenere in questa tragedia la versione omerica di Elena. Menelao non accettando la fuga della moglie inizia ad avere visioni oniriche.
L'Elena di Euripide Troiane: in questa tragedia l'autore vuole far emergere in tutta la loro gravità le responsabilità personali di Elena.
Oreste: in questa tragedia Elena riesce a riappacificarsi con Menelao, ella però pare circondata dal risentimento e dall'odio dei cittadini.
Elena non dispone di argomenti efficaci, ma dei mezzi della seduzione. Nuova concezione di donna: quella che consapevole del suo fascino e della sua bellezza agisce con accortezza cercando di conseguire il vantaggio maggiore
La tragedia dell'Elena
Autore: Euripide
Euripide in questa tragedia riprende la leggenda che assolve Elena da ogni colpa, trasmessa inizilamente da Stesicoro che secondo la leggenda fu costretto a scrivere una versione in cui questo personaggio fosse del tutto innocente per poter riottenere indietro la sua vista.
Euripide scagiona quindi Elena, la quale nonostante fosse senza colpe sente il bisogno di allontanare da sè un'accusa infame. La ragazza non può infatti dimostrare la sua innocenza poichè il re Proteo è venuto a mancare e gli è succeduto il figlio Teoclimeno che nulla aspetta se non le nozze con Elena.
Elena unica vera protagonista di questa tragedia
La ragazza non rappresenta dunque più l'oggetto della contesa ma colei che è portatrice di verità. Soltanto lei conosce fin dall'inizio lo stato reale dei fatti e solo lei può stabilire i rapporti tra la parte egiziana e quella greca.
εἴδωλον ἔμπνουν οὐρανοῦ» «Un fantasma dotato di respiro, fatto con un pezzo di cielo»
Origini
Elena a Rodi
A Rodi: Elena, dopo essere stata portata nella città venne uccisa, impiccata da delle schiave mascherate da Erinni, da questo racconto nasce la credenza che la morte per impiccagione fosse tipicamente femminile. Secondo un'ulteriore versione Elena faceva parte di un gruppo di ragazze che erano solite eseguire danze tradizionali in onore della dea Artemide. Un giorno prese da un timore improvviso corsero verso un albero di noci e li si impiccarono. Non sappiamo ancora oggi le cause della fuga improvvisa, forse dovuta al timore di subire un ratto o di subire violenza da parte di uomini adulti.
Figura di Elena:
Strettamente connessa alla sfera delle iniziazioni femminili.L'ALBERO SACRO A ELENA: A Sparta la figura di Elena era strettamente collegeta ad un albero oggetto di culto da parte delle giovani donne spartane, un albero da loro considerato sacro sul quale era incisa un'epigrafe che citava: "Adorami, sono l'albero di Elena" Anche detta: Elena dendritis (cioè dell'albero)
Il ratto di Elena
Nell'Iliade sembra infatti affiorare di tanto in tanto una seconda versione dei fatti, quella secondo cui Elena fu rapita da Teseo. La colpa viene quindi data non più a Elena ma a Paride e quindi estesa a tutti i troiani (da qui il grande risentimento di Menelao verso questo popolo). Secondo questa versione Paride arrivò al palazzo di Menelao quando lui non era a casa, così decise di lasciare la cura dell'ospite nelle mani della moglie Elena. Paride quindi, rimasto da solo con Elena, approfittò dell'occasione favorevole per intrattenersi personalmente con lei. Paride viola così i suoi doveri di ospite mancando di rispetto a Menelao e offuscandone il valore e il prestigio. Quest'ultimo dunque per vendicarsi dell'offesa subita dall'ospite gli dichiara guerra.
Una colpa incosciente
In quest'ambito Elena non rappreseta più quindi la causa della guerra, ma l'oggetto del contendere. Ella non può in alcun modo influenzare gli eventi che la circondano e prova quindi un forte senso di colpa. Paride non si era dunque limitato a rapire la donna dell'uomo che l'aveva ospitato, ma l'aveva indotta a seguirlo seducendola con le parole. Paride rivela quindi un animo sfrontato e ingannevole, anche detto "occhieggiatore di donne" per la sua propensione smodata verso il mondo femminile.
Volontà violata
Elena sembra sempre e inevitabilmente al centro del conflitto anche se ella avrebbe evitato volientieri di seguire Paride nella camera nuziale, ma deve pur sempre obbedire agli ordini di Afrodite. In un colloquio con Ettore, uno dei pochi all'interno del poema a non darle la colpa, Elena rivela all'uomo che avrebbe preferito sposare un uomo migliore, sensibile alle critiche che i Troiani le rivolgevano. Sempre nello stesso episodio esprime anche il desiderio di essere morta il giorno che venne alla luce, così da non essere la causa di una guerra che non ha mai voluto.
L'odio per se stessa
Elena all'interno del poema omerico afferma più volte di voler porre fine alla sua vita, così da mettere fine alle disgrazie attuali. Si autodefinisce più volte: "odiosa (strugeren), tessitrice di mali, agghiacciante". Tutti "innoridiscono di fronte a lei, il terrore generato dalla sua presenza contrasta quindi il fascino che emana dalla sua persona. Il suo destino è interamente legato alla guerra. L'unico suo conforto è nei ricordi della sua patria, della sua famiglia e di sua figlia.
L'Elena ingannatrice
Nell'Agamennone di Eschilo Elena nasconde la propria malvagità sotto l'aspetto rassicurante della sua bellezza. Inizialmente il suo arrivo a Troia è accompagnato da una serenità quasi gioiosa, ciò cambia quando Zeus deciderà di intervenire e di fare di Elena una portatrice di giustizia. La ragazza diventa così strumento nelle mani di Zeus, il quale si serve di lei per punire Paride. Elena si appropria quindi delle funzioni legate alle divinità, ovvero ristabilire la giustizia
L'approfittatrice
Il discorso che Elena pronuncia a Menelao per salvare la propria vita è dettato da una marcata coerenza e dalla presenza di un razionalismo spesso eccessivo che forza le motivazioni della ragazza. Elena in questo caso non può giustificarsi invocando l'intervento divino poichè secondo Euripide la sua fuga fu dettata solo dal fatto che lei non era riuscita a resistere alla bellezza di Paride. Vedendola sotto questa prospettiva Afrodite non rappresenterebbe altro che la condizione della mente quando è colta dal desiderio d'amore Afrodite: "stoltezza", "mancanza di giudizio"
L'Elena nell'Oreste
Elena non è più al sicuro e piuttosto che rischiare la sua vita per compiere le offerte rituali alla sorella defunta decide di mandare sua figlia, Ermione, a lasciare una ciocca dei capelli della madre sulla sua tomba.Elettra però che aveva assistito alla scena nota un particolare: Elena aveva tagliato solo le punte di una sua ciocca, per non rovinarsi troppo i capelli. Capiamo così che la figura di Elena in questa tragedia è quella della donna superficiale; affiancata da un marito che nell'Oreste appare come una figura debole, che si lascia semplicemente guidare dagli eventi senza affrontarli.
L'inganno di Proteo
Pairde ed Elena dopo esser sbarcati per puro caso sulle coste dell'Egitto vengono fermati dal governatore di regione Thonis. Egli invia quindi a Proteo, re dell'Egitto, un messaggero per informarlo degli ospiti che erano appena arrivati. Proteo decide quindi di punire Paride per le sue azioni, costringendolo a lasciare in Egitto Elena e a portare a Troia un eidolon. Elena avrebbe fatto ritorno alla sua patria solo quando sarebbe venuto Menelao a riprendersela.