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IL CINISMO
Francesco Vignati
Created on June 3, 2024
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Transcript
Il Cinismo
Bianca Campolungo, Aurora Pacifici, Francesco Vignati & Francesco Vitali
La scuola cinica
Pensiero
Filosofi
Epoca contemporanea
Etimologia
Il termine "Cinico" deriva dal greco kinikòs ("simile a un cane"), termine assegnato al fondatore della scuola, Antistene poichè era solito riunire i discepoli al Cinosarge, un ginnasio alla periferia di Atene. Forse però il parallelismo tra la dottrina del cinismo e un animale è dovuto agli strani comportamenti di Diogene, allievo di Antistene, perchè non si separava mai dal suo cane e affermava di aver imparato più da questo che dagli uomini.
Origine
Il Cinismo nasce nella Grecia classica, intorno al IV secolo a.C., in risposta a una sfiducia verso la società e alla disillusione verso le autorità in un periodo di profondi cambiamenti sociali e culturali. Gli ultimi filosofi cinici vissero nel V secolo d.C., più di settecento anni dopo Antistene. I cinici della Roma imperiale sono ancor più provocatori e plateali nelle loro condotte, tanto da provocare il disappunto di intellettuali nostalgici del cinismo originario. Molte delle pratiche ascetiche dei cinici vennero poi adottate dai primi cristiani, i quali utilizzarono anche la retorica cinica per difendere le proprie tesi. Gli scrittori cristiani hanno sempre elogiato la povertà dei filosofi cinici e alcuni ordini ascetici cristiani sono infatti strettamente collegati al cinismo, come si evince dalla presenza di monaci mendicanti durante i primi anni della cristianità.
Pensiero
La scuola del cinismo si ispira alla figura di Socrate, estremizzandone la sfumatura anticonformista e polemica verso le tradizioni, i luoghi comuni, la ricerca del piacere, l'attaccamento alla ricchezza, il desiderio di potenza, di fama e di successo. I cinici credevano che queste aspirazioni avrebbero condotto l'uomo verso l'infelicità. Per tale motivo l'eudaimonia e la lucidità mentale (ἁτυφια) erano conseguibili attraverso ciò che veniva offerto dalla natura, l'avvicinamento a questa, il pieno raggiungimento dell'indipendenza e l'ascesi che libera l'individuo da tutte le influenze esterne che lo condizionano. Il piacere, per i cinici, non solo rammolliva il fisico e lo spirito, ma metteva in pericolo la libertà, rendendo l’uomo schiavo in vario modo delle cose e degli uomini cui sono legati i piaceri.
L’estremismo del Cinismo
L’autarchia, ossia il bastare-a-se-medesimi, l’apatia e l’indifferenza di fronte a tutto erano i punti di arrivo della vita cinica ma la minore vitalità che il Cinismo dimostrò rispetto allo Stoicismo, all’Epicureismo e allo Scetticismo è dovuta al suo estremismo, quindi, a uno squilibrio di fondo e a una povertà spirituale.
Diogene di Sinope
La figura che si dimostra maggiormente rappresentativa di questa scuola è Diogene di Sinope , dal quale alcuni studiosi hanno immaginato sia nato il nome della corrente: si crede, invero, che venisse indicato come «kyon», ovvero «cane»,secondo altri invece il nome deriverebbe da «kinikos», il soprannome addebitato ad Antistene. Diogene, che era chiamato dai suoi contemporanei «Socrate pazzo», scelse di vivere emarginato dalla società insieme al suo cane, unico membro rimasto della sua famiglia. Contestò sempre ogni forma di legge e ritenne che la cultura fosse un pericolo da cui fuggire, perciò non lascia nulla di scritto e tanto meno sue dottrine. Fu convinto per tutta la vita che la conoscenza si potesse dimostrare utile solo in funzione dell’agire e, a differenza dei filosofi delle altre scuole, non si espresse mai mediante discorsi, ma con battute di spirito o gesti eclatanti.
Antistene
Antistene rivolgeva la sua filosofia agli emarginati. Questo rappresenta una precisa scelta di rottura con la filosofia precedente e la polis ateniese.La caratteristica della filosofia cinica intrapresa dal suo fondatore ha forti connotazioni antisociali e antipolitiche, riprende il principio di “non aver bisogno di nulla”.
Antistene: il pensiero
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La filosofia cinica di Antistene è strettamente legata agli insegnamenti di Socrate, il suo maestro. Egli si soffermò, in particolare, sul concetto di enkràteia, ossia la padronanza di sè. Antistene sosteneva che l'obiettivo della filosofia fosse la felicità, raggiungibile solo attraverso la virtù, che deve essere praticata per mezzo della propria condotta. Questa condotta, tuttavia, non doveva essere conforme alle leggi ed alle convenzioni cittadine, ma, esclusivamente a quelle della virtù. Da questo pensiero, dunque, si può evincere il concetto di "bastare a se stesso", inteso come l'indifferenza del filosofo cinico alle abitudini ed ai desideri indotti dalla società.
Antistene contro Platone
Nonostante fossero entrambi allievi di Socrate, interpretarono la filosofia del maestro in modo differente. Antistene si espresse contro la teoria delle idee di Platone, affermando: "Io vedo il cavallo, non la cavallinità". Con quest'affermazione, egli vuole intendere che il filosofo doveva riferirsi al mondo tangibile, senza dover immaginare un mondo universale ed intellegibile.
Cinismo nell'Epoca contemporanea
In ambito moderno è un atteggiamento caratterizzato da una sfiducia generale nelle motivazioni altrui, nella convinzione che gli esseri umani sono egoisti per natura: governati da emozioni e fortemente influenzati dagli stessi istinti primitivi che hanno aiutato l'umanità a sopravvivere nell'epoca preistorica. Questa visione della natura umana viene ripresa da autori come Niccolò Machiavelli, e specialmente Thomas Hobbes , che indica gli uomini come competitivi e portati naturalmente a prevalere l'uno sull'altro. Secondo tali autori, la caratteristica principale dell’essere umano è l’egoismo che lo porta ad agire esclusivamente alla ricerca del proprio beneficio.
Altre intepretazioni
Al termine cinismo si lega un ulteriore significato negativo indicante un carattere calcolatore, freddo e privo di principi morali. Questa distinzione è riportata anche dal filosofo tedesco Sloterdijk all'interno della sua opera "Critica della ragion cinica" (Garzanti Editore, 1992). L'autore effettua una distinzione tra l'antico cinismo (‘kinismo') e il moderno ‘cinismo'. Criticando l'azione del cinico moderno, improntata su una giustificazione moralistica data dal suo fine, privo di principi etici, contrappone l'antico kinico, rappresentato da Diogene, che sfugge completamente ogni vincolo sociale, considerandolo superfluo .
Bibliografia & Sitografia
- https://www.edu.lascuola.it/edizioni-digitali/Filosofia/RealeAntiseri/99/st_11_t.htm
- https://www.treccani.it/vocabolario/cinismo
- https://it.wiktionary.org/wiki/cinismo
- https://it.wikipedia.org/wiki/Cinismo
- https://www.frasicelebri.it/frasi-di/diogene-laerzio-di-sinope
- Peter Sloterdijk,"Critica della ragion cinica", Garzanti Editore, 1992
Episodio rappresentativo della filosofia cinica è riassumibile con questa storia leggendaria, all’interno della quale si dice che Diogene avesse attribuito ad un topo le maggiori qualità e sfumature essenziali della scuola cinica, mostrando l’animale come «mascote» o modello esemplare da seguire. Ciò indusse sgomento nel pubblico, le convinzioni del quale non permettevano di acquisire l’insegnamento rivoluzionario del filosofo.
- L'estremismo del Cinismo consiste nel fatto che la contestazione delle convenzioni e dei valori consacrati dalla tradizione da esso sistematicamente perseguita non salva pressoché nulla, mancando al Cinismo valori alternativi positivi da proporre.
- Lo squilibrio di fondo del Cinismo, inoltre, è dovuto al fatto che riduce l’uomo, in ultima analisi, alla sua animalità e ritiene essenziali (e quindi da appagare) quasi soltanto i bisogni dell’uomo primitivo.
- Infine, la povertà spirituale del Cinismo consiste non solo nel ripudio della scienza e della cultura, ma anche nella riduzione dell’aspetto propriamente filosofico del messaggio a un punto tale che esso risulta incapace di giustificare teoricamente sè medesimo. Già gli antichi avevano definito il Cinismo come “la via breve alla virtù”.