Elogio del vino, ma contro gli eccessi
odi 1,18
Lavoro di Sveva Marconi e Matilde Parrella
Start
INDICE
4. Figure retoriche
5. Traduzione
1. Le Odi
6. Divisione in sezioni
2. Ode 1,18 e Temi
7. Modelli e tradizione
3. Analisi
Odi di orazio
Le Odi= una raccolta di 103 Carmina divisi in tre libri (30 e il 23 a.C.) e un quarto aggiunto nel 13 a.C. Scritte da Orazio durante il suo periodo lirico.
No nel senso moderno, ma perché si ricollegano alla lirica greca arcaica.
Nel prologo Orazio= lyricus vates, ovvero di voler emulare Alceo (lyricus) "poeta come supremo artefice" e di seguire le ispirazioni dategli dalle divinità (vates).Sulla base di questo le Odi di Orazio sono caratterizzate da due concezioni distinte:
- Da una parte il concetto di poesia come opera come supremo artigiano
- Dall’altra l’idea di poesia come ispirazione divina.
TEMATICHE
STRUTTURA
ELOGIO DEL VINO, MA CONTRO GLI ECCESSI
TEMI
1. PIACERE DEL VINO
L’ode 1,18 = duplice funzione:
- vero e proprio elogio al vino e al sentimento consolatorio che questo provoca.
- avvertimento per le conseguenze legate al consumo eccessivo di questo.
Un aspetto molto importante= carattere sacro della bevanda: cancellare le preoccupazioni, ma che può portare al dimenticarsi dei limiti da rispettare e le virtù morali da seguire. Il poeta invoca Bacco --> evitare che gli uomini si lascino sopraffare dal vino stesso Ultimi versi= differenza tra la cultura romana dai riti orgiastici in onore del Dio.
2. MODERAZIONE
3. RIFLESSIONE SULLA VITA E SULLA MORTE
4. CONDANNA DELLA GUERRA SOCIALE
5. INVITO ALLA SAGGIEZZA E ALLA TRANQUILLITÀ
ELOGIO AL VINO MA CONTRO AGLI ECCESSI
Centaurea monet /cum Lapithis/rixa /super mero debellata/, monet Sithoniis non levis Euhius,/ cum fas atque nefas exiguo fine libidinum discernunt avidi. Non ego te, candide Bassareu, invitum quatiam nec variis obsita frondibus sub divum rapiam. Saeva tene cum Berecyntio cornu tympana/, quae subsequitur caecus amor sui et tollens vacuum plus nimio gloria verticem arcanique fides prodiga, perlucidior vitro.
Nullam, Vare, sacra vite prius severis arborem circa mite solum Tiburis et moenia Catili. Siccis omnia nam dura deus proposuit/,neque mordaces aliter diffugiunt sollicitudines. Quis post vina gravem militiam aut pauperiem crepat? Quis non te potius, Bacche pater, teque, decens Venus? Ac ne quis modici transiliat munera Liberi,
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ELOGIO AL VINO MA CONTRO GLI ECCESSI
cum fas atque nefas exiguo fine libidinum discernunt avidi.Non ego te, candide Bassareu, invitum quatiam, nec variis obsita frondibus sub divum rapiam. Saeva tene cum Berecyntio cornu tympana quae subsequitur caecus amor sui et tollens vacuum plus nimio gloria verticem arcanique fides prodiga, perlucidior vitro.
Nullam, Vare, sacra vite prius severis arboremcirca mite solum Tiburis et moenia Catili. Siccis omnia nam dura deus proposuit, neque mordaces aliter diffugiunt sollicitudines. Quis post vina gravem militiam aut pauperiem crepat? Quis non te potius, Bacche pater, teque, decens Venus? Ac ne quis modici transiliat munera Liberi, Centaurea monet cum Lapithis rixa super mero debellata, monet Sithoniis non levis Euhius,
TRADUZIONE
Certo non io contrario al tuo volere agiterò i tuoi tirsi, candido Bassareo, nè trarrò alla luce ciò che è nascosto fra un intreccio di fronde. Frena il suono dei cembali selvaggi, del corno berecinzio, cui segue Amore cieco di sè, e Vana gloria che troppo solleva il vuoto capo,e Slealtà prodiga di segreti, più che trasparente del vetro
Non piantare alcun albero,o Varo,prima della sacra vite nel mite suolo di Tivoli e intorno alle mura di Catillo;Un dio dispose che sia ogni cosa più ardua a chi non beve, e non altrimenti svaniscono i morsi dell'angoscia. Chi dopo il vino lamenta la fatica delle armi e la miseria? Chi piuttosto non celebra te, padre Bacco, e te, Venere leggiadra? A non varcare i limiti nei doni del sobrio Libero ammonisce la lotta fra Centauri e Lapiti, atroce dopo il vino, ed Evio stesso,irato ai Sintonii quando distinguono appena il lecito e l'illecito sfrenati nell'orgia.
STRUTTURANullam, Vare, sacra vite prius severis arboremcirca mite solum Tiburis et moenia Catili. Siccis omnia nam dura deus proposuit, neque mordaces aliter diffugiunt sollicitudines. Quis post vina gravem militiam aut pauperiem crepat? Quis non te potius, Bacche pater, teque, decens Venus? Ac ne quis modici transiliat munera Liberi, Centaurea monet cum Lapithis rixa super mero debellata, monet Sithoniis non levis Euhius, cum fas atque nefas exiguo fine libidinum discernunt avidi. Non ego te, candide Bassareu, invitum quatiam, nec variis obsita frondibus sub divum rapiam. Saeva tene cum Berecyntio cornu tympana quae subsequitur caecus amor sui et tollens vacuum plus nimio gloria verticem arcanique fides prodiga, perlucidior vitro.
Orazio inizia la sua ode con un invito al destinatario,elogia i benefici del vino; inoltre parla di come siano più difficili le cose per i sobri, il vino infatti rende coraggiosi in guerra e fa sopportare meglio i problemi legati alla povertà. Vengono esaltati quindi i benefici del vino e dell'amore come antidoti alle difficoltà della vita..
Il poeta mette in evidenza i danni che comporta l'eccesso di vino,citando la battaglia tra Centauri e Lapiti e l'avviso di Bacco ai Sithoni.
Orazio non vuole prendere parte ai riti durante i quali venivano portati in processione gli emblemi sacri a Bacco,custoditi in una cesta coperta di fronde.
Orazio descrive i riti con i tamburi e i flauti orientali che fanno perdere ai partecipanti l'autocontrollo; In questo corteo vengono quindi evidenziati i vizi dell'amor proprio, la vanagloria e l'eccessiva loquacità, derivanti da un abuso di vino.
MODELLI E TRADIZIONE
Vino come specchio dell'anima, Il motivo del vino che provoca loquacità eccessiva, era comune fin dalla poesia arcaica.
Idea del “vino come dell'anima umana ”, che troviamo in Alceo e ripresa da Eschilo.
Il vino dunque può svelare l'uomo; è capace di portare alla luce ciò che è più nascoso e permette di entrare nel suo intimo
Orazio riformula Alceo, sostituendo nel paragone la superficie riflettente dello specchio con la trasparenza di una lastra di vetro --> il vino così rende il giuramento di segretezza (fides), che dovrebbe mantenersi opaco agli sguardi altrui (come la cesta contenente i misteri, ricoperta da fronde, v. 12), «più trasparente del vetro» (perlucidior vitro, v. 16).
GRAZIE PER L'ATTENZIONE
TEMATICHE
Meditazione filosofica:
- consapevolezza della brevità della vita, carpe diem
- Aurea mediocritas
- Autarkeia
- Aequa mens
Sfera privata:
- amicizia e amore
- locus amoenus, vita rustica, angulus
Odi politico-civili:
- pax augustea
- ripristino virtù italiche
- culto degli dei, si definisce "vates"
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Un tema ricorrente nell'opera di Orazio è la riflessione sulla brevità della vita e l'inevitabilità della morte. In quest'ode, Orazio ricorda al lettore l'importanza di vivere in modo saggio e consapevole, sapendo che la vita è fugace:
"Quid non ebrietas designat? Opera recludit,"
Orazio inizia l'ode celebrando il piacere del vino. Il vino è visto come un mezzo per trovare sollievo e gioia, un invito a godere dei momenti piacevoli della vita."Nullam, Vare, sacrale vitis / sub divo moreris arbor"
L'ode conclude con un invito a vivere una vita tranquilla e saggia, rifuggendo dagli eccessi e dalle turbolenze. Questo riflette il concetto oraziano della "aurea mediocritas," la ricerca del giusto mezzo:
"Nullam, Vare, sacrale vitis / sub divo moreris arbor."
Orazio critica la guerra civile e le sue devastanti conseguenze. Egli suggerisce che il vino dovrebbe essere un mezzo di pace e convivialità, non di conflitto e distruzione:
"Ne currente retro funis eat rota."
STRUTTURA
Orazio sperimenta diverse tipologie di strofe: -asclepiadea -alcaica -saffica Il poeta presta attenzione alla disposizione dei componimenti: - le odi di apertura e chiusura ad esempio sono dedicate a personaggi di riguardo (es. Mecenate, Pollione) Variatio: -dal punto di vista metrico-formale, del contenuto e del tono Impostazione dialogica Imitatio Obbedienza alla lex operis Decorum letterario Topos del primus ego
Subito dopo aver lodato il vino, Orazio invita alla moderazione. Egli mette in guardia contro l'abuso del vino e i suoi effetti negativi, come la violenza e la perdita del controllo:"quod si / Thaliarche, pia te/ nil facientem corripiat ianitor aulae,"
Orazio ode 1,18
Sveva Marconi
Created on May 31, 2024
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Elogio del vino, ma contro gli eccessi
odi 1,18
Lavoro di Sveva Marconi e Matilde Parrella
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INDICE
4. Figure retoriche
5. Traduzione
1. Le Odi
6. Divisione in sezioni
2. Ode 1,18 e Temi
7. Modelli e tradizione
3. Analisi
Odi di orazio
Le Odi= una raccolta di 103 Carmina divisi in tre libri (30 e il 23 a.C.) e un quarto aggiunto nel 13 a.C. Scritte da Orazio durante il suo periodo lirico.
No nel senso moderno, ma perché si ricollegano alla lirica greca arcaica.
Nel prologo Orazio= lyricus vates, ovvero di voler emulare Alceo (lyricus) "poeta come supremo artefice" e di seguire le ispirazioni dategli dalle divinità (vates).Sulla base di questo le Odi di Orazio sono caratterizzate da due concezioni distinte:
TEMATICHE
STRUTTURA
ELOGIO DEL VINO, MA CONTRO GLI ECCESSI
TEMI
1. PIACERE DEL VINO
L’ode 1,18 = duplice funzione:
- vero e proprio elogio al vino e al sentimento consolatorio che questo provoca.
- avvertimento per le conseguenze legate al consumo eccessivo di questo.
Un aspetto molto importante= carattere sacro della bevanda: cancellare le preoccupazioni, ma che può portare al dimenticarsi dei limiti da rispettare e le virtù morali da seguire. Il poeta invoca Bacco --> evitare che gli uomini si lascino sopraffare dal vino stesso Ultimi versi= differenza tra la cultura romana dai riti orgiastici in onore del Dio.2. MODERAZIONE
3. RIFLESSIONE SULLA VITA E SULLA MORTE
4. CONDANNA DELLA GUERRA SOCIALE
5. INVITO ALLA SAGGIEZZA E ALLA TRANQUILLITÀ
ELOGIO AL VINO MA CONTRO AGLI ECCESSI
Centaurea monet /cum Lapithis/rixa /super mero debellata/, monet Sithoniis non levis Euhius,/ cum fas atque nefas exiguo fine libidinum discernunt avidi. Non ego te, candide Bassareu, invitum quatiam nec variis obsita frondibus sub divum rapiam. Saeva tene cum Berecyntio cornu tympana/, quae subsequitur caecus amor sui et tollens vacuum plus nimio gloria verticem arcanique fides prodiga, perlucidior vitro.
Nullam, Vare, sacra vite prius severis arborem circa mite solum Tiburis et moenia Catili. Siccis omnia nam dura deus proposuit/,neque mordaces aliter diffugiunt sollicitudines. Quis post vina gravem militiam aut pauperiem crepat? Quis non te potius, Bacche pater, teque, decens Venus? Ac ne quis modici transiliat munera Liberi,
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ELOGIO AL VINO MA CONTRO GLI ECCESSI
cum fas atque nefas exiguo fine libidinum discernunt avidi.Non ego te, candide Bassareu, invitum quatiam, nec variis obsita frondibus sub divum rapiam. Saeva tene cum Berecyntio cornu tympana quae subsequitur caecus amor sui et tollens vacuum plus nimio gloria verticem arcanique fides prodiga, perlucidior vitro.
Nullam, Vare, sacra vite prius severis arboremcirca mite solum Tiburis et moenia Catili. Siccis omnia nam dura deus proposuit, neque mordaces aliter diffugiunt sollicitudines. Quis post vina gravem militiam aut pauperiem crepat? Quis non te potius, Bacche pater, teque, decens Venus? Ac ne quis modici transiliat munera Liberi, Centaurea monet cum Lapithis rixa super mero debellata, monet Sithoniis non levis Euhius,
TRADUZIONE
Certo non io contrario al tuo volere agiterò i tuoi tirsi, candido Bassareo, nè trarrò alla luce ciò che è nascosto fra un intreccio di fronde. Frena il suono dei cembali selvaggi, del corno berecinzio, cui segue Amore cieco di sè, e Vana gloria che troppo solleva il vuoto capo,e Slealtà prodiga di segreti, più che trasparente del vetro
Non piantare alcun albero,o Varo,prima della sacra vite nel mite suolo di Tivoli e intorno alle mura di Catillo;Un dio dispose che sia ogni cosa più ardua a chi non beve, e non altrimenti svaniscono i morsi dell'angoscia. Chi dopo il vino lamenta la fatica delle armi e la miseria? Chi piuttosto non celebra te, padre Bacco, e te, Venere leggiadra? A non varcare i limiti nei doni del sobrio Libero ammonisce la lotta fra Centauri e Lapiti, atroce dopo il vino, ed Evio stesso,irato ai Sintonii quando distinguono appena il lecito e l'illecito sfrenati nell'orgia.
STRUTTURANullam, Vare, sacra vite prius severis arboremcirca mite solum Tiburis et moenia Catili. Siccis omnia nam dura deus proposuit, neque mordaces aliter diffugiunt sollicitudines. Quis post vina gravem militiam aut pauperiem crepat? Quis non te potius, Bacche pater, teque, decens Venus? Ac ne quis modici transiliat munera Liberi, Centaurea monet cum Lapithis rixa super mero debellata, monet Sithoniis non levis Euhius, cum fas atque nefas exiguo fine libidinum discernunt avidi. Non ego te, candide Bassareu, invitum quatiam, nec variis obsita frondibus sub divum rapiam. Saeva tene cum Berecyntio cornu tympana quae subsequitur caecus amor sui et tollens vacuum plus nimio gloria verticem arcanique fides prodiga, perlucidior vitro.
Orazio inizia la sua ode con un invito al destinatario,elogia i benefici del vino; inoltre parla di come siano più difficili le cose per i sobri, il vino infatti rende coraggiosi in guerra e fa sopportare meglio i problemi legati alla povertà. Vengono esaltati quindi i benefici del vino e dell'amore come antidoti alle difficoltà della vita..
Il poeta mette in evidenza i danni che comporta l'eccesso di vino,citando la battaglia tra Centauri e Lapiti e l'avviso di Bacco ai Sithoni.
Orazio non vuole prendere parte ai riti durante i quali venivano portati in processione gli emblemi sacri a Bacco,custoditi in una cesta coperta di fronde.
Orazio descrive i riti con i tamburi e i flauti orientali che fanno perdere ai partecipanti l'autocontrollo; In questo corteo vengono quindi evidenziati i vizi dell'amor proprio, la vanagloria e l'eccessiva loquacità, derivanti da un abuso di vino.
MODELLI E TRADIZIONE
Vino come specchio dell'anima, Il motivo del vino che provoca loquacità eccessiva, era comune fin dalla poesia arcaica. Idea del “vino come dell'anima umana ”, che troviamo in Alceo e ripresa da Eschilo.
Il vino dunque può svelare l'uomo; è capace di portare alla luce ciò che è più nascoso e permette di entrare nel suo intimo
Orazio riformula Alceo, sostituendo nel paragone la superficie riflettente dello specchio con la trasparenza di una lastra di vetro --> il vino così rende il giuramento di segretezza (fides), che dovrebbe mantenersi opaco agli sguardi altrui (come la cesta contenente i misteri, ricoperta da fronde, v. 12), «più trasparente del vetro» (perlucidior vitro, v. 16).
GRAZIE PER L'ATTENZIONE
TEMATICHE
Meditazione filosofica:
- consapevolezza della brevità della vita, carpe diem
- Aurea mediocritas
- Autarkeia
- Aequa mens
Sfera privata:- amicizia e amore
- locus amoenus, vita rustica, angulus
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Un tema ricorrente nell'opera di Orazio è la riflessione sulla brevità della vita e l'inevitabilità della morte. In quest'ode, Orazio ricorda al lettore l'importanza di vivere in modo saggio e consapevole, sapendo che la vita è fugace: "Quid non ebrietas designat? Opera recludit,"
Orazio inizia l'ode celebrando il piacere del vino. Il vino è visto come un mezzo per trovare sollievo e gioia, un invito a godere dei momenti piacevoli della vita."Nullam, Vare, sacrale vitis / sub divo moreris arbor"
L'ode conclude con un invito a vivere una vita tranquilla e saggia, rifuggendo dagli eccessi e dalle turbolenze. Questo riflette il concetto oraziano della "aurea mediocritas," la ricerca del giusto mezzo: "Nullam, Vare, sacrale vitis / sub divo moreris arbor."
Orazio critica la guerra civile e le sue devastanti conseguenze. Egli suggerisce che il vino dovrebbe essere un mezzo di pace e convivialità, non di conflitto e distruzione: "Ne currente retro funis eat rota."
STRUTTURA
Orazio sperimenta diverse tipologie di strofe: -asclepiadea -alcaica -saffica Il poeta presta attenzione alla disposizione dei componimenti: - le odi di apertura e chiusura ad esempio sono dedicate a personaggi di riguardo (es. Mecenate, Pollione) Variatio: -dal punto di vista metrico-formale, del contenuto e del tono Impostazione dialogica Imitatio Obbedienza alla lex operis Decorum letterario Topos del primus ego
Subito dopo aver lodato il vino, Orazio invita alla moderazione. Egli mette in guardia contro l'abuso del vino e i suoi effetti negativi, come la violenza e la perdita del controllo:"quod si / Thaliarche, pia te/ nil facientem corripiat ianitor aulae,"