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lotta contro la mafia

Nicolangelo Mastrodonato

Created on May 31, 2024

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Transcript

Non c'é Stato e la mafia uccide.

lotta contro la mafia

CHE COS' E' LA MAFIA?

Con il termine mafia si designa un particolare tipo di criminalità organizzata non soltanto siciliana, operante sia sul territorio italiano che all’estero. Attraverso l’uso di intimidazione e violenza ottiene per sé benefici economici e il controllo del territorio in cui opera.L’associazione mafiosa è definita nel nostro codice penale dall’art. 416 bis: ”…L’associazione è di tipo mafioso quando coloro che ne fanno parte si avvalgono della forza di intimidazione del vincolo associativo e della condizione di assoggettamento e di omertà che ne deriva per commettere delitti, per acquisire in maniera diretta o indiretta la gestione o comunque il controllo di attività economiche, di concessioni, di autorizzazioni, appalti e servizi pubblici per realizzare profitti o vantaggi ingiusti per sé o per altri…”.

In Italia rispondono a questa definizione numerose associazioni mafiose, tra cui le più note sono: -"Cosa Nostra" e la "Stidda siciliane"; -la "Ndrangheta" calabrese - la "Sacra Corona Unita" pugliese; -la " Camorra" napoletana.

IL POOL ANTIMAFIA

IL Pool antimafia era un gruppo di giudici che si occupavano esclusivamente dei reati commesi dalla mafia per arrivare a distruggerla.

Il Progetto di un gruppo di magistrati che si occupasse di una medesima indagine, diluendo i rischi e le responsabilità personali e distribuendo il carico di lavoro, nacque ahli inizi del 1980 dall'idea di Rocco Chinnici, capo dell'Ufficio Istruzione di Palermo che si avvalse inizialmente della collaborazione di Giovanni Falcone, di Paolo Borsellino e di Giuseppe Di Lello, ma successivamente sarebbe stato sviluppato da Antonino Caponnetto (subentrato a Chinnici, ucciso il 29 luglio 1983)

Nella foto qui in alto ci sono Antonino Caponnetto , Giovanni Falcone e Paolo Borsellino

Info

Per ragioni di sicurezza, nell'estate 1985 Falcone e Borsellino furono trasferiti insieme con le loro famiglie nella foresteria del carcere dell'Asinara per scrivere un giudizio riguardo agli indagati di base alle indagini del pool. Per tale periodo, il dipartimento italiano chiese ai due magistrati un rimborso spese per il soggiorno trascorso. Intanto il maxiprocesso di Palermo che scaturì dagli sforzi del pool cominciò in primo grado il 10 febbraio 1986, presso un'aula bunker appositamente costruita all'interno del carcere dell'Ucciardone a Palermo per accogliere i numerosi imputati e numerosi avvocati, concludendosi il 16 dicembre 1987 con 342 condanne, tra cui 19 ergastoli.

Giovanni Falcone e Paolo Borsellino erano due magistrati siciliani che hanno dedicato la loro vita alla lotta contro la mafia . Essi si conoscevano fin da ragazzi , infatti ogni pomeriggio si riunivano a giocare a pallone nei quartieri di Palermo insime ad altri ragazzi che in futuro sarebbero stati uomini di '' Cosa Nostra ''.

IL MAXI PROCESSO

Il Maxiprocesso è il nome usato per indicare l' enorme processo penale avvenuto nella aula bunker dei due magistrati Falcone e Borsellino contro la mafia . Venne chiamato così perchè erano presenti ben più 400 persone che avevano commesso reati legati alla criminalità .Questo processo fu possibile grazie alle testimonianze di Tommaso Buscetta uno dei pentiti o ''collaboratori di giustizia''.

"IL METODO FALCONE " si avvalse di indagini finanziarie presso banche e istituti di credito in Italia e all’estero e permise di individuare il movimento di capitali sospetti.Grazie al suo innovativo metodo di indagine, il magistrato ha di fatto posto fine all’interminabile sequela di assoluzioni per insufficienza di prove che caratterizzavano i processi di mafia in Sicilia negli anni ’70 e ’80.

Giovanni Falcone viene assasinato il 23 Maggio 1992 nella strage di Capci . Falcone era appena tornato da Roma ,dove svolgeva l'incarico di Direttore generale degli affari penali del Ministero della giustizia

STRAGE DI CAPACI

strage di via d' amelio

Il 19 luglio 1992, alle ore 16:59, una Fiat 126 rubata contenente circa 90 chilogrammi di esplosivo telecomandati a distanza, esplose in via D'Amelio 21 a Palermo, sotto il palazzo dove all'epoca abitavano la madre e sorella di Borsellino , presso le quali il giudice quella domenica si era recato in visita. Lo scenario descritto da personale della locale Squadra Mobile giunto sul posto parlò di «decine di auto distrutte dalle fiamme, altre che continuano a bruciare, proiettili che a causa del calore esplodono da soli, gente che urla chiedendo aiuto, nonché alcuni corpi orrendamente dilaniati».

"IL CARCERE DURO"

Articolo 41 bis dell' ordinamento penitenziario

Il regime detentivo speciale di cui all’art. 41 bis, co. 2, ord. penit. (da ora: 41 bis) è una forma di detenzione particolarmente rigorosa, cui sono destinati gli autori di reati in materia di criminalità organizzata nei confronti dei quali sia stata accertata la permanenza dei collegamenti con le associazioni di appartenenza. Tale misura è stata introdotta nell’ordinamento all’indomani delle stragi di Capaci e di via D’Amelio, per rispondere ad un problema che anche quei drammatici eventi avevano messo in evidenza, ossia l’incapacità della pena detentiva, nella sua ordinaria modalità di esecuzione, di neutralizzare la pericolosità di detenuti che, in virtù dei legami con le associazioni criminali di appartenenza, continuavano dal carcere ad esercitare il loro ruolo di comando, impartendo ordini e direttive agli associati in libertà.

"Gli uomini passano, le idee restano. Restano le loro tensioni morali e continueranno a camminare sulle gambe di altri uomini". (Giovanni Falcone)

GRAZIE

MASTRODONATO NICOLANGELO

Il regime del carcere duro implica la sospensione dell'applicazione delle regole di trattamento e degli istituti previsti dalla legge sull’ordinamento penitenziario e comporta, dunque, ricadute negative sui diritti delle persone detenute. Di fatto i detenuti si ritrovano a trascorrere in cella, secondo la prassi adottata dall’amministrazione penitenziaria, 22 ore al giorno. Risultano fortemente ridotti i colloqui visivi (uno al mese), che possono essere solo con familiari e conviventi e che avvengono con vetro divisorio e sono videoregistrati. Solo dopo i primi sei mesi di applicazione del regime, si può fare un colloquio telefonico mensile con i familiari e conviventi della durata massima di dieci minuti sottoposto, comunque, a registrazione. Sussistono infine limitazioni anche per le somme, i beni e gli oggetti che possono essere ricevuti dall’esterno e per la permanenza all’aperto che non può svolgersi in gruppi superiori a quattro persone. La custodia è affidata a un nucleo specializzato di polizia penitenziaria

L'idea alla base del pool nasce in seguito all'assassinio di magistrati che si occupavano di indagini per mafia. Infatti, la gestione di un'indagine da parte di un unico magistrato lo esponeva al rischio di omicidio perpetrato con lo scopo di occultare con la morte gli scomodi segreti dell'inchiesta. In un pool, invece, i magistrati che ne fanno parte condividono tra loro tutte le informazioni, mentre mantengono la segretezza delle informazioni verso l'esterno. Quindi, per diminuire il rischio di omicidio di uno dei magistrati, le informazioni da lui possedute sono condivise con gli altri che possono quindi continuare a lavorare.