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BACCO E ARIANNA

Giuseppe Cutrano

Created on May 30, 2024

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Transcript

Arianna e bacco

Metamorfosi, Ovidio

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le metamorfosi

Le metamorfosi (in latino Metamorphosĕon libri XV) è un poema epico-mitologico di Publio Ovidio Nasone (43 a.C. - 17 d.C.) incentrato sul fenomeno della metamorfosi. Attraverso quest'opera, ultimata poco prima dell'esilio dell'8 d.C., Ovidio ha perfezionato in versi e trasmesso ai posteri le più celebri storie della mitologia antica.

Le Metamorfosi, che in 11 995 versi raccolgono e rielaborano più di 250 miti greco-romani, sono state definite più volte una "enciclopedia della mitologia classica". La narrazione copre un arco temporale che inizia con il Chaos (è lo stato primordiale di esistenza da cui emersero gli dei) e che culmina con la morte di Gaio Giulio Cesare e il suo catasterismo.

Il minotauro

Tutto ebbe inizio quando il re di Creta, Minosse, chiese in dono al dio del mare, Poseidone, un toro che avrebbe sacrificato in suo onore. Poseidone accettò e fece emergere dalle onde uno splendido esemplare di toro bianco, talmente bello che il re, invece di sacrificarlo, decise di tenerlo come toro da monta per la sua mandria. Poseidone, per punire Minosse per la disobbedienza, fece innamorare sua moglie Pasifae del toro. La donna, infatti, perse la testa per quel bellissimo animale e non desiderava altro che di accoppiarsi con lui. Dalla loro unione nacque Asterio, una creatura dalle sembianze metà di uomo e metà di toro: il Minotauro.

teseo

Il Minotauro era ferocissimo e incuteva paura a chiunque lo vedesse, pertanto Minosse lo fece rinchiudere nel labirinto di Cnosso. Stanco di questa atroce prepotenza, il giovane ed impavido Teseo, figlio di Egeo, re di Atene, decise di recarsi egli stesso al palazzo di Cnosso per uccidere il Minotauro. La sua flotta partì alla volta di Creta issando bandiere nere, in sintonia con la gravità dell’azione che il giovane si apprestava a compiere, ma promise al vecchio padre che al ritorno, se vincitore, avrebbe issato le vele bianche, in segno di trionfo.

il filo di arianna

Alla corte di Minosse, dove Teseo fu ricevuto, conobbe la giovane Arianna, figlia del re di Creta Minosse e di Pasifae. La bella fanciulla si innamorò di Teseo al primo sguardo, tanto che, per amore, tradì il fratellastro Minotauro, consegnò a Teseo un gomitolo di lana che lui, all’ingresso del labirinto, cominciò a dipanare finché, attraverso cunicoli, sale, corridoi, non incontrò il feroce Minotauro. Dopo una dura lotta, riuscì ad ucciderlo spezzandogli il collo. A questo punto, riavvolgendo man mano il filo che gli aveva legato Arianna, riuscì a trovare facilmente l’uscita del labirinto. I due giovani ripartirono verso Atene con le loro navi.

l'abbandono di arianna

Durante il viaggio, i due innamorati consumarono l’amore e, dalla loro unione, fu concepito Demofonte, futuro re di Atene. Secondo una versione del mito di Arianna, giunti nell’isola di Nasso, detta anche Dia, Teseo fece un sogno in cui Dioniso gli ordinava di lasciargli Arianna perché la desiderava per sé. Teseo, al risveglio, si sentì obbligato ad esaudire il desiderio del dio e, seppur a malincuore, salpò con la sua flotta lasciando sull’isola Arianna ancora addormentata. Dioniso la notte stessa portò via la fanciulla sul monte Drios. Un’altra versione racconta che Arianna, giunti ad Atene, era sicura di sposarsi, ma Teseo non aveva nessuna intenzione di prendere moglie, pertanto, approdò a Nasso con il pretesto di fare rifornimenti di viveri e, mentre la ragazza dormiva, partì con la sua flotta abbandonandola sull’isola.

arianna e bacco

Presa dalla disperazione Arianna iniziò a vagare per l’isola, ma subito si rese conto di essere da sola. La luna, ormai alta nel cielo, illuminò il mare e la triste fanciulla vide le vele dell’imbarcazione di Teseo allontanarsi a gran velocità. La disperazione, a questo punto, fu totale. Arianna iniziò a piangere senza tregua e il suo dolce e triste lamento arrivò fino alle orecchie del dio del vino, Bacco. Giunto sull’isola per consolare la ragazza, rimase tanto affascinato dalla sua bellezza da decidere di prenderla in moglie.

arianna e bacco

La fanciulla accettò la proposta di Dioniso, venuto così amorevolmente in suo aiuto. Quest’ultimo, inoltre, prese la corona indossata dalla fanciulla e la lanciò in cielo formando una costellazione, la cosiddetta Corona Boreale, ovvero una piccola costellazione dell’emisfero nord, le cui stelle principali formano un arco semicircolare. Al posto della corona da principessa Bacco donò ad Arianna un diadema di stelle con il quale la ragazza, da quel momento in poi, visse tra gli dei dell’Olimpo.

Le fonti

Successivamente, il mito di Bacco e Arianna segue la linea iniziale tracciata da Esiodo, confermando il matrimonio: nelle Argonautiche di Apollonio Rodio, Arianna, dopo l’abbandono, viene trovata da Bacco, che la rende sua compagna; segue la stessa strada anche Diodoro Siculo: Teseo e Arianna scappano da Creta insieme; però Bacco, innamorato della bellezza della principessa, la porta via a Teseo e la rende sua moglie legittima. La novità introdotta da Diodoro nella Biblioteca Storica non riguarda lo svolgimento dei fatti che ha portato all’unione tra il dio e Arianna, bensì l’immortalità della ragazza: ella sarebbe morta normalmente come tutti gli esseri umani e la costellazione in suo onore sarebbe nata solo successivamente, per celebrarla e per rendere il suo ricordo immortale.

Il mito della giovane principessa abbandonata sull’isola è presente nella tradizione letteraria molto prima rispetto agli scritti di Ovidio: già Esiodo, nel VII secolo avanti Cristo, la presenta come moglie del dio Bacco, resa immortale da Cronide, in modo che potesse vivere in eterno come il suo sposo. La tesi dell’abbandono e del successivo matrimonio divino, però, è smentita, un secolo più tardi, da Omero che, nell’Odissea, racconta che Arianna venne uccisa dalla dea Artemide, su ordine dello stesso Dioniso.

le fonti

Durante il primo secolo avanti Cristo il mito rimane pressoché invariato, viene raccontato solo l’immenso corteo di Bacco che lo segue sull’isola di Nasso: Catullo parla di sileni, satiri, baccanti danzanti, musica, canti, che si riunirono intorno al letto nuziale dei due novelli sposi. Il corteo viene arricchito ulteriormente dalla descrizione che Seneca ne fa nell’Edipo, in cui aggiunge anche il mutamento che la selvaggia terra di Nasso subisce all’arrivo del dio e dei suoi seguaci: “dall’arida pomice sgorgò il liquore notturno, garruli ruscelli solcarono i prati, la terra s’imbevve del dolce succo e di candide fonti di niveo latte e vino Lesbico misto a odoroso timo”. Seneca continua raccontando dell’ingresso di Arianna nel vastissimo cielo, insieme agli altri dei immortali: “Febo intona un solenne canto con i capelli sparsi sulle spalle, uno dei due gemelli Cupidi agita le fiaccole nuziali, Giove depone il dardo infuocato e, al venire di Bacco, non vuole avere a che fare con il fulmine.”.

ovidio

Il mito, invece, viene ampliato in altri due scritti di Ovidio, più o meno contemporanei alle Metamorfosi, ossia l’Ars Amatoria e i Fasti. Nel primo, Dioniso torna dalla sua spedizione in India, vincitore, e sta festeggiando con il suo corteo, gioca con le baccanti, è ebbro di vino, e, con un tono ironico, Ovidio pone l’accento sul suo comportamento buffo e maldestro. E’ a Nasso per riposarsi e divertirsi, quando i satiri gli fanno notare la presenza della bella vergine abbandonata. Attraverso similitudini e figure retoriche, lo scrittore descrive la paura e il terrore della ragazza di fronte a tale personaggio. Dioniso, naturalmente, non si fa scappare l’occasione, consola la donna e decide che ella sarà sua moglie, che sarà ricordata in eterno grazie alla sua costellazione e che le sue stelle faranno da guida ai marinai. La storia è più o meno concorde con le altre già menzionate, l’elemento particolare che emerge è nella descrizione dell’abbraccio fra i due personaggi: è forte, serrato, in modo che la donna non possa scappare o opporre resistenza: il dio la porta via con sé.

Tuttavia, Ovidio non si limita a lasciar intendere un rapimento forzato da parte del dio, bensì introduce un secondo abbandono da parte di Bacco. Nei Fasti, infatti, dopo aver narrato dell’arrivo del dio, dell’innamoramento di Arianna per lui e del loro matrimonio, racconta che Bacco parte, lasciandola da sola, sempre sull’isola di Nasso. Ella si dispera e piange per la nuova delusione, rinnega l’amore che ha provato, mette in guardia le donne dalla promesse e dai giuramenti degli uomini, invoca la morte come unico rimedio al suo dolore e alla vergogna per il doppio abbandono. Ed ecco che Dioniso ritorna, la sorprende alle spalle, l’abbraccia e la conduce con sé in cielo, la rende immortale e le dona la corona di stelle.

temi e simboli

Il mito di Bacco e Arianna rappresenta temi di amore, tradimento e redenzione. La metamorfosi di Ovidio aggiunge un ulteriore livello di significato, evidenziando l'immortalità attraverso la trasformazione e il potere degli dei di influenzare e cambiare la sorte umana.Questa storia, come molte altre nelle "Metamorfosi", illustra la profonda connessione tra il mondo umano e quello divino nella mitologia classica e il potere della trasformazione come mezzo di immortalità e celebrazione delle storie umane.

BACCO E ARIANNA

Il dipinto intitolato Bacco e Arianna fu commissionato da Alfonso d’Este per il suo studio chiamato Camerino d’alabastro a Ferrara. Alfonso d’Este affidò a Tiziano la decorazione del suo studio personale chiamato Camerino d’alabastro. L’artista realizzò tre Baccanali: la Festa degli amorini, il Bacco e Arianna e il Baccanale degli Andrii.

Bacco e Arianna è un dipinto a olio su tela (176,5x191 cm) di Tiziano, databile al 1520-1523 e conservato nella National Gallery di Londra.

GRAZIE PER L'ATTENZIONE

REALIZZATO DA: CUTRANO GIUSEPPE CUCCHIARA RACHELE