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Filosofia araba: Avicenna e Averroè

Sofia Xinya Di Febbo

Created on May 22, 2024

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Transcript

FILOSOFIA ARABA:

Avicenna e Averroè

Avicenna: la vita

Avicenna: la medicina

Averroè: la vita

Averroè: l'esilio e la morte

Averroè:

Filosofia e religione

Averroismo latino: Sigieri di Barbante e Boezio di Dacia

Sofia Xinya Di FebboLorenza Saviano

Avicenna

Avicenna, nato nel 980 d.C. a Bokhara, è statoun poliedrico intellettuale il cui genio precoce si manifestò già a dieci anni, quando imparò a memoria il Corano. Durante la sua adolescenza Avicenna proseguì i suoi studi da solo ed a sedici anni si dedicò alla medicina e grazie alle sue conoscenze, riuscì a guarire il sultano Nuh ibn Mansur, che gli concesse accesso alla sua ricca biblioteca, dove trovò

1. AVICENNA

"un dottore ignorante è l’aiutante in campo della morte"

molti testi rari. A ventuno anni, Avicenna iniziò a scrivere i suoi primi libri. Dopo la morte del padre, si trasferì e iniziò un periodo di peregrinazioni che lo portarono in diverse città. Avicenna si occupò anche di fisica, matematica, astronomia e filosofia e scrisse anche poemi in persiano,

dimostrando la sua versatilità intellettuale.Avicenna morì nel 1037 a Hamadan, a causa di una malattia gastroenterica.

Avicenna

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Avicenna

Avicenna studia il neoplatonismo e l’aristotelismo ed è soprattutto da quest’ultimo che il suo pensiero verrà fortemente influenzato. L’atto puro e la dottrina delle cause, l’aspetto della metafisica come scienza dell’universale sono tutti temi della tradizione peripatetica, ripresi dal grande pensatore arabo.

2 FILOSOFIA

Il Neoplatonismo nella Teoria della Conoscenza

"L'amore è un pensiero assiduo, di natura melanconica, che nasce a causa del pensare e ripensare le fattezze, i gesti, i costumi di una donna; esso non nasce come malattia, ma diviene malattia quando, non essendo soddisfatto, diventa pensiero ossessivo.”

La Visione di Dio e del Creato

La Gerarchia delle Intelligenze e dei Cieli

Il Finalismo Aristotelico e l'Ascensione dell'Anima

Avicenna

Averroè

Nacque a Cordoba nel 1126 d.C. Dei primi anni della sua vita sappiamo soltanto che suo padre gli fece frequentare le migliori scuole della città. Poco più che ventenne cominciò ad esercitare le professioni di avvocato e di medico. Come studioso di medicina, si rese ben presto noto con la sua opera Al-Kullyat.

A poco più di trenta anni, fu nominato giudice di Cordoba come lo era stato il padre. Anche in campo giuridico, Averroè si dimostrò uno studioso di valore; infatti, una delle sue opere fu considerata uno dei migliori trattati di diritto per tutto il Medioevo. Averroè studiò a fondo la filosofia di Aristotele e decise di scrivere un commento sulle opere

3. AVERROè

“La conoscenza è la conformità dell'oggetto e dell'intelletto.”

filosofiche del grande pensatore greco. L’interpretazione che dette del pensiero aristotelico lo portò a ripudiare il concetto di immortalità dell’anima, uno dei principi fondamentali della religione musulmana e per questo motivo, fu esiliato. Ottenne la liberta poco prima della sua morte avvenuta nel 1198, a Marrakush, in Marocco.

Averroè

Averroè: esilio e morte

Nel 1194 gli avversari di Averroè presentarono una denuncia contro di lui. Tuttavia, dato che il califfo era impegnato nelle sue campagne militari, il processo si svolse solo tre anni dopo.

Già un anno prima il califfo aveva espresso una condanna nei confronti dello studio della filosofia. Ora si trattava di colpire chi si ostinava a praticarla.

4. ESILIO E MORTE

"Aristotele è la regola e l'esemplare che la natura creò per dimostrare l'ultima perfezione umana"

Così, Averroè fu privato di tutti i suoi onori e condannato all’esilio a Lucena, una cittadina a sud di Cordova che aveva ospitato una delle più importanti comunità ebraiche e dove rimase quasi un anno e mezzo. Successivamente, il filosofo e medico cordovese fu chiamato alla corte di Marrakech, un modo per riabilitarlo senza irritare i suoi avversari. Lì morì il 10 dicembre del 1198.

Averroè

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Filosofia e Religione

Averroè pone alle basi del suo ragionamento filosofico alcuni concetti presi direttamente da Aristotele. Il suo intento è quello di chiarire il significato autentico della filosofia di Aristotele, che per lui è quasi come un’incarnazione di verità.

Il processo razionale che porta al risultato al quale Aristotele sovviene si dimostra spesso anche più corretto della religione stessa, poiché supportato da basi e spiegazioni logiche e definite.

5. FILOSOFIA E RELIGIONE

"L'intelletto è unico per tutti gli uomini ed è separato dalla loro anima.”."

Nonostante ciò, Averroè non concepisce la ricerca filosofica in antagonismo con la tradizione religiosa. Per Averroè il mondo è fondato sul concetto di necessità. Dio stesso è manifestazione di questa necessità. Non gli si può quindi attribuire la dottrina della doppia verità. La verità è una sola: il filosofo la cerca attraverso la dimostrazione necessaria, il credente la riceve dalla tradizione religiosa.

Averroè

Cos'è la dottrina della doppia verità?

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Averroismo latino

Dopo una prima fase di maggior spicco della riflessione avicenniana, avesse cominciato a emergere nel mondo latino l’influsso di Averroè. A fronte dunque di un identico interesse e di un’identica centralità di Aristotele si sarebbe diffusa nelle università medioevali l’interpretazione averroista.

6. AVERROISMO LATINO

I maggiori esponenti di questo orientamento filosofico sono due maestri Sigieri di Brabante e Boezio di Dacia. Essi reclamano la possibilità di insegnare apertamente i contenuti filosofici.

"Per ogni tipo di realtà esiste un massimo bene possibile; l’uomo è una di queste realtà e quindi è necessario che vi sia un sommo bene possibile anche per l’uomo."

Sigieri e Boezio pensano, infatti, che tra fede e ragione ci sia una netta separazione. La conseguenza è che le tesi filosofiche, ottenute per via razionale, anche se in contrasto con le verità rilevate, mantengono validità nel loro ambito specifico e perciò non devono essere taciute. Questo viene considerata dagli autori dell’epoca come l'adesione ad una doppia verità.

Averroismo latino

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La Gerarchia delle Intelligenze e dei Cieli

L’uno produce l’intelligenza prima, la quale, a sua volta, produce il primo cielo. Da quest’ultimo si passa all’anima del cielo e il processo è ripetuto per tutti i vari livelli di realtà. La gerarchia è dunque ben ordinata ed è posta in realzione biunivoca per tutti i dieci i livelli angelici.

Il Neoplatonismo nella Teoria della Conoscenza

Nella teoria della conoscenza, Avicenna riprende soprattutto il neoplatonismo: il coglimento dell’intelligibile avviene mediante un’intuizione dell’anima, il mondo è concepito secondo gradi di complessità crescente, egli preferisce un approccio teologico negativo, cioè che rifiuta la possibilità di giungere ad una definizione della divinità in termini affermativi.

Il Finalismo Aristotelico e l'Ascensione dell'Anima

Il mondo sensibile ha in sé la scintilla divina che porta il creato a tendere verso il creatore in quello che si prospetta un finalismo di stampo aristotelico. L’anima può, dunque, esser salvata e ricongiunta a Dio con un processo ascetico, di una anabasi verso il creatore attraverso il coglimento intelligibile che essa ha dentro di sé.

Questa frase di Avicenna offre una profonda riflessione sulla natura dell'amore, vista attraverso una lente filosofica e psicologica. Secondo Avicenna, l'amore è inizialmente un pensiero costante e persistente, caratterizzato da una qualità melanconica. Questo tipo di amore si sviluppa come risultato di una continua riflessione sulle caratteristiche fisiche, i gesti e i comportamenti di una persona amata. Tuttavia, Avicenna avverte che quando questo amore non trova soddisfazione o corrispondenza, può trasformarsi in una forma patologica. La mancata realizzazione del desiderio amoroso porta a un'intensificazione del pensiero, che diventa ossessivo. In questo stato, l'amore non è più solo un sentimento forte, ma si trasforma in una condizione che può danneggiare la salute mentale e fisica dell'individuo.

Averroè non era destinato a essere profeta in patria. Ciononostante, le sue idee avrebbero finito non solo per attraversare le frontiere ma anche per portare grande scompiglio. Al punto che, a più di settant’anni dalla sua morte, il papa portoghese Giovanni XXI emise una bolla contro le «pericolose opinioni» del filosofo.

BOEZIO DI DACIA

SIGIERI DI BRABANTE

Boezio di Dacia è celebre per le tesi contenute in due trattati, l’uno sulle eternità del mondo e l’altro sul sommo bene in cui rivendica la centralità della filosofia e l’autonomia del metodo filosofico.

Sigieri di Brabante è tradizionalmente considerato come un sostenitore del monopsichismo, cioè della tesi che considera l'intelleto possibile unico per tutti gli uomini e ritiene che l'anima individuale sia mortale.

IIl Canone della Medicina

Tra i suoi contributi più noti vi è il "Canone della Medicina", un testo fondamentale che sistematizzava tutte le conoscenze mediche del tempo. Questo libro rimase un riferimento per secoli nelle università europee.

Averroè

Nacque da una delle famiglie più ragguardevoli della città. A quel tempo, gli Arabi avevano fatto di Cordoba un centro culturale di rilievo.

La dottrina della doppia verità è una dottrina secondo la quale rispetto a una questione filosofica si darebbero due distinte verità (l’una razionale o filosofica, l’altra di fede o religiosa), fra loro contraddittorie, ma contemporaneamente valide ciascuna nel proprio ambito.

MONOPSICHISMO

AVVEROè E DANTE

Raggiunge la sua massima notorietà con una dottrina, nota successivamente come monopsichismo in base alla quale esisterebbe un unico intelletto immortale per tutta la specie umana, mentre le anime individuali sarebbero mortali, al pari di quelle degli animali irrazionali

Averroè viene citato nella Divina Commedia di Dante, egli compare insieme ad altri grandi filosofi pagani nel Limbo. Egli viene citato nel canto IV dell'Inferno.

«Averrois, che 'l gran comento feo» (Dante Alighieri, Divina Commedia, Inferno, IV, v. 144.)

Al-Kullyat

Al-Kullyat è un manuale completo di medicina in sette libri con cui egli introdusse numerose novità; Infatti, spiegò la vera funzione della retina e sostenne, per primo, che un attacco di vaiolo avrebbe reso immune il paziente per tutta la vita.

L'eredità di Avicenna si estende attraverso una vasta produzione letteraria e scientifica che ha avuto un impatto duraturo sia sulla cultura araba che su quella occidentale. I suoi scritti coprono una gamma impressionante di argomenti, tra cui la medicina, la filosofia, la matematica, l'astronomia e la fisica. MAUSOLEO DI HAMADAN Il suo mausoleo a Hamadan, in Iran, non è solo un luogo di sepoltura, ma anche un simbolo della sua duratura importanza nella storia della medicina e della filosofia. Questo monumento attira studiosi e visitatori da tutto il mondo, evidenziando l'importanza della sua opera e il rispetto che ancora oggi viene tributato alla sua memoria. La presenza di questo mausoleo sottolinea il riconoscimento universale della sua influenza e il valore duraturo dei suoi contributi alla conoscenza umana.

La Visione di Dio e del Creato

Avicenna pensa a Dio come l’essere, causa prima creatrice, infinita bontà e semplicità, e lo contrappone al creato. Dio e creato sono i due estremi tra i quali si collocano tutte le altre essenze, dieci di numero.

"Un dottore ignorante è l’aiutante in campo della morte"

La frase di Avicenna, "un dottore ignorante è l’aiutante in campo della morte," significa che un medico che manca di conoscenza e competenza può contribuire alla morte dei pazienti anziché alla loro guarigione. Avicenna, sottolineava l'importanza della preparazione e dell'educazione medica per poter esercitare la professione con responsabilità e successo. Un dottore ignorante, secondo questa visione, non è in grado di fornire cure adeguate e quindi rappresenta un pericolo per la vita dei suoi pazienti.

“La conoscenza è la conformità dell'oggetto e dell'intelletto.”

Averroè sostiene che la conoscenza non è semplicemente una questione di percezione sensoriale o di raccolta di informazioni, ma implica una comprensione accurata e veritiera dell'oggetto in questione.Questa idea suggerisce che la conoscenza non è solo una questione di percezione soggettiva, ma richiede anche un processo di analisi razionale e di confronto tra la rappresentazione mentale e l'oggetto stesso.