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Ser Ciappelletto

Francesco Vignati

Created on May 21, 2024

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Transcript

ser ciappelleto

Decameron Boccaccio

INIZIO

tabella di marcia

TRAMA

ANALISI TESTUALE

1313-1375

Analisi del testo

"Ser Ciappelletto" è la prima novella del Decameron, raccontata nella prima giornata da Panfilo, su invito di Pampinea. La novella può essere interpretata come il riflesso della molteplicità dei temperamenti e dei comportamenti umani, attraverso la figura di Ser Ciappelletto. Lo scopo di questa è suscitare la perplessità del lettore. Boccaccio vuole dimostrare come la malvagità, l’astuzia e le cattive intenzioni siano in grado di trasformare l’arte della parola in uno strumento ingannatore e burlesco.

I personaggi

Ser Ciappelletto: titolo e protagonista dell'opera descritto dall'autore come il "peggior uomo mai esistito sulla faccia della terra", depravato e antisanto.Musciatto Franzesi: ricco mercante e nobile cavaliere di Francia in rapporto d'affari e sulla medesima linea di pensiero con Ser Ciappelletto.Il frate: colui che incarna l'idea del bene e le ottime virtù morali dal momento che è benvoluto da tutti, in forte antitesi con il protagonista. Gli ospitanti: due usurai fiorentini che si trovano da una parte nella condizione dei lettori poiché assistono alla beffa, dall'altra sono identificatori di quel "dubbio etico" suscitato dall'ambigua situazione.

La trama

La narrazione ha inizio con la descrizione della situazione politica della Francia alla fine del XIII secolo. Il cavaliere e mercante Musciatto Franzesi chiese al notaio Ciappelletto di poter riscuotere le tasse in Borgogna. Del protagonista, poi, si elencano tutti i vizi e le colpe che lo contraddistinguono, come ad esempio l’essere un malvagio e bugiardo bestemmiatore. Successivamente, la narrazione si concentra nella casa di due fratelli fiorentini usurai, dove si ammalò. Gli osti, preoccupandosi della morte di quest'uomo malvagio in casa loro, accettarono increduli la richiesta di ser Ciappelletto: invitare un santo frate per confessarsi.

La trama

Nonostante l'importanza della confessione, il malvagio protagonista non si degnò di dire la verità, finendo, addirittura, a scoppiare a piangere, raccontando di quella volta in cui, da piccolo, insultò sua madre. Credendo il santo padre a quanto detto, decise di assolverlo e reputarlo Santo. Giunta la sera, ricevuta l’estrema unzione, il protagonista di questa novella morì e i due fratelli ospitanti organizzarono la veglia e il funerale. L’indomani, in chiesa, il santo frate onorò il defunto e invitò la popolazione ad identificarlo come un esempio da seguire. Fu seppellito nel cimitero del convento e la sua tomba divenne meta di pellegrinaggio.

INDICE

VIRTÙ

DANNAZIONE

BORGHESIA

CONFESSIONE

“Aveva oltre modo piacere, e forte vi studiava, in commettere tra amici e parenti e qualunque altra persona mali e inimicizie e scandali, de’ quali quanto maggiori mali vedeva seguire tanto più d’allegrezza prendea.”

(cfr. righe 23-25, da Decameron, giornata I, novella 1, di Giovanni Boccaccio)

Interpretazione

Questa frase è impiegata dall’autore per determinare una delle tante pessime caratteristiche che delineano la figura del protagonista Ser Ciappelletto. Questo individuo rasenta quasi il ridicolo contrastando, quindi, il tema comico che l’autore del Decameron indaga parecchie volte per risaltare l’importanza di un’esistenza felice. L’autore trecentesco, infatti, è solito celebrare in molte novelle l’astuzia e le capacità della nuova società emergente. Sotto tale aspetto, quindi, questo individuo si pone come antitetico al resto dell’opera e funge come primo passo nel percorso ascensionale della trama complessiva. In conclusione si può collegare tale argomento con la vita stessa dell’autore, il cui padre, appunto, era un ricco mercante e un uomo d’affari che avviò il figlio agli studi mercantili e bancari.

“E fu lor dato un frate antico di santa e di buona vita e gran maestro in Iscrittura e molto venerabile uomo, nel quale tutti i cittadini grandissima e spezial divozione aveano, e lui menarono”.

(cfr. righe 89-91, da Decameron, giornata I, novella 1, di Giovanni Boccaccio)

Interpretazione

Con questa frase, il poeta esprime la caratterizzazione del personaggio del frate, non presentandolo come ingenuo e sprovveduto, ma, amato, considerato e rispettato da tutti, vittima della falsa confessione del “bestemmiatore”, il quale confessa peccati irrilevanti, in confronto a quelli realmente commessi. La tematica del pentimento e della confessione delle proprie empietà è un tema fondamentale nella poetica di Boccaccio. Questa tematica si ricollega anche alla parte iniziale del testo, nella quale si può ravvisare un implicito riferimento ai gironi dell’inferno Dantesco, nei quali il “bestemmiatore” sarebbe posto, a causa delle sue qualità negative.

“E voi, maledetti da Dio, per ogni fuscello di paglia che vi si volge tra i piedi bestemmiate Iddio e la Madre, e tutta la coorte del paradiso”.

(cfr. righe 269-270, da Decameron, giornata I, novella 1, di Giovanni Boccaccio)

Interpretazione

Con questa frase entriamo nel vivo della scena seguente alla morte di Ser Ciappelletto, in cui il buon padre, lo difende e lo acclama davanti a tutta la folla di cittadini che credette immediatamente alle parole del frate. Il santo padre definisce la popolazione come maledetta da Dio, ed la incolpa di bestemmiare Dio e la Madre, gli angeli e i santi per ogni ramoscello di paglia che gli si infilava tra i piedi. In questo breve frammento Giovanni Boccaccio fornisce un modello educativo ai lettori che si fonda sull’intelligenza, sull’audacia e sullo spirito di iniziativa, ovvero su quelle virtù operative che, sotto il governo della ragione, di ogni individuo, consentono di interagire positivamente con le situazioni offerte dalla sorte. In particolare questi temi rendono la novella di grande attualità e capace di stimolare la riflessione e il dibattito sui temi universali che trascendono i confini culturali e temporali.

“Dico costui più tosto dovere essere nelle mani del diavolo in perdizione che in paradiso”.

(cfr. righe 288-289, da Decameron, giornata I, novella 1, di Giovanni Boccaccio)

Interpretazione

Alla fine della novella, il poeta si rende conto dell'azzardo espresso con tale epilogo, perciò, sente il bisogno, attraverso l'ammonimento morale di Panfilo, di ribaltare immediatamente la situazione. La scrittura assume così l'aspetto di un percorso salvifico invitando i lettori ad un esame di coscienza interiore. Questa affermazione rende quindi certa la dannazione infernale dell'uomo che, nonostante sia riuscito a mentire a tutti, non può prendersi gioco di Dio. La lezione di vita o l'utile consiglio da ricavarne è quello di assumere consapevolezza riguardo al fatto che, se anche la menzogna riuscisse a persuadere l'intera socialità, rimane comunque la sua natura turpe ed infame, altamente lontana dalla felicità intramontabile.

Siti e bibliografia

  • "Amor mi mosse" di Giuseppe Langella
  • Wikipedia
  • Treccani
  • Medievaleggiando
  • Il libraio

FINE!

Di Giusepponi Matilde, Marcozzi Matilda, Orazi Matteo, Vignati Francesco