magazine
I nonni raccontano...
A cura dei bambini della V^A della SCUOLA PRIMARIA di Via Adda
17
Trimestrale della Scuola Secondaria di I grado"Raffaello Giovagnoli" di Monterotondo
nº
Anno MMXXIV
TRIMESTRALE SCUOLA SECONDARIA di I grado RAFFAELLO GIOVAGNOLI
4Chiacchiere News
Laboratorio inclusivo a.s. 2023-2024
Sempre con voi!
Elaborati vincitori del Concorso Letterario -Giornalistico IV Ed.
Vincent Van Gogh
Insieme per crescere
I nonni diventano protagonisti
La Moda
Curiosità dal Mondo
Locandine
Title 1
Congratulazioni ai nostri primiclassificati del Concorso 4Chiacchiere News quarta Edizione a.s. 2023-2024
Title 1
Era un cubo di roccia nera, privo di incisioni. E sul cubo la grande gemma balenava e scintillava. Il ragazzo
non aveva mai visto un cristallo così immenso. Si chinò incuriosito, e le fredde luci mobili che vi guizzavano
gli inondarono il viso di un riflesso irrequieto. Quando tese la mano, accadde qualcosa… Partendo da
questo incipit, inventa un racconto fantasy che abbia come protagonista un ragazzo che intraprende
un’avventura in un mondo immaginario pieno di pericoli ma anche di meraviglie.
MONDI PARALLELI
E sul cubo la grande gemma balenava e scintillava. Il ragazzo non aveva mai visto un cristallo così
immenso. Si chinò incuriosito, e le fredde luci mobili che vi guizzavano gli inondarono il viso di un
riflesso irrequieto. Quando tese la mano accadde qualcosa…
il ragazzo pensò allora di andare a trovare
l’uomo sotto terra e chiese a Tyron come arrivarci.
Lo iokuy rispose che per arrivare bisognava trovare un ingresso segreto sconosciuto anche a lui, però sapeva che nell'antica città di Amor, nota come le città del contrario per via delle sue stravaganti abitazioni costruite sottosopra, si trovava una mappa che spiegava come entrare nei sotterranei. Il ragazzo chiese a Tyronda dove potesse partire la ricerca e l'animale rispose che poteva provare dal monumento più antico della città: l'Oessoluc. Così Luigi, questo era il nome del ragazzo, e il suo nuovo amico si diressero verso l'Oessoluc. Appena arrivati iniziarono ad esplorare il suo interno. Cercarono un ingresso per tutta la mattina quando videro un mattone con qualcosa scritto sopra. Erano delle coordinate che indicavano un punto preciso dove recarsi: l'Orof Onamor. Proprio in quel punto si sarebbe potuta trovare una botola segreta che conduceva nelle nuove città sotterranee. Appena scese sotto terra era spaventato, poiché tutto quello che vedeva gli sembrava assurdo e inverosimile.
Un vortice di luce e colori lo travolse
e all’improvviso si ritrovò in un'altra dimensione.
Era spiazzato e disorientato, la prima cosa che lo colpì fu la luce del sole, era più rossa, tendente
all’arancio scuro.
Poi chinò la testa, vide l’erba e si stupì. Non aveva il colore verde a cui era abituato,era viola!
Il suo primo pensiero fu quello di trovare un riparo per la notte e così cominciò a camminare,
quando, in lontananza, vide un castello con attorno delle cupole fluttuanti.
Più si avvicinava al castello, più ammirava la sua imponenza. Entrando si meravigliò del fatto che
non vi fosse nessuno, solo qualche strano animale che non aveva mai visto. Iniziò a giocare con
loro e notò che uno somigliava molto al suo cane Zeus tranne per il fatto che sapeva
parlare… parlare?! Il ragazzo sobbalzò dalla paura e disse: “Chi sei? Come fai a parlare?”
L’animale rispose sorridendo: “Io sono Tyron e sono un iokuy. La superficie terrestre in questa
dimensione è governata da noi animali poiché circa 10000 anni fa, per via del cambiamento
climatico, l’uomo fu costretto a vivere sottoterra”.
Title 1
Le case fluttuanti erano costruite al contrario e le macchine, i treni, gli autobus, andavano al contrario. Perfino le lancette dell'orologio giravano al contrario
Era un cubo di roccia nera, privo di incisioni. E sul cubo la grande gemma balenava e scintillava. Il ragazzo
non aveva mai visto un cristallo così immenso. Si chinò incuriosito, e le fredde luci mobili che vi guizzavano
gli inondarono il viso di un riflesso irrequieto. Quando tese la mano, accadde qualcosa… Partendo da
questo incipit, inventa un racconto fantasy che abbia come protagonista un ragazzo che intraprende
un’avventura in un mondo immaginario pieno di pericoli ma anche di meraviglie.
A cura di E. A.
Era un cubo di roccia nera, privo di incisioni. E sul cubo la grande gemma balenava e scintillava. Il ragazzo non aveva mai visto un cristallo così immenso. Si chinò incuriosito, e le fredde luci mobili che vi guizzavano gli inondarono il viso di un riflesso irrequieto. Quando tese la mano, accadde qualcosa di inaspettato. La roccia cominciò a diventare sempre più grande fino a svelare una porta.
Il ragazzo indietreggiò impaurito e stupefatto allo stesso tempo. Una voce che proveniva da dentro la porta, lo invitava ad entrare: “Entra ragazzo, senza paura! Ai tuoi problemi troverò la cura”. Seppur insicuro su cosa fare decise di entrare. Quindi prese un respiro profondo e varcò la porta. Entrando rimase a bocca aperta. C’era una cascata azzurra come il cielo e tante api che si posavano sui bellissimi girasoli profumati estraendone il nettare. C’era anche un albero che ispirava timore nel ragazzo. All’improvviso la voce riprese a parlare: “Vieni da me fidati”. Il ragazzo rispose istantaneamente: “No, neanche morto”. Per qualche secondo ci fu un silenzio tombale.
L’albero però non aveva una porta come la roccia di prima e il giovane non sapeva come entrare. Mentre era seduto a pensare notò che c’era un buco vicino all’ albero. Senza pensarci due volte entrò. Dento c’era una incisione sulla parete che diceva: “Per tornare nel tuo mondo dovrai affrontare tre sfide”.
La voce riprese a parlare: “Se la prima sfida vorrai superare una tigre dovrai catturare”. Il ragazzo non ebbe nemmeno il tempo di ragionare sulla frase, che una tigre uscì dalla parete ruggendo così forte da stordirlo per un attimo. La tigre continuava ad avvicinarsi sempre più minacciosa. Era terrorizzato e non riusciva a muovere un muscolo: “Aiuto, aiuto!”. Gridava disperato. La tigre gli balzò addosso.
Tutto d’un tratto la cascata si prosciugò e al suo posto rimasero solo rocce scure come le tenebre, le api diventarono mosche e i girasoli buche piene di sangue.
D’impulso tese il braccio destro avanti. Per suo stupore gli si formò una barriera protettiva intorno, su cui la tigre andò a sbattere perdendo i sensi e cadendo a terra. Il ragazzo si lasciò sfuggire un sospiro di sollievo. Senza perdere tempo legò la tigre con una corda che aveva trovato per terra.
Sul suolo comparve una scritta: “Entra dentro all’albero di cui hai tanta paura, se non vuoi che questo viaggio si trasformi in una tortura”. Il ragazzo impaurito si diresse verso l’albero.
Title 1
Camminava in cerca di una luce, quando appoggiò il piede sinistro su una mattonella che si ruppe cadendo nel vuoto, lasciando uscire un serpente da dentro che gli morse la caviglia. Il ragazzo cadde a terra dolorante. La voce cominciò a parlare: “Se l’ultima sfida vorrai superare sulle mattonelle giuste dovrai saltare”. Era a terra e non riusciva a muoversi. Tutto d’un tratto, però, i dolori svanirono. La sala si illuminò mostrando delle mattonelle con degli strani simboli sopra. Sulla parete c’erano tre stelle illuminate. Una di esse cominciò a diventare sempre più opaca fino a spegnersi. Sulla parete (come nella prima sala) c’era un’incisione che diceva: “Salta sulle mattonelle giuste, solo tre volte potrai sbagliare”. Il ragazzo capì che le stelle illuminate erano le tre vite che aveva a disposizione. Così guardo con decisione le mattonelle. Guardò i simboli per terra. C’era il simbolo del coniglio, quello della volpe, del teschio, quello dell’orso quello del Leone, quello del mare e quello dello squalo. Dopo averci ragionato attentamente decise di saltare sopra quello con il simbolo del coniglio. Appena ci saltò sopra dei conigli inferociti cominciarono a mordere e graffiare il giovane. All’improvviso, come successo
in precedenza
La
voce cominciò a parlare: “Se la seconda sfida vorrai superare il dono giusto dovrai scegliere”. Davanti a lui, da sotto le pietre, spuntarono tre scatole. Una era tutta d’oro con sopra dei lingotti in oro massiccio, una in argento con sopra dei diamanti e, infine, una scatola in semplice legno con sopra una chiave. Il ragazzo non aveva mai visto tanto oro e tanti diamanti in vita sua, ma dentro di lui qualcosa lo spingeva a prendere la chiave. Era indeciso ma una voce stavolta proveniente da dentro di lui gli diceva: “Tocca gli oggetti e prendi quello che più ad un abbraccio assomiglia”. Era confuso. Decise di ascoltare la voce e cominciò a toccare gli oggetti. I lingotti erano freddi come il ghiaccio i diamanti, invece, erano caldi come il fuoco. Toccando la chiave però sentì un tiepido calore diffondersi nel suo corpo come un abbraccio ed esclamò: “E’ questo!”.
Prese la chiave in mano e per magia si aprì una botola davanti ai suoi piedi. C’era un lucchetto blindato e il ragazzo non sapeva come entrare. Provò tirando calci, pietre e pugni. Ormai aveva perso le speranze, quando si ricordò di avere la chiave. La prese dalla tasca e la infilò dentro il lucchetto che si aprì. La botola all’interno era buia. Il ragazzo, anche se non entusiasta all’idea entrò. Non riusciva a vedere niente.
Title 1
Ormai aveva perso le speranze, quando si ricordò di avere la chiave. La prese dalla tasca e la infilò dentro il lucchetto che si aprì. La botola all’interno era buia. Il ragazzo, anche se non entusiasta all’idea entrò. Non riusciva a vedere niente.
La
voce cominciò a parlare: “Se la seconda sfida vorrai superare il dono giusto dovrai scegliere”. Davanti a lui, da sotto le pietre, spuntarono tre scatole. Una era tutta d’oro con sopra dei lingotti in oro massiccio, una in argento con sopra dei diamanti e, infine, una scatola in semplice legno con sopra una chiave. Il ragazzo non aveva mai visto tanto oro e tanti diamanti in vita sua, ma dentro di lui qualcosa lo spingeva a prendere la chiave. Era indeciso ma una voce stavolta proveniente da dentro di lui gli diceva: “Tocca gli oggetti e prendi quello che più ad un abbraccio assomiglia”. Era confuso. Decise di ascoltare la voce e cominciò a toccare gli oggetti. I lingotti erano freddi come il ghiaccio, i diamanti, invece, erano caldi come il fuoco. Toccando la chiave però sentì un tiepido calore diffondersi nel suo corpo come un abbraccio ed esclamò: “E’ questo!”.
Camminava in cerca di una luce, quando appoggiò il piede sinistro su una mattonella che si ruppe cadendo nel vuoto, lasciando uscire un serpente da dentro che gli morse la caviglia. Il ragazzo cadde a terra dolorante. La voce cominciò a parlare: “Se l’ultima sfida vorrai superare sulle mattonelle giuste dovrai saltare”. Era a terra e non riusciva a muoversi. Tutto d’un tratto, però, i dolori svanirono. La sala si illuminò mostrando delle mattonelle con degli strani simboli sopra. Sulla parete c’erano tre stelle illuminate. Una di esse cominciò a diventare sempre più opaca fino a spegnersi. Sulla parete (come nella prima sala) c’era un’incisione che diceva: “Salta sulle mattonelle giuste, solo tre volte potrai sbagliare”. Il ragazzo capì che le stelle illuminate erano le tre vite che aveva a disposizione. Così guardo con decisione le mattonelle.
Prese la chiave in mano e per magia si aprì una botola davanti ai suoi piedi. C’era un lucchetto blindato e il ragazzo non sapeva come entrare. Provò, tirando calci, pietre e pugni.
Title 1
Guardò i simboli per terra. C’era il simbolo del coniglio, quello della volpe, del teschio, quello dell’orso quello del leone, quello del mare e quello dello squalo. Dopo averci ragionato attentamente decise di saltare sopra a quello con il simbolo del coniglio. Appena ci saltò sopra dei conigli inferociti cominciarono a mordere e a graffiare il giovane. All’improvviso, come successo
in precedenza il dolore svanì.
Infine, saltò sulla mattonella con disegnato sopra un teschio che rappresentata la sua più grande paura, la morte. Dentro si sentì un peso lasciare il suo corpo. Le sue paure erano tutte scomparse. Davanti a sé si aprì una porta identica a quella da cui era entrato. La voce cominciò a parlare probabilmente per l’ultima volta: “Hai superato le tue paure e ora potrai tornare nel tuo mondo”. Il ragazzo con le lacrime di gioia varcò la porta. Non ci poteva credere, era finalmente tornato nel suo mondo: “Sono tornato! Sono tornato!”, gridava. Così si incamminò verso casa. Appena i suoi genitori lo videro scoppiarono in lacrime. Finalmente, era tornato tutto alla normalità.
La seconda stella cominciò a diventare sempre più opaca fino a spegnersi. Il ragazzo non sapeva come decidere su quale mattonella saltare. Tutto d’un tratto si ricordò delle parole che aveva citato la voce all’inizio della sua avventura. Un sorriso pian piano gli si stampò in faccia. Ora sapeva su quali mattonelle saltare. Doveva saltare sulle mattonelle con sopra disegnate le sue paure. Così cominciò saltando sulla mattonella con disegnato il volto di un orso. Appena ci saltò sopra, dentro il suo corpo scomparve la paura degli orsi. Così saltò sulla mattonella con sopra disegnato il mare e dentro al suo corpo scomparve, anche, la paura di annegare.
A cura di L. M.
Al ragazzo quel luogo trasmetteva molta serenità, ma proprio mentre stava pensando questo, dall’acqua spuntò un mostro enorme che divorò tutte le anatre. Così, il ragazzo capì che quello era un luogo magico, ma anche un tantino terrificante. Oltre al lago, si trovavano anche tantissimi alberi giganti che ospitavano molti animali, come scoiattoli, picchi e gufi. Mandando lo sguardo oltre quella foresta, si notava un buco nel terreno dove si vedevano camminare migliaia e migliaia di piccolissime formiche e proprio al centro della cavità c’era una formica gigante. Proprio sulla riva del lago, c’era un immenso castello che il ragazzo decise di esplorare.
Era un cubo di roccia nera, privo di incisioni. E sul cubo la grande gemma balenava e scintillava. Il ragazzo
non aveva mai visto un cristallo così immenso. Si chinò incuriosito, e le fredde luci mobili che vi guizzavano
gli inondarono il viso di un riflesso irrequieto. Quando tese la mano, accadde qualcosa… Partendo da
questo incipit, inventa un racconto fantasy che abbia come protagonista un ragazzo che intraprende
un’avventura in un mondo immaginario pieno di pericoli ma anche di meraviglie.
IL POTERE DI UNA LACRIMA
… “PUFF”!!! Il ragazzo si ritrovò in un universo parallelo. I suoi occhi notarono un grandissimo lago con delle ninfee bianche, rosa e gialle e all’interno di quell’acqua, limpida come un diamante, si trovavano dalle anatre e delle ranocchie che ai suoi occhi risultarono graziosissime.
Title 1
Pietro sbiancò tutto d’un tratto e chiese al troll: «Ma tu potresti aiutarmi ad uscire sano e salvo da qui e a procurarmi una medicina che faccia guarire mio padre?» A quella domanda, seguì un: «Certo!» che risuonò in ogni parte del castello. Pietro era molto rassicurato nel sentire quel tono di amicizia nella voce del troll e così iniziarono ad esplorare il castello. Dopo pochi passi, e senza neanche accorgersene, i due si ritrovarono in un luogo buio e pieno di ragnatele.
Appena si avvicinò, notò una grande scritta sul portone di ingresso: “ATTENZIONE AI TR…” Non riusciva a capire a cosa dovesse fare attenzione, perché l’ultima parola era stata cancellata dal tempo. Il ragazzo, con molto timore, entrò nella fortezza. Vide una creatura grande, spaventosa e verde.
Doveva
essere un troll! Le sue gambe iniziarono a tremare, ma nonostante ciò, corse di qua e di là e, quando pensò di essere sfuggito al troll, si accorse che lui lo stava inseguendo. La creatura, però, dimostrò di essere mostruosa solo nell’aspetto perché gli disse di smetterla di correre e che non gli avrebbe fatto del male. Il ragazzo, tranquillizzato da quelle parole, disse al troll di chiamarsi Pietro e di non aver capito bene come fosse arrivato in quel posto. La sua mamma lo aveva mandato in farmacia per comprare un medicinale per il suo papà che era da tempo molto malato. La “mostruosa” creatura disse a Pietro: «Oh, ragazzo, ti svelo un segreto; devi fare molta attenzione perché in questo castello non ci sono solo io, ma anche altri troll che sono aggressivi e furiosi!
Il troll lo conosceva bene, era la casa di Ghrondoll: il troll più feroce di tutto il castello. All’improvviso si sentì una voce tuonare, Ghrondoll doveva essersi svegliato! Pietro non riusciva più a trattenersi e allora gridò: «Oh no, adesso verremo tutti divorati in un sol boccone, ho paura! Amico troll, ti prego aiutami tu!» La creatura gli rispose: «Ragazzo, non chiamarmi più troll, il mio nome è Porcillo e ricordati che io sono qui proprio per aiutarti!» Dopo queste parole, si sentì una voce gridare: «Voi chi siete e cosa ci fate qui a casa mia?! ma Porcillo lo rassicurò facendogli vedere un sacchetto che si trovava sul suo collo.
Title 1
Il troll prese un po’ della polverina che si trovava all’interno del sacchetto e la distribuì sia sulla sua testa che su quella di Pietro; in un attimo, i due scomparvero: erano diventati invisibili! Il ragazzo era molto ammirato dai poteri del troll e i due uscirono sani e salvi dal castello, essendo invisibili.
Pietro era così contento che si arrampicò su Porcillo per abbracciarlo e lo ringraziò almeno mille volte. Così Porcillo estrasse dalla sua tasca una bottiglietta e chiese a Yux di
offrirgli una lacrima per Pietro.
Raccolta la lacrima, il troll aiutò Pietro a salire sul drago e gli raccomandò di tenersi saldamente. Pietro lo ringraziò per l’ennesima volta e gli disse che non lo avrebbe mai dimenticato. Yux cominciò a volare oltre le nuvole e Pietro era estasiato da quello che vedeva.
Appena fuori, Porcillo fece un fortissimo fischio e insieme a Pietro tornarono visibili; quello era un modo per annullare l’incantesimo dell’invisibilità, e non solo… Quel fischio era anche un richiamo per un bellissimo drago bianco, candido come la neve. Dopo pochi minuti, questa maestosa creatura si presentò agli occhi increduli di Pietro.
«Hai visto che bell’esemplare di drago che è il mio amico? Si chiama Yux e ti riporterà a casa.», disse Porcillo.
«Non avevo mai visto un drago! È bellissimo!!! Però, non posso tornare a casa, non ho trovato ancora niente che possa guarire mio padre!» Ma Porcillo lo interruppe dicendogli: «Sarà proprio Yux a guarire tuo padre». «Come potrà aiutarmi Yux?», disse. «Le sue lacrime possono guarire da qualsiasi malattia».
All’improvviso, comparve un buco nero davanti a loro e il drago, con uno scossone, fece cadere Pietro proprio al centro di quel grande buco. Il ragazzo urlò così forte da perdere la voce. Quando riaprì gli occhi, si ritrovò nel punto esatto dove aveva visto per la prima volta la gemma. Senza perdere neanche un secondo, corse verso casa e consegnò la lacrima di drago alla mamma dicendole di farla bere subito al padre, perché lo avrebbe fatto guarire. Appena la bevve, il papà si sentì ritornare le forze di un giovane e tutti i dolori scomparvero.
Era un cubo di roccia nera, privo di incisioni. E sul cubo la grande gemma balenava e scintillava. Il ragazzo
non aveva mai visto un cristallo così immenso. Si chinò incuriosito, e le fredde luci mobili che vi guizzavano
gli inondarono il viso di un riflesso irrequieto. Quando tese la mano, accadde qualcosa… Partendo da
questo incipit, inventa un racconto fantasy che abbia come protagonista un ragazzo che intraprende
un’avventura in un mondo immaginario pieno di pericoli ma anche di meraviglie.
Così, grazie a Pietro, e soprattutto ai suoi amici Porcillo e Yux, il padre guarì. Pietro e la sua famiglia vissero ancora tantissimi altri anni di felicità ed amore!
A cura di S. V.
LA PRIMA VOLTA CHE HO SOGNATO
... Vide una luce accecante, non si vedeva più nulla, aspettò pochi istanti e poi...
Nulla, era finito tutto, era nel suo letto tutto sudato, la stessa camera vuota con un armadio scolorito e la testiera del letto piena di schegge, un piccolo comodino bordeaux e una abat-jour da notte azzurrina e antica.
Tornò sopra, si mise sul letto a leggere uno dei suoi fumetti preferiti, provò a riaddormentarsi per proseguire il sogno e ci riuscì.
La prima parte del sogno la conosceva già: la pietra, la gemma, la luce e poi era un mistero. Continuò il sogno ma questa volta non si fermò. Era stupito. Dopo il bagliore, vide un prato di fronte al mare, tirava una leggera brezza. Quel luogo era disperso nel nulla, non c’erano case, alberi o persone, solo erba alta e folta e il mare.
Lui era un ragazzo alto con dei capelli biondo cenere e mossi con delle ciocche che gli coprivano gli occhi. Aveva gli occhi a mandorla e portava gli occhiali da vista. La carnagione del viso era chiara e pallida.
Non ci poteva credere. Era successo un’altra volta, in quel periodo gli capitava spesso di sognare la stessa scena. Era insopportabile, ogni volta era nell’istante prima di scoprire il mistero, ogni sera arrivava un millisecondo avanti.
Si alzò, scese quelle scale scricchiolanti, girò l’angolo, si mise in ginocchio e pensieroso fece la sua solita colazione: latte e cereali in quella tazza giallastra.
La sua vita era banale e noiosa ma allo stesso tempo triste ed emozionante. Suo padre era partito per la guerra nella Corea del Nord mentre sua madre lavorava e lui aveva la possibilità di vederla a stento tutte le sere.
A prendersi cura di lui c’era la badante della nonna. Non gli dava molte attenzioni ma bastava per preparargli colazione, pranzo, cena e a volte delle tortine di riso che mangiava come dessert.
In lontananza però vedeva quelli che sembravano degli uccelli che si avvicinavano sempre più a lui.
Aspettò pochi minuti e poi si accorse che non erano dei semplici gabbiani, bensì degli esseri mai visti sulla terra. Erano come dei pesci ma volanti e ricoperti di pelo. Si rese conto però che la pietra e la gemma erano sparite. Allora, stupefatto di quello che aveva visto, si incamminò facendosi largo tra l’erba folta.
Dopo un po’ di tempo trovò una radura con dei fiori ed una piccola casetta mimetizzata tra le piante e ben curata. Aspettò stupito con la bocca spalancata e poi con un filo di voce disse: “C’è nessuno?”, nessuno rispose.
opposto del mare, in un posto sconosciuto ad anima viva. Ora ti starai chiedendo come sei finito qui, ad Arkan, tu sei la nostra salvezza: la pietra è custodita da un guardiano, che è morto molti anni fa, e tu sei il suo successore.”
Il ragazzo era stupefatto, ma non aveva capito a cosa servisse questa pietra. Allora glielo chiese e il vecchio con un accenno di un sorriso rispose:
”Quella pietra mantiene in equilibrio il mondo, ma da quando il guardiano è morto la pietra non veniva più curata. Perciò il mondo ha cominciato a decadere, a partire da questo posto. Con il tuo arrivo il mondo ha avuto un'altra possibilità. Io custodisco i sogni di ogni abitante nel mondo e ho pensato che tu fossi abbastanza maturo per proseguire il sogno e salvare il mondo. Bene, ora per salvare la gemma dovrai attraversare il mare, tranquillo non sarà complicato. Ti procurerò una barca a vela. Ma quando arriverai e ti troverai la pietra davanti, non sarà come la sogni normalmente.
Allora bussò alla porta facendosi largo tra l’edera e le altre piante rampicanti. Rispose una voce maschile e anziana dal tono scocciato.
“Cosa vuoi?”
“E soprattutto, chi sei?”
Il ragazzo rispose intimorito: “Non so dove sono. Mi può illustrare la strada per Gumi, il paese da cui provengo?”. Il vecchio aprì la porta e lo spinse bruscamente dentro casa sbattendogli la porta alle spalle.
Il vecchio si sedette ad un tavolo e disse che non conosceva minimamente quel paese, allora il ragazzo si affrettò a chiedere dove si trovassero ed il vecchio rispose: ”Qui c’è pace, qui non ci comanda nessuno, ma è anche vero che qui non ci arriva anima viva tranne i lajus che sono inutili come me e per questo ci hanno mandato qui".
"Ma qui dove?! “ chiese il ragazzo.
Il vecchio fece un sospiro e poi iniziò:
”Qui, un centinaio di anni fa, c'era vita. Eravamo tutti felici. C'erano alberi folti, fiori e pozzi pieni d'acqua. Poi un giorno finì tutto. Questo luogo, che può sembrare “vuoto”, in realtà ha uno scopo inalienabile sulla terra: la gemma madre è conservata dal lato
Ci sarà un forte vento che ti proverà a respingere, ma tu non mollare, vai avanti. Una volta che avrai toccato la pietra e che l'avrai rimessa sul piedistallo finirà tutto.”
A quel punto il ragazzo aveva ancora qualche domanda, ma non fece in tempo a dire niente che il vecchio svanì nel nulla. Allora, dubbioso, si avviò verso il mare che si stava increspando. Si voltò verso il prato, poi si rigirò. Comparve davanti a lui una barca a vela, come promesso dal vecchio. Si mise nella barca e, senza inconvenienti, attraversò il mare rapidamente.
In realtà non aveva paura di un po’ di vento, ma non aveva idea di quanto fosse forte, scese dalla barca ed un istante dopo si ritrovò a terra, il vento era veramente forte! Si rialzo con tono solenne e corse avanti lasciandosi alle spalle quella massa ďaria, toccò la pietra, ma cascò di nuovo a terra. Gli mancava un passo per salvare il mondo e sapeva che se avesse mollato la pietra il mondo sarebbe collassato per colpa sua, allora con le ultime forze si alzò, toccò il piedistallo e ci appoggiò la gemma, che si stava rovinando per via del vento.
Poi si teletrasportò in camera sua, risvegliandosi in pensiero per la pietra, scese le scale, andò in cucina con l’intento di preparare la cena, ma si accorse che era solo a metà mattinata. Non vedeva l'ora che arrivasse la sera
per mettersi a sognare e vedere cosa sarebbe successo. Da quella sera. infatti, iniziò a sognare ogni giorno la gemma ed ogni sera attraverso un sogno, la riusciva a curare.
A cura di N. D.
PHOTOALBUM
I nonni diventano protagonisti
A cura dei bambini della V^A della SCUOLA PRIMARIA di Via Adda
Intervista ai nonni sul loro modo di giocare
I nonni tornano di moda raccontando la loro infanzia descrivendola bella nonostante fossero costretti a
lavorare in un periodo storico molto duro, infatti sono figli del dopoguerra.
Duis autem vel eum iriure dolor in hendrerit in vulputate velit esse molestie consequat, vel illum dolore eu feugiat nulla facilisis at vero eros et accumsan et iusto odio dignissim qui blandit
Molti nonni giocavano all’aria aperta, spesso
in campagna o nelle strade delle città e lo facevano SEMPRE in compagnia. Alcuni di loro non desideravano
nessun gioco, mentre gli altri ne desideravano eccome! I più richiesti erano: bici e bambole.
Per via della disponibilità economica ridotta non si potevano permettere dei giochi, mentre altri, pur
avendo sempre pochi soldi, riuscivano a possederne. I giochi più frequenti che sono emersi dalla statistica
della 5A sono: la palla, la bicicletta, i mattoncini e le bambole.
+info
Malgrado il loro periodo difficile non hanno perso l’entusiasmo e ancora oggi alcuni nonni non hanno
smesso di giocare.
Title 1
+info
All’epoca molti
nonni avrebbero voluto avere dei giochi, ma per ristrettezze economiche non potevano comprarne.
Tuttavia erano lo stesso fortunati, perché grazie alla loro fantasia e alla creatività riuscivano a costruire dei
giochi che, ancora oggi, lasciano a bocca aperta i giovani che hanno il piacere e l’onore di poterli vedere.
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Molti nonni giocavano all’aria aperta, spesso
in campagna o nelle strade delle città e lo facevano SEMPRE in compagnia. Alcuni di loro non desideravano
nessun gioco, mentre gli altri ne desideravano eccome! I più richiesti erano: bici e bambole.
Info
Title 1
Sicuramente le loro costruzioni e le loro bambole non hanno niente da invidiare ai giochi prefabbricati di
oggi che sono uguali gli uni agli altri.
La fantasia era al primo posto nella loro vita e nella loro immaginazione
riuscendo così a creare un vero e proprio piccolo mondo di giochi.
Infatti non invidiano il modo di divertirsi dei giovani, perché pensano che la tecnologia non aiuti a
socializzare ma anzi, allontani i ragazzi dal mondo esterno, tendono ad isolarli e portandoli così
all’individualismo e al non confronto con i pari.
La vera soddisfazione dei nonni di quel tempo era proprio quella di
creare questi giochi grazie a materiali che venivano usati tutti i giorni a casa come: stoffa, bottoni, spago,
pezzetti di legno e scatole.
Title 1
Altri nonni invece invidiano, in parte, il modo di giocare dei
ragazzi perché i giovani possono avere tutto quello che vogliono in un’epoca così tecnologica e
industrializzata
ma allo stesso tempo non riescono a realizzare quanto sono fortunati in quanto possono
accedere a giochi sempre nuovi mentre i nonni dovevano accontentarsi di quelli malridotti o che passavano
da fratello a sorella e viceversa.
Il consiglio dei nonni durante questa intervista è stato quello di lasciar
perdere la tecnologia e divertirsi all’aria aperta con gli amici ritrovando la bellezza di quel tempo che loro
hanno dovuto lasciare troppo in fretta.
Title 1
+info
Ringraziamo la maestra Martina per aver permesso questa intervista alla classe e ai nonni che hanno, gioiosamente, partecipato
Ci sentiamo anche noi di dare un consiglio ai nonni ovvero che la
tecnologia, se usata con consapevolezza, moderazione e senso di responsabilità, può essere un buon
alleato anche per la condivisione con gli altri. Infondo il Covid ci ha insegnato che la tecnologia è stata
fondamentale per rompere le distanze e poter vedere i propri amici anche solo attraverso uno schermo.
Title 1
Arte e cultura
Astronomia
L' opera più antica
Tramonto su Marte
Nel 2019, alcuni scienziati hanno scoperto la più antica opera d’arte al mondo, creata....
Il tramonto su Marte è di colore..
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Jannik Sinner inizialmente non praticava il tennis, infatti praticava...
Il Canada è il paese con più laghi in tutto il mondo, con...
A cura di N. B. III B
Title 1
Vincent Van Gogh
Title 1
la storia
Nato in Olanda, fu l'autore dai "MILLE DISEGNI", influenzando i dipinti dell'Età Moderna. Venne disprezzato in vita perché lo ritenevano pazzo, infatti lo ricoverarono nel villaggio di Auvers -Sur-Oise in Francia, dove come dice la famosa leggenda, si tagliò l'orecchio per poi morire il 29 Luglio 1890.
Title 1
Grande esposizione dei dipinti di Van Gogh a Milanoesperienza stupefacente con 4 stelle e 1/2 di recensione
Title 1
alcune opere
autoritratto di van gogh
notte stellata
Author Name
campo di grano con volo di corvi
mangiatori di patate
A cura di M. P. II B
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Catalogo della moda
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01
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Scarpe
Vestiti
04
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Gioielli
Accessori
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Vestiti
Shoes
Clothes
Jewelry
Accessories
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Vestiti Contemporanei
Vestiti
Oggi vogliamo accompagnarvi in un mondo di: stili, tessuti, trasgressioni, usanze e idee.
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Shoes
Clothes
Jewelry
Accessories
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Vestiti
Il Tailleur di Chanel
Pantaloni in pelle
I Jeans
Lo smoking di Yves Saint Laurent
Pantaloni di pelle: da abbianrli con tutto, un pantalone usato con diversi stili.
Un Tailleur di classe 1923, uno dei tanti abiti più iconici.
I pantaloni più eleganti e comodi fino ad oggi .
Nato nel 1966 e usato fino ai nostri giorni.
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Jewelry
Accessories
Shoes
Clothes
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Scarpe
Shoes
Clothes
Jewelry
Accessories
Title 1
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Scarpe che hanno fatto la storia
Oggi, insieme, vi faremo vedere dei modelli di scarpe che hanno fatto la storia e che ancora la continuano a fare con le loro magnifiche caratteristiche che le rendono uniche nel loro genere .
Scarpe
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02
I Texani
Air Jordan
Gli stivali i più iconici in tutto il mondo insieme alla loro storia
Le prime Air Jordan uscite nel 1985
Scarpe
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I Mocassini
Le Converse
Le scarpe da ginnastica che hanno fatto impazzire il mondo
I Mocassini del nostro tempo
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Shoes
Clothes
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Accessories
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Accessori
Shoes
Clothes
Jewelry
Accessories
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Borsa Louis Vuitton
Occhiali da sole
Gli occhiali da sole, l’accessorio per antonomasia, hanno fatto molta strada dalla loro invenzione fino ad oggi.
Nata negli anni ’30, usata ancora oggi, il baulettto è una delle it bag più famoso di sempre
Accessori
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Cintura di Gucci
Borsa di Chanel
Il rosa colora la hobo bag e la shopper mini Chanel declinata in pelle invecchiata lucida e tracolla in metallo effetto dorato.
La cintura più iconica utilizzata dagli anni 2000
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Gioielli
Shoes
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Gioielli
Anello con forma di serpente
Bracciale Pandora
Collana a croce
Pendente Swarovski
Ideato nel 2000 per raggruppare dei ricordi attraverso dei Charm
Un elegante pendente diffuso fin dagli anni 20'
Accessorio usato attualmente
Un anello elegante da mettere su qualsiasi capo
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Clothes
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Accessories
Title 1
La Moda Bio
L’abbigliamento biologico utilizza tessuti realizzati con fibre biologiche di origine vegetale o animale. La produzione biologica elimina o riduce sensibilmente l’utilizzo di sostanze chimiche, aiutando la salute e l’ambiente.
Tutti i prodotti, per definirsi biologici, devono essere ottenuti tramite agricoltura biologica. L’alimentazione bio è ormai molto diffusa, tutti i supermercati hanno un reparto dedicato al biologico e tante aziende offrono i propri prodotti biologici, come frutta e verdura online.
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A cura di E. Z. I B e di F. I. III B
Title 1
Title 1
photography: Thought Catalog
Trimestrale 4Chiacchiere News n.3 a.s. 2023-2024
nerina nanni
Created on May 19, 2024
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magazine
I nonni raccontano...
A cura dei bambini della V^A della SCUOLA PRIMARIA di Via Adda
17
Trimestrale della Scuola Secondaria di I grado"Raffaello Giovagnoli" di Monterotondo
nº
Anno MMXXIV
TRIMESTRALE SCUOLA SECONDARIA di I grado RAFFAELLO GIOVAGNOLI
4Chiacchiere News
Laboratorio inclusivo a.s. 2023-2024
Sempre con voi!
Elaborati vincitori del Concorso Letterario -Giornalistico IV Ed.
Vincent Van Gogh
Insieme per crescere
I nonni diventano protagonisti
La Moda
Curiosità dal Mondo
Locandine
Title 1
Congratulazioni ai nostri primiclassificati del Concorso 4Chiacchiere News quarta Edizione a.s. 2023-2024
Title 1
Era un cubo di roccia nera, privo di incisioni. E sul cubo la grande gemma balenava e scintillava. Il ragazzo non aveva mai visto un cristallo così immenso. Si chinò incuriosito, e le fredde luci mobili che vi guizzavano gli inondarono il viso di un riflesso irrequieto. Quando tese la mano, accadde qualcosa… Partendo da questo incipit, inventa un racconto fantasy che abbia come protagonista un ragazzo che intraprende un’avventura in un mondo immaginario pieno di pericoli ma anche di meraviglie.
MONDI PARALLELI
E sul cubo la grande gemma balenava e scintillava. Il ragazzo non aveva mai visto un cristallo così immenso. Si chinò incuriosito, e le fredde luci mobili che vi guizzavano gli inondarono il viso di un riflesso irrequieto. Quando tese la mano accadde qualcosa…
il ragazzo pensò allora di andare a trovare l’uomo sotto terra e chiese a Tyron come arrivarci. Lo iokuy rispose che per arrivare bisognava trovare un ingresso segreto sconosciuto anche a lui, però sapeva che nell'antica città di Amor, nota come le città del contrario per via delle sue stravaganti abitazioni costruite sottosopra, si trovava una mappa che spiegava come entrare nei sotterranei. Il ragazzo chiese a Tyronda dove potesse partire la ricerca e l'animale rispose che poteva provare dal monumento più antico della città: l'Oessoluc. Così Luigi, questo era il nome del ragazzo, e il suo nuovo amico si diressero verso l'Oessoluc. Appena arrivati iniziarono ad esplorare il suo interno. Cercarono un ingresso per tutta la mattina quando videro un mattone con qualcosa scritto sopra. Erano delle coordinate che indicavano un punto preciso dove recarsi: l'Orof Onamor. Proprio in quel punto si sarebbe potuta trovare una botola segreta che conduceva nelle nuove città sotterranee. Appena scese sotto terra era spaventato, poiché tutto quello che vedeva gli sembrava assurdo e inverosimile.
Un vortice di luce e colori lo travolse e all’improvviso si ritrovò in un'altra dimensione. Era spiazzato e disorientato, la prima cosa che lo colpì fu la luce del sole, era più rossa, tendente all’arancio scuro. Poi chinò la testa, vide l’erba e si stupì. Non aveva il colore verde a cui era abituato,era viola! Il suo primo pensiero fu quello di trovare un riparo per la notte e così cominciò a camminare, quando, in lontananza, vide un castello con attorno delle cupole fluttuanti. Più si avvicinava al castello, più ammirava la sua imponenza. Entrando si meravigliò del fatto che non vi fosse nessuno, solo qualche strano animale che non aveva mai visto. Iniziò a giocare con loro e notò che uno somigliava molto al suo cane Zeus tranne per il fatto che sapeva parlare… parlare?! Il ragazzo sobbalzò dalla paura e disse: “Chi sei? Come fai a parlare?” L’animale rispose sorridendo: “Io sono Tyron e sono un iokuy. La superficie terrestre in questa dimensione è governata da noi animali poiché circa 10000 anni fa, per via del cambiamento climatico, l’uomo fu costretto a vivere sottoterra”.
Title 1
Le case fluttuanti erano costruite al contrario e le macchine, i treni, gli autobus, andavano al contrario. Perfino le lancette dell'orologio giravano al contrario
Era un cubo di roccia nera, privo di incisioni. E sul cubo la grande gemma balenava e scintillava. Il ragazzo non aveva mai visto un cristallo così immenso. Si chinò incuriosito, e le fredde luci mobili che vi guizzavano gli inondarono il viso di un riflesso irrequieto. Quando tese la mano, accadde qualcosa… Partendo da questo incipit, inventa un racconto fantasy che abbia come protagonista un ragazzo che intraprende un’avventura in un mondo immaginario pieno di pericoli ma anche di meraviglie.
A cura di E. A.
Era un cubo di roccia nera, privo di incisioni. E sul cubo la grande gemma balenava e scintillava. Il ragazzo non aveva mai visto un cristallo così immenso. Si chinò incuriosito, e le fredde luci mobili che vi guizzavano gli inondarono il viso di un riflesso irrequieto. Quando tese la mano, accadde qualcosa di inaspettato. La roccia cominciò a diventare sempre più grande fino a svelare una porta.
Il ragazzo indietreggiò impaurito e stupefatto allo stesso tempo. Una voce che proveniva da dentro la porta, lo invitava ad entrare: “Entra ragazzo, senza paura! Ai tuoi problemi troverò la cura”. Seppur insicuro su cosa fare decise di entrare. Quindi prese un respiro profondo e varcò la porta. Entrando rimase a bocca aperta. C’era una cascata azzurra come il cielo e tante api che si posavano sui bellissimi girasoli profumati estraendone il nettare. C’era anche un albero che ispirava timore nel ragazzo. All’improvviso la voce riprese a parlare: “Vieni da me fidati”. Il ragazzo rispose istantaneamente: “No, neanche morto”. Per qualche secondo ci fu un silenzio tombale.
L’albero però non aveva una porta come la roccia di prima e il giovane non sapeva come entrare. Mentre era seduto a pensare notò che c’era un buco vicino all’ albero. Senza pensarci due volte entrò. Dento c’era una incisione sulla parete che diceva: “Per tornare nel tuo mondo dovrai affrontare tre sfide”. La voce riprese a parlare: “Se la prima sfida vorrai superare una tigre dovrai catturare”. Il ragazzo non ebbe nemmeno il tempo di ragionare sulla frase, che una tigre uscì dalla parete ruggendo così forte da stordirlo per un attimo. La tigre continuava ad avvicinarsi sempre più minacciosa. Era terrorizzato e non riusciva a muovere un muscolo: “Aiuto, aiuto!”. Gridava disperato. La tigre gli balzò addosso.
Tutto d’un tratto la cascata si prosciugò e al suo posto rimasero solo rocce scure come le tenebre, le api diventarono mosche e i girasoli buche piene di sangue.
D’impulso tese il braccio destro avanti. Per suo stupore gli si formò una barriera protettiva intorno, su cui la tigre andò a sbattere perdendo i sensi e cadendo a terra. Il ragazzo si lasciò sfuggire un sospiro di sollievo. Senza perdere tempo legò la tigre con una corda che aveva trovato per terra.
Sul suolo comparve una scritta: “Entra dentro all’albero di cui hai tanta paura, se non vuoi che questo viaggio si trasformi in una tortura”. Il ragazzo impaurito si diresse verso l’albero.
Title 1
Camminava in cerca di una luce, quando appoggiò il piede sinistro su una mattonella che si ruppe cadendo nel vuoto, lasciando uscire un serpente da dentro che gli morse la caviglia. Il ragazzo cadde a terra dolorante. La voce cominciò a parlare: “Se l’ultima sfida vorrai superare sulle mattonelle giuste dovrai saltare”. Era a terra e non riusciva a muoversi. Tutto d’un tratto, però, i dolori svanirono. La sala si illuminò mostrando delle mattonelle con degli strani simboli sopra. Sulla parete c’erano tre stelle illuminate. Una di esse cominciò a diventare sempre più opaca fino a spegnersi. Sulla parete (come nella prima sala) c’era un’incisione che diceva: “Salta sulle mattonelle giuste, solo tre volte potrai sbagliare”. Il ragazzo capì che le stelle illuminate erano le tre vite che aveva a disposizione. Così guardo con decisione le mattonelle. Guardò i simboli per terra. C’era il simbolo del coniglio, quello della volpe, del teschio, quello dell’orso quello del Leone, quello del mare e quello dello squalo. Dopo averci ragionato attentamente decise di saltare sopra quello con il simbolo del coniglio. Appena ci saltò sopra dei conigli inferociti cominciarono a mordere e graffiare il giovane. All’improvviso, come successo in precedenza
La voce cominciò a parlare: “Se la seconda sfida vorrai superare il dono giusto dovrai scegliere”. Davanti a lui, da sotto le pietre, spuntarono tre scatole. Una era tutta d’oro con sopra dei lingotti in oro massiccio, una in argento con sopra dei diamanti e, infine, una scatola in semplice legno con sopra una chiave. Il ragazzo non aveva mai visto tanto oro e tanti diamanti in vita sua, ma dentro di lui qualcosa lo spingeva a prendere la chiave. Era indeciso ma una voce stavolta proveniente da dentro di lui gli diceva: “Tocca gli oggetti e prendi quello che più ad un abbraccio assomiglia”. Era confuso. Decise di ascoltare la voce e cominciò a toccare gli oggetti. I lingotti erano freddi come il ghiaccio i diamanti, invece, erano caldi come il fuoco. Toccando la chiave però sentì un tiepido calore diffondersi nel suo corpo come un abbraccio ed esclamò: “E’ questo!”.
Prese la chiave in mano e per magia si aprì una botola davanti ai suoi piedi. C’era un lucchetto blindato e il ragazzo non sapeva come entrare. Provò tirando calci, pietre e pugni. Ormai aveva perso le speranze, quando si ricordò di avere la chiave. La prese dalla tasca e la infilò dentro il lucchetto che si aprì. La botola all’interno era buia. Il ragazzo, anche se non entusiasta all’idea entrò. Non riusciva a vedere niente.
Title 1
Ormai aveva perso le speranze, quando si ricordò di avere la chiave. La prese dalla tasca e la infilò dentro il lucchetto che si aprì. La botola all’interno era buia. Il ragazzo, anche se non entusiasta all’idea entrò. Non riusciva a vedere niente.
La voce cominciò a parlare: “Se la seconda sfida vorrai superare il dono giusto dovrai scegliere”. Davanti a lui, da sotto le pietre, spuntarono tre scatole. Una era tutta d’oro con sopra dei lingotti in oro massiccio, una in argento con sopra dei diamanti e, infine, una scatola in semplice legno con sopra una chiave. Il ragazzo non aveva mai visto tanto oro e tanti diamanti in vita sua, ma dentro di lui qualcosa lo spingeva a prendere la chiave. Era indeciso ma una voce stavolta proveniente da dentro di lui gli diceva: “Tocca gli oggetti e prendi quello che più ad un abbraccio assomiglia”. Era confuso. Decise di ascoltare la voce e cominciò a toccare gli oggetti. I lingotti erano freddi come il ghiaccio, i diamanti, invece, erano caldi come il fuoco. Toccando la chiave però sentì un tiepido calore diffondersi nel suo corpo come un abbraccio ed esclamò: “E’ questo!”.
Camminava in cerca di una luce, quando appoggiò il piede sinistro su una mattonella che si ruppe cadendo nel vuoto, lasciando uscire un serpente da dentro che gli morse la caviglia. Il ragazzo cadde a terra dolorante. La voce cominciò a parlare: “Se l’ultima sfida vorrai superare sulle mattonelle giuste dovrai saltare”. Era a terra e non riusciva a muoversi. Tutto d’un tratto, però, i dolori svanirono. La sala si illuminò mostrando delle mattonelle con degli strani simboli sopra. Sulla parete c’erano tre stelle illuminate. Una di esse cominciò a diventare sempre più opaca fino a spegnersi. Sulla parete (come nella prima sala) c’era un’incisione che diceva: “Salta sulle mattonelle giuste, solo tre volte potrai sbagliare”. Il ragazzo capì che le stelle illuminate erano le tre vite che aveva a disposizione. Così guardo con decisione le mattonelle.
Prese la chiave in mano e per magia si aprì una botola davanti ai suoi piedi. C’era un lucchetto blindato e il ragazzo non sapeva come entrare. Provò, tirando calci, pietre e pugni.
Title 1
Guardò i simboli per terra. C’era il simbolo del coniglio, quello della volpe, del teschio, quello dell’orso quello del leone, quello del mare e quello dello squalo. Dopo averci ragionato attentamente decise di saltare sopra a quello con il simbolo del coniglio. Appena ci saltò sopra dei conigli inferociti cominciarono a mordere e a graffiare il giovane. All’improvviso, come successo in precedenza il dolore svanì.
Infine, saltò sulla mattonella con disegnato sopra un teschio che rappresentata la sua più grande paura, la morte. Dentro si sentì un peso lasciare il suo corpo. Le sue paure erano tutte scomparse. Davanti a sé si aprì una porta identica a quella da cui era entrato. La voce cominciò a parlare probabilmente per l’ultima volta: “Hai superato le tue paure e ora potrai tornare nel tuo mondo”. Il ragazzo con le lacrime di gioia varcò la porta. Non ci poteva credere, era finalmente tornato nel suo mondo: “Sono tornato! Sono tornato!”, gridava. Così si incamminò verso casa. Appena i suoi genitori lo videro scoppiarono in lacrime. Finalmente, era tornato tutto alla normalità.
La seconda stella cominciò a diventare sempre più opaca fino a spegnersi. Il ragazzo non sapeva come decidere su quale mattonella saltare. Tutto d’un tratto si ricordò delle parole che aveva citato la voce all’inizio della sua avventura. Un sorriso pian piano gli si stampò in faccia. Ora sapeva su quali mattonelle saltare. Doveva saltare sulle mattonelle con sopra disegnate le sue paure. Così cominciò saltando sulla mattonella con disegnato il volto di un orso. Appena ci saltò sopra, dentro il suo corpo scomparve la paura degli orsi. Così saltò sulla mattonella con sopra disegnato il mare e dentro al suo corpo scomparve, anche, la paura di annegare.
A cura di L. M.
Al ragazzo quel luogo trasmetteva molta serenità, ma proprio mentre stava pensando questo, dall’acqua spuntò un mostro enorme che divorò tutte le anatre. Così, il ragazzo capì che quello era un luogo magico, ma anche un tantino terrificante. Oltre al lago, si trovavano anche tantissimi alberi giganti che ospitavano molti animali, come scoiattoli, picchi e gufi. Mandando lo sguardo oltre quella foresta, si notava un buco nel terreno dove si vedevano camminare migliaia e migliaia di piccolissime formiche e proprio al centro della cavità c’era una formica gigante. Proprio sulla riva del lago, c’era un immenso castello che il ragazzo decise di esplorare.
Era un cubo di roccia nera, privo di incisioni. E sul cubo la grande gemma balenava e scintillava. Il ragazzo non aveva mai visto un cristallo così immenso. Si chinò incuriosito, e le fredde luci mobili che vi guizzavano gli inondarono il viso di un riflesso irrequieto. Quando tese la mano, accadde qualcosa… Partendo da questo incipit, inventa un racconto fantasy che abbia come protagonista un ragazzo che intraprende un’avventura in un mondo immaginario pieno di pericoli ma anche di meraviglie.
IL POTERE DI UNA LACRIMA
… “PUFF”!!! Il ragazzo si ritrovò in un universo parallelo. I suoi occhi notarono un grandissimo lago con delle ninfee bianche, rosa e gialle e all’interno di quell’acqua, limpida come un diamante, si trovavano dalle anatre e delle ranocchie che ai suoi occhi risultarono graziosissime.
Title 1
Pietro sbiancò tutto d’un tratto e chiese al troll: «Ma tu potresti aiutarmi ad uscire sano e salvo da qui e a procurarmi una medicina che faccia guarire mio padre?» A quella domanda, seguì un: «Certo!» che risuonò in ogni parte del castello. Pietro era molto rassicurato nel sentire quel tono di amicizia nella voce del troll e così iniziarono ad esplorare il castello. Dopo pochi passi, e senza neanche accorgersene, i due si ritrovarono in un luogo buio e pieno di ragnatele.
Appena si avvicinò, notò una grande scritta sul portone di ingresso: “ATTENZIONE AI TR…” Non riusciva a capire a cosa dovesse fare attenzione, perché l’ultima parola era stata cancellata dal tempo. Il ragazzo, con molto timore, entrò nella fortezza. Vide una creatura grande, spaventosa e verde.
Doveva essere un troll! Le sue gambe iniziarono a tremare, ma nonostante ciò, corse di qua e di là e, quando pensò di essere sfuggito al troll, si accorse che lui lo stava inseguendo. La creatura, però, dimostrò di essere mostruosa solo nell’aspetto perché gli disse di smetterla di correre e che non gli avrebbe fatto del male. Il ragazzo, tranquillizzato da quelle parole, disse al troll di chiamarsi Pietro e di non aver capito bene come fosse arrivato in quel posto. La sua mamma lo aveva mandato in farmacia per comprare un medicinale per il suo papà che era da tempo molto malato. La “mostruosa” creatura disse a Pietro: «Oh, ragazzo, ti svelo un segreto; devi fare molta attenzione perché in questo castello non ci sono solo io, ma anche altri troll che sono aggressivi e furiosi!
Il troll lo conosceva bene, era la casa di Ghrondoll: il troll più feroce di tutto il castello. All’improvviso si sentì una voce tuonare, Ghrondoll doveva essersi svegliato! Pietro non riusciva più a trattenersi e allora gridò: «Oh no, adesso verremo tutti divorati in un sol boccone, ho paura! Amico troll, ti prego aiutami tu!» La creatura gli rispose: «Ragazzo, non chiamarmi più troll, il mio nome è Porcillo e ricordati che io sono qui proprio per aiutarti!» Dopo queste parole, si sentì una voce gridare: «Voi chi siete e cosa ci fate qui a casa mia?! ma Porcillo lo rassicurò facendogli vedere un sacchetto che si trovava sul suo collo.
Title 1
Il troll prese un po’ della polverina che si trovava all’interno del sacchetto e la distribuì sia sulla sua testa che su quella di Pietro; in un attimo, i due scomparvero: erano diventati invisibili! Il ragazzo era molto ammirato dai poteri del troll e i due uscirono sani e salvi dal castello, essendo invisibili.
Pietro era così contento che si arrampicò su Porcillo per abbracciarlo e lo ringraziò almeno mille volte. Così Porcillo estrasse dalla sua tasca una bottiglietta e chiese a Yux di offrirgli una lacrima per Pietro.
Raccolta la lacrima, il troll aiutò Pietro a salire sul drago e gli raccomandò di tenersi saldamente. Pietro lo ringraziò per l’ennesima volta e gli disse che non lo avrebbe mai dimenticato. Yux cominciò a volare oltre le nuvole e Pietro era estasiato da quello che vedeva.
Appena fuori, Porcillo fece un fortissimo fischio e insieme a Pietro tornarono visibili; quello era un modo per annullare l’incantesimo dell’invisibilità, e non solo… Quel fischio era anche un richiamo per un bellissimo drago bianco, candido come la neve. Dopo pochi minuti, questa maestosa creatura si presentò agli occhi increduli di Pietro. «Hai visto che bell’esemplare di drago che è il mio amico? Si chiama Yux e ti riporterà a casa.», disse Porcillo. «Non avevo mai visto un drago! È bellissimo!!! Però, non posso tornare a casa, non ho trovato ancora niente che possa guarire mio padre!» Ma Porcillo lo interruppe dicendogli: «Sarà proprio Yux a guarire tuo padre». «Come potrà aiutarmi Yux?», disse. «Le sue lacrime possono guarire da qualsiasi malattia».
All’improvviso, comparve un buco nero davanti a loro e il drago, con uno scossone, fece cadere Pietro proprio al centro di quel grande buco. Il ragazzo urlò così forte da perdere la voce. Quando riaprì gli occhi, si ritrovò nel punto esatto dove aveva visto per la prima volta la gemma. Senza perdere neanche un secondo, corse verso casa e consegnò la lacrima di drago alla mamma dicendole di farla bere subito al padre, perché lo avrebbe fatto guarire. Appena la bevve, il papà si sentì ritornare le forze di un giovane e tutti i dolori scomparvero.
Era un cubo di roccia nera, privo di incisioni. E sul cubo la grande gemma balenava e scintillava. Il ragazzo non aveva mai visto un cristallo così immenso. Si chinò incuriosito, e le fredde luci mobili che vi guizzavano gli inondarono il viso di un riflesso irrequieto. Quando tese la mano, accadde qualcosa… Partendo da questo incipit, inventa un racconto fantasy che abbia come protagonista un ragazzo che intraprende un’avventura in un mondo immaginario pieno di pericoli ma anche di meraviglie.
Così, grazie a Pietro, e soprattutto ai suoi amici Porcillo e Yux, il padre guarì. Pietro e la sua famiglia vissero ancora tantissimi altri anni di felicità ed amore!
A cura di S. V.
LA PRIMA VOLTA CHE HO SOGNATO
... Vide una luce accecante, non si vedeva più nulla, aspettò pochi istanti e poi... Nulla, era finito tutto, era nel suo letto tutto sudato, la stessa camera vuota con un armadio scolorito e la testiera del letto piena di schegge, un piccolo comodino bordeaux e una abat-jour da notte azzurrina e antica.
Tornò sopra, si mise sul letto a leggere uno dei suoi fumetti preferiti, provò a riaddormentarsi per proseguire il sogno e ci riuscì. La prima parte del sogno la conosceva già: la pietra, la gemma, la luce e poi era un mistero. Continuò il sogno ma questa volta non si fermò. Era stupito. Dopo il bagliore, vide un prato di fronte al mare, tirava una leggera brezza. Quel luogo era disperso nel nulla, non c’erano case, alberi o persone, solo erba alta e folta e il mare.
Lui era un ragazzo alto con dei capelli biondo cenere e mossi con delle ciocche che gli coprivano gli occhi. Aveva gli occhi a mandorla e portava gli occhiali da vista. La carnagione del viso era chiara e pallida.
Non ci poteva credere. Era successo un’altra volta, in quel periodo gli capitava spesso di sognare la stessa scena. Era insopportabile, ogni volta era nell’istante prima di scoprire il mistero, ogni sera arrivava un millisecondo avanti. Si alzò, scese quelle scale scricchiolanti, girò l’angolo, si mise in ginocchio e pensieroso fece la sua solita colazione: latte e cereali in quella tazza giallastra. La sua vita era banale e noiosa ma allo stesso tempo triste ed emozionante. Suo padre era partito per la guerra nella Corea del Nord mentre sua madre lavorava e lui aveva la possibilità di vederla a stento tutte le sere. A prendersi cura di lui c’era la badante della nonna. Non gli dava molte attenzioni ma bastava per preparargli colazione, pranzo, cena e a volte delle tortine di riso che mangiava come dessert.
In lontananza però vedeva quelli che sembravano degli uccelli che si avvicinavano sempre più a lui. Aspettò pochi minuti e poi si accorse che non erano dei semplici gabbiani, bensì degli esseri mai visti sulla terra. Erano come dei pesci ma volanti e ricoperti di pelo. Si rese conto però che la pietra e la gemma erano sparite. Allora, stupefatto di quello che aveva visto, si incamminò facendosi largo tra l’erba folta. Dopo un po’ di tempo trovò una radura con dei fiori ed una piccola casetta mimetizzata tra le piante e ben curata. Aspettò stupito con la bocca spalancata e poi con un filo di voce disse: “C’è nessuno?”, nessuno rispose.
opposto del mare, in un posto sconosciuto ad anima viva. Ora ti starai chiedendo come sei finito qui, ad Arkan, tu sei la nostra salvezza: la pietra è custodita da un guardiano, che è morto molti anni fa, e tu sei il suo successore.” Il ragazzo era stupefatto, ma non aveva capito a cosa servisse questa pietra. Allora glielo chiese e il vecchio con un accenno di un sorriso rispose: ”Quella pietra mantiene in equilibrio il mondo, ma da quando il guardiano è morto la pietra non veniva più curata. Perciò il mondo ha cominciato a decadere, a partire da questo posto. Con il tuo arrivo il mondo ha avuto un'altra possibilità. Io custodisco i sogni di ogni abitante nel mondo e ho pensato che tu fossi abbastanza maturo per proseguire il sogno e salvare il mondo. Bene, ora per salvare la gemma dovrai attraversare il mare, tranquillo non sarà complicato. Ti procurerò una barca a vela. Ma quando arriverai e ti troverai la pietra davanti, non sarà come la sogni normalmente.
Allora bussò alla porta facendosi largo tra l’edera e le altre piante rampicanti. Rispose una voce maschile e anziana dal tono scocciato. “Cosa vuoi?” “E soprattutto, chi sei?” Il ragazzo rispose intimorito: “Non so dove sono. Mi può illustrare la strada per Gumi, il paese da cui provengo?”. Il vecchio aprì la porta e lo spinse bruscamente dentro casa sbattendogli la porta alle spalle. Il vecchio si sedette ad un tavolo e disse che non conosceva minimamente quel paese, allora il ragazzo si affrettò a chiedere dove si trovassero ed il vecchio rispose: ”Qui c’è pace, qui non ci comanda nessuno, ma è anche vero che qui non ci arriva anima viva tranne i lajus che sono inutili come me e per questo ci hanno mandato qui".
"Ma qui dove?! “ chiese il ragazzo. Il vecchio fece un sospiro e poi iniziò: ”Qui, un centinaio di anni fa, c'era vita. Eravamo tutti felici. C'erano alberi folti, fiori e pozzi pieni d'acqua. Poi un giorno finì tutto. Questo luogo, che può sembrare “vuoto”, in realtà ha uno scopo inalienabile sulla terra: la gemma madre è conservata dal lato
Ci sarà un forte vento che ti proverà a respingere, ma tu non mollare, vai avanti. Una volta che avrai toccato la pietra e che l'avrai rimessa sul piedistallo finirà tutto.” A quel punto il ragazzo aveva ancora qualche domanda, ma non fece in tempo a dire niente che il vecchio svanì nel nulla. Allora, dubbioso, si avviò verso il mare che si stava increspando. Si voltò verso il prato, poi si rigirò. Comparve davanti a lui una barca a vela, come promesso dal vecchio. Si mise nella barca e, senza inconvenienti, attraversò il mare rapidamente. In realtà non aveva paura di un po’ di vento, ma non aveva idea di quanto fosse forte, scese dalla barca ed un istante dopo si ritrovò a terra, il vento era veramente forte! Si rialzo con tono solenne e corse avanti lasciandosi alle spalle quella massa ďaria, toccò la pietra, ma cascò di nuovo a terra. Gli mancava un passo per salvare il mondo e sapeva che se avesse mollato la pietra il mondo sarebbe collassato per colpa sua, allora con le ultime forze si alzò, toccò il piedistallo e ci appoggiò la gemma, che si stava rovinando per via del vento.
Poi si teletrasportò in camera sua, risvegliandosi in pensiero per la pietra, scese le scale, andò in cucina con l’intento di preparare la cena, ma si accorse che era solo a metà mattinata. Non vedeva l'ora che arrivasse la sera
per mettersi a sognare e vedere cosa sarebbe successo. Da quella sera. infatti, iniziò a sognare ogni giorno la gemma ed ogni sera attraverso un sogno, la riusciva a curare.
A cura di N. D.
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I nonni diventano protagonisti
A cura dei bambini della V^A della SCUOLA PRIMARIA di Via Adda
Intervista ai nonni sul loro modo di giocare
I nonni tornano di moda raccontando la loro infanzia descrivendola bella nonostante fossero costretti a lavorare in un periodo storico molto duro, infatti sono figli del dopoguerra.
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Molti nonni giocavano all’aria aperta, spesso in campagna o nelle strade delle città e lo facevano SEMPRE in compagnia. Alcuni di loro non desideravano nessun gioco, mentre gli altri ne desideravano eccome! I più richiesti erano: bici e bambole.
Per via della disponibilità economica ridotta non si potevano permettere dei giochi, mentre altri, pur avendo sempre pochi soldi, riuscivano a possederne. I giochi più frequenti che sono emersi dalla statistica della 5A sono: la palla, la bicicletta, i mattoncini e le bambole.
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Malgrado il loro periodo difficile non hanno perso l’entusiasmo e ancora oggi alcuni nonni non hanno smesso di giocare.
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All’epoca molti nonni avrebbero voluto avere dei giochi, ma per ristrettezze economiche non potevano comprarne. Tuttavia erano lo stesso fortunati, perché grazie alla loro fantasia e alla creatività riuscivano a costruire dei giochi che, ancora oggi, lasciano a bocca aperta i giovani che hanno il piacere e l’onore di poterli vedere.
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Molti nonni giocavano all’aria aperta, spesso in campagna o nelle strade delle città e lo facevano SEMPRE in compagnia. Alcuni di loro non desideravano nessun gioco, mentre gli altri ne desideravano eccome! I più richiesti erano: bici e bambole.
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Sicuramente le loro costruzioni e le loro bambole non hanno niente da invidiare ai giochi prefabbricati di oggi che sono uguali gli uni agli altri.
La fantasia era al primo posto nella loro vita e nella loro immaginazione riuscendo così a creare un vero e proprio piccolo mondo di giochi.
Infatti non invidiano il modo di divertirsi dei giovani, perché pensano che la tecnologia non aiuti a socializzare ma anzi, allontani i ragazzi dal mondo esterno, tendono ad isolarli e portandoli così all’individualismo e al non confronto con i pari.
La vera soddisfazione dei nonni di quel tempo era proprio quella di creare questi giochi grazie a materiali che venivano usati tutti i giorni a casa come: stoffa, bottoni, spago, pezzetti di legno e scatole.
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Altri nonni invece invidiano, in parte, il modo di giocare dei ragazzi perché i giovani possono avere tutto quello che vogliono in un’epoca così tecnologica e industrializzata
ma allo stesso tempo non riescono a realizzare quanto sono fortunati in quanto possono accedere a giochi sempre nuovi mentre i nonni dovevano accontentarsi di quelli malridotti o che passavano da fratello a sorella e viceversa.
Il consiglio dei nonni durante questa intervista è stato quello di lasciar perdere la tecnologia e divertirsi all’aria aperta con gli amici ritrovando la bellezza di quel tempo che loro hanno dovuto lasciare troppo in fretta.
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Ringraziamo la maestra Martina per aver permesso questa intervista alla classe e ai nonni che hanno, gioiosamente, partecipato
Ci sentiamo anche noi di dare un consiglio ai nonni ovvero che la tecnologia, se usata con consapevolezza, moderazione e senso di responsabilità, può essere un buon alleato anche per la condivisione con gli altri. Infondo il Covid ci ha insegnato che la tecnologia è stata fondamentale per rompere le distanze e poter vedere i propri amici anche solo attraverso uno schermo.
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A cura di E. Z. I B e di F. I. III B
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