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Museo Arte Greca

Maddalena Moschetti

Created on May 19, 2024

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Transcript

Maddalena Moschetti Emma Longaretti Giulia Donarini Chiara Giavaldi
percorso museale

κάλλος

canoni di bellezza greci

Inizia

In questa mostra verrà illustrata la bellezza percepita nelle varie epoche dai greci: età arcaica, età ellenistica, età classica e in particolare delle opere minoiche e micenee. La scultura in età arcaica (VIII-VI sec. a.C.) presenta figure umane statiche e frontali, rappresentate con pochi dettagli anatomici. Le statue maschili sono dette “kouroi” e quelle femminili “korai”. In età classica (V-IV sec a.C.) la postura è più naturale, perché il peso poggia su una gamba sola (posa definita chiasmo). Il corpo è ben proporzionato e la muscolatura curata. In età ellenistica (IV-I sec a.C.) la figura ha spesso una posa dinamica o inconsueta, spesso è colta in momenti drammatici o critici.

Statue greche

La statua greca rappresenta una figura umana ideale. Per questo viene avviato un processo di "perfezionamento": gli artisti cercano di raggiungere proporzioni e forme perfette con un'attenzione sempre maggiore all'anatomia del corpo umano. Le forme anatomiche perfette nella statuaria greca corrispondono all'idea di perfezione morale. In un primo tempo questa perfezione è identificata con la geometria (quindi le forme anatomiche sono più geometriche), in seguito la perfezione morale si identifica sempre di più con la bellezza fisica ideale.

Idolo campaniforme
Medioevo ellenico

Questa statuetta in terracotta del 700-600 a.C. è una delle prime testimonianze dell’arte statuaria greca, risale infatti al primo periodo della storia della Grecia antica: il Medioevo Ellenico. In questo periodo, che va dal 1100 a.C. al 800 a.C., i greci non producono grande statuaria ma soltanto piccole statuette, questa è l’unica giunta fino a noi in buona forma. Rappresenta probabilmente una dea della natura, e veniva utilizzata in riti funebri per poi essere posta nei sarcofagi dei defunti.

KORE E KOUROS
periodo arcaico

Kuros e Kore sono figure generiche perché non hanno particolari attributi, caratteri distintivi né intenzioni ritrattistiche. Non compiono gesti e non sono mai impegnati in azioni particolari, tranne l'atteggiamento di offerta. Anche nello stile non sono mai realistiche, ma rispondono sempre a regole generali. Le statue venivano scolpite a tutto tondo partendo da un blocco di pietra o marmo, precedentemente squadrato e sbozzato.

Doriforo
periodo classico

Letteralmente significa "portatore di lancia”, è stato realizzato in bronzo tra il 450 e il 445 a.C. L’originale purtroppo è andato perso, attualmente abbiamo solo la copia di età romana in marmo. Questa scultura è considerata il capolavoro assoluto di Policleto, perché rappresenta la vera e propria bellezza ideale, secondo i greci. Per questo motivo viene chiamato anche “canone”, Policleto nella realizzazione di quest’opera comprese tutte le sue idee sulle perfette comprese tutte le sue idee sulle perfette proporzioni del corpo umano.Per esempio, la testa è ⅛ del corpo.

Venere di milo

Questa opera fu attribuita ad Alessandro di Antiochia grazie al ritrovamento di un'iscrrizione frammentaria. Venne ritrovata nel 1820 sull'isola di Milo. È una statua di marmo di medie dimensioni: raggiunge i 2 mentri in altezza, è profonda 0,7 m e larga 0,84 m. Si tratta della rappresentazione della dea Afrodite (Venere per i Romani). Quest'opera diventò un'icona della bellezza femminile dell'antichità grazie ai suoi tipici lineamenti greci e la sua eleganza degna di una dea. Nonostante sia una delle opere più importanti dell'Ellenismo, possiede ancora dei lineamenti classici: in questo periodo si cercano di trasmettere le vere emozioni umane ma questa statua conserva l'impassibilità classicista.

Arte minoica e micenea

La bellezza idealizzata da queste due popolazioni pone al centro il genere, le cui caratteristiche vanno enfatizzate al massimo. Per le donne, questo riguarda curve accentuate e vitino da vespa, mentre per gli uomini si aspira ad un fisico possente e muscoloso da guerriero, la vocazione maschile per eccellenza. Otteniamo queste informazioni da pitture vascolari e murali come gli affreschi del famoso Palazzo di Cnosso e da statuette in avorio, terracotta e vetro. Non hanno prodotto infatti statue di grandi dimensioni.

Affresco della Taurocatapsia
Arte minoica e micenea

Questo affresco a secco su stucco del 1500-1400 a.C. del Palazzo di Cnosso rappresenta un gioco cretese parte di un rito cerimoniale: è la taurocatàpsia. Questo rituale consiste in un salto acrobatico sopra un toro; quando il saltatore lo afferra per le corna, il toro da violentemente un colpo verso l'alto con la sua testa, fornendo al saltatore il momento e la spinta necessari per eseguire salti mortali e altre abilità acrobatiche.

Il saltatore di tori
Arte minoica e micenea

Questa statuetta in avorio proveniente dal Palazzo di Cnosso, la sola figura completa sopravvissuta fra le tante. Questa è la rappresentazione tridimensionale più antica del salto del toro. Si presume che dei fili in oro fossero usati per sospendere la statuetta sopra un toro.

La dea dei serpenti
Arte minoica e micenea

Questa statuetta di 34,5 cm di ceramica smaltata del 1700-1600 a.C. raffigura una donna dai seni abbondanti, simboli di fecondità, rivestita del tipico abito cretese, con una lunga gonna a balze stretta in corrispondenza della vita, e un corpetto a mezze maniche, anch’esso stretto in vita e aperto sui seni.

Tre fanciulle in blu
Arte minoica e micenea

Questo affresco del 1700-1400 a.C. mostra i busti di tre giovani donne molto pallide con i capelli riccamente acconciati, il seno scoperto e la veste molto stretta intorno alla vita. Le attestazioni di arte figurativa suggeriscono il vitino da vespa fosse particolarmente idealizzato nella cultura minoica, tale da indurci a concludere che modificazioni corporee potessero essere poste in pratica onde ottenerlo.

Maschera di Agamennone
Arte minoica e micenea

Questa maschera funebre in lamina d'oro del 1550-1500 a.C. è forse il più importante ritrovamento dell’arte micenea, che si deve ad Heinrich Schliemann. Egli pensò appartenesse al mitologico comandante Agamennone e anche se l’ipotesi è stata smentita da analisi temporali, la maschera conserva il nome dell’eroe. Alcuni hanno però messo in dubbio la sua veridicità, suggerendo che fosse un falso commissionato da Schliemann stesso. Dopo anni di analisi si è giunti alla conclusione che non sia un falso, ma un oggetto a cui un pesante intervento di restauro ha finito per cambiarne i connotati stilistici, allo scopo di ricavarne un’immagine quanto più simile ad un sovrano prussiano.

Principe dei Gigli
Arte minoica e micenea

Questo affresco è costituito da tre antichi frammenti di intonaco dipinto (la corona, il tronco, la gamba sinistra); le altre parti sono moderne e dunque posticce o ipotetiche. I muscoli ci ricordano ancora una volta quanto la forza e possenza fisica fosse il principale canone di bellezza maschile, così come il fisico a clessidra per le donne. Con questo affresco confermiamo anche ciò che abbiamo detto precedentemente: gli uomini minoici e micenei erano soliti rasarsi ed assumere un aspetto pulito.

Periodo arcaico

Nel periodo arcaico la scultura greca conosce un nuovo impulso: si evolve nelle tecniche, nei repertori figurativi, nelle forme. Nella scultura lo stile arcaico mostra una generale evoluzione da forme più generiche e schematiche a forme più naturalistiche. La figura umana è centrale e durante questo periodo si raffina la conoscenza dell'anatomia e delle proporzioni, le forme e le composizioni perdono l'antica rigidità, si fanno più morbide e sciolte. La posizione stante delle figure si arricchisce con l'accenno di un passo, o con un gesto di offerta per cercare di dare una forma di dinamismo. Nelle sculture c’è una ricerca della perfezione ottenuta tramite l’idealizzazione delle figure es moscoforo che ha forme talmente equilibrate e armoniche da assumere un valore emblematico e simbolico. Con il sorriso e lo sguardo tranquillo ma rispettoso rappresenta ogni persona che voleva avvicinarsi agli dei come se l’artista volesse rappresentare l’essenza stessa della fede.

SFINGE DEI NASSI
periodo arcaico

L'opera, realizzata in marmo di Nasso, è collocata su una colonna ionica, alta 12 metri ed è stata ritrovata presso il Santuario di Delfi, secondo alcuni studiosi, forse si trovava sulla tomba del serpente Pitone. Si tratta di un monumentale ex voto, offerto dai cittadini dell'isola di Naxos al Tempio di Apollo a Delfi e testimonia il perdurare del gusto orientalizzante nella produzione artistica nesiotica.

HERA DI SAMO DEI NASSI
periodo arcaico

Uno dei più noti capolavori della statuaria greca arcaica è l'Hera di Samo. L'opera, di stile ionico, è alta quasi due metri, realizzata in marmo bianco e risalente al 600 ca. a. C. Nonostante la condizione frammentaria (è acefala e priva di un braccio), per la sua compiutezza e armonia di forme è considerata un modello della kore antica. Pur nella sua estrema semplicità, questa statua è un'opera perfetta.

MOSCOFORO
periodo arcaico

L'opera rappresenta una variazione rispetto al modello del kuros arcaico. Alla tradizionale figura maschile stante, nuda, con le braccia lungo il corpo, in questo viene presentato un offerente che indossa un mantello e procede con un vitello sulle spalle. E' una composizione singolare in cui si combina la grande naturalezza della posa dell'uomo e dell'animale con la soluzione razionale, perfettamente geometrica del nodo centrale a X in cui s'incrociano le braccia dell'uomo e le zampe del vitello.

Kleobis e Biton
periodo arcaico

In ognuna di queste statue il corpo umano è concepito come una costruzione architettonica. I valori estetici principali sono espressi dalla simmetria, dall'essenzialità, dall'equilibrio di volumi squadrati e solidi, dal gioco funzionale dei pesi e sostegni delle masse corporee che si comportano come colonne e trabeazioni.

L’auriga di Delfi
Periodo classico

E’ stato creato nella prima fase dell’arte classica, dove è caratterizzata dallo stile severo. Questo stile presenta: un sorriso arcaico, da elementi decorativi e da posture che sottolineano un maggiore realismo anatomico. Questa statua è la prima espressione di questo stile rinvenuta da noi oggi, è anche la più antica statua bronzea in assoluto, è databile al 475 a.C. Faceva parte di un complesso monumentale costituito da una quadriga trainata da cavalli e collocata su un basamento di marmo.

Discobolo
Periodo classico

Il Discobolo è stato creato da Mirone, il quale fu uno tra i sette scultori massimi greci insieme a Policleto (di cui abbiamo parlato precedentemente). Letteralmente significa “portatore del disco”, è stato realizzato intorno al 460 a.C. Rappresenta un giovane uomo che sta per lanciare il disco. E’ una scultura “a tutto tondo”, inizialmente creata in bronzo, ma in nostro possesso abbiamo solo copie in marmo.

Atena, Dione e Afrodite
Periodo classico

Questo gruppo di tre dee faceva parte del frontone orientale del Partenone (447-438 a.C.). Possiamo osservare tre corpi femminili uno accanto all’altro. Quest’opera sale progressivamente prendendo la forma del frontone. Il panneggio segue le forme anatomiche creando un chiaroscuro, favorito anche dai diversi piani che le superfici offrono alla luce.

I bronzi di Riace
Periodo classico

Queste sculture (denominate A e B) sono state ritrovate sui fondali di Riace, vicino a Reggio Calabria; sono databili al 450 a.C. Le parti anatomiche sono ben distinte tra loro e vigorose nel mostrare, per esempio, la forza dei guerrieri. Pur riprendendo i colori naturali umani non lo sembrano, infatti sono la rappresentazione della bellezza ideale. Fuori dal normale sono le altezze dei due bronzi che arrivano fino a 197 cm.

Nike di Samotracia
Ellenismo

Quest'opera fu reallizata da Pitocrito come commemorazioni delle vittorie di Rodi, infatti rappresenta la dea alata della vittoria. É una statua in marmo di Rodi alta 245 cm. Il chitone (l'abito) aderisce al corpo a causa del vento lasciando intravedere i seni e le curve del vetre. Questo ci fa percepire gli standard estetici dell'epoca: il corpo perfetto femminile, che viene attribuito alle dee, non rispetta gli standard della nostra epoca.

Galata morente
Ellenismo

Si tratta di un guerriero celtico nudo sdraiato sul suo scudo scolpito tra il 60 e il 40 a.C. . Quest'opera trasmette la curiosità e l'interesse che i Greci provavano nel confronto degli stranieri, come i Celti, che avevano un aspetto molto differente dalla loro.

Fauno dormiente
Ellenismo

Quest'opera è di uno scultore ignoto e rappresenta un giovane satiro adagiato mollemente sul delle rocce per effetto dell'ebbrezza. La postura libera mostra il chiaro distacco dall'arte classica. L'originale venne realizzato nel III secolo a. C., giunse, però, fino a noi solo la copia romana.

Pugilatore a riposo
Ellenismo

Contrariamente alla classica immagine classicista dell'atleta vittorioso, l'opera del Pugilatore a riposo ritrae il lottatore durante una pausa. La scultura originale è attribuita a Lisippo ma ci raggiunse solo la copia romana.

Archittetura

I greci nel corso degli anni non cercarono solo la perfezione nelle produzioni artistiche, come le statue, ma anche nell’architettura. I templi greci sono costruiti su una proporzione matematica basata sulla “sezione aurea", presente anche in natura, che conferisce un senso di perfezione e bellezza. Molti dei templi, soprattutto quelli creati in età classica, sono stati costruiti sulla base del rettangolo aureo, l’altezza massima del tempio coincide alla lunghezza di un lato della figura.

Partenone
Architettura

Il complesso più importante e famoso del mondo greco è il Partenone. Questo tempio è dedicato alla dea Atena, situato sull'acropoli di Atene. La sua costruzione è attribuita a Fidia, in quanto si realizza in modo concreto l’ideale di misura (quindi di bellezza) greco. Il Partenone è in stile dorico, anche se non viene appesantito perché le colonne risultano snelle.

Colonne
Architettura

Nel tempo si sono sviluppati molti dettagli tra i quali riguardanti le colonne, sono state suddivise in tre ordini:

Cariatide
Architettura

La cariatide è una scultura utilizzata come colonna, che rappresenta una figura femminile. Sono presenti nel tempio dell'Eretteo, in particolare nella loggetta delle Cariatidi (sul lato meridionale). Queste statue sorreggono l'architrave, rappresentano delle portatrici di ceste. Il peplo (abito antico greco) rende più naturale la figura, ammorbidendola con il suo chiaroscuro.

Vasi greci
figure rosse
figure nere
Achille benda patroclo
Vasi

Achille benda Patroclo è il nome convenzionale attribuito ad una Kylix a figure rosse di produzione attica, capolavoro della ceramografia classica, datata intorno al 500 a.C., del diametro di 32 cm. Si tratta dell'unico manufatto firmato del celebre ceramografo Sosias. Da un punto di vista stilistico, l'episodio in questione, distante dalle consuete rappresentazioni di episodi epici di battaglia, costituisce un raro esempio di raffigurazione di una scena di vita quotidiana. Le espressioni dei personaggi, in particolare la smorfia di dolore sul volto di Patroclo, sono rese con notevole intensità psicologica.

ULISSE E LE SIRENE
Vasi

L'artista crea la figura di Ulisse muscolosa ma rigida, come a sottolineare i legami che lo trattengono sulla barca. E’ un uomo forte ma è legato strettamente, non può muoversi, non può scegliere. Non è solo un fatto fisico, ma anche simbolico: per quanto astuto e forte, per quanto si dibatta, ha un destino dal quale non può divincolarsi. Tutta la tensione emotiva, in un corpo così rigido, deve essere resa dal volto. Per quanto tecnicamente sia molto difficile in uno spazio così piccolo trasmettere una emozione così grande, questo artista ci riesce.

RATTO D’EUROPA
Vasi

Il ratto di Europa è uno dei più noti crateri realizzati da Assteas, artista pestano del IV secolo a.C. È stato definito "il vaso più bello del mondo". Il cratere, appartenente alla tipologia detta "a calice", rientra nel filone della ceramica a figure rosse. È alto circa 70 cm e largo 60 all'apertura. Sul lato anteriore è rappresentato il mito del ratto di Europa, mentre sul retro è possibile ammirare Dioniso seguito da alcune menadi, un sileno e il dio Pan (tale corteo prende il nome di tiaso). Il vaso di Assteas è un’ importante testimonianza dell’arte greca antica per la sua capacità di fornire un’importante testimonianza visiva della mitologia greca e delle rappresentazioni artistiche dell’epoca.

Laboratori
gioco 1

In questa sala potrai imparare divertendoti. Ti verrà proposta una serie di giochi grazie ai quali ripercorrerai tutta la tua visita finora, dandoti così la possibiilità di fissare le informazioni fondamentali nella tua mente.

Gioco 1: ti verrà mostrata una serie di immagini e di scritte. Granzie alle prime stanza (1,2,3,4,5) dovrai riuscire ad accoppiare le statue appartenenti allo stesos periodo storico.

inizio

Memorizza le posizioni

Hai Vinto!

prossimo gioco

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gioco 2
Laboratori
Quiz

Inizia

Domanda 1
A che periodo storico appartiene?
Medioevo ellenistico
Età arcaica
Classicismo
Ellenismo
Domanda 2
A che periodo storico appartiene?
Medioevo ellenistico
Età arcaica
Classicismo
Ellenismo
Domanda 3
A che periodo storico appartiene?
Medioevo ellenistico
Età arcaica
Classicismo
Ellenismo
Hai Vinto!

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SALA DEI 5 SENSI

In questa stanza, l’esposizione museale assume una dimensione in più, creando un’esperienza tattile accessibile a tutti con lo scopo di trovare un modo ottimale per raggiungere ogni individuo con questa esposizione. L’arte infatti è un linguaggio universale e non può essere preclusa ad alcuni. Non sono però solo persone con una disabilità ad apprezzare questa stanza, quanto più essa è un valore aggiunto all’esperienza di ognuno, fornendo una prospettiva diversa per avvicinarsi a questo mondo.

VENERE DI MILO

Sala dei 5 sensi

Se fosse necessario riassumere l’intera produzione statuaria greca in una sola scultura sarebbe probabilmente questa statua ellenistica in gesso e resina.

L'ABBIGLIAMENTO

Sala dei 5 sensi

L’abbigliamento in voga nell’Antica Grecia era essenziale, semplice ed elegante. Gli uomini vestivano indossando dei grandi rettangoli di stoffa drappeggiati ad arte sul corpo. In genere indossavano un chitone, ossia una lunga tunica considerata abito nazionale. Le donne indossavano una lunga tunica arricchita da spacchi laterali e strascichi e spesso anche una giacca smanicata, molto corta, utile a sottolineare le forme femminili. A volte vestivano anche il peplo, vero e proprio abito nazionale, costituito da un telone in lana da fermare in vita grazie ad una cintura che, ancora una volta, valorizzava le forme femminili.

I GIOIELLI

Sala dei 5 sensi

Anche la produzione orefice greca giunta fino a noi segue gli ideali di equilibrio, proporzione, armonia, toccando le riproduzioni possiamo esplorare l’evoluzione di questa forma artistica in parallelo a quella del canone di bellezza greco. In età arcaica la produzione orafa era ancora piuttosto limitata a causa di un comune senso di moderazione e sobrietà estetica ma raggiunse l’apice in età classica.

GRAZIE PER LA VISITA!

Ordine dorico

L'ordine dorico è il più antico, non presenta una base e ogni colonna ha 20 scanalature. La parte superiore della colonna è formata da un collarino, situato tra l'echino (un elemento circolare) e l'abaco (una lastra quadrangolare). Sul capitello poggia un architrave liscio.

Ordine ionico

L'ordine ionico è una colonna più slanciata e sottile rispetto alla precedente. Presenta 24 scanalature ed un fregio continuo. Il suo echino è decorato ad ovoli e l'abaco è schiacciato, tra essi c'è un elemento a due volute.

In genere gli abiti erano realizzati con stoffe che a loro volta potevano ulteriormente rimarcare le differenze di classe sociale tra gli individui. I tessuti comunque più diffusi erano il cotone e la lana oppure l’altolocato lino. È possibile toccare queste stoffe riprodotte ed immaginarsi nell’Antica Grecia.

La figura è chiusa in una posizione eretta, molto composta, austera, solenne. Esprime un senso di dignità, equilibrio, di eleganza e civiltà per la kore e di energia contenuta, potenziale per il kuros. Nelle dimensioni del kuros e della kore generalmente è a grandezza naturale o maggiore.

Il volto ovale è impassibile e caratterizzato da un naso dritto tipico dei Greci. La capigliatura è finemente scolpita e fissata da un nastro.

Figure rosse

La nuova tecnica consiste in un'inversione di tendenza rispetto a quella delle figure nere, essa infatti prevede che il fondo del vaso sia dipinto di nero, mentre le figure risparmiate hanno il colore rossastro della terracotta e i dettagli sono dipinti e non più incisi. La tecnica a figure rosse rimase la tecnica maggiormente diffusa lungo tutta l'età classica.

Orecchini in oro raffiguranti Eros, dio greco dell’amore, 300 a.C. circa.

I gioielli di uso privato in età classica erano generalmente privi di pietre preziose e avevano uno stile semplice e lineare. Sono frequenti le rappresentazioni di visi o scene umane nella gioielleria di quegli anni, visto che si metteva l’uomo al centro di tutto. “Molteplici sono le meraviglie della natura ma, fra tutte, la più grande meraviglia è l’uomo”: queste le parole di Sofocle.

Il busto è frontale, mentre si forma un grande arco che parte dal braccio destro, passa per le spalle fino ad arrivare a quello sinistro. La statua forma una specie di S che parte dal volto e scende lungo il busto, per passare alla coscia destra e finire sulla gamba sinistra.

Essa inoltre ha la fronte cinta da un alto e vistoso copricapo con un gatto e regge nelle mani due serpenti, simboli di creazione e rigenerazione.

Ai due lati ci sono due donne, che riconosciamo per la pelle chiara, mentre sulla schiena del toro c’è l’uomo (con la pelle scura di un guerriero abituato a stare all’aria aperta), impegnato nell’acrobazia. Le posizioni che essi assumono rivelano, come in una sequenza cinematografica, i tre momenti del gioco consistente nell'afferrare il toro per le corna, eseguire su di esso un doppio salto mortale, ricadere a terra restando in posizione verticale. La presenza di atleti dei due sessi, inoltre, ci testimonia di una cultura nella quale la donna godeva di un certo prestigio sociale.

La barba, lo sguardo e le sopracciglia folte riconducono a molti personaggi storici della Germania dell'epoca di Schliemann come il cancelliere Bismarck o il kaiser Guglielmo I. Infatti gli uomini minoici e micenei rappresentati negli affreschi sono ben rasati, e, a giudicare dalle lamette d’ossidiana rinvenute nelle tombe dell’Età del bronzo, possiamo concludere che un aspetto pulito e presentabile fosse tenuto in grande considerazione e che non fossero soliti portare la barba.

Le articolazioni sono appena indicate con qualche incisione appena graffita, come si nota nelle linee del diaframma, dei pettorali e dell'inguine o nel curioso motivo del ginocchio.

Il suo collo è sproporzionatamente lungo rispetto al resto del corpo, la testa e le braccia sono molto piccole mentre il busto è in evidente sovrappeso. Questo vuole richiamare alla fertilità, così come per le Veneri della Preistoria, ma è molto lontano dal raffigurare la realtà, non potendoci dunque dare grandi indicazioni sull’idea che avevano i greci a quel tempo della bellezza. Ciò che possiamo affermare è che ancora non avessero sviluppato il desiderio di raffigurare nelle loro statue gli uomini e le donne così com’erano, cercando la perfezione o la realisticità, ma che usassero l’arte ancora solo come mezzo religioso.

Figure nere

La ceramica a figure nere è caratterizzata dal disegno di figure in vernice nera sul fondo d'argilla e dall'utilizzo delle incisioni (praticate prima della cottura), tramite bulino o altri strumenti appuntiti, per evidenziarne i particolari che risultano così costituiti dall'emergere del colore proprio del fondo argilloso. Altri particolari potevano essere aggiunti tramite pigmenti rossi o bianchi. I volti femminili sono bianchi, dipinti sopra la silhouette nera che affiora sotto l'incisione; il rosso è riservato alla parte maschile e questa suddivisione era già stata adottata dall'arte egizia. I volti sono generalmente rappresentati di profilo, la vista frontale è riservata a figure grottesche e mostruose come satiri e gorgoni. L'espressione è affidata alla gestualità. Negli uomini la barba è simbolo di matutrità o di classe. Tutto è retto da convenzioni da cui gli artisti raramente si allontanano.

Su alcune parti del corpo si notano dei dettagli rossastri che rappresentano le gocce di sangue colate dalle ferite.

Agli inizi del II millennio l’isola di Creta si impose sul Mediterraneo dando vita alla civiltà minoica (dal nome del mitologico re Minosse) che in breve tempo raggiunse un alto livello culturale e artistico. Quasi contemporaneamente gli Achei, un popolo guerriero di origine indoeuropea, fondarono alcune città fortificate prendendo il nome di micenei dal loro centro principale, la città di Micene nel Peloponneso. Nonostante alcune piccole differenze, l'arte minoica e quella micenea sono molto simili perché fra Creta e le città micenee vengono stretti solidi legami commerciali. A partire dal 1400 a.C. la civiltà minoica venne assorbita da quella micenea: da qui nascerà l’arte della Grecia antica.

Il volto è caratterizzato da lineamenti celti come i baffi.

Ordine corinzio

L'ordine corinzio è il più recente e si diffuse durante l'ellenismo e l'età romana. Ha caratteristiche simili all'ordine ionico tranne per il capitello che è formato da foglie di acanto. La leggenda narra che Callimaco inventò questo capitello ispirandosi ad un cesto formato da foglie d'acanto, sopra una tomba a Corinto.

Toccandole il corpo invece si può percepire la sinuosità delle forme del fisico di Afrodite, che essendo la dea della bellezza si pone come canone supremo per la bellezza femminile presso i greci, che ricercano un fisico proporzionato ed elegante, tonico ma femminile, proprio come quello di questa scultura.

Ornamento per capelli in oro rappresentante la figura mitologica di una Menade, 200 – 150 a.C.

In età ellenistica il gioiello divenne spesso strumento politico. Dall’Oriente giunsero una grande abbondanza di materiali preziosi e nuove ispirazioni decorative, e la gioielleria greca subì una profonda trasformazione assumendo uno stile elaborato, fastoso e raffinatissimo. I monili erano arricchiti dagli artigiani orafi con perle, smeraldi, ametiste, granati, corniole e cristalli di rocca.