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CAIO GIULIO CESARE
Boba The Bee
Created on May 16, 2024
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Transcript
Gaio Giulio Cesare
Indice
Stile e linguaggio
titolo
Pag.1
Pag.6
la vita
DBG;VI;11
Pag.3
Pag.7
opere perdute; commentarii
DBG;VI;13
Pag.4
Pag.8
de bello gallico; de bello civili
DBG;VI;16
Pag.5
Pag.9
LA VITA
La gens Iulia
Problemi con Silla
Sostenitore dei Populares
Triumvirato, benefici e rottura delle alleanze
Idi di Marzo
LE OPERE MINORI
DE BELLO GALLICO E DE BELLO CIVILI
ATTENDIBILITA' DELL'OPERA, STILE E LINGUAGGIO, INTENTO NARRATIVO
INTENTI DELL'AUTORE
LINGUA E STILE
le due opere erano molto diverse. La guerra gallica non richiedeva giustificazioni. Erano state mosse accuse contro Cesare per fermarlo dalla sua ascesa ma lui non si preoccupa di rispengere le accuse. La guerra per lui era giusta e non cerca di nascondere le atrocità accadute durante la guerra. Lo scopo è quello di diventare un generale modello e ci riesce con le sue capacità militari e letterarie.Nella guerra civile entra in gioco la responsabilità della guerra. Cesare dice di aver intrapreso questa guerra a malincuore ed ha sempre un comportamento mite e clemente verso gli avversari, tranne che con i loro capi.
Le sue scelte lessicali sono ispirate al puriamo lessicale. La lingua di Cesare è frutto del processo che trasformò il latino arcaico in una lingua regolare e strutturata. La volontà semplificatrice portò ad un abbandono di alcuni termini perchè li considerava "troppo alti" o "troppo bassi". La sintassi è semplice e il ritmo è incalzante. Manca l'ornatus, i discorsi sono indiretti e l'oratio obliqua permette una comprensione rapida del testo e di "ornare" retoricamente lo stile.
ATTENDIBILITA' STORICA
C'erano inizialmente delle piccole inesattezze nelle due opere di Cesare, L'attendibilità, però, non è da mettere in dubbio.
DE BELLO GALLICO;VI;11
TESTO LATINOQuoniam ad hunc locum perventum est, non alienum esse videtur de Galliae Germaniaeque moribus et quo differant hae nationes inter sese proponere. In Gallia non solum in omnibus civitatibus atque in omnibus pagis partibusque, sed paene etiam in singulis domibus factiones sunt, earumque factionum principes sunt qui summam auctoritatem eorum iudicio habere existimantur, quorum ad arbitrium iudiciumque summa omnium rerum consiliorumque redeat. Itaque eius rei causa antiquitus institutum videtur, ne quis ex plebe contra potentio rem auxili egeret: suos enim quisque opprimi et circumveniri non patitur, neque, aliter si faciat, ullam inter suos habet auctoritatem. Haec eadem ratio est in summa totius Galliae: namque omnes civitates in partes divisae sunt duas.
TESTO ITALIANODal momento che si è giunti a questo punto, non sembra essere inopportuno parlare circa le usanze della Gallia e della Germania e in cosa questi popoli si differenziano tra loro. In Gallia ci sono fazioni non solo in tutte le città, in tutti i villaggi rurali e in tutte le frazioni, ma anche quasi nelle singole casate, e nelle loro fazioni ci sono capi che, secondo il giudizio della collettività, sono ritenuti avere la somma "auctoritas", e all'arbitrio e al verdetto dei quali si riconduce l'insieme di tutte le cose e decisioni. E ciò sembra essere stato istituito anticamente per questo motivo: affinchè nessuno della plebe mancasse aiuto contro uno più potente. Infatti nessuno sopporta che i suoi vengano oppressi e raggirati e, se si facesse altrimenti, non avrebbe alcuna autorità tra i suoi. Questa organizzazione è uguale nell'insieme di tutta la Gallia: infatti tutte le città sono divise in due partiti.
DE BELLO GALLICO;VI;13
TESTO LATINOIn omni Gallia eorum hominum qui aliquo sunt numero atque honore genera sunt duo. Nam plebes paene servorum habetur loco, quae nihil audet per se, nullo adhibetur consilio. Plerique, cum aut aere alieno aut magnitudine tributorum aut iniuria potentiorum premuntur, sese in servitutem dicant nobilibus, in hos eadem omnia sunt iura quae dominis in servos. Sed de his duobus generibus alterum est druidum, alterum equitum. Illi rebus divinis intersunt, sacrificia publica ac privata procurant, religiones interpretantur: ad hos magnus adulescentium numerus disciplinae causa concurrit, magnoque hi sunt apud eos honore. Nam fere de omnibus controversiis publicis privatisque constituunt et, si quod est admissum facinus, si caedes facta, si de hereditate, de finibus controversia est, idem decernunt, praemia poenasque constituunt; si qui aut privatus aut populus eorum decreto non stetit, sacrificiis interdicunt. Haec poena apud eos est gravissima. Quibus ita est interdictum, hi numero impiorum ac sceleratorum habentur, his omnes decedunt, aditum sermonemque defugiunt, ne quid ex contagione incommodi accipiant, neque his petentibus ius redditur, neque honos ullus communicatur. His autem omnibus druidibus praeest unus, qui summam inter eos habet auctoritatem. Hoc mortuo, aut si qui ex reliquis excellit dignitate succedit, aut, si sunt plures pares, suffragio druidum, non numquam etiam armis de principatu contendunt. Hi certo anni tempore in finibus Carnutum, quae regio totius Galliae media habetur, considunt in loco consecrato. Huc omnes undique qui controversias habent conveniunt eorumque decretis iudiciisque parent. Disciplina in Britannia reperta atque inde in Galliam translata esse existimatur, et nunc qui diligentius eam rem cognoscere volunt plerumque illo discendi causa proficiscuntur
TESTO ITALIANOIn tutta la Gallia ci sono due classi di persone tenute in un certo conto e riguardo. La gente del popolo, infatti, è considerata quasi alla stregua dei servi, non prende iniziative e non viene ammessa alle assemblee.I più, oberati dai debiti, dai tributi gravosi o dai soprusi dei potenti, si mettono al servizio dei nobili, che su di essi godono degli stessi diritti che hanno i padroni sugli schiavi. Delle due classi, dunque, la prima comprende i druidi, l'altra i cavalieri. I druidi si occupano delle cerimonie religiose, provvedono ai sacrifici pubblici e privati, regolano le pratiche del culto. Moltissimi giovani accorrono a istruirsi dai druidi, che tra i Galli godono di grande onore. Infatti, risolvono quasi tutte le controversie pubbliche e private e, se è stato commesso un reato, se c'è stato un omicidio, oppure se sorgono problemi d'eredità o di confine, sono sempre loro a giudicare, fissando risarcimenti e pene. Se qualcuno - si tratti di un privato cittadino o di un popolo - non si attiene alle loro decisioni, gli interdicono i sacrifici.È la pena più grave tra i Galli. Chi ne è stato colpito, viene considerato un empio, un criminale: tutti si scostano alla sua vista, lo evitano e non gli rivolgono la parola, per non contrarre qualche sciagura dal suo contatto; non è ammesso a chiedere giustizia, né può essere partecipe di qualche carica. Tutti i druidi hanno un unico capo, che gode della massima autorità. Alla sua morte, ne prende il posto chi preceda gli altri druidi in prestigio, oppure, se sono in parecchi ad avere uguali meriti, la scelta è lasciata ai voti dei druidi, ma talvolta si contendono la carica addirittura con le armi. In un determinato periodo dell'anno si radunano in un luogo consacrato, nella regione dei Carnuti, ritenuta al centro di tutta la Gallia.Chi ha delle controversie, da ogni regione qui si reca e si attiene alla decisione e al verdetto dei druidi. Si crede che la loro dottrina sia nata in Britannia e che, da lì, sia passata in Gallia: ancor oggi, chi intende approfondirla, in genere si reca sull'isola per istruirsi
DE BELLO GALLICO;VI;16
TESTO ITALIANOTutto il paese dei Galli è molto dedito alle religioni, e per questo motivo quelli che sono affetti da malattie piuttosto gravi e quelli che si trovano in battaglie e in pericoli, o immolano gli uomini al posto delle vittime o fanno voto di immolare se stessi, usando per questi sacrifici dei druidi come esecutori, dicono che il nume degli dei immortali non possa essere placato se non si dà la vita di un uomo in cambio dell vita di (un altro) uomo, e fanno pubblicamente sacrifici ufficiali di questo genere. Alcuni hanno statue di immane grandezza, le membra delle quali con vimini intrecciati che riempiono di uomini vivi, incendiati i quali gli uomini sono bruciati circondati dalla fiamma. Pensano che agli dei immortali siano più graditi i sacrifici di quelli che sono sorpresi in un furto o rapina o un altro delitto. Ma quando manca l'abbondanza di questo genere, ricorrono anche ai sacrifici degli innocenti.
TESTO LATINO(1) Natio est omnis Gallorum admodum dedita religionibus, (2) atque ob eam causam qui sunt adfecti gravioribus morbis quique in proelis periculisque versantur, aut pro victimis homines immolant aut se immolaturos vovent, administrisque ad ea sacrificia druidbus utuntur, (3) quod pro vita hominis nisi hominis vita reddatur, non posse deorum immortalium numen placari arbitrantur, publiceque eiusdem generis habent instituta sacrificia. (4) Alii immani magnitudine simulacra habent, quorum contexta viminibusmembra vivis hominibus complent; quibus succensis circumventi flamma exanimantur homines. (5) Supplicia eorum qui in furto aut latrocinio aut aliqua noxia sint comprehensi, gratiora dis immortalibus esse arbitrantur. Sed cum eius generis copia deficit, etiam ad innocentium supplicia descendunt
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Fine
cecere roberta; fabozzi michele; finelli daria