TOTALITARISMO E MANIPOLAZIONE DELLE COSCIENZE
IMMANUEL KANT
JEAN-PAUL SARTRE
"Il diritto non deve mai adeguarsi alla politica, ma è la politica che in ogni tempo deve adeguarsi al diritto."
"Il mondo è iniquità: se l’accetti sei complice, se lo cambi sei carnefice"
GEORGE WILHELM FRIEDRICH HEGEL
SIGMUND FREUD
"La maggior parte delle persone non vuole veramente la libertà, perché la libertà comporta responsabilità, e molte persone hanno paura della responsabilità."
"Ciò che l’esperienza e la storia insegnano è questo: che uomini e governi non hanno mai imparato nulla dalla storia, né mai agito in base a principi da essa edotti."
KARL MARX
KARL POPPER
"Quanto più la classe dominante è capace di assorbire gli elementi migliori della classe oppressa, tanto più solido e pericoloso è il suo dominio."
“Per i propri ideali uno dovrebbe sacrificare solo sé stesso, ma mai gli altri.”
THOMAS SAMUEL KUHN
“Gli scienziati non mirano neanche, di norma, ad inventare nuove teorie, e anzi spesso si mostrano intolleranti verso quelle inventate da altri.”
caratteristiche di un regime totalitario
Un regime totalitario è un sistema di governo che si caratterizza per il controllo esteso e pervasivo dello Stato sulla società.
- Eliminazione dell’iniziativa spontanea: In un regime totalitario, ogni forma di iniziativa o dissenso spontaneo viene soppressa. L’individuo ha poca o nessuna libertà di agire al di fuori dei dettami del regime.
- Repressione del dissenso: I regimi totalitari utilizzano mezzi coercitivi per reprimere qualsiasi forma di opposizione politica o sociale. Ciò può includere arresti, torture, esecuzioni e limitazioni delle libertà civili.
- Integrazione dell’intera società in un sistema chiuso: La società viene organizzata in modo tale da essere completamente controllata dallo Stato. Tutte le istituzioni, compresi i media, l’istruzione e le organizzazioni sociali,sono sottoposte al controllo del regime.
- Conseguimento di valori assoluti: I regimi totalitari promuovono valori assoluti, spesso legati all’ideologia del regime.
- Uso massiccio delle tecniche di comunicazione: I regimi totalitari sfruttano i mezzi di comunicazione di massa (radio, cinema, stampa) per diffondere la loro propaganda e manipolare l’opinione pubblica.
esempi di totalitarismo
Gli esempi storici di regimi totalitari includono:
Nazionalsocialismo in Germania (Nazismo): Durante il periodo tra le due guerre mondiali, il regime nazista guidato da Adolf Hitler ha instaurato un sistema totalitario basato sull’ideologia razzista e sulla supremazia della “razza ariana”. Stalinismo in Unione Sovietica: Il regime sovietico guidato da Josef Stalin è stato caratterizzato da una forte repressione politica, l’uso massiccio della polizia segreta (NKVD) e la collettivizzazione forzata dell’agricoltura. Milioni di persone sono state perseguitate, imprigionate o uccise durante il suo governo. Fascismo in Italia: Il regime fascista guidato da Benito Mussolini ha stabilito un sistema totalitario in Italia. Ha enfatizzato il nazionalismo, la militarizzazione della società e il culto della personalità del Duce. Franchismo in Spagna: Dopo la guerra civile spagnola, il generale Francisco Franco ha instaurato un regime totalitario che è durato fino alla sua morte nel 1975. Il franchismo si basava su un forte controllo statale, la repressione politica e la censura.
IMMANUEL KANT
La morale kantiana
Perchè si collega ai totalitarismi ?
Kant enfatizza la sacralità della ragione umana e la dignità intrinseca di ogni individuo. La sua etica, basata sull’imperativo categorico, richiede che le persone siano trattate come fini in sé stessi, mai come mezzi per raggiungere altri scopi. Questo principio si oppone a qualsiasi forma di totalitarismo, che tratta gli individui come strumenti per gli obiettivi dello stato.
Sfera della volontà soggettiva che si manifesta nell’azione • Riguarda proponimento e intenzione • Si propone di raggiungere il bene universale Procedendo da un essere pensante, il proponimento diventa intenzione, quando l’intenzione diventa universale, si arriva al fine assoluto, cioè al bene in sé per sé (in questa fase il bene è ancora un’idea astratta). Per capire a fondo la moralità kantiana occorre fare una distinzione preliminare tra: • Essere (descrittivo) = tutto ciò che è effettivamente, le condizioni naturali e gli stati di cose osservabili • Dover essere (prescrittivo) = ciò che dovrebbe essere, ovvero i principi e le norme morali che indicano alle persone come dovrebbero agire. Nella moralità kantiana troviamo una netta separazione tra la soggettività che deve realizzare il bene e il bene da realizzare (dover essere).
Cos'è la morale kantiana?
IMMANUEL KANT
La critica hegeliana
• Secondo Hegel, all’interno della morale kantiana c’è una pericolosa lotta/contraddizione tra essere e dover essere, visto dal filosofo come un pericoloso dualismo tra ragione e natura • Hegel definisce la morale di Kant come troppo “perfetta”, cioè troppo formale e astratta, perché prescrive la forma d’azione e non il suo contenuto (manca di contenuti concreti) • Rischia di essere immorale perché la “coscienza buona” può dissolversi in “cattiva coscienza”
IMMANUEL KANT
Categoricità dell'imperativo morale
Per Kant, la morale “è un fatto della ragione”, cioè deriva direttamente dalla ragione, è incondizionata e coincide con la volontà. Kant distingue i principi pratici, ossia le regole che disciplinano la nostra volontà in:
• Massima: regola di azione soggettiva, cioè valida esclusivamente per l’individuo che la fa propria • Imperativo: prescrizione dal valore oggettivo: a) Ipotetico: prescrivono mezzi in vista di determinati fini e hanno la forma del “se…devi…” (non sono accettabili) b) Categorico: norme che non ci prescrivono cosa fare, ma come universalizzare una regola di azione.
1) Prima formulazione dell’imperativo categorico: “agisci come se ciò che stai facendo possa essere qualcosa che tu vuoi sia fatto a te” 2) Seconda formulazione dell’imperativo categorico: “agisci in moda da trattare l’umanità, sia nella tua persona sia in quella dell’altro, sempre anche come fine e mai semplicemente come mezzo”
GEORGE WILHELM FRIEDRICH HEGEL
Hegel e il totalitarismo
Hegel può essere ritenuto responsabile di aver fornito una base concettuale che
caratterizza i regimi totalitari del XX secolo.
I suoi concetti filosofici sono stati interpretati e utilizzati in modo tale da contribuire
a giustificare e legittimare il totalitarismo. Il collegamento tra Hegel e il totalitarismo
si trova, dunque, nella fruizione delle sue idee riguardo lo Stato, la storia, l'individuo
e l’idealismo assoluto (riadattati per sostenere l'autorità assoluta e la soppressione
delle libertà individuali).
GEORGE WILHELM FRIEDRICH HEGEL
Lo Stato e la dialettica storica
Hegel concepisce lo Stato come l'incarnazione dell'Idea Assoluta, dove la libertà
concreta si realizza attraverso la dialettica storica. Questo processo dialettico è
contraddistinto da una continua negazione e contraddizione, di cui è espressione la
guerra fra gli stati.
Perciò la storia è un processo razionale, dove lo Spirito si realizza progressivamente
attraverso diverse forme di governo fino a raggiungere la piena libertà nello Stato
moderno.
Parallelamente i regimi totalitari, come il nazismo, fascismo e il comunismo, hanno
spesso giustificato le loro azioni con una visione teleologica della storia, affermando di essere il culmine di un processo storico inevitabile. In questo senso in un sistema totalitario, lo Stato è spesso visto come l'entità suprema che incarna il destino storico della nazione o della razza; in grado di realizzare il "fine della storia" hegeliano, dove tutte le contraddizioni vengono risolte in un'unità superiore.
"L'ingresso di Dio nel mondo è lo Stato.”
GEORGE WILHELM FRIEDRICH HEGEL
L'individuo e il suo ruolo storico
Secondo Hegel, nella storia agiscono gli Spiriti dei diversi popoli. I singoli individui
sono chiamati ad agire per il mantenimento del sistema, senza trasformarlo, ma
impegnandosi per farlo funzionare nel modo migliore.
Esistono anche dei momenti storici di transizione dove emergono i cosiddetti
personaggi cosmico-storici, figure straordinarie (come Giulio Cesare o Napoleone
Bonaparte) che hanno il compito di portare lo Spirito a una più alta espressione; essi
però non sono consapevoli del loro ruolo e agiscono in base alle proprie ambizioni
personali. È lo Spirito del mondo che opera attraverso di loro per realizzare la piena
razionalità, secondo quella che Hegel definisce l'«astuzia della Ragione».
GEORGE WILHELM FRIEDRICH HEGEL
L'individuo e il suo ruolo storico /2
I regimi totalitari prendono questa idea all'estremo, subordinando completamente
l'individuo allo Stato e negando qualsiasi forma di autonomia personale. Questo può
essere visto come una distorsione della filosofia hegeliana, dove lo Stato totalitario e
il suo leader politico diventa l'unica espressione della libertà
Inoltre, prendendo in considerazione uno dei punti della filosofa tedesca Hanna
Arendt (1906-1975) nell’opera Le origini del totalitarismo (1951), possiamo
individuare questo concetto come una delle caratteristiche che rendono il
totalitarismo differente da una generica forma di autoritarismo.
• “completa subordinazione del cittadino al regime, per formare un uomo
nuovo, corrispondente all’ideologia del partito dominante”
"Il dominio totalitario, al pari della tirannide, racchiude in sé i germi della propria distruzione.”
- HANNA ARENDT
GEORGE WILHELM FRIEDRICH HEGEL
La realizzazione dell' Idea Assoluta
Per Hegel, lo Stato è la realizzazione dell'Idea Assoluta nella storia, il momento in cui
la ragione si concretizza nel mondo. Nei regimi totalitari, l'idea hegeliana della
realizzazione dell'Idea Assoluta può essere distorta per giustificare il controllo
assoluto dello Stato sulla vita degli individui. I regimi totalitari si presentano come
l'incarnazione di una verità storica assoluta, dove lo Stato è visto come l'ente
supremo che realizza la libertà e la razionalità. Questo porta alla subordinazione
totale dell'individuo allo Stato e alla soppressione delle libertà individuali, con la
giustificazione che tali misure sono necessarie per il bene comune e la realizzazione
di una visione storica teleologica
KARL POPPER
La società aperta
Popper, nella sua teoria della democrazia, fa una distinzione tra società aperta: fondata sulla salvaguardia delle libertà dei suoi membri mediante istituzioni democratiche auto correggibili e modificabili attraverso riforme, e società chiusa: organizzata secondo norme rigide di comportamento, i governanti non lasciano la possibilità agli individui di potersi esprimere, insabbiandoli in una serie di norme. Il totalitarismo alla base delle società chiuse ha come alleato ideologico lo storicismo. L’anti-totalitarismo di Popper causa la dottrina della democrazia, secondo Popper la democrazia è la possibilità da parte dei governati di controllare i governanti attraverso istituzioni senza l’uso della violenza.
KARL POPPER
Critica ai nemici della società aperta (ed Hegel)
Nel suo libro "La società aperta e i suoi nemici", Popper attacca filosofi come Platone, Hegel e Marx accusandoli di aver fornito le basi intellettuali per il totalitarismo.
Storicismo e determinismo
- Hegel: Popper ha contestato la visione storicista di Hegel, secondo cui la storia segue una logica dialettica e inevitabile. Popper sosteneva che non esistessero leggi necessarie della storia e che gli individui avessero una maggiore influenza sul corso degli eventi.
- Marx: Popper ha esteso questa critica anche a Marx. Entrambi credevano che la storia seguisse leggi materiali e che la lotta di classe portasse inevitabilmente alla rivoluzione proletaria. Popper, invece, riteneva che la storia fosse aperta e che le previsioni assolute fossero problematiche.
Utopia e totalitarismo
- Hegel: Popper ha accusato Hegel di essere un “falso profeta” per la sua visione utopica di uno Stato organico e razionale. Popper temeva che questa visione potesse giustificare il totalitarismo.
- Marx: Popper ha espresso preoccupazioni simili riguardo a Marx. Sebbene Marx avesse una visione utopica di una società comunista senza classi, Popper riteneva che questa utopia potesse giustificare l’uso della forza e la soppressione delle libertà individuali.
Critica alla psicoanalisi e al Marxismo
Popper ha definito sia la psicoanalisi freudiana che il marxismo come “teorie omniesplicative”. Questo significa che cercavano di spiegare tutto, ma mancavano di falsificabilità, rendendole non scientifiche. Popper ha sottolineato l’importanza della falsificabilità come criterio di validità scientifica.
KARL POPPER
Critica ai nemici della società aperta (ed Hegel) /2
Secondo Popper per impedire che i “governanti cattivi” facciano troppo danno dobbiamo organizzare le istituzioni in questo modo, come afferma nella “Società aperta e i suoi nemici”: 1. la democrazia non è solo il governo della maggioranza, ma i poteri dei governanti devono essere limitati altrimenti il governo è una tirannia; 2. bisogna distinguere tra due forme di governo: democrazia e tirannia; 3. la democrazia non può mettere in pericolo il suo carattere democratico; 4. è compito della democrazia proteggere le minoranze, ma la sua protezione non si deve estendere a chi viola la legge e chi incita il suo rovesciamento; 5. si deve tenere conto che i governanti potrebbero avere tendenze antidemocratiche; 6. se la democrazia è distrutta tutti i diritti sono distrutti; 7. le tendenze antidemocratiche possono provocare il crollo della democrazia. Per Popper è razionale che ci sia la tirannia perché non hanno sviluppato istituzioni democratiche forti (l’individuo non partecipa ai dibattiti).
KARL POPPER
Metodo riformista e rivoluzionario
La democrazia popperiana si accompagna ad una critica dell'atteggiamento rivoluzionario (che genera necessariamente violenza per purificare la società) e un'esaltazione del metodo riformista della tecnologia sociale "a spizzico" che procede per interventi limitati e graduali (evita di promettere paradisi, non pone fini assoluti, procede per via sperimentale correggibile e può mantenere la libertà). L'unico valore conservabile della politica popperiana è il metodo della libertà dei cittadini e della democrazia, analogo al metodo critico della scienza. Il riformismo quindi mira a raggiungere risultati accettabili con obiettivi limitati e controllabili.
THOMAS SAMUEL KUHN
Paradigmi scientifici e cambiamento
Lo storico e filosofo statunitense Thomas Samuel Kuhn è autore di parecchie opere tra cui "La struttura delle rivoluzioni scientifiche" (1962) in cui elabora una concezione epistemologica secondo la quale le nuove dottrine non sorgono da verificazioni o falsificazioni ma dalla sostituzione del modello vigente con uno nuovo. Nello specifico, lo sviluppo storico per Kuhn si alterna tra periodi di scienza normale ed episodi di rotture rivoluzionarie.
Il periodo di scienza normale è caratterizzato dal prevalere di paradigmi, complessi organizzati di teorie, modelli di ricerca e pratiche sperimentali ai quali una particolare comunità scientifica ha fatto affidamento. Il quadro di riferimento della scienza normale non è determinato esclusivamente da presupposti scientifici, ma da un complesso di elementi culturali che condizionano le stesse assunzioni metodologiche, determinando l'ascesa di un particolare paradigma.
Successivamente la scienza normale entra in crisi per un sommarsi di anomalie, eventi nuovi e insospettabili che non riescono ad essere ingabbiati nel pradigma vigente e, di conseguenza, le crepe all'interno del vecchio sistema aumentano portando ad una rottura rivoluzionaria.
THOMAS SAMUEL KUHN
Totalitarismo come paradigma dominante
In una società totalitaria, il regime impone un paradigma ideologico che soffoca il dissenso e impedisce il cambiamento. Questo è analogo alla resistenza al cambiamento nei paradigmi scientifici, che può ostacolare la scoperta e l'innovazione.
Nel contesto del totalitarismo, la “scienza normale” potrebbe rappresentare il periodo in cui le istituzioni e i cittadini si conformano alle regole e alle ideologie del regime totalitario.Invece la rottura rivoluzionaria potrebbe corrispondere a eventi come rivolte, colpi di stato o cambiamenti di regime. Durante queste fasi, le vecchie strutture di potere vengono abbattute e nuove ideologie emergono.
Crollo del fascismo e liberazione italiana (successivamente nuovo paradigma : governo di coalizione antifascista)
Resistenza italiana e partigiani come "rottura rivoluzionaria"
Facismo in Italia come "scienza normale"
THOMAS SAMUEL KUHN
La necessità di rivoluzioni intellettuali
Proprio come le rivoluzioni scientifiche sono necessarie per il progresso della scienza, le rivoluzioni intellettuali sono essenziali per superare i regimi totalitari e promuovere la libertà di pensiero e i propri diritti inviolabili. Questi momenti di rottura rivoluzionaria ci ricordano che la mente umana è in grado di resistere e di proclamare la propria libertà anche nei momenti più bui e violenti della storia.
Karl marx
La critica al capitalismo
Karl Marx considerava il capitalismo come un sistema intrinsecamente oppressivo. La lotta di classe tra i proprietari dei mezzi di produzione (la borghesia) e i lavoratori (il proletariato) era vista come il motore del cambiamento storico. Marx prevedeva che questa lotta avrebbe portato a una rivoluzione proletaria, in cui i lavoratori avrebbero rovesciato la borghesia e instaurato una società senza classi: il comunismo.
Il totalitarismo rappresenta una degenerazione del comunismo immaginato da Marx. Invece di un sistema in cui il potere è equamente distribuito tra i lavoratori, il totalitarismo concentra il potere nelle mani di un'élite burocratica.Nei regimi totalitari, il controllo dello stato diventa assoluto e oppressivo, tradendo l'ideale marxista di una società libera e giusta.
kARL MARX
Lo Stato e la classe lavoratrice
Secondo Marx, lo stato nella fase di transizione dal capitalismo al comunismo dovrebbe rappresentare gli interessi della classe lavoratrice. Questo stato proletario, chiamato "dittatura del proletariato", avrebbe dovuto guidare la società verso l'abolizione delle classi sociali e, infine, dello stato stesso. Marx immaginava che, una volta raggiunto il comunismo, non ci sarebbe più stata alcuna necessità di un apparato statale coercitivo.
In pratica, nei regimi totalitari come quello di Stalin, lo stato divenne un mezzo di oppressione piuttosto che di liberazione. L'Unione Sovietica sotto Stalin si trasformò in uno stato totalitario, in cui una piccola élite deteneva tutto il potere. Lo stato sovietico utilizzava la repressione politica, il terrore e la propaganda per mantenere il controllo, contrariamente all'ideale marxista di uno stato che serve gli interessi dei lavoratori.
KARL MARX
La via verso il comunismo
Marx immaginava il comunismo come una società senza classi, in cui le risorse e i mezzi di produzione sarebbero stati condivisi equamente. In questa società, lo stato sarebbe stato abolito, poiché non ci sarebbero stati conflitti di classe da gestire. La transizione verso il comunismo avrebbe comportato la fine dello sfruttamento e della disuguaglianza.
Il totalitarismo, invece, perpetua il controllo assoluto dello stato e mantiene, o addirittura aggrava, le disuguaglianze. I regimi totalitari concentrano il potere e mantengono una stretta sorveglianza su tutti gli aspetti della vita dei cittadini. L'esperienza staliniana di "costruire il socialismo in un solo paese" portò a un controllo centralizzato e dittatoriale, che contraddiceva completamente la visione marxista di una società libera ed egualitaria.
KARL MARX
Il pretesto staliniano
Joseph Stalin giustificò le sue politiche repressive e il suo regime autoritario come necessari per costruire e difendere il socialismo. Usò il marxismo-leninismo come base ideologica per consolidare il suo potere. Stalin sosteneva che le misure drastiche, come la collettivizzazione forzata e le purghe politiche, erano necessarie per proteggere lo stato socialista dalle minacce interne ed esterne.
Questa interpretazione distorse le idee di Marx, trasformandole in un pretesto per creare uno stato totalitario. Invece di emancipare il proletariato, il regime stalinista imponeva un controllo totale e oppressivo sulla popolazione lavoratrice.
SIGMUND FREUD
La psicologia delle masse
Freud teorizzava che le persone, quando fanno parte di una massa, tendono a perdere in parte la propria individualità e ad essere influenzate in modo più diretto ed emotivo rispetto a quando agiscono da sole, perché la civiltà produce un super-io collettivo, fatto di obblighi e divieti, a cui noi tendiamo a conformarci per non essere esclusi.
Freud ha una visione antropologica pessimista secondo cui la sofferenza sia una componente strutturale della vita e che l’uomo sia una creatura istintivamente aggressiva. Di conseguenza, lo stato civile è necessario perché se non ci fosse l’uomo diventerebbe ancora di più un pericolo per il prossimo. Quindi Freud dovendo scegliere tra una società repressiva e una società senza regole (che si autoannullerebbe), sceglie uno stato che nei limiti riduce gli spazi di repressione e sofferenza.
Tutto ciò si colloca nell’ambito del ripensamento della sua teoria psicologica razionale facendo distinzione tra due pulsioni:
- l’eros, ovvero le pulsioni d’amore che tengono insieme gli uomini;
- il thanatos (morte), ovvero le pulsioni che disgregano e uccidono;
Inoltre, Freud parlava dell'importanza dell'identificazione all'interno delle masse, dove le persone possono proiettare i propri desideri, paure e insicurezze su un leader carismatico o su un'ideologia dominante. Nei regimi totalitari, questo può essere sfruttato per instillare un senso di unità e obbedienza assoluta, con conseguenze pericolose. La capacità di controllare e influenzare le masse diventa così uno strumento potente per i leader totalitari nel mantenere il loro potere e il controllo sulla società.
SIGMUND FREUD
Desideri inconsci e controllo
Freud sostiene che il totalitarismo si appropria dei desideri inconsci degli individui, utilizzando la paura e l'ansia per ottenere consenso e controllo. Questo approccio trasforma i cittadini in strumenti passivi del regime.
La teoria freudiana dei desideri inconsci può essere collegata al totalitarismo attraverso l'analisi dei meccanismi di controllo e manipolazione presenti nei regimi autoritari. Secondo Freud, gran parte del comportamento umano è determinato dall’ES, il “polo pulsionale della personalità” e inconscio della nostra psiche, è la parte oscura e inaccessibile della nostra personalità. L'ES, non conosce bene, male o moralità, ma segue unicamente il principio del piacere. Va oltre il principio di spazio-tempo di Kant e ignora le leggi della logica a partire dal principio di contraddizione.
I regimi totalitari possono plasmare e dirigere i desideri inconsci delle persone verso obiettivi collettivi predeterminati. La capacità di canalizzare, manipolare e reindirizzare questi desideri repressi consente ai leader autoritari di instaurare un senso di unità e obbedienza assoluta all'interno della società, ma anche paura e angoscia.
SIGMUND FREUD
La repressione e la libertà umana
La repressione, secondo Freud, è un processo attraverso il quale l'individuo reprime i propri desideri, pulsioni e pensieri inconsci che sono considerati inaccettabili o pericolosi dalla società o dalla coscienza personale. Questi contenuti repressi possono emergere in forme distorte o sintomatiche, come ad esempio nei sogni, nei lapsus freudiani o nei disturbi psicologici.
Freud, vede nei sogni la via per conoscere l’inconscio, ritenendo che questi fenomeni onirici siano l’appagamento di un desiderio. Nasce così una nuova scienza, la psicoanalisi, che ha il compito di ricostruire i sogni.
Nella Psicologia della vita quotidiana Freud esamina gli ATTI MANCATI, quegli atti che non portano al raggiungimento del risultato esplicitato come: lapsus, errori, dimenticanze. Applicando il concetto di “determinismo psichico”, tutto nella nostra mente avviene per una ragione. Così scopre l’ennesima manifestazione camuffata dell’inconscio, un compromesso tra l’intenzione cosciente e i pensieri incoscienti.
Per quanto riguardo i sintomi nevrotici Freud scopre che gli impulsi rimossi dei sintomi psiconevrotici sono sempre di natura sessuale
SIGMUND FREUD
La repressione e la libertà umana / 2
Il concetto di repressione è strettamente legato alla libertà umana, in quanto il suo funzionamento influisce direttamente sulle possibilità di espressione e realizzazione di sé. Quando le persone sono costrette a reprimere parti di sé stesse, la loro libertà individuale e la loro capacità di esprimersi autenticamente sono limitate.
I regimi totalitari tendono a imporre una forte repressione sulla libertà individuale, controllando e reprimendo pensieri, comportamenti e desideri considerati devianti o pericolosi per il potere.
Questi possono manipolare la psiche individuale e collettiva, imponendo una forma di repressione esterna che limita drasticamente la libertà di esprimersi e di agire autonomamente. In questo contesto, la repressione diventa uno strumento di controllo sociale e politico che priva gli individui della capacità di realizzare il proprio potenziale umano
JEAN-PAUL SARTRE
L'esistenzialismo e la libertà
Jean-Paul Sartre, uno dei principali esponenti dell'esistenzialismo,
insiste sull'importanza della libertà individuale. Nel suo saggio "L'Essere
e il Nulla", Sartre afferma che "l'uomo è condannato a essere libero",
sottolineando che non abbiamo una natura predeterminata ma
dobbiamo crearla noi stessi attraverso le nostre azioni e scelte. La libertà
è il fondamento dell'esistenza umana, e questa implica la
responsabilità di definire il nostro essere.
Per Sartre, questa libertà è assoluta e ineludibile. Ogni scelta che
facciamo contribuisce a definire chi siamo. Non ci sono scuse o
determinismi che possano sollevarci da questa responsabilità. Anche
non scegliere è, di per sé, una scelta. L'idea è che ogni individuo ha il
potere e il dovere di costruire la propria essenza attraverso le proprie
azioni e decisioni.
" La cosa essenziale nella vita è scegliere. Se ti tolgono la possibilità di farlo è come se ti togliessero la libertà."
- JEAN-PAUL SARTRE
JEAN-PAUL SARTRE
L'esistenzialismo e la libertà / 2
Il totalitarismo impone una realtà monolitica, predefinita, in cui l'individuo
non ha alcun potere di autodeterminazione. In un regime totalitario, le
persone sono costrette a conformarsi a una verità unica e indiscutibile,
perdendo così la possibilità di essere autentiche. Questa imposizione
nega la pluralità delle esperienze umane e soffoca la creatività e
l'autodeterminazione, rendendo la libertà esistenziale un'illusione.
JEAN-PAUL SARTRE
L'angoscia e la responsabilità
Per Sartre, l'angoscia è una condizione intrinseca della libertà umana.
Essere liberi significa dover fare scelte senza poter fare affidamento su
valori assoluti o norme predefinite, portando a un senso di vertigine e
responsabilità. Questa consapevolezza della propria libertà e delle
conseguenze delle proprie azioni genera angoscia, un sentimento che
Sartre vede come un segno della nostra condizione umana autentica
L'angoscia deriva dal fatto che, essendo radicalmente liberi, siamo
sempre di fronte alla possibilità di fallire e alla necessità di assumere la
piena responsabilità delle nostre azioni.
Il totalitarismo cerca di eliminare questa angoscia, non attraverso la
liberazione, ma attraverso la costrizione. Fornendo risposte
preconfezionate e ruoli prestabiliti, il regime totalitario priva le persone
della possibilità di scegliere autonomamente. In questo modo, riduce
l'angoscia al prezzo della libertà e della
responsabilità. Gli individui vengono così trasformati in ingranaggi di una
macchina sociale, perdendo la dignità di essere autori della propria
vita.
JEAN-PAUL SARTRE
La ribellione e l'autenticità
Sartre vede la ribellione come un atto fondamentale per affermare la
propria libertà e autenticità. Nei suoi scritti, sottolinea che gli individui
devono ribellarsi contro le strutture oppressive per recuperare la loro
autenticità. La ribellione è vista non solo come una reazione contro
l'oppressione, ma come un'espressione della volontà di vivere in modo
autentico e libero.
L'atto di ribellarsi è, per Sartre, un'espressione di libertà e un rifiuto della
passività
Attraverso la ribellione, gli individui affermano la loro volontà di
vivere secondo i propri valori e principi, piuttosto che accettare
passivamente le imposizioni esterne. Questo atto di resistenza è un
modo per riaffermare la propria identità e dignità umana. La ribellione è
quindi un momento di autenticità, in cui l'individuo si riconosce e si
afferma come essere libero
JEAN-PAUL SARTRE
La ribellione e l'autenticità / 2
Il totalitarismo, con il suo controllo pervasivo e la sua repressione del
dissenso, è antitetico a questa visione
Esso cerca di eliminare ogni
forma di ribellione perché ogni atto di resistenza rappresenta una
minaccia all'ordine imposto. Tuttavia, per Sartre, la ribellione è
essenziale per riscoprire la propria umanità. Attraverso la ribellione, gli
individui affermano la loro libertà di fronte alla tirannia, dimostrando che
non possono essere ridotti a semplici ingranaggi di una macchina
totalitaria.
"Il fascismo non è definito dal numero delle sue vittime, ma dal modo con cui le uccide."
- JEAN-PAUL SARTRE
totalitarismi e filosofi
Immanuel Kant
G.W.F. Hegel
Karl Popper
Thomas S. Kuhn
Kant avrebbe potuto osservare con preoccupazione i regimi totalitari del XX secolo, come il nazismo e lo stalinismo, che incarnano la negazione della sua etica. Il trattamento degli individui come mezzi per gli scopi dello stato avrebbe rappresentato per lui l'antitesi della morale e della dignità umana. La sua idea di "Pace Perpetua" si contrapponeva alla logica bellica e imperialistica di tali regimi, proponendo invece un ordine mondiale basato su repubbliche costituzionali e diritti umani universali.
Hegel potrebbe essere interpretato come un precursore dell'idea di uno stato forte, ma la sua visione dello "Stato Etico" è spesso fraintesa. Egli non avrebbe approvato gli stati totalitari del XX secolo, che hanno distorto la sua filosofia per giustificare il controllo assoluto. Invece, Hegel sosteneva un equilibrio tra libertà individuale e ordine collettivo, un principio che i regimi totalitari hanno chiaramente violato.
Popper ha vissuto durante l'ascesa e la caduta di molti regimi totalitari e ha espresso la sua critica in "La società aperta e i suoi nemici". La sua difesa della società aperta è un rifiuto diretto delle dittature che hanno segnato il XX secolo, sottolineando l'importanza della democrazia liberale e del dibattito critico per prevenire la stagnazione e il dogmatismo.
Sebbene Kuhn non si occupasse direttamente di politica, il suo concetto di paradigma può essere applicato metaforicamente ai regimi totalitari. Come i paradigmi scientifici resistono al cambiamento, così i regimi totalitari resistono alle riforme. Le "rivoluzioni intellettuali" di cui parla Kuhn possono essere paragonate alle rivoluzioni politiche che rovesciano i regimi oppressivi.
Jean-Paul Sartre
Sigmund Freud
Karl Marx
Freud avrebbe potuto analizzare il totalitarismo come un fenomeno che sfrutta le paure e i desideri inconsci delle masse. La sua teoria della psicologia delle masse offre una spiegazione di come i regimi totalitari manipolino le emozioni per mantenere il controllo, un aspetto evidente nella propaganda e nella repressione dei regimi del XX secolo.
Sartre, che ha vissuto durante l'occupazione nazista della Francia, ha sperimentato direttamente la repressione totalitaria. La sua enfasi sull'autenticità e sulla libertà individuale è una risposta diretta all'oppressione che ha testimoniato. La sua filosofia esistenzialista è un invito alla ribellione contro qualsiasi forma di totalitarismo che neghi la libertà umana.
Marx non ha mai conosciuto il totalitarismo come lo abbiamo visto nel XX secolo, ma la sua critica al capitalismo e la sua visione di una società comunista sono state spesso invocate dai regimi totalitari. Tuttavia, questi regimi hanno tradito gli ideali marxisti di emancipazione della classe lavoratrice, trasformando lo stato in uno strumento di oppressione anziché di liberazione.
ringraziamenti
Grazie per l'attenzione !
Addakiri, Chen, Cipollone, Piccioli, Raggiunti, Savini, Serafini
GEORGE WILHELM FRIEDRICH HEGEL
Georg Wilhelm Friedrich Hegel (1770–1831) è stato un filosofo tedesco, considerato il rappresentante più significativo dell’idealismo tedesco. La sua riflessione filosofica, sistematica e onnicomprensiva, ha influenzato molta parte del pensiero successivo, dall’ontologia all’estetica alla teoria politica. La filosofia hegeliana è stata definita come idealismo assoluto. Hegel ha tratto ispirazione da autori come Eraclito, Platone, Aristotele, Spinoza, Proclo, Fichte e Schelling
lo stato e la dialettica storica
l'individuo e il suo ruolo storico
La realizzazione dell'idea assoluta
THOMAS SAMUEL KUHN
Thomas Samuel Kuhn (Cincinnati, 18 luglio 1922 – Cambridge, 17 giugno 1996) è stato un fisico, storico e filosofo statunitense. Epistemologo, scrisse diversi saggi di storia della scienza, sviluppando alcune fondamentali nozioni di filosofia della scienza. Le principali idee di Thomas Kuhn riguardano la struttura delle rivoluzioni scientifiche e il concetto di paradigma.
necessità di rivoluzione
il paradigma dominante
paradigmi e cambiamento
KARL MARX
Karl Marx (1818–1883) è stato un filosofo, economista, storico, sociologo, politologo, scienziato, scrittore, poeta, giornalista e politico tedesco. Nato a Treviri, Marx è noto per le sue teorie sulla lotta di classe, il materialismo storico e l’alienazione. Insieme a Friedrich Engels, scrisse il Manifesto del Partito Comunista nel 1848. La sua opera più famosa, Il Capitale, fu pubblicata postuma e influenzò profondamente il pensiero politico ed economico del XX secolo
il pretesto staliniano
lo stato e la classe lavoratrice
la critica al capitalismo
il pretesto staliniano
la via verso il comunismo
SIGMUND FREUD
Sigmund Freud, il celebre psicoanalista, ha lasciato un’impronta indelebile sulla comprensione della mente umana. La sua psicoanalisi scoprì che le nostre azioni e i nostri sogni non sono sempre governati dalla ragione. Dietro la cortina della coscienza, si nascondono pulsioni oscure, desideri inconfessabili e ricordi sepolti. Freud ci insegnò a scrutare queste profondità, a esplorare i meandri dell’anima.
DESIDERI INCONSCI E CONTROLLO
REPRESSIONE E LIBERTà UMANA
LA PSICOLOGIA DELLE MASSE
IMMANUEL KANT
Immanuel Kant (1724–1804) è stato un filosofo tedesco, considerato una delle figure più importanti dell’intera storia della filosofia. Fu il più significativo esponente dell’Illuminismo tedesco e anticipatore degli elementi basilari della filosofia idealistica e di gran parte di quella successiva. Kant concepì la propria filosofia come una rivoluzione filosofica, volta a superare il dogmatismo metafisico e ad assumere i caratteri di una ricerca critica sulle condizioni del conoscere.
categoricità dell'imperativo morale
la critica hegeliana
la morale kantiana
JEAN-PAUL SARTRE
Jean-Paul Sartre (1905–1980) è stato un filosofo, scrittore, drammaturgo e critico letterario francese. È considerato uno dei più importanti rappresentanti dell’esistenzialismo. La sua visione esistenzialista si manifesta come un umanesimo ateo, in cui ogni individuo è radicalmente libero e responsabile delle proprie scelte. Tuttavia, Sartre adotta anche una prospettiva soggettivista e relativista.
ribellione e autenticità
angoscia e responsabilità
esistenzialismo e libertà
IL TOTALITARISMO
Il totalitarismo è un sistema politico autoritario in cui tutti i poteri sono concentrati in un partito unico, nel suo capo o in un ristretto gruppo dirigente. Questo sistema tende a dominare l’intera società attraverso il controllo centralizzato dell’economia, della politica e della cultura, oltre alla repressione poliziesca
esempi di totalitarismo
caratteristiche
KARL POPPER
Karl Popper (1902–1994), filosofo austriaco naturalizzato britannico, ha lasciato un’impronta significativa sulla filosofia della scienza e sulla difesa della democrazia. Le sue idee sono ancora rilevanti oggi.
Popper ha introdotto il concetto di falsificabilità come criterio per la validità delle teorie scientifiche. Era un sostenitore della democrazia e della società aperta. Ha criticato lo storicismo e il determinismo, sostenendo l’importanza di una società basata sulla critica razionale e sul pluralismo.
metodo riformista e rivoluzionario
critica ai nemici della s.a.
la società aperta
TOTALITARISMO E MANIPOLAZIONE DELLE COSCIENZE - Philosophy Mind Map
Serena Serafini
Created on May 15, 2024
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Transcript
TOTALITARISMO E MANIPOLAZIONE DELLE COSCIENZE
IMMANUEL KANT
JEAN-PAUL SARTRE
"Il diritto non deve mai adeguarsi alla politica, ma è la politica che in ogni tempo deve adeguarsi al diritto."
"Il mondo è iniquità: se l’accetti sei complice, se lo cambi sei carnefice"
GEORGE WILHELM FRIEDRICH HEGEL
SIGMUND FREUD
"La maggior parte delle persone non vuole veramente la libertà, perché la libertà comporta responsabilità, e molte persone hanno paura della responsabilità."
"Ciò che l’esperienza e la storia insegnano è questo: che uomini e governi non hanno mai imparato nulla dalla storia, né mai agito in base a principi da essa edotti."
KARL MARX
KARL POPPER
"Quanto più la classe dominante è capace di assorbire gli elementi migliori della classe oppressa, tanto più solido e pericoloso è il suo dominio."
“Per i propri ideali uno dovrebbe sacrificare solo sé stesso, ma mai gli altri.”
THOMAS SAMUEL KUHN
“Gli scienziati non mirano neanche, di norma, ad inventare nuove teorie, e anzi spesso si mostrano intolleranti verso quelle inventate da altri.”
caratteristiche di un regime totalitario
Un regime totalitario è un sistema di governo che si caratterizza per il controllo esteso e pervasivo dello Stato sulla società.
esempi di totalitarismo
Gli esempi storici di regimi totalitari includono:
Nazionalsocialismo in Germania (Nazismo): Durante il periodo tra le due guerre mondiali, il regime nazista guidato da Adolf Hitler ha instaurato un sistema totalitario basato sull’ideologia razzista e sulla supremazia della “razza ariana”. Stalinismo in Unione Sovietica: Il regime sovietico guidato da Josef Stalin è stato caratterizzato da una forte repressione politica, l’uso massiccio della polizia segreta (NKVD) e la collettivizzazione forzata dell’agricoltura. Milioni di persone sono state perseguitate, imprigionate o uccise durante il suo governo. Fascismo in Italia: Il regime fascista guidato da Benito Mussolini ha stabilito un sistema totalitario in Italia. Ha enfatizzato il nazionalismo, la militarizzazione della società e il culto della personalità del Duce. Franchismo in Spagna: Dopo la guerra civile spagnola, il generale Francisco Franco ha instaurato un regime totalitario che è durato fino alla sua morte nel 1975. Il franchismo si basava su un forte controllo statale, la repressione politica e la censura.
IMMANUEL KANT
La morale kantiana
Perchè si collega ai totalitarismi ?
Kant enfatizza la sacralità della ragione umana e la dignità intrinseca di ogni individuo. La sua etica, basata sull’imperativo categorico, richiede che le persone siano trattate come fini in sé stessi, mai come mezzi per raggiungere altri scopi. Questo principio si oppone a qualsiasi forma di totalitarismo, che tratta gli individui come strumenti per gli obiettivi dello stato.
Sfera della volontà soggettiva che si manifesta nell’azione • Riguarda proponimento e intenzione • Si propone di raggiungere il bene universale Procedendo da un essere pensante, il proponimento diventa intenzione, quando l’intenzione diventa universale, si arriva al fine assoluto, cioè al bene in sé per sé (in questa fase il bene è ancora un’idea astratta). Per capire a fondo la moralità kantiana occorre fare una distinzione preliminare tra: • Essere (descrittivo) = tutto ciò che è effettivamente, le condizioni naturali e gli stati di cose osservabili • Dover essere (prescrittivo) = ciò che dovrebbe essere, ovvero i principi e le norme morali che indicano alle persone come dovrebbero agire. Nella moralità kantiana troviamo una netta separazione tra la soggettività che deve realizzare il bene e il bene da realizzare (dover essere).
Cos'è la morale kantiana?
IMMANUEL KANT
La critica hegeliana
• Secondo Hegel, all’interno della morale kantiana c’è una pericolosa lotta/contraddizione tra essere e dover essere, visto dal filosofo come un pericoloso dualismo tra ragione e natura • Hegel definisce la morale di Kant come troppo “perfetta”, cioè troppo formale e astratta, perché prescrive la forma d’azione e non il suo contenuto (manca di contenuti concreti) • Rischia di essere immorale perché la “coscienza buona” può dissolversi in “cattiva coscienza”
IMMANUEL KANT
Categoricità dell'imperativo morale
Per Kant, la morale “è un fatto della ragione”, cioè deriva direttamente dalla ragione, è incondizionata e coincide con la volontà. Kant distingue i principi pratici, ossia le regole che disciplinano la nostra volontà in:
• Massima: regola di azione soggettiva, cioè valida esclusivamente per l’individuo che la fa propria • Imperativo: prescrizione dal valore oggettivo: a) Ipotetico: prescrivono mezzi in vista di determinati fini e hanno la forma del “se…devi…” (non sono accettabili) b) Categorico: norme che non ci prescrivono cosa fare, ma come universalizzare una regola di azione.
1) Prima formulazione dell’imperativo categorico: “agisci come se ciò che stai facendo possa essere qualcosa che tu vuoi sia fatto a te” 2) Seconda formulazione dell’imperativo categorico: “agisci in moda da trattare l’umanità, sia nella tua persona sia in quella dell’altro, sempre anche come fine e mai semplicemente come mezzo”
GEORGE WILHELM FRIEDRICH HEGEL
Hegel e il totalitarismo
Hegel può essere ritenuto responsabile di aver fornito una base concettuale che caratterizza i regimi totalitari del XX secolo. I suoi concetti filosofici sono stati interpretati e utilizzati in modo tale da contribuire a giustificare e legittimare il totalitarismo. Il collegamento tra Hegel e il totalitarismo si trova, dunque, nella fruizione delle sue idee riguardo lo Stato, la storia, l'individuo e l’idealismo assoluto (riadattati per sostenere l'autorità assoluta e la soppressione delle libertà individuali).
GEORGE WILHELM FRIEDRICH HEGEL
Lo Stato e la dialettica storica
Hegel concepisce lo Stato come l'incarnazione dell'Idea Assoluta, dove la libertà concreta si realizza attraverso la dialettica storica. Questo processo dialettico è contraddistinto da una continua negazione e contraddizione, di cui è espressione la guerra fra gli stati. Perciò la storia è un processo razionale, dove lo Spirito si realizza progressivamente attraverso diverse forme di governo fino a raggiungere la piena libertà nello Stato moderno.
Parallelamente i regimi totalitari, come il nazismo, fascismo e il comunismo, hanno spesso giustificato le loro azioni con una visione teleologica della storia, affermando di essere il culmine di un processo storico inevitabile. In questo senso in un sistema totalitario, lo Stato è spesso visto come l'entità suprema che incarna il destino storico della nazione o della razza; in grado di realizzare il "fine della storia" hegeliano, dove tutte le contraddizioni vengono risolte in un'unità superiore.
"L'ingresso di Dio nel mondo è lo Stato.”
GEORGE WILHELM FRIEDRICH HEGEL
L'individuo e il suo ruolo storico
Secondo Hegel, nella storia agiscono gli Spiriti dei diversi popoli. I singoli individui sono chiamati ad agire per il mantenimento del sistema, senza trasformarlo, ma impegnandosi per farlo funzionare nel modo migliore.
Esistono anche dei momenti storici di transizione dove emergono i cosiddetti personaggi cosmico-storici, figure straordinarie (come Giulio Cesare o Napoleone Bonaparte) che hanno il compito di portare lo Spirito a una più alta espressione; essi però non sono consapevoli del loro ruolo e agiscono in base alle proprie ambizioni personali. È lo Spirito del mondo che opera attraverso di loro per realizzare la piena razionalità, secondo quella che Hegel definisce l'«astuzia della Ragione».
GEORGE WILHELM FRIEDRICH HEGEL
L'individuo e il suo ruolo storico /2
I regimi totalitari prendono questa idea all'estremo, subordinando completamente l'individuo allo Stato e negando qualsiasi forma di autonomia personale. Questo può essere visto come una distorsione della filosofia hegeliana, dove lo Stato totalitario e il suo leader politico diventa l'unica espressione della libertà
Inoltre, prendendo in considerazione uno dei punti della filosofa tedesca Hanna Arendt (1906-1975) nell’opera Le origini del totalitarismo (1951), possiamo individuare questo concetto come una delle caratteristiche che rendono il totalitarismo differente da una generica forma di autoritarismo. • “completa subordinazione del cittadino al regime, per formare un uomo nuovo, corrispondente all’ideologia del partito dominante”
"Il dominio totalitario, al pari della tirannide, racchiude in sé i germi della propria distruzione.”
- HANNA ARENDT
GEORGE WILHELM FRIEDRICH HEGEL
La realizzazione dell' Idea Assoluta
Per Hegel, lo Stato è la realizzazione dell'Idea Assoluta nella storia, il momento in cui la ragione si concretizza nel mondo. Nei regimi totalitari, l'idea hegeliana della realizzazione dell'Idea Assoluta può essere distorta per giustificare il controllo assoluto dello Stato sulla vita degli individui. I regimi totalitari si presentano come l'incarnazione di una verità storica assoluta, dove lo Stato è visto come l'ente supremo che realizza la libertà e la razionalità. Questo porta alla subordinazione totale dell'individuo allo Stato e alla soppressione delle libertà individuali, con la giustificazione che tali misure sono necessarie per il bene comune e la realizzazione di una visione storica teleologica
KARL POPPER
La società aperta
Popper, nella sua teoria della democrazia, fa una distinzione tra società aperta: fondata sulla salvaguardia delle libertà dei suoi membri mediante istituzioni democratiche auto correggibili e modificabili attraverso riforme, e società chiusa: organizzata secondo norme rigide di comportamento, i governanti non lasciano la possibilità agli individui di potersi esprimere, insabbiandoli in una serie di norme. Il totalitarismo alla base delle società chiuse ha come alleato ideologico lo storicismo. L’anti-totalitarismo di Popper causa la dottrina della democrazia, secondo Popper la democrazia è la possibilità da parte dei governati di controllare i governanti attraverso istituzioni senza l’uso della violenza.
KARL POPPER
Critica ai nemici della società aperta (ed Hegel)
Nel suo libro "La società aperta e i suoi nemici", Popper attacca filosofi come Platone, Hegel e Marx accusandoli di aver fornito le basi intellettuali per il totalitarismo.
Storicismo e determinismo
Utopia e totalitarismo
Critica alla psicoanalisi e al Marxismo
Popper ha definito sia la psicoanalisi freudiana che il marxismo come “teorie omniesplicative”. Questo significa che cercavano di spiegare tutto, ma mancavano di falsificabilità, rendendole non scientifiche. Popper ha sottolineato l’importanza della falsificabilità come criterio di validità scientifica.
KARL POPPER
Critica ai nemici della società aperta (ed Hegel) /2
Secondo Popper per impedire che i “governanti cattivi” facciano troppo danno dobbiamo organizzare le istituzioni in questo modo, come afferma nella “Società aperta e i suoi nemici”: 1. la democrazia non è solo il governo della maggioranza, ma i poteri dei governanti devono essere limitati altrimenti il governo è una tirannia; 2. bisogna distinguere tra due forme di governo: democrazia e tirannia; 3. la democrazia non può mettere in pericolo il suo carattere democratico; 4. è compito della democrazia proteggere le minoranze, ma la sua protezione non si deve estendere a chi viola la legge e chi incita il suo rovesciamento; 5. si deve tenere conto che i governanti potrebbero avere tendenze antidemocratiche; 6. se la democrazia è distrutta tutti i diritti sono distrutti; 7. le tendenze antidemocratiche possono provocare il crollo della democrazia. Per Popper è razionale che ci sia la tirannia perché non hanno sviluppato istituzioni democratiche forti (l’individuo non partecipa ai dibattiti).
KARL POPPER
Metodo riformista e rivoluzionario
La democrazia popperiana si accompagna ad una critica dell'atteggiamento rivoluzionario (che genera necessariamente violenza per purificare la società) e un'esaltazione del metodo riformista della tecnologia sociale "a spizzico" che procede per interventi limitati e graduali (evita di promettere paradisi, non pone fini assoluti, procede per via sperimentale correggibile e può mantenere la libertà). L'unico valore conservabile della politica popperiana è il metodo della libertà dei cittadini e della democrazia, analogo al metodo critico della scienza. Il riformismo quindi mira a raggiungere risultati accettabili con obiettivi limitati e controllabili.
THOMAS SAMUEL KUHN
Paradigmi scientifici e cambiamento
Lo storico e filosofo statunitense Thomas Samuel Kuhn è autore di parecchie opere tra cui "La struttura delle rivoluzioni scientifiche" (1962) in cui elabora una concezione epistemologica secondo la quale le nuove dottrine non sorgono da verificazioni o falsificazioni ma dalla sostituzione del modello vigente con uno nuovo. Nello specifico, lo sviluppo storico per Kuhn si alterna tra periodi di scienza normale ed episodi di rotture rivoluzionarie.
Il periodo di scienza normale è caratterizzato dal prevalere di paradigmi, complessi organizzati di teorie, modelli di ricerca e pratiche sperimentali ai quali una particolare comunità scientifica ha fatto affidamento. Il quadro di riferimento della scienza normale non è determinato esclusivamente da presupposti scientifici, ma da un complesso di elementi culturali che condizionano le stesse assunzioni metodologiche, determinando l'ascesa di un particolare paradigma.
Successivamente la scienza normale entra in crisi per un sommarsi di anomalie, eventi nuovi e insospettabili che non riescono ad essere ingabbiati nel pradigma vigente e, di conseguenza, le crepe all'interno del vecchio sistema aumentano portando ad una rottura rivoluzionaria.
THOMAS SAMUEL KUHN
Totalitarismo come paradigma dominante
In una società totalitaria, il regime impone un paradigma ideologico che soffoca il dissenso e impedisce il cambiamento. Questo è analogo alla resistenza al cambiamento nei paradigmi scientifici, che può ostacolare la scoperta e l'innovazione.
Nel contesto del totalitarismo, la “scienza normale” potrebbe rappresentare il periodo in cui le istituzioni e i cittadini si conformano alle regole e alle ideologie del regime totalitario.Invece la rottura rivoluzionaria potrebbe corrispondere a eventi come rivolte, colpi di stato o cambiamenti di regime. Durante queste fasi, le vecchie strutture di potere vengono abbattute e nuove ideologie emergono.
Crollo del fascismo e liberazione italiana (successivamente nuovo paradigma : governo di coalizione antifascista)
Resistenza italiana e partigiani come "rottura rivoluzionaria"
Facismo in Italia come "scienza normale"
THOMAS SAMUEL KUHN
La necessità di rivoluzioni intellettuali
Proprio come le rivoluzioni scientifiche sono necessarie per il progresso della scienza, le rivoluzioni intellettuali sono essenziali per superare i regimi totalitari e promuovere la libertà di pensiero e i propri diritti inviolabili. Questi momenti di rottura rivoluzionaria ci ricordano che la mente umana è in grado di resistere e di proclamare la propria libertà anche nei momenti più bui e violenti della storia.
Karl marx
La critica al capitalismo
Karl Marx considerava il capitalismo come un sistema intrinsecamente oppressivo. La lotta di classe tra i proprietari dei mezzi di produzione (la borghesia) e i lavoratori (il proletariato) era vista come il motore del cambiamento storico. Marx prevedeva che questa lotta avrebbe portato a una rivoluzione proletaria, in cui i lavoratori avrebbero rovesciato la borghesia e instaurato una società senza classi: il comunismo.
Il totalitarismo rappresenta una degenerazione del comunismo immaginato da Marx. Invece di un sistema in cui il potere è equamente distribuito tra i lavoratori, il totalitarismo concentra il potere nelle mani di un'élite burocratica.Nei regimi totalitari, il controllo dello stato diventa assoluto e oppressivo, tradendo l'ideale marxista di una società libera e giusta.
kARL MARX
Lo Stato e la classe lavoratrice
Secondo Marx, lo stato nella fase di transizione dal capitalismo al comunismo dovrebbe rappresentare gli interessi della classe lavoratrice. Questo stato proletario, chiamato "dittatura del proletariato", avrebbe dovuto guidare la società verso l'abolizione delle classi sociali e, infine, dello stato stesso. Marx immaginava che, una volta raggiunto il comunismo, non ci sarebbe più stata alcuna necessità di un apparato statale coercitivo.
In pratica, nei regimi totalitari come quello di Stalin, lo stato divenne un mezzo di oppressione piuttosto che di liberazione. L'Unione Sovietica sotto Stalin si trasformò in uno stato totalitario, in cui una piccola élite deteneva tutto il potere. Lo stato sovietico utilizzava la repressione politica, il terrore e la propaganda per mantenere il controllo, contrariamente all'ideale marxista di uno stato che serve gli interessi dei lavoratori.
KARL MARX
La via verso il comunismo
Marx immaginava il comunismo come una società senza classi, in cui le risorse e i mezzi di produzione sarebbero stati condivisi equamente. In questa società, lo stato sarebbe stato abolito, poiché non ci sarebbero stati conflitti di classe da gestire. La transizione verso il comunismo avrebbe comportato la fine dello sfruttamento e della disuguaglianza.
Il totalitarismo, invece, perpetua il controllo assoluto dello stato e mantiene, o addirittura aggrava, le disuguaglianze. I regimi totalitari concentrano il potere e mantengono una stretta sorveglianza su tutti gli aspetti della vita dei cittadini. L'esperienza staliniana di "costruire il socialismo in un solo paese" portò a un controllo centralizzato e dittatoriale, che contraddiceva completamente la visione marxista di una società libera ed egualitaria.
KARL MARX
Il pretesto staliniano
Joseph Stalin giustificò le sue politiche repressive e il suo regime autoritario come necessari per costruire e difendere il socialismo. Usò il marxismo-leninismo come base ideologica per consolidare il suo potere. Stalin sosteneva che le misure drastiche, come la collettivizzazione forzata e le purghe politiche, erano necessarie per proteggere lo stato socialista dalle minacce interne ed esterne.
Questa interpretazione distorse le idee di Marx, trasformandole in un pretesto per creare uno stato totalitario. Invece di emancipare il proletariato, il regime stalinista imponeva un controllo totale e oppressivo sulla popolazione lavoratrice.
SIGMUND FREUD
La psicologia delle masse
Freud teorizzava che le persone, quando fanno parte di una massa, tendono a perdere in parte la propria individualità e ad essere influenzate in modo più diretto ed emotivo rispetto a quando agiscono da sole, perché la civiltà produce un super-io collettivo, fatto di obblighi e divieti, a cui noi tendiamo a conformarci per non essere esclusi.
Freud ha una visione antropologica pessimista secondo cui la sofferenza sia una componente strutturale della vita e che l’uomo sia una creatura istintivamente aggressiva. Di conseguenza, lo stato civile è necessario perché se non ci fosse l’uomo diventerebbe ancora di più un pericolo per il prossimo. Quindi Freud dovendo scegliere tra una società repressiva e una società senza regole (che si autoannullerebbe), sceglie uno stato che nei limiti riduce gli spazi di repressione e sofferenza.
Tutto ciò si colloca nell’ambito del ripensamento della sua teoria psicologica razionale facendo distinzione tra due pulsioni:
Inoltre, Freud parlava dell'importanza dell'identificazione all'interno delle masse, dove le persone possono proiettare i propri desideri, paure e insicurezze su un leader carismatico o su un'ideologia dominante. Nei regimi totalitari, questo può essere sfruttato per instillare un senso di unità e obbedienza assoluta, con conseguenze pericolose. La capacità di controllare e influenzare le masse diventa così uno strumento potente per i leader totalitari nel mantenere il loro potere e il controllo sulla società.
SIGMUND FREUD
Desideri inconsci e controllo
Freud sostiene che il totalitarismo si appropria dei desideri inconsci degli individui, utilizzando la paura e l'ansia per ottenere consenso e controllo. Questo approccio trasforma i cittadini in strumenti passivi del regime.
La teoria freudiana dei desideri inconsci può essere collegata al totalitarismo attraverso l'analisi dei meccanismi di controllo e manipolazione presenti nei regimi autoritari. Secondo Freud, gran parte del comportamento umano è determinato dall’ES, il “polo pulsionale della personalità” e inconscio della nostra psiche, è la parte oscura e inaccessibile della nostra personalità. L'ES, non conosce bene, male o moralità, ma segue unicamente il principio del piacere. Va oltre il principio di spazio-tempo di Kant e ignora le leggi della logica a partire dal principio di contraddizione.
I regimi totalitari possono plasmare e dirigere i desideri inconsci delle persone verso obiettivi collettivi predeterminati. La capacità di canalizzare, manipolare e reindirizzare questi desideri repressi consente ai leader autoritari di instaurare un senso di unità e obbedienza assoluta all'interno della società, ma anche paura e angoscia.
SIGMUND FREUD
La repressione e la libertà umana
La repressione, secondo Freud, è un processo attraverso il quale l'individuo reprime i propri desideri, pulsioni e pensieri inconsci che sono considerati inaccettabili o pericolosi dalla società o dalla coscienza personale. Questi contenuti repressi possono emergere in forme distorte o sintomatiche, come ad esempio nei sogni, nei lapsus freudiani o nei disturbi psicologici.
Freud, vede nei sogni la via per conoscere l’inconscio, ritenendo che questi fenomeni onirici siano l’appagamento di un desiderio. Nasce così una nuova scienza, la psicoanalisi, che ha il compito di ricostruire i sogni.
Nella Psicologia della vita quotidiana Freud esamina gli ATTI MANCATI, quegli atti che non portano al raggiungimento del risultato esplicitato come: lapsus, errori, dimenticanze. Applicando il concetto di “determinismo psichico”, tutto nella nostra mente avviene per una ragione. Così scopre l’ennesima manifestazione camuffata dell’inconscio, un compromesso tra l’intenzione cosciente e i pensieri incoscienti.
Per quanto riguardo i sintomi nevrotici Freud scopre che gli impulsi rimossi dei sintomi psiconevrotici sono sempre di natura sessuale
SIGMUND FREUD
La repressione e la libertà umana / 2
Il concetto di repressione è strettamente legato alla libertà umana, in quanto il suo funzionamento influisce direttamente sulle possibilità di espressione e realizzazione di sé. Quando le persone sono costrette a reprimere parti di sé stesse, la loro libertà individuale e la loro capacità di esprimersi autenticamente sono limitate.
I regimi totalitari tendono a imporre una forte repressione sulla libertà individuale, controllando e reprimendo pensieri, comportamenti e desideri considerati devianti o pericolosi per il potere.
Questi possono manipolare la psiche individuale e collettiva, imponendo una forma di repressione esterna che limita drasticamente la libertà di esprimersi e di agire autonomamente. In questo contesto, la repressione diventa uno strumento di controllo sociale e politico che priva gli individui della capacità di realizzare il proprio potenziale umano
JEAN-PAUL SARTRE
L'esistenzialismo e la libertà
Jean-Paul Sartre, uno dei principali esponenti dell'esistenzialismo, insiste sull'importanza della libertà individuale. Nel suo saggio "L'Essere e il Nulla", Sartre afferma che "l'uomo è condannato a essere libero", sottolineando che non abbiamo una natura predeterminata ma dobbiamo crearla noi stessi attraverso le nostre azioni e scelte. La libertà è il fondamento dell'esistenza umana, e questa implica la responsabilità di definire il nostro essere.
Per Sartre, questa libertà è assoluta e ineludibile. Ogni scelta che facciamo contribuisce a definire chi siamo. Non ci sono scuse o determinismi che possano sollevarci da questa responsabilità. Anche non scegliere è, di per sé, una scelta. L'idea è che ogni individuo ha il potere e il dovere di costruire la propria essenza attraverso le proprie azioni e decisioni.
" La cosa essenziale nella vita è scegliere. Se ti tolgono la possibilità di farlo è come se ti togliessero la libertà."
- JEAN-PAUL SARTRE
JEAN-PAUL SARTRE
L'esistenzialismo e la libertà / 2
Il totalitarismo impone una realtà monolitica, predefinita, in cui l'individuo non ha alcun potere di autodeterminazione. In un regime totalitario, le persone sono costrette a conformarsi a una verità unica e indiscutibile, perdendo così la possibilità di essere autentiche. Questa imposizione nega la pluralità delle esperienze umane e soffoca la creatività e l'autodeterminazione, rendendo la libertà esistenziale un'illusione.
JEAN-PAUL SARTRE
L'angoscia e la responsabilità
Per Sartre, l'angoscia è una condizione intrinseca della libertà umana. Essere liberi significa dover fare scelte senza poter fare affidamento su valori assoluti o norme predefinite, portando a un senso di vertigine e responsabilità. Questa consapevolezza della propria libertà e delle conseguenze delle proprie azioni genera angoscia, un sentimento che Sartre vede come un segno della nostra condizione umana autentica
L'angoscia deriva dal fatto che, essendo radicalmente liberi, siamo sempre di fronte alla possibilità di fallire e alla necessità di assumere la piena responsabilità delle nostre azioni.
Il totalitarismo cerca di eliminare questa angoscia, non attraverso la liberazione, ma attraverso la costrizione. Fornendo risposte preconfezionate e ruoli prestabiliti, il regime totalitario priva le persone della possibilità di scegliere autonomamente. In questo modo, riduce l'angoscia al prezzo della libertà e della responsabilità. Gli individui vengono così trasformati in ingranaggi di una macchina sociale, perdendo la dignità di essere autori della propria vita.
JEAN-PAUL SARTRE
La ribellione e l'autenticità
Sartre vede la ribellione come un atto fondamentale per affermare la propria libertà e autenticità. Nei suoi scritti, sottolinea che gli individui devono ribellarsi contro le strutture oppressive per recuperare la loro autenticità. La ribellione è vista non solo come una reazione contro l'oppressione, ma come un'espressione della volontà di vivere in modo autentico e libero. L'atto di ribellarsi è, per Sartre, un'espressione di libertà e un rifiuto della passività
Attraverso la ribellione, gli individui affermano la loro volontà di vivere secondo i propri valori e principi, piuttosto che accettare passivamente le imposizioni esterne. Questo atto di resistenza è un modo per riaffermare la propria identità e dignità umana. La ribellione è quindi un momento di autenticità, in cui l'individuo si riconosce e si afferma come essere libero
JEAN-PAUL SARTRE
La ribellione e l'autenticità / 2
Il totalitarismo, con il suo controllo pervasivo e la sua repressione del dissenso, è antitetico a questa visione
Esso cerca di eliminare ogni forma di ribellione perché ogni atto di resistenza rappresenta una minaccia all'ordine imposto. Tuttavia, per Sartre, la ribellione è essenziale per riscoprire la propria umanità. Attraverso la ribellione, gli individui affermano la loro libertà di fronte alla tirannia, dimostrando che non possono essere ridotti a semplici ingranaggi di una macchina totalitaria.
"Il fascismo non è definito dal numero delle sue vittime, ma dal modo con cui le uccide."
- JEAN-PAUL SARTRE
totalitarismi e filosofi
Immanuel Kant
G.W.F. Hegel
Karl Popper
Thomas S. Kuhn
Kant avrebbe potuto osservare con preoccupazione i regimi totalitari del XX secolo, come il nazismo e lo stalinismo, che incarnano la negazione della sua etica. Il trattamento degli individui come mezzi per gli scopi dello stato avrebbe rappresentato per lui l'antitesi della morale e della dignità umana. La sua idea di "Pace Perpetua" si contrapponeva alla logica bellica e imperialistica di tali regimi, proponendo invece un ordine mondiale basato su repubbliche costituzionali e diritti umani universali.
Hegel potrebbe essere interpretato come un precursore dell'idea di uno stato forte, ma la sua visione dello "Stato Etico" è spesso fraintesa. Egli non avrebbe approvato gli stati totalitari del XX secolo, che hanno distorto la sua filosofia per giustificare il controllo assoluto. Invece, Hegel sosteneva un equilibrio tra libertà individuale e ordine collettivo, un principio che i regimi totalitari hanno chiaramente violato.
Popper ha vissuto durante l'ascesa e la caduta di molti regimi totalitari e ha espresso la sua critica in "La società aperta e i suoi nemici". La sua difesa della società aperta è un rifiuto diretto delle dittature che hanno segnato il XX secolo, sottolineando l'importanza della democrazia liberale e del dibattito critico per prevenire la stagnazione e il dogmatismo.
Sebbene Kuhn non si occupasse direttamente di politica, il suo concetto di paradigma può essere applicato metaforicamente ai regimi totalitari. Come i paradigmi scientifici resistono al cambiamento, così i regimi totalitari resistono alle riforme. Le "rivoluzioni intellettuali" di cui parla Kuhn possono essere paragonate alle rivoluzioni politiche che rovesciano i regimi oppressivi.
Jean-Paul Sartre
Sigmund Freud
Karl Marx
Freud avrebbe potuto analizzare il totalitarismo come un fenomeno che sfrutta le paure e i desideri inconsci delle masse. La sua teoria della psicologia delle masse offre una spiegazione di come i regimi totalitari manipolino le emozioni per mantenere il controllo, un aspetto evidente nella propaganda e nella repressione dei regimi del XX secolo.
Sartre, che ha vissuto durante l'occupazione nazista della Francia, ha sperimentato direttamente la repressione totalitaria. La sua enfasi sull'autenticità e sulla libertà individuale è una risposta diretta all'oppressione che ha testimoniato. La sua filosofia esistenzialista è un invito alla ribellione contro qualsiasi forma di totalitarismo che neghi la libertà umana.
Marx non ha mai conosciuto il totalitarismo come lo abbiamo visto nel XX secolo, ma la sua critica al capitalismo e la sua visione di una società comunista sono state spesso invocate dai regimi totalitari. Tuttavia, questi regimi hanno tradito gli ideali marxisti di emancipazione della classe lavoratrice, trasformando lo stato in uno strumento di oppressione anziché di liberazione.
ringraziamenti
Grazie per l'attenzione !
Addakiri, Chen, Cipollone, Piccioli, Raggiunti, Savini, Serafini
GEORGE WILHELM FRIEDRICH HEGEL
Georg Wilhelm Friedrich Hegel (1770–1831) è stato un filosofo tedesco, considerato il rappresentante più significativo dell’idealismo tedesco. La sua riflessione filosofica, sistematica e onnicomprensiva, ha influenzato molta parte del pensiero successivo, dall’ontologia all’estetica alla teoria politica. La filosofia hegeliana è stata definita come idealismo assoluto. Hegel ha tratto ispirazione da autori come Eraclito, Platone, Aristotele, Spinoza, Proclo, Fichte e Schelling
lo stato e la dialettica storica
l'individuo e il suo ruolo storico
La realizzazione dell'idea assoluta
THOMAS SAMUEL KUHN
Thomas Samuel Kuhn (Cincinnati, 18 luglio 1922 – Cambridge, 17 giugno 1996) è stato un fisico, storico e filosofo statunitense. Epistemologo, scrisse diversi saggi di storia della scienza, sviluppando alcune fondamentali nozioni di filosofia della scienza. Le principali idee di Thomas Kuhn riguardano la struttura delle rivoluzioni scientifiche e il concetto di paradigma.
necessità di rivoluzione
il paradigma dominante
paradigmi e cambiamento
KARL MARX
Karl Marx (1818–1883) è stato un filosofo, economista, storico, sociologo, politologo, scienziato, scrittore, poeta, giornalista e politico tedesco. Nato a Treviri, Marx è noto per le sue teorie sulla lotta di classe, il materialismo storico e l’alienazione. Insieme a Friedrich Engels, scrisse il Manifesto del Partito Comunista nel 1848. La sua opera più famosa, Il Capitale, fu pubblicata postuma e influenzò profondamente il pensiero politico ed economico del XX secolo
il pretesto staliniano
lo stato e la classe lavoratrice
la critica al capitalismo
il pretesto staliniano
la via verso il comunismo
SIGMUND FREUD
Sigmund Freud, il celebre psicoanalista, ha lasciato un’impronta indelebile sulla comprensione della mente umana. La sua psicoanalisi scoprì che le nostre azioni e i nostri sogni non sono sempre governati dalla ragione. Dietro la cortina della coscienza, si nascondono pulsioni oscure, desideri inconfessabili e ricordi sepolti. Freud ci insegnò a scrutare queste profondità, a esplorare i meandri dell’anima.
DESIDERI INCONSCI E CONTROLLO
REPRESSIONE E LIBERTà UMANA
LA PSICOLOGIA DELLE MASSE
IMMANUEL KANT
Immanuel Kant (1724–1804) è stato un filosofo tedesco, considerato una delle figure più importanti dell’intera storia della filosofia. Fu il più significativo esponente dell’Illuminismo tedesco e anticipatore degli elementi basilari della filosofia idealistica e di gran parte di quella successiva. Kant concepì la propria filosofia come una rivoluzione filosofica, volta a superare il dogmatismo metafisico e ad assumere i caratteri di una ricerca critica sulle condizioni del conoscere.
categoricità dell'imperativo morale
la critica hegeliana
la morale kantiana
JEAN-PAUL SARTRE
Jean-Paul Sartre (1905–1980) è stato un filosofo, scrittore, drammaturgo e critico letterario francese. È considerato uno dei più importanti rappresentanti dell’esistenzialismo. La sua visione esistenzialista si manifesta come un umanesimo ateo, in cui ogni individuo è radicalmente libero e responsabile delle proprie scelte. Tuttavia, Sartre adotta anche una prospettiva soggettivista e relativista.
ribellione e autenticità
angoscia e responsabilità
esistenzialismo e libertà
IL TOTALITARISMO
Il totalitarismo è un sistema politico autoritario in cui tutti i poteri sono concentrati in un partito unico, nel suo capo o in un ristretto gruppo dirigente. Questo sistema tende a dominare l’intera società attraverso il controllo centralizzato dell’economia, della politica e della cultura, oltre alla repressione poliziesca
esempi di totalitarismo
caratteristiche
KARL POPPER
Karl Popper (1902–1994), filosofo austriaco naturalizzato britannico, ha lasciato un’impronta significativa sulla filosofia della scienza e sulla difesa della democrazia. Le sue idee sono ancora rilevanti oggi. Popper ha introdotto il concetto di falsificabilità come criterio per la validità delle teorie scientifiche. Era un sostenitore della democrazia e della società aperta. Ha criticato lo storicismo e il determinismo, sostenendo l’importanza di una società basata sulla critica razionale e sul pluralismo.
metodo riformista e rivoluzionario
critica ai nemici della s.a.
la società aperta