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OVIDIO

Sofia

Created on May 14, 2024

niobe

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Transcript

OvidioLe Metamorfosi: il mito di Niobe

Ovidio

Vita dell'autore

Ovidio nacque il 20 Marzo del 43 a.C a Sulmona da una famiglia benestante di rango equestre.

43 a.C

Si inserì nel circolo di Messalla Corvino e raggiunse subito la notorietà con le sue prime opere: Amores(20 a.C) e Ars amatoria(1 a.C-1 d.C).

Fu condannato da Augusto alla relegazione con l'accusa di aver ispirato con l'opera Ars amatoria le donne all'adulterio anche se l'autore attribuì tale punizione a un incidente in cui fu coinvolto che aveva turbato la casa imperiale .

8 d.C

Relegato a Tomi continuò a scrivere lamentando la sua condizione di uomo colto immerso nella popolazione dei Geti invece priva di una degna civiltà.

Morì senza mai tornare in patria, nonostante i suoi tentativi.

17 o 18 d.C

Le Metamorfosi

Le "Metamorfosi" è l'opera più ampia ovidiana , un poema a metà strada tra epica ed elegia scritto in esametri,che consiste in quindici libri che narrano una serie di storie mitologiche incentrate sul tema delle trasformazioni .

Le storie si incastrano l'una nell'altra tenute insieme dal gusto per il narrare, ma spesso i passaggi dall'una all'altra sono tenui o bruschi, e il lettore rischia di perdersi in un flusso continuo di racconti.

La trasformazione dalla condizione umana a quella animale o vegetale viene rappresentata in modo vivido, grazie all'abilità linguistica di Ovidio che fa uso della polisemia variando il significato o il valore sintattico di una stessa parola ripetuta più volte.

La narrazione, come anticipato dal proemio, parte dalle origini dell'universo con i primi libri, fino ad arrivare all'epoca contemporanea.

I personaggi

IL MITO DI NIOBE

Latona

Niobe

Leto o Latona è un personaggio della mitologia greca, figlia dei titani Febe e Ceo. Madre di Apollo e Artemide, avuti da Zeus e protettrice dei giovani. La sua iconografia la collega anche alla modestia e alle arti femminili. Nel mito delle Metamorfosi Niobe aveva osato ritenersi superiore a questa divinità per via dei suoi numerosi figli e per questo la dea la punì facendo uccidere tutti i suoi figli rappresentando con le sue parole riportate da Ovidio nel racconto la forza, la superiorità ma anche la vendetta degli dei che si contrappone alla miseria della donna tracotante.

Figlia di Tantalo e sorella di Pelope, punita dagli dei per la sua superbia. Il nome di sua madre è discusso dai mitografi; talvolta è ritenuta Eurianassa, figlia del dio fluviale Pattolo, oppure Euritemiste, figlia del fiume Xanto; ma sono conosciute ancora altre variazioni.Sposa Anfione dal quale ha sette robusti figli maschi e sette bellissime figlie femmine.Nel mito rappresenta il vizio della superbia derivante proprio dal vanto di una numerosa prole e la presunzione che la porta a sentirsi superiore agli dei.

La trama

IL MITO DI NIOBE

Uno dei miti più importanti dell'opera è quello che fa parte del libro VI e vede protagonista Niobe,personaggio della mitologia greca,figlia di Tantalo la quale aveva sposato Anfione, re di Tebe, e aveva dato alla luce sette robusti figli e sette bellissime figlie.Molto orgogliosa di loro, si vantava di essere più feconda di Leto, da cui erano nati Artemide e Apollo. Con quelle parole però irritò la dea che incaricò i suoi figli di punirla per la sua superbia.

Apollo col suo arco uccise i figli maschi di Niobe mentre erano a caccia. Nonostante ciò Niobe non smise di glorificare i suoi figli: venne così il turno di Artemide. La dea uccise le sette figlie femmine lasciando così sola Niobe. Questa riconoscendo ormai troppo tardi la propria giunse disperata alle pendici dell’Olimpo pregando gli dei di tramutarla in roccia, sperando così di non soffrire più. Il suo desiderio fu esaudito una volta raggiunta la Libia, ma nonostante il suo nuovo aspetto continuò comunque a soffrire e piangere. Dalla roccia cominciarono infatti a sgorgare incessantemente gocce d’acqua.

Le parole di Niobe

PASSO SIGNIFICATIVO DEL MITO

«Quis furor, auditos» inquit «preponere visis caelestes? Aut cur colitur Latona per aras, numen adhuc sine ture meum est?(...) Quaerite nunc, habeat quam nostra superbia causam, nescio quoque audete satam Titanida Coeo Latonam praeferre mihi, cui maxima quondam exiguam sedem pariturae terra negavit! (...)Illa duorum facta parens: uteri pars haec est septima nostri. Sum felix (quis enim neget hoc?) felixque manebo (hoc quoque quis dubitet?): tutam me copia fecit. Maior sum, quam cui possit Fortuna nocere, multaque ut eripiat, multo mihi plura relinquet».

«Quale pazzia è la vostra, quella di anteporre gli dèi di cui avete sentito parlare a quelli che vedete? O perché si venera Latona sugli altari e la mia divinità è ancora senza incenso? (...) Chiedetevi pure quale giustificazione abbia la mia superbia, osate pure preferire a me Latona, figlia di un Titano, nata da un non so quale Ceo, alla quale procinto di partorire una volta la terra vastissima negò una piccola dimora!(...)Quella diventa madre di due figli; questa è la settima parte della mia prole. Sono felice; chi infatti potrebbe negare ciò? E felice resterò; anche di ciò chi potrebbe dubitare? L'abbondanza di figli mi rese sicura. Sono troppo in alto perché la Fortuna mi possa nuocere; ammesso che mi porti via molto, molto di più me ne lascerà. »

Significato del mito

IL MITO DI NIOBE

«La figlia di Tantalo aggiunse offese all'empia azione ed osò posporre voi ai suoi figli e mi chiamò priva di figli ,il che ricada su lei stessa,e fece sfoggio, la scellerata, della stessa lingua del padre».

«diro convicia facto Tantalis adiecit vosque est postponere natis ausa suis et me, quod in ipsam reccidat, orbam dixit et exhibuit linguam scelerata paternam».

(Latona)

(Latona)

II racconto sembra asseverare che esista nei figli un'inclinazione a ripetere le colpe dei genitori. Niobe è figlia di Tantalo, un uomo un tempo amato dagli dèi, che lo ammettevano alla loro mensa, ma che egli offese , come narrato da Pindaro, rubando il cibo riservato agli immortali per farsi pari a loro: assumendo quindi un atteggiamento simile a quello della figlia.Colpisce inoltre nella vicenda di Niobe la spietatezza della vendetta divina infatti a fare le spese della tracotanza della madre sono dei fanciulli innocenti: ancora una volta il mito lascia intendere che i figli si macchiano dello stesso peccato dei genitori.

Morale

IL MITO DI NIOBE

«Pascere, crudelis, nostro, Latona, dolore, pascere» ait «satiaque meo tua pectora luctu corque ferum satia!» dixit; «per funera septem efferor. Exsulta victrixque inimica triumpha!cur autem victrix? Miserae mihi plura supersunt quam tibi felici: post tot quoque funera vinco».

Niobe travalica la natura umana, pretendendo che i tebani tributassero a lei il culto che fino a quel momento hanno tributato alla divina Latona, a cui si proclamava superiore. La sua sorte finale ha una valenza simbolica: la roccia in cui si trasforma è come un muro di confine che marca la frontiera invalicabile tra uomini e dèi. Ciò non significa che non ci sia stato un tempo in cui uomini e dei convivevano. Tantalo banchettava con le divinità dell’Olimpo e la stessa Niobe era stata compagna di Latona. Ma l’eccessiva vicinanza col divino è un male per gli uomini, perché fomenta in loro tentazioni pericolose:quello stato doveva cessare.Questa è la morale del mito, peccare di superbia conduce a gravi conseguenze soprattutto se si cerca di oltrepassare i limiti umani e sfociare nel divino.

«Pasciti, o crudele Latona, del mio dolore, pasciti — dice —e sazia il tuo cuore con il mio pianto; e sazia il cuore feroce - ripeté -, son portata alla tomba a causa di queste sette morti; esulta e trionfa, nemica vittoriosa!Perché poi vittoriosa? A me infelice ne restano più che a te felice; anche dopo tante morti sono superiore».

Letteratura

IL MITO DI NIOBE

<<O Nïobè, con che occhi dolenti vedea io te segnata in su la strada, tra sette e sette tuoi figliuoli spenti! >>

XII,Purgatorio 37,39

Niobe compare nella Divina Commedia di Dante Alighieri, nel XII canto del Purgatorio (versi 37,39) come esempio di superbia contro gli dei.Carducci, nella poesia Per la morte di Napoleone Eugenio nelle Odi barbare definisce corsa Niobe (cioè Niobe della Corsica) Maria Letizia Ramolino, madre di Napoleone, a causa delle morti dei suoi figli. Infine sappiamo che il mito era già noto a Omero che ne parla nell'Iliade XXIV, 599-620.

Arte

IL MITO DI NIOBE

Il mito di Niobe ispirò gli artisti greci dell'età classica, che raffigurarono la strage dei Niobidi nei vasi e in gruppi di sculture altamente drammatiche, di cui restano alcune copie romane come la Niobide degli Horti Sallustiani a conservata al Museo nazionale romano di palazzo Massimo di Roma.

Il mito di Niobe era noto agli etruschi, come dimostra la rappresentazione della strage dei suoi figli sul sarcofago di Velthur Vipinana, ritrovato nella Necropoli di Carcarello a Tuscania,ad oggi nel Museo Gregoriano etrusco.

Arte

IL MITO DI NIOBE

Nella Galleria degli uffizi di Firenze inoltre si trova la sala della Niobe, un prezioso esempio di architettura neoclassica voluto dal Granduca Pietro Leopoldo di Lorena per offrire una degna cornice al gruppo scultoreo rinvenuto a Roma nei primi mesi del 1583 nella vigna appartenuta a Gabriele e Tommaso Tommasini, posta a breve distanza da San Giovanni in Laterano e dedicata alla raffigurazione di Niobe e dei suoi figli.

Galleria degli Uffizi di Firenze

OVIDIO

Il mito di Niobe

LE METAMORFOSI

Sitografia: it.wikipedia.org, www.thelatinlibrary.com, www.treccani.it,https://www.uffizi.it/opere/sala-della-niobe,http://www.iconos.it/ Bibliografia: Mercurius letteratura e lingua latina:Volume 2 (a cura di Maurizio bettini), Metamorfosi di Ovidio.

SOFIA QUAGLIERI