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LA PLASTICA

Felicita Senatore

Created on May 10, 2024

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Transcript

Plastica: sfida o opportunità? Verso un Futuro Sostenibile

Pianeta Terra News

in evidenza

Le notizie principali

Plastica: dalla crisi ambientale a una nuova era geologica?

Seppur i resti radioattivi e i derivati di combustione fossile sembrino ora i prescelti, l'impatto della plastica sul pianeta rimane una questione urgente.

Verso l'antropocene

L'inquinamento da plastica domina le cronache, tanto da spingere il Gruppo di Lavoro sull'Antropocene a ipotizzare un nuovo marcatore per l'inizio di un'epoca geologica senza precedenti: l'Antropocene.

Microrganismi a serivizio dell'ambiente

Microplastiche

Dagli oceani all'uomo attraverso la catena alimentare. Rinvenute tracce di microplastiche nel sangue.

Scoperti batteri che mangiano la plastica"! In fututo potrebbero avere un ruolo importante nei processi di riciclo e dei materiali sintetici.

INDICE

04

LA STORIA DELLA PLASTICA

02

NOTIZIE IN EVIDENZA

03

INDICE

06

PLASTICA: UNA MINACCIA PER GLI OCEANI

05

PLASTICA: UNA NUOVA ERA GEOLOGICA

07

LE ALTERNATIVE ALLA PLASTICA

10

I MICRORGANISMI MANGIATORI DI PLASTICA

09

PLASTICA: UN PROBLEMA DA RISOLVERE

08

PLASTICA: GOALS AGENDA 2030

13

SCEGLI LA RISPOSTA CORRETTA

12

QUIZ A RISPOSTA MULTIPLA

11

LA PLASTICA DAI BOSCHI

14

GIOCO DI ABBINAMENTO

Le tappe principali dello sviluppo della plastica

La storia della plastica

PVC e cellophane

Nylon e Pet

Nitrato di cellulosa

1935 -1941

1907-1913

1861-1869

1950 -1954

1970 - giorni nostri

Bioplastiche

Polipropilene

Plastica: dalla crisi ambientale a una nuova era geologica?

Verso l'Antropocene: un'epoca segnata dalla plastica

Crisi ambientale: la plastica al centro del dibattito

Il Gruppo di Lavoro sull'Antropocene, incaricato di definire l'inizio e la fine dell'epoca geologica attuale, l'Olocene, ha inizialmente preso in considerazione la plastica come potenziale marcatore. L'impatto di questo materiale sul pianeta è talmente profondo da lasciare un'impronta indelebile sul sistema geologico. Tuttavia, recenti ricerche hanno individuato altri marcatori, come i resti radioattivi e i derivati di combustione di fonti fossili, che potrebbero meglio rappresentare l'inizio dell'Antropocene.

La plastica, materiale onnipresente nella nostra vita quotidiana, si sta trasformando in un'emergenza globale, con conseguenze potenzialmente irreversibili per l'ambiente e per la salute umana. L'inquinamento da plastica ha raggiunto livelli allarmanti, con detriti che si accumulano negli oceani, nei fiumi e perfino nei terreni, minacciando la fauna selvatica e contaminando la catena alimentare. La persistenza di questo materiale, che può richiedere centinaia di anni per degradarsi, ha spinto alcuni scienziati a ipotizzare che l'era della plastica possa segnare l'inizio di una nuova epoca geologica: l'Antropocene.

Lo smaltimento improprio della plastica e la persistenza nell'ambiente hanno portato a una situazione critica, con conseguenze gravi per gli ecosistemi e la salute umana.

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La plastica: tra rivoluzione industriale e minaccia per gli oceani

Come la plastica ha conquistato il mondo e ora mette a rischio i nostri mari

Le microplastiche possono arrivare sulle nostre tavole anche attraverso la carne.

Era una volta la bachelite. Un materiale rivoluzionario che ha dato il via a un'era di innovazione senza precedenti. Oggi, la plastica è ovunque: dai nostri smartphone alle auto, dagli imballaggi ai vestiti. Un materiale economico, versatile e resistente che ha trasformato la nostra vita uotidiana. Ma questa storia di successo nasconde un lato oscuro. La produzione e lo smaltimento incontrollati della plastica hanno creato una crisi ambientale di proporzioni epiche. L'80% dei rifiuti marini è costituito da plastica, e metà di essa proviene da oggetti monouso.

Ogni anno, milioni di tonnellate di plastica finiscono nei nostri oceani, frammentandosi in microplastiche che inghiottite dagli animali marini, entrano nella catena alimentare e, potenzialmente, anche nei nostri piatti.

Le microplastiche

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Plastica: sfide e soluzioni per un futuro sostenibile

Il dilemma del PLA: bioplastica o illusione verde?

L'impatto della plastica sull'ambiente è talmente profondo che alcuni scienziati ipotizzano che possa segnare l'inizio di una nuova era geologica: l'Antropocene. L'accumulo di rifiuti plastici nei sedimenti potrebbe infatti lasciare un'impronta indelebile sul pianeta, testimoniando l'influenza pervasiva dell'uomo sul sistema Terra.Di fronte a questa crisi, la ricerca si è concentrata sullo sviluppo di alternative sostenibili alla plastica tradizionale. Le cosiddette "bioplastiche", prodotte da fonti rinnovabili come vegetali o materiali organici, sembrano offrire una soluzione promettente. Tuttavia, la realtà è più complessa. Il PLA (acido polilattico), uno dei biopolimeri più utilizzati, ne è un esempio.

Pur derivando da risorse rinnovabili, la sua biodegradazione in condizioni marine può richiedere tempi molto lunghi, mettendo in dubbio l'effettiva sostenibilità di questo materiale. L'Agenzia Europea per l'Ambiente (AEA) e gli esperti invitano alla cautela nell'utilizzo delle bioplastiche. Se da un lato possono rappresentare un'alternativa valida in alcuni casi specifici, non sono una soluzione miracolosa e non ci esonerano dalla responsabilità di ridurre drasticamente il consumo di plastica in generale.

il PLA il materiale per la stampa 3D

Il PLA, anche noto come acido polilattico o polilattide, è ottenuto a partire da materiali grezzi rinnovabili e naturali come il mais.

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goals 3 -11-12-14-15 dell'agenda 2030

Le alternative alla plastica: una scelta sostenibile
Un materiale prezioso, un problema da risolvere

Tenendo conto della quantità di plastica non idonea ai processi di riciclo e quindi scartata, solo il 9% dei rifiuti di plastica viene effettivamente riciclato, mentre il 19% viene incenerito e circa 50% finisce in discariche controllate. Il restante 22%, invece, viene direttamente abbandonato in discariche a cielo aperto, bruciato o gettato nell’ambiente.

A livello globale la produzione annuale di plastica è raddoppiata, passando da 234 milioni di tonnellate nel 2000 alle 460 milioni di oggi. Lo stesso si vede con la produzione di rifiuti – più che raddoppiata – che ha raggiunto le 353 milioni di tonnellate.

109

290

370

milioni di tonnellate la plastica prodotta ogni anno

mila tonnellate di rifiuti di plastica esportati dall'Italia nel 2021

milioni di tonnellate la quantità di plastica nei fiumi e 30 nell’oceano

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Plastica autorigenerante

Nel 2016 è stato scoperto un batterio, l'Ideonella sakaiensis, in grado di "digerire" il PET grazie a un enzima speciale.

La modifica di un gene renderà il batterio 'Ideonella più efficiente

Sono noti batteri che degradano nylon, polietilene e persino il PVC. Un verme, la larva della Galleria mellonella è capace di smaltire il PET. Anche il regno dei funghi offre un contributo alla lotta contro la plastica. Alcune specie del genere Aspergillus, capaci di digerire il PVC, potrebbero essere impiegate per bonificare siti inquinati.

+ info

La plastica del futuro potrebbe nascere dai boschi?

la strada verso una plastica sostenibile è ancora lunga, ma i risultati di questo studio ci offrono una speranza concreta per un futuro più verde.

Un passo avanti ma non ancora una rivoluzione

La plastica è un materiale onnipresente nelle nostre vite, ma il suo impatto ambientale è ormai insostenibile. Ecco perché la ricerca di alternative ecocompatibili è sempre più urgente. Un gruppo di chimici britannici dell'Università di Bath potrebbe aver trovato la soluzione: la bioplastica ricavata dalla resina di conifere.

ricercatori si sono concentrati sui terpeni, composti abbondanti negli oli essenziali e nella resina di pini e abeti. In particolare, hanno estratto il beta-pinene dalla trementina, un sottoprodotto della lavorazione del legno, e lo hanno convertito in 4-isopropilcaprolattone, un composto chiave per la produzione di plastica biodegradabile.

L'utilizzo di materie prime rinnovabili come la resina di conifere per la produzione di plastica rappresenta un passo importante verso una chimica più sostenibile. Se la ricerca avrà successo, potremmo dire addio alla plastica derivata dai combustibili fossili e dare nuova vita a un sottoprodotto altrimenti destinato allo smaltimento.

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Esercizi interattivi

Buon divertimento!

Risultato incoraggiante, ma la produzione su larga scala è ancora lontana

Il risultato è incoraggiante, ma la produzione su larga scala è ancora lontana. I chimici sono riusciti a sintetizzare solo pochi microgrammi di bioplastica, una quantità troppo piccola per un'applicazione commerciale. Tuttavia, questo studio dimostra la fattibilità del processo e apre la strada a nuove ricerche per ottimizzare la produzione. L'utilizzo di materie prime rinnovabili come la resina di conifere per la produzione di plastica rappresenta un passo importante verso una chimica più sostenibile. Se la ricerca avrà successo, potremmo dire addio alla plastica derivata dai combustibili fossili e dare nuova vita a un sottoprodotto altrimenti destinato allo smaltimento.

Le plastiche "bio": una soluzione o un'illusione?

Le plastiche biodegradabili, biologiche e compostabili si propongono come una possibile soluzione. È importante, però, distinguere tra i diversi termini. Biodegradabile: indica un materiale che può essere scomposto da microrganismi in un determinato lasso di tempo. Compostabile: indica un materiale biodegradabile che si decompone completamente in composti organici in condizioni specifiche di temperatura, umidità e presenza di microrganismi. Biobased: indica un materiale prodotto da fonti biologiche rinnovabili, come mais o canna da zucchero. Non tutte le plastiche biobased sono biodegradabili o compostabili, e la loro biodegradabilità può variare notevolmente in base a fattori come il tipo di materiale, le condizioni ambientali e il tempo di esposizione. Il PLA (Polylactic Acid) è uno dei bioplastici più comuni, utilizzato per la produzione di oggetti compostabili. Tuttavia, studi recenti hanno sollevato dubbi sulla sua effettiva biodegradabilità in condizioni reali. Un'analisi condotta su frammenti di PLA immersi in acqua di mare per 428 giorni non ha mostrato alcun segno di decomposizione, evidenziando la necessità di una maggiore cautela nell'utilizzo di questo materiale.

La plastica agli inizi del novecento

Nel 1907 il chimico belga Leo Bekeland ottiene uno dei materiali plastici più diffusi e utilizzati: la bachelite. Nel 1912 è prodotto il PVC (che verrà poi usato in modo massiccio anni dopo), mentre nel 1913 viene inventato il cellophane.

Le bioplastiche e le plastiche biodegradabili.

Negli anni ’70 furono realizzate le prime bottiglie in PET, oggi diffusissime. Nel 2000, la produzione globale di plastica superava i 200 milioni di tonnellate annue: quasi 100 volte quella di cinquant’anni prima. L’innovazione più recente è lo sviluppo delle bioplastiche, che includono due grandi gruppi: le plastiche create a partire da elementi “naturali”, cioè di origine organica e le plastiche biodegradabili, cioè che possono essere “degradate” dall’azione di microorganismi.

Il polipropilene

Il contributo di un chimico italiano alla produzione delle materie plastiche

Negli anni ’50 si diffonde “Fòrmica”, usata per produrre laminati per l’arredamento e stampare piatti e posate economici. Nel 1954 l’ingegnere chimico italiano Giulio Natta scopre il polipropilene. Grazie a questa invenzione vince nel 1963 il Premio Nobel insieme al tedesco Karl Ziegler, che l’anno precedente aveva isolato il polietilene.

Il polipropilene diventerà uno dei simboli del “boom economico”, prodotto industrialmente dal 1957 con il marchio “Moplen”.

https://it.wikipedia.org/wiki/Giulio_Natta

RICICLARE NON BASTA!!!

Bottiglie, cannucce, sacchetti... la plastica invade mari e oceani, tartarughe soffocate da sacchetti, gabbiani con lo stomaco pieno di frammenti colorati: le immagini di animali vittime della plastica fanno il giro del mondo, scuotendo le coscienze.

Negli ultimi anni l'inquinamento da plastica è diventato una vera e propria emergenza globale. La plastica è presente ovunque: negli animali marini, dai pesci agli uccelli, e persino nel nostro corpo.

Solo il 9% della plastica prodotta annualmente viene riciclato, il restante disperso nell'ambiente o conferito in discarica.

L'alternativa? Un futuro compromesso da microplastiche, con conseguenze per l'ambiente e la salute ancora da definire. Un futuro che possiamo ancora scongiurare con scelte consapevoli e azioni concrete.

Ridurre la produzione, limitare l'usa e getta, progettare oggetti durevoli e riciclabili: sono i principi dell'economia circolare, un modello di sviluppo indispensabile per invertire la rotta.

Un futuro incerto: verso un mondo senza plastica?

L'Europa ha lanciato un primo segnale con il bando della plastica monouso, un passo necessario ma tardivo rispetto all'escalation produttiva degli ultimi decenni. La strada per un futuro libero dalla plastica è ancora lunga e richiede un impegno globale su più fronti: riciclo, riduzione, bioplastiche e consapevolezza

Microrganismi mangiaplastica

Sarà ricordato dai posteri come l'epoca geologica della plastica: 8,3 miliardi di tonnellate di plastica accatastate nell'arco degli ultimi 60 anni, e riciclate solo in minima parte. In Pakistan è stata rinvenuta in una discasica il fungo Aspergillus tubingensis.

In una serie di esperimenti pubblicati su Environmental Pollution, gli scienziati dell'Accademia delle Scienze cinese e dell'Università di Agricoltura dello Yunnan (Cina) hanno osservato che il micelio del fungo, aveva colonizzato un foglio di materiale plastico in poliuretano poliestere, causando la degradazione della sua superficie. Dopo due mesi in ambiente liquido, il fungo aveva mangiato la lastra a tal punto da ridurla in poltiglia.

Nylon e PET

Nel 1941 viene brevettato un altro materiale che troverà molta fortuna: il Polietilen-Tereftalato (PET).

Nel 1935 Wallace Carothers sintetizza il primo nylon (poliammide): dalle calze da donna ai paracaduti militari, inizia il successo delle “fibre sintetiche”.

La plastica nella seconda metà dell'ottocento

Nel 1861 l’inglese Alexander Parkes sviluppa gli studi sul nitrato di cellulosa e brevetta il primo materiale semi sintetico, a cui dà il nome di parkesine (poi conosciuto come xylonite). In questo periodo, un’azienda di New York, produttrice di biglie di avorio, materiale raro e costoso, è interessata alla produzione di un materiale più economico e sostenibile

Nel 1869 il tipografo John Hyatt, inventa la celluloide, il materiale è usato soprattutto dai dentisti per realizzare le impronte dentarie, ma risulta facilmente infiammabile e sarà sostituito dall’acetato di cellulosa, adatto per rinforzare e impermeabilizzare le ali e la fusoliera dei primi aeroplani e per produrre le pellicole cinematografiche.

Le prime materie plastiche

Il polipropilene

Il contributo di un chimico italiano alla produzione delle materie plastiche

Negli anni ’50 si diffonde la “Fòrmica”, usata per produrre laminati per l’arredamento e stampare piatti e posate economici. Nel 1954 l’ingegnere chimico italiano Giulio Natta scopre il polipropilene. Grazie a questa invenzione vince nel 1963 il Premio Nobel insieme al tedesco Karl Ziegler, che l’anno precedente aveva isolato il polietilene.

Il polipropilene diventerà uno dei simboli del “boom economico”, prodotto industrialmente dal 1957 con il marchio “Moplen”.

PVC e cellophane

Un anno dopo è la volta del Cellophane: flessibile, trasparente e impermeabile è il materiale ideale per l’imballaggio dei cibi!

Nel 1912 Fritz Klatte scopre il processo per la produzione del polivinilcloruro (PVC), che avrà grandissimi sviluppi industriali solo molti anni dopo, per esempio per la stampa dei dischi.

Due materie plastiche ancora molto utilizzate

Plastica: la sfida del riciclo

Primo: ridurre drasticamente l'utilizzo di plastica, scegliendo alternative quando possibile e vietando i prodotti monouso. Secondo: riutilizzare i prodotti plastici esistenti, allungandone il ciclo di vita. Terzo: riciclare ciò che non può essere ridotto o riutilizzato.

Leggere, economiche, versatili: le plastiche hanno rivoluzionato la nostra vita, ma il loro ciclo di vita, spesso troppo breve, le trasforma in un problema ambientale. Le Nazioni Unite sono chiare: la crisi da inquinamento da plastica si combatte su tre fronti.

Meno del 50% della plastica in Europa viene riciclata

Il riciclo chimico scomposta i polimeri in monomeri e oligomeri, riutilizzabili per creare nuove plastiche. Una tecnica promettente, ma ancora costosa e dal potenziale impatto ambientale incerto.

Un dato preoccupante, che evidenzia le difficoltà di questo processo. Il riciclo meccanico, il più diffuso, rimodella i rifiuti plastici in nuovi prodotti. Ma questo ciclo comporta un degrado dei polimeri, che perdono le loro proprietà originali.

Riciclo meccanico e chimico da soli non bastano. Serve un ripensamento profondo: dalle tecniche di produzione alle abitudini di consumo.

Le microplastiche

Il Mediterraneo un mare da salvare

Le microplastiche rappresentano una grave minaccia per la biodiversità marina. Possono bloccare i sistemi digestivi degli animali, causare soffocamento e rilasciare sostanze chimiche tossiche. Il Mar Mediterraneo, a causa dell'elevato impatto antropico, è uno dei mari più colpiti dall'inquinamento da plastica. La sua conformazione chiusa e la densità di popolazione costiera amplificano il problema. Affrontare la sfida dell'inquinamento da plastica richiede un impegno collettivo su più fronti:

  • Riciclo: incrementare la raccolta differenziata e ottimizzare i processi di riciclo
  • Bioplastiche: investire nello sviluppo di bioplastiche biodegradabili e compostabili.
  • Riduzione: diminuire l'uso di plastica monouso, attraverso il riutilizzo e l'adozione di alternative sostenibili.
  • Consapevolezza: promuovere comportamenti di consumo responsabili.
Plastica autorigenerante: un materiale sostenibile

Ricercatori dell'Università dell'Illinois hanno messo a punto una rivoluzionaria plastica auto-rigenerante. Il segreto è in un ingegnoso sistema di "capillari" microscopici che attraversano il materiale. Al loro interno scorrono due fluidi speciali: quando si verifica un danno, i fluidi entrano in contatto e si mescolano, dando vita a un gel che riempie la crepa. In pochi minuti il gel si indurisce e il gioco è fatto: la plastica è perfettamente riparata! L'ispirazione per questa tecnologia proviene direttamente dalla natura, in particolare dal sistema vascolare umano.

IL POLIVINILCLORURO

Nel 1907 il chimico belga Leo Bekeland ottiene uno dei materiali plastici più diffusi e utilizzati: la bachelite. Nel 1912 è sviluppato il PVC (che verrà poi usato in modo massiccio anni dopo). Nel 1913 viene inventato il cellophane.

https://www.plastmagazine.it/pvc-cloruro-di-polivinile-caratteristiche-applicazioni-mercato/

L'economia circolare: il vero antidoto

La vera chiave per affrontare la crisi della plastica risiede nell'adozione di un modello di economia circolare. Ridurre, riutilizzare e riciclare sono i principi cardine per una gestione sostenibile delle risorse. L'Unione Europea ha avviato un piano d'azione in tal senso, promuovendo la ricerca di soluzioni innovative e la sensibilizzazione dei consumatori. Il 2 marzo 2022, un passo fondamentale è stato compiuto con l'avvio dei negoziati per un trattato globale sulla plastica presso l'Assemblea delle Nazioni Unite per l'ambiente a Nairobi. Un accordo internazionale vincolante rappresenta la speranza di un futuro libero dalla plastica, dove la salute del pianeta e la nostra coesistono in armonia.

La plastica sui fondali marini

Sui fondali marini ci sono tra 3 e 11 milioni di tonnellate di plastica, una quantità fino a 100 volte superiore rispetto a quella dei rifiuti plastici galleggianti sulla superficie degli oceani. Il 46% della massa plastica si troverebbe al di sopra dei 200 metri di profondità.Sono sedimenti composti da microplastiche dovute alla frammentazione di una vasta gamma di oggetti di uso comune che si accumulano nella sabbia sottomarina spinta dalle correnti. Il restante 54% si trova invece a profondità maggiori ed è composto da oggetti di plastica di dimensioni più grandi. Le microplastiche arrivano nei mari e nei laghi attraverso vari meccanismi, tra cui scarichi di acque reflue non trattate, dispersione di oggetti di plastica, degradazione di rifiuti e deflusso delle acque piovane. Le microplastiche si accumulano e possono essere ingerite dagli organismi marini causando biomagnificazione (ossia l'accumulo di sostanze tossiche) con conseguenze devastanti per gli ecosistemi acquatici e la catena alimentare marina.