Istituto Farina Vicenza
Realismo mágico
Prof.ssa Cinzia Bonisolo Prof.ssa Federica Bordin
Gabriel García Marquez
Vita
Tra i più celebri scrittori in lingua spagnola, García Márquez è considerato uno degli esponenti più emblematici del cosiddetto realismo magico, la cui opera contribuí fortemente a rilanciare l'interesse per la letteratura latinoamericana.
E' stato uno scrittore, giornalista e saggista colombiano, insignito del Premio Nobel per la letteratura nel 1982.
CENT'ANNI DI SOLITUDINE
Narra le vicende di sette generazioni della famiglia Buendía, il cui capostipite, José Arcadio, fonda la città di Macondo. Attraverso un modello che unisce rigore formale e frasi sontuose, radici classiche e sperimentazione, il romanzo svelò il vitalismo di un universo di solitudini incrociate, dove si succedono i destini ineluttabili di una famiglia, los Buendía.
Realismo magico vuole far emergere tutti quegli aspetti della realtà apparentemente irrilevanti che tendono a rimanere in secondo piano per accedere a quella dimensione onirica solitamente sopita.
IL GHIACCIO
Volevano a tutti i costi che il padre li portasse a conoscere la portentosa novità dei savi di Menfi. Tanto insistettero, che José Arcadio Buendìa pagò i trenta reales e li condusse fino al centro della tenda, dove c'era un gigante col torace peloso e la testa rapata, con un anello di rame nel naso e una pesante catena di ferro alla caviglia, che custodiva un cofano da pirata. Quando il gigante lo scoperchiò, il cofano lasciò sfuggire un alito glaciale. Dentro c'era soltanto un enorme blocco trasparente, Sconcertato, José Arcadio Buendìa si azzardò a mormorare:
"È il diamante più grande del mondo."
"No," corresse lo zingaro. "È ghiaccio."
José Arcadio Buendìa, senza capire, allungò la mane verso il blocco, ma il gigante gliela scostò: "Altri cinque reales per toccarlo," disse. José Arcadio Buendìa li pagò, e allora mise la mano sul ghiaccio, e ve la tenne per diversi minuti, mentre il cuore gli si gonfiava di timore e di giubilo al contatto col mistero. Senza sapere cosa dire, pagò altri dieci reales perché i suoi figli vivessero la prodigiosa esperienza. Il piccolo José Arcadio si rifiutò di toccarlo. Invece, Aureliano fece un passo avanti, appoggiò la mano e la ritirò subito. "Sta bollendo," esclamò spaventato. Ma suo pa- dre non gli fece caso. Pagò altri cinque reales, e con la mano appoggiata al blocco di ghiaccio, come se stesse rendendo testimonianza sul testo sacro, esclamò:
"Questa è la grande invenzione del nostro tempo."
Iman
Tutti gli anni, verso il mese di marzo, una famiglia di zingari cenciosi piantava la tenda vicino al villaggio, e con grande frastuono di zufoli e tamburi faceva conoscere le nuove invenzioni. Prima portarono la calamita.
Uno zingaro corpulento, con barba arruffata e mani di passero, che si presentò col nome di Melquìades, diede una truculenta manifestazione pubblica di quella che egli stesso chiamava l'ottava meraviglia dei savi alchimisti della Macedonia. Andò di casa in casa trascinando due lingotti metallici, e tutti sbigottirono vedendo che i paioli, le padelle, le molle del focolare e i treppiedi cadevano dal loro posto, e i legni scricchiolavano per la disperazione dei chiodi e delle viti che cercavano di schiavarsi, e perfino gli oggetti perduti da molto tempo ricomparivano dove pur erano stati lungamente cercati, e si trascinavano in turbolenta sbrancata dietro ai ferri magici di Melquìades. "Le cose hanno vita propria," proclamava lo zingaro con aspro accento, "si tratta soltanto di risvegliargli l'anima."
Pensiero e cultura europea con il dominio del logos e della razionalità
Dicotomia
Pensiero e cultura latinoamericana con lo stereotipo della fantasia e della magia.
È questa, amici, la dimensione della nostra solitudine. E tuttavia, di fronte all’oppressione, al saccheggio e all’abbandono, la nostra risposta è la vita. Né i diluvi né le pestilenze, né le carestie né i cataclismi, e nemmeno le guerre eterne attraverso i secoli dei secoli sono riusciti a ridurre il tenace vantaggio della vita sulla morte. Noi inventori di racconti, che crediamo a tutto, ci sentiamo in diritto di credere che non sia troppo tardi per iniziare a creare l’utopia contraria. Una nuova e impetuosa utopia della vita, in cui nessuno possa decidere per gli altri perfino sul modo di morire, dove sia davvero reale l’amore e sia possibile la felicità, e dove le stirpi condannate a cent’anni di solitudine abbiano, finalmente e per sempre, una seconda opportunità sulla Terra.
Elogio alla follia
“Qualunque cosa si dica di me, ecco la prova che io (solo io!) sono in grado di rallegrare gli dèi e gli uomini.”
Para qué sirve la utopía?
Come raggiungiamo la saggezza?
“.... La saggezza è conoscenza razionale delle cose, ma nelle sue scelte ultime è intuizione e immaginazione. [...] Il dicibile e l’indicibile, il visibile e l’invisibile si intrecciano in vita, ed è importante non lasciarci imprigionare dalle sole conoscenze razionali, che non bastano a farci cogliere le immagini evanescenti e segrete che dall’interiorità rinascono senza fine, e che sono fonte ultima della saggezza.” E. Borgna
Das Unheimliche (Il Perturbante)
Un-heimliche (lontano dalla propria casa, patria, zona familiare), intendendo con questo il sentimento di estraneazione e spaesamento – che può sconfinare in dissociazione - che l’individuo prova di fronte all’ignoto, al non immediatamente riconducibile a categorie certe e conosciute.
Sigmund freud
“L’uomo civile ha barattato una parte della sua possibilità di felicità per un po’ di sicurezza” (Freud, 1929).
Presentazione Reaslismo mágico
Federica Bordin
Created on May 7, 2024
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Istituto Farina Vicenza
Realismo mágico
Prof.ssa Cinzia Bonisolo Prof.ssa Federica Bordin
Gabriel García Marquez
Vita
Tra i più celebri scrittori in lingua spagnola, García Márquez è considerato uno degli esponenti più emblematici del cosiddetto realismo magico, la cui opera contribuí fortemente a rilanciare l'interesse per la letteratura latinoamericana.
E' stato uno scrittore, giornalista e saggista colombiano, insignito del Premio Nobel per la letteratura nel 1982.
CENT'ANNI DI SOLITUDINE
Narra le vicende di sette generazioni della famiglia Buendía, il cui capostipite, José Arcadio, fonda la città di Macondo. Attraverso un modello che unisce rigore formale e frasi sontuose, radici classiche e sperimentazione, il romanzo svelò il vitalismo di un universo di solitudini incrociate, dove si succedono i destini ineluttabili di una famiglia, los Buendía.
Realismo magico vuole far emergere tutti quegli aspetti della realtà apparentemente irrilevanti che tendono a rimanere in secondo piano per accedere a quella dimensione onirica solitamente sopita.
IL GHIACCIO
Volevano a tutti i costi che il padre li portasse a conoscere la portentosa novità dei savi di Menfi. Tanto insistettero, che José Arcadio Buendìa pagò i trenta reales e li condusse fino al centro della tenda, dove c'era un gigante col torace peloso e la testa rapata, con un anello di rame nel naso e una pesante catena di ferro alla caviglia, che custodiva un cofano da pirata. Quando il gigante lo scoperchiò, il cofano lasciò sfuggire un alito glaciale. Dentro c'era soltanto un enorme blocco trasparente, Sconcertato, José Arcadio Buendìa si azzardò a mormorare: "È il diamante più grande del mondo." "No," corresse lo zingaro. "È ghiaccio." José Arcadio Buendìa, senza capire, allungò la mane verso il blocco, ma il gigante gliela scostò: "Altri cinque reales per toccarlo," disse. José Arcadio Buendìa li pagò, e allora mise la mano sul ghiaccio, e ve la tenne per diversi minuti, mentre il cuore gli si gonfiava di timore e di giubilo al contatto col mistero. Senza sapere cosa dire, pagò altri dieci reales perché i suoi figli vivessero la prodigiosa esperienza. Il piccolo José Arcadio si rifiutò di toccarlo. Invece, Aureliano fece un passo avanti, appoggiò la mano e la ritirò subito. "Sta bollendo," esclamò spaventato. Ma suo pa- dre non gli fece caso. Pagò altri cinque reales, e con la mano appoggiata al blocco di ghiaccio, come se stesse rendendo testimonianza sul testo sacro, esclamò: "Questa è la grande invenzione del nostro tempo."
Iman
Tutti gli anni, verso il mese di marzo, una famiglia di zingari cenciosi piantava la tenda vicino al villaggio, e con grande frastuono di zufoli e tamburi faceva conoscere le nuove invenzioni. Prima portarono la calamita. Uno zingaro corpulento, con barba arruffata e mani di passero, che si presentò col nome di Melquìades, diede una truculenta manifestazione pubblica di quella che egli stesso chiamava l'ottava meraviglia dei savi alchimisti della Macedonia. Andò di casa in casa trascinando due lingotti metallici, e tutti sbigottirono vedendo che i paioli, le padelle, le molle del focolare e i treppiedi cadevano dal loro posto, e i legni scricchiolavano per la disperazione dei chiodi e delle viti che cercavano di schiavarsi, e perfino gli oggetti perduti da molto tempo ricomparivano dove pur erano stati lungamente cercati, e si trascinavano in turbolenta sbrancata dietro ai ferri magici di Melquìades. "Le cose hanno vita propria," proclamava lo zingaro con aspro accento, "si tratta soltanto di risvegliargli l'anima."
Pensiero e cultura europea con il dominio del logos e della razionalità
Dicotomia
Pensiero e cultura latinoamericana con lo stereotipo della fantasia e della magia.
È questa, amici, la dimensione della nostra solitudine. E tuttavia, di fronte all’oppressione, al saccheggio e all’abbandono, la nostra risposta è la vita. Né i diluvi né le pestilenze, né le carestie né i cataclismi, e nemmeno le guerre eterne attraverso i secoli dei secoli sono riusciti a ridurre il tenace vantaggio della vita sulla morte. Noi inventori di racconti, che crediamo a tutto, ci sentiamo in diritto di credere che non sia troppo tardi per iniziare a creare l’utopia contraria. Una nuova e impetuosa utopia della vita, in cui nessuno possa decidere per gli altri perfino sul modo di morire, dove sia davvero reale l’amore e sia possibile la felicità, e dove le stirpi condannate a cent’anni di solitudine abbiano, finalmente e per sempre, una seconda opportunità sulla Terra.
Elogio alla follia
“Qualunque cosa si dica di me, ecco la prova che io (solo io!) sono in grado di rallegrare gli dèi e gli uomini.”
Para qué sirve la utopía?
Come raggiungiamo la saggezza?
“.... La saggezza è conoscenza razionale delle cose, ma nelle sue scelte ultime è intuizione e immaginazione. [...] Il dicibile e l’indicibile, il visibile e l’invisibile si intrecciano in vita, ed è importante non lasciarci imprigionare dalle sole conoscenze razionali, che non bastano a farci cogliere le immagini evanescenti e segrete che dall’interiorità rinascono senza fine, e che sono fonte ultima della saggezza.” E. Borgna
Das Unheimliche (Il Perturbante)
Un-heimliche (lontano dalla propria casa, patria, zona familiare), intendendo con questo il sentimento di estraneazione e spaesamento – che può sconfinare in dissociazione - che l’individuo prova di fronte all’ignoto, al non immediatamente riconducibile a categorie certe e conosciute.
Sigmund freud
“L’uomo civile ha barattato una parte della sua possibilità di felicità per un po’ di sicurezza” (Freud, 1929).