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Medea

Luca Milani

Created on May 4, 2024

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Transcript

Medea

Presentazione del personaggio

Luca Milani

Approfondimento - mito di Medea

Autori che trattano Medea

Info

Euripide

Il personaggio di Medea ha sicuramente origini molto antiche, infatti inizialmente aveva subito la diffusione orale. Forse per primo Euripide ha scritto di lei, ed è stato poi seguito da molti altri. Qui i principali.

Medea

Info

Apollonio Rodio e Valerio Flacco

Le Argonautiche

Info

Ennio

Medea

Info

Ovidio

Metamorfosi, Heroides, Medea

Info

Seneca

Medea

Approfondimento - Heroides di Ovidio

Brano - Heroides

Eppure mi ricordo: io, regina di Colchide, tralasciai i miei impegni, quando chiedesti che la mia arte ti venisse in aiuto! Le sorelle che regolano i destini dei mortali, avrebbero dovuto svolgere allora fino in fondo il mio fuso; allora io, Medea, avrei potuto morire degnamente. Tutta la vita che ho trascinato da quel tempo, è stata dolore. Ahimè, perché mai, spinta da giovani braccia, la nave costruita col legno del Pelio venne a cercare l'ariete di Frisso? Perché mai noi Colchi vedemmo Argo, la nave di Magnesia, e voi, schiera di Greci, beveste l'acqua del Fasi? Perché mi piacquero più del dovuto i tuoi capelli biondi, la tua eleganza ed il garbo artificioso delle tue parole? Oh, se almeno, una volta giunta l'insolita nave alle nostre spiagge col suo carico di uomini avventurosi, l'ingrato figlio di Esone senza la protezione della mia magia fosse andato contro i fuochi che emanavano le teste fiammeggianti dei tori! E dopo aver gettato i semi, dai semi fossero sorti altrettanti nemici, così che il seminatore fosse abbattuto dal suo stesso seminato! Quanta perfidia sarebbe morta con te, sciagurato! Quante disgrazie sarebbero state allontanate dal mio capo! Fa un certo piacere rinfacciare i propri meriti ad un ingrato; ne godrò, questa sola gioia avrò da te.Con l'ordine di dirigere verso la Colchide la nave che non aveva ancora sperimentato il mare, facesti ingresso nel prospero regno della mia patria.

At tibi Colchorum, memini, regina vacavi, ars mea cum peteres ut tibi ferret opem. tunc quae dispensant mortalia fila sorores debuerant fusos evoluisse meos. tum potui Medea mori bene! quidquid ab illo produxi vitam tempore, poena fuit. Ei mihi! cur umquam iuvenalibus acta lacertis Phrixeam petiit Pelias arbor ovem? cur umquam Colchi Magnetida vidimus Argo, turbaque Phasiacam Graia bibistis aquam? cur mihi plus aequo flavi placuere capilli et decor et linguae gratia ficta tuae? aut, semel in nostras quoniam nova puppis harenas venerat audacis attuleratque viros, isset anhelatos non praemedicatus in ignes inmemor Aesonides oraque adusta boum; semina iecisset totidem quot semina et hostes, ut caderet cultu cultor ab ipse suo! quantum perfidiae tecum, scelerate, perisset, dempta forent capiti quam mala multa meo! Est aliqua ingrato meritum exprobrare voluptas. hac fruar; haec de te gaudia sola feram. iussus inexpertam Colchos advertere puppim intrasti patriae regna beata meae.