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Alfonso Gatto e Mario Carotenuto

Sara Perrone

Created on April 30, 2024

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Transcript

Alfonso Gatto

LA VITA E LE OPERE

Alfonso Gatto nasce a Salerno il 17 luglio del 1909, da genitori di origine calabrese. Qui frequenta il liceo classico, spinto da una passione per le Lettere che lo porta successivamente ad iscriversi all'Università di Napoli. Per ragioni economiche deve rinunciare però agli studi e inizia a viaggiare mantenendosi con lavori di ogni genere. Così nel 1934 approda a Milano. Qui inizia a frequentare assiduamente i circoli intellettuali della città, e nel 1936 viene arrestato con l'accusa di essere antifascista, che gli valse anche alcuni mesi di carcere. Due anni dopo, nel 1938, si trasferisce a Firenze: qui fonda con Pratolini la rivista "Campo di Marte". Dopo Firenze viene la volta di Roma, ultima residenza stabile di Gatto. Nella capitale egli lavora come redattore della rivista "L'approdo" e come curatore del palinsesto culturale della televisione nazionale, abbinando all'attività letteraria quella di pittore, riscuotendo anche con un certo successo con le sue opere.

La sua prima raccolta poetica, Isola, risale al 1932 e lo inserisce nella corrente ermetica, soprattutto per alcune costanti della sua scrittura poetica: la tendenza all'impressionismo, scelte sintattiche e lessicali oscure e difficili, la ricerca insistita dell'ellissi e del valore fonico della parola. La sua seconda raccolta di poesie, dal titolo Morto ai paesi, confermò tutto ciò. Tema prevalente è sempre quello amoroso, sviscerato e sviluppato in ogni suo aspetto intimo. Dopo il secondo conflitto mondiale e dopo gli eventi della Resistenza, Gatto abbandona la cosiddetta poetica dell'assenza e rinnova il proprio approccio poetico; con le Nuove poesie (1950) e Storia delle vittime (1966). Del 1969 sono le Rime di viaggio per la terra dipinta, e del 1973 le Poesie d'amore; Alfonso Gatto muore in seguito ad un incidente stradale ad Orbetello, nel 1976.

Molte di queste poesie sono state dipinte tra le vie di salerno:-Isola, Napoli 1932 -Morto ai paesi, Modena 1937 -Poesie, Milano 1939 -L'allodola, Milano 1943 -La spiaggia dei poveri, Amore della vita,La spiaggia dei poveri, Milano 1944 -Poesie per bambini, Milano 1945 -Il capo sulla neve, Milano 1947 -Nuove poesie 1941-49, Milano 1950 -La forza degli occhi, Milano 1954 -Poesie 1929-41, Milano 1961 -Osteria flegrea, Milano 1962 -Poesie, fiabe, rime, ballate per i bambini di ogni età, Milano 1963 -La storia delle vittime, Milano 1966, -Rime di viaggio per la terra dipinta, Milano 1969 -Poesie 1929-69, Milano 1972 -Desinenze, Milano 1977 e altre.

Tra queste, una delle più conosciute è "A mio padre":

A mio padre

La lirica “A mio padre” di Alfonso Gatto (1909-1976) fa parte della raccolta “Il capo sulla neve”. Si tratta di un libretto pubblicato nel 1947 per le Edizioni Milano Sera che raccoglie 20 poesie di argomento resistenziale composte a partire dal 1943.

Se mi tornassi questa sera accanto lungo la via dove scende l’ombra azzurra già che sembra primavera, per dirti quanto è buio il mondo e come ai nostri sogni in libertà s’accenda di speranze di poveri di cielo, io troverei un pianto da bambino e gli occhi aperti di sorriso, neri neri come le rondini del mare. Mi basterebbe che tu fossi vivo, un uomo vivo col tuo cuore è un sogno. Ora alla terra è un’ombra la memoria della tua voce che diceva ai figli: “Com’è bella la notte e com’è buona ad amarci così con l’aria in piena fin dentro al sonno”. Tu vedevi il mondo nel novilunio sporgere a quel cielo, gli uomini incamminati verso l’alba.

Nella prima strofa, composta da 9 endecasillabi sciolti, il poeta esprime il desiderio irrealizzabile di camminare accanto al padre in un paesaggio serale. In particolare al crepuscolo quando l’ombra, cominciando a tingersi di azzurro, diventa meno scura a segnalare che le giornate si stanno allungando in prossimità della primavera.Il buio del mondo allude alla tragedia della guerra, al trionfo del male, dell’odio, della violenza. Se il padre fosse con lui, l’autore riuscirebbe a piangere con gli occhi di chi non ha perso la speranza. Con una similitudine originale gli occhi sono neri come le rondini di mare. La seconda strofa, composta da 9 versi endecasillabi, è dedicata all’augurio, irrealizzabile di condividere nella casa momenti con il padre abituato a rivolgere ai familiari parole rasserenanti. In breve la rievocazione del padre scomparso nel 1936 assume la forma di un dialogo impossibile: il figlio vorrebbe metterlo al corrente della tragedia della guerra, nella quale non è possibile spegnere il sogno di libertà e il riscatto degli oppressi. Tanto che il componimento si apre col termine sera e si chiude con la parola alba. L’intero componimento presenta temi opposti come lo scontro tra bene e male, libertà e oppressione, pace e guerra.

Mario Carotenuto

LA VITA E LE OPERE

Nato a Tramonti, sulla Costiera Amalfitana, Mario Carotenuto studiò all’Accademia di Belle Arti di Napoli, con i maestri Vincenzo Ciardo ed Emilio Notte. Nella sua formazione culturale e artistica furono fondamentali i viaggi a Parigi, Madrid e Monaco, nonché le frequentazioni con intellettuali del calibro di Gatto, Alberti, Sanguineti, Venturoli, Morosini, Ricci, Pratolini. È del 1953 la sua prima mostra personale in via dei Mercanti a Salerno, città che accoglierà l’artista fino al suo ultimo giorno. La sua vita, infatti, si divise fra il suggestivo e tanto amato centro storico di Salerno e la città di Minori, altro luogo di ispirazione per le sue più belle tele dedicate al mare e alla bellezza mediterranea della Costiera.

L’artista realizzò diverse opere destinate a spazi pubblici, fra queste i pannelli decorativi per il Poliambulatorio comunale di Salerno (1967), per l’Ospedale Civile di Pagani (1967), l’affresco per la Sala delle Conferenze dell’Ordine dei Medici (1968), il grande pannello per la sede nazionale dei Monopoli di Stato a Roma.

Numerose sono le opere donate al Comune di Salerno in occasione del conferimento della Cittadinanza Onoraria al maestro Mario Carotenuto e della mostra tenuta nella Chiesa dell’Addolorata- Complesso di Santa Sofia dall’8 aprile al 10 maggio 2011. Nel 2012, data dell’effettiva acquisizione, il Comune le ha esposte in una mostra a lui dedicata nel salone del Gonfalone di Palazzo di Città. -Case a Tramonti, 1944 -Autoritratto giovanile con lume,1945 -Barche,1962 -Il campanile dell'Annunziata,1979 -Natura morta con farfalla,1983 -Natura morta,1986

Presepe di Mario Carotenuto

La sua “grande opera” è Presepe Dipinto, inaugurato nel 1982 e conservato nella sala S. Lazzaro del Duomo di Salerno, che rappresenta un patrimonio di grande valore artistico. L’idea nacque dal suo ex allievo Peppe Natella e fu subito un grande successo perché seppe raccontare la gente del quartiere che gravitava intorno al centro storico di Salerno. L’artista nei suoi oltre 100 pezzi, sagomati e dipinti a mano a grandezza naturale, raffigurò l’umile e il personaggio importante integrandoli nel suo presepe originale senza distinzioni, come in una comunità sana e solidale. L’opera è un punto di riferimento nel centro della città ed un appuntamento immancabile per i salernitani ed i tanti turisti che affollano le sale del Duomo nel periodo natalizio.

All’interno della trecentesca Sala San Lazzaro, col suo caratteristico filare di eleganti colonne di spoglio di epoca romana che sorreggono un suggestivo soffitto di volte a crociera, cui si accede da un varco posto sul fianco destro della scalinata settecentesca della Cattedrale di Salerno, è ospitato da tempo un presepe di particolare bellezza e unicità.

De chiara Martina, Pascale Anna, Perrone Sara